SvizzerAMO: le capitali del Canton Ticino

Voglio farvi una proposta, cari lettori. Dato che siamo ancora nell’ambito “vi apro i miei album perché non ho fotografie digitali”, mi piacerebbe connettermi virtualmente con voi, davanti ad una tazza di té, caffè o un bicchiere di vino (a seconda dell’orario), mentre vi propongo un nuovo itinerario.
Sfogliando le mie vecchie immagini e leggendo i miei ricordi, come se fossimo in un piccolo locale tutti insieme, a parlare di esperienze di viaggio, sorseggiando nel frattempo qualcosa
Anche perché sto per proporvi un itinerario molto rilassante, su quelli che sono stati tre piacevoli giorni trascorsi in Svizzera, nel gennaio 2004, durante il quale abbiamo fatto soste a Lugano, a Bellinzona con i suoi castelli e a Locarno. Un percorso semplice, rigenerante, che ben si sposa con una condivisione virtuale o una chiacchierata tra amici.
Il nostro viaggio inizia la mattina del due gennaio 2004: abbiamo rinunciato a partire prima di Capodanno per stare con la mia adorata cagnolina, dando così la possibilità ai miei genitori e a mio fratello di trascorrere fuori la serata. Chi vive con un amico pelosetto, sa quanto sia triste lasciarli da soli, soprattutto quando fuori vengono sparati a raffica botti e fuochi artificiali, che gli animali temono. Una sofferenza per loro, ma anche per noi…vederli terrorizzati non è uno spettacolo piacevole.
Partiamo quindi di buonora, in auto, alla volta della Svizzera: ho prenotato nella stessa locanda di Luino, in cui abbiamo pernottato a settembre, durante il nostro fine settimana sul Lago Maggiore (ne ho scritto qui).
Arriviamo in dogana a metà mattinata, dove ci viene rilasciata la vignetta per la rete autostradale svizzera, dopodiché riprendiamo il percorso verso Lugano, pittoresco centro turistico del Canton Ticino, non lontano dal confine con l’Italia.
Il cielo è basso e cupo, con le nuvole cariche di neve, che rischiano di spalancarsi da un momento all’altro, anche se per ora producono solo una sorta di ibrido ghiacciato.
Troviamo il centro storico di Lugano ancora tranquillo, con poche persone che passeggiano pigramente per i bei viali porticati, fermandosi a fare qualche piccolo acquisto e, perlopiù, entrando nei caffè, per sorbire qualcosa di bollente.
Lugano, venne citata la prima volta in un antico documento del 724, da re Liutprando; durante tutto il periodo medievale, le vicende di Lugano seguirono quelle delle vicine Milano o Como, anzi molte battaglie che coinvolsero le due città, furono proprio combattute sul territorio dell’attuale Svizzera italiana.

Questa serie di contese terminò solo nel XIV secolo, con la presa di potere da parte dei Visconti. Quando il Ducato di Milano perse la propria egemonia, seguirono per Lugano tre secoli di governo dei ConfederatiDifferente l’aspetto della città in quel periodo: si presentava fortificata, con tanto di castello. Molto diversa, direi, dall’elegante cittadina che ci accoglie oggi, così lineare e turistica. Questa atmosfera piacevole, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno: silenzio, pace, passeggiate senza meta.

Personalmente sto attraversando un periodo piuttosto pesante al lavoro e, ogni occasione per cercare di rilassare la mia mente, è fondamentale per riuscire a reggere lo stress. Per cui, questo ospitale angolo di Svizzera, con scorci piacevoli, belle piazze non eccessivamente grandi, vicoli su cui si susseguono portici, è esattamente ciò che ci serve per allentare la pressione.

Anzi, ne approfittiamo per entrare in un piccolo, accogliente bar, che ci ha colpito, in cui gustiamo tè caldo e cappuccino, accompagnati da una gustosa fetta di torta e chiacchiere piacevoli.
Nel frattempo, la temperatura fuori è ancora calata, ma questo non ci impedisce di spostarci sul bel lungolago, per seguirne l’elegante passeggiata: da qui si possono ammirare gli edifici del centro storico, che spiccano sulle acque grigie del lago, appena increspate, mentre le montagne limitrofe sono innevate e le vette lambite da nuvole basse.

L’unica nota di colore, in questa tela in cui dominano il bianco e il nero, sono i pedalò, con cui durante la bella stagione si possono fare piacevoli escursioni sul lago. L’aria frizzante e il paesaggio così struggente, in queste tonalità d’altri tempi, ci stanno alleviando il peso di ogni pensiero dal cuore e dalla mente. Un viaggio è, sostanzialmente, un toccasana anche per trovare pace dai problemi di ogni giorno.

Chiacchierando, torniamo lentamente verso il centro dove, dato che si è fatta ora di pranzo, decidiamo di entrare in un piccolo localino per mangiare qualcosa di caldo, seppure veloce, prima di metterci in auto e ripartire alla volta di Bellinzona, capitale del Canton Ticino
Della città si parla per la prima volta nel 590 d.C.: fu Gregorio di Tours a citarla, descrivendola come una fortezza, in cui si erano asserragliati i longobardi, per resistere all’assalto dei  franchi. 

Durante il Medioevo, Bellinzona seguì le stesse sorti di Lugano e, i bellissimi castelli che ne caratterizzano il panorama, risalgono proprio a quel periodo. Grazie alla loro struttura rimasta inalterata nei secoli, i Castelli di Bellinzona e l’intera cinta muraria, sono stati dichiarati dall’Unesco, “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

Successivamente, la città fu controllata da Milano, quindi dagli svizzeri, nel momento in cui il Ducato perse la propria influenza. Con l’intervento di Napoleone, nel 1798 nacque il Cantone di Bellinzona, poi nel 1803 fu istituito il Canton Ticino e, la città, ne divenne capitale, anche se il titolo definitivo lo ottenne solo nel 1878. Nel lasso di tempo tra una nomina e l’altra, anche Lugano e Locarno, ricoprirono questo ruolo.
Mentre la neve inizia a cadere copiosa, arriviamo a Bellinzona, dove seguiamo la stradina che porta verso i primi due castelli, il Castello di Montebello e il Castello di Sasso Corbaro: questo ultimo baluardo, purtroppo, non è raggiungibile, per via del ghiaccio.

Proseguire non è sicuro e mi dispiace molto, perché si tratta del fortilizio che domina la vallata dal punto più alto, oltre ad essere l’ultima fortezza edificata tra le tre, per volere di Ludovico il Moro, nel XV secolo.
Ci fermiamo quindi al Castello di Montebello: pur non essendoci nessuno in biglietteria, gli spalti e la corte sono aperti per i visitatori. Ne approfittiamo quindi per passeggiare all’interno, godendoci la suggestione di scoprire l’imponente struttura medievale, mentre la neve continua a cadere copiosa, alterando la percezione d’insieme ed ovattando ogni piccolo rumore.

E’ bellissimo, un colpo d’occhio favoloso anche sul sottostante centro storico di Bellinzona e su Castelgrande, con i colori smorzati dalla neve e dal grigio delle nuvole.

Il fortilizio fu realizzato nel XIII secolo, per volere dei Rusca, il casato che si rifugiò tra queste mura durante l’assedio milanese anche se, in quel periodo, vi erano solo alcune unità abitative, il mastio, un paio di cortili. Tra il XIV ed il XV secolo, vennero edificati i merli ed ampliate le mura, aggiunti un nuovo fossato e i camminamenti di ronda. 
Attorno a noi si sente solo il sottile crepitio dei fiocchi di neve che si posano al suolo e sugli edifici, il calpestio dei nostri passi, il tutto avvolto da un freddo pungente: è un attimo di sospensione e di pace, in cui nulla, tranne il bellissimo panorama e la solidità del fortilizio, è fondamentale per noi.

Dopo aver scattato diverse foto, scendiamo a Bellinzona, per raggiungere Castelgrande, posizionato su uno sperone di roccia a ridosso del centro storico: imponente la cinta muraria, che in passato scendeva a lambire il fiume Ticino, dalla quale svettano la Torre Bianca, del XIII secolo, e la Torre Nera, del XIV.

Accediamo al sito con l’ascensore incavato nella roccia e, da qui, possiamo ammirare la posizione degli altri due castelli, comprendendo meglio quale grandiosa struttura dovessero avere complessivamente, nel Trecento. Tre fortilizi, le cui mura si chiudevano a difesa dei casati e della popolazione, visti i ripetuti tentativi di egemonia su questa zona, punto nevralgico per il controllo dei valichi alpini

Castelgrande è antichissimo, alcuni dei corpi risalgono a prima dell’anno Mille; nei secoli successivi, Bellinzona subì ripetutamente le mire di milanesi e comaschi quindi, anche sulle strutture dei tre castelli, furono apportati cambiamenti strutturali.

Ha smesso di nevicare, il cielo pare si stia aprendo, squarciando le nubi in alcuni punti di schiarita, che promettono bene per la giornata di domani.

Dopo una bella passeggiata di scoperta tra le torri e nell’ampio cortile, essendo la biglietteria chiusa non possiamo fare altro, scendiamo nel centro storico di Bellinzona, per visitare questa bella cittadina, di cui finora abbiamo ammirato solo il panorama.

I viali sono caratterizzati da palazzi settecenteschi, raffinati  e variopinti, che rendono ogni scorcio speciale e affascinante.

Entriamo a visitare la Chiesa Collegiata dei Santi Pietro e Stefano, dalle caratteristiche barocche, seppure la realizzazione risale al periodo rinascimentale.

In realtà, in questo luogo, sorgevano nel XII secolo la Chiesa di San Pietro e quella di Santo Stefano, che erano parte di Castelgrande; sulle fondamenta venne poi eretta la Collegiata, nel XVI secolo.

Trascorriamo il resto del tempo passeggiando per i vicoli, fermandoci ad ammirare le vetrine e, prima di rimetterci in auto, entriamo in un bar per bere una cioccolata bollente, approfittandone per riattivare la circolazione sanguigna! Fortunatamente il tempo è davvero migliorato, lasciando presagire il meglio per domani.

Saliamo in auto per tornare verso il confine italiano e raggiungiamo Luino nel tardo pomeriggio. Dopo aver fatto una doccia ed esserci preparati, incontriamo una coppia di amici, con cui trascorriamo una piacevole serata in pizzeria, che proseguiamo in un locale, davanti a qualcosa da bere.

∞♦∞

Questa mattina finalmente è tornato a splendere il sole: con la massima calma facciamo colazione, poi partiamo alla volta del confine con la Svizzera. Il nostro programma prevede la visita al Santuario della Madonna del Sasso e alla sottostante Locarno.
Con il cielo terso possiamo finalmente goderci il paesaggio. In tarda mattinata raggiungiamo il bel Santuario, che sorge panoramico su uno sperone di roccia a ridosso del Lago Maggiore.

Dopo aver ammirato le sponde italiane del grande lago prealpino, ne contempliamo ora le rive svizzere.
Dal loggiato del Santuario della Madonna del Sasso, la veduta è spettacolare, oggi, con le cime e i prati innevati, lo scintillio del lago, su cui svetta la bellissima struttura di questo importante luogo di culto, che rappresenta il punto d’arrivo del Sacro Monte di Locarno, una via devozionale, con antiche cappellette della Via Crucis.
La storia del Santuario affonda le proprie radici nel XV secolo, quando un frate francescano si sistemò in una piccola grotta alla base della rupe, conducendo una vita di preghiera, dimessa e di grande devozione.

Assistette all’apparizione della Vergine Maria, di cui si diffuse fortemente il culto. Si decise, perciò, di edificare una chiesa che ne onorasse la sua sacralità, Santa Maria Annunciata, o Madonna del Sasso, consacrata all’inizio del XVI secolo.

Alla fine dello stesso secolo, fu eretta una seconda chiesa, al di sopra della rupe. Dal 1616, con la consacrazione di questa seconda struttura, iniziarono i lavori per portare a termine l’intero percorso del Sacro Monte, con le cellette e le cappelline.

Subito dopo la visita, saliamo in auto per raggiungere il centro storico di Locarno, in cui vogliamo trascorrere il resto della giornata. Facciamo una passeggiata rilassante nella bella cittadina, un luogo davvero accogliente, dove tantissime persone si stanno godendo il soleggiato sabato di gennaio.

Attraverso le eleganti vie, su cui si affacciano sontuosi palazzi nobiliariraggiungiamo Piazza Grande, un salotto vasto che, purtroppo, è invaso dalle auto parcheggiate.
Ci spingiamo verso i vicoli pittoreschi, che rimandano al passato medievale della città di Locarno, così come le vestigia del Castello Visconteo, oggi sede museale. Le caratteristiche di paese accostate a quelle di vivace cittadina, ci fanno apprezzare enormemente Locarno, la rendono ancor più gradevole.
Visitiamo anche la Collegiata di Sant’Antonio Abate, eretta prima del XIV secolo, ma rimaneggiata in forme barocche; quindi proseguiamo senza meta, fermandoci ad ammirare scorci, vetrine, entrando anche in qualche negozio, in modo da cogliere questo momento di piacevole riposo, in tutta la sua interezza.
Per pranzo acquistiamo dei panini, che gustiamo proseguendo la camminata…avete presente quando vi trovate in una cittadina che vi ammalia per la sua innata accoglienza? Ecco, l’impatto con Locarno è stato talmente positivo, quasi di benessere, che vogliamo approfittare di ogni istante per crogiolarci in una così bella sensazione.

Ci spostiamo sul lungolago, completamente baciato dall’invernale sole pomeridiano, dove vi sono tanti bar e ristoranti aperti. Tutto attorno, le splendide montagne a chiudere il lago e la città, come una sorta di abbraccio naturale, oltre che un ameno quadro paesaggistico.

Ci fermiamo ad ammirare il piccolo, grazioso presepe subacqueo e, dopo una lunga passeggiata rigenerante, ci sediamo in un localino per sorseggiare del caffè e decidere come terminare la giornata.

Ci viene la pazza idea di rientrare a Luino costeggiando l’intero Lago Maggiore! Una trovata meravigliosa, in realtà, che ci permette di ammirare affacci panoramici mozzafiato, vere e proprie tele dipinte dalla mano della natura, con l’intervento dell’uomo.

Nel terso tramonto invernale, mentre la luce cala sempre più repentinamente, vediamo scorrere immagini e prospettive del Lago Maggiore, che ci donano scorci nuovi e spettacolari ad ogni curva. 
Arriviamo tardi a Luino, siamo rilassati ma stanchissimi, perciò dopo una doccia bollente, decidiamo di cenare in locanda, godendoci una serata raccolta e intima, accompagnata da semplici piatti, chiacchierando del più e del meno.

∞♦∞

Per l’ultimo giorno della nostra trasferta svizzera, abbiamo appuntamento a Lugano con gli zii di Daniele, con i quali facciamo una bella passeggiata in centro storico e sul lungolago, prima di pranzare insieme. Trascorriamo qualche ora molto gradevole e, a metà pomeriggio, ci mettiamo in auto per tornare a casa.
Durante il rientro, mi torvo a riflettere su quanto avessi bisogno mentalmente, fisicamente, ma anche sentimentalmente, di questi tre brevi giorni di fuga, così semplici, rilassati, in cui sono riuscita a riprendermi dallo stress degli ultimi due mesi.

Qualche giorno in più sarebbe stato ben accetto ma, siamo onesti, quando si tratta di viaggi, l’importante è partire, se il tempo a disposizione è poco, meglio accontentarsi di quel poco, piuttosto che del niente. 
Spesso sento parlare di questo argomento, ossia della durata di un viaggio, nello specifico se valga la pena partire e trascorrere fuori un numero limitato di giorni, o se convenga attendere periodi in cui si possa prolungare l’esperienza.

Vedete, cari lettori, io ritengo che un viaggio sia tale in ogni sua sfumatura: personalmente considero viaggio anche l’uscita di qualche ora, fatta la domenica pomeriggio per andare alla scoperta del mio entroterra! 
E’ viaggio, quando il desiderio incontrollabile di esplorare, la voglia di emozionarci davanti ad un paesaggio o ad un’architettura, ci porta a lasciare casa nostra, che sia per poche ore o per mesi. E’ viaggio, quando sentiamo crescere dentro la necessità di provare emozioni forti e belle, grazie a ciò che il mondo ha da offrire, che sia a dieci chilometri da casa nostra, o dall’altra parte del mondo.
Un viaggio è uno stato d’animo, un viaggio è innamoramento, nel senso che è qualcosa di talmente intenso e profondo, da scatenarti emozioni così vere da chiuderti lo stomaco ed alterare le tue percezioni, proprio come quando si è innamorati.

Perciò, cari lettori, voglio dirvi una cosa: se il viaggio è innamoramento…ebbene, voglio passare il resto della mia vita ad innamorarmi. Per un’ora, due giorni, un mese, non importa, io non voglio rinunciarvi!

Claudia B.

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