Quali borghi della Majella visitare in due giorni

Seguire un itinerario tra i borghi della Majella, durante il nostro viaggio in moto in Abruzzo, è stata parte integrante dell’esperienza vissuta per quattro straordinari giorni.

Seppure senza approfondire le visite, a causa dell’ingombrante abbigliamento tecnico, si è trattato comunque di momenti imperdibili. La vita dei borghi, ha il potere di far entrare il visitatore nel proprio fermo immagine: istantanee fuori dal tempo, di cui ci si ritrova magicamente protagonisti.

I punti di interesse da visitare sulla Majella sono molteplici. La nostra scelta si è basata sul desiderio di percorrere il Parco Nazionale della Majella in moto, suddividendo le tappe nelle due giornate centrali del viaggio. Così, dopo aver dedicato un pomeriggio a Pacentro durante il viaggio in Abruzzo di tre anni fa, questa volta faremo sosta a Guardiagrele, Pretoro, Pennapiedimonte, Roccacaramanico. Con anche una tappa nella cittadina di Sulmona.

Un tour tra i borghi d’Abruzzo, che tocca una minima parte delle perle racchiuse nel Parco Nazionale della Majella. Anche se questo viaggio in moto in Abruzzo, è soprattutto una ricerca di strade, panorami, emozioni che, partendo dalla Costa dei Trabocchi e concludendosi con un percorso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, passa attraverso la ricchezza pittorica della Majella.

Desidero precisare che l’itinerario tra i borghi della Majella da noi seguito, essendo principalmente un percorso di mototurismo, non ha incluso musei o particolari approfondimenti. È stata una piacevole passeggiata, che ci ha permesso di alternare le lunghe ore in sella, alle atmosfere dell’Abruzzo.

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Borghi della Majella: Guardiagrele.

Arriviamo a Guardiagrele di sera, al tramonto. Dista pochi km da Casalincontrada dove si trova il nostro alloggio, immerso nella natura. Cercavamo un posto in cui cenare e, tra i borghi della Majella, Guardiagrele si è rivelato quello più comodo da raggiungere. Possiamo così unire il gusto ad una passeggiata a Guardiagrele, iscritto al circuito “I borghi più belli d’Italia”.

Lasciamo la moto nei pressi del Torrione Longobardo, unica testimonianza della dominazione del VII secolo. Il centro storico è vuoto in questo in momento. I turisti se ne sono andati, i cittadini si preparano a concludere una lunga giornata di lavoro. Assorbiamo il silenzio e l’aria frizzante, rinfrescata dalla pioggia che abbiamo preso per arrivare qui.

Le strade lastricate e i palazzi signorili, risplendono di una luce speciale, quella su cui si abbatte il tramonto, regalando al borgo un aspetto fatato. Ci sono segni dell’antica ricchezza della città, quella raggiunta nel XV secolo con la diffusione dell’artigianato e dell’arte orafa. Nonostante i successivi secoli di terremoti e distruzioni dovute a invasioni, guerre e spopolamenti, Guardiagrele resta un nucleo pieno di sentimento.

Pietra e mattoni si alternano all’interno dell’antico presidio longobardo, anche se noi oggi percepiamo solo la grazia del borgo elegante. Tutto si chiude attorno alla Collegiata di Santa Maria Maggiore, dell’XI secolo. Ci soffermiamo sull’esterno: visto l’orario l’edificio è giustamente chiuso. Un colpo d’occhio insolito e fuori dal comune, che esplode in una piacevole rappresentazione del Gotico Abruzzese.

Anche il Museo del Duomo, il Museo Archeologico e il Museo del Costume sono chiusi. Questo è il rischio che si corre quando si decide di seguire un itinerario in moto tra i borghi della Majella, arrivando tardi o vestiti in modo inadeguato alle visite. Ci concediamo quindi una cena in taverna, mentre le luci calano su questa prima giornata di viaggio in Abruzzo.

Dove parcheggiare la moto a Guardiagrele: vi sono comodi posteggi gratuiti in Largo Giuseppe Garibaldi. Da qui si entra direttamente nel centro storico. Nei pressi è anche presente una “casetta dell’acqua”, da cui prelevare acqua al costo di 5 centesimi al litro, con bottiglie proprie.

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Borghi della Majella: Pretoro.

Pretoro ti conquista ancora prima che tu possa percorrerne a piedi i vicoli. Io me ne sono innamorata sin da quando l’ho visto in lontananza, così placidamente allineato su uno sperone di roccia di 608 mt. Dopo aver trascorso la mattinata in moto nel Parco Nazionale della Majella, ci fermiamo a Pretoro quando è passata l’ora di pranzo. Le proprietarie di un piccolo ristorante del centro storico, che normalmente apre solo a cena, ci permettono comunque di sedere a tavola per gustare un tagliere di salumi e dei primi piatti. Un gesto che apprezziamo di cuore.

Ormai rifocillati, iniziamo la visita a questo nucleo iscritto al circuito “I borghi più belli d’Italia”. Titolo stra meritato, perché Pretoro incarna pienamente l’anima e la suggestione delle piccole realtà del nostro paese. Un arioso balcone panoramico sulla Valle del fiume Foro, mentre all’interno il dedalo di stradine catapulta nel passato.

Ci sono angoli di Pretoro che mi riportano con la mente a Sant’Agata di Puglia, sui Monti Dauni. Altro centro di cui mi sono perdutamente innamorata, alcuni mesi fa. Adoro le graziose abitazioni in sassi, che seguono il versante della montagna. Paiono adagiate con cura, parte stessa del territorio. Apprezzo la precisione con cui si sta cercando di ridare voce a questo antichissimo borgo medievale. Mi rapiscono i sensi, le strette ed erte salite che fanno ingrossare il fiato, ma spalancare il cuore.

Passaggi coperti e minuscoli vicoli in cui si rischia di restare incastrati, si alternano ai punti panoramici e alle piazzette che svelano tesori nascosti. Come ad esempio le sale di lettura aperte a tutti, con sedie, tavolini e libri a disposizione, in una cornice che incanta senza riserve.

Poi palazzi ancora abbandonati, che a mio avviso creano quell’alone di verità, di mistero, di storia romanzata. Gli scuroni cadenti, le porticine colorate, le piante che spuntano ovunque dispettose, creano un contrasto affascinante con i villini già perfettamente curati!

La Chiesa di San Nicola è il luogo devozionale più amato, legato però alla figura di San Domenico, che salvò un bimbo dalla ferocia del lupo. Non è un caso che, ancora oggi, vi sia a Pretoro il “Museo del Lupo”, oltre ad un’area faunistica che ospita alcuni esemplari di questo animale. Noi stessi vi siamo passati accanto, per arrivare qui, scoprendone l’implicazione solo giunti a destinazione.

Una curiosità: in occasione della Festa de “Lu lope”, si ripercorrono i momenti salienti del miracolo di San Domenico. Figure di spicco sono i “serpari”, che catturano questi rettili, per portarli poi in processione con la statua del Santo. Alla fine, viene premiato il “serparo” che ha catturato la serpe più lunga e bella! Personalmente non amo molto i rettili, ma sarei curiosa di partecipare alla rappresentazione.

Dove parcheggiare la moto a Pretoro: non avendo trovato parcheggi per le moto, abbiamo lasciato il mezzo nei posti per le auto, con riga bianca.

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Borghi della Majella: Pennapiedimonte.

La corsa in moto fino a Pennapiedimonte, ci consente di ammirare un’altra prospettiva della ricca natura del Parco Nazionale della Majella. In alcuni tratti sembra una macchia mediterranea, salvo trasformarsi in una foresta profumata, appena si sale di quota.

Pennapiedimonte è il luogo perfetto in cui andare, per godere di un panorama straordinario. Un balcone a 180°, dove sedersi in contemplazione. Forse non è uno dei più bei borghi visitati in questi giorni, ma la monumentale piazza su cui sorge la Chiesa dei Santi Silvano e Rocco, lascia a bocca aperta. Lo stile Barocco e la pietra bianca, illuminano l’ampio spazio e risaltano sul verde della panoramica.

Salendo verso Balzolo, una minuscola frazioncina, il belvedere è a dir poco mozzafiato. Ricorda in alcuni tratti le Gorges du Verdon, tranne che per il corso del fiume. Stretti in mezzo alla montagna, osserviamo rapiti questa natura selvaggia e silenziosa.

Dove parcheggiare la moto a Pennapiedimonte: vi sono comodi parcheggi gratuiti, a ridosso della terrazza panoramica, a due passi dalla Chiesa.

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Borghi della Majella (anzi città): Sulmona.

Pur essendo una cittadina, Sulmona mantiene e regala le atmosfere di un borgo. Per certi versi persino di un villaggio provenzale! Potrei dirvi che siamo arrivati fino a Sulmona per visitare il Museo Civico, oppure il Duomo di San Panfilo o, se per questo, uno degli innumerevoli edifici religiosi del centro storico. Invece no.

Siamo qui per pranzare e fare una passeggiata dopo diverse ore in moto. Non indossiamo l’abbigliamento adatto a lunghe ed impegnative visite, soprattutto oggi, con il caldo torrido. Ma abbiamo la curiosità e la volontà di beare il nostro sguardo, con la ricchezza architettonica della città di Sulmona. Di rigenerarci con il suo dolce clima sensoriale.

Sulmona è un’elegante matrona, che si riempie del canto delle cicale e delle risate delle persone. Il fascino dei suoi palazzi ospita gallerie e botteghe, caffetterie e trattorie, da cui si spandono odori sublimi. Basta girare lo sguardo, per venir ammaliati da cataste di colorati confetti, prodotto per antonomasia legato alla città di Sulmona.

Pittoresche zone d’ombra, permettono di ripararsi dal sole che picchia feroce, concedendo alla brezza di rinfrescare la pelle, mentre gli occhi corrono rapidi su una prospettiva che crea un connubio indimenticabile tra montagna e opera umana. Il tutto, mentre le fontanelle di acqua fredda scorrono e dissetano, con quella musica eterna così caratteristica.

Piazza XX Settembre e Piazza Garibaldi, sono i due punti nevralgici del centro storico. Mentre la prima è ricercatezza pura, la seconda è vitalità, sopratutto oggi con le bancarelle del grande mercato. Le arcate dell’acquedotto medievale incorniciano la Chiesa di San Filippo Neri e il Parco Nazionale della Majella, in un quadro perfetto.

La passeggiata nei quartieri silenziosi di Sulmona, però, è quella che maggiormente rimarrà tra i ricordi più cari. Vicoli stretti e freschi, in cui il profumo dei fiori si mescola a quello delle pietanze cucinate per pranzo. Il rimbombo dei nostri passi e le voci che escono dal televisore, sembrano disperdersi nel vento, lasciando come presenza fissa solo sensazioni indelebili.

Dove parcheggiare la moto a Sulmona: parcheggi gratuiti sono disponibili a ridosso del centro storico, in Viale Roosvelt davanti al Monumento ai Caduti.

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Borghi della Majella: Roccacaramanico.

Tra i borghi della Majella, Roccacaramanico resta per noi il più bello in assoluto. L’ultimo che visitiamo durante il nostro percorso in moto nel Parco Nazionale, ma il gioiello che merita una menzione speciale. Perché questo paese, un balcone di pietra sul Parco Nazionale della Majella, ha conquistato il mio sguardo sin da quando eravamo in sella per raggiungere Passo San Leonardo. Le parole uscite dalla mia bocca sono state: “Daniele, lo voglio”. Essendo chiaro che non mi stessi riferendo alla domanda posta durante il matrimonio, il mio rassegnato marito ha compreso subito che sarebbe stato inutile dissuadermi. Per fortuna.

Perché se è vero che i borghi della Majella sono un concentrato di verace bellezza, Roccacaramanico è la perfetta rappresentazione del luogo in cui vorresti vivere per sempre. Un dedalo di vicoli in cui rilassarsi, ognuno impegnato a racchiudere uno scorcio caratteristico.

Alternanza di luce e ombra, fiori e pietra, legno e verde. Angoli graziosi che colpiscono per un misto di decadentismo e semplicità, conducono fino al balcone costituito dalla piazza centrale del borgo. Ammiriamo estasiati il panorama sul Parco Nazionale della Majella anche se, bisogna ammetterlo, l’ambiente strepitoso attorno a noi non è meno attraente.

Sulla piazza, all’ombra di grossi e frondosi alberi, dei lunghi tavoli in legno permettono di sedersi per leggere o chiacchierare, mentre si beve un bicchiere di vino servito dalla vicina taverna. Entriamo nel quadro perfetto che si apre ai nostri occhi, immaginando vite che si intrecciano, sentimenti che si incontrano, emozioni che si rincorrono. Stretti dalla natura, agghindata di una veste verde brillante, cosparsa di perle d’acqua potabile e pietre che evocano il passato, lasciamo che Roccacaramanico entri di prepotenza nei nostri occhi.

Questo “borgo fantasma”, che ha rischiato di morire per abbandono, oggi rivive davanti a noi con ritmi d’altri tempi. Dal Museo Etnografico alla Chiesa Madre, sentiamo racconti storici. Ma è da ogni angolo del paese, che si diffonde una ventata di orgoglio fortissima. Una voce udibile seppure trasparente, che si riassume con la determinazione di continuare non solo ad esistere, ma a volare alto illuminando come un faro il Parco Nazionale della Majella.

Dove parcheggiare la moto a Roccacaramanico: all’ingresso del borgo, vi sono parcheggi gratuiti per tutti. Non avendo notato spazi appositi per moto, abbiamo sistemato l’Africa Twin accanto alle auto.

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin

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8 Commenti

  1. Avete fatto un bellissimo giro, riscoprendo luoghi davvero incantevoli!
    In quelle foto che riprendono i meravigliosi borghi di pietra dell’Abruzzo rivediamo (e riviviamo) l’atmosfera dei centri storici lucani, dove il tempo sembra essersi fermato. A noi piace davvero tanto questo turismo lento, fatto di chiacchiere con la gente del posto e passeggiate in tutta tranquillità.
    E quel bicchiere di vino a Roccacaramanico con vista? Semplicemente un momento indimenticabile!

    1. Uno di quelli che mi si è sedimentato nel cuore, mi credete? Quattro giorni speciali, fatti di ascolto, strada, panorami. Un turbinio di emozioni, che anche noi amiamo follemente seguire nei nostri itinerari 🙂
      Spero anzi di poter presto progettare un viaggio che mi permetta di scoprire i centri storici lucani cui accennate, sono molto incuriosita e ammaliata da quel territorio!
      Un abbraccio,
      Claudia B.

  2. Avevi ragione Claudia Roccacaramanico è proprio bella! Adoro la pietra a facciavista e questi borghi completamente lastricati sono un idillio, soprattutto quando puoi fare delle foto senza laggggente come hai fatto tu! Niente non mi vuoi iniziare al tuo segreto eh?! 😉 Le polpette di pane con sugo come antipasto? Madò che ricordi! Mia nonna le faceva buonissime ma praticamente venivano arancioni per quanto olio ci mettesse (per questo erano buone!) eheheheh! 😛 Quanto mi piacerebbe partire ora…guarda mi accontenterei di qualsiasi luogo 😀 😀 😀 Buona serata! <3

    1. Quindi tua nonna estraeva l’olio dal suo rifugio sicuro (presidiato attentamente), per condire ampiamente le polpette di pane? Io voto nonna e le polpette arancio 😂!
      Avevo ragione su Roccacaramanico vero? Peccato non poter far uscire l’atmosfera dalle parole, per quella bisogna necessariamente vivere il luogo in prima persona. Ma fidati, dal vivo è una favola!
      Il segreto per le foto “people free”, lo svelo a fine anno 😜!
      Buona serata Dani,
      Claudia B.

  3. Conoscevo solo Sulmona tra questi borghi, ovviamente per la tradizione dei confetti la cui fama è arrivata anche qui dalle mie parti. Tra tutti questi paesi quello che mi ispira di più è forse Pretora: non solo per la bellezza ma sicuramente anche per la gentilezza della due signore del ristorante che non vi hanno lasciati andare via con la pancia vuota.
    Buona domenica 😍

    1. Piatti pieni di amore, tra l’altro! Salumi formaggi e le polpette di pane al sugo, come antipasto… Silvia, devi credermi, Daniele ha quasi pianto quando le ha viste! Le adora e mi odia perché sa che in Puglia ne ho mangiato un numero vergognoso 😂. Qui a Pretoro ho rischiato di venire uccisa per appropriamento indebito di polpette.
      Poi abbiamo ordinato due primi piatti stupendi, uno a base di asparagi, l’altro semplice al sugo di pomodoro. Una coccola e un gesto carinissimo quello di aprirci comunque le porte della trattoria!
      Buona domenica a te,
      Claudia B.

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