Come raggiungere Ayutthaya da Bangkok e cosa visitare in giornata

IL TIPICO TUK-TUK DI AYUTTHAYA

Apro gli occhi sul nostro secondo giorno in Thailandia, felice come una bambina la mattina di Natale, per il programma che ci attende! Un attimo…cosa ho appena detto: mattina?! Ma per quale cavolo di motivo, questa mattina è così buia? Oggi dobbiamo raggiungere Ayutthaya da Bangkok in treno, ci serve assolutamente la luce!

Ah, forse ho capito: il jet lag. Sono le 2e30, ma il mio fisico è sintonizzato sulle 7e30 italiane, ora in cui in genere suona la sveglia, anche se io sono attiva già da un pò. Giuro, questa è l’ultima volta che vado in giro a dire che il jet lag è una leggenda metropolitana. Dopo avermi punita ieri, quando ha ritardato di qualche ora la nostra visita alla Jim Thompons’s House, eccolo qui anche oggi, a tenermi sveglia come un grillo nel cuore della notte…

Mi desto tre ore dopo, al suono delle trombe dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse…ah no, è solo l’allarme del cellulare. Per un attimo non capisco dove sono poi, fortunatamente, metto a fuoco: Thailandia! Bangkok! Oh mamma, abbiamo in programma di raggiungere Ayutthaya da Bangkok in treno e, visto che sarà un’impresa epica, dobbiamo prepararci.

Doccia, abiti, lettura delle informazioni generali su Ayutthaya; mappa, bussola e astrolabio in mano, inizio a studiare velocemente il percorso per arrivare alla stazione dei treni Hua Lampong e all’antica capitale della Thailandia. Spero. Sarà davvero un’impresa alla Pechino Express!

∞♦∞

Come arrivare alla stazione Hua Lampong, per raggiungere Ayutthaya da Bangkok in treno.

Appena usciamo dall’hotel, mi rendo subito conto che si prospetta un torrido sabato. Ma nemmeno il clima ci fermerà. Dato che in Pechino Express non si scarta mai nessuna opzione, decidiamo di provare a prendere un taxi per Hua Lampong. Il tassista acconsente ad accendere il meter, per cui saliamo a bordo convinti che vedremo con largo anticipo la famosa “bandiera rossa”. Peccato che, una volta comodamente seduti, l’autista voglia contrattare la tariffa, rifiutandosi di usare il meter. Non esiste! Lo salutiamo cordialmente e seguiamo quello che è stato il nostro piano sin dal principio: usare i mezzi pubblici per raggiungere Hua Lampong.

Arriviamo alla stazione National Stadium dello Sky Train, dove acquistiamo in biglietteria i due ticket per la fermata Sala Daeng, mostrando direttamente la mappa al cassiere. Passiamo il biglietto ai tornelli e lo conserviamo, perché dovremo riutilizzarlo per uscire dall’ultima stazione. Facciamo controllare gli zaini dagli addetti alla sicurezza e, per essere certi di non sbagliare treno, chiediamo indicazioni ad una delle guardie.

IN THAILANDIA SI VIAGGIA CON QUALUNQUE MEZZO…

Lo Sky Train si attende in fila, ordinatamente uno dietro l’altro, lasciando il tempo alle persone di scendere. Inutile buttarsi a peso morto verso le porte appena si aprono, l’educazione non ha mai ucciso nessuno. O forse si? In effetti sta per uccidere noi, nel momento in cui veniamo spintonati da turisti di non so quale nazionalità, che sembrano inseguiti da una mandria di bufali.

Cambiamo treno a Siam, poi andiamo diretti fino a Sala Daeng dove, dopo una brevissima camminata, scendiamo alla stazione Si Lom della metropolitana. Qui facciamo il biglietto alle macchinette automatiche, che danno resto, selezionando il capolinea Hua Lampong. Una volta arrivati, con un comodo sottopassaggio, raggiungiamo la nostra prima meta: la stazione dei treni di Bangkok! Bingo!

Molto più semplice di quanto pensassimo, non abbiamo nemmeno sbagliato direzione, seppure siamo solo all’inizio dell’avventura con cui vogliamo raggiungere Ayutthaya da Bangkok. Ed ora ci sarà da divertirsi.

HUA LAMPONG

∞♦∞

Dove acquistare i biglietti del treno, per raggiungere Ayutthaya da Bangkok.

Hua Lampong è un colorato e confusionario crocevia di persone. In particolare oggi, che è un giorno di festa nazionale: il 12 Agosto, infatti, non solo è il Mother’s Day, ma anche il compleanno dell’amata regina. Non ci lasciamo convincere dai gentili signori che incontriamo lungo il percorso, a fare il biglietto del treno per Ayutthaya presso i banchetti turistici. Andiamo senza indugio direttamente in biglietteria dove, con l’assurda cifra di 40 bath (1€ circa), acquistiamo due ticket di terza classe per Ayutthaya. Io e Daniele ci guardiamo, ed iniziamo a ridere, increduli e ad un passo dal dichiarare amore eterno alla Thailandia!

Le addette all’accoglienza di Hua Lampong, vedendoci con i biglietti in mano, ci indicano da che parte andare per trovare il binario giusto. Controlliamo quale sia il punto da cui parte il treno per Ayutthaya e, dato che manca ancora diverso tempo, ne approfittiamo per fare colazione. In fondo, qui alla stazione dei treni Hua Lampong, non manca assolutamente nulla: negozi, mini market, chioschetti, gruppi di preghiera, treni di almeno mille anni! Quanto amo tutto ciò! Non riesco a smettere di ridere, davanti a questa cacofonia di gente e colori.

IN ATTESA DEL TRENO PER AYUTTHAYA

Poi, mentre stiamo per entrare al 7\11 ad acquistare dell’acqua, una musica si diffonde nell’aria. Mi giro e penso: “Flash mob?”. Ma poi capisco. Guardo Daniele e gli dico di fermarsi. Lui ride pensando che stia scherzando. Ma sono serissima. Anche emozionata. “Bloccati dove sei e guarda” gli dico “dopo ti spiego”. Quella che fino ad un minuto prima, è stata una caotica stazione dei treni, si è appena cristallizzata in un momento di rispetto e devozione, nei confronti dell’inno nazionale thailandese. Stupefacente e mai visto. Dopo un attimo, ogni attività riprende come se qualcuno avesse premuto il tasto “play” di un telecomando. E noi, per un istante, pensiamo di aver solo sognato, salvo poi scoppiare a ridere perché siamo qui da circa 24 ore, ma la Thailandia ha trovato già mille (e uno) modi di stupirci.

∞♦∞

Raggiungere Ayutthaya da Bangkok: la lunga strada verso l’antica capitale della Thailandia.

Il primo errore che facciamo, è quello di non dirigerci subito al binario da cui parte il treno per Ayutthaya. Quando arriviamo, infatti, i posti a sedere sono già tutti occupati. Ci guardiamo attorno ad occhi sgranati e, per l’ennesima volta da quando è iniziata questa seconda mattinata thailandese, iniziamo a ridere senza contegno. Non riusciamo a trattenerci perché, ve lo giuro, si prospetta una di quelle giornate epiche, che ricorderemo anche quando saremo rinchiusi in un ospizio!

La ricetta del nostro viaggio per raggiungere Ayutthaya da Bangkok, con un treno in terza classe, è questa:

  • panche risalenti alle Guerre Puniche (non scrivetemi per dire che le Guerre Puniche non sono state combattute in Thailandia, lo so. Ma l’epoca è quella);
  • aria condizionata…dai ventilatori e dai finestrini (in un paio d’occasioni, anche dalla porta dimenticata aperta);
  • un controllore incazzoso che grida a chiunque osi invadere il suo personalissimo spazio istituzionale, sputacchiando ad ogni fermata, ed intimandoci con un “oh-oh”, ad assieparci come sardine, per far salire un numero sempre maggiore di persone ed oggetti di vario tipo;
  • la più varia fauna locale ed internazionale che si possa immaginare;
  • una risarella compulsiva e continua che, se sfocia in malore, siamo nei guai, perché da questo treno ci potranno tirare giù solo fotocopiati a qualche altro essere umano.
ARIA CONDIZIONATA LOCAL…

La lunga strada verso Ayutthaya, nell’assurdità del caldo soffocante e dei corpi incastrati come pedine del Tetris, resterà uno dei ricordi più vividi ed incredibili di questo viaggio fai da te in Thailandia. Perché racconta in pieno, uno stile di vita vero, local, tipicamente thai.

Viaggiare attraverso la Thailandia su un treno in terza classe, è un dono che dovevo farmi. Per muovermi come la gente del posto, per incrociare sguardi e osservare volti. Perché non c’è nulla di più bello che scambiarsi sorrisi sinceri e risate di pancia, con persone che leggono nei tuoi occhi, tutto l’amore che provi per la loro terra.

Curiosiamo fuori dal finestrino, per imprimerci sulle retine il paesaggio composto da casupole in lamiera, villaggi che sembrano poter volare via col primo soffio di vento, eppure stanno lì, immobili, a raccontare gioie e dolori della quotidianità. Passiamo stazioncine, che a stento riusciamo a vedere, stretti tra corpi che cercano di stare in equilibrio. Ogni volta ci chiediamo se saremo costretti a scendere per spingere il treno, in modo da farlo ripartire senza sentirlo sbuffare con fatica!

PIEGATI DALLE RISATE? IN TERZA CLASSE SI PUO’!

∞♦∞

Raggiungere Ayutthaya da Bangkok: come visitare l’antica capitale della Thailandia.

Dopo non so quanto tempo, ormai in preda al terrore di svenire e non uscire più dal treno, arriviamo ad Ayutthaya. Ringraziamo il cielo per questa misericordia, prendendoci qualche attimo per bere e riposarci. Abbiamo apprezzato il folklore del viaggiare in terza classe su un treno thailandese, ma l’ultima mezz’ora è stata difficile.

Appena fuori dalla stazione, c’è già un grosso via vai di tuk-tuk, i cui piloti propongono tour della città. Decido di non iniziare subito a contrattare, ma di attraversare il fiume ed avvicinarmi ai siti, in modo da aver maggior margine per abbassare il prezzo. Raggiungere la chiatta che collega le due rive del canale, è veramente semplice, ci limitiamo a proseguire sempre dritto, subito dopo essere usciti dalla stazione.

Passiamo in mezzo ad un colorato groviglio di bancarelle di street food e negozietti, che si alternano a ristorantini, noleggi di scooter e bici. Questi due mezzi, infatti, sono quelli maggiormente quotati, per visitare il Parco Storico di Ayutthaya. A piedi sarebbe impossibile data la sua grandezza.

Paghiamo il passaggio sulla chiatta, ad un banchetto a ridosso del molo: con soli 5 bath a testa, ci assicuriamo il quarto mezzo di trasporto di giornata! La traversata è brevissima e, dopo pochi passi, possiamo iniziare a contrattare con i driver, nel tentativo di aggiudicarci tre ore di visita, per una cifra che si aggira sui 450 bath. Ci uniamo ad una coppia di ragazzi romani, che stanno come noi cercando il modo più semplice per muoversi nel Parco Storico di Ayutthaya. Non so perché, ma alla fine ci facciamo scucire 500 bath a coppia…però le tre ore in tuk-tuk, sono uno spasso!

∞♦∞

Cosa visitare nel Parco Storico di Ayutthaya, in una giornata.

Se raggiungere Ayutthaya da Bangkok è stata un’avventura, la visita dell’antica capitale della Thailandia in tuk-tuk, è un momento di follia pura. La città è caotica, ben diversa dal luogo tranquillo che, non so per quale motivo, mi ero immaginata. Ma col tuk-tuk si sfreccia alla velocità della luce, infilandosi in spazi infinitesimali, così da evitare la fila e arrivare a ridosso dei templi.

Più di una volta, vista la distanza di certi siti ed il traffico sostenuto, ci chiediamo come avremmo fatto nel caso in cui avessimo noleggiato le bici. Sarebbe stato impossibile visitare i templi più lontani. Le bici le consiglio solo a chi decide di restare nell’isola centrale, altrimenti diventa davvero complicato muoversi.

Quali templi visitare ad Ayutthaya? Ecco, io sono partita con un’idea precisa e, mentre il nostro driver ci dà suggerimenti ed indicazioni, mi rendo conto che, per una fortunata congiunzione astrale, i siti da lui proposti, sono gli stessi che desideravo vedere. Vorrei dire “che culo”, ma sono una signora e non lo faccio.

Dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Ayutthaya mostra ancora tutto il fascino, l’incanto e l’opulenza di ciò che doveva essere nell’epoca d’oro. Non importa se ci spostiamo attraverso le rovine degli antichi palazzi e dei templi: è tutto talmente suggestivo, da farci ammirare ogni cosa come se fossimo stati catapultati a prima della distruzione del 1767.

Non facciamo il biglietto cumulativo per l’ingresso ai templi. A meno che non si decida di accedere a tutti i siti del circuito, conviene acquistare i ticket singolarmente, in base alle scelte di visita. I prezzi sono comunque bassi, dai 20 ai 50 bath.

Ci perdiamo nella grandezza archeologica del Wat Mahthat, conosciuto soprattutto per la presenza della famosa testa del Buddha racchiusa nel tronco dell’albero, come se la natura avesse voluto proteggere con amorevole dolcezza, una figura tanto cara alla Thailandia. Ma la bellezza del luogo, è qualcosa che va oltre la tradizione e l’evidenza. Ogni angolo di questo sito, è devozione verso il passato. Consapevolezza di eternità. Verità racchiusa nella pietra.

Permettiamo che il Wat Yai Chaya Monkhol, subito dopo, ci sollevi in una sorta di incanto rituale, mentre osserviamo il meraviglioso Buddha disteso, il lascito delle offerte al tempio da parte dei fedeli e il fascino intatto delle immagini del Buddha. Il verde curatissimo, racchiude l’immenso stupa su cui si può salire, per ammirare il panorama.

Proseguiamo per il Wat Phanan Choeng dove, una volta tolte le scarpe, accediamo al cospetto dell’immenso Buddha chiamato Luang Pho Tho, provando una sensazione di timore reverenziale, mentre tutto attorno la folla si stringe in preghiera, guidata dalle litanie dei monaci.

Infine, facciamo una sosta per ammirare il Buddha sdraiato, da cui traiamo una profonda forza interiore. Steso placidamente sotto ad un cielo azzurro e terso, ci guarda con serena attenzione, come se fosse incuriosito dalla nostra presenza. Tutto attorno il verde e solo pochi visitatori, ci permettono di tenere per noi soltanto, questo attimo di contatto estemporaneo.

∞♦∞

Raggiungere Ayutthaya da Bangkok: cosa non fare ad Ayutthaya.

Tra una visita e l’altra, il nostro allegro conducente ci scatta tante foto, chiacchiera con i ragazzi dando loro informazioni sul suo potentissimo tuk-tuk, al quale tiene quasi quanto un familiare e ci racconta qualcosa di Ayutthaya.

Il solo “passo falso”, se così vogliamo definirlo, è quello di farci fare una sosta al Mercato Galleggiante di Ayutthaya. Non per il mercato in sé. D’accordo, è solo una trappolina per turisti, tanto che per fare una semplice passeggiata sulle rive dei canali, bisogna pagare (ed infatti rifiutiamo). Una breve sosta per scattare qualche foto e, magari, mangiare qualcosa, potrebbe anche andare bene.

Ma dover guardare negli occhi la tristezza dei poveri elefanti che, persone prive di scrupoli, si ostinano ancora a cavalcare con la portantina, mi fa incazzare come una bestia. In generale, ci tengo a dirlo, l’incazzatura è dovuta al fatto che, fino a quando noi turisti pagheremo per svolgere queste attività, permettendo ad un elefante di trasportarci, di essere agghindato come un pagliaccio…o lo fotograferemo mentre lo umiliano, questo commercio non si fermerà. Per favore, ve lo chiedo col cuore in mano: prima di accettare qualsiasi contatto con gli animali, accertatevi che sia in etico.

∞♦∞

Raggiungere Ayutthaya da Bangkok: il viaggio di ritorno in minivan ed il pomeriggio a Bangkok.

Il nostro driver, infine, ci accompagna alla fermata dei minivan, con cui abbiamo deciso di tornare a Bangkok. Per quanto sia stata un’esperienza epica, viaggiare due volte in un giorno su un treno thailandese in terza classe, stipati come sardine, può risultare troppo anche per il mio entusiasmo. Con soli 60 bath a testa, invece, ci troviamo a raggiungere Bangkok in circa un’ora, coccolati da comodi sedili ed aria condizionata vera.

COME PUOI NON ADORARLO? MERITAVA QUEI 50 BATH IN PIU’!

Il minivan ferma al parcheggio di MoChit, vicino alla fermata dello Sky Train e della metropolitana. Davvero comodo per spostarsi in città. E’ tardi, non abbiamo ancora mangiato nulla, dopo la veloce la colazione di questa mattina. Decidiamo comunque di raggiungere il Chao Phraya, per prendere il battello ed andare verso l’antico mercato dei fiori di Bangkok.

Con una semplice corsa in Sky Train, che cambiamo alla stazione Siam, scendiamo alla fermata Surasak, dalla quale in due minuti raggiungiamo il Sathon Pier (o Central Pier). Per soli 14 bath, comperiamo il biglietto per il Chao Phraya Express-Orange Line, che per questa giornata rappresenta il sesto mezzo di trasporto preso in poche ore.

Navigare sul Chao Phraya Express è davvero stupendo. Lasciamo stare il colore “alternativo” delle acque del fiume…ma scivolare su questa vasta via fluviale, stretti in mezzo agli alti grattacieli, gli hotel superlusso e le piccole casette in legno o lamiera, che ad essi si affiancano, è un vero quadro vivo sulla città.

Vorremmo andare a visitare anche il Buddha Dorato, ma per errore saltiamo la fermata giusta e, alla fine, decidiamo di proseguire direttamente per il Flower’s Market di Bangkok.

∞♦∞

Il Flower’s Market di Bangkok.

Arriviamo nel tardo pomeriggio, quando i fornitori stanno consegnando i fiori freschi. Resto per un attimo inebriata dall’insieme dei profumi che si diffonde nell’aria, resi ancora più forti dall’umidità che inzuppa Bangkok.

Dimentico il caldo soffocante, appena mi concentro sulle distese di petali, fiori colorati e frutta. In particolare, vengo conquistata dal delicato e sicuro movimento delle mani, con cui i proprietari dei banchi creano le composizioni che adorneranno templi, palazzi, hotel, centri commerciali, case degli spiriti.

Per non parlare delle colorate ghirlande beneauguranti, che ogni driver thailandese usa per decorare il proprio mezzo. Dita agili infilano, intrecciano, scelgono e creano, con una consapevolezza data da anni di pratica. Mi perdo tra le esposizioni, lasciandomi guidare solo dalla curiosità, filo conduttore di una passeggiata al Flower’s Market di Bangkok.

∞♦∞

Una serata a Khao San Road in tuk-tuk.

Dopo essere ritornati in hotel sfiniti dalla stanchezza, dal caldo e dalla fame, facciamo una doccia poi ordiniamo dei sandwich ed un paio di birre. Il Chao Hostel ha aree comuni stupende, ed è una gioia prendersi qualche istante per godersele.

Nonostante la lunga giornata, che ci ha visiti raggiungere Ayutthaya da Bangkok e ritorno, con una serie infinita di mezzi di trasporto, decidiamo di uscire nella calda notte thailandese, per scovare un mercato e coccolarci con dello street food. Non avrete pensato che, dopo ore di digiuno, un solo sandwich ci abbia riempito lo stomaco?

Appena fuori, ci viene proposta una corsa in tuk-tuk. Guardo Daniele, lui ride e mi fa un cenno con la testa. Ora, io lo so che, prima di partire, avevo affermato: “A Bangkok col tuk-tuk: MAI!”. Ma se la Thailandia dice che vuole farmi provare il tuk-tuk, io non posso obiettare. Semplice!

Contratto con un fine gioco di rilanci, per farci portare a Khao San Road, la mitica via dei backpackers o, almeno, così era in passato.

Riesco a spuntarla per 150 bath e, saliti a bordo, partiamo come razzi nella notte di Bangkok. Passiamo tutto il tempo a ridere come due invasati. E’ da questa mattina che rido con ogni fibra del mio corpo, forse alla fine di questa giornata avrò solchi al posto delle rughe. L’aver scelto un driver giovanissimo è una garanzia, perché ha ancora la voglia lui stesso di divertirsi con noi!

A Khao San Road mi aspetto, come minimo, di trovare Leonardo di Caprio di ritorno dalla “spiaggia” ma, anche questa volta, le gioie le incontreremo alla prossima consegna dei premi Oscar…

Eppure, tra lo scintillio di luci ed insegne, tra piccoli acquisti ed assaggi di street food, contrattazioni e musiche di ogni tipo che si fondono in una strana melodia, noi riusciamo a sentirci perfettamente a nostro agio. A casa. Come se la nostra esistenza, fosse da sempre qui in Thailandia.

Gusto un meraviglioso piatto di Phad Thay, utilizzando per la prima volta nella mia vita le bacchette, con grande successo. Daniele si butta su un goloso gelato al cocco, che viene decorato come un’opera d’arte. Il costo per entrambi? 80 bath.

Dopo un’altra contrattazione serrata, troviamo un tuk-tuk che per la stessa cifra dell’andata ci riporta in hotel. E, una volta a letto, mi rendo conto di una cosa: è da questa mattina che rido. Rido con gli occhi, rido col cuore, rido in ogni fibra del mio corpo. E nonostante il trucco colato, il mal di ossa, la scarsa eleganza, i vestiti rotti o stropicciati, non ricordo da quanto tempo un viaggio non mi faceva ridere con tutta questa profonda verità. E, sempre col sorriso sulle labbra, mi addormento pensando alla giornata di domani, il cui programma prevede la visita all’Amphawa Floating’s Market, un mercato galleggiante frequentato da thailandesi.

Buonanotte Thailandia mia…

Claudia B.

18 Commenti

  1. Ma cosa sta tirando fuori da te questa Thailandia? Non so, sembri una perfetta romanziera nel suo periodo di massima ispirazione!!!
    Bellissimo Claudia. Non sarei mai in grado di raccontare un posto al pari di come stai facendo tu. E quanto ho riso! L’avventura in treno e tutto il resto…
    Ma poi son felicissima che ti sia trovata nel momento dedicato all’inno nazionale. Davvero curioso! Ah, sugli elefanti lo so, lo capisco. Anche io vedevo questi elefanti bacchettati dal bastone e mi sono permessa di postare la foto sul post relativo all’antica capitale perchè… bò, non lo so. E’ che non ne avevo mai visto uno, credo e lì per la prima volta, mi sono lasciata contagiare dalla loro bellezza. Ancora mi chiedo se effettivamente a Chiang Mai, dov’ero stata io, venissero davvero trattati con rispetto così come sembrava. Vabbè, le mie riflessioni le ho già fatte là. Però ecco, alle tue parole mi è preso un groppo in gola. Fatto bene a scriverle.
    Detto ciò, davvero, invidio Daniele perchè secondo me sei un’ottima compagna di viaggio. E vabbò, lo capisco se scatta il momento “nervosismo” però siete così sorridenti… Io ti voglio come mia compagna di viaggio se mai ci arruolassero per la prossima edizione di Pechino Express. Ah quanto mi piacerebbe!

    1. Ma che mega complimento Tiziana! Non immagini che piacere le tue parole, perché so che quando arrivano da te sono sincere, per cui mi fanno doppiamente piacere. Non so in effetti cosa stia tirando fuori da me la Thailandia, ma è come se riuscisse a farmi riprovare ogni istante vissuto insieme, per cui quando scrivo arriva un fiume di emozioni!
      Ma, questo devo dirtelo, tu sei in grado eccome di raccontarla bene…ricordati che stavo prenotando un viaggio per gli Stati Uniti e, dopo aver letto i tuoi post, in due giorni mi sono trovata a cambiare idea ed organizzare il viaggio per la Thailandia. Direi che hai saputo dare tanto nei tuoi racconti :-)!
      La questione elefanti…difficile Tizzi. Difficile perché la domanda che ti sei posta tu sui campi di Chiang Mai, è stata la stessa che mi sono posta anche io. La mia riflessione è stata che, dove girano troppi soldi, non c’è mai da fidarsi dell’essere umano. Tanto che alla fine ho deciso, nell’insicurezza, di non prendere parte nemmeno a quelle attività che sembravano davvero d’aiuto per gli elefanti.
      Ma voglio dirti questo: nello stesso periodo in cui sono andata in Thailandia, erano là anche degli amici, che hanno visitato l’Elephant Nature Park, lo stesso in cui sarei voluta andare io. La mia amica mi ha scritto dicendomi che è tutto davvero etico, che il bene dell’elefante viene prima di ogni cosa. Ed io voglio crederle, anche perché se un animale non è sereno, lo vedi dai suoi occhi, da come si comporta, dal trattamento che gli esserei umani gli riservano. Quindi sono certa che anche il centro che hai visitato tu, è un posto eccellente, in cui questi poveri animali vengono riportati alla vita, in un certo senso.
      Mia cara Tiziana, per Pechino Express quando vuoi: io sono sempre disponibile, ci presentiamo come il duo delle “blogger”, così almeno portiamo anche un pò di comiche nella prossima edizione 😉
      Ti abbraccio forte,
      Claudia B.

  2. che articolo particolareggiato!
    Mi hai davvero dato la sensazione di essere lì con te e di vivere con te questo viaggio.
    Sto leggendo con veramente tanto interesse i tuoi articoli sulla Thailandia, anche perché, come sai, l’altra metà del blog è lì, ma ancora per poco! 🙂

  3. Una ventata di aria fresca questi tuoi post sulla Thailandia! E quando scrivi che ridevi con gli occhi e con il cuore..beh.. si percepisce in ogni tua riga.. si capisce quanto, nonostante qualche difficoltà (la terza classe è decisamente impegnativa! 🙂 ), vi siate divertiti e abbiate vissuto ogni attimo con il sorriso.
    E mi è venuta voglia di prendere un tuk tuk e scorazzare per le vie in cerca di street food thai 🙂
    ps: Il Buddha sdraiato è bellissimo!
    Un bacione!

    1. Molto impegnativa, ma anche molto umana! Penso che non lo dimenticherò mai. Vivere un viaggio del genere, ridendo con ogni parte del corpo, è stato davvero una bomba nella mia vita. Perché oggi riesco a sentire ogni istante vissuto là, come fosse la mia realtà. Non mi posso staccare e ancora fatico a capire come reinserirmi qui.
      Grazie per aver viaggiato virtualmente con me Silvia!
      Bacioni,
      Claudia B.

  4. Caspita ma allora io sarei perfetta per la Thailandia! Li adoro i mezzi pubblici e l’infinità di tipologie di mezzi che descrivi mi farebbe impazzire di gioia! Hai presente la reazione folle dei cani da tartufo quando individuano il tubero puzzolante sotto terra? Credo che sarei così 😛 Senti le tue guide di viaggio stanno ad un bell’ebook come le espressioni di Daniele stanno ad un book fotografico, le devi raccogliere e farci un’antologia Clà perchè sono assai spassose. Ma quanto si diverte?! Non gli credere quando dice che non ama viaggiare! 😉 Hahahha uscire dal treno fotocopiati a qualche altro essere umano…sono morta! E quel gelato al cocco è bellissimo già dalla foto, posso solo immaginarlo il suo gusto! (sappi che ormai sono schedata in tutte le gelaterie come “quella del cocco e cioccolato”). Ma da uno a dieci quanto è caldo umido laggiù?
    Per colpa tua d’ora in poi non potrò più fare a meno di associare il tuk-tuk al riso (e non mi riferisco al cereale!) 😀 😀 😀
    Buon fine settimana! :**

    1. Allora Dani dovresti provare i bus cittadini, che non si sa quando partono, quando arrivano o dove arrivano! Ad essere onesti io non ho mai nemmeno ben capito quali fossero le fermate, ma sono certa che tu, col tuo “fiuto da segugio”, non avresti problema a svelare il loro mistero 😉
      Alla fine di questo percorso che mi sta portando a rivivere il viaggio in Thailandia, raccoglierò le idee per mettere insieme un libretto\ ebook, da accompagnare ad un catalogo dal titolo: “Tutte le espressioni del martire”. E non hai idea di quante foto devo cancellare, perché la dolce seconda metà del blog assomiglia ad un serial killer.
      In cuor mio credo sul serio che si diverta, ma vorrei tanto un pò più di entusiasmo durante l’organizzazione. Magari con salti di gioia, proposte per i viaggi successivi, la scelta di stanziare un fondo aperto per qualsiasi viaggio io voglia fare…Cose semplici, insomma.
      Non sapevo che tu fossi un’appassionata di gelato al cocco e cioccolato: ma allora lo avresti adorato! Ha un gusto molto leggero, non cremoso come i nostri. Per certi aspetti ricorda quasi un sorbetto 🙂
      Umidità, argomento spinoso. La botta più grossa, è nel passaggio dagli ambienti dove l’aria condizionata è a palla, all’esterno dove si soffoca. In certi momenti può essere difficile da sopportare, in particolare quando ci sono grossi assembramenti di persone. Ma sul treno per Ayutthaya, in fondo, avevamo l’aria condizionata dai fiestrini….
      Buon fine settimana anche a te 🙂
      Claudia B.

  5. Cara Claudia,
    aldilà del fatto che il tuo amore per questa terra balzi da queste righe dritto dritto al cuore, vorrei condividere con te qualcosa… Questi racconti non sono semplici itinerari di viaggi. Sono storie di emozioni, amore, riso e gioia. Ci pensi mai che starebbero bene nero su bianco, su della carta vera, oltre che sullo schermo di uno smartphone o di un pc?!
    Con affetto,
    Isabella❤️

    1. Cara Isabella, mi hai emozionata! Sai che ultimamente in tanti mi suggeriscono di fare proprio questo, scrivere un piccolo libro fatto di consigli e pensieri di viaggio. Da quando sono tornata dalla Thailandia, il blog è stato per me una sorta di valvola di sfogo, per rivivere quel folle e travolgente amore. Mi rendo conto che laddove cerco di dare consigli, esce spesso fuori la Claudia innamorata, che sprizza sentimenti da tutti i pori!
      La cosa più bella però, è che anche a voi arriva lo stesso. Significa tanto per me, poter trasmettere le mie emozioni e farle sentire ai lettori. Per cui si, sto seriamente prendendo in considerazione questa idea. Non so se sarò in grado, ma ogni volta che me lo consigliate…ci credo un pò di più 🙂
      Ti abbraccio Isabella, grazie per essere passta,
      Claudia B.

  6. Sai la cosa che mi diverte sempre tantissimo? Vedere le espressioni di Daniele mentre tu te la ridi! Un misto tra il rassegnato lo sconsolato e il “machimelhafattofare”!
    Bangkok (e dintorni) sono un incontrollabile ed incomprensibile magma nel quale è meraviglioso farsi inglobare. Il viaggio in treno lo descrive perfettamente!
    Bel racconto! Mi sembra di rivivere Bangkok…e aspetto le prossime tappe!

    1. “Machimelhafattofare” è il suo motto! Voglio confidarti una cosa: l’espressione da viaggio tipica, della seconda metà del blog, è proprio quella. A volte sono costretta a cancellare le foto, o rifarle a ripetizione, perché ha sempre quel volto da martire che, siamo onesti, su Instagram e sul blog, stanno anche maluccio…
      Ed è un peccato, perché (in fondo, molto in fondo), so quanto lui si diverte. No lo ammetterà nemmeno sotto tortura (che per lui corrisponde ad un viaggio, ovviamente), ma tutto questo lo affascina e diverte tanto.
      Hai proprio ragione quando dici che Bangkok e dintorni, sono un magma nel quale è meraviglioso farsi inglobare. Per me è stato come provare un costante e fortissimo senso di appartenenza 🙂
      A presto,
      Claudia B.

  7. Mamma mia Claudia che racconto, non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo!
    Per quanto l’autolesionismo sia stato parte integrante della mia vita da viaggiatrice, i vostri ritmi in quella giornata sarebbero stati eccessivi anche per me 😂
    Sono però convinta che tutto ciò che avete ammirato vi abbia ripagato di ogni ascella pezzata sul treno in terza casse 😜
    Un abbraccio
    Erica

    1. Ahahahahah, tu non sai come sei pericolosamente vicina alla verità!!! Anche perché eravamo praticamente incastrati ma, contemporaneamente, appesi! Che momenti epici! Hai ragione, ogni attimo di quel giorno ha un valore che va oltre il disagio (perché alla fine eravamo seriamente in difficoltà). Ma un’esperienza su un treno thailandese in terza classe, per me è assolutamente da fare.
      Grazie per aver letto questa folle avventura thailandese 🙂
      Baci,
      Claudia B.

  8. Un racconto bellissimo che mi ha fatto venire voglia di salire su quel treno, nonostante il calore e la gente ammassata. Spostarsi con i mezzi pubblici è uno dei modi per provare ad avvicinarsi alla gente del posto e per questo se posso quando vado da qualche parte cerco di prendere bus/tram/metro.
    Quella coppetta di gelato mi ha fatto venire una fame!

    1. Era freschissima, una vera bontà (ma anche il mio phad thai 😉 ). Devo dire che hai ragione Silvia, usare i mezzi pubblici ti avvicina sul serio ai local. Anzi, ad un certo punto è come se finisse la te quotidiana, ed iniziasse la te parte di quella terra. E non nego che sia un vero divertimento…a parte il tetris!
      Ti abbraccio,
      Claudia B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *