Passeggiando nel centro storico di Longiano

img_5838-copiaDomenica 9 Ottobre 2016, la Giornata delle Bandiere Arancioni torna a colorare l’Italia di iniziative ed eventi, negli oltre 100 borghi che hanno ricevuto la certificazione da parte del Touring Club Italiano.
Un riconoscimento che premia la presenza di un patrimonio storico, culturale, ambientale degno di nota ed un’ottima accoglienza turistica, in quelle che sono le piccole realtà del nostro paese.
Delle vere eccellenze su suolo nazionale, alle quali il Touring Club Italiano presta particolare attenzione, confermando o meno il riconoscimento nel corso degli anni, garantendo in questo modo Qualità.
Tema del 2016 è #camminiarancioni, che ha come obiettivo quello di coinvolgere i partecipanti in particolari percorsi attraverso i centri storici, permettendo di scoprirne la storia e gli angoli nascosti in maniera slow, grazie alla presenza di guide autorizzate. E noi di Voce del Verbo Partire, potevamo forse lasciarci sfuggire questa ghiotta occasione, nonostante l’uggioso tempo del fine settimana? Ovviamente no.
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Tutto è nato da una mail: da anni sono iscritta alla newsletter dello IAT di Longiano, grazioso ed ameno borgo arroccato sulle colline romagnole, con cui mi tengo aggiornata sugli eventi e, colpita dalla loro proposta di visita, dopo essermi consultata con l’altra metà del blog, decidiamo di prendere parte all’iniziativa.
Un itinerario guidato di 2/3 ore lungo i vicoli del paese, per andare alla scoperta dei piccoli ma importanti musei che si trovano all’interno del tessuto urbano: il Museo di Arte Sacra, il Museo della Ghisa, la Collezione Tito Balestra alla Rocca Malatestiana, il Museo del Territorio e, ciliegina sulla torta, il Teatro Petrella.
La realtà è che veniamo spesso a Longiano, in occasione delle numerosissime manifestazioni che vengono organizzate nel corso dell’anno, ma ho sempre avuto l’impressione di non conoscerla veramente, in maniera reale e sincera.
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Prenoto il secondo turno di visita, quello pomeridiano, nonostante il programma del mattino includa anche la biblioteca storica dato che, ultimamente, sia io che Daniele abbiamo serie difficoltà a svegliarci…anzi, mi sorge il dubbio che nemmeno le trombe dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse potrebbero nulla contro questo sonno disperato! Poi, sono onesta, in autunno ed inverno mi piace occupare le domeniche pomeriggio tra sagre e visite, anche quando il tempo è incerto come oggi, così da non fossilizzarmi in casa davanti alla tv. img_5675
Iniziamo la nostra visita dal Teatro Petrella, dove ad accogliere il gruppo è l’Assessore al Turismo di Longiano e la guida che ci accompagnerà alla scoperta del paese.
Mentre fuori il temporale si abbatte sul borgo, noi ci rifugiamo nell’intimo ed accogliente ambiente di questo teatro all’italiana, lasciandoci conquistare dalla sua antica storia.
L’interno è disposto a ferro di cavallo, con la platea circondata da due ordini di palchi e dal loggione. Davvero elegante e suggestivo.img_5679
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Inaugurato nel luglio del 1870, con la rappresentazione dei “Promessi Sposi”, il Teatro Petrella è stato sempre un punto di riferimento culturale importantissimo per la zona, nonostante la sua posizione decentrata rispetto le grandi città.
Una struttura che ha saputo reinventarsi nel corso dei secoli, passando da teatro a sala cinematografica, accogliendo spettacoli e concerti fra i più vari, soprattutto dal 1986 in poi, quando venne completamente ristrutturato.
I più grandi nomi del panorama artistico italiano sono passati da qui...e vi giuro che non è solo un modo di dire: la galleria di foto nei pressi del bar, raccoglie un impressionante memorabilia di chi si è succeduto sul ricercato palco longianese.img_5668E pensare che, in quel lontano luglio del 1870, sia Alessandro Manzoni che Giuseppe Verdi snobbarono l’invito ad inaugurare l’edificio! L’onore spettò a Errico Petrella, compositore palermitano cui venne poi dedicato. Voglio credere che il buon Alessandro abbia rinunciato perché precedentemente invitato ad un matrimonio, e che il caro Giuseppe fosse seriamente impegnato a capire il significato dell’acronimo VIVA VERDI…
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Proseguiamo la visita raggiungendo la meta successiva, il Museo d’Arte Sacra, sotto ad un cielo grigio ma finalmente asciutto. Non che la cosa abbia alcuna importanza: in giornate così piene ed avvolgenti, non esiste agente atmosferico che possa rovinarne l’esito. 
Ospitato all’interno dell’Oratorio di San Giuseppe Nuovo, la piccola e ricercata sede museale è uno scrigno di opere straordinarie, a più riprese visitato anche da Vittorio Sgarbi, il quale ne ha parlato persino in tv.
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Questa visita mi lascia senza fiato, perché la nostra già bravissima guida viene affiancata dal curatore del museo, che conosce avvenimenti ed aneddoti legati alla “sua creatura”, pertanto ne scaturisce un incontro molto coinvolgente tra riferimenti storici, artistici e momenti di vita.
Raccolti all’interno dell’edificio barocco, voluto dalla Confraternita degli Agonizzati, vi sono opere di grande pregio, non solo per quanto riguarda la storia dell’arte, ma anche paramenti sacri, altarini, documenti, arredi, ex-voto.
Ogni volta che entro qui, ho la sensazione che sia stato aggiunto un nuovo pezzo. Ad esempio, una delle “ultime acquisizioni” sono teli originali appartenuti all’edificio, che in passato andavano a ricoprire le colonne della navata con le loro immagini, a ricordare come la morte colpisca indistintamente ricchi, popolani, musici o soldati.
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Al centro spicca lo straordinario “Compianto sul Cristo Morto”, dello scultore cesenate Ilario Fioravanti, che in questa sua opera è riuscito ad imprimere una staticità quasi irreale, interrotta unicamente dalla figura dilaniata ed umanizzata del Cristo, e dal pathos espresso dalla Maddalena.
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Le altre figure sono prive di espressività e coinvolgimento, immobili nella loro incredulità. Mi hanno ricordato la mia apatia mentale e fisica di fronte ai mali del mondo, come se ad ogni tragedia, il corpo e il cervello dell’uomo, reagissero bloccandosi.
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Notevole l’opera “Angeli che reggono il medaglione” di Antonio Zanchi: ciò che salta immediatamente all’occhio, è soprattutto la foratura da cui spicca il volto di una Madonna il quale non è stato dipinto da Zanchi, ma rimosso dall’affresco di una chiesa andata distrutta, posizionata davanti all’Oratorio.
Considerata la grande attenzione per i costi, con cui i confratelli curarono la decorazione della struttura, si potrebbe pensare ad un episodio della cosiddetta “arte del riciclo”: se i tempi fossero stati maturi, probabilmente ne sarebbe venuto fuori un programma per Real Time!
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Sull’altare fa mostra di sè “Il transito di San Giuseppe”, accanto al cui corpo preda della sofferenza è posizionato il suo amorevole figlio, con un chiaro rimando iconografico alla stessa Confraternita degli Agonizzati.
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Ai lati dell’altare notiamo una particolarità: “San Valerio Martire”, opera di Giuseppe Rosi (in cui è rappresentata anche una bellissima veduta di Longiano) la ritroviamo nella vicina tela in cui Rosi dipinse Domenico Orsini, che regge tra le mani una miniatura dello stesso quadro!
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Incantevoli, poi, gli stucchi che ricoprono le superfici, i pannaroni, le statue, capolavori del riminese Antonio Trentanove. Uno straordinario esempio di decorazioni barocche in terra di Romagna.
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Ci sarebbero milioni di altre opere da citare, da raccontare e far rivivere, ma voglio terminare con un riferimento all’icona cinquecentesca “Santa Maria delle Lacrime”, descritta minuziosamente da Oriana Fallaci nel suo ultimo libro: “Un cappello pieno di ciliege”. Il curatore ci narra di quando la giornalista venne in Romagna, a Longiano, per fare ricerche sulla propria famiglia, visitando il museo e richiedendo materiale che utilizzò poi nella stesura della sua opera.
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Ritorniamo tra i vicoli del borgo ed iniziamo a salire nella parte più antica dell’abitato, godendoci ogni passo tra le allegre e colorate casette, perdendoci con lo sguardo sulla campagna circostante, umida di pioggia, fino a raggiungere il Museo della Ghisa, ospitato in una piccola ma suggestiva chiesa settecentesca, la stessa da cui proviene quella “Madonna delle Lacrime” tanto cara alla Fallaci.
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La ditta Neri S.p.A. di Longiano, produce arredamenti in ghisa per esterni e, per volere della fondazione, sono state create due sedi espositive: questa in centro storico, piccola ma ricercata, in cui si trovano i pezzi più significativi della collezione; una più grande nei pressi degli stabilimenti, dove si può attraversare la storia della ghisa sin dall’Ottocento, con un elevato numero di opere provenienti da tutto il mondo.
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Ci soffermiamo sui lampioni che arrivano da Dublino, da Bologna, ma anche su pezzi originari di Vienna e Torino. Alcuni esempi di fontanelle, maschere, battenti; molto bella la collezione di cartoline storiche, con elementi di arredo urbano presenti in tutta Europa.
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Proseguiamo la passeggiata salendo nella parte alta del borgo medievale, dominata dalla fortezza malatestiana: a lungo sede comunale, ospita oggi la “Collezione Tito Balestra”. La Fondazione Tito Balestra Onlus, ha raggruppato e “donato” alla comunità le opere d’arte raccolte nel corso degli anni dallo stesso poeta, nato a Longiano nel 1923: amante dell’arte in ogni sua forma, non solo quella scritta, egli si trasferì a Roma dove visse sulla propria pelle il grande fermento artistico del secondo dopoguerra.
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Le opere d’arte esposte superano i 2300 pezzi, in cui si spazia dai dipinti alle sculture, senza dimenticare le litografie. Si tratta di doni e scambi che raccontano la storia dell’arte italiana del Novecento, con nomi come, per citarne solo alcuni, Maccari, Guttuso, Sironi, Morandi, senza tralasciare anche alcune acquisizioni estere, con opere di Matisse, Goya e Chagall.
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Il tutto all’interno di una roccaforte storica di grande rappresentanza quale il Castello Malatestiano, la cui presenza è attestata in quest’area sin dal 1059.
Residenza dei signori di Rimini, che si scontrarono ripetutamente con i vicini Malatesta di Cesena, il fortilizio domina l’intero borgo con la propria imponenza, raccontando un passato che è arrivato in maniera grandiosa sino a noi. Dai bastioni si domina l’intera riviera adriatica, oltre alla circostante e lussureggiante campagna.
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Uno degli abitanti di Longiano, condivide con noi il ricordo del momento in cui venne rialzato il corpo centrale della rocca, per allinearlo parzialmente ai due torrioni laterali: ci dice che i mattoni, provenienti dalla vicina Cesena, furono trasportati manualmente, uno ad uno, con una sorta di catena umana!
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Ultima tappa di giornata, per quanto mi riguarda una di quelle che ho più amato, è il pittoresco, particolarissimo “Museo del Territorio”. Un luogo che raccoglie la storia e le tradizioni di Romagna, con qualcosa come più di 6000 pezzi legati non solo alla civiltà contadina, ma anche stampe, moto, macchine fotografiche, pellicole, giocattoli, tini. Una vera chicca.
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Senza dimenticare le piccole ricostruzioni di ambienti casalinghi del passato dove, chiunque abbia vissuto “la campagna” nelle vecchissime case coloniche, sia in prima persona, sia in visita ai nonni come la sottoscritta, non potrà fare a meno di sorridere e ritrovare uno scorcio indimenticabile della propria vita.
Vi giuro, ho avuto la sensazione di tornare indietro nel tempo, mi sono ritrovata piccolissima, in una Rimini ormai scomparsa, tra quei casolari bellissimi pieni di stanze e di cose -perché una volta non si buttava via nulla!- colme di persone e di sentimenti veri.
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E’ un momento da sogno, anche qui ricreato dalla collaborazione tra la nostra guida ed il curatore del museo, il quale ci racconta gli aneddoti più disparati sugli oggetti esposti, a lui cari come fossero familiari.
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La grandezza delle piccole sedi museali dei nostri borghi italiani, è data indiscutibilmente dalle raccolte; ma non vogliatemene se dico che, a mio avviso, la vera ricchezza di questi gioiellini sono i volontari, che presentano, curano, narrano, fanno rivivere ciò che vi è esposto, con una sensibilità, ma anche una consapevolezza, data da un lungo rapporto di collaborazione.
Senza nulla voler togliere al lavoro straordinario svolto dalle guide ufficiali -vi prego, rivolgetevi sempre a persone autorizzate, in regola, capaci!- perché le loro conoscenze storiche, artistiche e del territorio, sono frutto di anni di studio approfondito e complicato. Mi piace pensare ad una simbiosi tra le due figure.
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Il Touring Club Italiano scova, valuta e premia le piccole eccellenze del nostro territorio, permettendoci di entrare in contatto con realtà straordinarie, magari a due passi da casa, delle quali spesso non si sa nulla; sono però le persone a rendere grandi ed indimenticabili questi luoghi di Qualità. 
Da viaggiatrice, come spesso mi sono trovata a ripetere, amo conoscere il mondo, tutto, indistintamente…ma il viaggio dovrebbe iniziare sempre dall’approfondire la conoscenza col luogo in cui viviamo.
Una domenica trascorsa tra borghi e musei, tra sagre o aree naturalistiche, ha un sapore diverso e, credetemi, non necessita nemmeno dell’impiego di somme stratosferiche. Solo della volontà di alzarsi dal divano, uscire dai centri commerciali ed entrare nell’anima dei paesi.
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Informazioni…
Termino il mio racconto con una segnalazione golosa: appena tre settimane fa, in occasione dell’anniversario di matrimonio dei miei genitori, siamo andati a pranzo nel delizioso agriturismo “Il rifugio dello zio Toni” a Calisese, a pochi km da Longiano.
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Si tratta di un ambiente accogliente, a metà tra il rustico e l’elegante, posizionato sulle colline di Cesena, con una vista mozzafiato sui filari di viti, mentre in lontananza si scorgono borghetti e piccoli centri abitati.
La cucina è curatissima, si mangia in maniera divina, oltretutto a prezzi modici: considerate che con 25€ a testa, viene presentato un menù degustazione completo -antipasto misto, due primi piatti fatti in casa a scelta, due secondi a scelta, contorni, assortimento di dolci, vini, acqua, liquori, caffè- preparato e servito con grande maestria. Pietanze semplici, vere, buone, che non hanno bisogno di panna o artifizi per colpire il palato.

Insomma, quando andrete a visitare Longiano, perché io conto davvero sul fatto che non ve la lascerete scappare, questo agriturismo potrebbe fare al caso vostro per conoscere e lasciarvi conquistare dalla cucina del territorio! 
Per qualsiasi informazione turistica e per conoscere il fittissimo calendario degli eventi, vi invito a contattare lo IAT di Longiano, anche attraverso la loro pagina Facebook: se fate come la sottoscritta e vi iscrivete alla newsletter, riceverete aggiornamenti precisi su tutto quanto viene annualmente organizzato.
E credetemi, le manifestazioni sono molteplici: dalle sagre che valorizzano le tipicità territoriali, come quella dell’uva, dell’olio, della ciliegia, fino a veri e propri momenti di festa come quella dedicata all’Halloween o Longiano dei Presepi, un itinerario tra i presepi artistici allestiti lungo le vie del borgo, negli edifici religiosi, nei musei, nei rifugi bellici.
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I musei da noi visitati rispettano i seguenti orari, ma per ogni dubbio vi invito a contattare comunque lo IAT e ad accertarvi che non vi siano variazioni:
Museo di Arte Sacra: aperto sabato, domenica e festivi; orario 14e30-18
Museo della Ghisa: da ottobre a maggio aperto sabato, domenica e festivi, orario 14e30-18; da giugno a settembre aperto sabato, domenica e festivi orario 15-18e30; giorni feriali solo su appuntamento
Fondazione Tito Balestra Onlsu alla Rocca Malatestiana, aperto tutti i giorni escluso il lunedì; orario 10-12 15-19
Museo del Territorio, aperto il sabato; domenica e festivi, orario 14e30-18e30
Teatro Petrella, per informazioni cliccate qui
Claudia B.

6 Commenti

  1. No vabbè, ma che posto bellissimo è?!
    Va dritto dritto nella lista dei luoghi da vedere. Ci credi che non lo avevamo mai sentito nominare prima!? 🙂
    Le fotografie ispirano tantissimo e il museo del territorio è così interessante… un vero salto nella storia poterlo visitare!
    Complimenti! <3

    1. Per quando tornerete in Romagna, vi consiglio caldamente Longiano: tenetela cara in quella lista!!!
      Nel periodo di Natale, poi, diventa pura magia….e molto suggestivo il 31 ottobre.
      Se avrete modo, ragazzi, questa è una vera chicca e, nei dintorni, ci sono un sacco di posti per creare itinerari molto interessanti…e gustosi!
      A presto!
      Claudia B.

  2. Anonimo

    Sono d'accordo con te su tutto ma soprattutto sul museo del territorio. E tutti gli utensili dei mestieri di inizio 900? È talmente interessante che non verrei mai via. Ciaooo

    1. Ci sono tante di quelle meraviglie e curiosità, che si potrebbe tornare mille volte senza annoiarsi! Ad esempio domenica ci è stato fatta notare il tema originale di un bimbo (mai visto prima!), che racconta la sua gita a Loreto per chiedere una grazia a favore della sorella…
      A parte l’idioma a metà tra italiano e dialetto romagnolo, siamo soffocati dalle risate per l’esito di quel “viaggio della speranza”. Testo originale, esilarante, perfettamente conservato.
      Sia lode al nostro splendido territorio, al nostro passato…e a chi lavora con tanto impegno per non farlo cadere nel dimenticatoio!
      Claudia B.

  3. Altro borgo… altra meraviglia!
    Certo che il museo del territorio è una bellezza imperdibile che ha catturato la mia attenzione. È un tuffo nella storia! Ma anche quello della ghisa è notevole con le sue collezioni ed i reperti originali.
    Bel post 🙂

    1. Grazie Elisa! Tu immagina solo, nel periodo natalizio, come questo borghetto già di per sè bellissimo, riesca a diventare ancor più suggestivo. Tutto da scoprire: vicolo per vicolo, museo per museo, attraverso la ricerca dei presepi artistici!
      E il Museo del Territorio è proprio uno scrigno: si potrebbe restare lì dentro per giorni e non basterebbero per vedere ogni cosa. Uno spaccato di passato che mi commuove sempre tanto, rimandandomi direttamente all’infanzia!
      Claudia B.

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