Cosa vedere nei dintorni di Ascoli Piceno in un fine settimana

I DINTORNI DI ASCOLI PICENO

Il territorio nei dintorni di Ascoli Piceno è recentemente stato vittima (uso volontariamente questo termine), del violento terremoto che ha scosso l’intero centro Italia. Un crocevia di regioni dal fascino incommensurabile, che la natura non ha risparmiato né per cui ha avuto pietà. Alcuni centri di Marche e Lazio, sono stati spazzati via dal sisma, come fossero pedine di un grande domino, mentre altri tra Umbria e Abruzzo pur se marginalmente sfiorati, hanno subito crolli.

Eppure, che ci crediate o meno, i dintorni di Ascoli Piceno restano ancora oggi meravigliosi da visitare: borghi sonnolenti, paesaggi che stringono il cuore e ben due Parchi Nazionali, regalano la certezza di poter creare itinerari che toccano l’anima. Amanti dei piccoli paesi, della buona tavola, della natura e della vita all’aria aperta, possono ritrovare qui tutto ciò che desiderano.

Il viaggio in moto nei dintorni di Ascoli Piceno, è nato dalla volontà di spingermi fino a Castelluccio di Norcia, per ammirare la fioritura delle lenticchie. Salvo poi trasformarsi nell’occasione di visitare pittoresche borgate come Acquasanta Terme e Castel Trosino. Non solo. Abbiamo deciso di raggiungere le vicinissime località di Amatrice e Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, per vedere con i nostri occhi le condizioni in cui versano. Così da poter suggerire cosa fare nelle zone terremotate nei dintorni di Ascoli Piceno, in modo da spingere il turismo verso questo territorio che merita tutto il nostro appoggio.

AMATRICE E ACCUMOLI, A POCHE DECINE DI KM DA ASCOLI PICENO

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Dintorni di Ascoli Piceno: Acquasanta Terme.

Pur avendo già visitato in passato Ascoli Piceno e i suoi dintorni, in occasione di un fine settimana nelle Marche, non ci siamo mai fermati ad Acquasanta Terme, né a Castel Trosino. Questo viaggio in moto ai Sibillini, è l’occasione per porre rimedio alla mancanza, esplorando nel contempo luoghi nuovi nei quali assaporare contemplazione e relax.

Acquasanta Terme la raggiungiamo dopo una corsa in moto attraverso il verde inteso delle Marche. Un colore vivo, abbagliante, che rappresenta la pienezza della natura, troppo spesso sia amante che carnefice per il centro Italia. Le strade sono ben tenute e permettono di guidare in sicurezza. Se si trova fila, è a causa dei semafori direzionali per i lavori in corso, dato che l’attività di ripristino non deve fermarsi.

È un caldo sabato di Luglio. Arriviamo ad Acquasanta Terme poco prima di pranzo. Lasciata la moto, decidiamo di non sederci subito a tavola, nonostante la tentazione sia forte, ma di fare una passeggiata per le vie del borgo. Vi sono ancora tante parti chiuse, è vero. La “zona rossa” è lì a ricordarci che, la mano amica della natura, può rivoltarsi contro di noi in un istante. Nonostante ciò, la dignità di Acquasanta Terme, il suo orgoglio di vecchia signora che non si arrende al destino, ce la fa amare subito alla follia. Con quel rispetto che si proverebbe nell’ascoltare la voce di una nonna.

Parliamo con le persone. Ci perdiamo nei loro sorrisi pieni di speranza. Un borgo che, prima del sisma, in questo periodo sarebbe stato pieno di turisti, ora si ritrova vuoto, ma pronto a rinascere. Vicoli delicati raccontano il fascino di Acquasanta Terme, in attesa di tornare allo splendore che la caratterizzava. Mi si stringe il cuore, alla luce dei fatti, mentre mi perdo negli occhi illuminati degli abitanti, che osservano noi (pochi) turisti rianimare la loro casa. E mi sento fiera, anche se non ne ho motivo, per aver scelto di essere qui oggi. A mostrare quanto ancora ci sia da vedere.

Una volta comodamente seduti in cantina per pranzo, ritroviamo la territorialità anche sulla tavola. Una cucina di confine, che unisce quattro regioni legate indissolubilmente. Marche, Lazio, Abruzzo, Umbria, sono nel menù e nei piatti. Ordiniamo un ricco cestino di fritti misti, seguito da mezze maniche alla norcina per Daniele e gnocchetti con zucchine e guanciale croccante, per me. Un’esplosione di sapore!

Dove parcheggiare la moto ad Acquasanta Terme: lasciamo la moto nel parcheggio di Corso Gregorio Schiavi. Non essendoci posteggi per le moto ed essendo quasi cancellate le linee anche per le auto, la posizioniamo lateralmente sotto ad un albero.

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Cosa non perdere nei dintorni di Ascoli Piceno: Castel Trosino.

Castel Trosino l’abbiamo scelta come luogo di pernottamento, di questo viaggio in moto verso il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Trascorriamo un piacevole pomeriggio di relax nella piscina del nostro B&B, ammirando il panorama e ascoltando la colonna sonora creata delle cicale. Non posso immaginare nulla di più perfetto. O forse si, quando le ore passano e si trasformano nel gioco sereno di due adulti tornati bambini: perché giocare non è limitato ad una fascia di età, non si è mai troppo grandi per farlo! Nel momento in cui a 37 anni suonati, si prova la voglia di giocare e ridere sguaiatamente, significa che si è con la persona giusta, nel posto giusto.

GIOCARE A NASCONDINO SI PUò: TANA PER DANIELE!

Poco prima del tramonto, ci prepariamo per andare a Castel Trosino, dove ho prenotato la cena. Vogliamo arrivare quando ancora c’è luce, per fare una passeggiata e qualche bello scatto. Non dobbiamo nemmeno spostare la moto, dato che il B&B è alle porte del borgo e vi si giunge con una camminata di pochi minuti.

La sera è piacevole, non eccessivamente calda, anche perché siamo immersi nella natura nei dintorni di Ascoli Piceno, per cui non si risente dell’afa di un centro cittadino. Castel Trosino è un borgo medievale che, per la sua struttura, ricorda una Civita di Bagnoregio in miniatura. Sorge su un colle di travertino (a Civita invece è composto da tufo, argilla e lava) e vi si accede solo da un’unica strada attraverso la monumentale porta d’ingresso. Tutto attorno è strapiombo, con un panorama ampio sulla vallata!

Stretto tra le mura di cinta, Castel Trosino è l’esempio del borgo da favola, per eccellenza. Piccolo, silenzioso, pieno di fiori e pietra. I vicoli che diventano modelli a cui fare scatti infiniti. Le piazze gioiello, minuscole e disabitate, sembra quasi siano state allestite dalla mano di una fata buona.

Un labirinto chiuso sulla rupe, tra storie e leggende che si perdono come voci lontane. Una di queste riguarda la Casa di Re Manfrì, dove avrebbe vissuto una giovane e splendida fanciulla, di cui si innamorò perdutamente Manfredi, figlio illegittimo di Federico II. In effetti, appena l’ho vista, ho pensato subito a qualche storia romantica tipo “Romeo e Giulietta”… chissà, forse a causa della loggetta, da cui mi sarei voluta sporgere, per recitare la famosa scena del balcone. Peccato che Leonardo di Caprio non fosse disponibile per il remake.

Terminiamo la serata romantica dei dintorni di Ascoli Piceno, cenando proprio a Castel Trosino, in un’antica taverna molto suggestiva. Una ricca carrellata di antipasti, un primo piatto al ragù, dolce per Daniele e una candela accesa ad illuminare il tavolo. Mentre fuori scende la notte, su questo indimenticabile fine settimana.

Dove parcheggiare la moto a Castel Trosino: c’è un ampio parcheggio poco prima dell’ingresso al paese, in cui lasciare i mezzi. Alcuni motociclisti sono arrivati fino alla piazza centrale, ma non ho certezza che sia possibile farlo sempre. Meglio non rischiare.

Per dormire: abbiamo prenotato la struttura su Airbnb, usufruendo anche di un buono sconto di 15€. Cliccando qui, potete scaricare il vostro!

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Itinerario in moto nei dintorni di Ascoli Piceno: verso i parchi nazionali.

Iniziamo la nuova giornata con un’abbondante e serena colazione, sotto al portico del nostro B&B. Amo i porticati, tento di convincere Daniele a farmene uno da dieci anni, ovviamente senza riuscirci. Per cui appena posso, sfrutto al massimo quelli altrui! Frutta fresca, dolci, yogurt, succhi e cappuccino, ci preparano alla lunga giornata in moto.

Il nostro programma è quello di arrivare ai Piani di Castelluccio, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, per ammirare la fioritura delle lenticchie.

I PIANI DI CASTELLUCCIO A LUGLIO

Daniele però, desidera anche spingersi sino alle vicine Accumoli e Amatrice, per vedere personalmente la situazione dei borghi dopo il terremoto. Mano a mano che saliamo lungo la SS4, la stessa percorsa ieri per arrivare ad Acquasanta Terme, i paesaggi diventano sempre più belli, mentre le condizioni degli abitati che attraversiamo, ovviamente peggiorano. Ci sono gru e cantieri aperti ovunque, segno che i lavori procedono. Lo stesso vale per il ripristino e la sistemazione delle strade, dove spesso si trovano semafori direzionali. Ciò non toglie che siano ben tenute e si possa guidare piacevolmente, sentendosi protagonisti di un quadro.

Le condizioni di Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Accumoli e Amatrice, così come di tutti i piccoli borghi disseminati lungo la SP89 che, insieme alla SP477, porta ai Piani di Castelluccio, sono quelle di paesi in cui sembra essere stata sganciata una bomba. Immagini che difficilmente si possono cancellare. Non dimenticherò mai il piccolo triciclo rosa incastrato tra le macerie di un edificio, oppure il materasso ancora coperto di lenzuola, che sporge da una palazzina senza facciata. Forse perché sono segni inequivocabili del mostro, che è passato sbranando la quotidianità. Quello che durante la visita in Friuli abbiamo conosciuto attraverso la mostra “Tiere Motus”, qui lo vediamo inesorabile come agghiacciante presente.

Eppure, la natura che tende la mano amica, ma in un attimo si rivolta con selvaggia bramosia, resta l’attrazione principale per queste terre martoriate. Montagne rigogliose, che possono accogliere escursionisti o amanti delle passeggiate, a piedi ma anche a cavallo. Tracciati stupendi per noi motociclisti, così come per i ciclisti. In un tripudio di panorami che, dai dintorni di Ascoli Piceno, si ampliano fino al Parco Nazionale dei Monti Sibillini, per sfociare nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Due polmoni verdi, stretti attorno al cuore fragile dell’Italia.

In attesa di avere indietro questa terra, è un onore essere qui a visitare ciò che resta, per portare un contributo e bearsi della bellezza dei panorami, dei sapori e dei sorrisi di speranza sui volti delle persone. In loro si percepisce forte il desiderio di avere una possibilità per ripartire… e con il turismo, possiamo accendere la speranza, trasformandola in una certezza.

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin

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4 Commenti

  1. Oddio quando hai detto guanciale croccante ho avuto un sussulto 😛 Che darei per averne una porzione (leggi tre) qui davanti a me! Dev’essere stata dura dover ripartire da zero in quei posti, come dice Silvia regalare un po’ di ottimismo e fiducia con il turismo potrebbe essere la chiave giusta…altrimenti se aspettano lo Stato fanno vecchi!
    La fioritura delle lenticchie è una cosa troppo speciale per gli occhi! Pensa che ne sono venuta a conoscenza solo qualche anno fa -cosa gravissima- spero di rimediare la prossima stagione di fioritura e spero che in occasione di una mia futura visita le cose in questi luoghi siano finalmente ritornate “quasi” come prima 🙂 Un bacione grosso a voi e ad A.T che vi ha fatto vedere questi luoghi speciali! :***

    1. Dani tieni solo a mente di andare (se ti fosse possibile) in settimana, perché sabato e domenica diventa persino difficile muoversi. Purtroppo.
      Ma vedrai, una volta respirata quest’area, si instaurerà un legame profondo con lei. Con i suoi borghi, i suoi paesaggi, le tradizioni che si miscelano così bene tra loro.
      Nel frattempo mi auguro anche io che si attivi la ricostruzione. Vedere questa terra così colpita è stato un trauma, non lo nego. Eppure trovare tante persone interessate, intente a ripopolarla piano piano con il turismo, mi ha anche invaso di forte speranza.
      Possiamo fare tanto con il nostro essere viaggiatori, e penso che sia una cosa davvero stupenda.
      Un abbraccio grande e una bottiglietta di gas di scarico d’annata, da parte di A.T. (ha un modo tutto suo di dimostrare affetto…).
      Baci,
      Claudia B.

  2. Sicuramente il turismo è un ottimo strumento per far ripartire l’economia di questi posti, e forse anche per ridare un po’ di ottimismo e di fiducia alle persone del posto che si sono trovate dall’oggi al domani senza niente (e non riesco nemmeno a immaginare come ci si possa sentire).
    La fioritura deve essere uno spettacolo!

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