Cosa vedere in Casentino: itinerario in moto tra borghi e pievi

“Che fretta c’era, maledetta primavera…”, cantava Loretta Goggi. Ecco, io mi chiedo perchè, al contrario, questa benedetta primavera del 2012, non abbia nessuna fretta di palesarsi.
Ragion per cui, appena le previsioni ci graziano con una indicazione positiva per il fine settimana, organizzo in fretta e furia un itinerario in moto, che ci permetta di godere delle meraviglie del Casentino, una’area della Provincia di Arezzo, ricca di rocche e borghi, il tutto immerso in un paesaggio indimenticabile. 
Dalla Romagna, si può raggiungere facilmente dal Valico di Viamaggio, per  la gioia di Tuono, che adora sgranchirsi le gomme sui tornanti appenninici.
Carico lo zainetto blu, con macchina fotografica, acqua e un veloce pranzo al sacco, composto da pane, formaggio e salumi, semplice e gustoso; Daniele prepara Tuono e, una volta pronti, partiamo per la Toscana. 
Dopo una sosta caffè al bar del passo, scendiamo verso Pieve Santo Stefano e continuiamo lungo il Passo dello Spino; attraversiamo Chiusi della Verna spingendoci fino a Bibbiena
Poco prima del paese, ci fermiamo e scendiamo dalla moto, un pò doloranti dopo la lunga tratta, per visitare il Santuario di Santa Maria del Sasso, importante luogo di culto mariano.
La Chiesa venne edificata nel 1347, nel luogo in cui la Madonna apparì sopra ad una rupe, ancora oggi visibile. Si tratta di una struttura piuttosto vasta, ci sono ben tre chiese, dove vivono e operano i padri domenicani e anche delle suore di clausura.
Il tutto sorge attorno ad un chiostro, sulle cui mura sono dipinte scene tratte dalla Bibbia e, al centro, c’è una colorata fioritura di piante primaverili. Molto intima la chiesa inferiore, dove è visibile il sasso dell’apparizione, un luogo accogliente, di grande raccoglimento.

Ripartiamo alla volta di Bibbiena, che risale ai tempi degli Etruschi: facciamo una breve passeggiata nel centro storico vivacissimo, visto che ci sono molti bimbi che passano la Prima Comunione, in questa domenica di maggio. Viali lastricati e palazzi in pietra, si alternano ad affacci panoramici sul verde Casentino.

Risaliamo in moto per raggiungere Poppi, inserito nel circuito “I Borghi più Belli d’Italia”. Parcheggiamo in Piazza della Repubblica, vicino all’imponente Castello dei Conti Guidi, dove troviamo un angolino defilato per consumare in nostro pranzo al sacco, con panchine affacciate sulla meravigliosa vallata sottostante, di un verde intenso intervallato dai campi di grano.

Non sarà un ristorante super lusso, ma per noi è il massimo, in questo tiepido e limpido primo pomeriggio di maggio.

Terminato il pranzo, iniziamo la visita del centro storico di Poppi, proprio dal Castello medievale dei Conti Guidi.

Il sito fortificato risale al 1191, ma il Conte Simone Guidi lo fece ristrutturare nel 1274: la parte più antica della struttura è stata attribuita a Lapo di Cambio, mentre quella risalente alla fine del XIII secolo, all’architetto Arnolfo di CambioNon è un caso che l’edificio ricordi tantissimo Palazzo Vecchio di Firenze che, proprio Arnolfo di Cambio, edificò successivamente. 
Credo che in Italia non esista luogo in cui non abbia soggiornato Dante (ma quanto viaggiava quell’uomo, sarebbe davvero la persona giusta per scrivere un articolo del mio blog!) e, ovviamente, il Castello di Poppi non è da meno. Tra il 1307 e il 1311, Dante fu ospite del castello e, pare, che qui scrisse il Canto XXXIII dell’Inferno.

Scendiamo nel cuore del centro storico, un pò appesantiti dall’abbigliamento da moto ma, comunque, decisi a goderci la passeggiata in questo esemplare borgo medievale. 
Incontriamo subito la Propositura dei Santi Marco e Lorenzo, edificio religioso del 1284, caratterizzato da una sola navata, di fronte cui c’e’ l’Oratorio della Madonna del Morbo, dalla particolare pianta esagonale, cinta da un portico.

Proseguiamo lungo i caratteristici viali porticati del centro spostandoci, prima, verso i vecchi bastioni che si affacciano sul Casentino, poi verso la Badia di San Fedele, struttura romanica dell’XI secolo, ricca di notevoli opere d’arte. Gli interni sono massicci, con archi a tutto sesto e soffitti a cassettoni; splendido il crocefisso di scuola giottesca che sovrasta l’altare.

Ci sono pochissimi turisti in giro per il borgo, quindi il fascino medievale del luogo è ancor maggiore: scorci caratteristici, palazzaetti porticati a perdita d’occhio e punti panoramici sull’esterno della città, che permettono di ammirarne completamente la disposizione. 

La passeggiata è così piacevole, che ci troviamo a trotterellare per il borgo ridendo e scherzando… si, ho detto proprio trotterellare, come i trentatré trentini dello scioglilingua!

Torniamo da Tuono saltellanti e piuttosto accaldati, non vediamo l’ora di salire in sella per proseguire le visite godendo di un pò d’aria fresca: prossima tappa Pieve di  San Pietro a Romena.
Si tratta di una splendida struttura, della metà del XII secolo, sottoposta a diversi, difficili restauri, dopo aver subito grossi cedimenti strutturali e gli effetti di un devastante terremoto.

Oggi, però, appare in tutta la sua imponente bellezza, dalla facciata in pietre conce, al monumentale abside, con due ordini di arcate e alcune aperture che permettono alla luce di filtrare sull’altare maggiore. Quella absidale, è anche la prima parte dell’architettura che salta all’occhio, mentre si raggiunge la Pieve, ed è memorabile!
L’interno è uno spettacolo del romanico, disposto su tre sobrie navate, il soffitto a capriate, il presbiterio preceduto da una scalinata e le colonne monolitiche, sormontate da particolareggiati capitelli istoriati. 
Attorno alla Pieve, ci sono giardini curatissimi e molto piacevoli, con tante piante e fiori, peccato sia pieno di pellegrini, oggi, perciò è difficili godersi la pace del luogo.

Risaliamo in moto con l’idea di spingerci fino alla località di Stia, passando dal Castello di Romena, uno di più antichi fortilizi del Casentino e, in questo modo, ci troviamo a percorrere una stradina panoramica, dove ci sono fiori gialli ad ornare i terreni, campi di grano ancora acerbi su cui spiccano macchie di papaveri rossi, il tutto mosso dal vento e, all’orizzonte,  le colline verdissime che circondano la vallata.

Sembrano realmente tocchi di pennellate date alla maniera impressionista, tratti giustapposti di colore che palpitano. E’ talmente bello che “ci vediamo costretti” a fare diverse soste fotografiche.

A Stia ci fermiamo per prendere un caffè e, dopo una rapido consulto, cambiamo il programma che prevedeva di tornare a casa facendo il Passo della Calla: mentre eravamo in moto, infatti, ho scorto in lontananza un agglomerato di casupole in pietra che mi  ha colpito. 

E’ così che ci troviamo a visitare un borghetto idilliaco che risponde al nome di Castel San Niccolò, dove il rombo irrequieto di Tuono sconvolge momentaneamente la pace dei pochi abitanti. Ci sentono arrivare dalla vallata, non si può dire che non ci siamo presentati, no?
Il paese è delizioso, piccolo ma ristrutturato perfettamente e curato con grande attenzione. Questo abitato in pietra è un antico fortilizio dei Conti Guidi, se ne hanno notizie già dal 1029.

La parte più importante è l’antica residenza del signore, posta nella parte alta, che è collegata alle sottostanti abitazioni e alla chiesa, il tutto circondato dalle antiche mura e dalla torre che, oggi, è la torre dell’orologio, la stessa che ha attirato il mio sguardo dalla strada.

Il palazzo o fortezza, è stato residenza dei conti Guidi e, successivamente, dei Podestà fiorentini. Una visita brevissima la nostra, ma di grande impatto, una vera sorpresa fuori programma.

Quando raggiungiamo Tuono, è già tardo pomeriggio, perciò ci rimettiamo in sella per tornare a casa, facendo la stessa tratta dell’andata e ammirando con grande piacere i colori del Casentino, che brillano sotto il sole dalle tonalità più intense del pomeriggio.
Un itinerario meraviglioso, per una domenica che ha decisamente il gusto della primavera.

Claudia B. Daniele L. Aprilia Tuono 

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