Cosa vedere a Barcellona e nella Francia del sud: itinerario di cinque giorni

Non c’è proprio nulla da fare: la breve toccata e fuga di qualche anno fa, nell’allegra capitale della Catalogna, ci ha lasciato una voglia immensa di conoscerla meglio.
Non deve sorprendere se, a Capodanno 2005-06, decidiamo di fare un breve tour che toccherà Arles, Nizza, Barcelona e Montserrat.
Partiamo dall’Italia con un tempo grigio e nevoso, unito ad un freddo pungente e, in cuor nostro, speriamo che in Spagna il clima sia migliore.
Dedichiamo l’intera giornata al trasferimento, godendoci il passaggio dei panorami che, almeno, una volta raggiunta la Costa Azzurra, sono baciati dal sole.
Solo dopo aver trascorso la notte in Francia, raggiungiamo il confine spagnolo e, in tarda mattinata, possiamo finalmente posare i piedi in quel luogo misterioso, magico e scenografico che è Montserrat. Siamo già in Catalogna, non lontani da Barcelona.
Francamente la strada che conduce al Santuario è strepitosa ma, sono onesta, piuttosto angosciante. Forse perchè noi la stiamo percorrendo in pullman, per cui siamo ancora più in alto rispetto a chi è in auto, forse perchè soffro di vertigini, fatto sta che l’affaccio sulla vallata mi crea un misto di stupore e terrore.
Nonostante siano passati dieci anni, ancora ricordo sia la tremarella che il piacere. Posso solo garantire che vale la pensa subire gli effetti delle vertigini se, ciò che c’è in fondo alla ripida strada piena di tornanti, è una visione come il complesso monastico di Montserrat, circondato dalle scenografiche montagne catalane. Non è uno spettacolo che si vede spesso. La storia di questo monastero, è legata a delle apparizioni cui un gruppo di pastorelli assistette, nell’880.
I piccoli dissero di aver sentito canti angelici e musiche celestiali sulle montagne, accompagnati da una luce intensa. Quando raccontarono l’accaduto ai genitori, questi si recarono nel luogo indicato dai bambini per verificare con i propri occhi. In effetti le visioni si verificarono per tutto il mese seguente.
A quel punto venne chiamato un prete, che si recò sulla montagna per cercare di capire se si trattasse di invenzione o manifestazione divina. Quando anche lui constatò che non si trattava di fantasia, ma che canti e luci provenivano da una grotta, un gruppo di religiosi esplorò la caverna e ritrovò un’immagine della Santa Vergine.
Il Vescovo cercò, allora, di portarla altrove in modo tale da esporla ai pellegrini, ma la statuetta divenne estremamente pesante e, questo fatto, venne interpretato come la volontà della Vergine di restare legata al luogo in cui era stata rinvenuta.
Oggi, la statuetta di 95 cm che pellegrini e turisti possono ammirare e a cui rivolgono le loro preghiere, è una Moreneta lignea, del XII secolo. Ha in grembo Gesù bambino benedicente e nella mano destra regge un globo, che rappresenta l’universo. Completamente dipinta in oro, solo il viso è scuro. E’ una statua bellissima. Nel 1881 la Madonna di Montserrat venne dichiarata Patrona della Catalogna.

Ma Montserrat è anche un luogo misterioso, in cui si dice che sia nascosto il Sacro Graal. Tradotto: il rischio di incontrare Giacobbo è alto!

La leggenda è legata al fatto che Wolfram Von Eschenbach, nella sua opera il “Parzival”, disse che il santo calice venne messo al sicuro nel castello di Munsalvaesche o Montsalvat, che in molti identificano con questo luogo; lo stesso Wagner, nel suo “Parsifal” afferma che Montsalvat si trova nelle montagne spagnole.

Persino Himmler venne qui in visita nel ’40, per verificare possibilità ed indizi sulla presenza della reliquia, il che non deve sorprendere, visto l’interesse maniacale mostrato dai gerarchi del partito nazista, per le reliquie più misteriose della cristianità. Di recente, la teoria del Graal a Montserrat, è stata ripresa nel romanzo dello statunitense Glenn Cooper.

Si, lo ammetto, anche io sono affascinata da tutte le storie, i misteri, le incognite, legate al sacro calice e, tra parentesi, ho adorato il libro di Cooper. Magari non mi metto a cercare la mitica reliquia tra le montagne, ma se c’e’ da leggere o sentire qualcosa al riguardo, mi troverete nella fila degli interessati!
Altro personaggio storico che passò di qui, pur non avendo nulla a che fare col Graal (quindi un non fan di Giacobbo) è Sant’Ignazio di Loyola che, nel 1522, lasciò la propria spada ai piedi della Madonna, prima vera dimostrazione della propria conversione.
L’intero complesso è un colpo d’occhio di grande effetto, strutturato su più piazze che assecondano i movimenti della montagna, con diverse strutture che, oltre alla basilica, ospitano una interessantissima sede museale, le dipendenze dei monaci e le zone destinate ad accogliere turisti e pellegrini.

Visitiamo inanzi tutto la basilica, molto bella nella sua unica navata con le cappelle laterali; passiamo sotto l’imponente portale su cui sono scolpite scene della Bibbia, per accedere al luogo in cui è possibile vedere la Moreneta, proprio sopra l’altare. 
Altra visita di estremo interesse è il museo, che raccoglie collezioni archeologiche con i ritrovamenti avvenuti sulle circostanti montagne, la sezione dedicata agli elementi liturgici e oggetti archeologici legati alla Bibbia e provenienti dall’Oriente, e la pinacoteca con opere di grande interesse di pittura italiana, fiamminga, francese e spagnola.

Ci sono addirittura alcune tele di Dalì, Picasso, El Greco e “San Girolamo in meditazione” di Caravaggio! Non me lo aspettavo, ammetto di essere rimasta momentaneamente a bocca aperta per lo stupore.

Usciamo nel sole del tardo pomeriggio invernale per godere del panorama mozzafiato e dei giochi di luce sulle arcane montagne, su cui il complesso è adagiato. E’ un luogo molto affascinante e, che il Sacro Graal sia qui o no, il senso di ignoto e mistero è indubbiamente una costante in questa zona.
Arriviamo a Barcelona nel tardo pomeriggio. Giusto il tempo di fare il check-in, una doccia e cenare che, nonostante la scomoda posizione dell’hotel, andiamo in centro per fare una passeggiata serale: con l’autobus raggiungiamo Placa Catalunya, proseguiamo lungo le Ramblas fino a Port Vell, dove ci fermiamo a bere qualcosa, insieme ad altre due coppie in viaggio con noi.

∞♦∞

Iniziamo la nuova giornata alla scoperta della meravigliosa Capitale della Catalogna: qui, per chi avesse dei dubbi, è impossibile annoiarsi o non sapere come trascorrere il tempo.

Uno scrigno d’arte e di vitalità, che contagia chiunque; persone gradevolissime, accoglienti, sempre pronte ad aiutarti; cibo ottimo; clima…. 17° di sole a dicembre! Scongeliamo gli arti, ma scongeliamo anche vista e cuore, davanti a tutto ciò che la città ha da offrire. 
Andiamo subito verso il Barri Gotic, l’antico quartiere medievale, con un tripudio di stradine caratteristiche e splendidi edifici gotici.

E’ possibile anche vedere alcuni resti dell’antico insediamento romano di Barcino. Siamo onesti fino in fondo: non sembra nemmeno di essere nella vivace e moderna città che tutti conosciamo!

Nel momento in cui si inizia a passeggiare per vicoli e piazze di questo spazio medievale, si viene automaticamente trasportati ai piccoli borghi della campagna Toscana.

Cuore del Barri Gotic è La Seu, la bellissima Cattedrale gotica di Santa Croce e Santa Eulàlia. Mirabile struttura del XIII secolo, furono aggiunte successivamente le cappelle e, solo nel XIX secolo, le guglie e la facciata, oggi in ristrutturazione, ispirate al gotico.

L’ interno è imponente ed incantevole dall’altare al coro ligneo, ai particolari delle cappelle; ma, lo stesso, lo si può dire del chiostro dove, a guardia della Santa Patrona della città, Eulalia appunto, ci sono tredici oche bianche.

Il numero tredici è simbolico in quanto rappresenta l’età della giovane martire e le tredici torture che subì dai romani. Le oche starnazzano al minimo segno di pericolo per la Santa che riposa, finalmente in pace, nel sarcofago posto nella cripta del laghetto. Vietato disturbarle, innervosirle o toccarle.

Quando usciamo nuovamente su Placa de La Seu , facciamo un giro fra le bancarelle del mercatino dell’antiquariato, molto caratteristiche con i tendoni a righe e i drappi color canapa. Difficile dire cosa, nel Barri Gotic non sia pittoresco, in realtà.

Continuando a passeggiare fra i begli edifici medievali, ci spingiamo fino a Placa Reial, un elegante spazio quadrato, con palme ed edifici porticati.

Ma, soprattutto, qui possiamo ammirare il primo lavoro commissionato ad Antoni Gaudì, i bellissimi lampioni che adornano tutta la piazza. Per i bontemponi che staranno assurdamente pensando: “Oh Claudia, sono solo lampioni!”. La risposta è no.

Quando si ha a che fare con il genio assoluto e sognatore di Gaudì, nulla è da dare per scontato, nulla “è solo..”. Splendidi lampioni, ornati da sei bracci che sorreggono altrettante lanterne sormontate dallo scudo alato del dio Mercurio. Sul fusto lo stemma della città. Sembrano essere scaturiti direttamente dal terreno.

Dato che siamo vicino alle Ramblas, percorriamo la lunga serie di ben sei viali, sempre molto frequentati da cittadini, turisti, ma anche da artisti di strada che si esibiscono in ogni angolo.

Quello che non sapevo e che scopro grazie alla guida, quella cartacea perchè quella vivente la incontreremo nuovamente nel pomeriggio, è che la parola rambla deriva dall’arabo raml, ossia sabbia, ed indica una strada ricavata da un corso d’acqua coperto o bonificato.

Oltre agli spettacoli di strada, ai negozi, ristoranti e bar, ci sono anche tanti punti degni di nota come: la Font de Canaletes, costruita dove secoli addietro sgorgava una sorgente le cui acque alimentavano un abbeveratoio per gli animali, successivamente venne usata come fontanile; la tardo gotica Chiesa di Betlem; il mercato della Boqueria; la Casa degli Ombrelli; un pavimento composto da sampietrini colorati, opera di Mirò; il Teatre de Liceu; infine, una volta raggiunto il lungomare, il grande monumento a Cristoforo Colombo.

Risaliamo in bus per raggiungere Placa d’Espanya, la monumentale piazza cittadina che si trova proprio ai piedi della collina del Montjiuc.

Al centro della piazza che, in realtà, è anche un importante nodo viario, è posizionata la Font Magica, vero e proprio omaggio all’acqua, dato che vengono rappresentati mari, oceano e fiumi che bagnano la Spagna.

Ci sono anche l’involucro della vecchia arena della città e, inconfondibili, le due torri veneziane che segnano l’accesso al viale che porta al Palau Nacional, sede del Museo di Arte Catalana, davanti al quale è posta la Fontana Magica, dove si può assistere ad un bello spettacolo serale di suoni e luci.

Saliamo quindi lungo la collina del Montjiuc, da cui si gode di un panorama grandioso sulla città e sul Mediterraneo. Il nome discenderebbe da “Monte dei Giudei”, per la presenza di un cimitero ebraico di epoca medievale; qualcuno dice si riferisca, invece, a “Monte Jovis”, per la presenza un tempio intitolato al dio romano.

Quello che è certo, invece, è lo stato di degrado in cui versò questa zona per anni, riqualificata per l’Esposizione Universale del 1929. Dopo nuovi anni di abbandono, gli edifici e la collina, tornarono allo splendore del primo Novecento, in occasione dei Giochi Olimpici del 1992.

Ci fermiamo proprio ad ammirare il così detto Anella Olìmpica, composto dagli edifici dello stadio, della piscina e del Palau Sant Jordi.

Imperdibili i punti panoramici da cui, trattandosi di una bella giornata, possiamo spaziare ampiamente con lo sguardo. Su questa collina, inoltre, si trova anche il Castello di Montjiuc, sede museale, ampiamente utilizzato per la detenzione di prigionieri, durante la dittatura franchista; anche qui c’è un meraviglioso belvedere che, tra l’altro, ci ricorda la nostra prima volta a Barcelona nel 2002, visto che siamo fermati proprio qui a fare le foto.

Torniamo sulle Ramblas per trascorrere un’oretta in libertà, prima della visita guidata del pomeriggio. Facciamo un giro pigro, ammirando gli artisti di strada, mangiando un panino in modo tale da continuare la passeggiata e goderci la bella giornata. 
Poi arriva LEI. Volete sapere LEI chi? Se vi dico: è imponente; un’opera utopistica ancora non portata a termine; espressione massima del genio di un architetto, che è l’emblema stesso dei Sogni tradotti in struttura. Avete indovinato? Messa così direi che è piuttosto semplice, dai diciamolo tutti insieme: il Temple Expiatori de la Sagrada Familia, di Antoni Gaudì.

Già in altre occasioni ho avuto modo di dichiarare il mio amore incondizionato, la mia venerazione, per questo “Maestro Assoluto del Modernismo”, quell’uomo dal talento sovrannaturale a cui un docente, durante la discussione della tesi di laurea disse che, nella sua carriera, o l’avrebbero considerato un genio oppure un pazzo.

Parliamo di un solo essere umano che vanta ben sette delle sue opere inserite nella lista dei siti dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Okay, sono talmente infatuata di lui che mi sto commuovendo.

Voglio anzi dichiarare ufficialmente che, oggi, aiutata da Daniele, ho realizzato il sogno di fare una foto abbracciata ad un pilastro della Facciata della Passione della Sagrada Familia. Volevo sentire l’anima di Gaudì. E vi garantisco, che quel Genio Artistico, ha inciso la propria anima in ogni singola opera da lui progettata: Gaudì è qui.

Egli prese in mano l’opera di costruzione nel 1883, rivoluzionò il progetto e lo seguì assiduamente fino alla propria accidentale morte. Anzi, gli ultimi anni si dedicò esclusivamente a questo edificio.

Non è stato ancora completato, ma non si sono nemmeno mai interrotti i lavori, anche perchè i catalani, estremamente orgogliosi del proprio Tempio e dell’Uomo cui appartiene, portano avanti l’opera senza accettare un solo centesimo dalla Curia, sovvenzionano i lavori esclusivamente con raccolte fondi, con parte del ricavato dai biglietti di ingresso, affinchè si possa operare liberamente sulla struttura, senza restrizioni e senza imposizioni, seguendo quanto più possibile l’idea di Gaudì.

A me piace pensare che, alla fine, il Maestro volesse rendere questa sua opera un gigantesco sito ricco di simbologie religiose, una sorta di manuale di storia dell’arte inciso sulla pietra e scritto, nel corso degli anni, da mani di artisti e artigiani, veramente innamorati della Sagrada Familia e della Catalogna.
Lui, l’“Uomo dei Sogni”, morto investito da un tram, viveva ormai in simbiosi con la sua Creatura tanto che, inizialmente, venne scambiato per un barbone; Lui, il “Maestro Assoluto”, che riposa eternamente fra le mura della sua “Figlia più Amata”
Ormai sono carica a pallettoni e, quando usciamo dopo la visita guidata, accompagnata da un Daniele assolutamente consenziente e da due coppie di compagni di viaggio, assolutamente fiduciosi, mi dirigo come un’invasata amante dell’arte, verso il Passeig de Gracia, con un solo obiettivo nel mirino: Casa Milà, detta anche la Pedrera, ancora una volta opera splendida di Antoni Gaudì.

Arriviamo su questo che è considerato uno dei tesori dell’architettura a livello mondiale, un viale elegantissimo su cui, in seguito ad una riqualificazione urbanistica del 1860, vennero costruiti alcuni fra i più begli edifici modernisti che occhio umano avrà mai la possibilità di ammirare.

Certo, ci sono anche tanti ristoranti, negozi, bar, insomma si tratta di un polo nevralgico della città ma, francamente, ai miei occhi le spese pazze perdono qualunque interesse se, fra gli alberi spogli, mi trovo davanti opere come Casa Batllò e Casa Milà di Gaudì, oltre ad altri edifici monumentali di immensa bellezza, come casa Amatller dell’architetto Cadafalch, o Casa Lleò Morera di Montaner.

Stiamo parlando di un’area definita Manzana de la Discordia (pomo/ isolato del disaccordo), proprio per le diverse interpretazioni del Modernismo che, i tre artisti, diedero ai loro progetti e per lo strepitoso risultato che ottennero, tanto da non sapere quale sia il più bello (io ho già votato i miei preferiti… ma il voto è segreto). Dai, siamo sinceri, le grandi firme non possono nulla contro tutto ciò!

Visitare La Pedrera, in una limpida serata catalana di fine dicembre, mi sta dando il colpo di grazia, dopo l’esperienza mistica vissuta alla Sagrada Familia.

Mi dispiace, non posso farci nulla se, il mio personale pellegrinaggio per rendere onore al Grande Maestro, il toccare con mano le sue opere (si, l’ho fatto anche qui, ho gentilmente abbracciato uno dei pilastri del tetto terrazzato), mi sta facendo emozionare immensamente.

Ho avuto bravissime professoresse, che mi hanno fatto conoscere e amare il Sognatore più grande della Storia dell’Arte. E non dirò mai  loro grazie abbastanza.
Rientriamo in hotel per una doccia ed una cena veloci e, subito dopo, torniamo in centro ma ci dividiamo dal resto del gruppo: i nostri compagni di viaggio, infatti, andranno a vedere uno spettacolo di Flamenco mentre noi, avendovi già assistito a Palma di Maiorca, ne approfittiamo per fare una lunga passeggiata serale.

E’ vero che stiamo esplorando e visitando da questa mattina presto, ma a Barcelona non si può assolutamente resistere. Percorriamo tutto il Passeig Marìtim fino alla Marina di Port Vell, dove ci sono molti locali e ristoranti ma, essendoci innamorati del Barri Gotic, ci spingiamo verso il quartiere medievale dove, alla fioca luce dei lampioni, camminiamo sui vialetti acciottolati semi deserti, pervasi dalla sensazione di aver fatto un salto nel passato.

E’ molto suggestivo, molto d’impatto. Ritorniamo “nel presente” quando troviamo alcuni localini frequentati da diverse persone, rendendoci conto che Barcelona pulsa sempre di vita, anche quando sembra profondamente addormentata.

∞♦∞

Inizia l’ultima giornata di questo 2005 che, ovviamente-fortunatamente-splendidamente, trascorreremo sempre qui in città. 
Prima tappa di giornata, prevede una visita al Port Olimpic e a la Barceloneta: okay ragazzi, si va al mare!

Sfioriamo i 18° in fondo, le giacche sono già slacciate, il cielo è azzurro, niente umidità, direi che se avessimo i costumi potremmo persino fare il bagno (forse).
Il Port Olimpic è nato sia dalla necessità di adattare la città per i giochi olimpici del 1992, sia per ospitare gli atleti nel villaggio olimpico, sia per lo svolgimento delle gare di vela.

Non distante si trova la vasta spiaggia del quartiere Barceloneta. E’ presto, quindi c’è grande tranquillità, ancora niente folle di turisti, perciò ci spingiamo fino alla battigia e passeggiamo un pò.

Dobbiamo prepararci al “Momento-Gaudì” della giornata, perché si sa, non c’e’ giornata trascorsa qui a Barcelona che possa trascorrere senza sfiorare con mano l’Arte del Maestro.

Ci dirigiamo perciò a Parc Guell, commissionato a Gaudì dall’imprenditore Eusebi Guell: fra i due vi fu un lungo e proficuo rapporto lavorativo, non è un caso che il mecenate volle affidare a lui l’incarico nel 1900.

Un lungo operato, di ben 14 anni di cui, purtroppo, l’architetto non vide mai l’inaugurazione. Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di una città-giardino, ma alla fine venne aperto come parco pubblico per i cittadini di Barcelona. In una delle case visse anche Gaudì per qualche anno, prima di trasferirsi alla Sagrada Familia. 
Creò un ambiente magico e fantastico. Qui la natura si interseca perfettamente con le architetture, quando ci si muove attraverso i sentieri di Parc Guell e ci si imbatte nelle creazioni architettoniche del Maestro, si ha la sensazione che quelle splendide strutture non potrebbero essere da un’altra parte. Quello, è loro posto di diritto.

Nonostante egli abbia utilizzato materiali come calcestruzzo, vetro, mosaici e ceramica dai colori sgargianti, l’idea è quella di natura e architettura che convivono, la mano e la genialità dell’uomo hanno preso spunto dalla natura e con la natura si sono fuse.

Speciale, magico, fiabesco luogo: i due edifici portati a compimento sembrano casette di marzapane che hanno preso vita; il colonnato obliquo sembra scaturire direttamente dal terreno; la salamandra simbolo stesso del parco, dà l’idea di poter scendere dalla scalinata, da un momento all’altro; e quella terrazza panoramica, con le splendide sedute in mosaico: seriamente, una persona potrebbe restare lì per tutta la vita!

Sotto questo ampio spazio aperto, la stanza delle cento colonne (che cento non sono) sorprende per il soffitto sinuoso e palpitante, come se fosse in grado di respirare. Un ventre accogliente.
Ecco cosa c’e’ nelle opere del Maestro… respirano, vivono, sono il completamento della sua fantasia, si animano della sua stessa forza e genialità. Provare per credere.

E’ arrivata l’ora di pranzo e, dopo essere stati riportati sulle Ramblas, dove nel frattempo troviamo tanti banchetti che vendono uva, ritenuta beneaugurante per il nuovo anno, decidiamo di pranzare con alcuni compagni di viaggio, prima di separarci per le visite individuali del pomeriggio.

Scegliamo casualmente un ristorante in Placa Reial e, devo dire, in questo caso l’istinto ha ripagato: paella per tutti, tranne per Daniele che sceglie una mega bistecca di Girona, sangria a fiumi, in fondo è l’ultimo giorno dell’anno, e dobbiamo festeggiare, poi una crema catalana da urlo. La compagnia è piacevolissima, si è unita a noi anche la nostra accompagnatrice, e passiamo un paio d’ore davvero gradevoli fra battute e tante risate. 
Al termine, ci diamo appuntamento  a cena e proseguiamo con le visite, dato che ognuno ha in mente un programma preciso: per quanto ci riguarda, ci dirigiamo nuovamente al Passeig de Gracia, giusto per controllare che le case di Gaudì siano ancora al loro posto, poi prendiamo la metropolitana per raggiungere Placa de Espanya e arrivare a piedi al Poble Espanyol, altra attrattiva del Montjiuc.

Si tratta di un parco tematico, dove sono stati ricostruiti edifici ed elementi architettonici tra i più importanti di tutta la Spagna. Il progetto è di Josep Puig I Cadafalch, che aveva pensato a questa installazione in occasione dell’Esposizione Internazionale ma, alla fine, non fu mai smantellato visto il successo riscontrato.

Trascorriamo un pomeriggio molto piacevole, passeggiando in questo villaggio in miniatura, ma comunque vivibile, a grandezza quasi naturale, con vicoli, scorci, piazze ed edifici che ospitano gallerie d’arte e atelier, negozietti di artigianato, caffetterie, ristoranti.

Vengono anche organizzati diversi eventi, ad esempio questa sera sono stati allestiti dei gazebo che ospiteranno la festa di Capodanno. E’ come fare il giro della Spagna in una sola giornata e noi ce lo godiamo in totale spensieratezza.

Rientriamo in hotel per prepararci. Ceniamo con il resto del gruppo poi, tutti insieme, andiamo in centro a salutare il nuovo anno. In realtà non ci sono grandi eventi all’aperto, perciò ci fermiamo sul Passeig Maritim per brindare all’arrivo del 2006. Qui, però, rischia di consumarsi, a scelta, uno di questi due drammi:
-dramma primo, venire colpiti da bottiglie di vetro lanciate a caso, tipo palla da bowling tirata da giocatore inesperto;
-dramma secondo, i pericolosissimi chicchi d’uva! Tradizione vuole, infatti che, allo scoccare della mezzanotte, vengano mangiati di seguito dodici chicchi di uva, seguendo il rintocco delle campane che, a mio avviso, è un pò troppo rapidino. Non voglio addurre scuse, ma seguire il ritmo spagnolo di ingurgitamento chicchi, si è quasi trasformato in tragedia.
Buon 2006! (se l’uva non ha la meglio su di noi).

∞♦∞

Questa mattina piuttosto presto, partiamo alla volta della Francia. Siamo tutti in coma profondo, dormiamo per quasi l’intera durata del viaggio. ùIo dormo soprattutto per non piangere, perchè l’idea di lasciare Barcelona e tutto ciò che rappresenta, con le sue incommensurabili bellezze e i suoi splendidi abitanti, mi fa male. Provo un forte dolore da distacco, perciò dormire si rivela l’attività meno triste.
Nel pomeriggio, quando il sole è alto e forte, facciamo una pausa per visitare la storica cittadina di Arles, vera roccaforte dell’Impero Romano, metropoli delle Gallie e centro religioso di grande importanza dell’Impero stesso.

Fu addirittura una delle capitali, sotto Costantino, poi prefettura delle Gallie e, ancora, sede vescovile; nel Medioevo capitale del regno di Arles. Insomma, non stiamo parlando di un borghetto di poco conto! 
Ovviamente, l’impronta lasciata dai romani, è ancora ben impressa nel tessuto urbanistico e negli edifici, splendide vestigia dell’antichità, a partire dalla monumentale Arena di Arles, anfiteatro costruito alla fine del I secolo, plaza de toros più antica del mondo, ancora perfettamente conservata, per proseguire con il Teatro Antico, le terme di Costantino, la necropoli.

Oggi ci sono poche persone che passeggiano per la città, così ci perdiamo fra i caratteristici vicoletti, fino a che sbuchiamo nella monumentale Piazza della Repubblica, ampia, elegantissima, su cui si affacciano edifici di grande importanza, sia religiosi che civili, come la Chiesa di Sant’Anna, la Chiesa di Saint Trophime, il Municipio, il Palazzo del Podestà e l’obelisco romano al centro.

Visitiamo la Cattedrale romanica e il chiostro di Saint Trophime, “Patrimonio dell’Umanità” dell’Unesco, poi ci spostiamo verso il Teatro Romano e le Terme: i resti di questo edificio sono sull’esterno del centro storico, così possiamo spingerci fino al Rodano per vedere i giochi di luce e i riflessi del tardo pomeriggio.

Mi piacciono i passaggi dai vicoli stretti e ameni, ai monumenti simbolo inequivocabile della grandezza storica di ArlesDi certo ci vorrebbe una giornata intera per scoprire al meglio la cittadina e tutte le sue importanti opere d’arte, non di certo qualche ora.

Arriviamo a Nizza molto tardi, abbiamo solo il tempo di fare una doccia al volo prima di andare in ristorante per una deliziosa cena tipica.

Le visite le lasciamo a domani, stasera vogliamo solo trascorrere qualche momento giocoso con i nostri compagni di viaggio quindi, dopo cena, andiamo al casinò. Io e Daniele puntiamo una somma piccolissima e, lo ammetto, ottengo una vittoria di 20 euro con un gettone da pochi centesimi, regalatomi da un compagno di viaggio molto fortunato. Che sia di buon auspicio per il nuovo anno?

∞♦∞

Sole splendente su Nizza questa mattina e freddo pungente. Ma, con un cielo così azzurro, non si può che aver voglia di iniziare le visite quanto prima.
Partiamo dal belvedere, che ci dà un’idea di come sia strutturata la vivace città della Costa Azzurra, con il porto, la Promenade des Anglais, il centro storico che si allarga subito alle spalle, la verde Collina del Castello, proprio al di sopra della costa.
Passando dalla Promenade, dove ci sono già diverse persone che camminano, corrono o si godono semplicemente il sole, ci dirigiamo verso la Chiesa Russa Ortodossa di San Nicola.

Siamo di fronte al più grande edificio fuori dalla Russia, dedicato al culto ortodosso. La prima Chiesa ortodossa di Nizza venne fatta costruire in un altro punto della città ma, dato il numero elevato di russi che si trasferiva in Europa nel XIX secolo, ci si rese conto che questo edificio era troppo piccolo.

Nel 1903, quindi, si iniziò la costruzione di questa cattedrale, all’interno del Parco Bermond, sul luogo dove era morto il figlio dello Zar Alessandro II. 
La struttura è imponente, coloratissima, con un numero elevato di elementi decorativi valorizzati dall’utilizzo di materiali come ceramica, pietra e mattoni. L’iconostasi è bella da togliere il fiato, in legno ricoperta di bronzo e rame, con rappresentazioni dei quattro evangelisti che scrivono della venuta di Gesù, e scene dell’Annunciazione.

Punto focale sono la Croce e la Madonna del Segno, con i palmi delle mani rivolte verso l’alto in segno di ringraziamento, mentre Gesù bambino è rappresentato dentro una sfera. Io mi prendo qualche minuto extra per ammirare i dettagli delle preziose icone. Ho solo un commento da fare: wow.

Saliamo alla Collina del Castello, dove il panorama sulla Baia degli Angeli è incantevole e, i giardini, un architettonico e meraviglioso parterre.

Abbiamo un pò di tempo per passeggiare fra verde, aiuole curatissime, punti panoramici, gazebo in muratura, tra i quali si intrecciano i tralicci spogli delle viti. Con il sole che splende ormai alto e la vista a perdita d’occhio, è tutto incredibilmente scenografico.

Scendiamo di nuovo in centro, dove abbiamo un pò di tempo libero prima di tornare in Italia. In realtà non facciamo chissà cosa, ci limitiamo ad una bella camminata sul lungo mare, conosciuto appunto come Promenade des Anglais, per l’alto afflusso di reali e aristocratici inglesi, che venivano a Nizza dove si godeva di un clima mite e salubre.

E’ molto piacevole ed elegante, considerando la lingua di spiaggia e acque cristalline da un lato, e l’infilata di edifici della Belle Epoque, dall’altro. L’aria frizzante ma, tutto sommato mite, ci colpisce con grazia accompagnando i nostri passi.

Per il pranzo ci spostiamo nel cuore del centro storico, a pochi passi dall’elegante Palais de l’Opera, dove troviamo un mercatino dell’antiquariato e tantissimi ristorantini che fanno anche servizio all’aperto, sotto dei colorati tendoni.

Potremmo impiegare meglio il nostro tempo libero ma, onestamente, siamo un pò stanchi e persino parzialmente affamati, perciò con alcuni compagni di viaggio, ci sediamo in un ristorante per pranzare con calma, in modo da approfittare di queste ultime ore insieme per chiacchierare e stare in compagnia; poi, terminate le nostre portate, ci muoviamo pigramente tra le bancarelle del mercatino, osservando gli oggetti esposti e godendoci il sole di questa allegra giornata di inizio gennaio.

Meglio farlo ora, perchè in Italia ci aspetta la neve.
Questi sei giorni trascorsi tra Francia e Spagna, principalmente nella mia amata Barcelona, li ricordo ancora oggi, dopo tanti anni, soprattutto per le meravigliose emozioni e gioie che la città catalana e la sua gente, mi hanno lasciato.

Non è un caso se, ogni volta che rimettiamo piede in questa vivace capitale, per noi è come tornare a casa: Barcelona ti abbraccia la prima volta, poi non ti lascia più

∞♦∞

Consigli utili
-Comunico alle autorità catalane che nessuna opera di Antoni Gaudì ha subito maltrattamenti durante questo viaggio e la stesura di questo racconto. Sconsiglio a tutti di abbracciare i monumenti del Maestro: non si fa! 
-Se andate a Monteserrat e avvistate ombre misteriose e movimenti sospetti, prima di gridare all’apparizione, assicuratevi che non ci sia in giro Giacobbo che cerca il Sacro Graal!
-Io non amo il patè d’oca, ma voglio avvisare gli estimatori di questa pietanza che, le oche belle paffutelle e coccolose, presenti nel chiostro della Cattedrale di Barcelona, sono SACRE! E, secondo me, pure un pò pericolose, quindi fate voi.

Claudia B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *