L’Irlanda di Simonetta e Pietro, una storia di vita. Prima Parte

Ci sono giorni in cui amo davvero il mio blog e, oggi, è uno di quelli. Perché Voce del Verbo Partire sommato alla mia “proverbiale timidezza”, mi ha permesso di incontrare una coppia davvero straordinaria, Simonetta e Pietro, durante un confronto su una pagina Facebook dedicata all’Irlanda
Affascinata dalla loro storia di vita, dalla loro scelta di trasferirsi in Irlanda e prendere in mano le proprie passioni trasformandole in attività, ammaliata dalle loro personalità così varie, spiccate e vivide, non ho saputo resistere e ho chiesto, molto semplicemente, se volessero condividere questa storia degna di un romanzo, sul mio blog. 
Abbiamo iniziato a tenerci in contatto via social e tramite mail; li ho invitati ufficialmente nel mio salotto virtuale e, quando hanno accettato, ho inviato loro un numero di domande da far impallidire Maurizio Costanzo. Alle quali hanno risposto con una dovizia di particolari e una genuinità, che mi hanno tenuta incollata al testo, come se si trattasse di un film.

Non solo: tutte le straordinarie immagini che vedrete nei due articoli, sono una concessione generosissima di Simonetta e Pietro, frutto del loro talento e del loro lavoro incredibile. Godetevele, perchè io mi sono ampiamente rifatta gli occhi.
Quando ho ideato “Tè caldo e chiacchiere di viaggio”, mai avrei pensato di ritrovarmi a lavorare su un racconto di vita così coinvolgente; né avrei immaginato che, protagonista di questa storia, fosse quell‘Irlanda che amo alla follia. 
Vedete, questo significa che spesso, dietro allo schermo di un profilo social, si celano persone interessanti, che sanno trasmettere emozioni, che sanno tenerti incollato alle proprie parole; personaggi che sanno narrare a colori ed in 3d la propria vita, indipendentemente dal fatto che vi separino migliaia di km. Insomma non è detto che Facebook, Twitter e compagnia bella, portino solo soggetti sgradevoli nelle nostre giornate!

Prima di iniziare, voglio rivolgermi a te che stai leggendo. Se stai attraversando un periodo particolare della tua vita; se pensi di non sapere esattamente dove stai andando; se il tuo mondo, le tue sicurezze si stanno come sgretolando; se stai pensando di cambiare vita ma, ogni volta che realizzi questo pensiero, ti sembra di sbattere contro un muro…allora fermati a leggere la storia di Simonetta e Pietro. Fallo anche solo per curiosità! Perché spesso, alla fine di un testo, si può trovare una risposta.
Faccio perciò accomodare Simonetta e Pietro nel mio soggiorno, verso il tè nelle tazze, e mi preparo a questa chiacchierata davvero speciale e molto lunga, che vi presenterò divisa in due parti. 

CLAUDIA. Miei cari, è un onore per me avervi qui, oggi. Ho mille domande, mille curiosità su di voi, sulla vostra storia. 
Come capita sempre più spesso al giorno d’oggi, il nostro incontro è stato, come dire…irreale? Social?
SIMONETTA E PIETRO. Chi si cela dietro alle piccole icone di un profilo Facebook? Eccoci qui Claudia a tua disposizione. Innanzitutto grazie per averci invitato nel tuo salotto. Complimenti perché lo troviamo delizioso, accogliente e pieno di allegria.

CLAUDIA. In realtà il grazie va a voi per aver accettato con tanto entusiasmo. Credetemi, non è scontato trovare persone disposte ad aprirsi come avete fatto voi con me, anzi con tutti noi, parlando del proprio privato! E io ve ne sono grata. 
Veniamo a voi. Vi chiedo, senza filtri né limitazioni, di parlarmi un pò della vostra vita, prima di arrivare alla scelta di trasferirvi in Irlanda, con relativi consigli. Perché, ne sono certa, ciò che siete stati in precedenza ha influito notevolmente sulla storia successiva. Chi inizia?
PIETRO. Rompiamo il ghiaccio ed inizio io. Mi chiamo Pietro Malaguti e sono nato nel 1955 a Bologna. Sono laureato in Giurisprudenza, ma non esercitai mai la professione. Fin da bambino ho sempre amato la musica e la cultura musicale in generale, che mi ha portato a diplomarmi al Conservatorio G.B. MARTINI in flauto traverso.

Non contento, in seguito ad una mia innata passione per la Scozia, per le sue tradizioni ma soprattutto per la sua musica, nel 1975 iniziai a suonare la cornamusa, The Great Highland Bagpipe. Per approfondire lo studio di questo straordinario strumento mi recai più volte a Londra, presso la London Scottish Piping Society.

C. Credo che mi sia appena andato di traverso un sorso di tè! Ma ti rendi conto che stai parlando con una persona innamorata fin da piccolissima dell’Irlanda e della Scozia? E tu mi dici che sai suonare persino la cornamusa? No, fermi tutti. Ho bisogno di un attimo di raccoglimento…Riprendiamo da un argomento neutro: hai altre passioni?
P. Ho 4 brevetti di volo, passione che conobbi in età giovanile. Il mio sogno era diventare pilota militare. Superai tutte le prove sia pratiche che teoriche a pieno titolo, ma una imperfezione alla colonna vertebrale fece svanire il mio sogno, benché avessi una salute di ferro. Ho compiuto il servizio di leva come Ufficiale dell’Esercito Italiano nel 22° Battaglione Carri di San Vito al Tagliamento. Ero comandante di plotone.
Il mio curriculum è piuttosto vasto, magari lo approfondiremo, ma mi limito a dire che esercito la professione di webmaster e fotografo.

C. Esatto Pietro, su questa cosa voglio tornare poi, perché fa parte del milione di domande che ho da sottoporvi! Nel frattempo, Simonetta, che ne dici di raccontarci a tua volta qualcosa sulla tua vita?
SIMONETTA. Mi chiamo Simonetta Ecchia, nata a Bologna nel 1960. Ho due figlie, Isabella di 28 anni, ed Elena di 26 anni, nate dal precedente matrimonio. Convivono da anni ormai, entrambe con i loro compagni. Elena convolerà a nozze a luglio del prossimo anno. Cuore di mamma è emozionatissimo!

C. Lo credo bene e ne approfitto per fare mille congratulazioni ad Elena!!! Ora, non credo sia il massimo brindare col tè caldo ma, visto che la rubrica è quella che è, bisogna accontentarsi. Solo perché siete voi e abbiamo appena citato la Scozia, facciamo così: tè caldo, un goccio di whiskey e un sonoro Slàinte Mhath!
Riprendiamo il controllo della situazione và…prosegui pure Simonetta.
S. Sono diplomata Perito Aziendale e Corrispondente in Lingue Estere. Ho sempre amato la musica, ma a differenza di Pietro non l’ho mai studiata approfonditamente. Tuttavia nel periodo adolescenziale, poiché le mie compagne di classe e amiche avevano intrapreso lo studio della chitarra in modo autonomo, cominciai a studiarla per un paio d’anni poi smisi.
Ho sempre fatto sport, soprattutto nuoto e stavo per entrare nella squadra agonistica, se non che mi venne riscontrato un leggero soffio al cuore che non mi permise di fare il salto. Non ne feci un dramma e seguitai a frequentare la piscina in modo regolare, come amatore. Ho fatto tennis e tiro con l’arco. Insomma mi è sempre piaciuto stare all’aria aperta. Esercito la professione di fotografo matrimonialista e Family photographer.

C. Premettendo che non vi sto facendo tante domande personali a vuoto, ma perché davvero credo siano fondamentali per capire cosa viene dopo e cosa vi ha portati fino in Irlanda, vorrei sapere se vi va di raccontarci qualcosa in più su cosa facevate prima di compiere il grande salto? 
S. Oh beh…speriamo di avere molto tempo perché qui la lista è lunga. Non so se i lettori ne saranno contenti. Cercheremo di riassumere.

C. Prendetevi il vostro tempo! Credo che sapere chi siete, possa davvero aiutare a comprendere le vostre scelte e, magari, indicare una soluzione a chi sta vivendo un momento in cui non sa bene come gestire il proprio presente. Chi comincia?
S. Comincia tu Pietro!

C. Oggi sei destinato a rompere il ghiaccio! Dai, inizia a raccontare, io intanto verso altro tè…
P. Un altro dei miei numerosi interessi di gioventù è stata la fotografia. Per anni mi applicai come amatore, sviluppando in camera oscura per conto mio le immagini che scattavo. 

C. Stai entrando in un altro dei territori che più amo…
P. Così, finito il militare come Ufficiale, mi proposi come assistente di studio ad un professionista che aveva il laboratorio in centro a Bologna. Imparai molto da lui, soprattutto l’utilizzo del banco ottico. Mi perfezionai sull’uso della camera oscura e su tutte le tecniche fotografiche da impiegare a seconda delle occasioni.

C. Scusa la domanda…ma sei riuscito effettivamente a trasformare questa tua passione in lavoro?
P. Un anno dopo acquistai la sua licenza e proseguii da solo in questa splendida attività. Lavorai moltissimo in quel periodo, soprattutto per la pubblicità di grandi gruppi d’impresa del bolognese, dedicandomi inoltre ai servizi matrimoniali, still life e fine art.

C. Da fotografo a webmaster: scusa l’allusione, ma non metto a fuoco il passaggio…
P. La curiosità è sempre stata il motore che mi ha spinto a prendere contatto con realtà diverse per pura conoscenza. Ebbi l’occasione di incontrare una persona molto valida che mi introdusse al mondo dell’informatica e ai suoi linguaggi, che all’epoca erano agli arbori.

Seguii tutti i suoi corsi e, a metà anni ’80, vendetti la licenza di fotografo per intraprendere la professione di consulente in Information & Communication Technologies, Web Design & Mastering, che svolgo tutt’ora. Dapprima come dipendente di aziende importanti sul territorio emiliano-romagnolo, poi fondai la mia azienda informatica negli ultimi anni ’90, con circa 25 dipendenti.

C. Lasciami dire che trovo più che notevole tutto questo. Penso davvero che la curiosità sia uno dei pochi motori “sani” che fanno muovere il mondo. Veniamo a te Simonetta…
S. Io invece coadiuvai il mio primo marito per 25 anni nella professione di Promotore Finanziario, fino a decidere di studiare e diventarlo io stessa. Nel 1992 superai gli esami per entrare a far parte dell’Albo Promotori presso la CONSOB, senza dimenticare la famiglia, continuando a seguire l’educazione delle mie figlie, che all’epoca erano piccolissime.

C. Punto fondamentale…Mi duole far notare che, nonostante si parli di rivoluzione femminista e parità fra i sessi, non viene dato il giusto aiuto, né tantomeno il giusto peso e riconoscimento, a quelle che sono le doppie mansioni svolte dalle donne. Tante parole e slogan, ma ciò che manca sono i fatti! Va bene essere multitasking…però non è facile  arrivare ovunque. E non è raro che ne risenta anche la nostra stabilità.
S. Progressivamente e con l’andare del tempo qualcosa dentro di me stava cambiando enormemente. Da tempo il rapporto con mio marito era diventato freddo e distaccato, senza più nessuna motivazione e nessun dialogo fra noi. L’incomprensione aumentava e con essa l’ansia e il disagio. Nel 2006 decisi di separarmi definitivamente dopo 23 anni di matrimonio e 5 di fidanzamento. Oltre a ciò maturai la determinazione di cambiare vita lavorativa, per dedicarmi pienamente alla fotografia, una passione che ho sempre coltivato sin da ragazzina.

C. Quindi hai effettivamente rivoluzionato ogni cosa: vita privata, lavoro? Ti occupi in maniera professionale di fotografia, giusto? La tua passione non si è limitata a restare tale?
S. Ora mi occupo principalmente di Servizi Matrimoniali, Ritratti, Still Life e Fine Art. Alcune delle mie opere sono state esposte in mostra a Firenze, presso lo Studio Longo-Bellesi per 3 mesi, fra dicembre 2013 e marzo 2014, con il titolo “Umbre de Muri” ed ora ne è in preparazione un’altra.

C. Mi tolgo tanto di cappello, Simonetta… E’ quindi la fotografia che vi ha fatti incontrare?
S. L’interesse comune ha fatto si che abbiamo trovato un’ottima formula di lavoro, affinché dalle nostre due professioni si creasse una fluida e collaborativa sinergia. La nostra è una storia che cominciò con una profonda amicizia in gioventù. Avevo 16 anni quando conobbi Pietro. 

C. Fermi tutti, adesso mi metto un cuscino dietro alla schiena e cerco di capire bene: voi vi conoscete sin da ragazzi???
S. Io ero una briosa ed esuberante sedicenne e Pietro aveva 21 anni ed era già fidanzato. Sembrava prossimo al matrimonio, ma le vicende della vita sono così straordinarie, strane, imprevedibili, che lo portarono poi verso strade diverse.

C. …quanto diverse? Perché di certo voi non vi siete sposati allora…
S. Pietro si sposò nel 1986, ma con una donna diversa dalla ragazza che conobbi anni prima, e che era già madre di un figlio di 8 anni; io mi sposai a mia volta a soli 23 anni. La mia è stata la storia, come tante, di una donna italiana nata negli anni ’60 ed educata in quell’epoca. Di una donna che con la maturità ha virato, parafrasando il linguaggio nautico, cambiando rotta verso una destinazione totalmente diversa da quella precedente. Ciò mi ha causato non poche incomprensioni in famiglia, come con alcuni amici.

C. Cara Simonetta, voglio dirti due cose. Primo: da parte mia, hai il massimo rispetto e un’ammirazione indicibile…spero possa contare. Secondo: ci tengo a sottolineare che ancora oggi, nel 2016, quando una donna prende decisioni fuori da quelle che sono le idee comuni, viene pesantemente criticata e attaccata. Io lo sono costantemente!

Eppure sono nata negli anni Ottanta, sono cresciuta in un mondo che sbandiera il termine uguaglianza: nonostante ciò, vengo additata perché non faccio quello che fa la maggior parte delle persone. Per cui… 
Ma siete sempre rimasti in contatto, o vi siete persi di vista?
S. Nel 2006 dopo che mi separai dal mio primo marito ritrovai Pietro, vedovo dopo 20 anni di matrimonio: aveva da poco perso la moglie. Non è strano? Io mi sono separata ed incontro lui appena divenuto vedovo.

C. Qui serve altro tè: garçoooon!!!! Ah no, ci sono solo io…Vi rendete conto che sembra la trama di un romanzo? Di un film? Sono senza parole. Cosa è successo poi?
S. Ristabilimmo i contatti sospesi moltissimi anni prima, dal momento che ci conoscevamo da ragazzi. Fu un periodo molto difficile: Pietro era molto scosso per la morte improvvisa della moglie ed io mi ero appena separata.

Non fu facile, in quel periodo, ammettere che qualcosa stava nascendo, non eravamo più bambini, ma adulti consapevoli delle conseguenze derivanti dalle nostre scelte. Tuttavia, con coraggio, intraprendemmo questo “viaggio” insieme e ci sposammo nel 2008.

C. Pietro, concedici un altro attimo di romanticismo femminile…poi prometto che passiamo ad altri argomenti: vi va di condividere questa giornata con noi?
S. Il matrimonio fu celebrato con Rito Celtico in una deliziosa radura nei pressi dell’antico Santuario “La Madonna del Faggio”, sulle colline di Porretta Terme, in provincia di Bologna. La celebrazione del matrimonio con questo rito non ha nessuna valenza legale. Ciononostante consideriamo la nostra unione così intensa, da reputarci pienamente “coniugi”, poiché rispetta i nostri valori e le nostre regole.

C. Si, non chiedetemelo. Sono lacrime. La vostra storia e questo finale, che poi in realtà è un inizio, sono da pelle d’oca. E, se volete sapere come la penso, vedo matrimoni “ufficiali” che mostrano la consistenza di un foglio di carta velina; ciò che trapela dal vostro rapporto, al contrario, è qualcosa che va esaltato e protetto con cura. Io sono sempre molto diffidente verso termini come “normale”, “regolare”…spesso sono fini a sé stessi.
Veniamo ora al capitolo Irlanda. Ci avete mostrato il vostro percorso fino a qui: quale è stato il passo che vi ha spinto verso una scelta del genere e perché proprio l’Irlanda? Pietro?
P. C’è una premessa da fare, poiché la decisione non è avvenuta subito, è maturata col tempo. Due eventi hanno cambiato radicalmente la fisionomia economica e finanziaria mondiale: la caduta delle Twin Tower nel 2001 a New York e l’avvento dell’Euro, sempre in quegli anni. Due avvenimenti di cui sentiamo tutti gli effetti, maggiormente oggi a distanza di 15 anni, che hanno portato a modificare anche il pensiero sociale e lavorativo, non solo in Italia e in Europa, ma nel mondo intero.

C. E’ la realtà con cui combattiamo ogni giorno e che ha distrutto vite intere. Come hai affrontato la crisi?
P. In quegli anni l’azienda che avevo fondato lavorava prevalentemente per le banche, fornendo servizi di outsourcing informatico legati all’amministrazione e alla gestione di tutti i servizi inerenti i depositi bancari. Avevamo molti progetti in corso, ma la fusione per incorporazione di vari gruppi bancari per cui lavoravo con altri, ha fatto si che i progetti furono sospesi. Dovetti chiudere l’azienda causa la perdita delle commesse, ma non prima di essermi sincerato di aver trovato un’altra occupazione ai miei collaboratori per cui sentivo riconoscenza, per il lavoro svolto e di cui mi sentivo responsabile, dato che avevano tutti famiglia.

C. Hai fatto una cosa molto umana e professionalmente corretta. E tu? Come hai sistemato te stesso?
P. Dopo che chiusi l’azienda continuai a lavorare come libero professionista, non senza difficoltà. Nel contempo il mio desiderio di trasferirmi all’estero per lavorare stava sempre più prendendo corpo, poiché le aziende sul territorio emiliano stavano progressivamente chiudendo o entrando in amministrazione controllata o, addirittura, erano ridotte al fallimento.

C. In poche battute hai riassunto la triste realtà vissuta da milioni di italiani: il problema è che non ci si abitua mai al dramma di quanto è, e sta accadendo. Simonetta: e tu?
S. Benché comprendessi che la situazione in Italia non sarebbe migliorata col tempo, stentavo a decidere di trasferirmi, lontana dai miei affetti, soprattutto dalle mie figlie benché fossero già adulte. Discutemmo molte volte ed anche animatamente, sulla decisione di rimanere in Italia o trasferirci all’estero. Poi avvenne il solito caso che ci mise lo zampino.

C. Cioè?
S. Noi siamo sempre stati appassionati delle Isole Britanniche, delle loro tradizioni e della loro musica. Entrambi sentivamo che qualcosa ci ha sempre attirato verso queste terre. Ero attratta in particolare, non mi prendere per superficiale, dagli edifici, dai cottage irlandesi, dai tetti di paglia, dalla forma delle finestre e delle verande. Ero attratta dal modo di vivere e dal modo di comunicare. Ed inoltre mi attiravano certe storie senza tempo, che venivano raccontate come vere, anche se ho sempre creduto che fossero leggende.

C. Prenderti per superficiale? Le Isole Britanniche sono state il mio sogno di ragazzina, proprio per quelle che sono le loro tradizioni, le caratteristiche, la storia, la letteratura! Vi dirò di più. Appena ho convinto mio marito a prendere l’aereo, sapete quali sono state le destinazioni che ho voluto subito raggiungere, una di seguito all’altra? Inghilterra, Irlanda, Scozia. Chi sono io per giudicarvi???  Cosa è successo poi…
S. Nel 2008 vennero in Italia alcuni membri della Kilcar Pipe Band (Contea di Donegal, Irlanda), per partecipare a degli eventi programmati in Abruzzo. La signora Rosaria, loro accompagnatrice di origine italiana che vive e lavora in Donegal, con la quale poi diventammo amici, telefonò a Pietro avendo trovato il suo sito BagPipes.it, dedicato interamente alla cornamusa scozzese. Facemmo reciproca conoscenza e organizzammo una serata in un pub di Bologna per suonare insieme. Dopo quell’episodio per alcuni anni non ci vedemmo più.

C. Per cui la svolta è stata ancora successiva?
S. In seguito, nel 2013, la signora Rosaria contattò Pietro nuovamente dato che aveva l’esigenza, conoscendo la sua attività, di progettare il sito internet al fine di promuovere la sua azienda, che doveva essere indirizzato verso il mercato italiano.

Pietro ed io ci recammo in Irlanda ospitati da lei e lavorammo, lui come web master ed io come fotografo, al disegno del nuovo sito e, nelle ore libere del dopo cena, parlammo molto della situazione italiana, delle difficoltà lavorative ed imprenditoriali. Ci diede molte informazioni utili che ci motivarono a compiere il grande salto. Se ora viviamo in Irlanda, in particolare in Donegal, è anche merito suo.

C. Da quel momento, quanto tempo vi è servito per trasferirvi fisicamente in Irlanda?
S. Tornammo in Donegal altre due o tre volte per organizzare il trasferimento lavorativo e per cercare casa. A luglio del 2014 ci trasferimmo in modo definitivo.

CLAUDIA. Pietro, Simonetta, vi chiedo scusa ma proporrei una pausa. Se siete d’accordo ci ritroviamo domani, in modo tale da dedicare la giornata ad approfondire in maniera esaustiva la vostra storia da qui in poi.
In questo modo potremo concentrarci su tutto quello che c’è da sapere, per chi sta pensando di trasferirsi in Irlanda: ci focalizzeremo sulla convivenza e l’inserimento in un’altra cultura; cercheremo di capire meglio cosa significa vivere l’Irlanda al di fuori del turismo; faremo una panoramica anche sulle leggende e i luoghi più caratteristici.
A domani, per la seconda parte di questa avventura!

Pietro Malaguti, Simonetta Ecchia, per Voce del Verbo Partire

6 Commenti

  1. Anonimo

    Ahahah fantastico..piccolo il mondo..conosco Kilcar e Rosaria ..
    bellissima storia…anche io ho vissuto anni in irlanda….e mi ha cambiato la vita..
    Antonella

    1. Ciao Antonella!
      Nel leggere il tuo commento, mi è caduta la mascella: ma è incredibile!
      Cosí anche tu hai vissuto nell’isola di Smeraldo, conosci Kilcar, Rosaria…wow! Sto facendo il conto delle cose in comune con i miei ospiti.
      Si, direi che il mondo è davvero piccolo, anzi pare concentrato in Irlanda 😉
      A presto,
      Claudia B.

  2. Anonimo

    ho avuto la pelle d'oca….
    x certi versi mi ritrovo nella loro storia,il lavoro nell azienda familiare,il matrimonio celtico,l amore per l irlanda…mio marito appassionato di foto….io adoro sti ragazzi 😀

    1. Sono così felice di leggere questo commento, perché anche io come te ho ascoltato questa storia e l’ho scritta, con un misto di pelle d’oca ed emozione.
      Mi sono appassionata al loro viaggio insieme e, poterlo riportare sul blog, è stato un grande onore. E penso, davvero, che possa servire a tanti leggere quello che Pietro e Simonetta hanno da dire.
      Se ti va, non perdere la seconda parte!
      A presto,
      Claudia B.

    1. Ho avuto la stessa sensazione Valentina! Quando ho iniziato a leggere la storia di Simonetta e Pietro, ho desiderato poterla raccontare qui sul blog…e ancora non immaginavo che nascondesse così tanti colori e sfaccettature!
      Domani conto di pubblicare la seconda parte, che riserverà tante sorprese anche su quello che significa vivere in Irlanda. Più alcuni aneddoti e leggende, che non guastano mai!
      Sono felice che ti sia piaciuta!
      A presto,
      Claudia B.

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