Ma vai a Fano…per Carnevale!

Per i “non addetti ai lavori”, da noi in Romagna l’espressione “Ma vai a Fano” sostituisce più coloriti insulti: diciamo che è un modo carino per mandare qualcuno a quel paese! Ma in maniera elegante.
Anzi, nel periodo del Carnevale, se qualcuno vi intima di andare a Fano, correte senza indugi, date retta a me.
La bella cittadina marchigiana, infatti, ospita il più antico Carnevale d’Italia dopo quello di Venezia, di cui vi ho già parlato (avete perso il racconto? Vi perdono dai…cliccate qui). Il primo documento storico in cui si parla di questo evento, descrivendone la tipologia di festeggiamenti, è infatti un antico editto, che risale al 1347.
Decidiamo di “andare orgogliosamente a Fano”, una domenica pomeriggio, complice la giornata davvero bella: partiamo da casa subito dopo pranzo, sperando di battere sul tempo la folla oceanica di visitatori che, ogni anno, si riversa in centro, per partecipare all’evento.
In realtà, scopriamo con sgomento come, la suddetta folla, abbia avuto la nostra stessa gloriosa idea: vedi a volte, quando un pensiero si rivela geniale, come sono tutti lì pronti a copiartelo…
Pensate che la situazione ci scoraggi? Che la fila al casello autostradale, i parcheggi pieni, alcune persone un pò ignorantelle, possano toglierci il piacere dell’allegro pomeriggio che si prospetta? Pensate male perché:
  • dopo aver preso la corsia preferenziale in autostrada ed essere usciti velocemente, lasciando indietro il traffico;
  • aver attivato i sensori ricerca parcheggio di Daniele, che ci hanno permesso di trovare un comodo posticino per l’auto;
  • aver quasi abbattuto le persone ignorantelle, con una mossa di jujitsu;

possiamo finalmente immergerci lungo le vie di Fano e goderci il Carnevale!

Che poi, secondo la leggenda, il Carnevale di Fano sarebbe nato per festeggiare la riconciliazione di due nobili famiglie, stile Montecchi e Capuleti ma senza la morte di nessuno: chissà, quindi, che questa non sia l’occasione per riconciliarci con le persone ignorantelle, con le quali abbiamo discusso? Ci ho pensato! No, direi di continuare con le mosse di jujitsu… 

Fortunatamente, appena mettiamo piede in centro, l’allegria dei carri e delle maschere, la musica coinvolgente e i coriandoli che riempiono l’aria, ci fanno dimenticare ogni lite e, finalmente, possiamo goderci il pomeriggio.

Non venivo a Fano per il Carnevale, da quando ero una bambinetta, tanto che nemmeno ricordavo l’immensa bellezza dei carri allegorici, che sfilano diverse volte, durante la giornata: la prima uscita l’abbiamo persa ma, pazienza, perché partecipiamo alla seconda, che prevede anche il lancio di tanti cioccolatini, caramelle, lecca-lecca.

Ci divertiamo come pazzi, sia ad osservare le coreografie dei personaggi sui carri, allestiti con precisione e particolarità, sia a tentare di prendere al volo i dolciumi tirati dai figuranti, seppur con scarso successo. Anche se, da quell’altezza, i dolci arrivano a terra, attirati dalla forza di gravità, con una forza uguale ad un masso che ti piomba su un occhio: dolorosamente.

Questa sfilata di allegre maschere, figure in cartapesta e carri sontuosi, rappresenta tutto ciò che un Carnevale dovrebbe essere: esagerato, frizzante, colorato, rumoroso, goliardico e divertente, tanto da coinvolgere gli spettatori nelle musiche e nei passi dei personaggi in maschera, che si muovono su coreografie preparate. Non vediamo l’ora di assistere alla parata serale dei carri illuminati ad arte!

Una delle garanzie di successo del Carnevale di Fano, oltre quella di essere adatto ad un pubblico d’ogni età, secondo me dipende anche dal fatto che, lo stesso comitato organizzativo dell’evento, è nato ed è attivo, sin dal lontano 1871. Una passione che nei secoli si è protratta per volere degli abitanti i quali, con la loro partecipazione, hanno tenuto in vita una manifestazione di grande pregio.

In testa al corteo, c’è la figura simbolica del Carnevale di Fano, il “Pupo”creato in cartapesta, che rappresenta l’allegoria di ogni male e, la sera del Martedì Grasso, viene bruciato per purificare tutti e porre fine al periodo di bagordi del Carnevale. E’ un’immagine già presente storicamente, quella su cui le persone riversavano le proprie colpe e, col rogo finale, queste venivano lavate via.

Approfittiamo della fine momentanea della parata e del bel pomeriggio soleggiato, per spingerci nel cuore del centro storico di Fano dove tutti i negozi sono aperti. In Piazza XX Settembre, troviamo anche un mercatino, in cui vengono venduti golosi dolci, prodotti di gastronomia locale, frutta e verdura dei coltivatori diretti: insomma, il Carnevale prosegue come una manifestazione a tutto sesto!

E noi ci lasciamo coinvolgere senza farci pregare troppo, anche perché, la città di Fano, è bellissima e passeggiarvi si sta rivelando un piacere. Sulla piazza fanno bella mostra di sè anche la mole del Duomo, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, del XII secolo, ed il Palazzo della Ragione, del 1299.

E’ vero che i viali principali sono affollatissimi, i bar e le gelaterie piene e tante persone si muovono fra i negozi e lungo il corso; ma spostandoci nei vicoli più piccoli e meno centrali, possiamo godere di una Fano silenziosa e suggestiva.

Centro di origine picena, Fano crebbe enormemente durante la dominazione romana, di cui porta ancora i “gloriosi segni” architettonici ed urbanistici, seppur venne devastata durante le invasioni barbariche. Fu, infatti, ricostruita dall’esercito bizantino e messa a capo della Pentapoli Marittima, di cui faceva parte insieme a Rimini, Pesaro, Senigallia e Ancona. 
Nel XIII secolo la città divenne libero comune, vi fu anche un periodo di dominazione estense, nel secolo successivo, fino ad arrivare a quelle terribili lotte tra le famiglie Cassero e Carignano, i “Montecchi e Capuleti di Fano” di cui vi ho parlato all’inizio, la cui pace portò alla nascita di questa gioiosa festa.

Magari, ora, qualche temerario vuole ringraziare le due parti in causa per aver, loro malgrado, dato vita allo storico Carnevale di Fano, ma la situazione fu certamente pesante e difficile per la città. 
Ad approfittarne furono i Malatesta di Rimini, che presero il controllo dell’importante centro marittimo alla fine del secolo: quando si dice “tra i due litiganti, il terzo gode”… 

La festa, se così la si può definire, per Sigismondo Pandolfo Malatesta durò poco: nel 1463, dovette consegnare la città al suo acerrimo nemico, Federico da Montefeltro, dopo un lungo assedio. Ma, le cose non si misero bene per il Duca d’Urbino, dato che la popolazione, si rifiutò di sottomettersi al suo potere e Fano divenne vicariato ecclesiastico.

Mentre passeggiamo per la bella città, salta agli occhi come, ancora oggi, tutto ricorda la dominazione romana e quella malatestiana, dato che portarono entrambe prestigio e crescita. Lo splendido Arco d’Augusto, simbolo della città, con le mura edificate dai Romani e fortificate dai Malatesta. La quattrocentesca Rocca Malatestiana; i due assi che costituivano il Cardo ed il Decumano; la via Flaminia, la strada consolare che collega Rimini a Roma, ancor oggi utilizzata ampiamente da noi romagnoli e dai marchigiani.

Uscendo dal possente Arco d’Augusto, ci ritroviamo su un affollatissimo viale, dove stanno arrivando i carri allegorici, per l’ultima sfilata, quella serale.

Incorniciati da un cielo al tramonto, striato di rosa, perfettamente allineato con i colori sgargianti delle sontuose rappresentazioni, procedono lentamente, permettendo a tutti di osservarne la perfetta bellezza, la particolarità, le coreografie.

Sono dei palchi immensi, fantasiosi, impressionanti, soprattutto nella suggestione delle tenebre che calano velocemente, lasciando che siano solo le luci dei carri stessi, posizionate ad arte, ad illuminare maschere e figure.

Sembrano emergere dalla notte e alla notte tornare. Se tutto attorno l’atmosfera non fosse di festa, gioia, allegria e l’aria non fosse invasa da note frizzanti, certe immagini potrebbero anche incutere un certo timore.

A chiudere il festoso corteo, il carro della Musica Arabita, uno dei simboli storici del Carnevale di Fano. Quando nel XIX secolo, nobili ed operai tendevano ad escludersi, nei reciproci festeggiamenti, ed i ricchi creavano i loro salotti d’élitè dove ascoltare musica raffinata, la classe operaia iniziò a sbeffeggiare questa usanza, creando strumenti rumorosi e arrangiati, per imitare satiricamente gli strumenti usati nelle feste private. Nacque proprio un complesso, la Bidonata, il quale però, poco alla volta, si perse così come era magicamente comparso.

Solo nel 1921, i giovani di Fano, rispolverarono e rimisero in atto questa usanza, radunandosi ed esibendosi anche al di fuori del Carnevale; fino al 1957, quando il complesso divenne un vero e proprio gruppo di musiche folkloristiche che, ancora oggi, ci allieta con gioiosa musica.

∞♦∞

Consigli utili
Ho solo un grande consiglio, sul Carnevale di Fano: ascoltatemi bene. Se, mentre camminate verso il centro, notate che le persone attorno a voi, reggono tra le mani dei variopinti tubi di cartoncino, con tanti colori ed immagini, fidatevi non si tratta di grossi cappelli da mettere in testa.

No! Quelli sono contenitori da alzare sopra la testa, per prendere al volo i dolci lanciati dai carri allegorici! Contenitori con i quali, non solo ci si protegge testa, viso, occhi, dai golosi ma letali lanci… ma con cui verrete derubati delle leccornie, che starete finalmente per agguantare! Perché si sa, a Carnevale, ogni scherzo vale.
Cosa fare a tal proposito? Avete due possibilità: o vi procurate uno dei suddetti contenitori, magari contattando il sito della Pro-Loco, per sapere dove reperirli; oppure, potreste assalire chi vi ruba i dolcetti, al grido di: “A CARNEVALE OGNI SCHERZO VALEEE!!!”.

Claudia B.

2 Commenti

  1. Pingback: Carnevale 2017 - i migliori d'Italia, dove e quando - Travelbreath

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *