Diario di viaggio sull’isola di Sao Miguel: itinerario di dieci giorni

Finalmente si parte! La nostra destinazione per questo agosto 2014 è Sao Miguel, l’isola principale dell’arcipelago delle Azzorre, un patrimonio naturale inestimabile che brilla al centro dell’Oceano Atlantico, a metà strada tra Europa ed America.
Dopo aver organizzato il viaggio in autonomia (clicca qui per leggere il post dedicato), siamo pronti a lasciare la nostra quotidianità, per immergerci in un sogno fatto di blu, verde e bianco, oltre che di distese d’ortensie a perdita d’occhio.
Il primo lunghissimo giorno, è servito per i trasferimenti: volo con scalo, piacevolissimo, non fosse che, sulla prima tratta, io e mio marito eravamo seduti mooolto lontani, grazie alla legge di Murphy: voglio dire, non è sua la teoria sulla fila? Quella secondo cui se cambi fila, sicuramente quella si fermerà e quella da cui ti sei spostato, proseguirà senza intoppi? Ecco, al momento del check-in, questa è una legge da considerare, sempre. 
Se a questo uniamo il fatto che l’aereo sembrava un parco giochi per bimbi leggermente posseduti dal demone del volo, che accentuava la loro sensibilità ad urlare nel momento stesso in cui tu stavi per addormentarti, ecco diciamo che la sola nota piacevole del Milano-Lisbona è da attribuire al fatto che l’aereo sia arrivato a destinazione…. 
Invece, dopo una bella colazione da Starbucks, saliti sul Lisbona-Ponta Delgada, ci siamo completamente rilassati, sonnecchiando per tutto il tempo, svegliandoci solo per il pranzo, avvolti dalla pace data dall’essere sospesi fra cielo e oceano. Chi dice che l’azzurro in tutti i suoi toni rilassa, ha ragione. Quindi se qualcuno sta pensando di rinfrescare la camera da letto, l’azzurro oceano è l’ideale. 
E poi, immaginate la scena: tu stai dormendo e, qualcosa, forse una sensazione sotto pelle ti sveglia. E, appena ti rendi conto di dove sei, guardi fuori dal finestrino. Ed è allora che lo vedi. Dopo due ore di azzurro, vedi un verde intenso, inframmezzato da sprazzi di bianco dei villaggi, del marrone della terra e del blu intenso dei laghi. E, poco prima di toccare terra, avvisti quel meraviglioso isolotto vulcanico dalle cui scogliere, otto mesi prima, hai visto la gara di tuffi che ti ha lasciato senza fiato. Lei, la tua isola, quella che tu hai scelto, è proprio lì e ti aspetta.

L’arrivo all’aeroporto Nordela di Ponta Delgada, è stato alquanto pittoresco, penso che non lo dimenticheremo mai, ancora ridiamo pensandoci. Voglio dire, probabilmente fa parte delle usanze locali scendere in mezzo alla pista, e passeggiare amabilmente fino al ritiro bagagli, ovviamente seguiti a vista dagli addetti.

Diciamo che non sai se, gli isolani, si augurino in questo modo che un aereo atterri improvvisamente sui turisti, togliendo loro ogni voglia di invadere questo paradiso, o se cerchino così di metterli a proprio agio, del tipo: “Ma si, andate pure dove volete!”.

Ma nulla da dire sul servizio reso: aeroporto piccolo ma tenuto come Dio comanda, ritiro bagagli rapidissimo (a momenti, complice la piacevole passeggiata su pista, sono i bagagli che devono ritirare noi) bagni puliti, nuvole al posto giusto.

Il ritiro dell’auto (in questo post tutte le informazioni sul noleggio) si svolge non proprio rapidamente, ma d’altronde non siamo soli, quindi dieci minuti in più non fanno la differenza.
Soprattutto perché l’esito dell’attesa è un’adorabile Twingo color puffo, che accompagnerà ogni nostro km percorso a Sao Miguel, per l’incredulità degli isolani che, a parte la nostra Twingo e una Mercedes anni ’80, di questo colore non devono aver mai avvistato nemmeno un’onda dell’oceano.
Per il resto della giornata riusciamo solo a dormire e a cercare un posto in cui cenare. Lo so, non fa molto “Noi uomini duri”, ma eravamo in viaggio dalle 23e30 del giorno prima, l’età avanza e, onestamente, non avevamo intenzione di mangiare trippa come nel suddetto film.
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Il secondo giorno, però, abbiamo iniziato con le visite vere e proprie. Ho strutturato le escursioni per blocchi, decidendo ogni mattina dove andare, seguendo le previsioni meteorologiche per la giornata. Sfruttando il wifi dell’hotel, ho trovato un ottimo sito da consultare.
D’accordo, abbiamo appurato che l’instabilità meteorologica tiene attivo il viaggiatore, ma la mia macchina fotografica potrebbe avere qualcosa da ridire in proposito.
Partiti dopo un’abbondante e piacevole colazione in hotel, abbiamo comprato tutto l’occorrente per il pranzo, al supermercato, compreso un coltello per tagliare il pane, ribattezzato la “sciabola”, per i suoi devastanti effetti sulle mie mani.
Infatti, dopo il primo utilizzo, abbiamo appurato che, se non volevamo finire il disinfettante, i cerotti… o finire direttamente al pronto soccorso (non necessariamente in questo ordine), i panini li avrebbe preparati mio marito, io mi sarei dovuta limitare alla scelta degli ingredienti.
Faccio notare che il supermercato comprendeva un bar che serviva un caffè strepitoso. Giusto per dire che abbiamo bevuto caffè più buono in mezzo all’ oceano che in tante capitali europee. Quindi, per i successivi dieci giorni, la nostra giornata è iniziata con colazione, spesa, caffe’.
Il bello dell’isola di Sao Miguel, oltre alle strade davvero tenute bene (vale il commento fatto per il caffè e le capitali europee), sono i punti panoramici continui e perfettamente segnalati, così come le principali attrattive turistiche e le continue “merenderie”, ossia luoghi di sosta attrezzate dove pranzare e cenare.
Vi sono tavoli, panche, gazebo, tutte dotate di barbecue, la maggior parte ha anche bagni e vendita di legna per il fuoco. Praticamente gli isolani “vivono” in questi posti.
Grigliatina ad ogni ora del giorno e della notte, con veri e propri bivacchi, poi salto alle piscine naturali o in spiaggia, doccia fatta sul posto e, verso sera rientro a casa per una chiacchierata fuori dal portone con i vicini. Voglio dire, perché pagare Tasi, Tari, Imu, Irpef… varrebbe quasi la pena trasferirsi in una merenderia azzorriana…
Se le strade sono ben tenute, però, questo non significa che non siano frequentate dalle più svariate forme di vita e di trasporto. Non capita di rado di trovare il carrettino guidato alacremente da un aitante giovanotto, che trasporta sul cassone un amico ed un maiale. Però tutti hanno il casco.. tranne il maiale, ovvio.
Oppure uomini a cavallo che portano a spasso il cane, non è che chi porta il proprio cucciolo ai giardinetti sia per forza il più figo. O, ancora, calessi con nonno e nipote che vanno a prendere il latte. E su questo Gianni Morandi non avrebbe avuto nulla da ridire, anzi, sai che gioia a veder realizzato l’inno di una vita.

E’ così che, circondati dal verde e dall’azzurro, da panorami incantevoli, animali al pascolo e filari di ortensie a perdita d’occhio, siamo arrivati al villaggio di Sete Cidades, dove ci fermiamo per un caffè ed una breve visita alla parrocchiale. Questa località è un piccolo gioiello adagiato in una vallata, che è il cratere di un vulcano ormai spento.
E’ uno dei luoghi più suggestivi e famosi dell’isola, per la sua vicinanza al Lagoa Verde e al Lagoa Azul, che formano gli spettacolari Laghi di Sete Cidades, visibili in tutta la loro immensa bellezza da vari punti panoramici, in particolare dal Miradouro Vista do Rei.

Da qui si può notare bene la differenza del colore delle acque, data dalla presenza nel Lagoa Verde, di una particolare alga che ne intensifica il colore. Oltretutto, dal Miradouro, dove sono presenti parcheggi e servizi igienici, parte una bella passeggiata, lunga ma semplice, che costeggia tutto l’ex cratere vulcanico.

Quindi da una parte ci saranno splendide panoramiche sul villaggio, sui laghi e sulle coltivazioni; dall’altro, affacci mozzafiato sull’oceano. Il tutto circondato da filari d’ortensie a perdita d’occhio e animali al pascolo.

Nonostante il tempo minacciasse pioggia (e vabbè, alla fine questo repentino cambiamento ci voleva, se no saremmo rimasti troppo male), abbiamo proseguito con altre soste panoramiche e naturalistiche, di estrema bellezza. E abbiamo fatto bene, visto che dopo solo qualche goccia, il tempo è tornato rapidamente bello.
Abbiamo fatto una passeggiata al piccolo Lagoa Do Canario; quindi abbiamo proseguito per un miradouro affacciato sui crateri vulcanici della zona di Sete Cidades, ormai trasformati in placidi specchi d’acqua; infine, dopo una breve visita ai Lagoa des Empadadas, un vero e proprio giardino caratterizzato da laghetti naturali circondati da conifere, siamo saliti fino a Caldeiras de Ribeira Grande, dove ci sono fumarole e si produce acqua frizzante, in maniera naturale.
Una volta tornati a Lagoa, giusto per non farci mancare nulla, abbiamo fatto una piacevole sosta balneare alle piscine naturali poste a cento mt. dal nostro hotel. Un modo per socializzare con l’oceano prima di cena!

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Il nuovo giorno ci porta alla scoperta dell’isolotto di Vila Franca do Campo. Si, lo stesso che otto mesi fa ha dato il contributo “fatal-televisivo” alla scelta di Sao Miguel.
L’Ilheu de Vila Franca è il cono di un vulcano ormai spento e sommerso dall’oceano. E’ anche riserva protetta, quindi solo un numero limitato di persone al giorno vi può accedere.
Vi sono battelli che ogni ora partono dal porto della bella cittadina. Una volta arrivati, ti issano sul molo naturale, nel senso che due omaccioni muscolosi ti tirano su a forza, altrimenti rischi di cadere in mare e, una volta a terra ci si può godere appieno la piscina naturale che si è formata nel cratere vulcanico.
Tutto attorno a te la roccia e, al di fuori, l’oceano impetuoso che si abbatte sulla bassa scogliera. Sull’isola ci sono servizi igienici e servizio di pronto intervento.
Dopo esserci goduti mezza giornata di pace, bagni e sole, quando il flusso turistico ha iniziato a straripare, abbiamo deciso di pranzare, aiutati dalla “sciabola”, e tornare a terra per dedicarci al resto del nostro intenso programma.

Abbiamo visitato la piacevolissima cittadina di Vila Franca do Campo, una passeggiata meravigliosa in questo centro dalla tipica architettura portoghese. Edifici bianchi , una bella e fiorita piazza principale su cui si affaccia anche la cattedrale.

Subito dopo siamo saliti al Santuario della Madonna da Paz, non solo un punto panoramico su Vila Franca, su tutta la costa, l’isolotto e le coltivazioni di banane, ma anche un luogo spirituale importantissimo e di grande pace. Si sale al santuario da un’imponente scalinata in azulejos, con scene tratte dalla vita di Cristo. 

Il resto del pomeriggio lo abbiamo trascorso meravigliosamente a scorrazzare per l’isola, prima facendo una sosta al Miardouro Pico do Ferro, da cui si gode di una panoramica meravigliosa sulla Valle di Furnas e il suo lago vulcanico; quindi, da bravi motociclisti, anche se la Twingo puffo non assomigliava troppo alla nostra moto, abbiamo percorso una spettacolare strada panoramica, conosciuta come Salto do Cavalo, una sorta di passo che abbraccia tutta la valle di Furnas.

Oserei dire di una bellezza da fare male agli occhi. Ormai completamente a nostro agio per le stradine secondarie, abbiamo girovagato un po’ fino a trovarci a nord dell’isola. E qui abbiamo trovato il Miradouro di St. Iria e la strada del legno, che abbiamo percorso prima di rientrare in hotel. 

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Il 15 di agosto per noi, inizia con un trekking alla Lagoa do Fogo, uno splendido lago di origine vulcanica. Dal miradouro principale, inizia un sentiero di discesa, attraverso vegetazione e rocce, che conduce sulle sponde del lago.
Dopo varie soste fotografiche per ammirare il lago in tutta la sua bellezza e i continui giochi delle nuvole, iniziamo pacatamente la discesa. E, visto che il 15 agosto non è tale senza un pic-nic, scoviamo un angolino tranquillo, ci mettiamo in costume e, insieme alla nostra fidata “sciabola”, prepariamo una veloce merenda.
Detto fra noi, facciamo anche una feroce partita a carte, che finisce quasi con la richiesta di divorzio da ambo le parti, ragion per cui lasciamo perdere, raccattiamo i nostri beni e partiamo per la meta successiva.
Ci dirigiamo verso il parco di Caldera Velha, dove un semplice sentiero porta verso pozze di acqua calda termale a cascate, nelle quali è possibile fare il bagno.
Una vera e propria pacchia, oltre al piacere di stare a diretto contatto con la natura. Ovviamente ci sono servizi, docce, panchine, gazebo, rastrelliere per appoggiare le proprie cose mentre si fa il bagno.
Nel tardo pomeriggio siamo andati verso la bella cittadina di Ribeira Grande, per una passeggiata, una sosta al miradouro e alla grande spiaggia vulcanica di Santa Barbara.
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Il nuovo giorno ci porta verso la parte est di Sao Miguel, per poi salire verso nord. Un giro impegnativo, ma estremamente panoramico.
Dopo una passeggiata nella cittadina di Povoaçao, ci siamo fermati a vari miradouri che, in questa parte dell’isola sono veri e propri giardini.
Verso mezzogiorno ci troviamo all’altezza del Faraol de Arnel, dove scendiamo per visitare il faro e il porticciolo.
Ci fermiamo anche a pranzare vista oceano, sotto ad un gazebo, mentre un temporale oceanico si abbatte sulla costa. La nostra “sciabola” comunque, deve aver spaventato il maltempo perché, seppure non esce il sole, smette comunque di piovere.

Ci dirigiamo verso la cittadina di Nordeste, dal centro storico piccolo e grazioso, prima di proseguire per il parco di Ribeira do Guilherme. Si tratta di un parco privato, ma i proprietari sono stati così cortesi da permetterci di fare una breve visita. 

Le Azzorre sono note anche per avere sul proprio territorio le uniche piantagioni di tè europee, per questo a metà pomeriggio andiamo a visitare una delle due fabbriche di tè di Sao Miguel, la Chà Gorreana, con le sue rigogliose piantagioni a vista sull’oceano. Si visita la fabbrica, si assaggiano i loro tè, buonissimi, e si possono acquistare i loro prodotti a prezzi ottimi. 
Subito dopo abbiamo raggiunto il villaggio di Ribeirinha, da cui è facile arrivare alla Ponta do Cintrao, col faro e la zona panoramica, oltre al porto naturale di St. Iria.
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Una delle giornate che più ho amato a Sao Miguel è stata quella che, dal villaggio di Capelas, con il piccolo centro storico e il porticciolo incassato nella roccia, attraverso vari punti panoramici, ci ha portati fino all’ indimenticabile Mosteiros, con la bella e vivace piazza principale e le sue piscine naturali, dove ci siamo un po’ rilassati tra pennichella al sole e bagni nell’oceano.
Non volendo interrompere così la giornata, abbiamo raggiunto la Ponta do Escalvado, un punto panoramico dove, in passato, ci si appostava per avvistare i cetacei, per proseguire verso il Faro di Ferraria e le sottostanti piscine naturali.
Un meraviglioso agglomerato di vento feroce, scogliere nere, oceano impetuoso che si abbatte all’ interno delle piscine, protette dagli scogli. Un’emozione unica.
 
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Il nuovo giorno ci porta di nuovo nei pressi del Lagoa do Canario, per effettuare una camminata panoramica al Pico do Carvao, conosciuta come Serra Devassa, che ci ha permesso di ammirare laghetti vulcanici altrimenti nascosti.
Quindi, circondati da verdi intensi da un lato e dall’oceano dall’altro, siamo partiti per questa escursione, agevolati da un bel sole splendente. 
Dopo pranzo ci spostiamo nuovamente sulla costa, per visitare la cittadina Agua de Pau e per fare un bel bagno nella sua piscina affacciata sul porticciolo di Caloura, ed alimentata dall’acqua dell’oceano, oltre che nelle suggestive piscine naturali.
Qui, in effetti, possiamo goderci molto di più il paesaggio e il relax, visto che sono meno frequentate della zona portuale.
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Dedichiamo un’intera giornata alla Valle di Furnas e alle sue numerose attrattive. Questa è la zona in cui, la natura vulcanica dell’isola, si nota maggiormente, per la presenza di caldeiras che ancora fumano e sobbollono.

Non a caso, uno dei piatti tipici di Furnas è il cozido, un insieme di carne e verdure che i ristoranti locali cuociono in delle buche scavate nel terreno bollente.

Ogni ristorante ha la propria. Noi, per non tradire la “sciabola” non abbiamo assaggiato il cozido, ma io mi sono gustata una deliziosa pannocchia cotta in sacchi di iuta all’interno del terreno. 

Furnas, oltre alla cittadina davvero accogliente, offre un numero piuttosto elevato di cose da visitare: il suo lago di origine vulcanica, le fumarole, il meraviglioso giardino botanico Terra Nostra, il parco termale Poca da Dona Beja, il lussureggiante parco cittadino.

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L’ultima giornata ufficiale di visite la trascorriamo visitando la capitale di Sao Miguel, Ponta Delgada, dal bel centro storico in stile portoghese, con il suo importante e allegro porto turistico, il lungo mare, le numerose chiese e i giardini botanici, fra i quali noi abbiamo scelto di visitare Jardìn Jose Do Canto, dove abbiamo trovato un albero di banane in piena fioritura.
Nel primo pomeriggio visitiamo una piantagione di ananas, frutto per il quale le Azzorre sono rinomate, unica coltura di questo tipo sul territorio europeo, un pò come per il tè.

Nelle serre si possono vedere tutti i momenti della produzione di ananas, che è piccolo, ma di una dolcezza unica. Ecco perchè non bisogna mai giudicare una creatura dalla sua grandezza… lo dice una che non tocca il metro e sessanta di altezza.

Proseguiamo per la visita di un parco veramente grazioso, il Ribeira dos Caldeiros, dove trascorriamo un paio di ore piacevolissime, passeggiando fra cascate, laghetti e vecchi mulini ristrutturati.
Prima di rientrare a Lagoa, per un ultimo bagno nelle piscine naturali, ci fermiamo a visitare e a bere un tè, nella seconda piantagione dell’isola, quella di Porto Formoso. Il posto è molto carino e il tè buono, peccato non siano ben organizzati come alla Chà Gorreana.
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L’ultimo giorno abbiamo il volo di rientro nel pomeriggio, perciò ci alziamo con calma, facciamo i bagagli, riponiamo con cura “la sciabola” nel bagaglio di stiva, sia mai che ai controlli di sicurezza decidano che non possa venire con noi in Italia, consumiamo la nostra colazione e andiamo a visitare la Chiesa di San Rocco, vicino ad un miradouro molto bello. Facciamo anche un’ultima passeggiata a Ponta Delgada, prima di andare in aeroporto a consegnare la nostra Twingo puffo.
Ora, io non so mai reagire bene alla fine di un viaggio, non ci sono mai riuscita in tredici anni di viaggi, e non posso iniziare ora. In genere vengo pervasa da una tristezza profonda, mi si blocca lo stomaco e mi scendono le lacrime per l’imminente distacco, non posso fare a meno di sentirmi così.

Però, la partenza da Sao Miguel mi ha strappato un doppio sorriso, che mi ha molto aiutata: prima di tutto per la passeggiata in mezzo alla pista che, visto il successo dell’andata non potevamo non ripetere; in secondo luogo perché, un attimo dopo esserci staccati da terra (uno dei miei momenti preferiti, durante il quale sono combattuta fra la voglia di sbattere la testa contro il sedile davanti e la necessità di dire il rosario…io la regina del volo!) mentre salutavo la mia isola delle ortensie, mi è caduto l’occhio su un puntino puffo e mi sono illuminata: la Twingo!

Amorevolmente lavata e parcheggiata eccola lì, pronta ad accompagnare altri viaggiatori alla scoperta di un’isola dispersa nell’Oceano Atlantico, che per dieci giorni è stata il nostro mondo e che per il resto della vita sarà il ricordo di un sogno meraviglioso.

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Consigli utili.
-Non scambiate mai, mai, mai, il ringhio feroce di un isolano, che si rivolge a voi, per un tentativo di saltarvi alla giugulare, rapirvi e chiedere il riscatto. In realtà, magari, sta solo cercando di spiegarvi, in dialetto azzorriano, che, nei giorni di festa, il parcheggio è gratuito.
-Se decidete di andare a cena nella capitale Ponta Delgada e, quindi, indossate qualcosa di carino, cadere in mezzo ad un incrocio, a quattro zampe, non è un’idea felice.

-Se pensate che portare un intero flacone di disinfettante e tanto cotone e garze sterili, possa essere esagerato, non è così! Dipende sempre da quanti saranno i dirupi in cui scivolerete durante i trekking… ma anche da quanto le lame saranno interessate alle vostre dita.

Claudia B.

10 Commenti

  1. Che bel viaggio mi hai fatto fare in questo paradiso!!! Sembrava di essere lì…soprattutto in una merenderia…chissà che bello…mi ha dato un senso di libertà, di vita rilassata e di grande condivisione. Le foto sono bellissime!!! E comunque tranquilla anch’io ne combino di tutti i colori ahahah a casa, in viaggio…sempre 😉

    1. Mi verrebbe da dire che faccio danni anche quando dormo, ahahahah!
      Sono felice che tu abbia provato la sensazione di trovarti in viaggio con noi, in particolare in questa destinazione così piena di paesaggi, attimi di colore, profumi e natura 🙂
      Hai colto pienamente il senso sai? Libertà, tranquillità, condivisione, sono sul serio caratteristiche di Sao Miguel!
      Grazie per essere passata e per i bei complimenti 😉
      Claudia B.

    1. Ciao Stefania!
      Guarda le Azzorre sono proprio il posto giusto per fare trekking, c’è una tale rete di sentieri da fare veramente la differenza rispetto ad altre destinazioni. Oltretutto, il fatto di essere ancora una meta sostanzialmente poco battuta, rende ogni passo una vera poesia!
      Utilizza pure il mio post ogni volta che ti serve, ne sarei davvero felice e chiedi pure se hai dubbi o domande 🙂
      Ti allego anche questo vademecum https://www.vocedelverbopartire.com/come-organizzare-un-viaggio-alle-isole-azzorre/ che ho scritto proprio per aiutare le persone ad organizzare il viaggio in autonomia!
      In questo link invece https://www.vocedelverbopartire.com/noleggio-auto-baleari-azzorre-e-canarie/ trovi informazioni sul noleggio auto!
      Mi spiace molto per le foto: i paesaggi azzorriani sono qualcosa di unico. Ma in questo modo avrai l’effetto sorpresa al tuo arrivo 😉
      Grazie per essere passata!
      Claudia B.

  2. Si vede quando una persona l’amore per la scoperta ce l ha dentro..lo si percepisce da come scrivi, a prescindere dalla descrizione delle emozioni stesse….bellissimo paesaggio..e credo che tu abbia fatto centro perche mi hai fatto venire voglia di andarci! Niente sciabola pero,che con la fortuna che ho ultimamente per far un panino mi taglio una mano direttamente! Ahahah 🙂

    1. Ahahahahah, tu non immagini il male! In quel viaggio tra cadute rocambolesche e tagli dovuti alla “Sciabola”, a momenti finisco le scorte dei medicinali: ma sarò assurda!
      Ti ringrazio per il bellissimo complimento, hai detto una cosa che mi fa davvero piacere, perché quando scrivo ce la metto tutta per trasmettere me stessa e la mia esperienza, ma non so mai come possa arrivare al lettore.
      E il fatto che ti sia venuta voglia di partire è molto positivo: le Azzorre sono uno di quei paradisi che ancora si riescono a visitare senza restare incastrati in orde barbariche di turisti! Ti rigenerano occhi e mente 😉
      Grazie per aver viaggiato con noi e per avermi lasciato il tuo pensiero 🙂
      Claudia B.

  3. Claudia ho viaggiato con te nei vari luoghi che hai descritto con grande emotività. Sono stata con te a godere di momenti deliziosi presso le merenderie azzorriane (e già ti vedo aprirne una, anche se i panini li facciamo fare a Daniele 🙂 ) e a spasso con te sulla puffo azzurra.
    Bellissimo viaggio e bellissime fotografie 🙂

    1. Grazie mille Elisa! Questo diario di viaggio è stato un pò l’inizio della mia esperienza sul blog: lo avevo scritto per un altro portale, pensa te, ma poi loro lo hanno pubblicato come intervista, ed io ho potuto tenerlo per intero e riproporlo su Voce del Verbo Partire!
      Era un racconto a cui tenevo tanto, perché quel viaggio mi ha completamente presa, perciò mi sono proprio impegnata per riuscire a trasmettere ogni nostra giornata con veridicità…compreso lo scorrere del sangue causa “sciabola” 😉
      Sono davvero felice che tu abbia avuto voglia di leggerlo e di rivivere le nostre emozioni: se mi trasferisco in una merenderia ti invito con i bimbi e il marito: ma sono d’accordo, mentre io vi porto a spasso tra i filari di ortensie, i panini li facciamo fare a Daniele, ahahahahah!
      Un bacione,
      Claudia B.

    1. Mentre scrivevo, ho sperato davvero di riuscire a trasmettere tutto quello che ho provato e sentito, in quei momenti. Temevo di non esserci riuscita. Anche perchè, questo racconto, è stato uno dei primi che ho scritto per il blog e non sapevo ancora bene come pormi. Se mi dici che hai avuto la sensazione di esserci, vuol dire che ho fatto qualcosa di buono!!!
      Ormai per me è una costante: piango quando arrivo per l’emozione, piango quando parto per il distacco… piango anche durante, per il bello che mi circonda. Penso davvero che, emozionarsi tanto per un viaggio, sia una grande sensazione!
      Claudia B.

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