Cosa vedere a Sarsina: itinerario nel centro storico e nei dintorni

Nella mia amata terra di Romagna, c’è una cittadina deliziosa, da cui spesso passiamo nel nostro peregrinare motociclistico: Sarsina. Si tratta di una località storica, posizionata nella Valle del Savio, in Provincia di Forlì-Cesena.
A Sarsina, durante il corso dell’anno, vengono organizzate tantissime, importanti manifestazioni e sagre: la Festa Romana e il Plautus Festival, legate al passato storico e teatrale della città; la Festa di Sant’Antonio e la Festa di San Vicino, prettamente religiose; la Sagra della Pagnotta Pasquale, che dà inizio ai festeggiamenti primaverili. 
Dal titolo di questo racconto si evince, senza possibilità di errore che, oggi, scriverò a proposito dell’ultimo evento in elenco…dato che siamo ancora in pieno inverno, è ovvio come, questa uscita, risalga a qualche tempo fa: in fondo, mi sembrava carino iniziare ad entrare nell’ottica della bella stagione, anche per esorcizzare il grigiore dei mesi di gennaio e febbraio!
Partiamo da casa di buonora, col nostro Tuono bello caldo e pronto al tragitto; lo zainetto blu è pieno di acqua e qualche panino… non perchè a Sarsina manchino le proposte gastronomiche, tantomeno con una sagra in corso ma, oltre alla visita del centro storico, abbiamo intenzione di fare l’escursione lungo il sentiero delle Marmitte dei Giganti. Quindi porteremo con noi tutto il necessario.

Attraversiamo la Valmarecchia, splendente nella sua veste primaverile e, all’altezza di Novafeltria seguiamo la strada che porta a Sant’Agata Feltria (di cui ho scritto qui). Una serie di tornanti ampi che, al bivio per Perticara, si aprono in un panorama bellissimo sulla Valmarecchia, che spazia fino alle cime di Carpegna (il Sasso di Simone e Simoncello), sulla Rocca di Maioletto e su San Marino. Permettetemi di dire: un quadro rinascimentale! 

Da Sant’Agata Feltria, scendiamo verso Sarsina, attraverso una verdissima tratta, dove possiamo già respirare i primi profumi di primavera, oltre che lasciarci accecare dai verdi in piena fioritura.
Ci sono diversi visitatori in centro: la Sagra della Pagnotta Pasquale è una sagra storica, legata al periodo della Quaresima, quindi attira tante persone; la domenica soleggiata e la bellezza della cornice in cui si svolge la manifestazione, fanno il resto.
Parcheggiamo Tuono vicino all’imbocco del sentiero naturale, che ci permetterà di vedere da vicino le incredibili formazioni rocciose, conosciute come Marmitte dei Giganti. Ci prepariamo alla passeggiata, anche se il percorso si presenta piuttosto semplice.

Il Parco Naturale nasce soprattutto per evidenziare e preservare queste formazioni geologiche millenarie, uniche in Romagna: durante i secoli, lungo i corsi d’acqua Crocetta e Montalto, i materiali detritici trascinati dalle acque, hanno eroso le rocce in maniera ellittica.

Secondo la tradizione popolare, queste cavità, venivano utilizzate dai Giganti, per scaldare e cuocere i propri cibi, da qui il nome “Marmitte dei Giganti”. Sul percorso sono ancora visibili dei tratti di viabilità storica, ed antichi ruderi abitativi… ovviamente appartenenti agli umani, non ai Giganti…

Ci godiamo davvero la passeggiata, visto che ci sono pochi escursionisti e, il paesaggio, è strepitoso: se non sapessimo per certo che, l’abitato di Sarsina è proprio sopra di noi, potremmo illuderci di essere completamente fuori dal tracciato urbano. I punti in cui si sono formate le marmitte, sono incredibilmente suggestivi e, devo dire, le pittoresche cascatelle e i rii irascibili, creano un quadretto davvero fotogenico!

Lungo il percorso ci sono vari punti di sosta, molto ben tenuti e ci fermiamo per fare una piccola pausa, prima di proseguire per l’abitato di Sarsina: il sentiero, infatti, sale fino al centro della città, da cui si sente provenire della musica allegra. La sagra è nel pieno dello svolgimento.

Appena mettiamo piede nel centro storico, ci accoglie una Piazza Plauto gremita di persone e bancarelle ma, soprattutto, ci accoglie Lei, la regina della giornata: la pagnotta pasquale, in versione gigante (oggi tutto ricorda i Giganti: le marmitte, le pagnotte…).

Quella della pagnotta è una tradizione molto sentita qui in Romagna. E’ un cibo semplice, povero, una sorta di “pane”, leggermente dolce ed aromatizzato con anice ed uvetta che, dopo i rigori della Quaresima, accompagna la luculliana colazione pasquale: uovo benedetto, salamino, pagnotta e, per chi osa di più, vino. 
Negli allestimenti del centro storico, oltre alla pagnotta, di cui si trovano gli assaggi proposti dai vari forni, vengono presentati tanti prodotti della nostra tradizione regionale, dai vini, ai formaggi, salumi, carni, dolci. Non meno caratteristiche, le bancarelle di artigianato artistico o di piante e fiori, che creano subito un allegro clima primaverile, insieme alle belle decorazioni per la casa.

Sarsina è una città antichissima, fondata si dagli umbri, ma inesorabilmente legata alla conquista da parte di Roma, nel 266 a.C., anno che rappresenta la prima data certa, nella storia della città. Con la sua posizione favorevole ai collegamenti tra Mar Tirreno e Mar Adriatico, non poteva di certo passare inosservata, alle antiche popolazioni.
Nel 250 a.C., nacque a Sarsina il grande commediografo, Tito Maccio Plauto, le cui opere vengono ancor oggi recitate con successo: ne sono giunte fino a noi ben 21 e, a memoria ed elevazione di questo grande personaggio, a Sarsina si tiene ogni estate il Plautus Festival. Nel corso dell’evento, attori importantissimi del panorama cinematografico e teatrale, recitano i più famosi classici del teatro.
Il centro storico di Sarsina è piccolo ma, nella sua eleganza e linearità, appare evidente l’anima della città federata romana. Vera perla della Piazza Plauto, è la Basilica di San Vicino, importante luogo di culto e di pellegrinaggi: splendido edificio in stile romanico, il cui elegante rigore ne caratterizza sia la facciata, che gli interni, fu edificato a partire dall’anno Mille, ma subì restauri e rimaneggiamenti, nei secoli successivi.

La concattedrale è costantemente meta di pellegrini, provenienti da ogni parte d’Italia, che vengono qui per farsi impartire la benedizione di San Vicino, consistente nel lasciarsi apporre attorno al collo la “catena di San Vicino”. Si tratta di un collare in ferro il quale, secondo la tradizione, apparteneva proprio al primo vescovo della città di Sarsina.

Il collare, avrebbe concesso cure miracolose nel corso dei millenni, sia a malati che posseduti; oggi viene conservato nella Cappella di San Vicino, costruita nel 1755, accanto alla navata di destra.
Usciamo nuovamente nel caldo pomeriggio primaverile, per raggiungere il Museo Archeologico Nazionale il quale, in occasione della sagra, è aperto gratuitamente ai visitatori.

Il percorso espositivo è ricco ed interessante, con le numerose epigrafi funerarie, i monumenti funerari, tra cui il Mausoleo di Rufo, il mosaico pavimentale del “Trionfo di Dioniso”, la statuaria greca ed egizia, le iscrizioni onorarie, gli oggetti di uso comune, le ceramiche e le sculture. Insomma, un vero e proprio salto nella vita quotidiana del passato.

Usciamo dal museo quando è ormai tardi, riattraversiamo il centro, dove ci fermiamo ad acquistare dell’ottima pagnotta, e raggiungiamo il parcheggio. Ma, prima di tornare a casa, decidiamo di salire verso l’abitato del vicino Borgo Calbano, che si trova proprio sopra Sarsina: qualche curva e possiamo già passeggiare, per i vicoli dell’antico castello!

Si tratta di un pittoresco agglomerato di case, che sembra essere appena emerso dal Medioevo. Piacevole e caratteristico, risalta con le rosse pietre degli edifici, le quali si stagliano sul cielo azzurro intenso, del tardo pomeriggio. Utilizzato già dagli Umbri e dai Romani che, con ogni probabilità, si rifugiavano in questo baluardo protetto, in caso di necessità.

Nel 1220, il borgo fu concesso alla Chiesa Sarsinate, dall’Imperatore Federico II e, solo per un breve periodo, nel XV secolo, l’abitato venne ceduto ai Malatesta di Cesena.

Delle mura medievali, si possono ancora intravedere le due torri circolari, mozzate, che proteggono le antiche abitazioni e i vicoletti lastricati, dove il tempo sembra essersi fermato. Il borgo è piccolissimo, ma davvero grazioso e, il restauro, lo ha reso un vero gioiellino.

E’ arrivato proprio il momento di tornare a casa. Questa escursione di inizio primavera, è stata splendida, ci ha permesso di entrare in contatto con i profumi del risveglio ed i colori della rinascita: un paradiso, assimilabile ancor più, grazie alle tratte percorse in moto perché, si sa, su una due ruote, il paesaggio e la strada, li si vivono in maniera assolutamente più intensa.

Claudia B. Daniele L. Aprilia Tuono 

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