Il Monte Fumaiolo e i suoi dintorni

Qualche racconto fa, nella sezione “Due ruote e uno zainetto (clicca sul link per vedere tutti gli itinerari!), ho accennato al fatto che, alcune uscite di cui ho scritto, risalgono al tempo in cui la nostra moto era una Kawasaki Ninja, da noi soprannominata con affetto “Raganella Verde”.

Siamo sempre stati più o meno moto-muniti, diciamo che nel corso degli anni abbiamo spesso cambiato mezzo, fino all’ultimo arrivo di una settimana fa. 

Nel racconto di viaggio che mi accingo a scrivere, il Ninja sarà nuovamente protagonista insieme a noi, anche se la sua compartecipazione si limiterà al trasporto, in quanto questo itinerario si svolge principalmente tra semplici escursioni a piedi, nei dintorni del Monte Fumaiolo.
Vi sto per raccontare di un luogo magnifico, di una zona dell’Appennino Forlivese-Cesenate, incuneato tra Romagna e Toscana, caratterizzato da verde a perdita d’occhio, paeselli sempre intensamente vissuti, pur nella loro modesta dimensione, curve meravigliose da percorrere in moto, sentieri escursionistici adatti ad ogni tipo di preparazione.

Torrenti, cascate, luoghi storici, vanno a chiudere un cerchio in cui, come nella migliore tradizione, non manca nemmeno un’ottima proposta gastronomica. Ogni stagione è perfetta per vivere questo tratto di Appennino ma, nella mia storia, è una calda, soleggiata, profumata giornata estiva, che fa da sfondo al nostro itinerario alla scoperta del Monte Fumaiolo e dei suoi dintorni.

Una volta in sella, raggiungiamo con gusto il paese Balze di Verghereto: passiamo da Novafeltria, proseguendo in direzione Ponte Messa, ma giriamo prima, al bivio della Pieve di San Piero in Messa. Seguiamo la bellissima tratta che affianca il fiume Marecchia, salendo poi verso Casteldelci, collegato alle Balze da una strada tanto panoramica, quanto rovinata

Nel piccolo paese di montagna, sempre molto frequentato da turisti ed escursionisti, provenienti anche dalla riviera romagnola, facciamo una sosta sia per prendere un caffè, nel bar sulla piazza principale, sia per riempire le nostre bottigliette di ottima acqua montana, freschissima e delicata, in previsione della prima camminata di questa limpida mattinata: quella che ci porterà all’Eremo di Sant’Alberico
Vi sarebbe la possibilità di salire all’Eremo, prendendo l’antica mulattiera che parte proprio nei pressi della fonte ma, dato che ci è stata indicata una via d’accesso diretta, montiamo nuovamente in sella, per raggiungere questo sentiero, posizionato in una splendida radura attrezzata anche per i pic-nic.

Parcheggiata la moto, inizia la nostra intensa salita verso il Santuario, in una profusione di giochi di luce e verdi in ogni tonalità, che ci distraggono dall’erto sentiero. E’ come avvicinarsi ai propri pensieri e ai propri sentimenti più profondi, passo dopo passo, col fiatone che fa esplodere i polmoni e la volontà che ti porta comunque a proseguire, in un continuo di sereno contatto con la natura.

Secondo la tradizione, l’Eremo venne fondato in questo luogo così remoto proprio dal Santo di cui porta il nome, anche se all’inizio non era altro che una grotta modestissima, in cui ripararsi dalle intemperie della montagna. I miracoli perpetrati dal Santo nel corso dei secoli, fecero si che le persone del luogo operassero per rendere accogliente, seppur rigoroso, il luogo di preghiera dedicato a Sant’Alberico.

Tutto ruota attorno all’edificio sobrio che può ospitare visitatori e pellegrini, oltre alla chiesetta in cui vi è un solo eremita, sempre pronto ad accogliere escursionisti, con i quali condividere un momento di preghiera.

Chi arriva fino a qui, non deve farlo con l’idea di trovare sontuosi decori o architetture ricercate; chi si inerpica lungo la ripida salita, lo deve fare per un senso di personale contatto con la natura, che sfocia nell’arrivo in questo luogo di pace, silenzio e serenità. L’Eremo vive nella natura, è come se fosse scaturito direttamente dal terreno, non ha alterato l’aspetto del luogo, semmai vi si è inserito con sobria gentilezza.

Scendiamo alleggeriti verso il parcheggio: che ci crediate o meno, è come se questa passeggiata avesse alleviato ogni pensiero legato alla vita quotidiana, ogni passo ha rappresentato un problema lasciato alle spalle. Credo che anche il verde a perdita d’occhio, la totale mancanza di traffico o caos, il silenzio interrotto solo dalla voce della natura, ci abbiano decisamente aiutato a raggiungere questo stato di grazia.
Prima di salire in sella alla nostra Ninja (è veramente strano per me scrivere del periodo in cui eravamo ancora proprietari della Kawasaki, mi sembra siano trascorsi secoli!), approfittiamo della presenza di questi bellissimi tavoloni in legno, ben posizionati all’ombra, per consumare il nostro pranzo al sacco, tra chiacchiere e risate. Non c’è nulla di meglio di una giornata all’aria aperta per rallegrare gli animi!
Visto che siamo già sulla strada diretta ad Alfero, piccolo paese a pochi km da qui, famoso soprattutto a livello escursionistico e di ricezione turistica, decidiamo di raggiungerlo.

Il percorso è meraviglioso, si attraversano campi e vallate rigogliose, in cui le mucche al pascolo la fanno da padrone e, solo di quando in quando, si incontrano abitazioni o, magari, persone che si sono sistemate all’ombra per un pic-nic.
Alfero è un borgo minuscolo, molto più tranquillo rispetto alle Balze di Verghereto, ma comunque accogliente. In questo primo pomeriggio domenicale, vi sono poche persone per il viale, la maggior parte è ancora a pranzo o, magari, a spasso per i boschi.

Ci fermiamo a prendere un caffè nel bar di uno degli hotel poi, incuriositi, seguiamo le indicazioni per le Cascate sull’Alferello, che raggiungiamo in pochi minuti. Parcheggiamo il Ninja nell’ampio spazio a disposizione, e ci inoltriamo lungo il semplice sentiero, con cui arriviamo al punto in cui il fiume salta nel vuoto, creando la cascata: da qui la panoramica è bellissima!

Non contenti, decidiamo di scendere lungo il tratto che conduce nella stretta gola, dove è possibile ammirare nella sua interezza la cascata di 32 metri. In questa gorgia il sole non batte già più, l’aria è fresca, nonostante sia piena estate, e ci sono alcune persone che si godono la pace e il refrigerio, pur senza togliere fascino e quiete a questo meraviglioso angolo dell’Appennino.

Risaliamo lentamente verso il parcheggio, in fondo non abbiamo nessuna fretta. Anzi, quando recuperiamo la moto, decidiamo di percorrere tutta la bellissima tratta fino al Monte Fumaiolo, il passo che collega Romagna e Toscana, in un susseguirsi di stretti tornanti che passano attraverso i campi, per incunearsi poi in un fitto sottobosco, poco prima del valico.

Qui, purtroppo, troviamo una baraonda di turisti, escursionisti, camperisti, motociclisti, ciclisti…e anche semplici fuggitivi dalla calura estiva! Insomma, al Monte Fumaiolo non mancano di certo i visitatori e, dopo la pace delle precedenti due soste, rimaniamo basiti per un attimo.
Ma siamo arrivati fino a qui con l’idea di percorrere il sentiero che porta fino alle sorgenti del fiume Tevere e, approfittando del fatto che, ancora, molte persone sono ferme tra pranzi tardivi, riposini pomeridiani o soste caffè, parcheggiamo in fretta la moto e ci addentriamo nel bosco.

Fortunatamente oggi il Fumaiolo non rende onore al proprio nome, nel senso che la visibilità è ottima e la cima non è immersa in fumose nubi, che sembrano fuoriuscire dal terreno per salire verso il cielo. L’azzurro terso spunta tra gli alberi, che creano ombre dalle strane figure sul terreno, mentre i raggi del sole colpiscono e incendiano il verde. E’ davvero bellissimo e ne approfittiamo per fermarci ogni tanto a scattare delle foto.
Il sentiero è semplice e scende sempre più nel folto del bosco, fino al monumento marmoreo con i simboli della Roma Imperiale, ossia la lupa e l’aquila, posto laddove “nasce il fiume sacro ai destini di Roma”.

Fino al XIX secolo, la sorgente del Tevere si trovava in Toscana, geograficamente parlando: poi, Benito Mussolini, nel 1923 fece modificare i confini tra le due province coinvolte, ossia Forlì ed Arezzo, in modo tale che il fiume nascesse nella provincia in cui lui stesso era nato.

E, il monumento marmoreo, venne inaugurato proprio in quell’occasione. In questo gesto così forzato, si riconosce tutta l’impronta propagandistica tipica del regime fascista.

Dopo esserci goduti qualche attimo di quiete, avvolti solo dal bosco e dal canto degli uccellini, appena ci rendiamo conto che stanno arrivando altri aitanti visitatori, stile orda barbarica, fuggiamo a gambe levate, riprendendo il sentiero da cui siamo arrivati! Peccato, era così bello fino a qualche minuto fa…

Raggiunto il parcheggio, ne approfittiamo per passeggiare pigramente nei dintorni del Passo del Fumaiolo: a parte un chiosco-bar ed un ristorante, non c’è altro, ma non importa, perché la nostra sola necessità, ora, è quella di gustare un fresco gelato, seduti all’ombra. Ed è esattamente ciò che facciamo, appollaiati su un comodo dondolo.
Quando saliamo in moto per tornare lentamente verso casa, la luce nel cielo ha cambiato la propria intensità e, come mi capita spesso, vengo invasa dalla sensazione di stare attraversando strade diverse, da quelle percorse all’andata. La verità è che ogni luogo, anche quello che si conosce meglio, può saperci sorprendere…basta un solo mutamento, una minima variazione, per dargli un aspetto diverso che ci sappia colpire nell’anima.

Claudia B. Daniele L. Kawasaki Ninja 

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