I Castelli del Ducato: Castell’Arquato e Vigoleno

Cosa può esserci di meglio, di un sabato trascorso sui colli piacentini, circondati da filari di viti a perdita d’occhio, campi rigogliosi e colori brillanti?
Forse solo un sabato a cui, oltre tutto quanto ho appena elencato, si va ad aggiungere la solida bellezza storica di Castell’Arquato e Vigoleno.
Il ricco patrimonio dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, è davvero inestimabile, vasto e difficile da completare in poche battute. Io e Daniele abbiamo iniziato il nostro “avvicinamento” a questo scrigno di tesori a Pasquetta quando, al ritorno dal nostro viaggio sul Lago d’Orta e sul Lago Maggiore, ci siamo fermati a Colorno, per la visita dell’imponente Reggia (questo il diario di viaggio).
Ma, questo sabato, lasceremo che siano Castell’Arquato, prima, e Vigoleno, poi, a conquistarci ed affascinarci con la loro grandezza artistica. E, un pò alla volta, contiamo di approfondire la nostra conoscenza, anche con le altre residenze storiche.
Castell’Arquato la vediamo già da qualche chilometro di distanza: sarebbe impossibile non notare quell’inconfondibile skyline di pietra, avvolto nel verde delle colline. Un’immagine mozzafiato che, a lungo, ho atteso di ammirare.
Arriviamo presto, poco dopo le nove del mattino, tanto che possiamo permetterci di trovare un parcheggio gratuito con tutta calma, goderci un caffè che ci infonda la giusta energia e, finalmente, attingere a piene mani dalla straordinaria meraviglia di questo borgo famosissimo, ancora semi-deserto.

Niente orde barbariche di turisti, niente folle: solo gli abitanti che vivono il loro paese con la serenità di un sabato mattina primaverile, gli esercenti che aprono le loro attività e noi, che possiamo semplicemente ammirare il silenzioso e gradevole luogo, interrotti solo dalle auto che passano veloci tra gli stretti vicoli.

La meraviglia degli scorci sui passaggi interni e sulle palazzine, si alterna ai profumi che escono dalle salumerie e dai panifici, spesso vere e proprie botteghe che vendono prodotti tipici, dove sono allestiti degli angolini in cui sedersi a consumare un pranzo veloce.

Procediamo lentamente godendoci ogni angolo, chiacchierando e lasciandoci trasportare da quella serenità che sembra la caratteristica principale di ogni borgo della nostra magica Italia.

Una sensazione fissa mi segue mentre solchiamo le stradine di Castell’Arquato, quella di trovarmi in un luogo intatto, inalterato, vero. Infatti, nel corso dei secoli, la struttura del borgo medievale, non ha subito particolari rimaneggiamenti. Continua ad essere il favoloso regno delle favole che, da una collina, domina il corso del fiume Arda.

Raggiungiamo il cuore del borgo, Piazza del Municipio, un vero agglomerato di opere d’arte: qui, in uno spazio elegante e di grande impatto visivo, sorgono il Palazzo del Podestà, la Collegiata di Santa Maria e la Rocca Viscontea. Un sogno architettonico che sfocia nell’impressione di essere piombati direttamente nel Medioevo…non fosse, purtroppo, per le auto parcheggiate in tutta l’area.

Il Palazzo del Podestà, ospita a pianoterra l’Ufficio Informazioni Turistiche, dove il personale è sempre pronto e disponibile per dare ogni sorta di indicazione. Vi consiglio di passare da loro o contattarli via mail, per informarvi su eventuali visite guidate al borgo e alla rocca, dato che ne vengono organizzate di ottime nei giorni festivi, o per chiarimenti su ingressi, biglietti, scontistiche.
Ma, in questa bella giornata primaverile, lo storico edificio fatto erigere da Alberto Scotti nel XIII secolo, sarà anche location di un matrimonio civile! Non si può dire che i secoli abbiano reso meno accogliente e d’impatto, il palazzo. Anzi, con grande orgoglio cattura lo sguardo di chi si trova sulla piazza monumentale del borgo.
Dopo la sua costruzione, fu sede del Governo dei Podestà e del Conte di Santa Fiora; poi dalla fine del Cinquecento al XIX secolo, divenne sede della Pretura. Il nucleo centrale è quello fatto edificare nel XIII secolo.

Attorno al Quattrocento vennero aggiunti la loggia dei notari ed un’ala a ridosso della piazza; la scalinata che, ancora oggi, conduce ai piani superiori, è presente sin dalla fine Duecento.

I tre piani sono sormontati da merli a coda di rondine e, lo stemma cittadino, è presente in mezzo alle finestre sull’ala prospicente Piazza del Muncipio.

Ci dirigiamo verso la dirimpettaia Rocca Viscontea, dove siamo i primi ad entrare. D’accordo, lo ammetto: questa mattina siamo davvero partiti in quarta da casa, assomigliavamo un pò a quei pupazzi a molla che escono dai pacchi regalo! Il risultato, oltre ad approfittare del fascino di Castell’Arquato ancora deserto, è anche quello di visitare la fortezza in piacevole solitudine.
Grazie al biglietto di ingresso conservato dalla precedente visita alla Reggia di Colorno, possiamo usufruire dello sconto di 1€ sul ticket della Rocca Viscontea. Qui il percorso espositivo è libero: in una piccola saletta multimediale, si ripercorrono le fasi salienti della storia di Castell’Arquato, raccontata attraverso un video e, nel resto delle sale, è allestito un museo su armi e tecniche di tortura medievale.

Impagabili gli affacci sul borgo e sulle alture della Val d’Arda, che si possono ammirare dai bastioni.

Costruita a scopo difensivo, a partire dal 1342, la Rocca Viscontea fu sede della guarnigione militare e, grazie alla sua posizione sopraelevata, permetteva di dominare l’intera vallata, senza possibilità di scampo per i nemici. 
Le mura perimetrali e quattro torri, sono tutto ciò che resta di questa possente fortezza: il mastio è l’unico che presenta quattro lati e, ovviamente, è la torre più alta dell’intera rocca; le altre hanno una forma a scudo, ossia con soli tre lati, che permetteva alla guarnigione di espletare in maniera perfetta il proprio compito di controllo e difesa.

La torre medievale era un’edificio di semplice realizzazione: si trattava di un parallelepipedo a base quadrata suddiviso in piani, al quale si accedeva da un ingresso sopraelevato, da cui era facile avvistare il nemico.

Al termine della visita, che affrontiamo con estrema calma, in verità, dato che le armi di tortura medievale sono sempre un argomento impressionante quanto accattivante, riprendiamo la nostra passeggiata passando attraverso i deliziosi giardinetti nei pressi della Rocca Viscontea, verdissimi e piacevolmente affacciati sulla vallata.

La facciata della Collegiata di Santa Maria, ci accoglie stretta in un’intima e graziosa piazzetta che, fino alla metà del XIV secolo, fu probabilmente la sola dell’abitato. La parte absidale, composta da quattro corpi, ed il Portico del Paradiso, dominano invece Piazza del Municipio, facendo a gara per possenza architettonica, con il Palazzo del Podestà e con la Rocca Viscontea.

L’interno di questo meraviglioso edificio, costruito nell’VIII secolo, ci accoglie come una sorta di intimo ventre, suddiviso in tre navate separate da colonne, che sorreggono capitelli degni di nota.

Ma, senza dubbio, ad attirare lo sguardo sono il fonte battesimale e le cappelle degli affreschi: quella antichissima dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, con opere straordinarie del Quattrocento; quella seicentesca di San Giuseppe, patrono di Castell’Arquato. Esternamente, si accede al Museo Diocesano e al chiostro.

Usciamo dalla Collegiata e riprendiamo la passeggiata, attraverso un dedalo di vicoli mirabili, fino a raggiungere Porta di Sasso che, insieme a Porta di Monteguzzo, rappresentano le uniche due rimaste degli antichi quattro accessi. La prima, poi, è la sola che fa parte della cinta muraria viscontea, mentre la seconda è stata rimaneggiata nei secoli successivi.

Facciamo un lungo giro, tra stradine e strette scalinate e, alla fine torniamo a Piazza Municipio, dove troviamo un locale delizioso in cui pranzare, proprio a pochissimi passi dalla Collegiata.

Si tratta di una bottega accogliente dove la proprietaria sforna focacce, pane e dolci fragranti, lievitati naturalmente. Da accompagnare con salumi, ripieni golosi, verdure, formaggi…insomma un paradiso del gusto, nel quale rischio si perdere Daniele!

Per tornare al parcheggio passiamo nei pressi di Palazzo del Duca, edificio del XIII secolo alla cui base si può ammirare la Fontana del Montaguzzo. Prima degli interventi di restauro, esisteva un passaggio sotterraneo che collegava l’edificio al vicinissimo Torrione Farnesecostruito in mattoni di laterizio, facente parte delle strutture difensive e militari di Castell’Arquato.

Risaliamo in auto per raggiungere Vigoleno, non particolarmente distante da qui: apriamo i finestrini e ci godiamo la panoramica e sensoriale tratta stradale, immersa in vallate ricche di vigneti, con il verde dalle mille tonalità, cui fanno da contrappunto campi colorati.

Un susseguirsi di aziende agricole e minuscoli agglomerati abitativi, il tutto in risalto su un cielo che, via via, si fa più scuro, sottolineando così l’intensità della rinascita primaverile.

Quando raggiungiamo l’arroccato borgo di Vigoleno, siamo completamente rapiti dagli affacci sulla campagna piacentina e da questo affascinante pezzo di storia, che ci accoglie inalterato e idilliaco. 

Il tempo di sorbirci un energizzante caffè nell’antistante bar, che iniziamo la nostra passeggiata senza meta, all’interno del piccolo paese. Prima di tutto, ci rechiamo alla biglietteria della Rocca, per prenotare la visita guidata agli interni, alla Pieve e al borgo: inizierà alle 15e40, perciò abbiamo la possibilità di andare preventivamente alla scoperta del centro storico.

Credo sia il modo ideale di avvicinarsi Vigoleno: si parte da una sorta di stretta di mano, con la quale si fa la reciproca conoscenza; dopodiché ci si insinua nel paese per “assorbirlo” poco alla volta, attraverso un susseguirsi di vicoli pittoreschi, piazzette circondate da splendide abitazioni e affacci che sembrano frutto della mano di un pittore. Senza fretta, senza folla, senza rumori, solo con il piacere di godersi ogni angolo, col cuore aperto.

Con la visita guidata, però, si entra nell’anima del borgo, lo si vive in maniera coinvolgente, cogliendo particolari e curiosità; questo è anche il solo modo per accedere al  sontuoso piano nobile del castello.
Il borgo fortificato di Vigoleno mostra una struttura intatta, modificata per l’ultima volta in epoca medievale. Ciò che si nota, è come l’antica merlatura sia stata inglobata dall’innalzamento della cinta muraria, nel momento in cui venne chiuso l’antico fossato.
Sulla porta d’ingresso è ancora visibile lo stemma degli Scotti, signori del castello fino agli inizi del XX secolo: da qui si entra nel rivellino, uno dei pochi rimasti intonsi e mai rimaneggiato, posto a protezione del portale. I nemici venivano intrappolati all’interno di questo spazio, chiusi tra i due ingressi e attaccati dalle guardie.

Vigoleno era un feudo estremamente ricco, per cui vittima di predoni e briganti: data la posizione geografica occupata, da qui transitavano e venivano conservati grossi quantitativi di sale che, come si sa, all’epoca rappresentava un ingente patrimonio.

Ecco il motivo di una tale sistematica fortificazione, fatta di mura possenti, ben tre portali d’ingresso, un fossato (successivamente chiuso), un camminamento di ronda efficace, strutturato in maniera tale che, gli assalitori, non potessero accedere all’interno con l’utilizzo di scale.

Quando si entra nella piazzetta, cuore del paese, è l’Oratorio della Madonna delle Grazie la prima struttura nella quale ci si imbatte: a pochissimi passi dal Mastio, divenne cappella di palazzo della famiglia Scotti seppure, inizialmente, nacque come ospizio per pellegrini.

Il fatto di trovarsi su una delle arterie della Via Francigena, rendeva necessaria la presenza di luoghi di ricovero e, questo Oratorio, era uno dei tanti disseminati sul territorio. Lo dimostra il rilievo scultoreo di San Rocco, visibile esternamente, la cui presenza richiamava i viandanti, indicando la possibilità di chiedere asilo. Nel Medioevo, erano le immagini pittoriche o scultoree che informavano le masse perlopiù analfabete.

Al centro della piazza vi sono la cisterna dell’acqua, che permetteva al castello e al borgo di inglobare una buona riserva idrica, e la fontana seicentesca, donata dagli Scotti, in uno dei loro periodi d’oro. 

Il Mastio, imponente fortilizio di pianta quadrangolare, circondato da panoramici camminamenti di ronda, insieme al Piano Nobile del XVIII secolo, completano il quadro.

Proseguiamo verso la Pieve di San Giorgio, antico edificio romanico, si presenta con tutta l’austerità di questo stile architettonico. Intimo, raccolto, intenso, è caratterizzato da una sobria facciata dove, gli unici elementi decorativi, sono un rigoroso San Giorgio che combatte il drago, guidato dalla presenza divina, e i pilastri sormontati da figure scolpite, due guardiani che avevano il compito di allontanare il male, permettendo ai fedeli di accedere liberamente al luogo di culto.

L’interno è scuro, avvolgente, caratterizzato da colonne basse e tozze, su cui si alternano capitelli scolpiti con diverse immagini simboliche. Particolare la presenza di sirene bicaudate, spesso presenti nelle architetture romaniche, che rappresentano la capacità dell’uomo di affrontare tempeste, tentazioni e difficoltà, per raggiungere la vita eterna, ma anche simbolo di fertilità, dell’esistenza che continua.

Vi sono, poi, vestigia di affreschi rinascimentali, dai quali si evince il momento di passaggio dal Medioevo, caratterizzato dal timore di Dio, all’età moderna, in cui l’essere umano diventa artefice del proprio destino.

Iniziamo quindi la visita del Mastio, dove ci attende un’esposizione di costumi, armi antiche, macchine per la tortura… non perché a Vigoleno si praticasse, dato che si trattava di un fortilizio difensivo, ma per dare un’idea di quali fossero le metodologie utilizzate nel Medioevo.

Infine una piccola raccolta di fotografie storiche e reperti geologici, risalenti all’epoca in cui il mare arrivava fino a qui. Non a caso, proprio in quest’area, è stato rinvenuto lo scheletro di un piccolo cetaceo, oggi conservato al Museo Geologico di Castell’Arquato.

Dalle immagini d’epoca si nota come, in passato, queste lussureggianti colline, fossero quasi completamente spoglie. La vicinanza con Salsomaggiore, la cui industria si basava sulla produzione di sale, portò allo sradicamento massiccio di alberi, dai quali si otteneva legna da ardere inviata prontamente nella cittadina.

Quando, successivamente, vennero scoperte le qualità termali delle acque, l’economia di Salsomaggiore Terme mutò, spostandosi esclusivamente sull’attività curativa. Da quel momento in poi, anche le foreste dei colli piacentini, non rappresentarono più un bottino dal quale attingere e, di conseguenza, sono arrivate a noi come un vero e proprio patrimonio boschivo, facente parte del Parco Fluviale dello Stirone.

Dall’alto dei bastioni, cui si accede da scale strettissime, in quello che è un ambiente inalterato rispetto al passato, si gode di un panorama a 360° sul borgo e sulla vallata, talmente bello da imprimersi profondamente nei nostri occhi.

Dall’imprendibile camminamento di ronda, si raggiunge la seconda Torre che, la principessa Maria Ruspoli-Gramont, fece trasformare in un delizioso salottino, quando prese possesso di questa residenza.

Ella rese il castello un vivace luogo di mondanità, una sorta di circolo culturale, dove ospitò personalità di spicco come, tra gli altri, Gabriele D’Annunzio, il pianista Rubinstein, la ballerina Anna Pavlova e il pittore Max Ernst. Questi dipinse proprio per Vigoleno l’opera “Foresta Imbalsamata”, oggi conservata a New York, il cui nome venne scelto addirittura dagli abitanti del borgo!

Il Piano Nobile, oggi proprietà privata, è stato suddiviso tra struttura d’accoglienza e abitazione. Quest’ultima parte è aperta al pubblico per le visite e si compone di pochi ma spettacolari ambienti: salone, salottino, sala da gioco e, ciliegina sulla torta, il teatro di palazzo più piccolo d’Europa nel quale, la principessa Maria Ruspoli, organizzava spettacoli per pochi fortunati intimi.

Decorato dal pittore russo Alexandre Jacovleff, con motivi orientaleggianti, esotici, personaggi danzanti, è un piccolo antro da sogno, nel quale è stata rappresentata persino la stessa principessa.

Ripartiamo stanchi, ma appagati dalla consapevolezza di aver trascorso un sabato di maggio speciale, che ci ha fatto sognare di un tempo passato, che ci ha infuso una serenità priva di pesantezza. Abbiamo “vissuto” ed “inalato” due località storiche intatte, meritatamente iscritte nel circuito “I Borghi più belli d’Italia”
Tra profumi di vini e salumi, focacce e dolci, il delicato nettare della storia e dell’arte è riuscito comunque ad inebriarci: una ricetta perfetta che ha lasciato nel nostro cuore la voglia, ora più pressante che mai, di tornare quanto prima in questi luoghi senza tempo, per regalarci ancora una volta un tuffo nel passato.

Claudia B.

18 Commenti

    1. Mi fa piacere Camilla, il mio intento è davvero quello di farvi viaggiare con me, anche se in maniera virtuale! Penso sia un buon modo per far conoscere luoghi nuovi, per cercare di farli arrivare alle persone ed incuriosirle! Anche perché vale sempre la pena essere curiosi: in genere, porta a scoprire posti e siti fantastici!
      A presto,
      Claudia B.

  1. I tuoi racconti suidi borghi italiani sono ogni volta più belli. Sei davvero molto brava Claudia a fartutte vivere questi posti antichi con le parole e le fotografie.
    Castell’Arquato l’ho vistodetto anche, io un paio di voltemio, credo una vita fa. Non lo ricordo particolarmente, ma guardando le tue foto ho ritrovato nella mia memoria degli angoli e i vicoli.
    Vigoleno al contrario non l’ho mai visitato, ma è una bella idea per quando dovessi tornare in zona.
    Bellissimi! 🙂

    1. Grazie Elisa, i tuoi complimenti mi fanno molto piacere, sei davvero cara! Ce la metto tutta per far vivere a chi legge le mie stesse emozioni. A volte ci riesco, a volte no. Molto dipende anche da come io percepisco il viaggio.
      Quando si tratta di borghi e residenze storiche, che amo alla follia, forse è più semplice riuscire a trasmetterli anche a voi. Trovo molto bello che tu sia riuscita, ad esempio, a ritrovare alcuni scorci di Castell’Arquato, attraverso il racconto. Vigoleno, quando capiti, non perderlo assolutamente, perché è una chicca 😉
      Bacioni,
      Claudia B.

  2. Viaggi del Milione

    Che meraviglia. Posti incantevoli. Non ci sono mai stata ed essendo amante dei borghi devo assolutamente programmare un giro in queste zone.

  3. Conosco molto bene queste zone (d’altronde gioco un po’ in casa!) e sono stata sia a Castell’Arquato che a Vigoleno, come in molti altri Castelli del Ducato!
    anzi, non vedo l’ora che arrivi sabato per scoprire quali sono gli altri che andrai a visitare! 🙂

    1. E ti dirò Chiara: non vedo l’ora nemmeno io! Amo il progetto di sabato e fremo dalla voglia di presentarlo! Stavolta sono più emozionata del solito, francamente sembro una bimba in attesa del mattino di Natale 😊. Anche perché l’accoglienza e la risposta della nostra regione, ai progetti di sponsorizzazione del territorio, è davvero notevole.
      Penso spesso alla fortuna di chi, come te, si trova così vicino al territorio del Ducato. Credimi se ti dico che provo un’invidia positiva, non di quella brutta giuro!!! Ma da amante quale sono delle residenze storiche, ammetto che passerei interi fine settimana a visitare castelli! E lì, la proposta è pressoché illimitata 😍!
      A presto Chiara, domani svelerò l’itinerario! Baci,
      Claudia B.

  4. mariacarla

    Che meraviglia di posto! Ricco di storia e rimasto fermo nel tempo. Sono rimasta affascinata in particolare della tue foto della collegiata di Santa Maria.Non è molto distante da dove abito e sicuramente un week end ci sta tutto! Per visitare questa meraviglia , magari mordicchiando un panino con della buona coppa piacentina 😉

    1. Non mi far pensare alla coppa piacentina Mariacarla 😍!!! Prelibatezze gastronomiche a parte, approfitta della vicinanza, per scoprire questi luoghi ricchi di atmosfera e storia.
      Il territorio del Ducato, con tutti i suoi castelli, è molto vasto. Si può scegliere tra un’ampia proposta di residenze storiche. Noi piano piano, cerchiamo di “collezionarle tutte” 😉.
      Sono certa che dal vivo, li amerai ancora di più….la Collegiata, devi credetemi, ha un fascino difficile da trasmettere attraverso le immagini!
      A presto,
      Claudia B.

  5. Castell’Arquato rientra fra quelle mete che ci piacerebbe vedere; per noi l’ideale sarebbe proprio un sabato o domenica mattina senza orde di turisti o gite scolastiche , come hai fatto tu. Sicuramente l’atmosfera del borgo è più autentica!

    1. In quella tranquillità, te lo godi al massimo! Anche perché percepisci l’atmosfera del borgo, della storia, del castello… È un luogo che va assaporare poco alla volta. Soprattutto con calma. La piccola dimensione di Castell’Arquato, non deve fuorviare: c’è tanto da vedere, ritagliandosi sempre del tempo per ammirare vicoli e scorci. Poi, in un fine settimana, puoi tranquillamente inserire anche altri castelli del Ducato!
      Un abbraccio,
      Claudia B.

  6. sara

    Ma wow! Noi con i bambini andiamo spesso a visitare i castelli. Ci piacciono soprattutto quelli medievali ma diciamo che in genere ci affascinano tutti! Mi segno questa meta perchè le foto sono davvero bellissime!
    Ormai sei diventata il nostro punto di riferimento per quanto riguarda i borghi e piccoli angoli di Paradiso italiani!

    1. È un bellissimo complimento Sara, ti ringrazio molto! Nel territorio del Ducato di Parma e Piacenza, c’è una tale quantità di castelli e residenze storiche, rocche e fortezze, che avrete solo l’imbarazzo della scelta. Penso che i tuoi bimbi li adoreranno! Tra l’altro, gli interi borghi sono molto piacevoli, privi di pericoli. Un mondo incantato in cui giocare!
      A presto,
      Claudia B.

  7. Nonostante siano abbastanza vicini non ci sono mai stata 🙁 Sai che Castell’Arquato è molto gettonato per le gite scolastiche!
    A me piacciono molto questi borghi con le case in pietra le viuzze acciottolate che riportano indietro nel tempo.

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