Il Montefeltro dimenticato: Castello della Pieve e Abbazia di Borgo Pace

Torno a parlarvi del Montefeltro, questa affascinante regione storica che si trova a cavallo tra Romagna, Marche e Toscana. Praticamente la terra in cui sono nata e che (chissà), magari mi ha aiutata nel diventare una viaggiatrice. Perché diciamolo, così fissata non posso esserlo dalla nascita: sicuramente il luogo in cui sono cresciuta ha influito sul mio sviluppo. Altrimenti troppe cose non si spiegano! Già un anno fa, ho scritto una serie di articoli dedicati al “Montefeltro dimenticato”, ossia ai borghi davvero belli, ma poco conosciuti, che lo punteggiano. In questo post, vi parlerò di Castello della Pieve e dell’Abbazia di Borgo Pace.

Ora vi spiego meglio: domenica scorsa ci siamo ritrovati a vivere l’ennesima giornata uggiosa. Nebbia, pioggerellina a tratti, freddo, grigio in ogni sfumatura (leggete #ciaoneChristianGray). Insomma, si prospettava una giornata di una noia mortale. L’alternativa ovvia era: divano+copertina+”Alle falde del Kilimangiaro” ma, spero non me ne vorrai Camila, il richiamo della scoperta è stato più forte.

Già la scorsa estate, in effetti, nei pressi di Mercatello sul Metauro, avevo adocchiato un paesello arroccato, durante le nostre uscite in moto. Se la seconda metà del blog, è quella impegnata nella guida (e nel tentativo di vedere il meno possibile attorno a sè), io sono invece sempre sul pezzo. I miei occhi indagano costantemente il paesaggio, per trovare nuovi spunti di visita. Perché se no poi ci toccano divano+copertina, ed io dopo un pò mi annoio.

Sarebbe nulla eh, ma il viaggiatore annoiato è un viaggiatore che crea l’impossibile, per togliersi dall’apatia. Quindi meglio che io sia occupata! In effetti Daniele sta pagando a caro prezzo il fatto di avermi “tenuta nella noia”, durante le prime settimane dell’anno. Ho deciso tutte le mete del 2017, sto organizzando il mega viaggio estivo, e lui è sul punto di chiedere un trasferimento coatto al Polo Nord.

Oltre al mio occhio lungo, è stata una foto trovata casualmente in rete, ad avermi provocata: uno scorcio suggestivo di Castello della Pieve. Sembrava quasi chiamarmi, reclamarmi: e se tu chiami, io -educata- arrivo.

Per raggiungere la Valle del Metauro nell’Appennino umbro-marchigiano, decidiamo di passare da San Leo, Carpegna, Frontino, Piandimeleto, per scendere poi fino a Sant’Angelo in Vado. Si attraversa Mercatello sul Metauro e, dopo alcuni km, si scorge l’indicazione per Castello della Pieve.

Un tripudio di luoghi, paesaggi e vallate. Tutti di una bellezza sconvolgente. Un patrimonio storico inestimabile. Un vanto su cui la regione potrebbe puntare a 360°.

Ma, scusate, vogliamo parlare anche del modo inumano in cui vengono tenute le strade? Perché, si lo so, scrivo di viaggi, ma considerando che tutto ciò che pubblico su questo blog lo finanzio di tasca mia, posso dire ciò che penso? Io turista, che arrivo in un luogo con il desiderio di esplorarlo, posso pretendere che almeno lo stato delle strade (segnaletica inclusa) sia “presentabile”? Posso pretendere di non spaccare pneumatici od ammortizzatori? O un paraurti, se è per questo. Posso non dover cambiare direzione, perché se c’è una nebbia che si taglia col coltello, non trovo segnaletica orizzontale e rischio di andare fuori strada? Domenica è stato uno scossone continuo, da Frontino in poi, fatto salvo qualche tratto accettabile. Fine della polemica, ho detto tutto. Ricordate solo di fare attenzione alle condizioni dell’asfalto, procedete con cautela.

Per fortuna dimentichiamo i crucci stradali appena arriviamo a Castello della Pieve, di cui vi sono davvero poche informazioni. So solo che si tratta di un fortilizio medievale, del XIII secolo, che faceva parte della Massa Trabaria. Nell’antichità si trattava di una vera e propria provincia, con un numero notevole di fortificazioni. Questa zona era ricca di legname, che veniva tagliato ed inviato a Roma attraverso il Tevere.

Castello della Pieve è un borgo silenzioso, piccolissimo, in cui buona parte degli edifici ospitano un hotel e un ristorante. E’ comunque possibile fare una passeggiata, anche per poter respirare una pace alla quale non siamo più abituati. Gli affacci straordinari sulla Valle del Metauro, il verde a perdita d’occhio, il solo vicolo acciottolato su cui si affaccia Castello della Pieve, sono di una perfezione pittorica.

A me risulta difficile riuscire a percepire il sanguinoso e devastante passato di quest’area. Nella Provincia di Massa Trabaria vi erano continue lotte per il predominio, dato che il controllo veniva esercitato da più signorie: solo con lo smebramento dell’area, voluta da Papa Leone X, la situazione migliorò. Ma oggi, mentre passeggio per questo paradiso sospeso, riesco solo a captare un’atmosfera suggestiva.

Il grigio del cielo basso, va a fondersi col grigio della pietra, mentre le calde luci del borgo scintillano come lucciole, nella penombra serale. Il borgo è quieto, curato, perfettamente restaurato. Su di esso domina la torre d’avvistamento, mentre al centro sorge la chiesa parrocchiale.

Un unico viale che riesce a catturare completamente l’attenzione. Tanti particolari ameni, come gli architravi in legno, oppure le piccole aiuole curate, la pietra faccia a vista che risulta sempre così rustica e accogliente.

Ad appena 7 km da qui, in direzione del Passo di Bocca Trabaria, si trova la località di Borgo Pace. Ci fermiamo per visitare l’Abbazia di San Michele Arcangelo, del XIII secolo, avvolta dalle ombre della sera. Non riesco a scattare foto degli interni, solo un paio, proprio perché l’ambiente è totalmente al buio. Proviamo anche a guardarci attorno, per capire se vi sia un sistema di accensione, tramite l’inserimento di monete, ma non riusciamo a vedere oltre il nostro naso.

Eppure, una volta che gli occhi si sono abituati, iniziano ad emergere i particolari: sullo sfondo l’abside in stile romanico è intensamente illuminato, mentre le tre navate della chiesa sono suddivise da tozzi pilastri, sormontati da archi a tutto sesto.

Qui è conservato un Crocifisso attribuito alla scuola del Brunelleschi, che spicca al di sopra dell’altare; invece nella cripta sono esposti frammenti di sculture e documenti.

Bellissima la “Madonna in Trono che allatta il Bambino”: colori vividi, tratti gentili e un senso di grande dolcezza, nonostante l’impostazione rigorosa sullo scranno.

Ormai dovreste sapere che, nonostante le lamentele sullo stato delle strade, noi di Voce del Verbo Partire amiamo le Marche, al punto da avere un’intera sezione ad esse dedicata. In realtà ho anche un’ottima crema balsamica, in bagno, utilissima per risanare la schiena, spezzata dalle buche prese in moto durante la bella stagione.

Visto il mio ampio archivio, voglio quindi darvi alcuni consigli su cosa vedere nella Valle del Metauro. Perché il borgo di Castello della Pieve e l’Abbazia di San Michele Arcangelo sono imperdibili, ma rapidi da visitare e, chi arriva fino a qui, magari vuole sfruttare al meglio il proprio tempo.

∞♦∞

Cosa vedere nella Valle del Metauro.
  • Iniziamo dalla bella cittadina di Mercatello sul Metauro dove, durante il Corpus Domini, viene organizzata una coloratissima infiorata tra i viali del centro storico. Per saperne di più leggete questo post.
  • Proseguiamo con l’ammaliante Sant’Angelo in Vado: elegante, piacevole e sonnolenta, si trasforma nella capitale del tartufo bianco, durante le domeniche d’ottobre. Per saperne di più, leggete questo post.
  • Spostandosi in direzione di Urbino, a soli pochi km dalle località sopra citate, c’è l’affascinante città di Urbania. Ad accogliervi prima dell’ingresso nel centro storico, sarà il sontuoso Barco Ducale, fatto costruire da Federico da Montefeltro nel XV secolo. Per ciò che so io, la residenza viene aperta solo in occasioni particolari, tra le quali le giornate FAI. Vi si può comunque passeggiare attorno, per ammirarne la struttura (ne ho parlato qui). Per saperne di più su Urbania, invece, leggete questo post.
  • Per godere di un panorama d’autore sulla vallata, potete salire fino al minuscolo paese di Peglio. Arroccato di su di uno sperone di roccia, ad una manciata di km da Urbania, il piccolo nucleo è una terrazza sul Montefeltro. Per saperne di più leggete questo post.
  • Se come noi siete motociclisti, dopo l’Abbazia di San Michele Arcangelo, potete continuare lungo la panoramica strada che porta al Passo di Bocca Trabaria. Godetevi le curve e scendete fino a Città di Castello. Potete visitare la seducente località umbra, e tornare indietro dal Passo di Bocca Serriola. Per scoprire l’itinerario, leggete questo post.

Claudia B.

8 Commenti

  1. Il tuo compagno di vita e di viaggio mi ricorda sempre più il mio, dopo ogni articolo: secondo me se si dovessero incontrare deciderebbero di restare a casa a guardare DMax, Bike Channel ecc ecc e di mandare noi in giro per il mondo 😉
    Scherzi a parte, mi piace sempre di più questa parte di Italia dove non sono mai stata. Bellissime anche le foto!

    1. Silvia è vero, accadrebbe sul serio 😂😂😂
      Qui la seconda metà del blog pagherebbe per tutelare le due D: Divano e Dmax. Mi spedirebbe anche in Groenlandia😉
      Che dici, li facciamo conoscere? Male che vada, io e te facciamo un viaggetto di due settimane: sono persini disposta a fermarmi per pranzo 😂😂😂
      Grazie per i complimenti, sei molto gentile. Amo questa storica terra poco conosciuta, e mi piace mostrarla agli altri😊
      Un bacio, a presto
      Claudia B.

  2. Finalmente ti ho beccata Claudia! Ho scoperto il segreto delle tue foto prive di turisti! 😉
    DOMENICA! Parti per le tue escursioni in moto di DOMENICA! 😀 Ma non hai paura ad aggirarti fra quei vicoli, per altro meravigliosi, con il rischio di inseguire inconsciamente qualche ragù domenicale che sobbolle in antichi tegami? E’ rischiosissimo, più delle strade dissestate! Stai attenta!
    Comunque l’acciottolato a terra e sulle facciate delle case fa un colpo d’occhio pazzesco *_*
    Un bacione e buon fine settimana! 🙂

    1. Tu scherzi, ma il profumo di pranzo luculliano e panni stesi, è quello che io ricollego alle nostre visite domenicali! Davvero sai! E’ tutto raccolto lì. Non tanto d’inverno con le finestre chiuse, ma durante la bella stagione, quell’aroma fa da calamita e mi riaffiora nei ricordi. Un giorno ci ritroveranno a casa di qualche sconosciuto, comodamente seduti a mangiare un piattone di pasta 😉
      Ora che hai scoperto il segreto sulla mancanza di esseri umani, non spargere la voce, perché voglio ancora si pensi che sia io ad eliminarli tutti. Così mi stanno alla larga e le foto risultano perfette! Mi fido eh 😉
      Quel borghetto è fantastico Dani, tra un pugno di case ho fatto un numero vergognoso di foto…
      Buona domenica a te, bacioni!
      Claudia B.

    1. E’ vero sai, qui l’atmosfera è tipicamente medievale, infatti in questi borghetti, spesso, vengono organizzate belle rievocazioni storiche. In quelle occasioni è difficile capire dove finisce il presente ed inizia il passato ;-): un incanto!
      Grazie a te Tiziana per essere passata, ed aver vissuto con noi un pezzetto di Montefeltro 🙂
      Un bacione,
      Claudia B.

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