Cosa fare e vedere nelle Langhe: itinerario di due giorni

COSA VEDERE NELLE LANGHE IN DUE GIORNI

Mentre dal finestrino guardiamo estasiati i filari di viti a perdita d’occhio, ci rendiamo contro di aver fatto la scelta giusta decidendo di raccontare le Langhe insieme a Sara di “Dai Che Partiamo”, attraverso il progetto “Colori e paesaggi delle Langhe”, in questo fine settimana di inizio autunno. Vivere sulla pelle e far rivivere il territorio, per dare un’idea di cosa vedere nelle Langhe in due giorni, seguendo diverse attività e itinerari di visita.

Lasciamo vagare lo sguardo su queste colline ancora verdi, dove si iniziano ad intravedere le prime tracce d’oro. Tra un mese ogni cosa risplenderà di meravigliose tonalità bronzee! Credo di non aver mai visto una successione simile di vigneti, sembrano rincorrersi come pedine di un domino, mentre l’auto si arrampica e poi scende lungo le strade.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: PANORAMI DA SOGNO

Il nostro itinerario di due giorni, sarà ricco non solo di cose da vedere nelle Langhe, ma anche di incontri umani. E, soprattutto, non sarà soltanto un itinerario legato al vino, perché le Langhe sono tanto altro. Nel frattempo ci stupiamo davanti alla bellezza intonsa di questo territorio. Così diverso dalla Toscana e dalla Franciacorta. Incredibilmente vero e non ricostruito ad arte. Affascinanti in modo struggente, le Langhe sono il luogo perfetto in cui entrare in contatto con la terra.

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Cosa vedere nelle Langhe: le Panchine Giganti.

Parcheggiamo l’auto nella parte alta del borgo di Dogliani. Nel paese nuovo si svolge un mercatino dei produttori in cui vorremmo tanto fermarci, ma il tempo stringe. Ci sono volute circa cinque ore d’auto per arrivare qui dalla Romagna e, prima di visitare la “Cantina Anna Maria Abbona”, vogliamo vedere la Panchina Gigante Azzurra.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: DOGLIANI

Attraversiamo il piccolo borgo di Dogliani, silente e tranquillo. Sembra un luogo fatato, isolato dal mondo. La curiosità di ammirare la prima Panchina Gigante della nostra vita è tanta. E, quando la raggiungiamo in zona belvedere, capiamo davvero la grandezza di questo progetto. Salgo estasiata sull’imponente struttura, mentre Daniele si limita ad osservarla da sotto. Ed è nel momento in cui mi siedo, che ne comprendo la genialità.

Chris Bangle e sua moglie Catherine, con “The Big Bench Community Project”, non hanno solo dato la possibilità di valorizzare e riscoprire il territorio, attraverso un itinerario tra le Panchine Giganti. No… loro ci stanno permettendo di guardare il mondo da una prospettiva diversa. Con occhi diversi. Perché, quando si sale su una Panchina Gigante, si ammira ogni cosa con un entusiasmo puro e surreale.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: LE BIG BENCH

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Cosa vedere nelle Langhe: visita ad una cantina e degustazione.

Una corsa tra le strade sinuose che passano in mezzo alle colline, ci porta sino ad un luogo idilliaco, nel quale ogni respiro ruota attorno ai vigneti del Doglianese e al legame con la terra. Arriviamo alla “Cantina Anna Maria Abbona”, in Frazione Moncucco, estasiati dal paesaggio. Se le Langhe sono famose per la produzione vitivinicola, tanto da essere raggiunte ogni anno da milioni di turisti interessati ai percorsi enogastronomici, possiamo dire di trovarci in uno dei luoghi più rappresentativi in tal senso.

L’unica voce che sentiamo è quella del vento, che sposta le nuvole creando giochi di luce speciali sui vigneti. Al centro di questo dipinto si trova la “Cantina Anna Maria Abbona”, la cui stupenda proprietaria ci accoglie come fossimo vecchi amici. Mentre passeggiamo per i vigneti, ascoltiamo la storia dell’Azienda, che produce oggi 85.000 bottiglie l’anno. Una storia umana in modo quasi disarmante, fatta di lavoro duro, di investimenti di vita ed economici, di sogni realizzati ed altri infranti. Ma una storia destinata al successo!

COSA VEDERE NELLE LANGHE: CANTINA ANNA MARIA ABBONA

Una donna determinata Anna Maria, che di certo non si è fatta scalfire da un mondo prettamente maschile (e maschilista), lavorando a testa bassa, senza mai smettere di apprendere. Una donna volitiva che, riprendendo in mano i vigneti di famiglia insieme al marito, dal 1989 in poi ha cresciuto con amore una cantina di successo.

La “Cantina Anna Maria Abbona” è una tappa imperdibile nelle Langhe. Alle degustazioni si possono unire belle passeggiate e una visita alla Stanza dei Legni. Dalla piccola Cappella di San Bernardo, che una volta era anche la scuola della borgata, si amplia l’omonimo vigneto del 1943. I filari traboccano di uva matura, pronta per la raccolta. Osserviamo la particole distanza tra l’uno e l’altro, data dal fatto che durante la guerra veniva coltivato il grano al centro. E non possiamo fare a meno di pensare, a quante storie potrebbero narrarci.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: IL VITIGNO SAN BERNARDO DEL ’43

Una realtà agricola ed abitativa da vedere nelle Langhe, perché qui davvero si riescono a comprendere struttura e mentalità del territorio. Ogni vallata in passato rappresentava un piccolo mondo a sé, dove la Chiesa era fulcro d’incontro e scuola per i bambini. Oggi le borgate restano ancora minuscoli universi, aperti al territorio per la presenza dei mezzi di comunicazione, ma comunque fissi nella loro esistenza. Dalle feste di paese alla condivisione, resta quel senso di appartenenza al proprio angolo di vita.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: LA CANTINA DEI LEGNI

Sediamo sulla terrazza panoramica della “Cantina Anna Maria Abbona”, per condividere con la proprietaria una degustazione di vini, abbinati a salumi e formaggi. Questo momento è perfetto. Siamo al centro della Langa Doglianese, zona di Dolcetto al cento per cento. Una produzione attiva e regolamentata da oltre 500 anni. Esiste infatti un documento del 1593, in cui il disciplinare per la coltivazione e vendemmia del Dolcetto, è sancito con grande rigore. Pena il ritiro del vitigno!

DEGUSTAZIONE DI “NETTA” IN CANTINA

Degustiamo il “Netta Brut”, ultimo nato in azienda. Uno spumante aromatico e fresco. Ma è quando portiamo al naso e poi al palato il “Maioli”, che ci rendiamo conto di come non si stia solo degustando vino… ma storia. Un nettare che proviene dal più antico vitigno dell’azienda, quello impiantato da nonno Angelo nel 1936. Il colore rubino, il sapore persistente, ogni caratteristica di questo vino, riporta alla determinazione di un prodotto che accompagna i pasti dal secolo scorso.

IL “MAIOLI” UN VINO STORICO

Infine, Anna Maria ci fa assaggiare del “Nebbiolo”, un vino elegante, con una forte componente floreale e speziata, che a mio modestissimo gusto riempie ogni senso d’autunno…

IL “NEBBIOLO”: PROFUMO DI SPEZIE

Per informazioni, visite, degustazioni e ordini:

  • www.annamariabbona.it
  • Tel e Fax +39 0173 79 72 28
  • info@annamariabbona.it
  • Cantina Anna Maria Abbona -Frazione Moncucco 21- Farigliano (CN).

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Cosa vedere nelle Langhe: Barolo e il Museo del Vino.

Lasciamo a malincuore Anna Maria, i suoi collaboratori e la sua famiglia. Talmente a malincuore che arriviamo in ritardo per la visita di “WiMu Museo del Vino”, ospitato nel Castello di Barolo.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: IL “WiMu MUSEO DEL VINO”

Non so cosa ci aspettassimo esattamente ma, con uno stupore immenso, questa sede museale riesce ad appassionarci! Sarà che l’autore degli allestimenti è François Confino, il genio che si è occupato anche del “Museo Nazionale del Cinema di Torino” (da cui mi hanno dovuta trascinare via con forza, quando andammo a Torino undici anni fa), ma visitare il “WiMu Museo del Vino”, è come accedere direttamente nel delicato rapporto tra uomo, terra, vino.

Non ci si deve aspettare la classica visita, in cui viene raccontato il procedimento per la produzione del vino. Qui si compie un percorso interattivo che fa entrare noi visitatori nella territorialità e nell’umanità, celati dietro il nettare.

Partiamo dalla terrazza panoramica del Castello di Falletti, da cui ammiriamo i vigneti che stringono il borgo di Barolo, per entrare poi nel vivo della mostra. Dalla realtà visiva a quella virtuale, attraversiamo simbolicamente le lunghe e misteriose fasi della natura.

Il calore del sole, i cicli lunari, la tipologia del terreno che nutre le radici influenzando il sapore del vino, il ciclo delle stagioni, il lavoro dell’uomo. Ogni movenza darà un frutto che, alla fine, con pazienza e attesa, si trasformerà in bevanda. Non una bevanda qualunque, ma un prodotto che affonda le radici nella notte dei tempi. È davvero magia…

Vediamo come il vino caratterizza da sempre la storia dell’umanità. Persino in rapporto con le divinità! E come sia stato fonte d’ispirazione per l’arte, intesa sia come opera di artisti, sia come opera culinaria. Ma anche come protagonista di canzoni e film. Starei ore nella saletta cinema, a guardare scene tratte da “Il profumo del mosto selvatico” e “Un’ottima annata”.

Visitiamo quindi il piano nobile del castello, dove si cambia completamente location. In qualche modo veniamo catapultati ai banchetti che si tenevano nel Risorgimento, quando per queste stanze si muovevano personaggi come Cavour e Silvio Pellico. Anzi, quest’ultimo qui fu proprio bibliotecario! L’anima degli ultimi marchesi di Barolo, Carlo Tancredi Falletti e sua moglie Giulia di Barolo, ebbe un ruolo fondamentale nella nascita del vino Barolo.

Infine, nel piano interrato, riprende vita un’aula del Collegio del Barolo, istituito qui nel 1875 proprio dalla marchesa Giulia. L’allestimento antico, si sposa con l’interattività, dato che un maestro virtuale spiega i segreti del vino. Insomma, siamo completamente ammaliati dalla visita al “WiMu”, un museo assolutamente da vedere nelle Langhe! Perfetto anche per le famiglie con bambini, oltre che per tutti gli adulti, i quali non necessariamente devono essere appassionati di vino per apprezzare questa esposizione.

Per informazioni e visite:

  • www.wimubarolo.it
  • info@wimubarolo.it
  • WiMu Museo del Vino a Barolo, si trova in Piazza Falletti, nel Castello Comunale Falletti di Barolo.

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Cosa vedere nelle Langhe: Barolo e la Cappella del Barolo.

Usciamo nel caldo e terso pomeriggio di fine settembre, soddisfatti più che mai dalla visita del “WiMu”. Ad attenderci c’è una passeggiata tra i vicoli del piccolo borgo di Barolo, prima di raggiungere la Cappella delle Brunate a La Morra.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: IL BORGO DI BAROLO

Barolo è piccolino, ma tenuto come un gioiello. Cantine, enoteche e ristoranti, sono affollati da persone che alternano degustazioni, al piacere di godersi un pomeriggio di sole settembrino. Nell’aria si inizia a sentire profumo di vino: difficile dire se provenga dalle enoteche, oppure dai frutti della vendemmia.

Risaliamo in auto per raggiungere il borgo de La Morra o, meglio, l’inusuale Cappella del Barolo. Mentre ettari su ettari di filari, sfilano davanti ai nostri occhi, noi ci lasciamo stregare dai giochi di luce che si infrangono sul paesaggio. Una strada bianca a tratti rovinata, ci conduce fino al fluorescente “faro” che domina la campagna piemontese: la Cappella della Madonna delle Grazie.

Difficile dire cosa si prova davanti a questa profusione di colore, a questa libera interpretazione dell’arte che, ancora una volta, come nel progetto delle Panchine Giganti, ha la voglia di ridare valore al territorio. Di promuoverlo da un diverso punto di vista.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: LA CAPPELLA DELLE BRUNATE

Non riesco ad immaginare come potesse essere la cappella, quando venne edificata nel 1914. Di certo la famiglia Ceretto, acquistandola nel 1972, la riportò a nuova e variopinta vita! Nella bellissima vigna antistante, dove muovo qualche cauto passo per ammirare il panorama, diede il via ad un’eccellente produzione di Barolo. Per la chiesetta, pensò bene di chiamare gli artisti David Tremlett e Sol LeWitt, in modo da riqualificarla con nuovo fiabesco splendore. E noi non possiamo che apprezzare tanta genialità.

Come raggiungere la Cappella del Barolo:

  • C’è un’unica strada con cui raggiungere la Cappella delle Brunate, ma da due accessi diversi. Quello che parte poco prima del borgo de La Morra, è su strada bianca a tratti rovinata. Meglio passare dalla SP3 e girare dopo la Cantina Borgognono. Su Google Maps è geolocalizzata come Cappella delle Brunate, 12064 La Morra. C’è un parcheggio accanto alla chiesetta.

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Cosa vedere nelle Langhe: Monforte d’Alba.

A Monforte d’Alba arriviamo nel pieno di una vivace domenica mattina. Lasciamo l’auto nel parcheggio gratuito di Via della Chiesa. Il borgo sembra esplodere d’allegria: bancarelle di un piccolo mercatino vintage, tante persone del luogo a passeggio ed un numero di visitatori interessati a seguire itinerari tra i borghi delle Langhe. Magari attraverso sentieri dedicati a chi ama camminare.

Monforte d’Alba è da poco stato inserito nel circuito “I borghi più belli d’Italia”. Al centro del territorio di produzione del Barolo, è un colorato e pittoresco paese che mantiene ancora le caratteristiche dell’abitato medievale. Seppure, camminando per i vicoli che si inerpicano verso le antiche mura, colore e riqualificazione hanno dato un aspetto più vivace alla pietra.

Sono incuriosita dal borgo, in particolare quando trovo notizie sul suo legame con la religione catara, dato che spero tra pochi mesi di seguire un itinerario in Francia, completamente incentrato su questo tema. Gli abitanti di Monforte d’Alba erano cosiddetti “Bon Hommes”, e vennero deportati a Milano per rinunciare a questa fede ritenuta eretica. Rimasero fedeli al loro credo, firmando così la propria condanna a morte, ben due secoli prima delle repressioni nel sud della Francia!

Saliamo lentamente verso l’Auditorium Horszowski, non solo un punto panoramico molto suggestivo su Monforte d’Alba, ma anche un anfiteatro naturale dall’acustica perfetta. Chiuso magicamente tra la Chiesa e la Torre Campanaria, a fare da sentinella ci sono palazzi storici e gli oratori barocchi: un sogno!

COSA VEDERE NELLE LANGHE: MONFORTE D’ALBA

Per terminare la visita ci spingiamo fino alla Panchina Gigante Viola, da cui si gode il miglior panorama su Monforte d’Alba: ammirare il paese da qui, ha un gusto totalmente diverso.

Informazioni e visite:

  • L’Ufficio Turistico di Monforte d’Alba si trova in Via della Chiesa 3, davanti al parcheggio. Troverete Marina ad accogliervi, gentilissima e grande conoscitrice del territorio.
  • www.monfortetourism.it
  • Per tour nelle Langhe, potete consultare il sito www.langhe4you.com

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Cosa fare e vedere nelle Langhe: corsi di cucina.

Chi mi conosce sa che odio cucinare. Che in un solo “click”, posso incendiare intere cucine (partendo da una semplice presina). Che sono un disastro e Daniele più di me. Ma esistono situazioni miracolose, alle quali ho iniziato a credere durante questo meraviglioso fine settimana nelle Langhe.

COSA VEDERE NELLE LANGHE: LA FATTORIA DI “COOKING PIEMONTE”

Raggiungiamo la fattoria di Raffaella attorno alle 12. E, appena approdiamo in quest’oasi di pace, capiamo che forse non ce ne andremo via volontariamente. No, sarà Raffaella a doverci cacciare! Lei è una bravissima professionista, che organizza cooking class per due persone fino a gruppi di 12. Cucinare insieme a Raffaella è liberatorio. Non solo divertente e conviviale… rende profondamente felici!

COSA VEDERE NELLE LANGHE: ECCOMI CON ROSA…

Prima di tutto perché la sua fattoria è un posto assolutamente da vedere nelle Langhe: qui gli animali sono liberi, coccolati, amati come parte della famiglia. Il cavallo Valentino si sporge dalla finestra per farsi dare i grissini, la maialina Rosa gioca vivace come fosse un cane da compagnia. Ma lo stesso vale per gli altri maiali e per le galline! Sono creature serene, rispettate, libere di vivere felici. Il tutto in un parco ampio e privato, dove anche noi ospiti veniamo immediatamente messi a nostro agio e accolti con affetto.

Nel relax di questa domenica nelle Langhe, la lezione di cucina con Raffaella si trasforma in una divertente giornata tra amici. Avete presente quando, nei film, si vedono scene di persone che cucinano e mangiano insieme, in case belle, dalle cucine accoglienti e calde? Mentre fuori si estende il verde? Ecco, qui a “Cooking Piemonte” scopriamo che tutto ciò esiste davvero.

CORSO DI CUCINA A “COOKING PIEMONTE”

Cuciniamo senza ansia, degustando i vini biologici che ci propone Raffaella. Iniziamo da un antipasto a base di una millefoglie di peperoni, con ripieno di tonno e maionese fatta in casa. La cosa incredibile è che ci divertiamo veramente a preparare i nostri piatti e poi a gustarli tutti insieme! Persino i bimbi di Sara, cucinano con noi, senza perdere un attimo della cooking class.

Ma il momento epico, quello che mai dimenticherò, è durante la lezione dedicata alla pasta fresca. Quando vedo Daniele impastare e tirare la sfoglia come una vera sfoglina, oltre che farcire e chiudere gli agnolotti del plin con maestria, non so se abbracciare Raffaella, gridare al miracolo… o strozzarlo con le mie mani piene di farina!

IL MAGO DELLA PASTA FRESCA…

Con il suo tipico sguardo da “falco superiore”, si atteggia a primo della classe. Ma non quello simpatico che, magari, tra una cosa e l’altra, ti da una mano. No! Lui è proprio il tipico secchione bastardello, che fa fare a me e Sara la figura di due povere mentecatte!

DANIELE E GLI AGNOLOTTI DEL PLIN!

Ora, vorrei dire che la cosa mi fa infuriare (in effetti…) ma sono così affascinata ad osservarlo, che non riesco ad arrivare con la mano fino al set di coltelli di Raffaella, per ridurre in poltiglia il mio amato marito. Questo sa cucinare e, per quasi undici anni, ha finto di non saper mettere sul fuoco l’acqua per la pasta?

COSA FARE NELLE LANGHE: CORSO DI CUCINA

Una cosa è certa: seguire una cooking class in coppia e con gli amici, è un’attività di cui avevo sottovalutato la bellezza. Non so da quanto non mi divertivo tanto ai fornelli. Forse da sempre. Mi rendo conto che Raffaella ha tirato fuori il meglio da me: la voglia di sperimentare in cucina sorridendo.

Ammetto che per colpa del ritardo con cui siamo arrivati io e Dani, Raffaella ha dovuto ridurre le portate da farci preparare. Lei in genere propone menù completi, con noi ha dovuto riadattare il tutto. Ma la magia no, quella è reale. Perché, alla fine, è proprio questa la malìa lanciata da Raffaella: riunire persone, metterle a proprio agio e far loro capire che la cucina è interpretare gli alimenti con semplicità, cuore e risate.

Per informazioni e prenotazioni:

  • www.cookingpiemonte.com
  • +39 339 7341412
  • info@cookingpiemonte.com
  • “Cooking” si trova in Via Maestra 3 a Grinzano di Cervere. Su Google Maps è geolocalizzato come “COOKING CERVERE”.

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Cosa vedere nelle Langhe: conclusione.

Mentre siamo in auto e torniamo a casa, felici e soddisfatti per questo fine settimana nelle Langhe, mi arriva un’illuminazione. I paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato, sono stati inseriti dall’Unesco tra i beni “Patrimonio dell’Umanità”. Ma ciò che racconterò delle Langhe, dall’itinerario fino al soggiorno presso l’idilliaco “Agriturismo Abbadia Borgo del Sole”, non sarà un riconoscimento. Per quanto importante a livello mondiale, mi rifiuto di buttare acqua su un terreno già ampiamente annaffiato.

Quello che vi suggerisco di ascoltare e vedere nelle Langhe, sono le storie di vita. Ecco perché ho deciso di narrare le persone, le anime di questo territorio. In fondo, senza la gente di Langa che ha duramente lavorato insieme alla natura, oggi non ci sarebbe nessun bene “Patrimonio dell’Umanità”.

Claudia B. in collaborazione con Langhe4you

“Colori e Paesaggi delle Langhe”, è nato da un’idea di: Voce del Verbo Partire -Travel Blog di Claudia Barbieri- e Dai che Partiamo -Family Blog di Sara Caglio-

6 Commenti

  1. Che simpatica esperienza quella della lezione di cucina! Fortissima! Zona davvero spettacolare quella delle Langhe… Io, se non ci siete mai stati, vi consiglio, questa volta nel Monferrato, il paese di Cocconato, nel quale, a metà settembre ogni anno si tiene la Fiera Medievale. Sto preparando un articolo per il mio blog proprio su questo!

    1. Adoriamo le rievocazioni storiche Elena! Grazie per la segnalazione, vogliamo vedere anche il Monferrato, quindi qualsiasi suggerimento è ben accetto, sei molto gentile!
      L’intero fine settimana nelle Langhe è stato stupendo, ma il corso addirittura una sorpresa. Non avremmo mai pensato di poterci divertire tanto!
      A presto,
      Claudia B.

  2. Che spettacolo quel panorama che si perde nelle vigne! Che poi in questo periodo e con la splendida giornata di sole che hai beccato, viene voglia di essere romantici anche a orse come me 😉 Bellissimo l’edificio che ospita il museo e che atmosfera ben orchestrata all’interno. Me lo segno!
    Clà cosa leggo?! I Catari ma davvero? Vuoi davvero farlo? Intendo rubare il mestiere a Giacobbo? Guarda se riesci sarà una cosa strepitosa! Hai in mente il connubio con il mistero dei templari e quelle cose lì? *_*
    Daniele con la Imperia è qualcosa che resterà nella storia ahahahah e comunque si è tradito il pollo! Ora conosciamo tutti il suo segreto! La domenica (a partire da domani) mettilo ai fornelli 😉
    Le Langhe purtroppo non le ho mai viste, ed è un peccato sono piene di spunti interessanti fra borghetti e esperienze culinarie!
    Hai parlato di me a Valentino, vero? 😛
    Ti abbraccio, buona domenica!

    1. Appena arrivata ho subito parlato di te a Valentino! In realtà lo faccio con tutti i cavalli che incontro ma, lasciatelo dire Dani, la voce si è sparsa. Ti conoscono e sanno che sei un’Orsa coccolona di cavalli (qualche malelingua dice ippostalker)!
      Daniele è stata una sorpresa a metà tra “adesso lo gambizzo” e “che bravo, è posseduto dallo spirito di Canavacciuolo”. Pensa, pur di non cucinare a casa, domenica mi ha portato via in moto 😂. È molto furbo!
      Dani so che le Langhe sono lontane, ma tu un pensierino fallo, perché davvero qui c’è un mondo da vedere.
      A proposito di Giacobbo: ebbene si. Lo ammetto, la storia dei Catari mi affascina e incanta, per cui voglio andare in Linguadoca a Capodanno. Con l’occasione cercherò di spodestare Giacobbo da quel territorio 😂!
      Un abbraccio forte,
      Claudia B.

  3. Questi tuoi articoli sulle “mie zone” mi rendono super felice! Perché è così bello vedere che chi viene da fuori si innamora di questo angolo di Piemonte: forse te l’ho già detto e sembro ripetitiva, ma non è così scontato e a volte penso che chi vive qui non si renda davvero conto della bellezza della nostra regione.
    Monforte poi è uno dei paesi che preferisco, in assoluto. Per la sua bellezza, per i ristoranti e le cantine.
    Mi segno sicuramente della scuola di cucina perché come ti ho già detto, anche se adoro mangiare, come te potrei dare fuoco a una cucina in un battito di ciglia 😉 E pur essendo piemontese non so fare la pasta in casa nè tantomeno i ravioli. Ecco però se mi trovassi Daniele che fa il saputello in classe una bella “mattarellata” sulle caviglie non gliela toglierebbe nessuno 😉

    1. La mattarellata sarebbe d’obbligo 😂! Non puoi capire quanto fossimo sconvolte io e Sara… Soprattutto io, visto che in casa sembra “perennemente disperso”! Ma da “cucina negata” quale sono, ammetto che fare il corso con Raffaella è stato stupendo. Rilassante e divertente.
      Ricordo che mi hai parlato di quanto spesso le persone non si rendano conto del patrimonio infinito che c’è nelle Langhe, e mi ha molto stupita. Forse Silvia le cose si stanno smuovendo, perché tra i tuoi conterranei c’è grande apertura verso la promozione del territorio! Chissà, magari la consapevolezza sta vincendo sulla reticenza.
      Un abbraccio, grazie per aver apprezzato questo post sulla tua terra!
      Claudia B.

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