Visita al Cenacolo di Leonardo a Milano: informazioni e dettagli

VISITA AL CENACOLO DI LEONARDO
SANTA MARIA DELLE GRAZIE

In attesa nel chiostro di Santa Maria delle Grazie, trattengo il respiro con una morsa allo stomaco. Non riesco a tenere fermi i piedi. Saltellano come animati di vita propria, per la voglia di varcare la soglia del refettorio in cui si svolgerà la visita al Cenacolo di Leonardo. Un percorso iniziato mezz’ora fa in Piazza Santa Maria delle Grazie, dove la nostra guida ci ha lentamente introdotto al “miracolo”.
Non potremo restare davanti al Cenacolo Vinciano più di venti minuti, ma sappiamo di essere fortunati dato che il tempo di permanenza in genere è di quindici. Dopo un’attesa di vent’anni per visitare “L’ultima Cena” di Leonardo da Vinci, venti minuti potrebbero sembrare un soffio. La verità, è che nell’arte hanno la capacità di dilatarsi in eternità. Dipende dalla magia perpetrata dall’autore. E Leonardo, quanto a incanto, riesce a bucare ancora secoli di vita.

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INGRESSO AL CENACOLO

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Visita al Cenacolo di Leonardo nel cinquecentenario della sua morte.

È un freddo ma terso pomeriggio qui a Milano, con un cielo blu lapislazzuli, come quello usato dallo stesso Leonardo ne “L’ultima cena”. Io e Daniele abbiamo preso un treno diretto a Milano Centrale questa mattina presto, per consetirmi di realizzare un sogno che mi segue dai tempi del liceo. Ci siamo dilettati dapprima in un itinerario a piedi e in metro a Milano, fino al momento dell’appuntamento per la visita al Cenacolo di Leonardo.

Un tè caldo nell’attesa, per riposarci e, soprattutto, per dare sollievo a me febbricitante da giorni. Fino a quando arriva il momento, quello atteso meticolosamente per vent’anni. Periodo in cui, o non si è presentata a me l’occasione di visitare il Cenacolo di Leonardo, oppure era “lui” a non essere pronto. Ma sembra tutto calcolato, perché condividerò questo momento con Daniele, in un momento estremamente rappresentativo: i cinquecento anni dalla morte di Leonardo.

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VISITA AL CENACOLO PRENOTATA

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Visita al Cenacolo di Leonardo: il maestro a Milano.

Seguiamo con facilità il tour in inglese, perché la nostra guida lo parla in modo chiaro e preciso. Quando Ludovico il Moro incaricò Leonardo di dipingere “L’ultima cena” nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, il complesso di quello che doveva essere il suo mausoleo di famiglia, era appena terminato.

Simbolica la cupola monumentale, incastro di forme geometriche che rappresentano la perfezione tra l’incontro di umano e divino. La stessa armonia ricercata da Leonardo nel suo “Uomo Vitruviano”. A pochi passi da qui c’è anche la vigna regalata da Ludovico a Leonardo nel 1498. Un gesto di affetto e stima, verso un genio assoluto che, per le sue origini illegittime, non avrebbe mai potuto aspirare a possedimenti propri.

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LA CUPOLA MONUMENTALE DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Leonardo lavorò per anni al Cenacolo, con quella lentezza disarmante, colma di perfezione certosina, che lo caratterizzava. Nulla avrebbe potuto scalfire la sua poetica, nulla il suo essere prima di tutto scienziato, studioso, inventore… E artista? Si, seppure principalmente per necessità economiche. Ma che artista! Visitando “L’ultima cena” di Leonardo, è ancora possibile capire quali fossero usi, costumi, persino cibi, del suo tempo. Un manuale artistico di estremo realismo.

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Visita al Cenacolo di Leonardo: dentro l’opera.

Alla fine arriva il momento. Decido di entrare a testa bassa, per gustarmi la visione del Cenacolo Vinciano solo all’ultimo istante. Ormai pronta alzo gli occhi, consapevole che l’attesa è durata fin troppo. E davanti a me trovo lui. Immenso e pieno di patos. Che mi fa scordare il freddo, la febbre, la stanchezza. I problemi e le mancanze. Lui: “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci.

Non solo un’opera d’arte, ma un resoconto di umanità, la cui storia è strettamente legata alla singolare personalità di Leonardo. Alle scelte fatte, per inseguire la propria poetica. Perché di Leonardo si può dire tutto, ma non che fosse privo di forza nel farsi valere! Anche a costo di sbagliare, rischiando di consegnare all’oblio un’opera d’arte di questo livello.

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“L’ULTIMA CENA DI LEONARDO”: SPAZIO DILATATO

Leonardo, che non poteva concepire di concludere un’opera in poche pennellate. Che voleva imprimere personalità, sospensione e divenire, mutamento e fissità. Leonardo, che mai si sarebbe accontentato di “lasciarsi comandare” da una tecnica! Non un affresco, quindi, ma una tempera parietale grassa su intonaco secco. Così da poter garantire brillantezza ai colori e continue modifiche. E quello, fu l’inizio della fine.

Per una volta, la decisione di Leonardo fu totalmente errata. Non aiutò nemmeno il posizionamento su una parete umida, dietro cui vi erano le cucine. Tanto che già durante la stesura si presentarono le prime crepe. E poi il declino totale, con cui si rischiò completamente di perdere il dipinto, che portò ad immediati interventi “kamikaze” di restauro. Senza dimenticare l’azione delle intemperie, dopo le distruzioni subite dall’edificio durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Visita al Cenacolo di Leonardo: curiosità.

La visita al Cenacolo di Leonardo oggi per me è un miracolo. Seriamente. Ammirare l’opera che, dopo 22 anni di attentissimi restauri, è stata pulita e ridata alla luce, è pura magia. Perché era drammaticamente ed inesorabilmente destinata all’oblio, inutile negarlo, per colpa del suo stesso grandioso padre. Mentre ascolto la guida e piango (si piango, tanto e senza vergogna), non mi rendo nemmeno conto del posto in cui sono. Se infatti Leonardo ha sbagliato la scelta della tecnica, utilizzando su parete un metodo che sarebbe andato bene su tela, in tutto il resto c’è la piena esplosione del suo genio.

L’opera è un perfetto prolungamento del refettorio di Santa Maria delle Grazie, una delle chiese più belle di Milano. Osservandola dal centro, si viene assorbiti con forza nella scena. Gesù, bellissimo nel suo essere protagonista, annuncia che una persona seduta a quel tavolo lo tradirà: una bomba a mano, sganciata con tutta l’accettazione per il proprio destino.

La determinata rappresentazione di Leonardo, il suo genio, sono proprio in questo. Perché la reazione di ogni apostolo è realistica all’inverosimile, si riversa sullo spettatore. Ci sono paura, incredulità, sbalordimento, tristezza, consapevolezza, mancanza di comprensione. C’è tutta quella rosa di sentimenti umani, che solo un artista del calibro di Leonardo ha la capacità di “iniettare in un muro”. Ci sono arti che si incrociano, corpi che si sovrappongono. Si, c’è tutta quell’umana imperfezione che tocca ogni personaggio… tranne Gesù. Umano e divino si fondono in simbologie evidenti, in una geometria sublime. Non a caso il quadro prospettico è di un’eccellenza maniacale! Chapeau Leonardo, chapeau.

Il quattro associato alla Terra, alla materia, è riportato nelle due file di finestre cupe, buie, come l’imminente fine di Gesù. Alle spalle della scena il tre, numero divino, simbolicamente rappresentato nelle tre finestre illuminate da colori abbaglianti! E ancora il tre e il quattro, compaiono nel modo in cui gli apostoli vengono accorpati: quattro gruppi da tre persone. Infine Gesù, spettacolare nel suo protagonismo univoco: ancora legato alla terra, ma già rivolto al suo ruolo celeste. Magari gli avranno (pure!) tagliato i piedi, per aprire una porta che collegasse refettorio e cucine, ma non ne hanno intaccato la regalità.

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GRANDE PATOS NELL’OPERA

Di certo, i primi restauri “kamikaze” al Cenacolo, hanno contribuito a togliere particolari importanti dal dipinto o modificarne altri in modo definitivo. Alterando la lettura. Ad esempio, da recenti studi si pensa che quella misteriosa mano che impugna il coltello, non appartenesse a Pietro ma a Giuda. E poi quel Giovanni dalle fattezze tanto femminili, che hanno portato il caro Dan Brown ad imbastire una ricca trama ne “Il codice da Vinci”. Singolare? Certamente, se non fosse che quel tipo di iconografia fosse tipica dell’epoca. Anche Raffaello ha impersonato il giovane, imberbe Giovanni, tanto simile ad una donna. Il solo modo per rappresentarne l’adolescenza. Così come la mano di Pietro, che sembra fare un gesto di taglio sotto la gola di Giovanni ma, in realtà, gli sta semplicemente toccando la spalla per sussurrargli qualcosa.

Il Cenacolo di Leonardo è intriso di simbologie. Ma è anche una sorta di manuale da cui cogliere un’epoca storica, proprio quella in cui Leonardo visse. Dai piatti che imbandiscono la tavola, ai particolari delle vesti, sino al viso dei protagonisti, per cui Leonardo prese ispirazione alla Corte degli Sforza. In questo quadro narrativo sublime e veritiero, non poteva mancare lui, il Maestro. Penultima figura a destra, veglia la sua opera da secoli. Mi piace pensare che, se “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci non è andata distrutta nonostante le premesse, è perché il suo padre amatissimo l’ha sempre protetta.

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Visita al Cenacolo di Leonardo: informazioni utili.

  • Visitare “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci non è semplice come si possa pensare. I biglietti finiscono con mesi di anticipo e le prenotazioni vanno a ruba, dato che solo gruppi di 25 persone possono accedere per un massimo di 15 minuti.
  • Ad oggi, la visita è solo in inglese. Vengono fornite cuffie monouso e radioline, in modo tale da poter seguire la spiegazione anche a distanza. La guida parla un inglese estremamente comprensibile ed è preparata in modo impeccabile. Pertanto non preoccupatevi per la questione lingua. In alternativa, si possono pagare sul posto delle audioguide in italiano.
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BIGLIETTI PER IL CENACOLO
  • Terminata la presentazione, vengono fatti riporre zaini o borse ingombranti negli armadietti con combinazione, messi a disposizione gratuitamente. Vanno assolutamente depositati anche acqua e liquidi in genere, compresa l’Amuchina in gel.
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GLI ARMADIETTI PER RIPORRE I PROPRI OGGETTI
  • Una volta trascorsi i quindici minuti all’interno del Cenacolo, bisogna necessariamente lasciare posto al gruppo successivo. Si, è un momento triste, perché con difficoltà si riusciranno a staccare gli occhi da quel capolavoro. Ma non è possibile fermarsi, altrimenti si manda in crisi l’intera organizzazione.
  • Durante la visita al Cenacolo di Leonardo si possono scattare foto. Vietati il flash, i cavalletti, i bastoni per i selfie e i video. Solo classici scatti.

Claudia B. in collaborazione con Musement

4 Commenti

  1. Io rimango sempre senza parole di fronte a un’opera d’arte. Sarà perché sono sempre stata negata per qualunque forma artistica, per cui per me il pensiero di riuscire a realizzare un affresco (o un dipinto o una scultura) equivale a una magia. Anzi, quasi a un miracolo. Pensa al talento, alla pazienza, alla precisione. È qualcosa di veramente incredibile. E il tuo entusiasmo e la tua emozione sono davvero palpabili: mi è sembrato di essere lì con te ❤️

    1. Mi fa tanto piacere Silvia! Ho cercato di trasmettere al massimo le mie emozioni e l’incanto dell’opera. Ovviamente con tutti i limiti dati da me. Nel senso che sono solo un’umile appassionata, senza velleità di professionismo. Per questo, esattamente come te, resto sempre senza fiato davanti a tanta bellezza, incantata dal lavoro certosino, con il capo chino per la manualità che urla.
      Un abbraccio grande,
      Claudia B.

  2. Non vedo l’ora di trovare la prima occasione utile per trovarmi al cospetto di questa leggenda! E’ impressionante quanto tempo siano durati i restauri, cosa te ne è parso dal vivo? Comunque dai guardandolo bene il Giovannino potrebbe passare tranquillamente per una Giovanna 😛 La visita dev’essere praticamente volata immagino! E rimango stupita dal permesso di scattare le foto, non me lo sarei aspettato! Un grande gesto di civiltà e condivisione, certo con le dovute regole. Si riconferma la professionalità di Musement, grazie per avercene parlato Claudia!
    Peccato per quella porta per entrare in cucina…sti monaci fra’ – comodi (ok battutaccia) 😉

    1. In effetti potevano anche fare il giro lungo 😂! Oggettivamente, pensando a cosa ha passato quest’opera per arrivare fino a noi, vengono i brividi. Ecco perché la considero un miracolo. È come riemersa dalle spire del tempo. Una sottile e impalpabile immagine prima. La forza della rappresentazione poi.
      Dal vivo Dani è incredibile. Il colore, il patos, lo studio. Ogni particolare arriva dritto al cuore. Anche se bisogna essere consapevoli del fatto che è tutto opera del lungo restauro. È come se Leonardo avesse solo lasciato l’idea e l’impostazione. Il resto è stato saggiamente recuperato… Una storia infinita!
      Hai proprio ragione sai, Giovanni trae in inganno: come fai a dare torto a Brown, poi 😂.
      Impeccabile come sempre Musement. Non vediamo l’ora di provare la prossima esperienza.
      Ti abbraccio,
      Claudia B.

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