Vivere e lavorare in Australia: la storia di Agnese

Questa settimana torna la rubrica “Tè caldo e chiacchiere di viaggio” con una storia davvero speciale, una storia che mi ha colpita profondamente quando l’ho letta la prima volta tanto che, nonostante la mia proverbiale timidezza (🙈), non ho impiegato molto a chiedere ad Agnese, giovane e talentuosa blogger, ideatrice di “I’ll B right back”, se volesse essere ospite del mio salotto virtuale. 
Agnese sta per raccontarci un’esperienza di vita che vale la pena leggere fino in fondo: in questa chiacchierata affronteremo un argomento estremamente attuale, ossia cosa significa decidere di lasciare la propria realtà, le proprie sicurezze e prendere il volo per affrontare un anno di lavoro e vita all’estero, nello specifico in Australia.
Un progetto che tante persone sognano, in particolare i giovani viste le scarse possibilità che offre l’Italia, ma che solo in pochi hanno il coraggio di portare a compimento. Agnese ha fatto il grande salto con determinazione e coscienza, ma anche con immensa sensibilità. Ed oggi è qui per raccontarci ogni cosa.
Prima di lasciare la parola alla mia ospite, vi ricordo che se anche voi desiderate parlare sul blog di un viaggio, oppure di un’esperienza di vita che vi ha cambiati nel profondo, non dovete fare altro che leggere questo post e contattarmi: i prossimi ospiti di Voce del Verbo Partire potreste essere voi!

CLAUDIA. Ciao Agnese, benvenuta nel mio salotto virtuale; voglio dirti che è un vero onore per me averti qui oggi, ti sono grata del fatto che hai accettato di parlare su Voce del Verbo Partire della tua incredibile esperienza. Mentre preparo il tè, cosa ne dici di presentarti ai lettori? Raccontaci di te.
AGNESE. Ciao! Cercherò di presentarmi con poche parole anche se, te lo dico, a me il dono della sintesi non è mai arrivato…

C. Tranquilla cara, soffriamo della stessa malattia: mentre i più erano in fila per l’opzione “Bignami”, io ascoltavo Dante che leggeva la “Divina”…Procedi pure a ruota libera!
A. Mi chiamo Agnese, ho 27 anni, sono nata e ho vissuto i miei primi 19 anni di vita in Toscana, la regione che, forse, amo di più al mondo. Mi sono trasferita per oltre 5 anni a Milano, per frequentare l’università, e poi negli ultimi anni è stato un continuo rimbalzare tra Toscana, Milano e Trentino, anche se ho vissuto un anno in Australia e ora abito in Nuova Zelanda da alcuni mesi.

C. Ebbene si, cari lettori, avete capito bene: questa chiacchierata la stiamo facendo a diversi fusi di distanza! Magia del mondo virtuale. Agnese posso chiederti cosa hai studiato e se le tue scelte formative hanno in qualche modo influito sulle decisioni successive?
A. Sono laureata in traduzione e interpretariato: amo lavorare con le lingue straniere, ma amo anche scrivere, lo faccio da quando ero piccola piccola! Adesso questa passione la sfogo in I’ll B right back, il mio blog di viaggi che curo come se fosse un figlio. È un “semplice” blog di viaggi, in cui racconto delle destinazioni che visito, dei consigli e dei pensieri che mi passano per la mente tra un viaggio e l’altro. Ho anche creato alcune iniziative di condivisione con altri blogger e viaggiatori, perché penso che non ci sarebbe niente di bello al mondo, se non esistesse la condivisione!

C. Come potrei darti torto? Da quando ho aperto questa rubrica di condivisione per i lettori e per i blogger, devo dire che ho tratto grandi soddisfazioni. Lo stesso vale per le persone con cui mi interfaccio ogni giorno tramite canali social: quella dei viaggiatori è una comunità ampia e meravigliosa, con cui è semplice ed entusiasmante rapportarsi. Soprattutto perché si parla la stessa lingua: quella di una passione immensa per i viaggi, che ti annebbia i sensi…
A. Il mio cuore ogni giorno batte all’impazzata per la mia più grande passione: i viaggi, naturalmente! Viaggio sin da piccola e, nonostante non abbia ancora visto una porzione gigantesca di mondo, sono contenta delle esperienze di vita e di viaggio vissute finora.

C. Raccontaci che tipo di viaggiatrice sei, come hai iniziato…
A. Da piccola viaggiavo con la mia famiglia, poi ho iniziato a viaggiare con gli amici (senza esagerare, massimo 2-3) o in coppia, e ho anche lavorato come animatrice turistica per due anni. In Australia, poi, ho avuto la possibilità di viaggiare da sola, zaino in spalla, e non nego che sia stata una delle esperienze più emozionanti e formative della mia vita!

In viaggio (ma, direi, anche nella vita) sono una persona piuttosto flessibile, che si adatta facilmente alle situazioni nuove, anche quelle più critiche!

C. Adattabilità e flessibilità: sono due fattori necessari nel viaggio…
A. Mi è capitato di viaggiare con tanti diversi mezzi di trasporto, e di dormire in un resort 5 stelle come per terra nel deserto. Certo, ho anche io le mie piccole manie in viaggio (che, se vuoi, puoi scoprire quima, soprattutto, quando viaggio ho un grande pregio/difetto: non riesco a stare ferma e devo vedere/fare/camminare/vivere il più possibile!!!

C. Quando dico che nella comunità dei viaggiatori si parla la stessa lingua, intendo proprio questo: tu sai che tutti noi ci ritroviamo in questa descrizione vero? Viviamo nel nostro mondo parallelo e diamo l’anima per trarne il massimo.
Bene Agnese mentre verso il tè, vuoi dire ai lettori di cosa ci parlerai oggi? e del perché hai scelto questo argomento? Io l’ho accennato, ma preferisco sentirlo dalla tua voce (o penna).
A. Mi piacerebbe parlarti dell’esperienza di viaggio e di vita con la E maiuscola, quella che sognavo fin da bambina e che ha rappresentato uno spartiacque fondamentale nella mia vita: il mio anno di permanenza in Australia! Te lo racconto perché voglio farti capire quanto sia importante cercare e trovare la propria strada, inseguire i propri sogni (io avevo solo questo e ho lottato per realizzarlo!) e assorbire con gioia e apertura mentale tutto ciò che la vita all’estero e un viaggio così grande possono regalarti.

C. Che sei una ragazza molto determinata (e con i controc..BIIIP) io l’ho capito quando per la prima volta ho letto sul tuo blog la storia dell’anno in Australia; non è una cosa che tutti farebbero, pur sognandola. Ci vuole coraggio per lasciare tutto e andare, una grande forza mentale. Un viaggio è sempre un’esperienza da cui si torna totalmente cambiati, più forti, maturi…ma un anno come il tuo, penso possa rivoltare una persona nell’anima. Agnese ma tu hai sempre voluto andare via, o questa decisione l’hai presa per le poche occasioni che il nostro paese riserva ai giovani?
A. Non sono mai stata una con troppi sogni nel cassetto, perché ho sempre preferito ragionare con più praticità. Ma un sogno, sì, ce l’avevo, fin da quando a 7 anni ho visto quel grande continente sul mappamondo e ho deciso: voglio andare in quel posto che si chiama Australia17 anni dopo mi sono laureata alla Magistrale e la prospettiva di un’estenuante ricerca del lavoro mi stava aspettando. Non avevo confini, né vincoli, né particolari legami, allora ho tirato fuori quel sogno dal cassetto e mi sono detta: se non lo realizzi ora, magari non potrai farlo mai più!

C. Quindi un insieme di fattori: il sogno che si lega con la necessità…
A. È così che è nato il mio semplice ma ineluttabile piano: vivere un anno in Australia. Non di meno, non di più: volevo concedermi il lusso di esaudire il mio più grande desiderio senza preoccupazioni e senza progetti per il futuro, e avendo abbastanza tempo per provare esperienze diverse e per fare davvero mia la cultura di questo Paese.

C. Quali sono stati i primi passi compiuti per portare a termine questo progetto? 
A. Ho iniziato a informarmi, a leggere libri e articoli, a guardare video, a diventare amica di quell’Australia che avevo tanto sognato. Ho scoperto mille modi per viverla, e ho scelto quelli più convenienti, interessanti e adatti a me. Innanzitutto, ho scelto un visto vacanza-lavoro (Working Holiday Visa o WHV), che permette ai cittadini di alcuni selezionati Paesi di vivere in Australia per un anno con la possibilità di viaggiare, studiare e lavorare. Il visto è stato facile da richiedere e da ottenere, e già un tassello era stato messo al suo posto!

C. Un tassello di notevoli dimensioni direi. Ma per quanto riguarda la tipologia di lavoro e per l’alloggio, quale scelte hai fatto? Puoi dare ai lettori anche qualche indicazione tecnica, magari citando siti cui rivolgersi: informazioni che, stando alla tua esperienza, anche tu avresti voluto trovare con facilità…
A. Dopo l’acquisto del biglietto aereo (di sola andata, che emozione!), ho scelto di partire come ragazza alla pari, soluzione che mi avrebbe permesso di avere una casa, cibo gratis e un piccolo stipendio fin da subito ma, soprattutto, di entrare in contatto con il vero stile di vita australiano in modo immediato. Questi sono stati quindi i passaggi: il visto sul sito ufficiale del Dipartimento di Immigrazione australiano, il biglietto aereo acquistato con Turkish Airline (con scalo a Istanbul e Bangkok), e una famiglia da imparare ad amare trovata sul più importante portale di au pairing al mondo, “Au Pair World”. Da quel punto, è stato tutto in discesa! 

C. In effetti i passaggi non sembrano intricati. In Italia siamo talmente abituati ad iter snervanti, da dimenticare come il resto del mondo sia -perlopiù- normale. Ma quindi sei stata ragazza alla pari per l’intero anno?
A. Dopo tre mesi e mezzo di au pairing ho trovato uno splendido lavoro in un’agenzia di consulenza allo studio, e l’ho trovato…su Facebook! Le opportunità sono casuali e vanno sapute cogliere, nel mondo e in Paesi come l’Australia soprattutto!

C. Complimenti Agnese! Tu non sei una ragazza che perde tempo! Sognatrice certo, ma con una bella dose di concretezza. Mi tolgo tanto di cappello. Senti facciamo un minuscolo passetto indietro: approfondiamo un pò l’argomento WHV? Ti va? E’ un tipo di visto che può richiedere chiunque?
A. Il Working Holiday Visa è molto flessibile e, quindi, perfetto per i giovani che vogliono fare tante esperienze senza troppi vincoli. Ci sono però alcune limitazioni, io te ne indico alcune qui:
-Bisogna avere massimo 31 anni non compiuti.
-Dal momento in cui si ottiene il visto, si ha un anno di tempo per poter entrare in Australia, dopodiché decade.
-Bisogna avere un passaporto che sia ancora in corso di validità per i 6 mesi successivi alla richiesta del visto.
-Bisogna possedere un biglietto di ritorno o, in alternativa, una quantità di denaro sufficiente al suo acquisto.
-Bisogna possedere una quantità di denaro sufficiente a mantenersi durante il soggiorno in Australia (accertarsi al momento dell’ammontare della quota).
-Il WHV per l’Australia non è proprio economicissimo, e assolutamente non rimborsabile.
-Possono essere richieste visite mediche certificate in alcune situazioni particolari.
-Una fedina penale pulita è, ovviamente, indispensabile.

C. Mettiamo per ipotesi che una persona voglia andare in Australia, richieda il Working Holiday Visa, in quanto rientra nei parametri: questo visto cosa gli permetterà di fare concretamente?
A. Con il WHV in Australia, puoi:
-Viaggiare ovunque in Australia senza alcuna limitazione.
-Entrare e uscire dall’Australia tutte le volte che vuoi nel periodo di validità del visto.
-Lavorare quanto vuoi e in tutti i settori (ma per non più di 6 mesi con lo stesso datore di lavoro).
-Studiare in tutti i settori e istituti (ma per non più di 4 mesi).
-Usufruire dell’assicurazione sanitaria gratuita con Medicare (ma solo per i primi 6 mesi. Al termine, puoi acquistarne una, oppure uscire e rientrare in Australia per riattivare altri 6 mesi di Medicare gratuita).

C. Sei stata molto esaustiva e precisa Agnese, grazie mille. Ho una curiosità, più d’una veramente, sul lavoro di ragazza alla pari: ti va di spiegare in cosa consiste, cosa significa davvero svolgerlo anche dal punto di vista umano…
A. La ragazza (molto più raramente, il ragazzo) alla pari è una persona che vive insieme a una famiglia del luogo e riceve vitto e alloggio gratuiti più un piccolo compenso settimanale, in cambio della cura della casa e dei bambini. La cosa particolare di questo lavoro è che ogni famiglia costituisce un micro-cosmo a parte, per cui è impossibile parlare di mansioni e di condizioni uguali per tutti. Solitamente, diciamo che la ragazza alla pari lavora 5 giorni a settimana, dalle 20 alle 45 ore, e si occupa dei lavori quotidiani in casa (tenere in ordire, pulire un po’, passare l’aspirapolvere, stendere i panni, magari cucinare o portare il cane a passeggio) e di tutto ciò che concerne i bambini: preparare la colazione, portarli a scuola e alle varie attività extra-scolastiche, aiutarli con i compiti, giocare con loro…può essere tutto come niente di tutto ciò! 

C. E’ vita vera Agnese, il grande impegno e l’immensa responsabilità che ci si ritroverebbe ad affrontare nel gestire una famiglia propria, con la clausola notevole per cui, trattandosi di un privato altrui, il tutto va affrontato con ancora maggior delicatezza! Bisogna veramente muoversi con i piedi di piombo, magari accettare situazioni non sempre semplici. Ma penso sia anche il modo migliore per vivere pienamente la realtà di un luogo…

A. Sicuramente a molti potrà sembrare un lavoro poco interessante o qualificato, e c’è da dire che gli ostacoli da superare sono tanti: entrare a far parte di una famiglia nuova non è così semplice, bisogna essere flessibili, molto aperti mentalmente, tanto tanto pazienti, molto poco permalosi e insicuri…però i pro sono da tenere in considerazione: a volte si ha molto tempo per viaggiare o per dedicarsi alle proprie passioni, solitamente si conoscono tantissime persone e coetanei provenienti da tutto il mondo, e poi familiarizzare con le abitudini e gli stili di vita tipici del luogo è impagabile! Ho parlato un po’ di questo lavoro qui.
 
C. Sono d’accordo con tutto quello che hai detto. Purtroppo anche sulla parte iniziale: spesso le persone danno con leggerezza giudizi del cavolo sulle mansioni cosiddette casalinghe, così come su quelle relative a lavori umili. Io nel mio piccolo, avendo svolto entrambe, posso dirti cosa ho imparato in 35 anni di vita: prima cosa che non conta tanto la professione che si fa, ma quanto ci rende felici e ci fa star bene; secondo che non ci si deve sentire a disagio, né giustificare per le proprie scelte lavorative: si deve vergognare chi ruba e raggira, non chi decide con convinzione e lealtà. 
Agnese, cosa significa davvero partire per lavorare e vivere all’estero? Cosa ha significato per te? Dimmi solo ciò che senti davvero, sia in positivo che negativo…
A. Lasciare il proprio Paese, le proprie amicizie, la famiglia, le abitudini, i luoghi conosciuti, le cose più rassicuranti: in due parole, la confort zone. Lasciarla per andare a vivere all’estero, per iniziare da capo, per doversi scontrare con la burocrazia, le leggi, la cultura, lo stile di vita, le tradizioni, le più piccole questioni pratiche che sono totalmente diverse da quelle a cui sei sempre stata abituata. Ecco, tutto questo FA PAURA ed ENTUSIASMA. Sì, esatto: allo stesso tempo, tanto che a volte ti sembra di impazzire, spaccata a metà come sei tra il terrore massimo e l’adrenalina più pura. Contare solo sulle proprie forze, ricominciare una vita diversa con persone e abitudini diverse, scegliere di essere chi vogliamo davvero essere agli occhi degli altri: sono tutte cose che possono essere viste come un dovere insormontabile o come un’opportunità unica di crescita e di felicità.
 
C. E’ davvero una grande possibilità di crescita! Quanto hai appena detto, rappresenta al massimo l’idea stessa di fortificare mente e personalità. 
A. Sta a te, solo a te, decidere da quale parte andare, anche se nella maggior parte dei casi sarai sempre a un bivio, tra la scoperta e la nostalgia, tra la paura e il coraggio. Per me è questo ciò che significa lavorare e vivere all’estero: in ogni caso, è uno dei modi più belli che abbiamo per vivere al 100%, senza dare niente per scontato, guardando ciò che ci circonda con occhi nuovi, abbattendo il giudizio, imparando ad amare se stessi in primis, e tutto il mondo poi.

C. Penso che se questo, in genere, è ciò che un semplice viaggio insegna a chi lo compie, se il viaggiatore si pone in maniera tale da voler attingerne senza riserve, in un’esperienza come la tua probabilmente è come venire nuovamente alla luce. Forse è una rinascita. Hai mai avuto problemi nella tua vita in Australia?

A. In Australia, in particolare, mi sono sempre trovata molto bene: la burocrazia è snella e non ti mette la voglia di impiccarti per l’attesa, le leggi sono (quasi sempre) ragionevoli e facili da rispettare, lo stile di vita è rilassato, le opportunità sono infinite
 
C. E il rapporto con gli altri? In generale eh! Desidero capire come vengono accolti gli stranieri. Sai, la classica frase: “Vengono qui a rubarci il lavoro”? Ecco, mi rimbomba sempre in testa, per cui sono curiosa di conoscere come tutto ciò viene affrontato all’estero. Ma anche come sono i contatti a livello lavorativo e di amicizia…
A. Gli australiani sono gentili, amichevoli, rilassati, aperti, mentre le persone straniere, in Australia come te, diventano tue amiche per sempre perché state condividendo un’esperienza senza eguali. Mi sono trovata benissimo con la mia capa e i miei datori di lavoro: una bella atmosfera, regole precise ma sopportabili, molta disponibilità, un affiatamento che si crea in modo naturale e in poco tempo. Esistono gli australiani razzisti, sì, ma sono pochi: prevale la solidarietà, l’apertura mentale, la multiculturalità.
 
C. Ah! Praticamente come in Italia! Secondo me, qui non arriveremmo a certi livelli nemmeno imponendo limiti e doveri d’accesso, come avviene in Australia…temo sia proprio un problema di mentalità.
A. Ok, magari io penso sempre all’Australia con il filtro dell’innamoramento però, oggettivamente, è proprio un posto fico dove vivere!!!
 
C. Io mi fido del tuo filtro Agnese! Sei stata lì per un anno e non è che hai ciondolato senza uno scopo. Se ne hai tratto queste sensazioni, significa che c’erano le basi per percepirle in quella maniera. Non mi sembri una sprovveduta. Senti ma di tutta questa esperienza, cosa ti ha colpita in maniera particolare?
A. Qui, Claudia, ti prego di farmi delle domande più specifiche perché credimi che potrei scriverci un libro! Aiutami!!!

C. Io starei ad ascoltarti per ore, fosse per me ti farei procedere senza limiti! Però faccio la brava e ti lascio alcune linee guida: partiamo da una cosa che ti ha colpita in maniera negativa…

A. Provo a disinnescare il filtro innamoramento😃. La cosa che mi ha colpito sfavorevolmente è la poca integrazione della comunità aborigena in alcune città e in alcune attività del Paese. Nonostante siano passate centinaia di anni, il rapporto tra aborigeni ed “europei” è ancora controverso, ed è innegabile che agli aborigeni siano stati tolti diritti indissolubili (primo tra tutti: la loro terra!). Però devo anche dire che molti passi avanti sono stati fatti in questo senso…io continuo a sperare nell’apertura mentale degli australiani e in un’integrazione totale!
 
C.  Mi fai pensare al rapporto tra i nativi americani ed “europei”: uso anche io il virgolettato, perché ovviamente è una controversia nata e proseguita dal periodo della colonizzazione. E anche io mi auguro che le cose possano evolversi. Sarebbe il modo più giusto per dimostrare umanità, considerando che il lato debole della medaglia è anche quello che ha davvero subito un torto. Proseguiamo: un fattore nella vita quotidiana che ti ha lasciata senza parole?
A. Non ho dubbi su quello che mi ha colpito di più: la leggerezza con cui gli australiani vivono. O meglio: il loro capire quando è il momento di fare sul serio, e quando invece no! Gli australiani in generale sono seri sul lavoro, ligi al dovere e rispettosi delle regole: nella vita di tutti i giorni, ad esempio, sarà difficile scovare un australiano che passa col rosso o che va in giro in bicicletta senza caschetto. Però, una volta compiuto il loro dovere, loro sì che sanno rilassarsi! Le paranoie che ci facciamo noi non esistono: ognuno va in giro vestito come vuole, coi capelli di qualsiasi colore, in pigiama a far la spesa e a piedi nudi ovunque (sì, ovunque!), con una birra ghiacciata in mano sulla spiaggia mentre la carne cuoce sui barbecue comuni e gratuiti, aspettando magari il momento di cavalcare le onde con la loro tavola da surf. Non esistono giudizi, regole, imposizioni su tutto questo. Qui si può davvero essere qualsiasi cosa si voglia essere! La cosa mi ha colpito non solo per il senso di libertà e uguaglianza che si respira, ma anche perché all’inizio, da buona europea, ho scambiato questa cosa con menefreghismo: come è possibile che a nessuno interessi cosa fa e dice la gente? Solo dopo ho capito: non è menefreghismo, è la totale assenza del bisogno di giudicare gli altri solo dalle apparenze! 

C. Mentre ti ascoltavo sono andata a prendere il passaporto: lo sai che stai parlando del mio mondo ideale, vero? No, aspetta, mi sono espressa male. Stai parlando di una realtà che, se qui da noi avessimo un barlume di coscienza, dovremmo applicare quotidianamente. Anche perché il nostro essere paranoici è solo un fattore di limite mentale, non è che porta a qualcosa di concreto. Anzi, si riversa fuori in comportamenti al limite della scorrettezza e di scarsa umanità. Torniamo a noi: un attimo del tuo viaggio che per te è indelebile?

A. Mi è davvero impossibile citarne solo uno, ma proprio davvero. Ogni giorno è stata una scoperta! Gli attimi indimenticabili sono stati tutti i tramonti visti dalla macchina-letto, le sveglie di fronte alla spiaggia, il primo koala o il primo echidna scovati in mezzo ai boschi, il momento in cui mi sono trovata davanti i 12 Apostoli e mi sono emozionata, quella volta che abbiamo visto decine di pinguini uscire dall’acqua per raggiungere le loro case, le camminate con il mio zainone sulle spalle che mi faceva sentire stanchissima ma forte al tempo stesso, le persone che ho conosciuto, i fuochi d’artificio sull’Harbour Bridge a capodanno, la prima volta che ho guidato una 4×4 sulla sabbia o che sono salita sulla tavola da surf o che ho leccato il culo a una formica (sì, lo so, questa è strana); e poi che dire dell’alba su Uluru? Un momento magico, da pelle d’oca. Ogni giorno, ogni giorno è stato indimenticabile. Ok, adesso mi sto emozionando 😄
 
C. Anche io Agnese. Ho la pelle d’oca. E sono certa che anche chi ti sta leggendo provi lo stesso. La cosa del leccare il culo alla formica però mi sta leggermente preoccupando. Non sono sicura di voler sapere tutta la storia: sono curiosa, ma in difficoltà! 
Facciamo così, verso del tè alla formica per entrambe, mentre tu mi dici quali sono i cibi australiani che ti sono piaciuti di più…oppure no…
A. Ogni mio viaggio è legato al cibo, e devo dire che in Australia sono rimasta più che soddisfatta! Lì ho scoperto il chai latte, una bevanda che è diventata ormai una specie di droga. In Australia ho scoperto tre dolcetti tipici, i lamingtons, gli ANZAC cookies e gli hot cross buns, che sogno ancora la notte se ci penso. Ho adorato il barramundi (un pesce tipico) e la carne di canguro, e sui Tim Tam avrei da scriverci un libro…e infine le meat pies, ovvero le piccole torte di pasta sfoglia, carne e altri ingredienti: una vera delizia!
La Vegemite, invece, l’ho provata eh…ma no, diciamo che non siamo diventate amiche (se non sai di che cosa sto parlando, leggi qui!).

 

C. Questo post sulla Vegemite non voglio perderlo…ma la carne di canguro va a depositarsi col culo della formica, nel mio subconscio sofferente, te lo dico! Cosa non dimenticherai mai?
A. Tutte le cose appena elencate e molte altre non le dimenticherò mai. Però l’essenza della mia esperienza australiana la racchiudo in due momenti. Non dimenticherò mai la prima volta che ho alzato la testa e di fronte a me avevo un centinaio di canguri che mi fissavano immobili. E non dimenticherò mai la prima volta che ho visto l’Opera House e mi sono detta: “è incredibile: ci sei davvero! Questo il posto dove dovresti essere in questo momento, qui e da nessuna altra parte”.

Agnese (I’ll B right back), per Voce del Verbo Partire

16 Commenti

  1. Che bello leggere storie come questa, che parlano di desideri, paure ed esperienze reali. Non importa, credo, che uno abbia o meno il coraggio o la possibilità di andare dall’altra parte del mondo: forse ciò che conta davvero è provare ad applicare ogni giorno, nel nostro piccolo, ciò di cui parla Agnese e che ha trovato in Australia: essere seri sul lavoro ma sapere rilassarsi nel tempo libero, superare i pregiudizi e avere il coraggio di essere se stessi fuori da ogni schema. Ed essere curiosi, emozionarsi di fronte alle cose belle… che si possono trovare ovunque. So che è difficile farlo a casa propria. L’Italia non è un paese che aiuta, in questo senso. Eppure penso: se nessuno ci prova, se tutti decidiamo che tanto non cambia niente e l’unica possibilità è andarsene, diventerà sempre più difficile viverci. Non sarebbe bello riuscire a sentirsi liberi e ad abbattere barriere e regolette sociali anche qui? Viaggiare e portare un po’ di ciò che troviamo in giro per il mondo in questo paese così provinciale, per certi versi? Credo proprio che tocchi a noi farlo, e questa è una grande sfida, che costa fatica… ma, come dimostra Agnese, bisogna sapersi buttare!
    Grazie di cuore per questo tè e chiacchiere!

    1. Ma grazie a te per questo meraviglioso commento!
      Sai che mi hai dato tanti spunti su cui riflettere… Non avevo considerato la questione così come la esponi tu.
      Eppure effettivamente anche restare e combattere per il proprio scopo, per abbattere le trincee del proprio paese, in un certo senso richiede coraggio.
      Io onestamente, poi, faccio scelte ed espongo pensieri che si discostano tanto dalle “regole”, per cui alla fine ho spesso bisogno di questo coraggio. Altrimenti verrei travolta.
      Forse a modo nostro, da donne e viaggiatrici, la nostra battaglia la sappiamo combattere qui, come dall’altra parte del mondo.
      Partendo da noi stesse, dalla consapevolezza di chi siamo e cosa vogliamo.
      Forse, una volta che sai accettare te stesso, ogni luogo è giusto per vincerla quella battaglia, per far valere le proprie idee…
      Grazie mille per avermi dato idee su cui ragionare!
      Claudia B.

  2. Deianira

    Questo tè è stato davvero buonissimo! 🙂
    Fantastica questa intervista Claudia e Agnese…mi avete emozionata tantissimo!!! Sono tornata indietro nel tempo ed ho rivissuto il mio viaggio in Australia… ho sfruttato anch’io il Working Holiday Visa, purtroppo solo per qualche mese (cosa di cui mi pento amaramente) ma resta il fatto che è stata una delle esperienze più esaltanti della mia vita!
    Quindi Agnese ti capisco perfettamente ed appoggio appieno la tua favolosa scelta!
    L’Australia è un paese incredibile, il paese delle opportunità e della libertà, per come l’ho vissuto io. Mi ritrovo alla lettera in tutte le tue parole e descrizioni Agnese. La cosa che mi ha colpito è quando descrivi quel misto di pausa ed entusiasmo che ti cresce dentro prima della partenza, ed anche una volta là! E’ esattamente così ed hai messo per iscritto perfettamente quel turbinio di sensazioni opposte che si prova…un salto nel vuoto, paura a mille, ma con una carica di adrenalina che non sai più dove metterla!!!
    E’ verissimo anche che laggiù ti pervade la liberatoria sensazione che…puoi essere ciò che vuoi e fare tutto ciò che desideri. E’ un paese pieno di libertà, tolleranza, e dove sembra che nessuno giudichi gli altri. Io ci ho trovato anche tantissima solidarietà, sia tra italiani (per ovvie ragioni di empatia), che da parte di tutti i viaggiatori di ogni etnia ed anche degli abitanti del posto. Un’atmosfera magnifica!
    Apertura mentale, paesaggi incredibili, mare, sole, clima perfetto…praticamente il paradiso eheh 😀
    Ci aggiungiamo anche la burocrazia molto più snella e siamo davvero nel posto perfetto.

    Certo poi ci sono tasti dolenti anche lì, come la storia degli aborigeni…viaggiando specialmente nell’entroterra mi è capitato di vedere da vicino storie davvero tristi. E’ un capitolo a parte e meriterebbe pagine di parole. Limitiamoci a dire… speriamo tutto vada sempre meglio anche per loro.

    Agnese ha avuto il coraggio giusto di prendere e partire, ha fatto certamente una delle scelte migliori della sua vita. Cambia tutto, credo, dopo un’esperienza del genere… secondo me lo dimostra il fatto che anche dopo quell’esperienza non sia sia più fermata ed anche ora si trovi a migliaia di km di distanza a riassaporare quella libertà e quella voglia di vivere al 100% di cui poi non riesci più a fare a meno 😉

    Complimenti Claudia per l’idea di questa intervista! Complimenti anche ad Agnese! Mi sono davvero goduta questo tè con voi 🙂

    Baci!

    1. E io mi sono goduta allo stesso modo l’esperienza di vita di Agnese, così come sto letteralmente pendendo anche dalle tue parole Deianira! Mi piace molto che tu abbia condiviso con noi i tuoi sentimenti su un’esperienza di vita che hai, anche se in un altro momento, condiviso con Agnese.
      Penso che questo scambio dia un senso ancora maggiore al mio “Tè caldo e chiacchiere di viaggio”.
      Io ragazze vi ammiro molto, lo so che già l’ho detto diverse volte…ma proprio non posso ignorare questo sentimento che mi assale quando mi trovo davanti a persone che, come voi, fanno della vita un’alleata preziosa. Che non si lasciano vivere, ma attaccano per prime!
      Certo le paure miste alle emozioni che ti stringono lo stomaco, sono immense e continue, eppure voi in quell’ignoto vi ci siete tuffate con un coraggio vero. Da quando ho letto, poi riportato sul blog questa storia, così come in precedenza quella di Simonetta e Pietro in Irlanda, mi sono spesso interrogata su me stessa, e su questo coraggio che non ho mai avuto. Ecco perché ammiro voi ancora di più! Ma vi ammiro proprio tanto, di cuore e di testa!
      Deya, un giorno spero di leggere anche la tua di storia, per intero. Intanto grazie per essere passata, per aver lasciato il tuo pensiero e le tue sensazioni.
      Un bacio,
      Claudia B.

  3. Bravissima Claudia a condurre l’intervista. Quando ho letto delle formiche ho pensato “ora se chiede approfondimenti mi spiace ma salto” 😂 Coraggiosissima Agnese per la scelta che hai fatto, per tutto quello che hai vissuto e le avventure in cui ti sei buttata e che oggi puoi raccontare facendo sognare.

    1. Il popò della formica è un tema controverso Elisa! Ci dividiamo tra chi vuole sapere e chi teme di scoprire strane verità, ahahahah!
      Grazie per il complimento, io ce la metto tutta per rendere questa rubrica quanto più simile possibile ad una chiacchierata, ma il merito è di chi, come Agnese, apre i propri ricordi ed il proprio cuore in un modo così vero.
      Alla fine, lei potrà davvero dire di aver vissuto cento vite!
      Grazie per “averci letto” Elisa, un bacio,
      Claudia B.

    1. Grazie mille per i complimenti! Penso anche io che la forza e la determinazione di Agnese siano invidiabili in senso buono. Doni che si conquistano a suon di lezioni di vita.
      Il “mistero della formica” prima o poi verrà svelato: Agnese noi attendiamo il tuo libro di disavventure!
      Grazie per essere passata ed aver letto questa chiacchierata virtuale,
      Claudia B.

  4. Che spettacolo! Va beh, io con Agnese ho un conto aperto 😀 In effetti – come dire – tra poco paro anche io per quel continente fuori dal mondo e avevo bisogno di più di un suggerimento. Grazie Agnese per la tua disponibilità e per i tuoi suggerimenti mirati. E grazie a te Claudia, che infarcisci le domande dell’intervista con opinioni personali – come se non ci fosse un domani: così si fa! Che dire? Non vedo l’ora di partire e, anche se non ci starò un anno, sono sicura che saprò trarre il meglio dall’Australia 🙂

    P.S.: Non ho capito la cosa delle formiche…

    1. Roberta la cosa della formica ha messo in ansia anche me, quasi a parimerito col rapporto con WordPress. Speriamo che Agnese ci illumini presto, perché altrimenti proseguiamo i nostri viaggi mentali immaginando strani riti d’iniziazione!
      Quindi sei in fase di partenza per l’Australia? Ma certo che ne trarrai il massimo, qualunque sia la durata del tuo viaggio. Condividi qualche foto sui social e facci sognare!!!
      Grazie mille per i complimenti e per essere passata!
      Claudia B.

  5. Io continuo a rileggere i vostri commenti, Daniela e Claudia, e a emozionarmi. Sì ok, mi sto commuovendo di fronte a poche righe sullo schermo del computer! Io sono una che ha sempre avuto autostima e fiducia-in-se-stessa zero, e forse è anche per difendermi da questo che cerco sempre di raccontare la mia storia a chi abbia piacere di ascoltarla. Per cui non sapete quanto mi faccia piacere ricevere la stima e l’ammirazione di due donne toste come voi!!

    Claudia, come ti ho ormai detto un po’ di volte, ti ringrazio tanto per avermi dato la possibilità di scrivere a ruota libera e di parlare della mia esperienza in modo più approfondito. Spero di poter essere anche solo minimamente di ispirazione a chi è indeciso se fare il “grande salto” o meno!! 🙂 GRAZIE!

    1. Il grazie va a te, perché mi hai dato una splendida lezione di vita e, se solo fossi stata meno codarda in passato, avrei dovuto fare la stessa cosa che hai fatto tu. Più che codarda, forse, io mi sono sempre adagiata, il che forse è anche peggio. Mi sono accontentata del poco che arrivava, parlo in ambito lavorativo non privato, perchè quel minimo accantonato con dedizione andava a formare un gruzzoletto per viaggiare.
      Non ho mai avuto il fegato di fare quello che hai fatto tu, l’ho sognato ma non con la stessa tenacia! Forse il fatto di avere una storia piuttosto importante (l’altra metà del blog), in un certo senso mi teneva ben ancorata qui: insieme siamo un bel duo e abbiamo sempre viaggiato in simbiosi sullo stesso binario!
      Ed è difficile per me immaginarti insicura e senza fiducia in te stessa, perchè io percepisco una personalità totalmente opposta: una donna con i controBIIIIP, esattamente come ho scritto nella presentazione! Credimi Agnese, non so in quanti davvero si lancerebbero con testa e cuore come ha fatto tu, e come stai facendo tuttora.
      Ecco perché la tua storia è una bellissima lezione di vita, da ascoltare, leggere, sentire e non dimenticare. Sei un esempio e devi esserne fiera.
      Claudia B.

  6. Wow, è venuta fuori un’intervista da rotocalco patinato!
    Ho conosciuto virtualmente Agnese circa un anno fa in occasione del mio imminente viaggio a Praga: ricordo che lei mi consigliò di provare il Trdlo (è un dolce tipico boemo) in un locale specifico. Io e Orso abbiamo talmente apprezzato “quel consiglio” che ancora oggi ogni tanto ci ripensiamo! 😀
    Ammiro tantissimo Agnese per la scelta di aprire una parentesi lavorativa all’estero. E per “estero” non intendiamo un raggio di 1 o 2 ore di volo! La NZ non è esattamente dietro l’angolo. Tanta stima Agnese!
    Complimenti per casa nuova Claudia…devi disfare ancora qualche scatolone vedo! 😛 grazie per la tazza di tè e alla prossima! 😉

    1. Ha un coraggio ed una determinazione notevoli. Ti dirò onestamente che, oltre all’ammirazione profonda, io che sono una piagnona, mi sono commossa in più occasioni mentre scrivevo. E, ancora prima, mentre leggevo tutta la storia sul suo blog.
      Mi tolgo tanto di cappello davanti a chi come Agnese ha il coraggio di prendere la propria vita di petto e rendersi protagonista, non limitandosi a stare a guardare; soprattutto mi fa riflettere sulle mie scelte, che sono sempre state limitate e limitanti. Ammirazione incondizionata è la definizione che mi viene in mente.
      Per quanto riguarda il trasloco, diciamo che, oltre a qualche scatolone da aprire, ho anche le pareti da dipingere 😉
      Ma inizio a vedere la luce in fondo al tunnel.
      Grazie per essere passata Daniela! Un bacio,
      Claudia B.

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