In moto al Mugello

img_5000Considerando che da circa tre settimane aspettiamo il momento giusto per andare al Mugello in moto, (dove momento giusto si traduce come: “una domenica in cui il cielo non decida di aprirsi con la stessa convinzione della doccia, nella mitica scena di Psycho”), abbiamo deciso di puntare tre sveglie, per essere certi di aprire gli occhi in tempo, ai fini di una partenza molto mattiniera.
La prima suonerà alle 7 con cadenza regolare ogni dieci minuti (precisa come la riscossione del mutuo); la seconda suonerà alle 7e30, con squillo crescente (come il rumore dei tagliaerba quando stai guardando un programma interessante in tv); la terza alle 7e40 con allarme secco, singolo, puntato nell’orecchio (in stile militare).
Fortuna vuole che stavo facendo un sogno noioso, anche un pò fastidioso, perciò mi sono alzata quasi subito, alla seconda ripetizione della prima sveglia: un record. Daniele, invece, l’ho dovuto minacciare a suon di grida, dato che si era addormentato con la convinzione di voler provare tutte e tre le combinazioni delle sveglie. Nemmeno si trattasse dei gusti di un gelato, eccheccavolo!
La nostra meta odierna, dopo una colazione da campioni, è il Mugello, dove festeggeremo i primi 8000 km della nostra Honda Africa Twin. Non all’interno del circuito, sia chiaro, ma percorrendo il Passo della Raticosa, il Passo del Giogo, fino a raggiungere i borghi di Scarperia e Vicchio. Con ritorno dal Passo del Muraglione.
Purtroppo compio il grande errore di far scegliere alla mia dolce metà l’ordine dell’itinerario, il che ci fa perdere tempo prezioso e prendere strade sbagliate: perché mi ostino a non accettare che sono io il genio creativo della coppia? MAI cedere sui percorsi, nemmeno se a guidare è la seconda metà del blog!
In effetti percorrere la lunga, noiosa Via Emilia, fino ad Imola, si rivela quasi da soffocamento: a chi piace fare rettilinei ai 50 kmh, con semafori, rotonde, pedoni dalle tendenze suicide? Evidentemente solo a mio marito e al console Marco Emilio Lepido…io ed A.T. votiamo NO!
Da Imola, però, le cose cambiano drasticamente, perché quando prendiamo la strada che ci porta nel cuore dell’Appennino, tra vallate mozzafiato, borghetti sonnolenti e improvvisati banchi di caldarroste e frutti stagionali, devo dire che le ultime due soporifere ore, vengono dimenticate. Il male al coccige…resta.
img_5004

In realtà avremmo dovuto raggiungere Bologna e, da lì, proseguire in direzione Monghidoro per salire fino alla Raticosa: ma quando l’altra metà del blog è la sola a possedere una patente A, ovviamente io gioco in minoranza. A.T. povera anima, si adegua.
I tornanti della prima tratta, fino al bivio per Castel del Rio, sono stretti ed impegnativi, la stessa carreggiata è di dimensioni modeste, per cui non si riesce ad accelerare e, spesso, è complicato quanto pericoloso il sorpasso sui veicoli precedenti; ciò non toglie che i panorami siano bellissimi.

img_5006

Poi, finalmente, la visuale si apre e, il tracciato, pur mantenendo scarsa ampiezza, regala maggior visibilità e curve meno secche: in questo modo è possibile godere di una discreta velocità, oltre ad affacci straordinari che, in giornate come oggi, permettono di scorgere persino il Mare Adriatico.

img_5007

Ci fermiamo qualche istante al Sasso di San Zanobi, una formazione rocciosa situata poco prima del valico della Raticosa, che notiamo sin dalla strada per la sua mole scura dalle striature verdastre, quasi minacciosa, ma dalla quale si ammira un panorama d’autore, a 360°, che spazia dall’Emilia Romagna alla Toscana. Ora, concedetemi solo un attimo, una piccola divagazione per raccontarvi la leggenda del sasso.

img_5009

Abbiamo il buon vescovo di Firenze, San Zanobi, uno a cui la mamma, forse, non disse che non si accettano sfide dagli sconosciuti, in particolare da sconosciuti che vanno in giro con un forcone e puzzano di zolfo.

Ma no, il capoccione, decise di scommettere con questo losco figuro dal sorriso sospetto. I termini della scommessa erano i seguenti: chi avesse portato il macigno più grosso fino alla cima della collina, avrebbe preso tutte le anime degli uomini. E mi sembra pure giusto: uno dorme sereno nel proprio letto, mentre due folli scommettono sul suo futuro…e se io non fossi contenta della destinazione finale? 

Va bene, proseguiamo. Il vescovo, che non aveva ancora visto le puntate di “Braccio di Ferro”, si affidò a Dio, infatti ottenne la forza per trasportare la roccia più grossa fin dove si trova oggi, utilizzando solo un mignolo (che nemmeno i giocatori dell’NBA con la palla da basket!) e superando pure in curva il povero diavolo!

Ma il diavolo, che altrimenti non sarebbe il cattivo della situazione ma un poveraccio qualunque, non è che prese proprio bene questa cosa di venir battuto in staccata e perdere tutte le anime (a voi piace perdere a briscola? A me no. E nemmeno a Monopoli). Ebbene, si fece prendere da cinque minuti di pura follia, iniziò a spaccare tutto “al grido di #maiunagioia” e distrusse il proprio macigno tra fuoco e fiamme. Avete presente Mordor? Uguale.

img_5012 img_5013 img_5014

img_5018

Chiudo questa parentesi drammatica, per riprendere il racconto della nostra domenica al Mugello. Al Passo della Raticosa, troviamo un numero infinito di motociclisti: in effetti ci sentiamo subito in famiglia. 

Non fosse che, ancora “turbata dalla Via Emilia, dal diavolo superato in curva e dal macigno portato sul mignolo”, mi distraggo per fare una foto, mio marito va a parcheggiare A.T. ed io, sempre sul pezzo, lo scambio per un altro motociclista.

Questo simpatico centauro, è fermo proprio dietro di me, con la stessa identica moto e casco simile a quello di Daniele. Mi avvicino per dirgli: “Dani, guarda, un’altra Africa Twin con i colori HRC!!!”, ma la frase mi muore in gola mentre scanso abilmente il tipo, ed inizio a guardarmi intorno con nonchalance, dando l’idea che marito e moto mi debbano sbucare dalla tasca della giacca. Il tipo per fortuna non capisce una mazza, grazie al casco e al rombare della moto: Honda è sempre una garanzia!

img_5025

Sosta caffé per Daniele, allo “Chalet Raticosa”, gomme da masticare al “gusto di sonnifero per elefanti”…per la sottoscritta e, via!, ripartiamo veloci con direzione Firenzuola, lasciandoci ammaliare da curve ampie che passano attraverso una vallata rigogliosa e splendidamente autunnale.

img_5026

img_5029

img_5031 img_5035

Saliamo quindi verso  il Passo del Giogo (lasciando la Futa per la prossima volta), che collega il comune di Firenzuola al borgo di Scarperia. E’ proprio in questa area che, durante la fine della Seconda Guerra Mondiale, avvenne lo sfondamento della Linea Gotica.
Strada meravigliosa, che ci godiamo come una danza armoniosa con la nostra Africa Twin, tranne per qualche tratto dissestato e qualche invornito (termine tecnico romagnolo che indica una persona che dovrebbe chiudersi in casa, evitando qualsivoglia mezzo di locomozione).

img_5037

img_5040

img_5042

La regione storica del Mugello, si presenta con una varietà di paesaggi che ci conquista, tratte stradali davvero affascinanti, monti e colline che digradano in valli avvolte in un mare di nebbia. Davvero un quadro.

img_5048

img_5049

Passiamo davanti al famoso circuito che si trova a pochi km da Scarperia, dove sostiamo per una visita del paese, iscritto tra i “I Borghi più belli d’Italia”. Il centro storico, rigoroso ed ordinato, è composto da un corso principale da cui si dipartono alcune stradine, non particolarmente suggestive.

img_5051

Si tratta di un nucleo che riporta tutte le caratteristiche del baluardo difensivo: questa era infatti la funzione con cui venne fondato, nel momento in cui la Repubblica Fiorentina si espanse verso il Mugello. 
Il cuore del borgo trecentesco è la piazza, su cui si affacciano il bellissimo Palazzo dei Vicari, la Propositura dei Santi Jacopo e Filippo, del 1326, e l’Oratorio della Madonna di Piazza.

img_5052

img_5863

Il Palazzo dei Vicari, che nella parte posteriore mostra tutte le peculiarità della fortezza difensiva, venne trasformato in una dimora signorile nel corso del Quattrocento. L’interno è visitabile e, in un’area, è stato ricavato anche il Museo dei Ferri Taglienti: cliccando sul sito della Pro-Loco, troverete tutte le informazioni sulla storia di Scarperia e gli orari di visita.

img_5802

img_5810

img_5814

Per quanto mi riguarda, però, devo dire che questo paese non mi ha particolarmente colpita, non come succede di solito con i borghi toscani: sicuramente non ha aiutato il fatto di essere arrivati nel primo pomeriggio, con il Palazzo dei Vicari ed il museo in chiusura, per cui non visitabili; forse le caratteristiche così essenziali dell’urbanistica, parte stessa della storia del paese, non mi hanno fatto apprezzare scorci o vicoli…semplicemente perché non c’è nulla di davvero pittoresco. Insomma, una passeggiata piacevole, ma non indimenticabile.

img_5861

img_5866

img_5865

Torniamo in sella ad A.T. e proseguiamo per la vicina località di Ponte a Vicchio, dove ci fermiamo a pranzare a “La Casa del Prosciutto”. Angolino delizioso e goloso del Mugello, questo alimentari-trattoria, si trova proprio sul ponte di Vicchio: è preso d’assalto da persone del posto, turisti, tantissimi motociclisti…per cui la fila è garantita!

img_5867

img_5871

Molto bello l’interno, con l’esposizione di salumi e tipicità toscane, il banco ricco di bruschette, crostini, formaggi, dolci e torte…ma anche estremamente accogliente il minuscolo spazio in cui è stata ricavata la trattoria, rustico e caldo.

Si può decidere di pranzare comodamente seduti, prenotando con largo anticipo, perché l’ambiente è lilliipuziano; oppure ordinare i vari piatti al banco e mangiare fuori, con modalità self-service; oppure, ancora, come nel nostro caso, prendere degli ottimi panini fatti al momento, scegliendo tra schiacciata e pane toscano.

I salumi sono strepitosi, si sciolgono in bocca: noi abbiamo optato per l’accoppiata prosciutto crudo e finocchiona…io ancora mi sveglio la notte pensando a quelle delizie. Il costo, per tre pezzi di schiacciata con i suddetti salumi, è stato di 10,50€: molto onesto e, udite-udite, il tutto pesato singolarmente.
Scopriamo che lo staff mette a disposizione dei clienti alcune biciclette, ad uso gratuito, per muoversi lungo la vicina pista ciclabile. Il luogo merita davvero, c’è verde a profusione, possibilità di rilassarsi anche facendo pic-nic in ampie aree. Insomma, gusto e bellezza al Mugello!

img_5872

Dopo aver pranzato seduti sul ponte, immersi in un tepore delizioso grazie al sole alto e caldissimo, ripartiamo alla volta del vicino paese di Vicchio, il cui centro storico dista appena 1 km. Oggi infatti, c’è la “Sagra della Castagna”, e noi ne approfittiamo per fare una passeggiata tra le bancarelle nei pressi del parco, in piazza dove espongono i piccoli produttori locali, ma anche per sgranocchiare qualche caldarrosta che, probabilmente, è stata mummificata al tempo degli egizi e riattivata per l’occasione…una tranquilla domenica di festa, in un tipico paese pre-appenninico.

img_5874

img_5876

Saliamo in moto per iniziare il lungo rientro, che prevede una tratta molto panoramica ed affascinante in direzione San Godenzo. Il pomeriggio è terso, gradevole, la strada quasi perfetta e l’autunno ci avvolge in tonalità davvero calde e vivide.

img_5878

img_5879

img_5880

Dopo il borgo di San Godenzo, iniziamo l’ascesa verso il Passo del Muraglione, che non abbiamo mai percorso su questo versante: ci conquista subito, bellissimo il tracciato nonostante la carreggiata riporti i tratti spigolosi della vecchia mulattiera.

img_5886

img_5887

img_5888

img_5890

Subito dopo il valico, quando iniziamo a scendere per raggiungere il comune di San Benedetto in Alpe, si apre ai nostri occhi un incanto autunnale: la tavolozza di colori è ricca di tonalità ocra e oro, con alberi punteggiati di rame e foglie che ci scivolano addosso, nei tratti di sottobosco.

Il profumo d’autunno, qui, è davvero forte, intenso, avvolgente: corteccia, mosto, terra bagnata, legno, camini accesi…percepiamo ogni sfumatura olfattiva. Se questa non è perfezione dei sensi, allora è un paradiso per i motociclisti.

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

Clicca qui per calcolare il tuo percorso su Google Maps

8 Commenti

  1. Ragazzi se Stefano arriva a leggere tutte le vostre avventure in moto ci ritroverete presto ad uno di questi bellissimi e allegri raduni! Con la mia faccia super terrorizzata aggiungerei ahaha
    È bello potervi seguire nelle vostre gite, in questi viaggi all'insegna della libertà della scoperta e della compagnia!
    Grandi! <3

    1. Quanto mi piacerebbe avervi con noi, sarebbe una bella avventura: dai, facciamo leggere il tutto a Stefano, così vi unite a noi! Sarebbe un’esperienza davvero unica, mi piacerebbe avervi come compagni di due ruote!
      Però vi avviso: con me in particolare, la figura barbina è assicurata…
      Un bacione!
      Claudia B.

  2. Ahahaha! Scusa ma ho letto tutto l'articolo ridendo per la storia del diavolo, del #mainagioia e del mignolo. Bellissimo! 😀 Comunque gran bel giro, anche se io non sono un'appassionata di moto. Mio marito vorrebbe comprare una ma a me inquieta il fatto di fare la passeggera col mal di coggige. Vedremo…

    1. Ahahahahaha!!! Ammetto che mentre scrivevo anche io non ho fatto altro che ridere: tra il diavolo, il mignolo…ma anche la mia “figuraccia di mm” al valico, nello scambio di identità, a volte mi chiedo come faccio ad essere così assurda!
      Allora Roberta io, ovviamente, mi schiero dalla parte della moto: ti garantisco che, a parte il male al coccige, muoversi a due ruote è una delle cose più belle del mondo. Si, io ci sono nata in moto e non faccio testo, ma davvero è un modo di vivere il territorio, la strada, il viaggio, davvero unico! Fammi sapere se diventate due colleghi centauri!
      Claudia B.

  3. Deianira Feneri

    Sempre bello percorrere qualche curva con te gironzolando per borghi e strade autunnali 🙂
    E' vero, quando si viaggia in moto ci si sente parte di una sorta di famiglia, ci si saluta, si chiacchiera, ci si sente in qualche modo legati da qualcosa. Nel mio breve periodo da "zainetta" ho sperimentato tutto ciò, perciò quando leggo i tuoi racconti mi rivedo in sella nelle gitarelle domenicali, che percorro lentamente curve e paesaggi, che mi fermo a pranzare in qualche paesino, che ritorno con la felicità per la bellissima gita fuori porta da una parte, e il mal di sedere dall'altra 😀
    Ricordo con molto piacere il viaggiare senza fretta, delle volte senza neanche una meta precisa…
    Le zone che vi circondano sono perfette per queste incursioni su due ruote e fate benissimo ad approfittarne!

    (ah…vedo con piacere che non sono l'unica a puntare 45363738 sveglie al mattino! ahahah!)

    Un bacio!
    Deia 🙂

    1. Quella di puntare tante sveglie sta diventando un’arte…il riuscire a sentirle un pò meno, ahahahah! Ma non demordo , conto di migliorare 😉
      Bello il termine “zainetta”, sai che io in genere mi definisco “zavorrina”: la tua definizione è molto più fine, te la copierò. In ogni caso si ricopre un ruolo piacevole, hai descritto benissimo la sensazione di immenso piacere, di liberazione, di appartenenza, che si prova uscendo in moto.
      In realtà per me, spesso, nei momenti più soffocanti o difficili, diventa una vera cura. Oltre ad essere un modo per scoprire il territorio, un viaggio alternativo, è proprio una simbiosi con il mezzo, con la strada, che mi aiuta a stare meglio, riflettere, emozionarmi!
      Un bacione,
      Claudia B.

  4. Ti posso invidiare? Dai un pochino! ^_^
    Che bello in moto verso il Mugello (fa anche rima). Lo dico sempre: i viaggiatori che posseggono le due ruote hanno una marcia in più. La possibilità di percorrere strade secondarie e a ritmi lenti permette di scoprire borghetti stupendi e panorami mozzafiato. E poi la sensazione di appartenenza, di "Famìgghia" quando si incontrano altri motociclisti, vuoi mettere?!
    C'è da direeee di cooontrooo…che quando piove vi fate come i pulcini…tiè! ^_^ Scherzo!
    Ma quanto si mangia bene in questi piccoli borghi italiani?
    Buona serata ragazzi!

    1. Voglio comunicarti ufficialmente, che ogni cosa da te scritta corrisponde a verità…Ma! ad onor del vero, ti dico: più che a pulcini, somigliamo ad auto che sono state pesantemente ripassate sotto l’autolavaggio. Trattamento extra per fuoristrada 😉 Durante il nostro ritorno dalla Valtellina, me ne sono resa conto con tutte le mutan…le ciglia!
      Appartenenza…si, hai colpito il punto giusto. È così ogni volta che ci si ritrova con altri motociclisti, un gran senso di rispetto, di fiducia, di riconoscimento che, credimi, non rispecchia in nessun modo quello che succede nel tifo. E io sono sempre molto fiera di far parte della categoria, anche se comporta capelli alla “cavolo cappuccio” e moscerini in mezzo ai denti!!!
      A presto,
      Claudia B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *