Si può viaggiare con i bambini? Le esperienze di tre coppie

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Non mi piace interpretare il ruolo che mi viene imposto dagli altri. Infatti sono blogger, non attrice. Ed essere umano, prima di tutto! Sono una donna che pensa e urla senza riserve il proprio disappunto, quando le persone vogliono cucirle addosso un abito che non sente suo. Da anni vengo giudicata a causa della mia passione per il viaggio e le mie scelte di vita. Da due, guardata con sospetto per il lavoro che mi sto costruendo con immensa fatica. Una donna sposata dal 2007… senza figli, additata con la solita, triste frase: “Viaggi? Fallo adesso, finché puoi”. Come se viaggiare con i bambini fosse una leggenda metropolitana. Fare figli un obbligo sottoscritto per legge. Ed essere genitori che viaggiano per lavoro, un modo di scendere a patti col demonio.

Puoi essere genitore e viaggiare con i bambini, oppure no. Scegliere di viaggiare in coppia, senza coinvolgere sempre i figli. Ti è concesso essere madre o padre che viaggia autonomamente per lavoro. O che, al contrario, decide di rinunciare alla carriera per restare a casa con i bambini. La verità è che non esiste una regola universale valida per tutti, a meno che alla base non vi siano gravi problematiche legate al lavoro e alla salute. Su ciò non c’è nemmeno da discutere. Mai, e sottolineo mai, mi permetterei di tirare in ballo chi non può permettersi di viaggiare con i propri figli, a causa di problemi seri! In questo articolo si parla di scelte che, per loro stessa definizione, variano da persona a persona.

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Lascio la parola a tre genitori che hanno scelto di viaggiare con i bambini.

Dato che io non sono mamma, e per molti significa che non posso nemmeno avere idee né voce in capitolo, ho deciso di ospitare sul blog tre “esperti del settore”. Mi sono rivolta a genitori e viaggiatori, lavoratori indipendenti a cui nessuno ha regalato nulla. Che come tutti devono affrontare difficoltà e schiaffi in faccia dalla vita. Ho voluto interpellare tre blogger che hanno scelto di viaggiare con i bambini per passione. Continuando anche a viaggiare per lavoro senza figli. Elisa, Sara e Andrea, saranno ospiti del mio salotto virtuale, “Tè caldo e chiacchiere di viaggio”, riaperto per l’occasione dopo un lungo periodo di fermo.

Vorrei far capire l’importanza di rispettare i confini della vita privata, e delle rispettive scelte. Di quanto sia brutto quando qualcuno “impone il proprio itinerario”, a chi vuole percorrere strade alternative. Ecco perché leggerete tre storie diverse. Vite diverse. Priorità diverse. Con un solo filo conduttore: la volontà ferrea di viaggiare con i bambini.

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Viaggiare con i bambini: la storia Elisa, di “Miprendoemiportovia”.

“Miprendoemiportovia” nasce il 6 Gennaio del 2011 perché io ero, come mi piace definirmi, una viaggiatrice incallita da ormai dieci anni. Tutti i miei risparmi erano impiegati in viaggi. Facevo almeno un grande viaggio all’anno, che per me significava andare fuori dall’Europa. E tanti piccoli viaggi in Europa.

L’Italia non esisteva allora. Per me viaggiare era andare verso il diverso, scoprire situazioni che mi facessero uscire dalla mia zona di comfort. Avevo sentito parlare del blogging, amo da sempre condividere così, per passione e per essere d’aiuto agli altri ho aperto il blog.

Come puoi notare, il nome è “Miprendoemiportovia”, perché quel 6 Gennaio ero single e mai avrei pensato che, di lì a poche ore, la mia vita avrebbe subito un Big Bang eccezionale. Lo stesso giorno sono uscita, ho rivisto Luca per la seconda volta e dopo 3 mesi, a Berlino, lui mi chiese di sposarlo. Ci siamo effettivamente sposati dopo altri 8 mesi e, ormai, il nostro matrimonio dura da 7 anni. Insomma ci siamo proprio trovati! Eravamo le persone giuste l’una per l’altra, nel momento giusto.

Nel 2013 è nato il nostro bimbo, che online tutti conoscono come “Manina”. Non vogliamo, infatti, condividere troppo della sua identità. Devo dire che ero spaventatissima. E, tra l’altro, sono rimasta incinta quando avevo già un biglietto per l’India in mano. La mia ginecologa mi disse che non esisteva assolutamente, che io mi imbarcassi per quel viaggio nei primi tre mesi di gravidanza. Così, con grande fatica, rinunciammo.

Io non la presi per niente bene. Il mio timore era di non poter più viaggiare quanto e come prima. Successivamente, ho voluto scrivere e condividere una lettera con la mia esperienza: “Lettera a una viaggiatrice che sta per diventare mamma”, uno degli articoli più letti del blog. Viene letto con passione da tante viaggiatrici come me, che scoprono improvvisamente di aspettare un bambino.

Io ho sempre detto che volere è potere. Dopo una settimana dalla nascita di “Manina”, abbiamo intrapreso un on-the-road di sette ore verso la Costa Azzurra. Visitandola ogni singolo giorno, con questo piccino “lungo quanto una baguette”!

Tutto è fattibile, anche se essere in due è fondamentale. Non solo nel viaggio. Questo riguarda tutta l’educazione di un figlio. Se si vuole davvero fare qualcosa, la mente con l’intenzione e l’attenzione, ti porta a superare ogni difficoltà. Con un bimbo appena nato, soprattutto se sei genitore per la prima volta, le complicazioni possono esserci. In questo io e Luca ci siamo sempre sostenuti, nel senso che entrambi abbiamo ricoperto appieno il nostro ruolo di genitori. Credendo nel fatto che si potesse viaggiare con i bambini tanto quanto prima.

Abbiamo sempre ritenuto importante anche viaggiare come coppia. Siamo fortunati: grazie all’appoggio dei nostri genitori, che hanno tenuto il bimbo in diverse occasioni, è stato possibile prenderci i nostri spazi. Perché i viaggi sono fondamentali per ricavare momenti per sé, durante i quali staccare da tutto. Non si è solo genitori, bisogna ricordare che si è ancora una coppia. Seppure molte mamme fanno fatica a tenere a mente di essere anche donne, amanti, mogli. Per noi viaggi sono stati di sostegno in questo.

Diventando mamma, si capisce che non bisogna necessariamente scegliere un posto al mare super attrezzato, in cui andare in vacanza. Anche se, volendo essere sinceri, una location di questo tipo dà molta tranquillità a noi genitori. Come dico sempre, i bimbi ci sentono. Sentono le nostre emozioni. Quindi se noi siamo tranquilli lo sono anche loro. E questo vale anche per affrontare un lungo volo con un bambino piccolo. L’importante è avere una fascia porta bebè e la tranquillità nel cuore.

Elisa Praterlini, www.miprendoemiportovia.it.

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Viaggiare con i bambini: la storia di Sara, di “Dai che Partiamo”.

In questo ultimo periodo ho dovuto fare una scelta difficile. Perché il mio vecchio lavoro non era più conciliabile con la vita familiare. Per me, al primo posto, ci sono sempre stati i bambini. Per cui da due anni e mezzo lavoro per creare un’attività che sia compatibile con la loro gestione. E da due mesi, ho preso la decisione di lavorare da casa, tentando di gestire meglio la situazione.

Ho aperto un blog di viaggi con i bambini, “Dai che Partiamo!”. Infatti, abbiamo voluto viaggiare con i bambini, sin dalla nascita del nostro primo figlio. Per scelta non sono mai rimasti a casa. I nonni sarebbero più che disponibili a tenerli, ma pensiamo che il viaggio sia un arricchimento per tutti. I nostri figli sono abituati da sempre a viaggiare, tanto che per loro è diventata una necessità. Esattamente come per noi.

Anzi, a breve partirò per un primo viaggio di lavoro, da sola… e i bambini si sono un po’ offesi! Ma sono scelte che vanno fatte, e loro non possono assentarsi troppi giorni da scuola. Per me questo è un punto fondamentale: vanno rispettati gli impegni di tutti. Sporadicamente, capita che perdano qualche giorno di scuola o attività. Ma di rado, quando è possibile senza compromettere presenze e scadenze improrogabili. E facendo poi recuperare loro tutto quanto!

Quando viaggiamo, mettiamo sempre attenzione nei confronti dei bambini, per andare incontro alle loro esigenze. Però, al contrario di chi pensa che sia necessario creare un viaggio a misura di bambino, abbiamo notato che i bambini si sono adeguati ai ritmi del viaggio meglio di noi adulti! Inseriamo nell’itinerario qualcosa che stimoli la loro attenzione, che non per forza deve essere il parco divertimenti. Può essere anche un museo, magari con l’accortezza di scegliere una visita guidata adatta ai bambini. Così come le chiese che noi amiamo molto visitare. Spiego loro gli stili e, con il passare del tempo, i bambini iniziano a mettere a confronto gli edifici visitati durante i viaggi.

VIAGGIARE CON I BAMBINI IN TUTTO IL MONDO
SARA E ANDREA DI DAICHEPARTIAMO.COM

Basta abbinare la visita culturale di una città, ad una sosta al parco in cui correre e giocare. Che sia Central Park a New York, o i Giardini di Tivoli di Ljubljana, è sufficiente permettere ai bambini di passare liberamente del tempo, oltre le visite. La cosa importante è coniugare vita all’aria aperta, con tappe culturali.

Anche per quanto riguarda il bagaglio, lo abbiamo molto ridotto. I bambini hanno un piccolo trolley che gestiscono da soli. Riusciamo a fare lunghi viaggi itineranti senza impazzire per la valigia. Usando gli organizer e, quando possibile, facendo lavatrici tra una tappa e l’altra.

La verità è che è facilissimo viaggiare con i bambini, perché si appassionano più di noi. Diventa importante per loro condividere queste esperienze, al punto che lasciarli a casa è davvero difficile. Per loro e per noi. Perché se mancano, il primo pensiero è: “Se ci fossero stati cosa avrebbero detto?”; “Questo devo raccontarglielo”; “Pensa se lo avessi vissuto con loro”.

È la necessità di condividere un momento di famiglia. Viaggiare con i bambini è bellissimo per loro e per noi. Da quando ci sono i nostri figli… viaggiamo di più! Sono “gli occhi in più con cui riesco a vedere il mondo”.  Mi mostrano particolari che a me sfuggirebbero. Grazie ai bambini, la vacanza diventa più completa.

Sara Caglio, www.daichepartiamo.com

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Viaggiare con i bambini: la storia di Andrea Petroni, di “VoloGratis.org”.

Partendo dal presupposto che ognuno di noi vive la sua vita e il suo modo di viaggiare in maniera soggettiva – e aggiungo per fortuna perché altrimenti questo mondo sarebbe particolarmente noioso se fossimo tutti uguali e stereotipati – io posso dire la mia sull’argomento basandomi sul mio modo di essere e di vivere il viaggio.

Sono un travel blogger di professione, ciò significa che viaggiare è il mio lavoro full time e non mi occupo di altro – viaggio e racconto sul mio blog le mie esperienze in giro per il mondo – pertanto lo spostarmi da un luogo all’altro del Pianeta, il fatto di prendere più aerei che la mia automobile, parlare una lingua diversa dall’italiano, e dormire spesso in un letto d’hotel, è per me una cosa naturalissima.

Viaggio spesso con mia moglie e mi capita spesso di partire anche da solo o in compagnia di perfetti sconosciuti. Oltretutto da pochi giorni sono diventato papà di un maschietto di nome Nicholas che presto porterò in viaggio con me. Non c’è una regola generale se non il buon senso.

VIAGGIARE CON I BAMBINI E IN GRAVIDANZA
ANDREA E VALENTINA DI VOLOGRATIS.ORG

Si può viaggiare in gravidanza? Sì, basta chiedere al ginecologo, noi abbiamo viaggiato tanto durante i nove mesi di gravidanza di Valentina, al sesto mese siamo addirittura andati negli Emirati Arabi e in Oman. Ovviamente non abbiamo fatto escursioni in jeep o cose potenzialmente pericolose. Ma non abbiamo scelto nemmeno mete a rischio zyka (malattia portata da una zanzara che potrebbe creare malformazioni fetali).

Si può viaggiare con un neonato? Assolutamente sì, basta avere il benestare dal pediatra. Ovviamente un bambino di tre mesi non lo porterei mai in un viaggio zaino in spalla nella foresta pluviale. Si può viaggiare da soli se si convive? Perché no, basta avere fiducia l’uno nell’altro. Tutto questo per dire che nel viaggiare come nella vita non esistono regole precise: ciò che vale per me potrebbe non valere per te. Viva la libertà, ma solo se questa non arreca danno al prossimo!

Andrea Petroni, www.vologratis.org

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La vita è fatta di scelte: la testimonianza di una coppia senza figli.

Quando io e Daniele abbiamo iniziato a viaggiare nel lontano 2002, ci hanno tutti espressamente detto che avremmo smesso una volta aperto un mutuo. Ci siamo sposati, dopo due mesi abbiamo fatto un mutuo, solo che i nostri viaggi sono aumentati. Di importanza, lunghezza e quantità. A quel punto ci è stato detto che potevamo permettercelo solo perché non avevamo figli. Perché viaggiare con i bambini è complesso, oneroso, impossibile. E che anzi, era pure il momento di muoverci a fare dei piccoletti! Che era ora di farsi una famiglia. Ma perché? In due si è meno famiglia che in tre, quattro o cinque? Questo me lo sono sempre ingenuamente domandata.

Poi ho aperto un blog di viaggi. E ho iniziato ad interagire con persone come Sara, Andrea ed Elisa, che viaggiano con i propri figli in tutto il mondo. In quel momento ho capito e ho iniziato a reagire. Il problema qui, non è se sia possibile o meno viaggiare con i bambini. Il problema, molto più grave, è che troppe persone si intrufolano in modo subdolo nella tua vita, nelle tue decisioni. Arrogandosi il diritto di stabilire che le loro scelte, debbano essere anche le tue.

UNA FAMIGLIA È FATTA ANCHE DI DUE PERSONE

Mi sono sentita dire che faccio questo lavoro solo perché non ho figli. Altrimenti smetterei. Impossibile essere blogger e madre, dato che devi gestire i bambini. Devi avere dei nonni a disposizione, o magari pagare una baby sitter. Nella mia immensa ignoranza, la sola risposta che mi è sgorgata dal profondo del cuore è stata: “Ma la cassiera, l’operaia, la segretaria, la dottoressa, l’infermiera, la donna delle pulizie, non hanno forse lo stesso problema? E il padre, in tutto questo, non ha anche lui un ruolo?”. Lì, ho avuto l’illuminazione e ho compreso. Il fattore determinante in tutto questo, è essere donna che viaggia per lavoro. Ecco dov’è il problema!

Con i soli mezzi che conosco, quindi, educazione e parole, spero di aver dimostrato che non esiste una legge univoca e irrevocabile. Che le scelte personali di ognuno, vanno rispettate sempre, sono tutte valide e meritevoli di riguardo. E che nella vita degli altri, si dovrebbe sempre entrare con rispetto, senza prendersi libertà che non ci competono.

Claudia B.

Un grazie speciale va a Elisa, Sara e Andrea, per la loro testimonianza

8 Commenti

  1. Purtroppo non ho le “competenze” per argomentare ma vedo che ti sei rivolta a delle autentiche autorità che con le loro parole e le loro vite hanno demolito di fatto quelle odiose insinuazioni a cui ti riferisci. Insinuazioni inopportune e che spesso feriscono. Ma poi sul serio, ancora c’è gente che sindaca le scelte degli altri e soprattutto s’intromette nel discorso figli&viaggi? Claudia la prossima volta mandali a guardare un programma della D’Urso 😛
    Ti abbraccio forte! 😉

    1. Non avevo ancora pensato di tirare fuori le minacce pesanti: prossima volta seguirò il tuo consiglio e li mando davvero a guardare Barbara Qua Qua D’Urso ?! Che sciocca a non pensarci, avrei già risolto il problema alla radice.
      Dani, ma ti rendi conto che davvero stiamo ancora parlando di mancanza di rispetto verso le scelte altrui? Nel 2019? A volte mi sembra folle. O, forse, è la piena rappresentazione della nostra realtà.
      Ti abbraccio forte,
      Claudia B.

  2. Questo è veramente un articolo interessante, da far leggere a più persone specie qualcuna di mia conoscenza. Il fatto che in molti dicano “da quando ho figli non riesco più a viaggiare” la trovo una grandissima cazzata. 1) volere è potere. 2) i figli non sono un ostacolo ai propri viaggi ma devono essere uno stimolo per voi, per farli crescere bene, ma soprattutto deve essere un’opportunità per loro per scoprire nuovi posti, culture, cibi. 3) il viaggio è una scuola di vita. 4) viaggiare coi figli cambia il proprio modo di viaggiare ma si può fare anche low cost.
    Lo dice uno che ha portato a 3 mesi suo figlio oltreoceano. Logico, dipende da caso a caso, ma se non ci provi non sai mai come andrà a finire.

    1. Guarda Luca: vorrei incorniciare queste parole! Grazie per aver condiviso la tua esperienza, per me significa molto, soprattutto per il fine di questo articolo. Siamo d’accordo sul fatto che dipenda dai vari casi, e che mai qui si parli di situazioni intoccabili e gravi. Siamo d’accordo anche che sia necessario variare il proprio modo di muoversi e viaggiare, in particolare all’inizio. Seppure il tuo viaggio oltreoceano col piccolo di 3 mesi, è un inno ad ogni possibilità!
      Detto ciò, resta la volontà di applicarsi e farlo. Sui punti 2 e 3, poi, mi è venuta la pelle d’oca. Perché sono frasi che ripeto spesso, guadagnandomi anche sguardi poco carini. Vedo che non sono sola a pensarlo.
      Grazie davvero per il tuo intervento,
      Claudia B.

  3. Sono d’accordo con te, una famiglia è dove c’è amore a prescindere dal numero di componenti, sesso ecc… Io che sono una mamma blogger e viaggiatrice ammetto che non è semplice viaggiare con i bambini, non per i viaggi in se ma per il fatto che in 4 si spende di più che in 2. Ecco a volte devo fare delle scelte, anche per motivi scolastici, quindi mi ritrovo che spesso a viaggiare siamo solo in 2 e i bambini a casa con i nonni. In una società che si professa tecnologicamente e umanamente avanzata ciò non dovrebbe succedere, ma ahimè accade. Quindi fai quello che ti senti, il giudizio degli altri poco importa, alla fine nessuno e dico nessuno dovrebbe mai permettersi di giudicare, a meno che non sia il Padre Eterno 🙂 Un abbraccio

    1. Se solo tutti ragionassero così… Che poi, il fulcro della questione, sta in quella parolina: scelte. Si sceglie di viaggiare con i figli, oppure no (qualsiasi sia il motivo), si sceglie di viaggiare per lavoro, oppure no, si sceglie di fare figli oppure no.
      In ognuno di questi casi, come in qualsiasi decisione personale, bisogna rispettare il percorso della persona che ha fatto quella scelta.
      Quando però mi imbatto in gente che si pone come se la propria fosse la verità assoluta, una verità che deve essere anche degli altri, lì veramente sbotto. Perché hai detto bene tu: solo il Padreterno ha la verità assoluta in mano,non le lingue taglienti della gente!
      Un abbraccio grande,
      Claudia B.

  4. Bellissimo articolo e bellisimi anche i tre contributi. Tutti diversi, ma tutti con lo stesso spirito e filo conduttore: viaggiare sempre e comunque, con qualsiasi condizione (Certamente, tranne che in casi di gravi complicazioni). Grazie, mi hai dato spirito!

    1. Assolutamente Elena, come hai visto ho tenuto a precisare che non c’erano riferimenti a chi fa questa scelta a causa del lavoro o di gravi motivi come la salute. Assolutamente!
      Ma è una risposta, tratta dalla vita vera, a chi decide in modo diverso, eppure dà per scontato che la propria sia una verità valida per tutti. Questo non è giusto… Quindi sono felice che l’articolo ti abbia dato nuovo spirito!
      Un bacione,
      Claudia B.

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