Cosa vedere ad Arezzo in un giorno

Che io nutra un piuttosto malcelato debole per Piero della Francesca, è cosa ormai nota e risaputa. Voglio dire, in fondo non faccio del male a nessuno con questa mia artistica fissazione, no?
A parte, forse, a Daniele, che deve seguirmi alla scoperta delle opere di Piero, sia in Toscana (ne ho scritto qui), siano esse esposte alla National Gallery di Londra (questo il nostro diario di viaggio).
Alla fine, però, anche per lui può essere una grande occasione: nessuno è mai morto o ha subito strane ripercussioni fisiche, a causa di “eccellente arte italiana”, giusto? Ad essere onesta, rileggendo questa frase, mi sono accorta che assomiglia drammaticamente alla scusa accampata dall’assassino, per giustificare il proprio crimine…
Tralasciando gli inutili sensi di colpa, direi di passare al racconto di oggi: dopo cinque giorni di pausa-viaggio, in cui ci siamo dedicati ad un itinerario sulle strade della Stiria, in Austria, ho pensato di iniziare il nuovo anno, proponendovi la breve gita giornaliera fatta nel 2007, in occasione della grandiosa mostra ospitata dalla città di Arezzo, dedicata al mio amato Piero, dal titolo “Piero della Francesca e le Corti italiane”. Con l’occasione sono state riunite opere del Maestro, degli artisti che lo ispirarono o che a lui si ispirarono, ed io non ho proprio potuto perdere l’evento! 
C’è da dire che, l’occasione, si presenta a noi piuttosto ghiotta, per inserire anche una dovuta e splendida visita alla città di Arezzo, un vero gioiellino artistico, una di quelle cittadine che non andrebbero mai trascurate ma, troppo spesso, lo si fa: sbagliato!
Arezzo è una vera perla, racchiusa tra quattro spettacolari vallate che, a loro volta, meritano una particolare attenzione: Casentino e Valtiberina (che noi abbiamo spesso modo di percorrere in moto, territori splendidi, ricchi di panorami e borghi mozzafiato), ma anche Val di Chiana e Valdarno. Insomma, come le perle più rare, Arezzo è preservata in uno scrigno di incommensurabile bellezza…
La storia di Arezzo è antichissima, questa zona fu abitata sin dalla preistoria, anche se fu durante il periodo etrusco, che Arezzo crebbe e si sviluppò come centro, a partire dal IX secolo. Con l’ampliarsi del potere di Roma, la città insieme agli altri insediamenti etruschi cercò, senza positivo successo, di arginare le mire espansionistiche della potenza emergente.
Fino a quando, nel III secolo, Arezzo venne conquistata dai romani mantenendo, comunque, il proprio ruolo di importante centro civico. Divenne, anzi, il terzo centro più importante in Italia.
Subito dopo la visita alla mostra dedicata a Piero, per cui impieghiamo l’intera mattinata, decidiamo di inoltrarci nel centro storico, partendo dallo splendido Duomo della città, l’elegante Cattedrale gotica dei Santi Pietro e Donato, la cui costruzione iniziò nel 1278, per terminare solo nel 1511. La facciata, invece, sostituì quella precedente e fu ultimata solo nel XX secolo, in arenaria, secondo lo stile neoclassico.

In realtà, ciò che per me costituisce la punta di diamante del duomo, è lo strepitoso affresco di Piero della Francesca (si, ragazzi, non ne ho ancora avuto abbastanza…), dedicato a Maria Maddalena, eseguito tra il 1460 ed il 1466. L’opera resta leggermente nascosta, posizionate in penombra nella navata di sinistra…un vero peccato perché, ai più sfugge.

Invece è un vero capolavoro: la figura è classicheggiante, estremamente elegante e regale, dallo sguardo mesto e giovane, regge in mano l’ampolla contenente l’unguento con cui avrebbe unto il corpo di Cristo.

E, in questo piccolo particolare, Piero mostra grande maestria, rappresentando il contenitore luminoso, con un ritorno di luce, difficile da ottenere nella tecnica dell’affresco….che artista egregio, riesce sempre a riservare un tripudio di sorprese!

Quando usciamo, dalla posizione sopraelevata su cui è posizionato il duomo, possiamo godere di una panoramica d’eccezione sul Palazzo del Comune, costruito nel 1333, per ospitare le supreme magistrature cittadine, sin dal Basso Medioevo.

Dopo la caduta dell’impero romano, in effetti, Arezzo subì le invasioni da parte dei popoli barbari, ma mantenne comunque un certo prestigio.

Quando i Longobardi la conquistarono, edificarono castelli e pievi, aumentandone il patrimonio architettonico; annessa successivamente dal Sacro Romano Impero, attorno al X secolo prese potere la figura del vescovo-conte. Eletto dall’Imperatore stesso, questa figura aveva, di conseguenza, potere effettivo sulla città. Un potere che venne limitato nel momento in cui Arezzo divenne libero Comune.

Nei secoli successivi, furono erette la nuova cinta muraria, le case-torri, così come il Duomo, le chiese di San Francesco e di San Domenico.

Nel nostro peregrinare fra i vicoli di Arezzo, troviamo una piccola trattoria, dove decidiamo di fermarci a pranzo. Piatti semplici e genuini, cortesia e tranquillità, nel fresco accogliente dell’ambiente rustico, ci permettono di riposare e assaporare con gusto ogni pietanza, prima di riprendere la passeggiata.
Attraverso le belle vie circondate dai palazzi signorili, ci imbattiamo nella Casa Museo di Ivan Bruschi, ospitato nel sontuoso Palazzo del Capitano del Popolo, di fronte alla spettacolare facciata di Santa Maria della Pieve: praticamente siamo stretti tra un cumulo di opere d’arte e non sappiamo su cosa posare gli occhi nell’immediato!

Scegliamo di visitare per prima la casa di Bruschi, dove l’antiquario aretino, ideatore della Fiera Antiquaria d’Arezzo, raccolse le sue opere con l’idea di conservarle e mostrarle ai posteri. La mostra è ampia, spazia su vari circuiti espositivi e, la cornice rappresentata dallo stesso edificio, vero fulcro della storia di Arezzo, aumenta notevolmente lo stupore suscitato dai numerosi oggetti, allestiti in maniera egregia.

All’uscita, con grande disappunto, troviamo Santa Maria della Pieve ancora chiusa, perciò ci spostiamo verso la monumentale Piazza Grande, cuore elegante della città d’Arezzo, su cui la parte absidale della Pieve, fa bella mostra di sé.

L’intera spazio è sbalorditivo, immenso salotto che trasuda fascino d’altri tempi, lascia il turista senza parole per il sinuoso concatenarsi di edifici i quali, pur appartenendo ad epoche diverse, sembrano nati per sostenersi e completarsi. Magia dell’arte…

Ne approfittiamo anche per entrare in qualche negozietto di artigianato locale ad ammirare le belle merci esposte, prima di raggiungere la Basilica di San Francesco e partecipare alla visita guidata, che ci conduce attraverso la magnifica storia del ciclo di affreschi sulla Leggenda della Vera Croce, realizzato da Piero della Francesca nel coro della chiesa, tra il 1452 e il 1466, per volere della famiglia Bacci.

La sequenza di immagini, narra la storia del sacro legno dalla Genesi, fino al ritorno del Crocifisso a Gerusalemme, nel 628 d.C., basandosi sugli eventi di cui si parla nella Bibbia e nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Un fotogramma storico-religioso-artistico, davvero notevole e sbalorditivo.

Usciamo nel soleggiato pomeriggio estivo e, con grande pace dei sensi e degli occhi (eh beh, dopo così tanta artistica bellezza, sarebbe impossibile vedere in maniera cupa, il mondo attorno a noi…) passeggiamo ancora fra i vicoli pittoreschi, senza perdere la visita alla Chiesa di San Domenico, iniziata nel 1275 e terminata nel XIV secolo, all’interno della quale è esposto il mirabile crocifisso ligneo del Cimabue, un vero capolavoro del Duecento, opera di quello che fu il Maestro di Giotto…e scusate se è poco!

Arezzo, in realtà, è un vero tripudio di architetture religiose, uno “scontrarsi continuo” con splendidi edifici, che si incastrano nell’elegante tessuto urbano, richiamandoci all’interno per assorbire secoli di mirabile storia dell’arte. Un vero capolavoro questa città!

E’ piuttosto tardi, ormai, perciò ci avviamo verso il parcheggio, per recuperare l’auto, scegliendo un itinerario che ci permetta di ammirare altri scorci della bella cittadina: in fondo Arezzo, oltre alle ampie piazze e ai viali eleganti, è caratterizzata da pittoreschi vicoletti che sono tutti da scoprire e amare. Visto che fa tanto caldo, ci sediamo qualche minuto sotto la gradevole ombra di un albero, per gustare un freschissimo gelato.

Salutiamo infine Arezzo: dò un personale, sensoriale abbraccio, al mio amato Piero della Francesca, che ha guidato ogni nostro passo, in questa indimenticabile giornata e, con calma, ci avviamo a casa.

Immersi nel tramonto estivo, con il sole caldo e fiammante ad inondare le vallate di Casentino e Valtiberina, che attraversiamo per raggiungere Sansepolcro, saliamo verso il Valico di Viamaggio, nostra personale porta sull’arte, la quale ci permette di raggiungere a piacimento, in soli pochi passi, il cuore storico dell’Italia.

Claudia B.

2 Commenti

  1. Anonimo

    Ci sono stata questa estate ed Arezzo mi ha sorpresa positivamente. Dopo aver visitato la mostra di San Domenico ed aver visto la Madonna del Parto dovevamo chiudere il cerchio vedendo i dipinti della Leggenda della Vera Croce. Inoltre Arezzo ci ha dato molto di più : la casa del Casari e la fortezza medicea per fare due esempi. In quel fine settimana c'era una manifestazione ricca di rievocazioni storiche che andavano dal medioevo al rinascimento partendo dalla storia romana che ad Arezzo è rappresentata da uno splendido anfiteatro e un ancor più bel museo. Insomma sono stata molto felice di esserci andata. Anna Maria Barbieti

    1. Visitare i luoghi di Piero dà sempre un’emozione unica. Vuoi perché ne segui la vita, vuoi perché sono angoli d’Italia da sogno -e anche vicino a noi.
      Sai che anche io l’ho considerata una sorta di cerchio che doveva chiudersi? A suo tempo mi sono ritrovata lì soprattutto per la mostra e il ciclo di affreschi…ma poi è successo che Arezzo mi ha conquistata.
      Non so se sei già stata, ma nel caso ti suggerisco anche una visita di Sansepolcro, in modo da ritrovare un altro pezzo di Piero.
      Claudia B.

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