The Sound of Scotland: itinerario di otto giorni in Scozia

La Scozia mi ha sempre incuriosita ed affascinata. Insieme all’Inghilterra, è stato uno dei miei sogni di ragazzina.
L’idea di queste ampie vallate ricoperte di erica, dei piccoli paesi da cartolina, dove i ritmi diventano più lenti e sostenibili, dei castelli infestati dai fantasmi, delle numerose leggende, hanno decisamente influito sulla mia già ipertrofica fantasia.
Avevo un’idea precisa della Scozia, mi aspettavo qualcosa e, nell’estate del 2012, insieme a mio marito, sono andata alla ricerca di quel qualcosa.
L’unico grande errore è stato farlo con un viaggio organizzato. Vista l’esperienza estremamente positiva dell’anno precedente, in Irlanda, abbiamo pensato di fare la scelta giusta. Purtroppo, a conti fatti, vista la ben poca disponibilità della nostra accompagnatrice, le cose sono andate parzialmente male.
Per fortuna, rimboccandoci le maniche e applicando tutte le ricerche fatte nei mesi precedenti, abbiamo comunque tirato fuori qualcosa di buono da questo viaggio. Non ce lo siamo lasciati completamente rovinare, tanto che sono qui a scriverne e a ricordarlo davvero con affetto.
L’unico consiglio che mi sento di dare, a chi pensa di andare in Scozia è: partite in autonomia. C’e’ troppo da vedere, per farsi limitare da una persona che decide il “bello e il cattivo tempo” all’interno di un gruppo. A meno che, come anche a noi è successo in passato, non siate così fortunati da trovare un’accompagnatrice talmente innamorata del proprio lavoro, e della parte di mondo che vi sta presentando, da rendere il vostro un viaggio con la V maiuscola.
La Scozia è una terra che dà veramente tanto, sia visivamente che culturalmente. Il suo popolo, orgoglioso e forte, è sopravvissuto a secoli di angherie, rivolte, guerre e tentativi di totale annientamento culturale. E’ impossibile non ammirarli per la forza incredibile che hanno dimostrato nel mantenere la loro identità culturale e per mantenere salde le loro radici.
Il primo momento di contatto con la Scozia, per noi, è con la meravigliosa Edimburgo. Cosa non è questa città! Una capitale europea meravigliosa, ricercata, ricca di attrattive culturali e capace, comunque, di una vivibilità che la rendono un grazioso paese dalle ampie dimensioni.
Arriviamo in Scozia a metà pomeriggio perciò, dopo il trasferimento in hotel e il check-in, andiamo a fare una prima passeggiata sul Royal Mile, il viale più famoso di tutta la città vecchia, che collega il Castello di Edimburgo al Palazzo di Holyrood ed è suddiviso in quattro tratti: Castlehill, Lawnmarket, High Street e Canongate
Questa strada monumentale, è un agglomerato non solo di palazzi d’epoca, negozi e pub, ma è anche il luogo che, ad agosto, si trasforma in una vero teatro di strada a cielo aperto, con la rassegna Edinburgh Festival Fringe, un grande festival delle arti.

Lungo il Mile, persone provenienti da ogni parte del mondo, propongono assaggi dei loro spettacoli, consegnando biglietti per seguire, in serata, le rappresentazioni che si tengono in tutta Edimburgo.

Un tratto caratteristico del Royal Mile, sono i closes, dei passaggi coperti che si aprono poi in sorprendenti cortiletti nascosti, oppure scendono lungo la collina. Sono adorabili, molto caratteristici, tutti da scoprire e fotografare.
Passeggiamo, quindi, lungo questo museo a cielo aperto…. in tutti i sensi, soprattutto quando l’espressione diventa da letteraria a letterale e inizia a piovere copiosamente (apriti cielo!). Ma siamo in Scozia, cosa potevamo aspettarci, sempre il sole???

Anzi, questa è la scusa per rifugiarci all’interno di una piccola caffetteria, molto intima e accogliente, come tutti i localini scozzesi. Sorseggiamo tè, caffè e mangiamo qualche dolcetto, prima di incontrarci nuovamente con l’accompagnatrice ed i nostri compagni di viaggio, per rientrare in hotel con il bus locale.

Il nostro hotel è una bellissima costruzione del 1883, un ex-bordello nel distretto di Leith, la zona portuale di Edimburgo. Conserva tutto lo splendore dell’epoca, pur garantendo ottimi e moderni servizi.

Il personale è molto cortese, gli ambienti accoglienti, piacevoli, pulitissimi, adoro il fatto che ci siano candele accese ovunque. E anche la cena è gradevole, soprattutto perché conosciamo meglio il resto del gruppo che, escludendo le pecche dell’accompagnatrice, si rivelerà molto bene assortito, nei giorni successivi.
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Per fortuna la nuova giornata ci saluta con un sole splendente! Che, tradotto dalla meteorologia scozzese significa: tranquilli non sta piovendo.

Gli animi sono al settimo cielo (che speriamo resti chiuso), la classica emozione da prima mattina di viaggio ci pervade in massa: penso che, nei viaggi di gruppo, ce la si passi dall’uno all’altro, come un contagio.
Iniziamo la visita guidata della città subito dopo colazione: passiamo per la zona portuale, dove vediamo lo yacht reale, il Britannia, proseguiamo quindi per il centro cittadino, dove facciamo una breve sosta al Parlamento Scozzese e a Holyrood Palace, dai quali si gode di una bellissima visuale sull’Arthur’s Seat, il vulcano ormai spento.

Nel pomeriggio torneremo con più calma.

Raggiungiamo la New Town di Edimburgo, l’elegante quartiere del XVIII secolo, con le favolose case in stile georgiano e i loro giardini privati. Sia la New Town che la Old Town, nella quale ci trasferiamo subito dopo, sono state dichiarate dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Provare per credere, sono di una bellezza da fiaba.

Una volta raggiunto nuovamente il Royale Mile, entriamo nel cuore della città vecchia, seguendo passaggi coperti e cortili fino a raggiungere Castlehill, l’ultimo tratto del Mile, quello che conduce al Castello di Edimburgo.

Ieri  sera, proprio nel cortile di questa sontuosa location, è terminato l’Edinburgh Military Tattoo, un’imponente parata militare con artisti provenienti da tutto il mondo. E’ una manifestazione talmente famosa che biglietti si esauriscono con mesi di anticipo.

Dopo una sommaria descrizione e una fuga rapida, la nostra accompagnatrice si dilegua, come se fosse seguita da un branco di cornamuse assassine e non la vedremo più fino al mattino successivo. Io e mio marito, quindi, proseguiamo con le nostre visite già pronte da mesi.

Si aggiungono piacevolmente a noi due compagni del gruppo, che stanno viaggiando in solitaria. Armati di una gran voglia di scoprire, visitiamo con tutta calma quella meraviglia che è il Castello di Edimburgo, il quale sorge su una roccia vulcanica. 

La struttura medievale è conservata perfettamente, e comprende vari percorsi di visita. Visto l’alto afflusso di turisti, noi iniziamo con la sala dedicata agli splendidi Gioielli della Corona dove, oltre a corona, scettro e spada, si trova anche la Pietra del Destino, su cui venivano incoronati i sovrani scozzesi. La pietra venne sottratta dagli inglesi e restituita solo nel 1996.

Proseguiamo con il Museo della Guerra e ci spostiamo, quindi, all’interno del Palazzo Reale. Lasciamo per ultime le prigioni e i cortili, dai quali si vede la città di Edimburgo a 360°.

Mi piace molto, all’interno di questo contesto, la presenza di figuranti in costume, sempre pronti a brandire una spada o a puntare un coltellaccio alla gola di qualcuno. Lo trovo confortante e molto ironico, se consideriamo il sangue caldo degli scozzesi.

Usciamo e riprendiamo a percorrere il Mile, destreggiandoci fra alieni, fachiri, cantanti, ballerini, streghe (il Fringe prosegue anche oggi), per raggiungere Holyrood Palace: costruito come monastero, divenne poi residenza reale dei sovrani di Scozia e, udite-udite, è oggi la residenza ufficiale di Ely the Second and her Family, quando viene  in visita nelle vaste e sperdute lande dei dissidenti scozzesi!

Fortunatamente per noi, Ely the Second è nelle Highlands, in questo momento, perciò non c’è nessuno ad impedirci la visita.
Ci muniamo di audio-guida e partiamo alla scoperta di questa sontuosa residenza, che ospitò personaggi come Maria Stuarda e Bonnie Prince Charlie, nel periodo delle sommosse, che portarono alla drammatica battaglia di Culloden e alla fine dei clan scozzesi.
Non mi dilungo ulteriormente nella descrizione, voglio solo aggiungere che, trovarmi davanti Gordon Ramsay (in un filmato!), mentre viene insignito del titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico, proprio qui a Holyrood, mi lascia estasiata.
Io lo sapevo che dovevo chiedere Ramasy come regalo di Natale e metterlo al posto del microonde! Avrei ottenuto maggiori risultati. Vuoi mettere un baronetto contro la mera tecnologia?
Usciamo nei giardini, fermandoci a fotografare l’originaria Abbazia agostiniana, voluta da re Davide I che, prima di veder crollare il tetto, fu luogo d’incoronazione di re scozzesi e matrimoni reali. Ci sono pochissime persone in giro, pertanto possiamo godere appieno della passeggiata in questo verde paradisiaco.

Dato che stiamo camminando incessantemente dalla mattina, decidiamo di fermarci a prendere un tè ed un muffin da Starbucks, lungo il Royal Mile: lo ammetto, abbiamo abbandonato i piccoli localini d’autore per una grande catena. Oggi va così.
Restiamo in tre, perchè una compagna di viaggio deve rientrare in hotel per partecipare ad una serata scozzese, mentre noi abbiamo la cena libera e possiamo dedicare altro tempo alle visite.

Entriamo a St. Giles, la meravigliosa cattedrale gotica di Edimburgo, dove acquisto un tagliando per poter fotografare, e ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con l’anziano custode che me lo vende.

Quando usciamo, prendiamo la strada che conduce verso uno dei punti più caratteristici della città, il Grassmarket, vivace angolo dove ci sono tanti ristoranti e locali, da cui si può ammirare una bellissima prospettiva sul Castello.

In passato era luogo di esecuzioni e di mercato… di qualsiasi genere, nel senso che due famigerati fuorilegge cercavano qui le vittime per il loro traffico di cadaveri.

Che poi, a proposito di cadaveri, vuoi non fare un salto nel vicino cimitero di Greyfriars, per una salutare passeggiata alla ricerca di fuochi fatui? Cosa si viene a fare in Scozia, se non si visita nemmeno un cimitero, per un tour dell’occulto?

Senza scherzare tanto, ci sono veramente tantissimi tipi di escursioni notturne e diurne, che partono da ogni parte della città, per andare alla scoperta di fantasmi! 
Noi la prendiamo con leggerezza: andiamo in pieno giorno, rapidamente, e ci fermiamo a vedere la statua e la lapide di Bobby, il cagnolino di Greyfriars che, quando il padrone morì, passò tutta il resto della vita sulla sua tomba. Se ne presero cura gli abitanti del quartiere e la Walt Disney ne fece un film. Perchè, dove c’è una storia strappalacrime, arriva di corsa il buon Walt!

Concludiamo la giornata assistendo ad alcune rappresentazioni degli artisti del Fringe, prima di prendere il bus locale e rientrare in hotel. 
Ci prepariamo e andiamo a cena in una vicina pizzeria, gestita da tre cordialissimi ragazzi. Ne approfitto per spolverare un pò d’inglese, discutendo con la cameriera e raccontandole dei nostri programmi per i prossimi giorni, mentre lei mi parla del suo viaggio in Italia dello scorso anno.

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Come funziona quella cosa dell’Apriti Cielo? E’ un’invocazione positiva o negativa? Perchè, questa mattina, la cascata di pioggia a cielo aperto che sta scendendo su di noi, sembra molto reale. Partiamo alla volta di Perth, passando sul panoramico Firth of Forth, l’insenatura dove il fiume Forth sfocia nel Mare del Nord.
Vistiamo la cittadina, che si affaccia sul fiume Tay, sotto una pioggia battente: peccato, perchè il luogo è davvero caratteristico.

Ma a parte la St. John’s Kirk e una breve passeggiata in centro, riusciamo solo a fermarci in una caffetteria, per cercare di recuperare calore corporeo e asciugarci un pò. Perth è l’antica capitale della Scozia ed è anche il punto in cui Lowlands e Highlands si incontrano.

Proseguiamo per uno dei castelli più infestati di tutta la Scozia Glamis Castle, splendido edificio in cui nacque la Regina Madre.

Trascorriamo un’oretta abbondante in maniera davvero piacevole, accompagnati da una signora scozzese dall’aria nobile, che ci guida fra storia e leggende con grande abilità ed ironia, mentre fuori impazza un vero temporale, che rende i misteri di Glamis ancor più inquietanti….Chissà perchè nessuno del gruppo vuole restare ultimo!

Pranziamo nella foresteria del castello, trasformata in ristorante, prima di riprendere il viaggio alla volta di Aberdeen, la città di granito, così chiamata perché tutti gli edifici furono costruiti in questo materiale. E’ anche un importante centro portuale ed universitario.

Peccato che, nuovamente, la pioggia ormai incontrollata, non ci permetta di godercela a dovere. E la poca disponibilità della nostra accompagnatrice non aiuta di certo.

Riusciamo a fare una visita molto sommaria, prima di raggiungere il vicino hotel, una splendida residenza storica, vero e proprio castello dove, nonostante il tempo inclemente, passiamo una bellissima serata.

Ceniamo in una sala dai soffitti a cassettoni, con camini, colonne e vetrate istoriate. Un modo delizioso di condividere la cena con il resto del gruppo.

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Questa nuova giornata, potrebbe essere perfetta: ci accoglie un sole splendido e il cielo (si vede il cielo!) è azzurrissimo.

Il “potrebbe”, è dovuto al fatto che io mi sveglio con un grosso dolore allo stomaco. Non so se è stato ciò che ho mangiato ieri, se è stato il freddo e la tanta pioggia assorbita, fatto sta che questo fastidio rischia di rovinarmi anche le visite.

Decido di stringere i denti, prendere del Plasil, prepararmi con calma mentre mio marito scende a fare colazione. 
Ma è con estrema difficoltà che, mentre ci muoviamo in bus per raggiungere le rovine di Dunnottar, trattengo la nausea. Sono cose che capitano, quando si viaggia. Fortunatamente una coppia che, fino a questo momento, non si era certo distinta per gentilezza, mi dà un paio di anti-acidi che mi aiutano immediatamente a calmare il mal di stomaco.

Altri due viaggiatori cedono a me e a un altro “malato” (una corsia d’ospedale!), il loro posto davanti, per permetterci di stare a nostro agio senza subire sballottamenti. Non li ringrazierò mai abbastanza! Penso che queste siano piccole, ma importantissime dimostrazioni, di come un viaggio metta tutti su un piano di grande amichevole familiarità, quando se ne pone la necessità. 
Seguiamo il sentiero panoramico che ci conduce a Dunnottar, a picco su una scogliera battuta dai venti impetuosi e dal mare. I riflessi del sole giocano e si riflettono sui ruderi e sul verde delle scogliere, creando un’aurea irreale, magica.

Non mi stupisce che Zeffirelli abbia scelto questo, come set naturale per il suo Amleto. E’ bellissimo.

Risaliamo in bus per raggiungere il paese di Banchory, per la visita guidata di Crathes Castle. Se Ely the Second and her Family, non fossero stati in Scozia per le vacanze estive, avremmo visitato Balmoral… ma, dato che ci ha lasciato libero Holyrood, oltre a Buckingham e Windsor nel lontano 2008, non vogliamo risultare antipatici, chiedendole di tornare a Londra. 
La visita si svolge attraverso gli eleganti piani nobiliari e la storia della famiglia Burnett. Il mio malessere non mi fa essere al top, e devo chiedere ad una curatrice se posso sedermi un attimo.

La signora, gentilissima, mi indica una sedia che fa parte dell’arredo storico (purtroppo non è disponibile nulla di scarso valore) e mi consiglia anche il metodo scozzese per risolvere tutti i mali: un bicchierino di whiskey. Vedi, a volte, i rimedi naturali!

Quando usciamo, ci dirigiamo verso i bellissimi giardini, dove ci attendono viali curatissimi, fiori e alberi di ogni tipo, serre ricche di piante, fontane: una vera architettura naturalistica.
Attraversando le prime distese di erica e i placidi corsi d’acqua, le tranquille cittadine in cui si ritirano molti pensionati, per godersi la campagna, raggiungiamo il delizioso villaggio di Ballater.

Questo non è solo un idilliaco centro dai cottages in pietra o in calce bianca, ma è anche il luogo in cui Ely the Second and her Family si riforniscono, quando sono in vacanza a Balmoral. Moltissimi negozi portano infatti, il badge di “rifornitore ufficiale della famiglia Reale”.  

Noi entriamo in una bottega per acquistare dei panini per mio marito, io sono fuori gioco, altrimenti assaggerei volentieri questi sapori Royal. Però ne approfitto per chiacchierare con la proprietaria, che ci chiede informazioni sul nostro viaggio e ci racconta il suo in Italia.

E’ uno spasso avere a che fare con gli scozzesi, sono sempre molto alla mano e pronti a scambiare opinioni  con chiunque.

Nel primo pomeriggio partiamo alla volta della distilleria di Whiskey Glenlivet, attraverso paesaggi bellissimi fatti di vallate ricoperte di erica, prati verdissimi e pecore al pascolo. E’ un sogno, un dipinto.

Peccato che il malessere del mattino mi abbia lasciata così spossata, altrimenti me lo godrei molto di più. E peccato che la nostra accompagnatrice non ci faccia fare nemmeno un paio di soste fotografiche.

Decisa a non perdere nemmeno un ricordo, però, mi faccio forza per riprendermi e scatto direttamente dal bus, per portare con me il più possibile di questo pezzo di Scozia.

La zona di Glenlivet è selvaggia, caratterizzata da acque purissime e torba, perfette per la produzione dell’ottimo whiskey. La Glenlivet venne fondata da George Smith, inizialmente come distilleria illegale; nonostante questo, il loro prodotto era di qualità talmente alta che, re Giorgio V, se ne fregò altamente dell’illegalità e volle assaggiarlo.
Questa fu anche la prima distilleria ad uscire dall’illegalità, quando Smith chiese la licenza di produzione nel 1824. 
La visita guidata si dipana attraverso i vari stadi della produzione e termina, ovviamente, con gli assaggi e il negozio. Il mio stomaco, però, nonostante la medicina scozzese sia convinta del contrario, ha deciso che non ne vuole sapere di alcool.

Nel tardo pomeriggio arriviamo ad Aviemore, piccolo villaggio in cui non solo si trova il nostro hotel, ma c’è anche la stazioncina in cui hanno girato Harry Potter.

In realtà avremo modo di vedere diversi scenari della saga, nei prossimi giorni, fra cui il viadotto, il treno a vapore, la zona in cui è stato “posizionato” Hogwarts. Se fossimo appassionati della serie, probabilmente non ripartiremmo più.
Ceniamo e, visto che ha nuovamente iniziato a piovere, ci fermiamo a chiacchierare con i nostri compagni di viaggio nella hall. Purtroppo io sono ormai completamente fuori gioco, dopo avercela messa tutta per non perdere nè una visita nè un paesaggio: crollo sul divano e mi addormento sulle gambe di mio marito. Andrà meglio domani.

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Il nuovo giorno, porta con sè una serie di cambiamenti climatici, che vanno dal: piove forte, piove piano, piove con la nebbia, piove a vento.

Questo non è molto promettente, visto che il programma di oggi prevede la visita della capitale delle Highlands, Inverness e del mitico Lago di Loch Ness, col Castello di Urquhart
Fortunatamente, quando arriviamo all’imbarco del Loch Ness, il tempo ci regala un netto miglioramento, che consiste nella fine della pioggia, anche se restano foschia, vento e grigio.

So che sembra impossibile, ma lo scenario non risente assolutamente di questa instabilità, anzi: la nebbiolina, le nuvole incombenti che inondano le colline di grigio, trasformando i verdi da brillanti a cupi, le macchie di erica viola, il lago che riflette i grigi movimenti delle nuvole e si increspa al passaggio del battello, tutto questo rende il paesaggio estremamente struggente e scenografico.

Non ci stupiremmo di veder sbucare Nessie dalle acque del lago. 
Quando scorgiamo le rovine del Castello di Urquhart, il cui lato migliore lo si può ammirare proprio dal lago, ci prepariamo a scendere per la visita.

All’ingresso ci accoglie un highlander che suona la cornamusa. Ascoltare questo suono che ti entra nelle vene, mentre il paesaggio incredibile attorno ti colpisce gli occhi, è un’emozione immensa. 
Visitiamo con calma le rovine del castello, spostandoci fra i ruderi che raccontano una storia remota, fatta di guerrieri coraggiosi e misteri.

Al termine della visita ci trasferiamo nella bella città di Inverness, adagiata lungo il fiume Ness. Qui, con alcuni compagni di viaggio, visitiamo la cattedrale, passeggiamo per le vie del centro e pranziamo a base di fish and chips.

Quando ripartiamo, il discorso in bus cade sulla battaglia di Culloden dove, nel 1746, i giacobiti sostenitori di Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono inglese, sfidarono in un’ultima, drammatica battaglia le truppe di Sua Maestà Giorgio II di Hannover.

Spinta da un atto di formidabile gentilezza, la nostra accompagnatrice, dopo essersi ripresa dalla sorpresa di una conoscenza storica da parte del suo gruppo (eh, sai a volte i libri…) ci concede la gentilezza di portarci sul luogo dove tutto è avvenuto. In effetti Culloden dista poche miglia da Inverness.
Dal centro visitatori, seguiamo il percorso attraverso quello che fu il sanguinoso campo di battaglia.

Era l’aprile del ’46. Dopo diverse sommosse e vari tentativi da parte del popolo scozzese di ripristinare il trono Stuart, gli Highlanders e anche diversi inglesi, soprattutto della zona di Leicester, si prepararono ad affrontare l’esercito si Sua Maestà, guidati da un esaltato Bonnie Prince Charlie, con i suoi consiglieri e comandanti.

Furono prese decisioni sbagliate su tutta la linea, a partire dalla scelta di un campo di battaglia scoperto. L’esercito del pretendente era stremato da battaglie e scaramucce dei giorni precedenti.

Erano malnutriti, infreddoliti, distrutti dalla mancanza di sonno (durante la notte dovettero fermare un attacco inglese); se a questo aggiungiamo che gli highlanders erano abituati a combattere fra clan solo durante l’estate, per evitare il rigore delle altre stagioni, possiamo immaginare in quale situazione morale e fisica arrivarono alla mattina della battaglia. 
Gli inglesi dal canto loro, appoggiati anche dal clan dei Campbell, furono “aizzati” durante i festeggiamenti per il compleanno del loro comandante il Duca di Cumberland (detto  il Macellaio) figlio del Re. Fu offerto whiskey extra per tutti e, fra inni, canti e risa, fu suggerita una tecnica di imboscata per uccidere quanti più giacobiti possibile.

La battaglia di Culloden durò pochissimo e si risolse col massacro dei clan e dei loro alleati, circa 1250 persone, contro solo una cinquantina di soldati inglesi.

Camminando sul campo di battaglia si possono ancora vedere le piccole lapidi in pietra, che portano inciso il nome degli uomini del clan, seppelliti in fosse comuni in quel punto. In alcuni casi è stato impossibile risalire alla famiglia di appartenenza, o spostare i corpi dilaniati, per cui la lapide riporta la dicitura Mixed Clan.
Non fu solo la battaglia di Culloden in sè, a stravolgere la società scozzese dei clan; fu tutto quello che successe nel periodo successivo, con i “cani sciolti” di Cumberland il Macellaio, che si spostarono senza limiti per tutto il territorio, ammazzando chiunque  fosse sospettato di essere giacobita, impedendo agli scozzesi di utilizzare il tartan, come simbolo e caratterizzazione della loro famiglia, impedendo loro di utilizzare il gaelico, imponendo l’uso definitivo dell’inglese.

Arresti di massa, omicidi di massa e, sopra ogni cosa, venne tolta agli scozzesi qualunque possibilità di ripresa nella loro terra: fu loro impedito di praticare la pastorizia, una delle rare attività possibili nella difficile regione delle Highlands, fuorno vietate le colture.

Chi sopravvisse a Culloden e non venne ucciso o arrestato in seguito, non potè fare altro che fuggire nelle Colonie oltreoceano.
Il vasto, incredibilmente desolato territorio delle Highlands, per cui la Scozia è tanto famosa e fotografata e amata, è il risultato ancora oggi di Culloden e di ciò che venne dopo.

Prima di rientrare ad Aviemore, ci fermiamo a Elgin, per la visita delle rovine della cattedrale, meravigliosa alla luce brillante di un tramonto che vede finalmente splendere il sole. 

Il paese sottostante e tutta la regione, si sono lentamente ripresi dopo le oppressioni e devastazioni subite dal Duca di Cumberland, in seguito a Culloden, solo dal 1820 in poi.

In serata, dopo una piacevole cena in hotel, andiamo a conoscere meglio il piccolissimo villaggio di Aviemore, che ci ospita. Sosta doverosa alla stazioncina di Harry Potter, davvero pittoresca, una passeggiata lungo il viale, con i cottages bianchi e poi entriamo a bere una birra in un pub.

Io, amante del nero irlandese, ordino una pinta di Guinness sulla quale, il barista, mi disegna anche il trifoglio. Quasi mi commuovo, in Irlanda ho bevuto pinte e pinte di Guinness e nessuno mi ha mai disegnato il trifoglio! Congiura!!!
La notte si conclude con l’ allarme antincendio che inizia a suonare in hotel, buttandoci tutti giu’ dal letto in preda al panico. Molto caratteristico, ideale per tenere i cuori allenati.

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Inizia molto presto la nostra lunga giornata alla scoperta delle Highlands occidentali, quella terra desolata e romantica, fatta di brughiere ricoperte di erica, di pascoli incontaminati, di loch incantati e di leggende che parlano di cavalli d’acqua, fanciulle, eroi, fate e pietre magiche. Ogni angolo è da fotografare per la meraviglia struggente che rappresenta, soprattutto ora che siamo consapevoli di come, questo aspetto assolutamente selvaggio e unico, sia il resoconto e il risultato delle sommosse giacobite.

Per fortuna la nostra accompagnatrice oggi è in piena forma, nel senso che ha una gran voglia di farci fare diverse soste fotografiche, oltre alle visite programmate. In questo angolo di paradiso naturale, il suo suo orgoglio scozzese, pur essendo italiana, spicca con grande vitalità.
E’ all’interno di questa “scatola” di indescrivibile bellezza, che arriviamo all’Eilean Donan Castle, non solo una delle residenze più fotografate di tutta la Scozia, con la sua amena posizione su un isolotto del Loch Duich, formato dalla confluenza di tre laghi marini, ma anche il set del film “Highlander, l’ultimo immortale”, interpretato da due giovanissimi Sean Connery e Christopher Lambert e, soprattutto, famoso per L’INCREDIBILE COLONNA SONORA DEI QUEEN.  

Scusate i caratteri cubitali…ma quando penso ai Queen non capisco più nulla. E, davvero, qui mi sento di dire God save the Queen…
La visita si protrae all’interno di quella che fu prima il rifugio di Robert Bruce, poi gloriosa residenza del Clan Mackenzie e, successivamente, dei McRae. Venne poi distrutto durante la prima rivolta giacobita, nel 1719. Solo due secoli più tardi, agli inizi del XX secolo, venne acquistato da un Colonnello MacRae e riportato all’antico splendore.

Che, posso garantire, è indubbio. Una di quelle visite da segnare fra le imperdibili, soprattutto quando si ha la fortuna di venire accompagnati dal suono lontano di una cornamusa. Sembra quasi un’eco del passato, come se la melodia provenisse direttamente dalle crepe dell’edificio.

Partiamo alla volta di uno degli angoli di Scozia più belli in assoluto: l’Isola di Skye, che fa parte delle Ebridi interne, abitata nei secoli dai clan McLeod e MacDonald.

Ovviamente, con la fine dei clan e le “Epurazioni delle Highlands”, da parte delle giubbe rosse e del Duca di Cumberland, anche i due clan che appoggiarono molto fortemente il movimento giacobita, furono costretti ad emigrare nelle colonie, laddove riuscirono a sopravvivere.

In particolare il Clan McDonald, che accolse Bonnie Prince Charlie, lo aiutò a nascondersi proprio qui sull’isola di Skye, subito dopo Culloden e lo agevolò persino nella fuga, mesi dopo, facendolo travestire da donna e lasciando che la giovane Fiona McDonald, lo accompagnasse fino a Portree, per aiutarlo ad imbarcarsi e tornare al sicuro in Italia. 
Diversi cimeli in ricordo di questi eventi, li possiamo vedere visitando il bellissimo Dunvegan Castle. E la locanda a Portree, dove Bonnie Prince Charlie dormì l’ultima notte prima di fuggire e lasciarsi definitivamente alle spalle il sogno giacobita e un’infinita devastazione, è ancora presente e funzionante, nella cittadina portuale.
Entrambe le visite sono molto particolari e scenografiche: Dunvegan, sia per i bellissimi giardini che per i sontuosi interni; Portree, perchè è davvero un villaggio di pescatori delizioso e caratteristico, con il piccolo centro nel quale si tiene il mercato degli agricoltori, la piazza su cui si affacciano i cottages, il porticciolo con le sue belle case colorate, che si riflettono nel mare.

Bisogna tenere conto che, tutto questo, è racchiuso all’interno di un paesaggio, quello offerto da Skye, che è…… facciamo una cosa: io non sono in grado di descrivere l’Isola di Skye. Cioè, proprio non posso trovare le parole, a meno che non usi i soliti aggettivi banali e ripetitivi, per descrivere qualcosa che non ha eguali. Perciò lascio parlare le immagini:

Rientriamo sulla terra ferma con il traghetto, mente all’andata abbiamo attraversato il ponte che collega l’isola alla località di Kyle of Lochalsh. Ci accompagna il sole brillante del tardo pomeriggio, che gioca con le nuvole creando riflessi d’autore sull’Atlantico. E’ il modo migliore per terminare una visita perfetta.

Una volta che risaliamo sul bus, a Kyle of Lochalsh, la prima cosa che vediamo è il trenino a vapore di Harry Potter e, subito dopo il trasferimento a Glenfinnan, anche il viadotto che compare nel film, oltre alle rive su cui è stata ricostruita la scuola di Hogwarts.
Ma Glenfinnan non è solo Harry Potter: per chi, come me, ha un pò il pallino per la storia giacobita, questo è anche il luogo in cui Carlo Edoardo Stuart sbarcò nel 1745 e chiamò a raccolta i capi dei clan, affinché sostenessero la sua rivolta, per spodestare il Sovrano degli Hannover.

Si può dire che qui iniziò l’ascesa e la discesa, di quello che fu il sogno giacobita. Infatti, oggi, nella piana di Glenfinnan, si erge in tutta la su desolata solitudine il monumento agli Highlanders, che commemora l’evento, ma che è anche un memoriale a tutte le persone rimaste uccise a Culloden.

In questo momento, poi, con il tramonto sul Loch Shiel, su cui la località si affaccia, la sensazione di struggente sogno infranto, è ancora più profonda.

Saliamo in bus per raggiungere il nostro hotel a Fort William, situato proprio davanti al Ben Nevis, la montagna più alta delle Isole Britanniche che, dopo mesi in cui è rimasto nascosto fra nuvole, nebbia e foschia, oggi ci aspetta per mostrarsi in tutta la sua massiccia imponenza. Vi garantisco che è un’emozione unica, alla fine di una giornata già di per sè elettrizzante.
L’hotel è proprio di fronte. Nonostante la nostra simpatica accompagnatrice ce lo abbia presentato come una sorta di bettola (“Perchè dovete capire che nelle Highlands non ci sono strutture particolarmente eleganti e ricercate”, cit.), tutti quanti lo troviamo delizioso.

Il personale gentilissimo, le stanze pulite e calde. Ma, soprattutto, io ho provato una sensazione di accogliente intimità, con le porte e le modanature in legno, i tappeti grandi, i soffitti bassi… non so, mi ha ricordato uno di quegli alberghi caratteristici e un pò isolati, delle vaste lande americane.

Perciò è con grande piacere che ci godiamo una bella cena e una piacevole chiacchierata con i compagni di viaggio, accordandoci preventivamente sull’eventuale punto di raccolta in caso anche questa notte suonasse l’allarme antincendio…

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Partiamo per l’ultima giornata di visite, prima del rientro in Italia di domani sera. Anche il tempo sembra essere triste quanto noi, dato che ci svegliamo con nuvole basse e pioggia.
Ma non importa perché, quando raggiungiamo la Glen Coe Valley, il tempo minaccioso non può nulla sulla bellezza della strada panoramica che stiamo percorrendo.

Questa vallata ricoperta di un sofficissimo manto verde, intervallata solo dalle rocce, dall’erica e dai ruscelli, è uno spettacolo che potrebbe far persino perdere la ragione. 
Ci sono alcuni tratti, prima di giungere al paese di Inverarey, che mi lasciano basita per due ragioni: prima di tutto, perché la torba i continui specchi d’acqua che costellano la brughiera, mi ricordano tantissimo il Connemara; seconda cosa perché, vi posso garantire, che in questo paesaggio non mi stupirei di veder sbucare all’improvviso il Mastino dei Baskerville! Chi ama Sherlock Holmes e Sir Atrhur Conan Doyle, potrà capire cosa voglio dire. E’ l’ambientazione perfetta per la storia!

Quando raggiungiamo il Castello di Inveraray, la pioggia sta ormai scrosciando forte, ed è un peccato perché avrei tanto voluto passeggiare nei giardini, che sono davvero un esempio di architettura naturalistica!

Nonostante questo, partecipiamo più che volentieri alla visita guidata di quella che, ancora oggi, è la residenza privata del Duca di Argyll, capo clan dei Campbell.

Ovviamente, essendo da sempre gli Argyll fedeli alla Corona Britannica e, come già detto, avendo combattuto a fianco di Cumberland nell’ultima rivolta giacobita, il clan dei Campbell non si è estinto dopo Culloden. E si possono vedere anche tante immagini recenti, delle varie Adunanze.

Nel primo pomeriggio, andiamo in paese dove, nonostante la continua pioggia, passeggiamo con estremo piacere lungo il viale principale, delizioso con i cottages a schiera in calce bianca e i negozi piccoli e caratteristici.

Raggiungiamo Glasgow quando ormai è tardi e, a parte una visita alla Burrell Cllection e una sosta fotografica nei pressi della Cattedrale, ormai chiusa, non riusciamo a fare altro.

Andiamo nel nostro mega hotel super lusso (ah però!), dove ceniamo e, subito dopo, usciamo per una passeggiata in centro con il resto del gruppo e la nostra accompagnatrice che, lisciata dalla mancia di fine tour, si offre di portarci a fare un giro esplorativo.

Raggiungiamo Buchanan Street, cuore vivace della città, con tanti locali e negozi. Ci addentriamo fino alla monumentale George Square e, per finire la serata, una bella pinta di birra in un grande pub dove, per mia immensa gioia, suonano anche musica irlandese!

Noi ci tratteniamo un pò più a lungo e, mentre rientriamo in hotel, troviamo per puro caso anche il set dell’ultimo “Fast and Furious”: stanno girando una scena di inseguimento, su uno dei moderni viali della città, anche se nel film verrà fatta passare per Londra.

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Il mattino dopo il morale, vista l’imminente partenza, è a terra. Abbiamo qualche ora a disposizione, prima di rientrare a Edimburgo per il volo e, anche se va contro tutte le mie convinzioni, decidiamo di dedicare il poco tempo che ci resta, in giro per negozi. 
Non è un’idea così malvagia, alla fine: mi aiuta a decelerare piano piano dalle emozioni degli ultimi giorni. E a prepararmi al volo turbolento che ci riporterà in Italia…(ma questo, ancora, per fortuna non lo so!!!!).
La Scozia ha un suono. E’ il suono delle voci allegre del suo popolo, che trova sempre una scusa per fermarsi a scambiare due parole con un forestiero; è il suono della pioggia, che batte impetuosa su monumenti, viali, lande desolate o sui loch facendoli increspare e, diciamolo, a volte ti stressa infinitamente per la sua ostinazione!; è il suono del vento, che quando si mette d’impegno, rischia di spingerti via, oppure si insinua fra le crepe delle vecchie residenze, portando con sè storie di tempi andati; è il suono delle leggende, che passano di generazione in generazione, e che caratterizzano questa terra e il suo popolo; è il suono della musica struggente delle cornamuse; è il suono dei ruscelli e delle cascate, che punteggiano le immense vallate; o il suono dei belati delle pecore…e anche loro punteggiano le immense vallate; è il suono del gaelico, antica e orgogliosa lingua delle Highlands, strappata dalle gole di chi la parlava regolarmente e ridata solo dopo secoli di silenzio.
Il suono della Scozia, è la storia di un popolo vessato da secoli di angherie, piegato ma mai spezzato, un popolo che con orgoglio si è rimesso in piedi e ha ripreso a piene mani, se non l’indipendenza, almeno le proprie tradizioni e la propria concretezza.
This is the Sound of Scotland.
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Consigli utili
-Se pensate che ritrovarvi sul set cinematografico di Fast and Furious sia un’esperienza elettrizzante, con auto che corrono fast da una parte e furious all’altra, avete fatto male i vostri conti: si muovono ai dieci km orari. E’ la telecamera che corre sopra di loro ad essere sia fast che furious. Ma Vin Diesel, avrà la patente?
-In caso di allarme antincendio, nel cuore della notte, ci sono due cose importanti di cui tenere conto: 1-la sveglia non può emettere quel suono, quindi non lasciatevi confondere; 2-mettere una giacca ad asciugare ad almeno mezzo metro dal termo, non provoca incendi…. a meno che il termo non decida di sputare fuoco.
-Anche se l’ultimo Duca di Argyll è un bel pezzo d’uomo (e diciamolo!), e stregherà tutti i cuori femminili, sappiate che è già sposato con figli! GIA’ S-P-O-S-A-T-O. Evitare figure barbine.
Claudia B.
Per il city tour di Edimburgo, cliccate⇒ Itinerario a Edimburgo. Cosa fare e vedere in una giornata
Per l’itinerario on-the-road,cliccate⇒ Scozia on-the-road: itinerario tra Highlands e Lowlands

6 Commenti

  1. Itinerario davvero interessante 😀 (peccato per la guida, mi dicono che ha “proprio fatto bene il suo lavoro”).
    Come stavamo dicendo su twitter alcuni dei luoghi visitati li abbiamo in comune, ed è davvero bello rivedere i paesaggi che ho amato anche io attraverso i tuoi scatti. Mentre io mi sono spinta più a nord, voi avete visto però un paio di castelli, Culloden e piccoli villaggi che mi sarebbe tanto piaciuto poter visitare.
    Ho la scusa per tornare in Scozia insomma ahah

    1. Siamo in due ad avere la scusa per farlo, Stefania!!! Io alle Orcadi penso di continuo, non riesco a togliermi dalla mente un tour in quei luoghi selvaggi e ricchi di paesaggi. Soprattutto non riesco a togliermi dalla mente la voglia di tornare autonomamente, riprendendomi tutto quello che mi è venuto a mancare in otto giorni di viaggio.
      Devo dire che alla fine è stato un tour abbastanza ricco, in linea con i miei gusti. Soprattutto sono stata davvero felice di riuscire a visitare Culloden, ma non riesco a togliermi l’idea di tornare in Scozia e vederla “a modo mio”!
      Grazie per essere passata!
      Claudia B.

  2. Sei una grande entusiasta dei viaggi…. Vuoi assaporare tutto e perdere il minimo indispensabile…. La conferma inconfutabile è data dal fatto che ti piace viaggiare perfino in moto….. Il tuo entusiasmo traspare anche nel tuo modo di descrivere le cose, i paesaggi, i particolari….Sei una perfezionista e scrivi molto bene…. Continua su questa strada… A me piace viaggiare, ma sono anche un pò più… pigro di te ed insofferente del cattivo tempo….. Forse è l'età….Nel leggere il tuo resoconto ho rinverdito i ricordi della Scozia, l'erica, gli arcobaleni, la Valle di Glen Cloe, i ruscelletti dall'acqua color coca-cola, le mucche con la zazzera….. Ti saluto e ti auguro( naturalmente) buon viaggio per altre numerose mete….

    1. Grazie mille Gianfranco! Le tue parole sono importantissime per me. Come ho avuto modo di dire anche ad altre persone, che hanno commentato i miei post su FB, sentire questi pareri mi ripaga tantissimo e mi rende orgogliosa…. Ma, soprattutto, mi dà la certezza che il senso del mio blog arriva a chi lo legge. GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!!!

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