Una domenica di fine estate sul Lago di Garda

Quando si viaggia si entra in una dimensione completamente estemporanea, non solo per quanto riguarda il modo di percepire il passare delle ore, ma anche per i rapporti che si vanno a creare con persone completamente sconosciute.
Credo sia uno dei tanti valori aggiunti del viaggio: da una parte, la capacità di variare la tua percezione dello scorrere del tempo; dall’altra, renderti in grado di aprirti completamente al contatto con gli altri.
Per anni, durante i viaggi organizzati cui abbiamo preso parte, la nostra strada si è incrociata con persone rivelatesi una piccola raccolta famiglia con cui condividere l’esperienza.
Nel momento in cui i nostri viaggi sono diventati un’auto-produzione (passatemi il termine, lo trovo davvero carino!), questa apertura ci ha permesso, comunque, di conoscere persone legate alla terra in cui ci trovavamo in quel momento o, perché no, di accostarci anche per simpatia, a chi incontravamo sul nostro cammino.
Potere e magia del viaggio, che sa far sognare, ma anche incontrare anime affini, come ad esempio nel lontano 2005 quando, durante un tour in Repubblica Ceca (di cui ho scritto qui), ci siamo praticamente “riconosciuti” con altri viaggiatori, creando una sorta di “circolo empatico” con cui condividere l’intera esperienza.
Durante un viaggio, non esistono barriere di età, classe sociale, provenienza…le barriere si pongono solo in caso di evidente dimostrazione di cattiveria o ignoranza e, vi garantisco, che può succedere di scontrarsi con entrambe, seppur sembra impossibile in un tale contesto. Ma, fortunatamente, capita di rado.
E’ molto più probabile, invece, imbattersi in persone che sappiano comprenderti fino in fondo, con le quali condividere pensieri ed opinioni. Partendo dal presupposto che viaggiare è anche apertura mentale e condivisione, apprendimento e scoperta, ci si aspetta di incontrare individui che siano sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Ed in genere è così. Salvo imprevisti, dato che alla fine la natura umana è quella che è…
Durante la nostra bellissima esperienza in Repubblica Ceca, la condivisione è stata alla base dell’intero viaggio: un gruppo di sconosciuti che si sono riconosciuti e hanno condiviso un tratto della loro vita, grazie ad una passione comune, non solo perché parte dello stesso tour, ma per il puro piacere di farlo. Quando asserisco che viaggiare è crescita culturale, mentale, personale, lo dico con cognizione di causa, soprattutto credendoci con tutto il mio cuore.

Ad un mese dal rientro dalla Repubblica Ceca, abbiamo deciso di incontrarci nuovamente, con alcune persone del gruppo, per trascorrere insieme una domenica di fine estate, nella luminosa cornice del Lago di Garda, ossia in un contesto sempre legato alla scoperta dell’amicizia e del mondo.

Ci diamo appuntamento a Lazise, sulla pittoresca sponda orientale del lago. Purtroppo non abbiamo messo in conto che, trovandosi questa amena località vicina ai grandi parchi del Veneto, c’era il rischio di restare imbottigliati in lunghe file al casello autostradale. Pazienza, in fondo avremo il resto della giornata per recuperare il tempo perduto.
Dopo aver finalmente parcheggiato ed esserci ritrovati, iniziamo la nostra rimpatriata, attraversando l’imponente cinta muraria, che fa parte del Castello Scaligero, realizzato dai signori di Verona, i Della Scala.

Nel XV secolo, l’edificio subì gravi lesioni in seguito all’assedio da parte dei veneziani e, durante il secolo successivo, fu l’esercito di Carlo V a danneggiarlo. In seguito, il castello perse importanza da un punto di vista difensivo e divenne proprietà privata.

Questa zona fu abitata sin dalla Preistoria, da popoli che vivevano sulle palafitte, a diretto contatto con la primaria fonte di vita, ossia l’acqua. Nei secoli successivi, fu sempre l’invidiabile posizione sul lago, che permise un continuo passaggio di merci provenienti dal nord, tanto da far crescere notevolmente la cittadina, in epoca romana. Le cose cambiarono, peggiorando, con la calata dei barbari e, in quel periodo, di Lazise si sa molto poco.
Nel X secolo i cittadini chiesero all’Imperatore Ottone II di poter difendere il proprio borgo e, con un particolare dispaccio, egli concesse grandi libertà alla cittadina, oltre che conseguenti doveri, tanto che Lazise è considerata il primo libero Comune d’Italia. Dal canto suo Ottone, vide in questa concessione, la possibilità di utilizzare Lazise come punto di sosta ed approvvigionamento per le proprie milizie.

Passeggiamo tranquillamente per i caratteristici vicoli della cittadina, allegra e colorata, abbracciata da un tiepido sole settembrino: non avremmo potuto scegliere una giornata più bella per il nostro incontro! Negozietti e ristoranti, sfilano eleganti sotto ai nostri occhi, mentre tantissime persone si godono la pace della domenica mattina. 
Piazza Vittorio Emanuele, con il suo inconfondibile pavimento a scacchiera, è un salotto accogliente in cui dominano i luminosi colori pastello delle basse abitazioni; è lo slargo di passaggio che immette al piccolo e suggestivo Porto Vecchio, in cui domina l’edificio della Vecchia Dogana Veneta.

Qui, durante il XVI secolo, venne prodotto il salnitro, un componente della polvere da sparo, mentre nei primi anni del Seicento, lo spazio fu effettivamente adibito a dogana, per il transito delle merci dalla Lombardia e dalla Repubblica di Venezia. Durante il Ventennio Fascista, l’edificio venne utilizzato come Casa del Fascio.

Nei pressi della Dogana, la struttura della romanica Chiesa di San Nicolò, si specchia nelle acque del canale: è un piacevole colpo d’occhio quello che ci permette di cogliere il grigio austero della pietra, in contrasto con le barchette colorate e lo scintillio delle acque.

Quando raggiungiamo l’adorabile lungolago, restiamo un momento inebetiti di fronte a tanta lucente allegria e, immediatamente, decidiamo di acquistare un biglietto ed imbarcarci sul primo battello disponibile per Garda.

Navigare sul lago in queste condizioni atmosferiche è a dir poco rilassante e piacevole, oltre che un modo per chiacchierare del più e del meno. Intanto il paesaggio bellissimo scorre sotto ai nostri occhi, come una sequenza di scene fotografiche: le acque del lago che riflettono il passaggio delle nuvole, le montagne in lontananza, i borghi lacustri che si susseguono in un tripudio di verde e colorate architetture, fino all’arrivo a Garda.

L’intero lago, conosciuto anche come Benaco, assunse il nome Garda in epoca medievale: la derivazione è germanica, ed ha influito sulla toponomastica di diverse località lacustri, come Garda o Gardone Riviera.

La presenza germanica dal VI all’VIII secolo, condizionò notevolmente lo sviluppo degli abitati e, di conseguenza, anche le nomenclature: Garda, deriverebbe dalla parola “warda“, ossia “luogo di guardia“.

Benaco è invece di origine celtica, quindi precedente. Nonostante ciò, ancora oggi noi conosciamo questo vasto specchio d’acqua, come Lago di Garda.

La cittadina di Garda è piacevolissima: vaghiamo senza meta per i pittoreschi vicoli, il cui legame col passato si respira ancora oggi.

Anche in questo caso, il nome della cittadina deriverebbe proprio dalla parola germanica “warda”, ed alluderebbe all’edificazione di una fortezza, sulla collina che sovrasta il paese, a chiaro scopo difensivo e di osservazione militare.

I vicolini stretti e pittoreschi sono accoglienti, pieni di negozietti e di turisti: c’è grande vivacità, che non crea disagio o fastidio, forse anche per l’insieme dato dalla piacevole compagnia e i suggestivi angoli che si aprono ai nostri occhi.

Ci perdiamo passeggiando senza meta fino all’ora di pranzo, quando scoviamo una paninoteca con tavoli vista lago e decidiamo di fermarci. Panini, birra, un panorama affascinante ed un gruppo affiatato, fanno di questo pasto una composizione d’autore. Della serie: non servono ristoranti stellati, per mangiare in Paradiso!

Nel pomeriggio decidiamo di fare una rilassante camminata sul lungolago, elegante e poco frequentato, in questo momento. Le barchette ormeggiate oscillano pacifiche, sotto il sole scintillante, mentre la bella zona pedonale si incunea tra il lago ed i giardini delle sontuose ville, trasformate in strutture ricettive di prim’ordine.

Aiuole fiorite e profumate, palme e piccoli chioschi all’aperto, accompagnano la nostra passeggiata, condita soprattutto da tante risate e ricordi di viaggio bellissimi.

Prima di prendere il battello e rientrare a Lazise, decidiamo di fermarci in uno dei piccoli bar sul lago, dove fra freschi gelati e bibite, trascorriamo chiacchierando gli ultimi momenti di questa solare giornata.

Una domenica semplice, una gita di ritrovo e scoperta, un momento di condivisione che, dopo dodici anni, io ancora ricordo con affetto: questa credo sia una delle tante belle cose del viaggio.

Non ti renderà ricco a livello economico, anzi magari è più probabile il contrario, ma nulla come viaggiare sa renderti ricco dentro…di ricordi, di sensazioni, di emozioni, di sapere. Viaggiare ti rende libero nella mente, nel cuore, nel modo di porti. Nulla come il viaggio ha una tale potenza…

Claudia B.

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