Nome utente, password (sbagliata la prima, buona la seconda), entra. In tre passaggi – più un errore – mi sono ritrovata in quel mondo che da ottobre 2015 fino a gennaio 2022 è stata dapprima la mia quotidianità, poi la mia salvezza, poi un grazioso passatempo, infine un ricordo. Un mondo che ora è tanto sconosciuto quanto familiare. Parlo del mio blog di viaggi, questo blog di viaggi, su cui non scrivevo da quasi 4 anni. Eppure, pensa al paradosso, scrivo ogni giorno, dato che nel frattempo sono diventata ufficialmente una copywriter. Per davvero. A tempo indeterminato. Ed è stato proprio il blog ad aprirmi le porte su questo lavoro quando più ne ho avuto bisogno.
Ma, forse, è il caso che inizi la storia dal principio. Senza tanti “c’era una volta” che, a ben vedere, la partenza è stata altamente orribile.

Di quella volta che volevo fare la blogger…
Era l’ottobre del 2015 e io volevo scrivere. Scrivere e dare consigli di viaggio. Insomma, volevo scrivere di viaggi, mettiamola così. Se da copywriter impari che, con la giusta preparazione, puoi scrivere di qualsiasi argomento, da blogger è giusto individuare un tema e portarlo avanti. Tema, beninteso, che tutt’ora è l’unico di cui scrivo anche per lavoro, dato che mi occupo di marketing turistico.
Quanto ho prodotto in quel primo anno! Non una decina di articoli, ma qualcosa come 170 blogpost cazzuti, senza sapere nulla di blogging, né di SEO, né di WordPress. E senza avere una AI a mia disposizione: tutta farina delle mie “manine sante”. Prima di fare commenti sul fatto che nulla sapessi di SEO, sia messo agli atti che io sono come i motori diesel del passato: “ci metto un po’…”. Comunque, visto com’è finita, direi che non ha senso lanciarsi ora in inutili ramanzine.
Un anno dopo quel primo “pubblica”, ho preso tutto il mio popò di monte articoli, ho acquistato uno spazio web con WordPress integrato, un dominio mio e ci ho schiaffato dentro parole e immagini. Poi ho pianto per settimane, nel tentativo di ridare forma a quella poltiglia che ne era derivata. Oh, non ci crederai, ma ce l’ho fatta. Smanettando e imprecando, non solo ho sistemato gli articoli, ma ho persino dato un volto (semplice e accogliente) a Voce del Verbo Partire. E dopo poco tempo, gli articoli hanno iniziato persino a comparire in SERP e indicizzarsi!
Sono arrivate le prime collaborazioni, i primi guadagni. Poi i miei progetti di promozione del territorio. Poi i blog tour e i press tour. Ma sono arrivate anche amicizie e opportunità. Sembrava davvero la mia strada, il mio futuro. Finché la vita non mi è implosa addosso.
Ciao vita guarda come (non) mi diverto
Un attimo prima ero sposata, stavo costruendo un percorso lavorativo che amavo, avevo una casa e delle sicurezze. L’istante dopo ero sospesa e migliaia di metri di altezza sopra ad un baratro buio. Non sto a farla lunga, perché sarebbe impossibile raccontare il dolore, la paura, la rabbia, la tristezza. Io, che lavoro con le parole, non ho frasi o metafore per descrivere quei momenti, se non al netto delle solite banalità. E poi, ora che sono comodamente adagiata nella mia nuova vita, so che conta dove sono arrivata, non tanto quello che ho passato.
Insomma, succede che il lavoro di blogger (al contrario di quanto ti capiterà di leggere nei proclami dei guru del web) da solo non garantisce l’indipendenza. Succede che nel momento in cui tutto crolla, ci sono i miei genitori sotto ad aspettarmi per prendermi al volo. Ma un attimo prima di cadere faccio una cosa: rispondo ad un annuncio di lavoro pubblicato su un gruppo Facebook, nel quale cercano una copywriter a Rimini. E poi faccio il colloquio. E poi mi prendono, a 39 anni, a fare un tirocinio extracurricolare (pagato, eh, sono persone oneste!).
E allora mi lascio cadere. Permetto ai miei genitori di prendermi e accudirmi, rimettermi al mondo, ridarmi una casa. E consento al destino di strapparmi da tutto quello che avevo costruito. Ah, forse non te l’ho detto: era l’8 febbraio 2020, il giorno del mio compleanno. Un mese dopo sarebbe iniziato il lockdown. Per tutti era l’anno del Covid; per me, l’anno in cui sono morta e rinata.

Mi piace questa nuova Claudia
Quante volte me l’hanno detto. Così tanto che, ad un certo punto, ho iniziato a pensarlo anche io. No, non starò qui a raccontarti dell’incubo senza aria e senza luce nel quale sono piombata. Non ho voglia di spettacolarizzare il dolore. Ma posso raccontarti di come, piangendo sangue, ho lottato per ridarmi una vita decorosa e tenermi quel lavoro che mi avrebbe permesso di raggiungere l’autonomia economica attraverso le parole. Un lavoro al quale, se non avessi iniziato a scrivere per il web grazie al blog, non sarei mai arrivata.
Se pensi che sia stato bello, figo e spettacolare come nei film o nei romanzi, ti sbagli. In realtà è stato un incubo. Ma che tu ci creda o no, il 1° dicembre 2020 sono stata assunta a tempo indeterminato. E lì, è iniziata una nuova fase della mia vita. Non immagini cos’abbia significato per me vedere quel “Copy/ editor” scritto nero su bianco sul contratto. Ricordo ancora quando sono arrivata a casa e, lasciando l’auto accesa, sono corsa ad abbracciare mio babbo che mi aspettava in garage e poi mia mamma che mi aspettava nel corridoio, per festeggiare quel momento. E dirmi quanto fossero orgogliosi di me.
Non importava che avessi perso casa e marito; non importava che avessi un conto corrente quasi inesistente: dopo 10 mesi avevo un lavoro fisso, mi stavo riprendendo dal dolore e avevo ricominciato a ridere. Ero una Claudia nuova che si stava conoscendo giorno per giorno, una Claudia che si piaceva e che piaceva. Una Claudia così diversa, ma così viva, da emettere luce.
Su e giù, su e giù: strana io, e strana questa vita…
Se ti dicessi che in seguito non ci sono più stati momenti bui, sarei falsa. Ma li ho archiviati. Non ho voglia di ricordarmi né i come, né i perché. Alla fine gli alti e i bassi fanno parte della vita di chiunque, è ora di sdoganarli. Come ho imparato a sdoganare il termine divorzio, tranne per la “z” che da buona romagnola non so pronunciare. Capita. Il vero problema sarebbe alienarsi, arenarsi e non evolvere, non divorziare o ricominciare da zero.
Se ti chiedi cosa io stia facendo ora, be’ provo a risponderti. Senza scendere troppo nel dettaglio, perché le questioni personali voglio che restino tali.
- Continuo a scrivere, il mio ruolo di copywriter (ormai tendente al Senior) è più attivo che mai.
- Ho trovato il mio posto nel mondo. Che è mervaiglioso, intimo e tutto mio.
- Ho perdonato i viaggi, che non erano i veri colpevoli della fine della mia vita. Abbiamo fatto pace da poco e da poco ho ripreso a partire.
- Ho scoperto che tornare alla normalità è normale! Che non si smette di sperare, amare, ridere, fidarsi, divertirsi, emozionarsi solo perché per un istante la vita si è arenata.
- Ho imparato che l’indipendenza economica e personale sono due valori irresistibili: una volta provati diventano irrinunciabili.
Ma, soprattutto, ho capito che se stai vivendo una vita che non ti appartiene, se ti ostini a seguire una strada non tua, il Fato è costretto a metterci le mani. E spesso non lo fa gentilmente. Se non dai retta ai continui segnali, il controllore ti sbatte fuori dal treno in corsa, anche se corre a velocità sostenuta.
Così, l’8 febbraio 2020 sono davvero partita per un viaggio, spaventoso e grandioso, senza fare la valigia. Senza niente. Senza avere tempo di osservare un’ultima volta quella vita che avevo amato, senza un’idea di dove stessi andando. Ha deciso il Fato, io ho semplicemente continuato a rotolare, giù da quel treno, fino a quando ho frenato forte e mi sono rimessa in piedi. Piena di lividi e di cicatrici. Ma con un nuovo orizzonte davanti. E la valigia, ti chiederai? E le tue cose? Pazienza, le ho ricomperate tutte. E stavolta non me le toglie più nessuno.
Claudia B.