Il Montefeltro dimenticato: Gattara, Badia Tedalda, Bascio, Soanne

Se vi dico: domenica di primavera; se aggiungo: bel tempo…ventoso ma soleggiato; se continuo con: “sanguisuga a due ruote”.
Bene, cari lettori, cosa vi viene in mente? Ma è ovvio, indovinerebbe anche un bimbo di due anni che, ancora, non sa leggere: oggi si esce con Tuono!!!
Con quale destinazione? Beh, allora, intanto partiamo, poi strada facendo vedremo di “creare” qualcosa.
Inizio col riempire lo zainetto blu con acqua e macchina fotografica: dato che andremo verso il Valico di Viamaggio e, a conti fatti, è da diverso tempo che non assaporiamo la gustosa ed originale finocchiona, decidiamo che un meraviglioso panino, oggi, non ce lo negherà nessuno. Pieno per Tuono… sistematina al livello dell’olio e via, siamo pronti ad andare.
Dopo Novafeltria ci inoltriamo sempre più nei paesaggi verdissimi dell’Appenino Tosco-Romagnolo, dapprima attraversando l’Alta Valmarecchia, per accedere poi al Montefeltro, in un susseguirsi di passaggi tra regioni storiche e regioni geografiche.
E con che colori…Ogni stagione sa imprimere la propria personale tavolozza e la propria luminosità a queste valli, non esiste mai un momento uguale a quello precedente. Nemmeno nella medesima giornata. Lo stesso vale per i profumi inebrianti della natura, dell’aria…beh per noi anche dell’asfalto!
Sembrerà banale dirlo ma, pur conoscendo ogni curva della strada che porta al Valico di Viamaggio, ogni volta ammiriamo questo percorso con occhi nuovi, in un misto di stupore e gioia infantile. Ad un certo punto lo stupore si tramuta in sconcerto quando, in lontananza, notiamo un pungo di casette, raccolte attorno ad una torre, racchiuse nel verde degli alberi che stanno rifiorendo. Sicuramente non saranno state messe lì durante la notte ma, ad essere onesti, non le avevamo mai notate. Controlliamo la segnaletica e, dopo aver velocemente deciso, facciamo una deviazione verso il borghetto di Gattara.
Si, lo so cosa state pensando, mi sembra di sentirvi: mi pare di avervi qui, fan sfegatati dei Simpson, come mio marito tra l’altro, mentre vi immaginate di trovarvi al cospetto della vecchietta folle, circondata da gatti con il pelo elettrico, ed immersa in una nuvola di fumo! 

Ma la “nostra” Gattara, in realtà, non ha nulla a che vedere con questo assurdo personaggio, no. Il borghetto, che raggiungiamo da una bella strada panoramica, è in realtà un angolino silenzioso ma perfetto, composto da un gruppo di villette in pietra, tutte ristrutturate e curatissime, che fanno da contorno alla Torre dell’XI secolo, testimonianza di un’antica fortificazione, e alla deliziosa parrocchiale, che accoglie il visitatore all’arrivo. 

Un solo vicoletto, di una grazia unica, accompagna all’interno dell’abitato, mentre lo sguardo spazia sulla straordinaria valle. Mi trovo a pensare quanto possa essere bello e, contemporaneamente, fuori dal tempo, vivere qui, come si trascorrano le giornate in questa caratteristica perfezione, quasi irreale, tra silenzi, contatti umani che riportano al passato, colori e vedute in continuo mutamento…

Lasciamo la piccola, bella Gattara, per ripartire alla volta del Passo, anche se siamo destinati a fare una nuova sosta, dopo qualche km. Non siamo impazziti, francamente siamo solo partiti con l’dea di prendere un caffè (ed un panino con la finocchiona) al Valico di Viamaggio e, come capita spesso, ci siamo ritrovati a inserire tra noi e quel caffè (e al panino!), anche delle visite inaspettate.

Per esempio ora, visto che abbiamo tutto il tempo di questo mondo, entro certi limiti, certo, una volta raggiunta Badia Tedalda, decidiamo di entrare in paese e salire verso la parte antica del borgo, che spunta timido sulla collinetta.

Lasciamo la moto e facciamo una passeggiata nel caratteristico abitato di montagna: un viale lastricato, circondato da amene casette, in cui spiccano belle decorazioni floreali. Dalle finestre escono risate e chiacchiere, a volte pianti di bimbi, il tutto farcito dagli splendidi profumi del pranzo domenicale in preparazione.

Badia Tedalda mantiene nel presente la funzione principale per cui fu fondata dai Tebaldi, nell’VII secolo d.C., ossia per ospitare pellegrini nel loro percorso mistico. D’accordo, magari al giorno d’oggi i pellegrini si sono trasformati in viaggiatori ed escursionisti, ma le numerose attività ricettive, tra hotel, agriturismo e b&b, presenti su tutto il territorio, sono motivo di grande richiamo.

Trovarsi al centro dell’Appennino Tosco-Romagnolo, circondata da tanti sentieri splendidi, cittadine d’arte, borghi ed avendo persino il mare a breve distanza (in fondo Rimini non è così lontana), fanno di questa località e di quelle limitrofe, una vera calamita per i turisti. Per non parlare poi della proposta gastronomica ricca, tra tartufi, salumi, carni pregiate e ottimi formaggi!

Il nucleo abitativo fu controllato dai Montedoglio sino al XV secolo, quando fu poi assoggettata al dominio di Firenze. Nel secolo successivo, il monaco Leonardo Buonafede, ricevette il borgo in commenda e ne fece costruire la Badia, abbellendola con pregevoli opere artistiche di scuola robbiana. Purtroppo la struttura è chiusa e non vi possiamo accedere.

Risaliamo pertanto in sella a Tuono e lasciamo gli abitanti di Badia Tedalda al loro pranzo, proseguendo fino al Valico di Viamaggio, questa volta senza soste improvvisate. All’arrivo troviamo tantissimi motociclisti, ma anche escursionisti o, semplicemente, persone di passaggio, per una gita in Toscana, in Romagna o in Umbria.

Andiamo a comperare dei panini freschissimi con pane toscano, senza sale, finocchiona e prosciutto crudo toscano.

Saliamo nella parte alta del parco e ci sediamo ai tavoloni di legno, tranquilli e lontani dal caos del parcheggio.

Onestamente è un gran bel caos, con quell’immenso parterre di moto, accompagnato dalla rassicurante presenza di tanti motociclisti, ma quel tavolo tutto per noi, all’ombra di alberi frondosi e fruscianti, ci attira inesorabilmente. 

Pranziamo chiacchierando del più e del meno, preparandoci anche per una sfida a carte che, vista la mancanza di testimoni oculari, potremo portare avanti tra strepiti e litigi: briscola all’ultimo sangue!
Dopo aver bighellonato un pò tra le moto, aver scambiato opinioni con altri motociclisti e preso un caffè, saliamo in sella a Tuono, con l’idea di fare una nuova tappa a Torre di Bascio.

In realtà la strada d’accesso a questo borghetto è quasi di fronte a quella che porta a Gattara: effettivamente le torri di queste due località, insieme a quelle dei paesi di Miratoio e Scavolino, sono le ultime vestigia dei primi feudi dei Conti di Carpegna, casato di grande prestigio, di cui ho già avuto modo di parlarvi nei racconti precedenti. Nel XVII secolo l’Imperatore Leopoldo I, elevò il Conte di Carpegna, a Principe del Sacro Romano Impero e di Bascio.

Saliamo lungo la stretta strada, mentre tutto attorno a noi la vallata del fiume Marecchia, qui una gola abbastanza stretta, sembra allontanarsi ed ampliarsi, come una sorta di fisarmonica paesaggistica. Si passa attraverso sporadiche abitazioni, fino ad arrivare all’ultimo baluardo, costituito proprio da Bascio. Parcheggiamo tuono vicino ad un agriturismo e, saliamo lentamente la ripida stradina che porta nel borgo medievale.
In alto, ad attenderci, la parrocchiale e la torre quadrata del XIII secolo, ai piedi della quale è stato allestito il Giardino Pietrificato di Tonino Guerra, dove alcune immagini in pietra, rappresentano personaggi che hanno fatto la storia della valle. Il giardino, in realtà, lo troviamo un pò trascurato ma, in compenso, il panorama è mozzafiato!

Quando torniamo da Tuono, ci rendiamo conto che, volendo, ci sarebbe tempo per un’ulteriore deviazione: seguiamo perciò le curve con gusto, fino al Lago Andreuccio, un piacevolissimo specchio d’acqua tra le località di Maciano e Soanne. Ci sono diverse persone che si godono il pomeriggio, pescando, passeggiando o, semplicemente, riposando all’ombra.
Andiamo al bar a prendere un gelato, che gustiamo seduti ai tavolini vista lago, poi seguiamo il semplicissimo sentiero lungolago, che appare placido e scintillante, con la bella fontana centrale, le papere ed i cigni che nuotano beatamente, mettendosi in posa per le foto dei visitatori. Ma, soprattutto, ammiriamo lo splendido riflesso dei salici, sulle acque, che si intersecano con quelli delle nuvole.

Troviamo una comoda panchina, su cui ci fermiamo a chiacchierare, mentre lasciamo scorrere pigramente i minuti, che concluderanno questa piacevole “domenica diversa”.

Cari lettori, per ora, volge al termine la serie dei racconti dedicati al “Montefeltro dimenticato”: è una cosa temporanea, nel senso che aggiornerò gli itinerari, mano a mano che proseguiremo con le visite.

Certo, i percorsi in Montefeltro non si esauriscono con i diari scritti finora: il Montefeltro è un territorio che continua a sorprendere e da cui noi siamo ben lieti di lasciarci sorprendere, proseguendone la lenta scoperta! In base alle visite dei borghi nascosti e meno famosi del territorio, porterò avanti questo progetto.

Ecco, la parola giusta: progetto. Un progetto che voglio dedicare al territorio da cui ho ricevuto la mia “formazione di viaggiatrice”, ossia Valmarecchia e Montefeltro
Ho quindi creato una sezione apposita nel blog, in modo tale che, chiunque, possa accedervi comodamente, senza ricerche vaghe. Spero di cuore di poter essere d’aiuto a tutti quei viaggiatori, o curiosi, che abbiano voglia di dedicare una parte del proprio tempo alla scoperta di una regione storica ricchissima.

Una vacanza, lunga o breve; un fine settimana od una gita giornaliera; anche solo qualche ora o una “domenica diversa”. Ogni scusa è ottima per esplorare la mia terra!

 

Per tornare al racconto precedente, cliccate⇒ Il Montefeltro dimenticato: Auditore e Apecchio

Claudia B. Daniele L. Aprilia Tuono 

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