Navigazione sul Mincio e Sabbioneta

Un sabato di metà luglio; una coppia un pò pazza (noi!); un’auto a disposizione; un collega gentile che sostituisce “il lui” della coppia, altrimenti reperibile: che fare? La mia mente inizia ad elaborare dati, scartabellando tra i ricordi delle ultime immagini viste in queste settimane…e la soluzione è lì, in uno splendido video trovato su Facebook. Un video girato in Lombardia, durante un’escursione in battello sul fiume Mincio, tra i colori della fioritura del Fior di Loto. Ecco, Grazie di Curtatone, da cui partono ogni giorno le uscite in barca, insieme alla vicina Sabbioneta, saranno la nostra meta!
Sul sito dei Barcaioli del Mincio, che gestiscono in maniera professionale e completa queste splendide gite lacustri, reperisco tutte le informazioni utili per la prenotazione: non trattandosi del classico battello di linea, come si trovano normalmente sui grandi laghi d’Italia, è bene telefonare per riservare un posto a bordo. Le ragazze sono cortesissime, danno persino suggerimenti su dove parcheggiare l’auto, sull’avanzamento della fioritura del fior di loto e, per la prenotazione, vi chiederanno solo nome e numero di telefono. Trovo posto per l’escursione delle 11 di sabato mattina, della durata di un’ora e mezza, con partenza dal porticciolo di Grazie di Curtatone: costo dell’attività più guida, 10€ a persona

La giornata è perfetta, di quelle d’autore: dopo i temporali devastanti dei giorni scorsi, oggi il cielo è completamente privo di nuvole, il sole alto ma piacevole, ed una brezza profumatissima si spande attorno a noi.
Raggiungiamo Grazie di Curtatone attorno alle 9e30, nonostante l’autostrada affollatissima non subiamo nessun ritardo (ma pagheremo pegno al rientro!); parcheggiamo lungo la strada, nei posti ben segnalati prima dell’inizio della ZTL. A questo proposito consiglio di stare attenti, perché ci sono le telecamere e la multa è assicurata. L’ideale è lasciare l’auto fuori dal vialetto principale, a 50 mt. di distanza, in modo da godersi la visita senza pensieri.

Facciamo una sosta caffè nel bar-bottega “Il Santuario”, che propone prodotti tipici, come cotechini, conserve e torta di tagliatelle, che si possono anche gustare comodamente seduti nel piacevole esterno.

Il mio sguardo viene attirato da un cocomero di notevoli dimensioni, che ricorda una grossa zucca. Chiedo alla giovane proprietaria di cosa si tratta e lei mi spiega che, questa tipologia di frutto, viene utilizzata per realizzare la mostarda o la conserva di anguria bianca di cui, curiosissima, acquisto un vasetto.

Il paese di Grazie di Curtatone è immerso nella Riserva Naturale Regionale Valli del Mincio, una delle più importanti aree umide d’Italia: iscritto al circuito “Borghi più Belli d’Italia”, è dominato dalla mole del Santuario della Beata Vergine delle Grazie
Un nucleo di casette colorate e ristorantini, che ospita il Museo dei Madonnari, arte che ogni anno a Ferragosto si trasforma in un vero e proprio festival per le vie del borgo, in particolare nell’immensa piazza davanti al Santuario.

Questo edificio religioso in stile gotico lombardo, è senza dubbio uno dei più strani che mi sia mai capitato di vedere…e posso dire di averne visitati un discreto numero! Definirlo particolare non rende bene l’idea.

La prima cosa che salta all’occhio entrando è un coccodrillo: un vero, grosso coccodrillo mummificato, che sormonta l’unica navata, fissato al soffitto con una particolare imbragatura ed il muso rivolto verso la porta. L’animale in questo contesto rappresenta il male che viene cacciato. 

E poi, l’intera composizione d’insieme, ricorda uno strano museo del macabro: i lati della navata sono caratterizzati da imponenti soppalchi in legno, con nicchie all’interno delle quali vi sono figure in cartapesta. Si tratta di ex-voto e immagini pagane, alcune anche piuttosto inquietanti, dalla particolare simbologia. In effetti dopo essermi accertata che il coccodrillo non mi cadrà in testa, rimango per due minuti buoni sotto la figura dell’impiccato, dell’uomo appeso per le mani e di quello in attesa di venir ghigliottinato, completamente basita!
Per non parlare delle immagini aggettanti, presenti un pò ovunque che, inizialmente, scambio per conchiglie: una volta in battello ci viene spiegato che si tratta in realtà di bubboni della peste o di seni, arti, occhi, ad indicare ex-voto, richieste di miracoli da parte dei credenti. La stessa chiesa, in effetti, fu fatta edificare nel 1399 da Francesco Gonzaga, come ringraziamento alla Madonna per aver interrotto la terribile epidemia di peste, che stava falciando la popolazione.

E’ un santuario per certi versi piuttosto pagano, con numerose chiavi di lettura per le particolari immagini di cui è colmo; molto più classico e raccolto il chiostro, un silenzioso angolo di luminosa pace.

Scendiamo, quindi, verso il porticciolo di Grazie: questo era in passato un paesino di pescatori e, ad oggi, il minuscolo pontile viene ancora utilizzato per escursioni fluviali. Da qui, tra l’altro, la visuale sul Santuario è mozzafiato.

Andiamo al chiosco dei Barcaioli del Mincio, dove cambiamo i biglietti ed attendiamo l’inizio dell’escursione; il parco tutto attorno è curatissimo, con tavoli in legno e panchine, servizi igienici, un piccolo bar; ma, soprattutto, passeggiando lungo la riva, si può iniziare già ad ammirare la fioritura del fior di loto, con la cornice delle Prealpi sullo sfondo.

Le simpaticissime papere si avvicinano senza paura, per beccare qualche briciola o per farsi fotografare; i cigni nuotano sinuosi; i turisti salgono e scendono con tranquillità dai natanti, guidati con maestria da battellieri che non si limitano a trasportare le persone in escursione, ma raccontano la terra in cui sono nati con dovizia di particolari e con molta onestà. In fondo, chi meglio di una persona del luogo, può portarti alla scoperta del proprio territorio?

Salire su questi battelli fluviali a numero chiuso, è un’esperienza che esula da tutti i tipi di navigazione che abbiamo provato finora: è tutto slow, tutto molto intimo, è come se un gruppo ristretto di curiosi sconosciuti si fosse riunito per condividere un momento di vita, attraverso una narrazione mai forzata, ma piacevole e colloquiale.

Si scivola con pacatezza lungo i canali formatisi sul fiume Mincio, immersi nel paesaggio della Riserva Naturale Valli del Mincio, un’area vastissima gestita da un consorzio di 13 comuni lombardi.

Il Mincio nasce in Veneto, è il principale emissario del Lago di Garda e sfocia nel Pò; quando raggiunge Grazie di Curtatone vira bruscamente direzione, rallentando il proprio corso e diventando stagnante. Sostanzialmente si mantiene su un’arteria principale, ma si vanno comunque a formare una serie di pittoreschi canali, pozze d’acqua, conche.

Vi sono anche bacini lacustri, come il Lago Superiore su cui si affaccia Mantova, creatisi con l’edificazione di una diga che aveva il compito di bloccare il ritorno delle acque, durante le piene del Pò: le acque iniziarono a stagnare e, tutto intorno alla città, si formò una serie di laghi.

Fino all’inizio del XX secolo le paludi rappresentarono una vera e propria piaga sociale, vista l’insalubrità dei luoghi e la diffusione di malattie; quando una parte dell’area venne bonificata, le condizioni di vita della popolazione mutarono radicalmente e, quella che fino a poco tempo prima era stata una zona difficile, divenne potenzialmente una fonte di sostentamento, sia per la pescosità delle acque, che per la caccia. In particolare il fiume era ricco di anguille, la cui pregiata carne veniva molto ben pagata. Per non parlare poi delle coltivazioni di canna palustre e cariceti.

Nel 1984 le Valli del Mincio furono dichiarate Riserva Naturale Regionale, in quanto habitat ideale per gli uccelli acquatici che qui si fermano durante il flusso migratorio, grazie ad un ecosistema ideale per la propria specie.
Il dedalo di canali fluviali e specchi d’acqua è chiuso tra vegetazione e canneti, con piante acquatiche che variano di stagione in stagione, tra le quali il fior di loto originario del sud-est asiatico, il quale sboccia in una fioritura esplosiva nei mesi di luglio e agosto. Fiore dai mille utilizzi, venne introdotto nelle Valli del Mincio nel XX secolo, dalla botanica Maria Pellegreffi, la quale trapiantò qui dei bulbi ricevuti in dono.

Per quanto molti affermino il contrario, ella sapeva perfettamente ciò che stava facendo, infatti creò un unico nucleo, una sorta di isoletta in cui depose i bulbi e ne studiò l’andamento; con il tempo furono le persone che iniziarono ad estirparli e piantarli nei pressi delle rive, per abbellire porticcioli e giardini e, ovviamente, questa pianta infestante si diffuse a perdita d’occhio, con una facilità disarmante. Evidentemente, il fior di loto ha trovato caratteristiche ideali per la proliferazione in queste valli!

Facciamo una prima sosta per comprendere meglio i molteplici utilizzi del loto: in cucina, grazie alla farina ottenuta dai suoi semi; nella produzione di abbigliamento, visto che dallo stelo si ricava la pregiatissima e costosissima seta di loto; per studiare e ricreare il cosiddetto “effetto loto”, ossia produrre materiali che siano in grado di mantenersi puliti e asciutti, proprio come la pianta acquatica!

Sostiamo, quindi, davanti al pittoresco Borgo Angeli, i cui curatissimi giardini digradano fino al fiume e le colorate villette creano un allegro acquerello; le piccole imbarcazioni in legno dal fondo piatto, utilizzate in passato dai pescatori per muoversi lungo i canali, concludono un quadro di perfetta armonia.

All’altezza del Lago Superiore, in fondo al quale possiamo ammirare la monumentale Mantova, giriamo per percorrere l’ultimo tratto fino al porticciolo di Grazie, accompagnati dal volteggiare di un airone rosso, dai cigni che scivolano eleganti sulle acque, ma anche dalla figura di un airone cinerino che, purtroppo, non dovrebbe trovarsi qui in questo momento: il drastico cambiamento delle stagioni deve averlo destabilizzato.

Come tappa pomeridiana prima di tornare a casa, decidiamo di andare a Sabbioneta, la città da cui passa il 45° parallelo: iscritta al circuito “Borghi più Belli d’Italia”, il centro è stato anche dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Purtroppo non abbiamo tempo per fare una visita approfondita della città, dato che Daniele deve rientrare per non approfittare in maniera eccessiva del collega che lo sta sostituendo, ma ci concediamo con piacere una passeggiata lungo i vicoli del centro.
Sabbioneta fu costruita in tempi record da Vespasiano Gonzaga, a partire dalla metà del Cinquecento, con caratteristiche che sono state riconosciute come la perfetta applicazione delle regole della città ideale rinascimentale.

Nel corso dei secoli successivi la morte del principe, Sabbioneta attraversò momenti difficili, nei quali venne depredata del proprio patrimonio artistico dagli austriaci prima, e dall’esercito napoleonico poi.

Oggi, dopo anni di ristrutturazioni e un’attenta valorizzazione del centro storico, ci troviamo a passeggiare in una cittadina elegante, con bei palazzi gentilizi, strade in ciottoli e viali perfettamente tenuti, piazze salotto e un patrimonio artistico comunque degno di nota. Dalle possenti mura su cui si aprono Porta Vittoria e Porta Imperiale al Teatro Olimpico; dal Palazzo Ducale alla Chiesa di Santa Maria Assunta; dalla monumentale Piazza Ducale al suggestivo loggiato in Piazza d’Armi; per non parlare dei vicoletti, dei portici, dell’antica Sinagoga e di Palazzo Giardino.

Ma anche luoghi meno altisonanti ma caratteristici, come ad esempio l’ufficio postale più antico del mondo, o la pittoresca bottega di oggetti d’epoca posizionata sotto ai portici di Piazza Ducale, oppure le villette colorate dalle belle decorazioni floreali, che sorgono sulle stradine laterali.

Mi spiace davvero non poter approfondire la scoperta di questa città che mi incuriosisce molto, ma la necessità di ripartire entro breve non ci permette di partecipare alla visita guidata dei principali monumenti organizzata dallo IATCon un biglietto cumulativo di 12€ più 1€ per la guida, è possibile accedere ad un circuito che comprende gli ingressi a Palazzo Giardino e Galleria, Teatro all’Antica, Palazzo Ducale e Sinagoga. Il tour è prenotabile presso la Pro-Loco di Sabbioneta, che propone diverse soluzioni. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito, dove troverete i vari percorsi di visita con relativi prezzi.

Claudia B.

18 Commenti

    1. Anche per me è stata un sorpresa, non conoscevo nemmeno uno degli utilizzi! Per me erano solo un bel “panorama da fotografare” 🙂 Invece ho scoperto cose interessanti, narrate benissimo….e poi è un’escursione che rimane nel cuore, particolarissima.
      Grazie per essere passata Elisa, un bacione!
      Claudia B.

  1. Fantastico l’utilizzo dei fiori di loto e io che pensavo fossero semplicemte belli! I tuoi post sono sempre una piacevole scoperta, regalano sempre cose nuove, foto meravigliose e ottimi suggerimenti! Annotò tutto e alla prima occasione ci andrò!

    1. E tu Elena sei gentilissima a dirmi queste cose 😊!!!
      Sarò onesta nell’ammettere che la navigazione sul Mincio in un tale contesto, così come gli utilizzi del fior di loto, sono state due grosse sorprese anche per me. È quindi un piacere condividere tutto questo con altri viaggiatori!
      Un bacio,
      Claudia B.

  2. Questa escursione me la appunto e se mai sarò da quelle parti non mi farò sfuggire l’occasione! Sarà anche stata la giornata perfetta dal punto di vista del meteo, ma dà l’idea di essere una gita interessante e rilassante! I fiori di loto poi sono bellissimi! E il coccodrillo mummificato in chiesa?!?! 🔝😂

    1. Io sono passata piuttosto distante, perché mi sono detta: “Okay Cocco, tu sei lassù da parecchio tempo, ma considerando che la sfiga ci vede benissimo, non vorrei ritrovarti sulla mia schiena”!!!
      Sull’escursione Lucia hai ragione: al di là del tempo atmosferico, è un momento molto rilassante, estemporaneo, super interessante. Un modo slow e diretto di entrare in contatto con i fiori di loto ed il Mincio 🙂
      Un bacio!
      Claudia B.

    1. E’ una cosa mozzafiato Stefania! Io non avevo più occhi (e obiettivo) per guardare (e fotografare)! E’ stata una sorpresa continua. Poi è proprio bella l’atmosfera di pace che si respira. Molto irreale e piacevole.
      Questa cosa dell’Ufficio Postale, l’ho letta su un cartello affisso sul portale: spero non abbiano scritto una castroneria, ahahahahah! Se no siamo stati tutti presi in giro 😉
      Un bacione,
      Claudia B.

  3. Wow Claudia che posto meraviglioso! La chiesa con il coccodrillo e i bubboni della peste è super curiosa ed inquietante! E l edificio delle poste piu antico del mondo a Sabbioneta??? Che figo! Lo lascio per ultimo perche è il protagonista: il fiore di loto! Intanto non avevo idea del fatto che si potesse usare per cucinare e addirittura per creareci la seta !!! E poi non sapevo che ci fosse un posto così in Italia! In giro per i canali in mezzo ad animali e a questo fiore FAVOLOSO! Da l idea di pace e serenità… ora sono curiosa : l hai assaggiata la conserva di anguria bianca????

    1. Tu pensa Serena, che nemmeno io avevo la più pallida idea che ci fosse un posto del genere a poche ore di auto da casa: l’ho scoperto con un video su Facebook! Ti rendi conto dell’assurdità 😂.
      La realtà su questa esperienza, soprattutto se si capita in una giornata dal clima perfetto come nel nostro caso, è che viverla è ancor più bello che vederla su uno schermo😍
      Una poesia: è stato magico, interessante, rilassante, mai scontato. Il che è tanto, credimi! E quel coccodrillo è una vera primadonna 😂😂😂
      Per rispondere alla domanda sulla conserva: a momenti mi mangio anche il vasetto, per quanto era buona!
      Un bacione cara!
      Claudia B.

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