Friuli Venezia Giulia: Aquileia e Cividale del Friuli

In questa tersa mattina di Dicembre ci svegliamo di buon ora per raggiungere Aquileia e Cividale del Friuli: il Friuli Venezia Giulia, è la meta del breve viaggetto di anniversario, con cui intendiamo festeggiare i nostri nove anni di matrimonio, in stile Voce del Verbo Partire.

Ho suddiviso le visite di questi tre giorni cercando di tener conto della robusta fase di rallentamento, che stiamo attraversando causa vecchiaia: no, non è una battuta. Mi sono resa conto che non serve a nulla “caricare le tappe” come potevo permettermi di fare fino a quattro anni fa, tanto non arriviamo a fare pace col piano iniziale. Meglio volare bassi.

Questa mattina, quindi, ci fermeremo ad Aquileia, mentre nel pomeriggio ci concentreremo su Cividale del Friuli; ambedue dichiarate dall’Unesco “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”; domani visiteremo Gemona del Friuli e Venzone, simboli stessi del devastante terremoto del 1976 e della grandiosa ricostruzione che ne seguì, per terminare con una passeggiata a Poffabro e le sue Vie dei Presepi (questo il post); dopodomani prima del rientro, raggiungeremo il confine di stato e Tarvisio per dare uno sguardo ai piccoli mercatini di Natale, di cui ho letto sul sito del turismo.

Campo base per la nostra mini fuga è un grazioso appartamento a Udine, prenotato tramite il sempre fedele Airbnb (qui trovate maggiori informazioni e lo sconto prima prenotazione) che ci ha permesso di viaggiare al prezzo di una cena: grazie al “passaggio di buoni sconto” tra viaggiatori, abbiamo soggiornato con soli 44€ in due.

La maggiore indecisione riguardava la possibilità di fare o meno la FVG Card, che dà libero accesso a quasi tutti i monumenti e sedi museali della regione. A dire il vero se avessimo portato a compimento l’intero piano di visite ed ingressi, non tediati dalla vecchiaia incombente, la card si sarebbe resa necessaria per risparmiare; ma, dato che siamo diventati lenti come una messa cantata, abbiamo saldato ogni ingresso singolarmente senza raggiungere il costo della card.

A parte avremmo dovuto comunque pagare la mostra “Tiere Motus” e il gettone per le “Mummie di Venzone”. Prima di decidere o meno sull’acquisto della FVG Card, quindi, date uno sguardo al sito, scegliete ciò che volete visitare e fate due conti per capire se vi conviene richiederla. E tenete conto anche dei biglietti cumulativi spesso proposti dalle varie località.

Il tempo ovviamente ci ha graziati. Dicembre in realtà non mi preoccupa mai, credo di non aver nemmeno guardato le previsioni se non 10 ore prima della partenza: il mio nemico giurato è Agosto, col mese del nostro matrimonio non abbiamo nessun tipo di scontro generazionale. Dicembre ci garantisce tempo stabile come nel 2007 quando ci siamo sposati!

Arriviamo in Friuli Venezia Giulia attorno alle 9e30, dopo che Sua Maestà Serenissima Sta Cippa dè Tom Tom, ci fa sbagliare persino in autostrada. Ad Aquileia troviamo con facilità parcheggio gratuito in Piazza San Giovanni. Non è tanto un problema dell’euro all’ora che dovremmo pagare nei pressi della basilica, ma del fatto che non ho idea di quanto durerà la nostra visita!

In questa giornata pre-natalizia, ad Aquileia c’è una piacevolissima calma, così la visita della bellissima basilica, della cripta, del battistero e delle vestigia romane, diventa una passeggiata di salute. Non devo scansare turisti col naso all’aria (basto io), bambini che fanno capricci (basta Daniele), e non devo eliminare fisicamente nessuno per fare foto: VACANZA! No vabbè, vacanza no…era per dire.

Ad Aquileia vi sarebbe la possibilità di acquistare un biglietto cumulativo per tutti i siti -campanile, cripte, battistero, Museo Archeologico- al prezzo di 12€. Un’alternativa alla FVG Card che, ad ogni modo, è sempre utile se prevedete ulteriori visite nel corso del vostro viaggio. Questo è sicuro. Dato che non siamo certi di riuscire a fermarci al museo, la torre ed una cripta sono chiuse, ci limitiamo a pagare l’ingresso ad una cripta (2€ a persona) e al battistero (3€ a persona).

La Basilica di Santa Maria Assunta è invece ad ingresso libero. Sorge imponente su Piazza del Capitolo, collegata al battistero, dove svetta maestoso anche il campanile: un colpo d’occhio architettonico notevole. E’ un sito storico-religioso di grande importanza, visto che proprio da qui il Cristianesimo si diffuse nei paesi dell’Europa Centro Orientale. Inoltre è considerata la Chiesa Madre di tutto il Friuli Venezia Giulia.

Ma, la fama della Basilica di Santa Maria Assunta di Aquileia, è dovuta soprattutto al pavimento in mosaico policromo del IV secolo, conservato all’interno…Voi entrate e vi trovate al cospetto di uno dei più sbalorditivi pavimenti musivi del mondo, tra l’altro in uno stato di conservazione eccellente, visto che è stato riportato alla luce nei primi anni del secolo scorso.

Le immagini musive sono infinite e di vario genere: si spazia dai motivi floreali e geometrici, alle figure di animali, alle persone, tutte di epoche diverse e non tutte con simbologie cristiane.

Un capolavoro da togliere il fiato, che noi ci gustiamo quasi in solitudine (altre eliminazioni di massa evitate) e con una soffice musica in loop che accompagna i nostri passi.

Anche gli affreschi della zona absidale sono dei veri capolavori, risalenti al 1031: nel complesso oserei dire che ogni angolo di questa stupefacente architettura è monumentale.Decidiamo di visitare la cripta che si trova proprio sotto l’abside: il biglietto si acquista sul posto, da una gentilissima addetta la quale ci spiega che la seconda cripta è chiusa per restauri, il campanile anche, pertanto lei per prima sconsiglia il biglietto cumulativo per l’intero sito. Visto che anche al Museo Archeologico vi sono dei lavori in corso, non esclude che vi si possa accedere con prezzo ridotto. Noi non lo scopriremo mai, perché alla fine abbiamo impiegato tanto tempo per la visita degli scavi romani, ma apprezziamo comunque tantissimo l’onestà della signora: non è cosa da poco!

La cripta con le storie di San Marco è parzialmente in restauro, ma gli affreschi sono comunque tutti visibili e vi posso garantire che è come scendere in un bozzolo d’arte luminoso, nel quale restare col naso all’aria per lo stupore.

Questo spazio venne ricavato dal Patriarca Massenzio nell’VIII secolo per conservarvi le reliquie dei morti: Massè ne sapeva già tanto, ma non abbastanza, perché in realtà tutto questo splendore di affreschi risale alla metà del XII secolo…ma lo perdoniamo, perché se non avesse fatto alzare altare e presbiterio, noi oggi non saremmo qui ad ammirare un tale spettacolo.

L’iconografia è bizantina, ma già si vedono le prime basi di quella che diventerà la grandiosa arte italiana, Alla faccia delle basi: se io fossi in grado di creare certe basi, sarei ben oltre la soglia di trattino e tondino. E ho pure fatto il liceo artistico…Ma, visto che non siamo qui a dare voti in “disegno dal vero”, vi dirò che mi fermo a lungo ad ammirare le lunette nelle quali è rappresentata la dormizione della Vergine, la deposizione e sepoltura di Cristo, tra l’altro con un impatto emotivo davvero intenso, e le volte su cui è rappresentata la “leggenda marciana“. Come di cosa si tratta? Io lo scopro attraverso gli utilissimi pannelli esplicativi, voi invece dovete fidarvi del racconto della sottoscritta. Andiamo con ordine: WordPress, avanti con le virgolette!!!

Secondo la leggenda, il primo Vescovo Ermagora venne scelto nientepopidimenoche dall’Evangelista Marco, giunto ad Aquileia direttamente da Roma. E, udite-udite- ad ordinarlo Vescovo sarebbe stato il buon Pietro (come chi? Quello del gallo, pagani!)!

Non ci sono certezze al riguardo, ma la predicazione marciana influenzò notevolmente il cristianesimo ad Aquileia così come ad Alessandria. Io nel dubbio fotografo. Anche perché battute a parte, gli affreschi della cripta sono straordinari…

Usciamo per proseguire con la visita del suggestivo Battistero del Vescovo Cromazio, del IV-V secolo, un vero e proprio percorso verso l’iniziazione cristiana: vi è una vasca esagonale, chiusa nel battistero quadrato, che si trova a metà tra la basilica e l’aula più antica. La vasca è molto bella, emerge proprio dal terreno, anche se io per vederne l’interno devo alzare la reflex e scattare: a nulla serve la pedana posizionata lì per le persone più bassine…io sono un gradino sotto il bassino, col mio feroce metro e cinquantasette!

La persona che deve venir battezzata scende tre gradini da occidente, entra nell’urna simbolo della morte di Cristo, e riemerge battezzata ad oriente, come simbolo di risurrezione. Nell’antichità il battistero era collegato alla basilica da due lunghe aule, distrutte nel IX secolo e sostituite da un corridoio che termina proprio sotto al porticato della basilica; allo stesso periodo risalgono le colonne romane poste ai vertici della vasca.

Splendido anche qui il pavimento musivo, seppure non conservato in maniera impeccabile come nella basilica: vi sono molti motivi geometrici, figure animali e floreali. Ma, vero fiore all’occhiello, è il mosaico del bellissimo pavone con la coda spiegata, anticamente collocato nel nartece, ossia lo spazio antistante la basilica.

Usciamo all’aria aperta per fare un giro attorno alla basilica, da cui possiamo ammirare meglio il campanile di 73 metri: deve essere davvero bello potervi salire in primavera ed estate. La sua origine non ha nulla a che fare con motivi religiosi: attorno all’anno Mille venne edificato come torre d’avvistamento.

Proseguiamo verso il Cimitero degli Eroi, dove trovano riposo i soldati uccisi durante la Prima Guerra Mondiale: si tratta di uno dei rari esempi di sepoltura rimasti intatti e non trasformati in ossario. Da qui si ha una bellissima visuale sulla zona absidale e, subito dopo, sul lato sinistro della basilica.

Prima di proseguire con la visita alla Zona Archeologica di Aquileia, ci fermiamo alla “Pasticceria Mosaico” per una rigenerante colazione (Claudia B.: la prima; Daniele L.: la seconda): mentre lui al caffè abbina un cornetto al cioccolato, io decido di assaggiare il Presnitz, un dolce tipico soprattutto della zona di Trieste, ma molto diffuso anche qui. Mi faccio spiegare dalle ragazze di cosa si tratta: una fragrante sfoglia arrotolata, con un ricco ripieno di noci, nocciole, pinoli, uvetta, rhum. Un piacere per le papille gustative.

In effetti ora siamo più che pimpanti per proseguire la nostra visita verso gli scavi archeologici, che narrano del grandioso passato romano di Aquileia. L’intero parco fa parte del tessuto urbano, pertanto è aperto liberamente a tutti senza nessun costo d’accesso e con tanti cartelli esplicativi; in ogni caso potete anche fare come noi che, prima di partire, ci rivolgiamo all’Ufficio Turistico di Aquileia, in Piazza del Capitolo. Recuperiamo informazioni, materiale e ci spingiamo verso la Via Antica che costeggia gli scavi.

Prima di tutto incontriamo gli antichi complessi destinati ad uso commerciale e militare, di epoca tardo imperiale. Bisogna ovviamente usare l’immaginazione, ma i pannelli esplicativi riescono a farci capire indicativamente quello che doveva essere in passato: ampie pavimentazioni, attorno alle quali vi erano porticati che ospitavano le attività. Dall’altra parte vi sono tratti della doppia cortina difensiva che proteggeva la città da sud.

Aquileia venne colonizzata nel 181 a.C., con lo scopo di difendere i confini orientali ed incrementare il commercio con i paesi del Mediterraneo Orientale e i paesi transpalpini, ma anche per agevolare la conquista delle aree attorno al Danubio. Si trattava di un floridissimo porto fluviale, seppure è difficile da immaginarlo ora, dato che in questo tratto il Natisone è un rigagnolo, nel quale sarebbe difficile farsi un bidet…ma in passato era largo ben 48 metri e navigabile per 10 km!

Passeggiare lungo la ciclabile cinta da cipressi, che attraversa il Porto Fluviale con le antiche banchine e le fortificazioni, può dare solo una pallida idea della grandezza di questo scalo fluviale, anche perché fu più volte rimaneggiato a seconda delle necessità e dei cambiamenti della città.

Vi erano due banchine, una superiore ed una inferiore, che permettevano l’attracco di navi di diverse dimensioni, oltre che una gestione ottimale delle maree e delle piene. Si possono ancora vedere le rampe per i magazzini e le vie di accesso al cuore della città, cui il porto era collegato.

Qui ad Aquileia giungevano merci pregiate da tutto il Mediterraneo, destinate sia al consumo cittadino che alla spedizione nelle zone danubiane, per la vendita.

Parallelo al Porto Commerciale, sorge l‘antico foro di Aquileia dalla forma allungata. A parte la posizione a ridosso della statale, ben poco piacevole, la conservazione è davvero notevole, soprattutto il bellissimo colonnato che reggeva un porticato su cui si affacciavano le botteghe, le taverne, la basilica forense, gli edifici civili e religiosi. La piazza era di oltre diecimila metri quadrati: il foro era il punto principale d’aggregazione, dove si amministravano la cosa pubblica, la giustizia, si tenevano commerci e le persone si incontravano!

Il percorso ad anello si chiude su Piazza del Capitolo e, una volta qui, scendendo lungo il breve tratto di Via Popone Patriarca che si ricongiunge alla statale, troviamo gli antichi resti delle sfarzose case patrizie. Si tratta di almeno sei domus, posizionate su corti private attorno cui erano collocati gli ambienti di rappresentanza, gli appartamenti e anche impianti termali privati. In epoca successiva le domus vennero dotate di sale destinate al ricevimento.

Dalle domus, seguendo le facili indicazioni turistiche, arriviamo in poco meno di dieci minuti al Sepolcreto Romano recentemente portato alla luce. Il sito resta leggermente nascosto dalle abitazioni di Aquileia, ma tutto sommato si trova con facilità, nonostante si corra il rischio che i mariti tentino una sorta di mimetizzazione col paesaggio…per capire di cosa parlo, guardate la foto. Per capire in generale le motivazioni…scrivete a Piero Angela. Il sepolcreto non è distante da Piazza San Giovanni in cui abbiamo parcheggiato.

A questo punto scegliamo di non fermarci anche al Museo Archeologico: sono già le 13 e vorremmo tempo sufficiente per raggiungere e visitare con calma Cividale del Friuli, dichiarata dall’Unesco “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

Partiamo quindi per le Valli de Natisone, suddividendoci i compiti: Daniele guida e basta; io invece fotografo, preparo mentalmente le visite e cerco di avvistare le Krivapete, streghe dai capelli verdi e piedi al contrario. Vivono isolate in anfratti e grotte, ed hanno la particolare abitudine di rapire e mangiare i bambini (ovviamente sono comuniste): in effetti i fanciulli terrorizzati da queste emissarie di Stalin, si sono sempre tenuti lontani da crepacci e zone a rischio.

Voglio dirvi che non ne avvisto nemmeno una, probabilmente stanno preparando il pranzo di Natale, anche se l’immagine che mi rimanda lo specchio prima di scendere dall’auto, quando cerco di dare una sistemata al mio aspetto, mi fa capire che per interpretare il ruolo mi mancano solo i piedi al contrario. Che amarezza…

Lasciamo l’auto nel grande parcheggio gratuito in Via Borgo di Ponte, da cui accediamo alla meravigliosa Cividale del Friuli attraverso il famosissimo Ponte del Diavolo, che domina il fiume Natisone. Entrando nel borgo da questo punto, è possibile ammirare lo scorcio più famoso sul misterioso centro storico friulano: dalla parte posteriore della Chiesa di San Martino si gode del panorama migliore, grazie ad una sorta di passerella di cemento posta in posizione sopraelevata sulla gola e sul ponte.

Ponte del Diavolo…vorrei proprio raccontarvi il perché di questo nome così poco accogliente. Mi serve un aiuto: WordPress avanti con le virgolette!!!

Era una notte buia e tempestosa. Gli abitanti di Cividale, stanchi di doversi lanciare con le corde per entrare in paese (gli sport estremi sono sopravvalutati), decisero che era giunto il momento di costruire un ponte. Come fare, come non fare, tutti d’accordo decisero di chiedere aiuto al migliore sul campo. No, non sto parlando della ditta edile “Ammiozzio”, ma del diavolo, che di costruzioni ne sa sempre un vallo.

Il diavolo comunque non è che lavorasse agratis, pertanto chiese l’anima della prima creatura che avesse attraversato il ponte terminato, in cambio della propria opera.

Ora, io non è che sia molto d’accordo con la scelta dei cividalesi, che fecero attraversare il ponte da un povero animaletto innocente, sbeffeggiando così il codino appuntito del diavolo: ma tra tanti esseri umani orrendi da sacrificare, proprio un animale?

Già dai primi passi nel centro di Cividale del Friuli, ci rendiamo conto che questo borgo resterà a lungo nei nostri pensieri: è amore a prima vista. Ma è anche piuttosto tardi, pertanto ci mettiamo alla ricerca di un posticino in cui mangiare qualcosa e, solo per puro caso, troviamo un locale in Piazza Paolo Diacono, “GelatoSi”, che oltre ai gelati artigianali, propone prodotti da forno con lievito madre, oltre a salumi e formaggi locali.

Il servizio è un pò lento perché pane e focacce vengono cotte al momento, ma il risultato ovviamente è un’esplosione di gusto! Ordiniamo una focaccia con crudo San Daniele, mozzarella di bufala, pomodorini confit; poi un panino al roast-beef e Stilton; una bottiglia d’acqua (conto totale 20€). Anche dolci e gelati hanno un aspetto superlativo, peccato non ci stia più nulla nello stomaco.

Con le ombre pre-serali ormai fedeli compagne, riprendiamo la visita di Cividale del Friuli, partendo dai vicoli caratteristici addobbati a festa, dove negozietti eleganti e davvero carini accolgono clienti e turisti. Soprattutto cittadini decisamente rilassati in questa piacevole atmosfera di festa.

Cividale del Friuli venne fondata a metà del II secolo a.C. come castrum romano, ma Giulio Cesare sempre furbo come una volpe, la elevò a forum col nome di Forum Julii. E i segni del dominio romano sono sparsi in tutto il centro storico.

Nel 568 divenne capitale dei Longobardi, il cui dominio terminò solo con l’avvento dei Carolingi. Fino al XIII secolo Cividale fu uno dei principali centri commerciali del Friuli, tanto da entrare in competizione con Udine. Nel XV secolo furono i Veneziani a dominare l’area, mentre gli Austriaci subentrarono dopo il trattato di Campoformio, nel 1797. Dell’Italia entrò a far parte nel 1866.

Il centro di Cividale del Friuli è caratterizzato dal susseguirsi di splendidi edifici storici, un vero patrimonio di eleganza e opulenza, come ad esempio il complesso di Palazzo de Portis che comprende un intero isolato: fino al 1800 fu abitazione di un’unica famiglia nobile, in seguito venne frazionato.

Sono molto piacevoli anche i cortiletti che si aprono all’improvviso e nei quali io ovviamente entro senza indugi, sperando di non trovare un rottweiler incazzoso ad attendermi: ah Rott W., una foto non si nega a nessuno!

Ma la parte più bella, suggestiva, affascinante di Cividale del Friuli, è la città vecchia, che sorge a ridosso del Natisone, attorno ad una serie di vicoli pittoreschi e slarghi decisamente caratteristici. Qui il tempo sembra essersi cristallizzato nel passato, anche se ogni palazzo o via è conservato con una cura maniacale. Oddio, a ragion del vero devo dire che io trovo modo di litigare con in fotogenici ma scomodissimi ciottoli che compongono le vie: nella foto sotto mi cogliete in un attimo di pestaggio e scazzatura. Il mal di piedi alla mia età potrebbe essere letale.

Dalla Stretta Santa Maria di Corte, scendiamo lungo Via Patriarcato e ci troviamo al cospetto della bella Casa Medievale, aperta nei fine settimana con offerta libera. L’edificio è originale, pertanto assolutamente da vedere, sono stati cambiati solo infissi e porte. Nel XIV secolo vi si lavorava l’oro.

Via Monastero Maggiore a mio avviso è una delle più belle di Cividale del Friuli; da qui non solo si accede ad un grazioso passaggio a volta, che immette in una sorta di piazzetta-cortile molto fotogenico, ma proseguendo vi si trovano tre punti fondamentali del centro storico: l’accesso alla Chiesa di Santa Maria in Valle e al Tempietto Longobardo (nostro obiettivo); la scalinata che conduce al Museo Archeologico Nazionale, da cui si gode di una bella visuale sull’abside del duomo; l’ipogeo celtico.

Ora, nella mia mente giovane, l’idea originale era di visitare tutto questo popò di roba, visite attuabili o con la FVG Card, oppure con un convenientissimo biglietto cumulativo da 9€ che comprende: Museo Archeologico-Museo Cristiano-Tempietto Longobardo. Nella realtà dei fatti siamo riusciti ad entrare solo al Tempietto Longobardo più una sosta al duomo

Per quanto concerne l’ipogeo celtico, una misteriosa cavità ricavata lungo l’argine roccioso del Natisone, probabilmente testimonianza del periodo pre-romano, sul sito ufficiale si parlava di visita gratuita richiedendo le chiavi presso l’ufficio “Informa Città”, in Piazza Diacono. Noi arriviamo ben oltre l’orario di chiusura, ma sulla porta c’è affisso un cartello in cui si parla di un costo di 10€…Non so dirvi nulla di più, l’ideale è chiedere direttamente all’ufficio preposto.

Fortunatamente il Tempietto Longobardo lo riusciamo a vedere: dopo aver pagato il biglietto (4€ a testa, nonostante la mole di lavori di restauro che impedisce di muoversi con facilità), ci immergiamo occhi e anima in questo splendido esempio di cappella palatina, conservata all’interno del convento di Santa Maria in Valle.

E’ una rigorosa aula quadrata, nella cui parte centrale, ora, vi sono scavi archeologici in corso, eretta nell’VIII secolo. Una meraviglia, cari tutti, una assoluta meraviglia! Sormontata da una volta a crociera, questo spazio presenta un presbiterio rettangolare, tripartito da colonne di epoca romana.

Nell’aula le decorazioni sono proprio quelle dell’VIII secolo, mentre gli affreschi trecenteschi del presbiterio (meravigliosi) sostituiscono i mosaici.

Sulle pareti le decorazioni sono quelle originali, e la teoria di Sante sulla parete frontale è incorniciata da una serie di gigli. Al di sotto si trova un arco che è pura poesia architettonica, con un intreccio di rami di vite e grappoli a simboleggiare l’Eucarestia.

Mi trattengo a lungo ad ammirare la delicatezza delle figure affrescate, forse troppo a lungo, dato che quando usciamo è ormai completamente buio. E’ tardi, e di visitare il Museo Archeologico ed il Museo Cristiano con il suo Altare di Ratchis, non se ne parla proprio: ma chi ha mandato avanti le lancette??? Voi, cari lettori, se passate da Cividale del Friuli, non perdete queste due sedi museali: munitevi di FVG Card, oppure di biglietto cumulativo se la vostra è una visita giornaliera, e date sfogo alla curiosità!

Nelle ombre della sera, però, Cividale del Friuli ha assunto un aspetto ancor più misterioso e sovrannaturale: usciamo dal Monastero di Santa Maria Maggiore e ci ritroviamo a ridosso del Natisone, che scorre placido con le sue acque limpidissime, mentre l’antico centro si affaccia illuminato sulla gola. La Chiesa di San Pietro e San Biagio, ci attende silenziosa con gli affreschi che colorano la facciata…peccato sia chiusa.

Ci dirigiamo lentamente verso il Duomo di Santa Maria Assunta, attraversando vicoli senza tempo: costruito nel XV secolo su un precedente edificio, il complesso venne terminato dopo anni di lavori. La semplice facciata immette su un interno a tre navate, il cui punto focale è la pala d’altare di Pellegrino II.

Di fronte al duomo sorge il bellissimo Palazzo Comunale, con i suoi eleganti mattoni a vista ed il porticato. Risale al XVI secolo, anche se il palazzo precedente è del XIII secolo. Nel cortile interno sono stati rinvenuti resti di una domus, traccia dell’antica dominazione romana. Anche la statua di Giulio Cesare posta di fronte all’ingresso, seppure si tratta di una copia, rimanda alla grandezza del Forum Jiulii.

A malincuore torniamo al parcheggio per recuperare l’auto: avrei preferito fermarmi ancora un pò qui a Cividale del Friuli, ma dobbiamo raggiungere Udine ed il nostro appartamento. Si tratta di circa mezz’ora di percorso diretto, alla fine del quale ci attende un “nido” davvero delizioso: Airbnb si rivela nuovamente una scelta vincente! Un grazie speciale alla nostra host, per la cortesia, l’accoglienza e anche per i tanti consigli che ci ha dato.

Siamo così cotti che dopo un piatto di pasta ed un pò di frutta, la sola informazione che arriva al nostro cervello è: sonno-doloreossa-stesistecchiti. Domani ci aspetta una lunga, lunghissima giornata, alla scoperta del cuore del Friuli con i centri storici di Gemona, Venzone e Poffabro. Ma di queste meraviglie ve ne parlo nel prossimo post!

Claudia B.

 

Per leggere della nostra toccante visita ai musei in memoria del sisma in Friuli, cliccate⇒ L’Orcolat che ingoiò il Friuli
Per la seconda parte del viaggio, cliccate⇒ Borghi del Friuli: Gemona, Venzone,  Poffabro

12 Commenti

  1. Anna Maria Barbieri

    Grazie Claudia per avermi riportata ad Aquileia questo posto magnifico. Io ho visitato anche il museo archeologico magari un po in fretta, ma mi è servito molto per gli accessori dei costumi delle mie rievocazioni. Il museo è ricchissimo di reperti. Ciaooo

    1. Ciao Anna Maria! In effetti mi è dispiaciuto non trovare il tempo per visitare il Museo Archeologico, francamente ero sicura di riuscire a fare tutto, invece ho fatto male i conti. O forse mi sono dilungata troppo nelle visite precedenti.
      Ero molto curiosa di vedere l’esposizione, tu mi avevi detto che era ricco di particolari e dettagli…ma alla fine si è fatto tardi e per non rinunciare a Cividale ci siamo messi in strada senza aspettare oltre.
      Comunque c’è da dire che Aquileia è stata una sorpresa continua, sono molto felice che mi sia stata segnalata, è imperdibile per chi va in Friuli Venezia Giulia!
      Un abbraccio Anna Maria!
      Claudia B.

  2. Non so perché ma il Friuli Venezia Giulia non lo considero mai. Ed invece… che bei posti! Mi piacciono così tanto i borghi, i viali in ciottoli, gli archi e tutti i dettagli antichi.
    E poi quel pavimento mosaicato… adoro i mosaici!!!
    Avete fatto un viaggetto stupendo. E… buon anniversario 😄

    1. Grazie mille Elisa! E’ stato davvero una bellissima, piccola fuga. Ricca di emozioni 🙂
      Sai che non sei la sola a “lasciare” il Friuli Venezia Giulia nel dimenticatoio? Secondo me spesso dipende dal fatto che siamo tutti concentrati sulle sempre bellissime Umbria, Toscana, Marche, sul Trentino Alto Adige, la Liguria…e magari tendiamo a dimenticare le regioni più piccole, di passaggio, ma che hanno un patrimonio inestimabile!
      Per me questi tre giorni sono stati un piacevole momento di scoperta e di incontro: meraviglia allo stato puro!
      Un bacione,
      Claudia B.

  3. Bellissima Aquileia, anche se la ricordo per via di una gita fatta ormai 20 anni fa. Chissà perché, è quasi sempre e solo meta di gite scolastiche, piene di scolaretti ignorantoni che non vedono l’ora di andare a Grado la sera 😀 Brava ad aver festeggiato in modo “storico-artistico” il vostro anniversario (9 anni… Bravi!!!)

    1. Grazie Roberta! Era tanto che pensavo al Friuli Venezia Giulia e mi sembrava una destinazione ottima per l’anniversario. Lo è stata davvero, ci ha lasciato un patrimonio dentro…
      Purtroppo quei ragazzini si renderanno conto tardi dell’errore, come tutti: quando pagheranno per tornare a vedere davvero quei luoghi!!!
      Peccato in effetti che Aquileia sia un pò dimenticata dai visitatori: bello perché ci si “immerge nei siti” con estrema pace, ma dispiace vedere un cosi bel luogo bistrattato 🙁
      Un bacione, a presto!
      Claudia B.

  4. Ci credi che non mi soffermo mai a pensare ad un viaggio in FVG? Picchiami! Non sapevo nemmeno che queste die mete fossero entrambe patrimonio dell’umanità. Mi hai incuriosito tantissimo come sempre con il tuo modo piacevole e fluido di raccontare ed il vostro modo di visitare i luoghi e conoscerli nel profondo. Sapete rendere interessante anche il più piccolo dei borghi d’Italia, nonostante non sia questo il caso. Sono davvero due mete importanti sia a livello storico che a livello artistico… Segnate!!! Un bacione Cla <3

    1. Tu pensa che io per anni ho “usato” il Friuli solo come regione di passaggio verso Austria o Slovenia… Per fortuna che ad un certo punto mi sono incuriosita, ed ho iniziato a segnarmi i luoghi in cui passavamo e mi colpivano!
      È una regione piccola, spesso dimenticata, sai che ho avuto difficoltà a trovare informazioni sui vari blog? Alla fine mi sono affidata al sito del turismo, che per fortuna è fatto molto bene. Per cui come vedi siamo in tanti a doverci mettere in fila per la ramanzina, compresa la sottoscritta 😉
      Ragazzi grazie per aver viaggiato virtualmente con noi. Ne approfittiamo per augurarvi buon 2017…un pò in ritardo, ma il mio smartphone in Austria non ha voluto saperne di collegarsi al WiFi 🙁
      Un bacione,
      Claudia B.

  5. Di Krivapete non ne hai viste semplicemente perchè erano a Trieste a cena da Cuperlo (cena a base di creature, ovvio) a stabilire le nuove strategie per il 2017 per distruggere definitivamente il PD hhiihihihi!
    A chi lo dici…la storia di invecchiare e di tagliare gli itinerari è una recente (brutta)scoperta, spero di non andare in pensione concludendo la carriera di blogger scrivendo di Crociere 😀 😀 Non come te che invece hai fatto come lo strano caso di Benjamin Button hahahah!
    Rhum-haidetto-rhum? Io adoro i dolci realizzati con questo nettare divino!
    Comunque in questo primo post mi hai fatto scoprire una parte di Friuli davvero ma davvero bella! *_* Dalla cripta di san Marco al Ponte del Diavolo che ho sempre sognato di vedere (e attraversare). Che borghetti deliziosi!
    Guarda con tutto il mio acume proprio non sono riuscita a scovarlo il marito camaleontico mimetizzato dietro la staccionata, eh.!
    Ma Clà in quella foto sembrava che avessi pestato qualcosaltro hahah!
    Approfitto per augurarti un 2017 grandioso!!!! Un bacione!

    1. I miei auguri arrivano in ritardo, perché in Austria sono rimasta isolata per cinque giorni: buon 2017!!! Anche da parte delle Kripa, con le quali siamo in perenne contatto per l’affossamento totale, ahahahah!
      Felice di averti fatto scoprire un pezzo di Friuli Venezia Giulia che secondo me rende ancor più dal vivo che dalle mie descrizioni.Io ho atteso a lungo per vedere questi luoghi e devo dire che mi hanno conquistata totalmente.
      Sai che hai ragione su quella foto!? L’abbiamo detto proprio mentre Daniele scattava. In effetti la colpa è sua che non sa usare la reflex… Io avrei dato il senso di movimento, si sarebbe avvertito il litigio, il pathos…
      PS: renderò noto alla seconda parte del blog che per diventare super eroe mimetico deve ancora applicarsi!
      PPS: Dani io farò la stessa fine: crociere o “cosa fare alla pensione Stella”.
      Un bacione,
      Claudia B.

  6. Ok, confessiamo un grave errore… abitiamo vicinissimi al Friuli, ma per noi è sempre stata una regione di passaggio nei viaggi verso Slovenia, Croazia o Austria.
    Errore! Errore e pentimento!!
    E’ una Regione bellissima e con tante località da scoprire. Ne abbiamo sempre sentito parlare benissimo e questo post ci dà un’ulteriore conferma.
    Direi che un weekend a primavera non ce lo toglie nessuno.
    …e sfrutteremo al meglio i suggerimenti e l’itinerario descritto!
    Ah…splendida la Basilica di Aquileia!

    1. Visto che siamo in fase confessioni, Andrea, devo dire che noi abbiamo fatto per anni lo stesso errore… Però durante quei passaggi verso Austria e Slovenia, ho colto l’occasione per prendere appunti! E alla fine ne è nato questo itinerario.
      Quindi non sono stati anni persi!
      Una mini fuga di primavera ve la consiglio anche io, soprattutto perché in Friuli ci si sposta con grande facilità da una parte all’altra, dato che è una regione piccina.
      Sarà una sorpresa continua, tra borghi e bellezze naturalistiche non c’è modo di annoiarsi!
      La Basilica di Aquileia è un vero capolavoro…quel giorno poi c’era una luce speciale.
      Buona serata!
      Claudia B.

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