Mototurismo in Romagna: Lago Pontini, Montetiffi, S.Giovanni in Galilea

E così, miei cari lettori, il duo di Voce del Verbo Partire ha subìto una piccola variazione nella “composizione ufficiale”: come accennato nel post “Di passo in passo: l’Appennino in moto”, abbiamo lasciato la nostra Aprilia ad altri proprietari e portato a casa con noi la nuova Africa Twin.
Non intendo ritornare sul discorso “addio Tuono” dato che ho appena smesso di piangere…A tal proposito, voglio dire che il suddetto racconto spero sia scritto bene, perché la mia sensibilità mi impedisce di rileggerlo, senza sciogliermi in lacrime. Scrivetemi se trovate errori, grazie!
Fatta questa premessa, inizierei con i nuovi itinerari in cui protagonisti con noi saranno: l’immancabile zainetto blu (immortale più di Highlander) e la nostra Honda la quale, avendo un nome troppo lungo, ed essendo la sottoscritta un’amante dei nomignoli, ho già ribattezzato A.T. (si legge proprio Ei Tì). 
Appena ritirata dal concessionario, siamo saliti in sella e, letteralmente, non siamo più scesi fino a sera. Complice il bellissimo e soleggiato fine settimana di febbraio, abbiamo voluto approfittarne per valutare fino in fondo il comfort ed i consumi del nuovo “giocattolino”: la sorpresa nel constatare la morbidezza della sella, per il nostro didietro, e la convenienza economica, per le tasche del didietro, ci ha portati a trascorrere in strada l’intera giornata di sabato e buona parte di quella di domenica!
Il battesimo ufficiale di A.T. è avvenuto laddove ogni buon romagnolo, dovrebbe far battezzare la propria due ruote: il Passo di Viamaggio. Si tratta di un valico appenninico conosciuto fin dall’antichità, di cui spesso vi ho parlato, definendolo la nostra personale porta su Toscana e Umbria.
In fondo, per cosa pensate che lo utilizzassero i romani? Era uno dei principali nodi viari con cui si spostavano da Rimini ad Arezzo! Per non parlare del fatto che, con grande facilità, li collegava alla stessa RomaCiò che voglio dire è che, per quanto possa sembrare incredibile, il valico non è sempre stato ricettacolo di motociclisti e location per battesimi della strada! E’ impressionante fare questa considerazione, eppure è la realtà…
Facciamo una sosta in località Svolta del Podere, non per stanchezza, ma per mangiare un panino con la finocchiona, il goloso salame toscano, aromatizzato al finocchio: in ogni battesimo che si rispetti, c’è un piccolo rinfresco no? Dopo aver scattato diverse foto alla nostra scintillante A.T., ripartiamo per completare tutta la strada del valico, fino a Sansepolcro, da cui percorriamo un tratto di E45, quella a mio avviso più bello, in quanto immerso nel verde appenninico, tra foreste e gole.

 

Ci fermiamo a Bagno di Romagna per prendere un caffè, visto che la comodità estrema di A.T. è soporifera! Non sto scherzando: penso si sia capito che mi trovo molto a mio agio in moto…talmente tanto da rischiare di addormentarmi, come poi spesso avviene.

Insomma, Daniele mi impone un caffè che riattivi la mia attenzione, anche se la prospettiva di fermarsi nei pressi di San Piero in Bagno, al Lago Pontini, non mi farebbe comunque riaddormentare. Quando si tratta di scoprire e fotografare nuovi angolini nascosti, io sono sempre disponibile! E sveglia, molto sveglia.

In effetti il lago è davvero vicinissimo a San Piero in Bagno, posizionato nella parte montuosa, lungo la strada che collega la cittadina al Monte Fumaiolo, e lo raggiungiamo in meno di dieci minuti. 

E’ un piccolo specchio d’acqua protetto dalle montagne, in cui diverse persone praticano pesca sportiva, approfittando non solo del tiepido pomeriggio, ma anche della serena bellezza del luogo. C’è molta calma, e ci fermiamo qualche minuto ad ammirare il laghetto e i giochi di riflessi che a me piacciono sempre tanto.

Rientriamo seguendo la strada che collega Sarsina a Sant’Agata Feltria, per scendere poi verso Novafeltria. Insomma tutti percorsi e località che vi ho più volte descritto. Ma, se avete perso alcuni itinerari, potete cliccare sulla sezione “Due ruote e uno zainetto, che aggiorno costantemente con le nostre proposte di visita e tratte stradali.

Diciamo che, per la prima messa in strada di A.T. abbiamo voluto stare sul classico…
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Domenica pomeriggio dopo pranzo, però, le cose cambiano, nel senso che partiamo con l’obiettivo di visitare un paio di piccoli graziosi borghi dell’entroterra romagnolo, posizionati nella Provincia di Forlì-Cesena, a pochi chilometri da casa nostra: Montetiffi e San Giovanni in Galilea.
La giornata è splendente, caldissima, se non fossi certa del fatto che è febbraio (ho controllato l’agenda prima di partire), potrei pensare che siamo ad inizio maggio.
Uno scintillio persistente segue me, Daniele ed A.T. mentre ci dirigiamo in direzione di Sogliano al Rubicone, di cui Montetiffi è una piccolissima frazione. 
La corsa attraverso la campagna è rigenerante e gradevolissima, soprattutto con questa sensazione di primavera inoltrata che si respira e si assorbe.
Il verde è frizzante e la strada fino a Ponte Uso completamente libera. Bellissima la tratta che passa al di sotto della Rocca di Montebello e di Torriana, che noi ammiriamo, generalmente, dalla Valle del fiume Marecchia: su questo lato, attirano inesorabilmente gli sguardi, dominando pittoresche lo stretto passaggio.
La città di Sogliano è famosissima in Romagna e nel mondo, per la produzione del formaggio di fossa, una vera eccellenza del nostro territorio, che viene celebrato ogni anno da un’importante sagra, in programma gli ultimi due fine settimane di novembre e il primo di dicembre.
Ma, oggi, non è Sogliano la nostra meta; proseguiamo direttamente per il piccolo borgo di Montetiffi, da cui si può spaziare con lo sguardo sulle valli limitrofe, in una visuale a 360° sensazionale, che arriva fino a Verucchio e, addirittura, a San Leo!

Ci inerpichiamo piano piano lungo la salita che si insinua nel minuscolo abitato, una sola stradina che conduce alla vera regina e padrona del paese, l’Abbazia Benedettina di San Leonardo, una struttura pregevole dell’XI secolo, costruita in pietra concia.

Veniamo invitati da uno dei giovani abitanti del borgo, gestore insieme alla moglie di una pittoresca taverna, ad accedere alla terrazza esterna del loro locale, da cui si può ammirare la parte opposta della strepitosa vallata, quella che si affaccia su Talamello e Perticara. Uno spettacolo straordinario di colori e giochi di luce.

Rientriamo e scambiamo qualche parola con il simpatico e gentilissimo proprietario della locanda, il quale ci racconta di come i cittadini stiano facendo di tutto per accordarsi con l’amministrazione comunale, affinché la Chiesa dell’Abbazia venga finalmente riaperta al pubblico.

Vi sono due anziani signori che hanno il compito di accogliere i visitatori ma, data l’età, è diventato davvero difficile per loro far fronte a questo impegno. In effetti, per quanto ci venga detto di suonare al loro campanello, in modo tale da farci aprire le porte della chiesa, non abbiamo cuore di disturbarli e ce ne andiamo senza visitare l’interno dell’Abbazia…

Montetiffi è piccola, ma decisamente attaccata alle proprie tradizioni, non a caso uno dei manufatti per cui è nota in tutto la Romagna, sono le teglie in argilla, la cui produzione è documentata fin dal XVI secolo. Si tratta di piatti artigianali utilizzati per la cottura della nostra famosa piadina. In passato i tegliai partivano dalla vicina Rupe dell’Archetta, per vendere i loro prodotti nei pressi del ponte medievale: un esempio di antico artigianato, arrivato intatto fino a noi.

Risaliamo in moto per raggiungere la successiva località del nostro semplice itinerario, il borgo di San Giovanni in Galilea, un angolino meraviglioso arroccato su uno sperone di roccia, da cui oggi è possibile spaziare sulla costa adriatica! E’ una meraviglia da quassù: Montefeltro, Valmarecchia, Mare Adriatico, Monte Titano… persino il Sasso di Simone e Simoncello, sono a portata di sguardo!

Siamo nel Comune di Borghi, paese famoso per il dolce conosciuto come bustrengh, una semplice pietanza dal gusto dolce e dalla consistenza corposa, la cui ricetta segreta si tramanda da secoli nella nostra terra. E, secondo i più, la versione originale è custodita proprio a Borghi che, al bustrengo, dedica una nota sagra. 
Nel borgo di San Giovanni, oggi, ci sono davvero tantissimi visitatori e devo dire che la cosa mi rincuora: è splendido vedere le persone interessate al territorio in cui vivono, decise a scegliere di trascorrere una domenica alla scoperta del proprio entroterra, invece che chiuse in un centro commerciale. Chiedo scusa ai fautori delle spese pazze, ma non posso fare a meno di pensarla a questo modo…

Il borgo è piacevole, accogliente, si respira aria di casa, con le abitazioni ben tenute che si affacciano sulle vallate sottostanti. La posizione strategica lo fece oggetto di contese nel X secolo, tra il Vescovo di Rimini, gli Arcivescovi di Ravenna e l’Impero.

Nel 1186 fu assoggettato dai Malatesta, che lo controllarono fino alla morte dell’ultimo esponente della famiglia, quando passò sotto la giurisdizione dello Stato PontificioIn realtà l’intero nucleo abitativo, presenta tracce ancora più antiche, risalenti alla civiltà villanoviana e all’epoca romana.

Visitiamo la Pieve nuova di San Giovanni che domina l’abitato, abbracciata dal sole pomeridiano: questa struttura fu ricostruita nel secondo dopoguerra, dopo essere stata completamente distrutta dai conflitti sulla Linea Gotica.

L’antica Pieve fu edificata da Pandolfo II Malatesta, nel XVI secolo, poi fatta ingrandire ed abbellire da Sigismondo II. Ma, come sempre accade, la guerra non risparmia nulla…

Proseguiamo passando al di sotto della porta d’accesso, che ospita la Cappelletta ai Caduti, dove vi sono affreschi della metà del Cinquecento, proprio di fronte all’ingresso del Museo Renzi, allestito nel quattrocentesco castello malatestiano.

Percorriamo una serie di bei vicoletti e saliamo verso quelle che sono le vestigia delle mura e dell’antico Castello di San Giovanni, fatte edificare da Sigismondo Pandolfo Malatesta, a metà del XV secolo. Purtroppo la conservazione dei reperti è scarsa, il vero motivo per cui vale la pena salire fino a qui, è il panorama mozzafiato.

Ci fermiamo a fare diverse fotografie, quindi scendiamo nuovamente nella parte bassa del paese, dove entriamo nel piccolo affollatissimo bar, in cui decidiamo di assaggiare il tipico “caffettone di San Giovanni”, servito bollente all’interno di bicchieri in vetro.

I gestori mi spiegano che la ricetta è segretissima, la sola cosa da sapere, soprattutto per chi deve guidare, è che ha una base alcolica! Infatti Daniele opta per un classico espresso, mentre io mi godo l’ondata di sapori fortissimi del liquido che mi scivola in gola: fantastico.

Torniamo verso il parcheggio per salire in sella a A.T., visto che abbiamo ancora una cosa importante da fare questo pomeriggio, prima di rientrare a casa.

In realtà si tratta di una sosta che facciamo ogni anno all’inizio della stagione motociclistica e, dato che nel 2016, la stagione in questione è cominciata prima, anticipiamo la tradizione: raggiungiamo Coriano, per portare un piccolo, personale saluto a Marco Simoncelli, di cui mio marito era grandissimo tifoso.

Ci fermiamo in piazza, accanto al primo semplice monumento eretto in sua memoria poi, visto l’orario, ci spostiamo nel parco in cui si trova la nuova installazione “Ogni Domenica”, inaugurata un paio d’anni fa, in occasione del GP della Repubblica di San Marino e delle Riviera di Rimini. All’imbrunire, una fiammata di tre metri, illumina il buio della serata per 58 secondi, in memoria di Marco, morto tragicamente a Sepang, durante il GP della Malesia.

Ora che abbiamo dato ufficialmente inizio alla stagione motociclistica, inaugurando i nostri itinerari con A.T., possiamo rientrare a casa soddisfatti e appagati, magari anche un pò infreddoliti, perché il buio è calato portando con sé il rigido della notte. D’altronde, anche se questo pomeriggio sembrava primavera, siamo pur sempre a febbraio! Il pensiero che ha attraversato la nostra mente durante il tragitto è che, se il buongiorno di vede dal mattino…finiremo in fretta il rodaggio di A.T. !!!

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

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