Natale nel borgo di Monte Cerignone

Oggi torno a parlarvi di Monte Cerignone, piccolo borgo marchigiano che svetta fiero nell’alta valle del fiume Conca. Un baluardo antichissimo, dominato dalla grandiosa rocca edificata da Francesco di Giorgio Martini, architetto estremamente attivo in Montefeltro.

Se qualche mese fa vi ho raccontato del nucleo storico di Monte Cerignone, per la suggestione con cui il Medioevo rivive tra le sue pietre durante la stagione estiva, (ecco il post), ora vi presento il borgo in una versione nuova anche per me: quella natalizia.

E’ solo per caso, infatti, che la scorsa settimana ho scoperto come, durante l’ultima domenica d’Avvento, a Monte Cerignone si tengano dei piccoli mercatini natalizi. Io, da brava Fatina del Natale quale sono (cioè, il 2016 in tal senso mi ha vista con tendenze verdeggianti, ma cerco comunque di mantenere la retta via), ho deciso che non potevamo assolutamente perdere questa occasione.

Forse per una leggera stanchezza verso tutte quelle manifestazioni bellissime, ma ormai fin troppo prese d’assalto dal pubblico, forse perché proprio è il periodo sbagliato per me, fatto sta che ero alla ricerca di qualcosa di rilassante e semplice. Un evento di paese, dove una grande comunità in festa si raccoglie attorno ad un braciere.

Al di là delle bancarelle d’artigianato, infatti, che sono poche ma con oggetti veramente carini, ciò che mi assale appena metto piede nel borgo è una bellissima atmosfera di gioia. Ma di quella gioia vera, fatta di piccole cose e sapori, di profumi e lucine: il tutto però avvolto in un velo di delicatezza.

Non addobbi che urlano “guardami come sono tantarobbbamapropriotanta”; non merci ultra ricercate; non piatti o leccornie che per essere acquistate richiedono un mutuo a tasso agevolato. No. Una festa per tutti, Semplice. Gradevole, Vera. Sensoriale. Una coccola per la mente.

A Monte Cerignone il Natale è in nome della vivibilità. Ed io sono grata ad ogni istante trascorso tra le vie di questo borgo, alla ricerca dei presepi tra finestrelle, chiese e cortili. Sono grata ai piccoli oggetti d’artigianato fatti con maestria dalle persone, che hanno voglia anche di scambiare una battuta con i passanti.

Sono grata per i vicoli che si inerpicano erti verso la Rocca di Monte Cerignone, decorati con lucine delicate come il battito d’ali di una farfalla; con pacchetti regalo posti ad ogni angolo con le loro carte colorate, oppure appesi allegramente; decorati con deliziosi alberelli in legno che indicano la via!

Sono grata per i pochi artisti di strada che, con irriverente genialità, allietano la nostra passeggiata (grazie per la “clavata sul sederone”: certi momenti sono per sempre -cit. da chiappa-), tra musica e risate.

Sono immensamente grata nel vedere che Babbo e Mamma Natale hanno organizzato una sorta di caccia al tesoro natalizia per gruppi di bambini, i quali corrono per i vicoli di Monte Cerignone senza bisogno di tenere uno smartphone tra le mani, ma con l’eccitazione di una sana gara nei loro occhi.

A Monte Cerignone, oggi, ogni cosa sussurra con eleganza, perché spesso non è necessario urlare per farsi notare e per lasciare un ricordo, una sensazione, che saranno con te a vita. E sapete una cosa? Funziona. Funziona e lo si vede dalle espressioni delle persone, che sono serene. Non stanche di un ingorgo di corpi, non stanche per una fila che non finisce più, non stanche di non poter nemmeno osservare un banchetto senza venir pestati.

Qui, nel canto natalizio di Monte Cerignone, le persone ridono con gli occhi. Io, che sto davvero passando un periodo no, per un paio d’ore ho riso persino col cuore. E non è poco. Il mio sederone, invece, ha riso molto meno per la “clavata”. Ma vi spiego meglio l’evento nefasto.

Dovete sapere che a Monte Cerignone, vi sono taverne e minuscoli anfratti, in cui vengono serviti piatti semplici e bevande, esattamente come durante le Feste Medievali. Bene. Reduce da una “sosta moscato”, nell’uscire da uno strettissimo vicolo, mi sono trovata davanti una simpatica follettina sui trampoli. E si sa, i folletti sono dispettosi, compresi quelli natalizi.

Così giustamente, mi dice che per uscire devo passare attraverso le sue lunghissime gambe “trampolate” che fungono da porta. Io, sempre zuzzurellona, propongo di attraversare il “portale” con un bel limbo. Salvo poi cambiare idea pensando a chi cavolo mi avrebbe riportata in posizione verticale, dopo una tale azzardata mossa.

Vario quindi metodologia e mi accuccio per passare con “grazia” d’altri tempi (ah Elisa nella Valleombrosa: beccati questa!): ed è lì che taaaak, mi arriva la “clavata” della folletta sul sederone! E dire che, bassa come sono, invece di fare la splendida, sarei potuta passare stando in piedi. Ma per un giorno mi sono voluta sentire anche io come un’Adona!

Capite cosa voglio dire, cari lettori? Cosa cerco di trasmettervi con questo breve reportage pre-natalizio? Capite l’importanza di un mercatino fatto di pochi banchi, ma tante risate e condivisione? Capite come queste emozioni saranno a lungo in fondo ai miei pensieri?

Ho adorato poter acquistare vino e castagne, da condividere con Daniele-Grinch, senza dover vendere il polmone del marito: poche leccornie, ma con prezzi davvero per tutti. Frittelle di mele, mini bomboloni, zeppole, pere caramellate con panna. Oppure, ancora, polenta, stinco, piattini di dolci da consumare nella suggestione di una taverna. Vin brulé, vino moscato, cioccolata calda. Li sentite i profumi che si diffondono nell’aria, mentre le castagne arrostiscono sul braciere?

Ho adorato sedermi ad un tavolone in legno accanto al fuoco, con panche da condividere con perfetti sconosciuti, perché alla fine, a Natale, si torna tutti un pò bambini e chi se ne frega se ci sediamo vicino a persone estranee! Prendiamo esempio dai piccoli: un sorriso, un saluto, una battuta e siamo tutti in sintonia!

Magari non per correre lungo le salite di Monte Cerignone in una “caccia al Natale” all’ultimo respiro (se no sai che carico di bombole d’ossigeno tocca farsi portare), ma per trasmettersi una semplice serenità anche solo con uno sguardo. Perché forse, ma solo forse, a volte il Natale avrebbe bisogno di meno file e spese compulsive, di meno cene e pranzi imposti.

Forse, a volte, il Natale avrebbe bisogno di più emozione positiva. Ed io, ieri, l’ho trovata in un piccolo borgo del Montefeltro che si chiama Monte Cerignone.

Claudia-Fatina del Natale e Daniele-Grinch

6 Commenti

  1. Brava!! Bellissime riflessioni sui mercatini di Natale… Effettivamente, sono stanca anche io delle bancarelle natalizie con prezzi da mutuo. Non ha senso! Che poi gli oggetti in sé sono carini ma nulla di eccezionale. Bellissimo borgo: ci andrò 🙂

    1. Trovare e vivere un attimo vero d’Avvento mi ha fatto capire quanto fossi stanca dei soliti mercatini super affollati e super conosciuti.
      Tranquillità e semplicità, sono tutto ciò che voglio ora. Per fortuna la mia terra aveva la soluzione pronta 😉
      Ti consiglio assolutamente una visita e, se hai bisogno di consigli per i dintorni, chiedi perché ho tanti suggerimenti 🙂
      Un bacione!
      Claudia B.

  2. Ma davvero esistono ancora queste realtà così genuine? E’ un piacere sentire di queste cose Claudia perchè onestamente cominciamo ad avere sulle scatole un po’ tutta questa finta aria natalizia. Non se ne può più di mercatini-che-vendono.di-tutto per non parlare dei centri commerciali come ha ben detto Lucrezia. Personalmente mi urtano anche gli spot a novembre o i panettoni nei supermercati già ad ottobre. Ci hanno fatto venire lo schifo.
    Quindi fortunata te che hai beccato questo grazioso borghetto con un’aria di festa vera!
    La palettata sul sedere se permetti non te la invidio però! 😀
    Buona serata! 😉

    1. Infatti mi sento davvero fortunata ad aver trovato questo piccolo evento di paese, quando ormai stavo demordendo: voglio dire, se inizio ad averne io fin sopra i capelli la situazione è grave.
      Il “top”con panettoni e mercanzia varia fin da ottobre, è la dimostrazione di quanto siamo geniali noi esseri umani: anche una cosa potenzialmente bella, dobbiamo esasperarla.
      E ieri Daniela, ti posso garantire che ho ritrovato un vero attimo di gioia, semplice, positiva, senza eccessi. Sono stata bene sul serio, lo sono stata perché nulla era sbandierato senza anima. C’era un senso in quel ritrovarsi ad aspettare le castagne senza calpestarsi, sorridere con sincerità, suggerire le filastrocche ai bambini…prendere le randellate sul sederone ;-)!
      Guarda, noi stiamo per partire per il Friuli, scelto come breve fuga per i nove anni di matrimonio; saranno tre giorni di visite, in cui ho anche inserito due soste “natalizie”. Ma, come già lo scorso anno, ne ho scelte di poco -spero- battute. Non ce la faccio più, starò invecchiando ma ho bisogno di emozioni, non di clamore.
      Un bacione!
      Claudia B.

  3. Staccare la spina dalla confusione di questi giorni prenatalizi è proprio quel che ci vuole. Scelta non giusta, di più!
    Alla fine le super folle non ti permettono di godere del clima che si crea, del calore che certi luoghi dovrebbero generare. L’unico calore è quello che ti sale sul viso quando ti innervosisci per l’ennesimo spintone… Per non parlare del caos dei centri commerciali! Vabbè, non parliamone va, altro che tendenza verdognola… Sono proprio un Grinch di tutto rispetto! Ahahaha però questo tuo modo di vivere il Natale autentico mi fa tornare il sorriso! <3 è proprio quel che cerco!
    Un bacione a voi!

    1. Non posso che darti ragione Lucrezia. Sarà che non sono in linea io quest’anno, ma proprio non riesco a bypassare mentalmente la folla, sai?
      Già di mio non amo i centri commerciali e li frequento veramente poco -veto assoluto nei fine settimana e festivi- ma sai che in questo 2016 ho avuto difficoltà ad adeguarmi anche ai Mercatini di Natale super affollati?
      In genere riesco ad estraniarmi e coglierne solo il lato sensoriale, ma non stavolta. Perciò quando ho trovato questa “festa natalizia di paese” mi sono sentita rigenerata. Ho ritrovato un sorriso vero. Vorrei poter vivere questa semplicità ogni giorno.
      Non so Lucrezia, secondo me mi sto Ingrinchendo anche io…ma proprio per le folle senza anima e le imposizioni, non per il periodo in sé.
      L’importante è trovare un modo alternativo di vivere il periodo 😉 è già due anni che ci riesco e ne sono molto soddisfatta!
      Un bacione stella!
      Claudia B.

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