Ville di Montetiffi e San Leo: a spasso per i borghi

Oggi voglio raccontarvi come abbiamo trascorso la domenica e non perché sia stata all’insegna di visite eclatanti o centinaia di km macinati, come nostro solito, ma per la discreta, piacevole semplicità che l’ha caratterizzata. Una domenica d’altri tempi, quasi contemplativa.
E allora per quale motivo, vi chiederete, mi è saltato in mente di tediarvi con i nostri momenti di una domenica qualsiasi?
Beh, prima di tutto perché non è che starò qui a scrivervi di noi appollaiati sul divano a guardare Barba@# D’Ur£% (e, niente, anche il pc si rifiuta di digitare), ma di un allegro scorrazzare attraverso la campagna romagnola, nel lillipuziano abitato di Ville di Montetiffi e nella sempre magistrale San Leo
Seconda cosa, perché ho voglia di farvi conoscere un angolo di Romagna poco battuto, ed un altro che, seppur ampiamente noto, desidero farvi riscoprire immerso in una colata d’autunno
Tranquilli, non intendo raccontarvi la storia di questi luoghi, anche perché l’ho già fatto in precedenza e, per quanto mi siate simpatici, non penso sia il caso di copiare articoli già scritti: San Leo (che trovate qui) è la nostra “città d’adozione”, per cui le ho dedicato un post due mesi dopo l’apertura del blog; Ville di Montetiffi, invece, è la minuscola, irreale, frazione di Montetiffi, patria delle teglie in argilla, di cui vi ho parlato in un percorso di mototurismo in Romagna (qui trovate l’itinerario).
Dai, venite con me, provate a fidarvi, al massimo potete mandarmi a quel paese nei commenti!
Io, romagnola di nascita, non conoscevo Ville di Montetiffi, me ne ha parlato per la prima volta una ragazza iscritta alla Pagina Facebook del blog, quando pubblicai il reportage dedicato a Montetiffi, San Giovanni in Galilea e Lago Pontini. Mi disse che, una volta all’anno, tra i vicoli di questo angolino di casette in pietra egregiamente ristrutturate, viene organizzata una piccola sagra in cui l’ “Azienda Agricola il Fornaccio” vende prelibati prodotti da forno, il tutto accompagnato da vino e musica
Si tratta di preparazioni di grande pregio, in cui vengono utilizzati il lievito madre e una qualità di “grano antico” prodotto in azienda, poi macinato a pietra; una volta pronti, pane, focacce, dolci e biscotti, vengono cotti nel vecchio forno a legna nel quale, in passato, il tegliaio del borgo cuoceva le famose teglie di terracotta! Una manifestazione semplice, ma che proprio per la sua modestia mi ha immediatamente incuriosita.

Così, quando la stessa persona mi ha gentilmente scritto per dirmi che “A spasso nel borgo” era previsto per domenica 23 ottobre, sono esplosa di gioia…salvo poi ridimensionarmi guardando le sempre catastrofiche previsioni del tempo, dalle quali ho scoperto che “attendevamo pioggia e vento”, (puntuali come i parenti a Natale).

Per fortuna, grazie ad una corrente non meglio precisata, stamattina ci svegliamo con un timido sole che, nel corso della giornata, va via via prendendo vigore, mentre il cielo si tinge di un’intensa sfumatura d’azzurro. Se io non fossi la “fine signora d’altri tempi”, quale effettivamente sono, direi che abbiamo avuto una gran botta di culo: si prospetta proprio un bel pomeriggio! 

Peccato non poter usare la moto: mio marito, l’altra metà del blog, sta covando un terribile raffreddore unico nel suo genere e, capirete, io, lui, il notaio, il prete ed il becchino, tutti insieme in sella, non ci stiamo. Che noia questa cosa che la nostra Africa Twin è omologata solo per due…
La Valle dell’Uso è splendente d’autunno e, quando arriviamo nei pressi della piccolissima Ville di Montetiffi, ci soffermiamo un attimo ad ammirare la profumatissima campagna: in lontananza sorge la mole dell’Abbazia Benedettina di Montetiffi, arroccata su uno sperone di roccia, mentre tutto attorno vi sono distese di ulivi, colline dorate e campi arati.
Percorriamo una breve discesa che ci immette al cospetto di una scena agreste deliziosa: un gruppetto di case immerso nel verde; una serie di tavoloni in legno allineati nella piazzetta; un trattore all’ingresso del paese che mi ricorda i km macinati insieme al mio nonno, da bambina (lui guidava, io stavo in braccio); le dolci note di un gruppo che allieta il pomeriggio di festa.

Ville di Montetiffi sorge su un solo vicolo principale, dove le casette in sassi o semplicemente intonacate, accolgono i visitatori in un’atmosfera molto vintage: i pergolati di viti con le foglie ormai color bronzo; i sedili in pietra o legno su cui soffermarsi per scambiare quattro chiacchiere, bere un bicchiere di vino o, magari, osservare il panorama; i massicci portoni e gli scuri in legno; gli scorci deliziosi. Una perla dimenticata, quasi sconosciuta, della mia amata Romagna.

Nonostante il centro sia piccolo e la manifestazione semplice, ci sono tante persone che si stanno godendo il pomeriggio tra piatti golosi, calici di vino, risate e balli.

I bambini possono correre da una parte all’altra, giocando senza rischi (se escludiamo quello di rotolare amabilmente giù per la discesa), ma soprattutto senza il bisogno di usare dispositivi elettronici: solo le proprie gambe veloci e la voglia di condividere un momento d’allegria.
Il silenzio del borgo è interrotto dalle note che provengono dalla piazzetta e dalle battute dei visitatori che, come noi, stanno assaporando la bellezza di una manifestazione senza fronzoli: qui non servono bancarelle di prodotti tipici, di artigianato o del mercato classico; non palloncini, né lucette che vengono sparate in aria (e tu stai sempre lì col terrore che ti piombino sul setto nasale).

A Ville di Montetiffi, oggi, viene aperto un paese che si presenta ai visitatori con la semplicità di un tempo, quando a fare festa era il pane fragrante cotto in un forno a legna, era un calice di vino sorseggiato in compagnia, erano i balli sull’aia sulle note di un gruppo senza palco né lustrini, ma che trova la propria quinta nella bellezza di un borgo da libro dei racconti.

Decidiamo di lasciarci tentare dalle leccornie che vediamo sfilare sotto ai nostri occhi, perciò entriamo a “Il Fornaccio” dove acquistiamo della focaccia al rosmarino, una al pomodoro e, considerando che: “A chi non beve vino Dio neghi anche l’acqua”…io decido di non rischiare e mi concedo un bel calice di Albana secco! Daniele no, lui è malato. A lui va solo una tazzina di caffè, nella speranza che si riprenda.
Ci sediamo ai tavoloni di legno della piazzetta, sia per ascoltare la bella musica del gruppo che si sta esibendo, sia per goderci lo spettacolo delle persone che stanno ballando su queste note! Ora, ad onor del vero, devo ammettere che anche a noi viene chiesto di partecipare: cioè a me e Daniele? Davvero? Io ho due piedi sinistri, Daniele due piedi destri…di scambiarceli non se ne parla proprio, per cui decliniamo l’invito.
Anzi, per sicurezza mi nascondo con sobrietà dietro alla mia reflex, che mi salva sempre da qualsiasi situazione potenzialmente disastrosa, e mi concentro sulle evoluzioni altrui, grata della mia fuga: alla seconda piroetta sarei finita a terra. Garantito!
Posso dire che abbiamo trascorso un’ora e mezza davvero piacevole?! Oggi ho imparato che non servono fronzoli ed orpelli per allietare un pomeriggio d’autunno.

Torniamo in auto per muoverci verso il cuore dell’Alta Valmarecchia, tra vallate e calanchi, cime immerse nella bruma autunnale dai contorni sfumati, scie di nebbia che galleggiano alle pendici dei colli, distese di alberi dalle tonalità ocra.

Una continuità di paesaggi davvero bellissimi, nonostante non ci sia il brillio intenso tipico di primavera ed estate: l’autunno a mio avviso riserva pennellate di tinte da sballo, con immagini che per le loro caratteristiche mi fanno andare con la mente alle opere di Leonardo Da Vinci. C’è tutto il fascino struggente della rappresentazione leonardesca nella mia terra.

Mi blocco sul sedile, piuttosto sconcertata, quando noto che l’altra metà del blog, quella infetta, si dirige con convinzione verso San Leo: insomma, noi viviamo a pochi km da qui, questa è casa nostra, ci siamo stati un numero infinito di volte, ho milioni di foto, ne ho scritto…non capisco perché stiamo procedendo spediti verso questa meta.

Poi, però, come sempre, succede la magia: io, cari tutti, quando vedo il profilo della Rocca di San Leo e del pittoresco borgo sottostante, non capisco più nulla. Semplicemente devo scendere, passeggiarvi e fotografare come se non ci fosse un domani.
Mi appello alla scusa che con questa reflex non ho mai immortalato la mia città d’adozione, che non ho foto autunnali del borgo (vuoi non tenere in archivio tutte le quattro stagioni?)…e riesco a scattare circa 150 foto in poco più di un’ora. No ma, falli due scatti Claudia.

Per la cronaca, voglio dire che sto anche pensando di assalire l’autista della navetta che collega i parcheggi al borgo, visto che non si sposta e mi rovina l’inquadratura. Screanzato! Chissenefrega se ho altre mille immagini con quella stessa panoramica: mica le ho scattate con la mia EOS 40D!

Ditemi un pò, secondo voi, come si può resistere a questo angolo di puro piacere visivo? Siete mai stati a San Leo, oppure vi siete mai imbattuti in uno degli otto milioni di reportage televisivi che le sono stati dedicati? Se la risposta è si, penso che sarete d’accordo con me sul fatto che non si possa rimanere insensibili al fascino di questo borgo, pluripremiato con numerosi riconoscimenti. San Leo è poesia di pietra.

San Leo ha una caratteristica unica: ti assorbe, sa fagocitarti nel proprio presente per trasportarti nel passato, senza che tu possa fare nulla per impedirglielo. E questo succede sia a chi la vede per la prima volta, sia a chi la vede per la milionesima volta. 
Secondo me per scoprire al meglio il borgo, sarebbe bene iniziare dall’imponente Forte riedificato da Francesco di Giorgio Martini: va raggiunto lentamente, percorrendo un viale dal quale si apre un affaccio mozzafiato sull’abitato. Noi lo abbiamo visitato tante volte, persino in notturna, ed è sempre un’esperienza unica. Sul portale dell’Ufficio Turistico, potete trovare tutte le informazioni su orari, eventi, siti.
Ci immergiamo in Piazza Dante Alighieri, cuore e salotto del borgo, accogliente centro su cui si affacciano l’abside della Pieve di Santa Maria Assunta ed il Palazzo Medieco. Tutto è avvolto dal tepore pomeridiano e dall’ultima luce del giorno, mentre il profumo di autunno ci avvolge con grazia, insieme al fumo che esce dai camini.

Sempre d’impatto il Duomo di San Leone con la vicina Torre Campanaria, staccata dal corpo centrale: oltre alla maestria dell’arte romanica, qui si possono ammirare panorami mozzafiato sulla Valle del Fiume Marecchia e sulla vicina Rocca di Maioletto.

Entrando nell’edificio, poi, si avverte una sorta di intima coccola, un senso di stupore avvolgente, soprattutto quando si visita la cripta nella quale si trova il coperchio del sarcofago di San Leo. Se vi dicessi che, all’interno di queste solide mura, Ennio Morricone tenne un concerto nel 2010, come ringraziamento per aver ricevuto la cittadinanza onoraria dal nostro sindaco? Potete immaginare l’incanto?

Altro cittadino ad honorem di San Leo è il grande Umberto Eco, al quale venne dato il riconoscimento nel 2011. La sua frase: “La città più bella d’Italia? San Leo, una rocca e due chiese” è ormai passata alla storia, ed io non posso fare a meno di ripetermela mentalmente, ogni volta che sono qui.
Mentre la luce cala celando il sole e lasciando spazio ad una delicata foschia, decidiamo di spingerci verso il Parco del Belvedere, che troviamo immerso in una cascata di foglie autunnali. Qui vi sono panchine sulle quali sedersi per perdersi con lo sguardo nel paesaggio infinito, oppure sulla mole della Fortezza.

Ma San Leo è anche scorci indimenticabili, pittoreschi e vivi: scendendo lungo il vicoletto che passa al di sotto della Torre Campanaria, del Duomo e della Pieve, si può godere di un punto di vista strepitoso su questi giganti di pietra, ma ci si può anche imbattere in vere cartoline paesane, un insieme di casette in sassi, piante che stanno cedendo il posto alla nuova stagione, affacci sulla Valmarecchia e suggestivi passaggi a volta. Il tutto da percorrere lentamente, soffermandosi ad inalare le immagini e assorbire i profumi nell’aria.

Quando raggiungiamo il viale principale che si immette in Piazza Dante Alighieri è ormai calato il buio: avete presente cosa succede in questa stagione? Tu sei lì che passeggi senza meta e taaak, ad un certo punto non vedi più una mazza. In altre situazioni potrebbe persino essere fastidioso, ma non in questo contesto: come si fa a resistere a San Leo agghindata in abito da sera?

Le calde luci del paese paiono riflettere il passato, avvolgendoci in un’atmosfera suggestiva: le palazzine che si affacciano sui vicoli, gli edifici storici e le antiche insegne, sembrano immagini irreali, le idilliache illustrazioni di un libro, nella loro delicata perfezione.

Questa è la conclusione di una domenica pomeriggio d’autunno a spasso per due borghi della Romagna. Sono sempre fiera della mia terra, che mi permette di viaggiare con le emozioni e con gli occhi, anche quando non posso allontanarmi da casa. Sono circondata da gioielli, come potrei restare insensibile al loro richiamo?

Claudia B.

12 Commenti

  1. Ma sai, questa cosa del dominio… Un conto è essere ferrati con i lati tecnici della questione (e io non lo sono), un altro è saper scrivere. Guarda, fosse per me lo farei con penna d'oca e calamio ma mi tocca capirne qualcosa di SEO e altro 😀 Comunque continua così! Dalle Maldive in poi, io ti seguo

    1. Infatti è peggio di un labirinto con Minosse che ti insegue, ne parlavamo questa mattina con un’amica che ha appena fatto fare un sito professionale, e sta pagando persone per il seo, ma è comunque un casino.
      Io sono pari a zero. Proseguo per passione, divertimento e speranza, ahahahah!
      Grazie per il supporto, mi fa tanto piacere!
      A presto,
      Claudia B.

    1. Guarda, nemmeno farlo apposta, siamo passati da Fontanelice due settimane fa, per salire al Passo della Raticosa e scendere poi al Mugello!
      Oddio che zona splendida Roberta! Poi in questo periodo è un tripudio di colori, con i banchetti di caldarroste ai margini della strada: speciale!
      Claudia B.

  2. Brava brava Claudia! Come sempre, leggo i tuoi bei reportage, così lunghi da costringermi a prendermi un pacco di pop-corn e accordarmi col sipario aperto di fronte a me. Mi piacciono le tue espressioni ("poesia di pietra"), la tua ironia (la battuta sulle lucette del cavolo che tu, come me, temi ti caschino sul setto nasale) e la placidità d'altri tempi con cui racconti. Sei l'eccezione alla regola dei blog tutti viaggi all'estero, leccornie irresistibili, avventure folli e voli aerei come se non ci fosse un domani. Basta che mi commuovo 😀

    1. Ma sono io che mi commuovo Roberta!!!! Ora, a parte i pop-corn (ne ho una voglia matta, li devo segnare sulla lista della spesa), che spero siano senza grassi idrogenati, se no va finire che mi odierai, mi hai scritto delle cose bellissime! Mi sono trovata con la gola serrata per l’emozione.
      “Sei l’eccezione alla regola dei blog…”: è una frase che mi ha fatto venire la pelle d’oca. Per me che scrivo ogni giorno da un anno, con il piacere di raccontare e condividere, senza nemmeno aver capito come passare ad un dominio personalizzato (ahahahahahahah!), un pensiero simile ripaga ogni ora passata al pc.
      Mi fa piacere che apprezzi il mio modo di raccontare perché sono io, sono così anche nella vita. Penso che non saprei farlo in modo diverso!!!
      Un bacione,
      Claudia B.

    1. Mi fa piacere che tu abbia percepito questa sensazione, perché desideravo molto riuscire a trasmetterla, ma non ero sicura di aver fatto un buon lavoro!!!
      Visto che siamo state conterranee per un pò, capisco quanto queste realtà bucoliche e paesane possano mancare: per me sono una fuga dalla realtà quotidiana, un richiamo…ma anche un modo per ricaricarmi. Sarebbe dura per me rinunciarvi. In che zona hai vissuto??? Sono curiosissima!
      Claudia B.

  3. È sempre così piacevole leggerti cara Claudia, mi porti indietro nel tempo o forse avanti, non so. So solo che viaggio con la mente e con gli occhi grazie ai tuoi racconti così ben dettagliati, ironici, spigliati e ricchi di immagini! 🙂 Montetiffi mi ha ricordato un paesino provenzale, luogo della terra che amiamo particolarmente mentre San Leo, beh, siamo proprio da picchiare visto che nel nostro tour non siamo riusciti ad inserirla ma è bello leggere di questo luogo che è a voi caro , che è casa.
    A volte le giornate all'insegna della semplicità sono le migliori e questo post ne è la prova !
    Un bacione <3

    1. Grazie per queste bellissime parole, sapere di avervi fatto viaggiare con me è la cosa più bella che mi si possa dire, è un pò il senso del mio blog.
      A pensarci, il paragone di Montetiffi con quei piccoli paesini provenzali cade a pennello! Un pò per la struttura, un pò anche questo modo di vivere così da romanzo, al di là della realtà giornaliera…la semplicità degli eventi, la voglia di tenere ancora la porta aperta ai passanti. Non ci avevo pensato, ma è vero!
      Io spero che riuscirete a tornare in Romagna, per completare il vostro itinerario: non fatevene una colpa, purtroppo quando si è nel culmine di un viaggio, capita di dover fare rinunce, magari anche a favore di mete che inizialmente ci parevano perfette e poi ci hanno deluso (sapeste quante volte è capitato anche a noi). Ma la mia terra, che è un pò anche vostra, vi aspetta sempre a braccia aperte!
      Un bacione,
      Claudia B.

    1. Esatto Elisa, questo piccolo evento a Ville di Montetiffi viene organizzato solo una volta all’anno…e nel corso di una singola domenica! Un peccato da una parte, ma dall’altra lo rendono speciale, unico nel suo genere e nella sua semplicità.
      Sono felice che ti siano piaciute le foto del Duomo di San Leo: ma sai che io mi emoziono ogni volta che ci entro? Lo trovo un esempio egregio di arte romanica (che amo tantissimo) e un luogo di grande pace!
      Claudia B.

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