Pasqua sul Lago d’Orta, Lago Maggiore e Colorno

Cari lettori, fremo dalla voglia di scrivere questo racconto di viaggio…Ho portato a termine con cura e rapidità ogni incombenza, per dedicarmi al piacevole ricordo del fine settimana di Pasqua, appena trascorso.
Non vedevo l’ora di sedermi davanti allo schermo, per perdermi con i ricordi nei tre giorni magici durante i quali, il duo di Voce del Verbo Partire, si è dedicato alla scoperta del Lago d’Orta, sostando nei borghi di Pella, Orta San Giulio, Isola di San Giulio, Ronco e Omegna.
Per proseguire poi sul Lago Maggiore, per portare a compimento delle visite lasciate in sospeso nel lontano 2003 (le Isole Borromee di cui ho scritto qui), ossia Villa Taranto, Eremo di Santa Caterina del Sasso e Rocca di Angera.
E terminare con un piacevole cambio di programma, nel lunedì di Pasquetta (causa maltempo), che ci ha portati nel parmense, dove abbiamo partecipato alla visita guidata della Reggia di Colorno. Della serie: se il clima non ti sorride, tu aggiralo!
Una mattinata primaverile bellissima e soleggiata, accompagna il nostro lungo viaggio verso il Piemonte. Partiamo presto: la sveglia suona alle quattro, ma non vedo l’ora di lasciare la nostra casina, per dedicarmi anima e corpo a questi tre giorni di scoperta.
I viaggiatori seriali potranno capirmi: dopo un pò, il viaggio ti urla dentro e tu devi necessariamente andare. Soprattutto nei periodi più difficili, quelli in cui magari non si sta troppo bene, in cui tante problematiche ti assillano. Partire, spesso, è la soluzione, se non la cura.
Arriviamo a Pella poco prima delle dieci del mattino e troviamo facilmente dei parcheggi gratuiti in Frazione Lagna, vicino all’imbarco di San Filiberto. In realtà, non è difficile trovare posti liberi nel borgo lacustre di Pella, ve ne sono sparsi lungo tutta la zona esterna alla ztl e, sistemata l’auto, ci dirigiamo verso il secondo imbarco, quello che parte proprio dal piccolo porticciolo del centro storico.
E’ vero che siamo a due passi da San Filiberto, ma vogliamo vedere con i nostri occhi il minuscolo, grazioso paese e fermarci a prendere un caffè, nell’attesa del battello.

Scelta azzeccata, perché la passeggiata lungolago, piacevolissima e silenziosa, con il sole che piano piano si alza a lambire le montagne, è rigenerante.

E là, poco distante dalla riva, sorge la mole placidamente imponente dell’Isola di San Giulio, un richiamo fortissimo per chi ama la pace e gli scorci ameni. 

Se da un lato, quindi, abbiamo affacci straordinari sul lago, dall’altro le piccole, colorate case di Pella, con la piazzetta principale del lungolago, fungono da contrappunto accogliente e vivace.

Dopo il caffè e quattro chiacchiere col gestore del ristorante, raggiungiamo il molo, dove il battello arriva puntualissimo e, una volta a bordo, acquistiamo due biglietti da 4,9 euro, che ci permetteranno di fare soste sia all’Isola di San Giulio, che nel borgo di Orta San Giulio, con ritorno.

Navigare sul Lago d’Orta, col sole tiepido ed avvolgente, le acque calme e scintillanti su cui si specchiano colorati borghi, immersi in una cornice fatta di cime dalle vette innevate, a chiudere questo paesaggio come una sorta di scrigno, è davvero gradevole.

Davanti a noi, intanto, l‘Isola di San Giulio si fa sempre più vicina e, i dettagli, rimasti finora celati nella foschia mattutina, si aprono ai nostri occhi.

In questa zona era presente un nucleo antichissimo, risalente al Neolitico. Poi, nel 390, giunse fin qui San Giulio per evangelizzare il sito, facendovi costruire la prima chiesa.

Storicamente non vi sono fonti certe ma, qualcuno, ipotizza potesse trattarsi di un abitato precristiano, il che renderebbe comprensibile il perché della venuta del Santo e darebbe una spiegazione logica alla leggenda secondo cui l’isolotto, fosse infestato da “serpi e draghi”, simbolo stesso del male e, nello specifico, del paganesimo.

Egli attraversò le acque navigando sul proprio mantello, e rese quest’isola un centro nevralgico per l’evangelizzazione dell’intera regione.

Durante le invasioni barbariche, San Giulio assunse un aspetto fortificato quindi, nel corso del Sacro Romano Impero, Ottone I imprigionò proprio qui la moglie del Re d’Italia Berengario II…lo stesso di cui vi ho parlato nel mio racconto dedicato al borgo di San Leo, che fu capitale del Regno Italico di Berengario! (questo il post).

Durante il periodo medievale, quindi, il ruolo dell’isola cambiò completamente, da luogo di culto, a luogo difensivo, data la posizione strategica che occupava e, tutt’ora, occupa.

Anzi, fino al Medioevo, l’intero lago portò il nome di Lago di San Giulio, mutando poi in Lago d’Orta nel momento in cui le attività economiche e politiche, furono spostate nella dirimpettaia Orta. Nonostante ciò, il castello fu ancora utilizzato dagli abitanti, nel XVI secolo, quando dovettero difendere la propria libertà dalle mire del Ducato di Milano.

Solo nel XIX secolo, la roccaforte venne abbattuta per edificare il nuovo seminario vescovile e, nel 1973, fu fondato il Monastero benedettino Mater Ecclesiae.

Un nucleo di strepitosa bellezza, questa piccola isola lacustre la quale, per definizione, è chiamata “Isola del Silenzio”.

Quando finalmente scendiamo, ci rendiamo conto che l’alto afflusso di turisti non ci farà godere appieno di questo famoso silenzio, tanto decantato anche nelle targhette multilingue, con aforismi che accompagnano i passi delle persone, lungo la sola strada che attraversa l’intero centro.

Ma, dato che siamo nel pieno del fine settimana pasquale, con un sole caldo e scintillante, ci saremmo francamente stupiti di non trovare visitatori: quindi, ben venga la presenza di persone che occupano parte del proprio tempo, per scoprire questa bellezza tutta italiana!

Una bellezza che, sulla carta, ha “ospitato” la novella per ragazzi di Gianni Rodari, “C’era due volte il Barone Lamberto-Ovvero I misteri dell’Isola di San Giulio”, interamente ambientata proprio sull’isolotto lacustre, dove vive il Barone Lamberto, circondato da sei servitori e dal fedele maggiordomo Anselmo.

L’intera area dell’isola, è perlopiù occupata dall’imponente Abbazia Mater Ecclesiae, che domina l’intero nucleo centrale.

Nella parte esterna, invece, vi sono gli eleganti palazzi abitativi, antiche residenze dei canonici, dove solo poche famiglie vivono stabilmente-

Un unico ristorante e un negozietto di souvenir, un vicolo pittoresco che si insinua tra gli edifici, con alcuni accessi diretti ai pontili sul lago, da cui si gode di affacci straordinari sugli altri borghi lacustri, completano il quadro.

Qualcuno, a questo punto, si chiederà: ma perché andare a San Giulio? Cosa c’è di tanto straordinario da meritare una visita? Vi risponderò francamente, basandomi si ciò che il luogo ha trasmesso a me: perché San Giulio è l’eccezione e l’eccezionalità.

Cari lettori, questo isolotto è talmente aggraziato, accogliente, straordinariamente sorprendente, da lasciare senza parole. Prima di tutto vorrei dirvi che, personalmente, penso che un posto non vada giudicato da quanto c’è concretamente da visitare, o da quanto tempo richieda la visita stessa. La grandezza di certe località, non risiede nella loro struttura, ma nell’emozione che offrono a chi ha l’onore di solcarne le strade.

Seconda cosa, la durata di una visita è soggettiva: San Giulio, per quanto minuscola, va scoperta poco alla volta, passo dopo passo, scorcio dopo scorcio. San Giulio va amata per i giochi di luce del sole sulle pietre, per le zone d’ombra che sembrano idealmente animarsi, per le sensazioni che ti sa donare, lasciandosi percorrere da occhi stupiti e cuori accelerati d’emozione. San Giulio è il piccolo, il minuscolo, che sa rendersi eterno nei ricordi

Ripartiamo con calma alla volta di Orta San Giulio, prendendo il battello che, in pochi minuti, attracca nel bellissimo borgo lacustre.

Voglio dirvi una cosa, cari lettori: mi innamoro all’istante di questa piccola cittadina. Non importa se è letteralmente invasa da turisti, io mi metto in “modalità estraneazione”, che consiste nel non considerare la folla, soffermandomi solo su ciò che mi circonda e, tutto il caos, scompare!

Prima di tutto, garantisco che l’iscrizione al circuito “I Borghi più belli d’Italia”è più che meritata: Orta è di una bellezza vintage, ha quel fascino che sa rimandarti ai tempi in cui la nobiltà si recava nelle grandiose ville, oppure nei sontuosi hotel, per godere del tiepido abbraccio del clima lacustre.

Penso davvero che, uno dei punti forza di Orta, sia il non aver voluto necessariamente riportarla alla linda perfezione data da una attenta ristrutturazione. Detto così non sembra un complimento… mi spiego meglio!

Più di una volta nei miei racconti di viaggio, ho decantato le lodi di quei borghi strepitosi che punteggiano la nostra amata penisola, per il modo in cui sono stati rivalutati, ristrutturati, resi perfetti nel loro racconto architettonico del passato.

Eppure, Orta, mi ha colpita e l’ho letteralmente presa d’assalto con la mia macchina fotografica, proprio per il motivo opposto.

Non sto dicendo che sia un borgo trascurato. Al contrario, è pulitissimo, tenuto in maniera egregia, una vera bomboniera! Ma una bomboniera che non è stata snaturata nel suo aspetto originario.

Orta mi ha ricordato una signora di una certa età, bellissima con le proprie rughe ed i propri acciacchi, proprio perché anche questi parte della sua esistenza!

Il palazzo con l’intonaco scheggiato, la banchina screpolata, il vicolo con qualche piccola maceria, l’edificio abbandonato…hanno reso ancor più perfetta ai miei occhi, l’immagine di Orta. La perfezione nella non perfezione.

Mi tolgo tanto di cappello. Anche perché, passeggiare lungo i vicoletti del borgo, trasmette una gioia unica. La sensazione è di trovarsi in quello che io definisco “posto da colpo di fulmine”: un luogo a cui la mia mente tornerà in automatico, anche fra vent’anni, senza scordarne nemmeno un angolo.

Piazza Motta è il salotto di Orta: qui arrivano i battelli e, sempre da qui, è possibile ammirare l’Isola di San Giulio, sia dalle splendide panche, immerse tra aiuole fiorite e alberi profumati, oppure dai tavolini di uno dei tanti ristoranti o caffè.

Il nostro sguardo è subito attirato dal Palazzo della Comunità della Riviera di San Giulio, del XVI secolo, la cui peculiarità è un vasto portico a pianterreno, dove si tenevano i mercati, sormontato da una sala al primo piano, nella quale in passato si esercitavano il potere legislativo ed esecutivo, oggi sede espositiva. La facciata è caratterizzata da affreschi e da una scalinata esterna, da cui si accede al piano rialzato.

Passeggiamo godendoci ogni scorcio, addentrandoci verso il viale principale che percorre il borgo in tutta la sua lunghezza, soffermandoci a guardare qualche vetrina, visti i numerosi negozietti d’artigianato, botteghe di prodotti tipici, ristorantini.

Ma, ciò che maggiormente ci affascina, sono i vicoli che si insinuano nella parte alta del paese, una sorta di dedalo intricato e suggestivo, che conduce verso il Sacro Monte di Orta, una delle vie devozionali di cui è ricca questa zona.

Non meno ameni i vialetti che portano sulle sponde del lago…anzi, camminando lungo uno di questi quieti angoli, troviamo un piccolo slargo con panchine, nel quale decidiamo di fermarci per consumare il nostro pranzo al sacco.

Dopo la sosta, proseguiamo verso il Palazzo Comunale, ospitato nelle sale di Villa Bossi, preceduto da splendidi giardini affacciati sul lago: un paradiso di colori!

Continuiamo a muoverci rilassati e divertiti tra i vicoli del borgo, mentre la maggior parte delle persone sta pranzando in ristorante: la ressa si è affievolita, lasciando a noi il piacere immenso della scoperta.

Ci spingiamo fino  ad uno dei più importanti ed ameni viali dell’intero centro storico, quello che dal Palazzo della Comunità sale verso la Chiesa di Santa Maria Assunta. Acciottolato con sassi (ahia!) e affiancato da importanti edifici storici, tra i quali Palazzo Gemelli e Palazzo de Fortis Penotti, l’erto viale si inerpica fino alla parrocchiale del XV secolo, immersa in una pace totale e fuori dal tempo.

Scorci meravigliosi su vicoli da cartolina; l’Isola di San Giulio che si scorge all’orizzonte; il silenzio ed il canto degli uccellini come sfondo a questa perfezione visiva: certi luoghi sono stati donati all’uomo, proprio per farlo sognare. E, ammetto, se non avessi le fotografie e tanti chilometri in più segnati dall’auto, penserei di non aver vissuto nella realtà queste emozioni.

Trascorriamo ancora un pò di tempo scoprendo il resto del borgo, spingendoci verso la parte esterna, sulla passeggiata lungolago, prima di risalire in battello e rientrare a Pella.

Mentre il lago ci culla lentamente verso la riva opposta, lanciamo gli ultimi sguardi al vivace molo di Orta e all’imponente Isola di San Giulio, appagati da una gioia quale solo una giornata perfetta sa dare.
Una giornata non ancora finita, tra l’altro! Prima di tutto, una volta a Pella, ci dirigiamo nella consigliatissima (a ragione) gelateria del lungolago, dove comperiamo due coni favolosi, da gustare su una panchina immersa nel sole pomeridiano.

Subito dopo, prendiamo l’auto per raggiungere il vicinissimo abitato di Ronco. Si tratta di un borgo lacustre, posizionato a circa quattro chilometri da Pella, in fondo ad una via chiusa. Mi è stata suggerita la visita, per ammirarne i tranquilli e pittoreschi vicoli ed è esattamente ciò che facciamo io e Daniele, immergendoci in questo minuscolo angolo davvero ameno.

E’ il sabato che precede la Pasqua ed il silenzio la fa da padrone, lungo le strettissime stradine acciottolate che scendono verso la piazza, la quale funge anche da porticciolo.

Le poche persone che girano per il paese, si muovono ad un ritmo rilassato, quasi ondeggiante, avvolgente: c’è chi fa una partita a carte; c’è chi legge un libro sul pontile; c’è chi resta seduto su una barchetta, godendosi semplicemente il rollio leggero delle acque del lago.

Poi ci sono pochissimi visitatori che, come noi, apprezzano l’isolamento, il silenzio la bellezza un pò dimenticata dei palazzetti del borgo, inframmezzata dai colori sgargianti di piante, fiori e dal verde delle aiuole.

Risaliamo in auto felici di aver ascoltato chi ci ha consigliato questa sosta e, tra panorami incantevoli ed una natura florida in rinascita, seguiamo la strada che ci porta fino a Omegna, vivace centro turistico che domina la parte settentrionale del Lago d’Orta.

Ora, sarò sincera: passare dalla quiete quasi contemplativa di Ronco, all’allegria prefestiva di Omegna, ci destabilizza un attimo. Però, devo dire, una volta trovato posteggio per l’auto ed intrapresa la bella passeggiata lungolago, ci lasciamo anche noi rapire da tanta vivacità.

Non posso dire che Omegna abbia la bellezza di Orta, di San Giulio o di Ronco, di certo però è accogliente e, una camminata sul lago, o nei viali porticati del centro storico, la si fa volentieri. Un caffè per svegliarci, visto che l’intensità della giornata inizia a farsi sentire, uno sguardo al parterre di moto parcheggiate in piazza, una passeggiata fra le bancarelle dei prodotti alimentari e artigianali, una visita alla Chiesa tardo romanica di Sant’Amborgio, sono un modo davvero piacevole, per terminare questo sabato speciale.

La struttura che ho prenotato per il soggiorno, si trova a pochi chilometri da Omegna, nel piccolo borgo di Quarna Sotto: le collega una strada di montagna da cui, a tratti, è possibile ammirare dei begli affacci sul Lago d’Orta.

Ho trovato l’appartamento un pò di tempo fa, tramite il sito Airbnb (qui il buono sconto) e, devo dire, mi è subito piaciuto. La grande cortesia dei proprietari, poi, che ci hanno aiutato sempre con grande prontezza per qualsiasi nostra necessità, persino per la pianificazione dell’itinerario con segnalazioni e consigli, è stata la ciliegina sulla torta.

Devo dire che la nostra quarta esperienza con Airbnb, è stata una conferma piacevole (per saperne di più leggete questo post).

L’appartamento è davvero delizioso e accogliente, proprio come si evinceva dalle foto presenti sul sito: perfettamente pulito, caldo ed equipaggiato.

I nostri host, ci lasciano persino tutto l’occorrente per la colazione, con crostatine (buonissime!) fatte in casa, fette biscottate, burro, marmellata, Nutella, latte e succo di frutta. Per non parlare del fatto che si prodigano per cercarci un posticino, in paese, dove cenare ma, non avendo prenotato per tempo, non possiamo fare altro che andare ad Omegna.

La colpa è la mia: fino alla fine, mi sono crogiolata nella convinzione di cucinare qualcosa direttamente sul posto…Poi,  per pigrizia, siamo partiti senza portare nulla con noi: odio cucinare e, in onore di questa breve fuga, abbiamo scelto di regalarci tre giorni di cucina altrui! 
Poco male visto che, grazie alla prontezza dei nostri host, troviamo un’ottima pizzeria ad Omegna dove, tra una chiacchiera e l’altra, veniamo serviti bene e in fretta, dato l’alto afflusso di clienti. Noi, davvero stanchissimi, non possiamo che apprezzare tanta rapidità e, tornati nel nostro accogliente “campo base”, crolliamo sfiniti, lasciandoci cullare dal silenzio del piccolo borgo montano.

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La domenica di Pasqua ci sveglia con una sorpresa: dopo aver fatto un casino madornale con l’impostazione dell’orario estivo e della sveglia sui cellulari (meglio non commentare), ci concediamo una tranquilla colazione con i prodotti lasciati per noi dai nostri host, osservando basiti il SOLE!

Voi direte: si, Claudia, quella cosa che brilla alta nel cielo, con i raggi! Certo. Ma non avete afferrato il punto: il SOLE a PASQUA!

Fino a ieri, dava tempo brutto o instabile cosa che, per il duo di Voce del Verbo Partire, avrebbe significato normalità; svegliarsi col bel tempo, in una giornata notoriamente, diciamolo, sempre sfigata da un punto di vista meteorologico (per noi), ci ha lasciato senza parole. 
Elettrizzati dalla possibilità di non dover variare il piano di visita, dopo esserci preparati partiamo felicissimi in direzione di Pallanza, località del Lago Maggiore, per visitare i giardini di Villa Taranto.

In molti hanno avuto la nostra stessa idea perché, quando arriviamo, il parcheggio del sito è già abbastanza pieno e, esternamente, si sta riempiendo anche quello posto sul lungolago, a ridosso dell’imbarcadero da cui partono i battelli per le Isole Borromee

Non posso nascondere un moto di orgoglio, quando vedo che tanti turisti, italiani e stranieri, scelgono di trascorrere la Pasqua visitando il nostro bellissimo paese…mi gonfio di gioia!

La storia dell’area naturale di Villa Taranto, inizia nel 1931, quando il capitano scozzese Neil Mc Eacharn, acquistò la vasta proprietà per ricavarne un giardino all’inglese.

Non solo gradevolezza estetica, ma anche un profondo studio della botanica, caratterizzarono l’opera del capitano dato che, in questo contesto, dovevano acclimatarsi piante provenienti da ogni parte del mondo.

Egli dedicò il grandioso progetto al suo antenato, il Maresciallo Mc Donald, che Napoleone nominò Duca di Taranto, da cui il nome del sito.

Fu un lungo, appassionato lavoro, terminato solo nel 1940 e, ancora oggi, l’idea del capitano Mc Eacharn, risulta non solo vincente, ma un sogno ad occhi aperti per chi visita Villa Taranto.

L’impianto di irrigazione, pompa l’acqua direttamente dal Lago Maggiore e, nel percorso espositivo, si possono ammirare cascate, fontane, piscine; qualcosa come ventimila piante, più le quindicimila piantine che, stagionalmente, tappezzano le aiuole. Ponticelli e monumenti, come la cappella di famiglia, in cui è stato deposto lo stesso capitano, dopo la sua morte.

Ma quello che lascia senza fiato (perché dire “quello che fa uscire il fumo dalla macchina fotografica” sembrava brutto), sono le fioriture e le caratteristiche, che variano ad ogni stagione.

Ora, ad esempio, ci stiamo muovendo in un parco che ci racconta di un’inizio primavera difficile, piovoso, nevoso e freddo, dopo un inverno assolutamente fuori dal comune.

Vi sono verde a profusione e piante ad alto fusto, che sembrano chiuderci in un bozzolo; cespugli coloratissimi, inframmezzati da violette e distese di pasqualotti; cascate di petali dagli alberi…

Provo il desiderio fortissimo di rotolarmi su quei prati invasi dai petali, mi trattengo solo perché vige il divieto assoluto di accedere a queste naturalistiche opere d’arte.

Ogni scorcio mi lascia a bocca aperta, mi stupisce e mi emoziona.U passeggiata bellissima, che seguiamo con facilità grazie alla presenza di frecce numerate a segnare il percorso espositivo, ci porta in ogni angolo di questo “museo della natura”: sedici ettari di pura poesia sensoriale.

Ma, i giardini di Villa Taranto, non vanno spiegati… i giardini di Villa Taranto, vanno ammirati, gustati ed assaporati con lo sguardo: lascio, allora, parlare le immagini, prima di riprendere il racconto.

Al termine di tre ore di pura gioia per gli occhi, saliamo in auto per raggiungere Stresa, da cui prenderemo il battello che ci porterà all’Eremo di Santa Caterina del Sasso.

Percorriamo un tratto di lungolago davvero panoramico dove, il passaggio attraverso cittadine turistiche accoglienti, si alterna ad affacci straordinari sulle meravigliose Isole Borromee, visitate con grande piacere tredici anni fa.

Si tratta della stessa strada costiera percorsa nel 2004, quando da Locarno abbiamo deciso di raggiungere Luino muovendoci lungo le amene rive del Lago Maggiore (qui il diario di viaggio). Quadri bellissimi ci rilassano fino al momento in cui arriviamo a Stresa perché, proprio qui, sbattiamo contro la prima brutta sorpresa del nostro viaggetto: l’impossibilità di trovare un qualsivoglia parcheggio.

Giriamo in lungo e in largo ma, di un posto libero, neppure l’ombra. Ci rendiamo conto dell’assurdità di questa impresa, quando nemmeno il proverbiale “raggio laser” di Daniele (una fortuna sfacciata), capace di scovare un parcheggio in ogni situazione, ci fa raggiungere il risultato sperato. Cosa fare quindi?
Ci consultiamo velocemente e, per grande amore di Daniele nei miei confronti (o timore che poi gli rompa le scatole per il resto della vita), decidiamo di arrivare fino a Santa Caterina del Sasso in auto!!!

La strada è lunga in quanto, trattandosi della via lungolago che attraversa centri e borghi, il limite è dei cinquanta ma, alla fine, possiamo goderci il panorama e la tiepida aria che entra dai finestrini, senza inutili corse.

Ci fermiamo anche per acquistare una pizza, che poi mangiamo seduti su una panchina vista lago, avvolti dal sole. Non avremmo potuto gustare un pranzo pasquale migliore!
Arriviamo a Leggiuno, località in cui si trova l’Eremo di Santa Caterina del Sasso, a metà pomeriggio e, per un attimo ci spaventiamo: il parcheggio è stracolmo anche qui!

Proviamo a seguire la strada laterale che, fortunatamente, ci porta ad un piazzale di sosta secondario dove, finalmente, possiamo lasciare l’auto e iniziare la tanto attesa visita.

Un sentiero fortemente digradante, affacciato sul Lago Maggiore, immette alla struttura dell’Eremo permettendoci, nel frattempo, di ammirare la bellezza infinita di questo vasto specchio d’acqua prealpino. Le nuvole che hanno iniziato ad addensarsi in cielo, rimandano uno struggente quadro di toni grigi e sfumati, in una raffinatezza d’autore.

Ci sono davvero tante persone, tra visitatori singoli, come noi, gruppi guidati, pellegrini in attesa della messa pomeridiana.

Avrei preferito gustarmi il pittoresco sito in una situazione di maggior tranquillità, soprattutto dopo la lunga attesa di tredici anni, però riaccendendo la “modalità estraneazione”, riesco a soffermarmi con piacere sulle emozioni e su ciò che il mio occhio coglie: un’architettura notevole e unica, addossata alla roccia, posta a strapiombo sul Lago Maggiore. Straordinario…

La storia di questo importante luogo di culto, affonda le proprie origini nel XII secolo, quando il mercante Alberto Besozzi, scampato ad un naufragio, fece voto a Santa Caterina d’Alessandria di ritirarsi in solitudine, all’interno di una grotta, per vivere nella modestia e nella preghiera, rinunciando ad agi e ricchezze. Proprio in questo tratto orientale di costa, egli edificò una cappella in onore della Santa, come ringraziamento concreto per avergli reso salva la vita.

Alberto fu successivamente beatificato e tumulato proprio all’interno della deliziosa chiesetta dell’Eremo, la cui struttura assorbì anche la cappella dedicata a Santa Caterina.

L’interno è intimo, raccolto…un luogo piacevole ed intenso. La facciata esterna è caratterizzata da un portico rinascimentale, sotto al quale sono conservati degli affreschi attribuiti ad uno dei figli di Bernardino Luini; il campanile del XIV secolo, si trova a strapiombo sul lago.

L’intero complesso monastico, con le chiese di San Nicola e Santa Maria Nova, risale allo stesso periodo.

Nel Settecento si verificò un miracolo che si protrasse per quasi due secoli: enormi sassi  precipitarono sulla struttura della chiesa e, fino al 1910, restarono incastrati, sospesi, sulla volta di una cappella, la qual cosa evitò che si verificassero danni gravi
Una straordinaria infilata di porticati panoramici e piccole terrazze aperte, il tutto in uno spazio a ridosso della nuda roccia, accompagna i nostri passi, mentre il lago compare come un fotogramma blu e grigio, a far da sfondo alla grandiosa immagine.

Sarebbe stato bellissimo poter vedere l’Eremo di Santa Caterina, proprio dalle acque del Lago Maggiore durante la navigazione, ammirandone la particolare struttura, ma sono più che felice di essere arrivata comunque fino a qui. Rinunciare del tutto alla visita sarebbe stato molto peggio.

Mentre il numero di persone in arrivo continua ad aumentare in maniera esponenziale, decidiamo di allontanarci risalendo verso i parcheggi utilizzando l’ascensore incavato nella roccia, che permette un facile accesso a tutti. Con un solo euro a tratta, a persona, si acquista il gettone nell’apposita macchinetta e si può usufruire del servizio. 
Mentre torniamo all’auto, notiamo che sono da poco passate le 16, perciò decidiamo di fermarci nella vicina località di Angera, per la visita della Rocca Borromeo.

Francamente non speravo di riuscire a fare questa sosta ma, quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere, si dice il vero: infatti, se non fossimo arrivati fin qui in auto, avremmo semplicemente ripreso il battello per Stresa, escludendo la fortezza dal nostro programma.

La possente mole della Rocca di Angera, posizionata su una collina calcarea, ci accoglie sin dalla strada: impossibile non notarla e non restarne affascinati.

Questa postazione strategica, a ridosso del Lago Maggiore, con la possibilità di spaziare con lo sguardo fin sulle Alpi, ne fece uno dei principali luoghi di controllo, nell’antichità. Non solo per questioni difensive, ma anche per ragioni economiche: i pregiati materiali di costruzione diretti a Milano, passavano proprio dal lago e, da Angera, si controllavano tutti gli spostamenti, applicando i dovuti dazi.
Acquistiamo i biglietti e ci incamminiamo attraverso il viale d’accesso, all’ombra del maestoso fortilizio fondato dai Longobardi prima del X secolo, da una parte, mentre le mura risalenti ai secoli successivi, ci accompagnano dall’altra. Siamo circondati dalla storia!

Il cortile interno della Rocca di Angera è straordinario, ampio e spettacolare: non a caso venne scelto come set cinematografico nel film “I promessi sposi”, di Salvatore Nocita.

Accediamo all’antica tinaia, all’interno della quale troviamo uno stupefacente torchio seicentesco che, per dimensioni, è il secondo in Lombardia.

Nel XIII secolo la Rocca divenne possedimento vescovile, fino a quando passò alla famiglia Borromeo, nel 1449, a cui ancora appartiene.

La Rocca ospita un percorso museale che mi fa completamente impazzire: il Museo della Bambola e del Giocattolo, una delle più vaste e complete esposizioni a livello europeo, voluto e progettato da Bona Borromeo Arese, con oltre mille pezzi dei più svariati materiali, che vanno dal XVIII secolo fino ad oggi.

Oltre a ciò, vi è una piccola sezione dedicata alle bambole provenienti da tutto il mondo, per non parlare degli straordinari carillon francesi e tedeschi, di cui si può osservare il funzionamento attraverso filmati che vengono riprodotti continuamente.

Una mostra bellissima che mi fa totalmente perdere la cognizione del tempo, giocattoli straordinari, bambole di una ricercatezza e particolarità uniche, con i loro sontuosi corredi. 

Vorrei anche sottolineare la grazia con cui sono stati riprodotti, all’interno delle teche, gli ambienti in cui fanno bella mostra di sé i pregiati pezzi.

All’ultimo piano della Rocca di Angera, possiamo ammirare le stanze storiche: alcune ospitano una pregevole collezione di maioliche, provenienti da tutta Europa, dalla Persia e dalla Cina.

Ma, fiore all’occhiello di queste antiche stanze, è senza alcun dubbio la Sala di Giustizia, le cui volte e i muri sono completamente affrescati da straordinarie scene che narrano le vicende di Ottone Visconti, con la sua vittoria su Torriani nella Battaglia di Desio, del 1277. 

Siamo i soli visitatori all’interno della stanza, in questo momento, ed è quasi possibile percepire un soffio di storica connessione col passato, in una suggestiva atmosfera sospesa.

Scendiamo nuovamente nel cortile, per accedere ai giardini medievali della Rocca di Angera, che ospitano anche la piccola chiesetta palatina.

Si tratta di uno spazio unico e geniale, ricreato attraverso lo studio di codici e documenti storici, che hanno portato alla realizzazione di tre spazi espositivi: il Verzere, il Giardino dei Principi, il Giardino delle Erbe Piccole.

Ci perdiamo ad ammirare la grazia assoluta di questa particolare ed accogliente creazione, distratti solo dagli affacci straordinari sul Lago Maggiore; dettagli, scorci e angoli deliziosi, si presentano con ricercata semplicità ai nostri occhi.

Nulla è lasciato al caso eppure, per contro, sembra che l’intero giardino sia scaturito fin qui dal nulla. Lo studio e riproduzione dei codici, ha certamente sortito il giusto effetto: quello di dare una sensazione di passato giunto all’improvviso nel presente.

Dopo un’abbondante ora e mezza di visita, ci dirigiamo al parcheggio, anche perché la Rocca sta chiudendo: ci aspetta la lunga strada verso Quarna Sotto, che seguiamo comunque senza affannarci. Non avrebbe senso fare inutili corse, dopo una così bella giornata.

Peccato che il tempo stia visibilmente peggiorando e, a metà percorso, inizia a piovere, lasciandoci un brutto presentimento per la giornata di domani.
Una volta in appartamento, facciamo una rapida doccia, ci cambiamo e torniamo allegramente verso Omegna, per cenare in un ristorante sul Lago d’Orta: pizza per Daniele, un’insalatona per me, chiacchiere e relax, mentre fuori piove sempre più forte. Pazienza, per ora ci limitiamo a goderci la serata.

∞♦∞

L’anteprima di maltempo avuta nella serata di ieri, si ripresenta senza miglioramenti questa mattina.

Facciamo colazione con calma, sistemiamo le ultime cose, salutiamo i nostri deliziosi host e ci mettiamo in auto, con l’idea di raggiungere Stresa, per visitare il Parco Faunistico di Villa Pallavicino.

Purtroppo, quando arriviamo nei pressi di Stresa, ci rendiamo conto che il tempo non accenna miglioramenti.

In genere non rinuncio ad una visita, in funzione del clima ma, capirete anche voi, visitare un vastissimo giardino, con la pioggia e la possibilità che venga chiuso causa maltempo, non sarebbe comunque il massimo.
Mi appello, allora, ad un piano di riserva, spuntato nella mia mente ieri, mentre tornavamo in appartamento, dopo la bellissima giornata trascorsa sul Lago Maggiore: dato che in Emilia Romagna le previsioni non danno pioggia, perché non percorrere metà della tratta verso casa, fermandoci nel parmense per partecipare alla visita guidata della Reggia di Colorno?

L’idea ci piace e, in effetti, si dimostra ottima: arriviamo a Colorno nel primo pomeriggio, con il sole che splende tra una leggera velatura di nuvole. Parcheggiamo l’auto e, fatto il biglietto per la visita guidata delle 15 e 15, cerchiamo un posticino dove prendere qualcosa da mangiare.

Fortunatamente, nella piazza antistante il Palazzo Ducale, troviamo un localino che propone prelibatezze siciliane: acquistiamo panzerotti, arancini e andiamo verso il giardino alla francese della Reggia, aperto a tutti come parco pubblico, dove gustiamo il nostro pic-nic di Pasquetta, comodamente adagiati su una panchina.

Da qui, lo sguardo corre ripetutamente alla mole sontuosa del palazzo, incorniciato da questo labirintico parterre di bassi cespugli; peccato solo che le fontane siano vuote: con i giochi d’acqua, sarebbe stato tutto ancora più bello!

Nell’attesa della visita, passeggiamo per il parco scattando foto, quindi inganniamo il resto del tempo giocando a briscola, in una partita all’ultimo sangue, che mi vede vincitrice di ben sei partite, più un parimerito.

Daniele non gradisce l’amara sconfitta, e conia un nuovo motto rivoluzionario: al grido di (scusate il francesismo) “Più culo che giudizio!!!” esprime tutto il proprio disappunto. Secondo me è l’invidia che parla

Il flusso di visitatori alla Reggia di Colorno, oggi, è altissimo e, i biglietti per i turni d’accesso, si esauriscono velocemente. Nonostante questa vera e propria invasione di turisti, bisogna rendere atto della grande serietà e professionalità delle guide in quanto, a parte variare l’ordine di visita, mantengono effettivo il percorso, senza saltare nulla e senza lesinare nei particolari.
La Reggia è immensa: affacciata sul torrente Parma, è un involucro storico che contiene oltre 400 stanze ed edifici suddivisi da cortili.

Iniziamo la visita dall’appartamento del Duca Ferdinando di Borbone: “semplice e intimo”, nell’accezione nobile del termine, è composto da una serie di stanze sobrie, in cui Ferdinando poteva seguire la propria vocazione religiosa e isolarsi dalla mondanità. Nonostante questo, le decorazioni parietali sono di una ricercatezza e di una grazia uniche.

Passiamo quindi al bellissimo osservatorio astronomico, una stanza affrescata con la tecnica del trompe-l’oeil, che dilata completamente il senso dello spazio, permettendo di osservare quella che era la reale panoramica, di cui godevano i duchi nel passato. Segni zodiacali e pianeti completano i grandiosi affreschi.

Accediamo alla Cappella Ducale di San Liborio, neoclassico luogo di culto, ricco di opere di artisti locali. Contiene un numero impressionante di reliquie, che supera ampiamente i duecento pezzi: in realtà, il progetto di Ferdinando era raccoglierne 365, una per ogni giorno dell’anno. Seppure non raggiunse questo obiettivo, possiamo comunque dire che ne collezionò un discreto numero!

Il grande organo, posto dietro l’altare maggiore, non solo è perfettamente funzionante e possiede ancora le canne originali, ma viene utilizzato annualmente durante la stagione dei concerti.

Entriamo, infine, nel sontuoso piano nobile, con gli appartamenti del Duca e della Duchessa. La Reggia venne abbellita alla maniera francese da Luisa Elisabetta, figlia di re Luigi XV e moglie di Filippo di Borbone.

Ella tornò dalla Francia, dopo aver fatto visita all’amatissimo padre, con una processione di carrozze piene di arredi e materiali pregiati, con cui adornare la residenza, che l’aveva così profondamente colpita.

Sia Elisabetta che il marito, erano atei e seguivano le ideologie illuministe: la loro corte, pertanto, venne strutturata proprio in maniera tale che la religione non influisse su idee e comportamenti.

Il successore di Filippo, il figlio Ferdinando fu, al contrario dei genitori, un uomo devoto e religioso: si ritirò, quindi, nel sobrio appartamento nuovo, fatto appositamente costruire secondo il proprio regolare e dimesso gusto, mentre la moglie Maria Amalia d’Asburgo, molto meno sobria di lui, trascorse quanto più tempo possibile lontano dal consorte.
Mentre attraversiamo l’infilata di stanze di rappresentanza, che affacciano direttamente sul giardino alla francese, ci viene narrato di quando il palazzo, passò a Napoleone, dopo la morte di Ferdinando: egli lo dichiarò Palazzo Imperiale e lo fece ristrutturare.

Quando Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, si vide assegnare il palazzo, ne fece la propria residenza principale: ancora oggi, seppure erroneamente, la Reggia di Colorno viene considerata la residenza di Maria Luigia. In realtà, come è possibile comprendere dalle parole della nostra guida, la storia della sontuosa reggia borbonica è molto più ampia e profonda.

Ciò che colpisce della Reggia di Colorno, mentre si attraversano le sale, sia quelle di rappresentanza, sia gli appartamenti privati, è la totale mancanza di arredi: solo recentemente, infatti, sono stati reinseriti poco meno di cinquanta pezzi, appartenenti all’edificio stesso, oppure affini, per qualità e datazione, alla storia del Palazzo Ducale.

Infatti, dopo l’Unità d’Italia, il palazzo venne dato ai Savoia, che lo mantennero fino al XIX secolo, quando venne regolarmente acquistato dalla Provincia di Parma.

Tutti gli arredi, allora, vennero trasferiti nei vari palazzi appartenenti a Savoia, nel resto d’Italia; alcuni pezzi, invece, andarono ad arricchire collezioni estere. Una curiosità: anche la scrivania da cui il nostro Capo dello Stato tiene il discorso di fine anno, proviene proprio dalla Reggia di Colorno.

Insomma, date queste premesse, dobbiamo ringraziare che non siano stati staccati i soffitti… probabilmente più per praticità, che per volontà! Riportare a casa un tale patrimonio, rivedere la Reggia nel fiore della propria sontuosa bellezza, sarebbe un sogno…Un sogno che, molto probabilmente resterà tale.

E’ tardo pomeriggio quando usciamo da questa articolata ed interessantissima visita guidata: variare all’ultimo i piani per il giorno di Pasquetta, si è rivelata un’ottima scelta. Siamo stanchi, perché sono stati tre giorni davvero intensi, ma di quella stanchezza appagante, che ti riempie di una gioia profonda.
Ci fermiamo brevemente in Autogrill per una cena veloce e leggera, quindi chiacchieriamo e cantiamo fino a casa, pronti a preparare un nuovo piano di visite, per andare alla scoperta di questo “pazzo mondo”, che ha così tanto da donarci. 
La nostra Pasqua non è stata all’insegna di pranzi o cene luculliane; non ha previsto chili di cioccolato o colombe. La nostra Pasqua è stata il ritrovare noi stessi, le nostre emozioni, connettendole ad una serie di straordinarie visite. La nostra Pasqua è stata caratterizzata da un solo motto: “Voce del Verbo Partire”. E vivere.

Claudia B.

22 Commenti

  1. Conosco bene sia il Lago d’Orta che quello Maggiore e Angera, per anni sono stati il giretto del sabato pomeriggio (beata vicinanza) ma la cosa che più mi ha colpito del tuo post è la riflessione finale..
    Nessun pranzo luculliano, chili di cioccolato o stereotipi delle feste, ma la voglia i ritrovarsi l’emorsionarsi e il sentirsi vivi.
    Semplicemente sublime di questi tempi!

    1. Grazie Elena, ti sono grata per aver citato (ed apprezzato) questa cosa, ma proprio tanto.
      Io e mio marito siamo un pò due voci fuori dal coro per questo nostro modo di essere. Anzi più io di lui…Dani si adatta, ma so che alla fine apprezza queste cose.
      Io sono quella che fugge dalle catene, dalle situazioni imposte, dall’eccessiva intromissione. Ho bisogno dei miei spazi e dei miei tempi. Dei miei momenti. Anche di quelli che prevedono pizza da asporto consumata sulle rive di un lago, il giorno di Pasqua.
      In tanti non mi capiscono; in tanti dicono di capirmi, ma mi giudicano. Ma da quando ho aperto il blog, ho scoperto anche un universo di persone che mi comprende davvero, e mi sono sentita meno pecora nera 😀
      Grazie per il tuo commento,
      Claudia B.

  2. Gran bell’itinerario Claudia! Il Lago d’Orta mi manca, invece di quello Maggiore mi sono completamente innamorata, anche se prevedo di tornarci perché qualche “pezzetto” lo devo recuperare!
    La Reggia di Colorno ammetto invece che non mi ha fatto impazzire, abitando nella zona ho visitato parecchi castelli del Ducato di Parma e Piacenza e me ne sono piaciuti molto di più altri! 🙂

    1. Allora Chiara, visto che siamo in fase di confessioni, voglio dirti che dopo la visita a Castell’Arquato e Vigoleno, capisco perfettamente il tuo pensiero 😉!
      Sai, il Lago Maggiore è talmente vasto, che c’è sempre qualcosa da scoprire o riscoprire; noi abbiamo fatto anche la parte svizzera, ma ci mancano ancora tanti itinerari.
      Il Lago d’Orta, invece, nel suo essere contenuto, è un gioiello unico. Lo visiti in poco tempo, ma dentro ti lascia un universo 😊
      Un bacio, a presto,
      Claudia B.

  3. Super dettagliato questo post!! Il Lago Maggiore è uno dei primi in classifica tra i posti che vorrei vedere quando torno in Italia, ma tu mi hai mostrato molto altro da inserire in questo ipotetico viaggio!! In particolare i giardini di Villa Taranto sembrano apposta per me che amo i parchi e i giardini! Grazie mille per gli spunti, tornerò sicuramente su questo post quando ne avrò bisogno 🙂

    1. Villa Taranto è uno spettacolo, mi era rimasta la voglia di visitarla, sin dal primo viaggio sul Lago Maggiore.
      A questo proposito Agnese, ti suggerisco assolutamente di inserire nel tuo programma le Isole Borromee. Sono imperdibili e facilmente raggiungibili anche dall’imbarcadero proprio di fronte a Villa Taranto!
      Per qualsiasi informazione, sia io che il post siamo qua 😉
      Un bacio,
      Claudia B.

  4. Quanti bei posticini che mi fai scoprire Claudia!!! Che borghi splendidi e quei giardini meravigliosi!!! Leggere i tuoi post è come viaggiare con voi 😉 riesci a trasmettere l’entusiasmo che provi nel visitare ogni luogo!!! E concordo con te su quanto viaggiare faccia bene a cuore, anima e mente!!! Un abbraccio!!!

    1. Grazie Carmen! Sapevo che mi avresti capita: ci sono momenti “no”, dove il “no” è su tutta la linea, ed allora solo fuggire via ti può aiutare. Perché vivi un’esperienza che ti catapulta in un mondo diverso dal tuo, anche se non poi così distante da casa. E io in quel momento ne avevo bisogno col corpo e con la mente.
      Mi fa piacere che tu abbia avuto la sensazione di viaggiare con noi, per me è uno dei complimenti più belli che mi possiate fare 🙂
      Un bacione grande,
      Claudia B.

  5. Adoro i piccoli borghi!come dici tu, sono piccole bomboniere a volte giusto a due passi da casa! Bellissima san Giulio e anche l’edificio a strpiombo sul lago maggiore! Anche per me viaggiare è una medicina:,la migliore che ci sia! Mi hai portato dentro quelle strade dai muri un po logorati dal tempo e si percepisce un sacco il tuo amore per la scoperta per il nuovo!si capisce da come scrivi,! La tua con il meteo è una vera e propria guerra eh??ahahajaj! 🙂 mi piace perche vedi sempre il lato positivo:è brutto tempo? Troveremo il modo di aggirarlo! C e troppa gente? Grazie al cielo sono a avedere questi bei posti,non a casa a guardare la tv! 🙂 questo è lo spirito giusto:lo spirito del viaggiatore!

    1. Grazie Serena, sei davvero un tesoro, sia per i complimenti, sia perché mi capisci…ed io questo lo apprezzo sempre tanto!
      Parto sempre dal presupposto che sono una persona estremamente fortunata, già per il fatto di poter viaggiare…trovare una soluzione ad eventuali intoppi, penso sia il minimo.
      Ho amato ogni singolo momento di quella breve fuga di Pasqua, ci ripenso spesso perché mi ha “tirata fuori” da un periodo no. E mi fa piacere se questa cosa emerge dal post.
      Stavo pensando che io ed il tempo siamo davvero il lotta perenne, sai! Sembra incredibile, ma pare che Lui ce l’abbia con me 😉 Forse un giorno gli dedicherò un articolo speciale, forse così faremo pace, ahahahah!
      Un bacione Serena,
      Claudia B.

      1. Siamo esattamente sulla stessa linea d onda. Spesso non è il posto ma il senso di liberta che si prova viaggiandodi a “curarci” 🙂 e se uno ha una visione negativa di tutto anche in viaggio..allora sarà servito a poco partire! Adoro chi si sa adattare senza troppe storie e tu sei proprio una persona che sprigiona positività! Io che tendo ad assorbire tutto cio che mi circonda sto cercando d contornarmi solo di persone come te! 🙂 un altra vita! Un bacione

        1. Tu non ci crederai, ma da tre anni a questa parte è una cosa che sto cercando di fare anche io.
          Ho dato dei “taglioni” notevoli ai rapporti, perché ero stanca sia della negatività, che delle amicizie a senso unico.
          In realtà è un processo di eliminazione iniziato molto prima, ma dal 2013 in poi è stata una sorta di “potatura” necessaria, perché sentivo di soffocare.
          Per cui siamo davvero tanto sulla stessa lunghezza d’onda 😉😘
          Claudia B.

    1. Io mi ci sono avvicinata qualche anno fa, quando ho visitato la prima volta il Lago Maggiore e le isole Borromee. Mi aveva stregata!
      Poi a Pasqua siamo tornati per approfondire la visita, ma anche per andare sul Lago d’Orta. Sai Stefania, è stato un piccolo viaggio curativo per me 😊
      Un bacio,
      Claudia B.

    1. Adesso ti svelo il segreto ^_^… Effettivamente tengo da parte le piccole brochure, i pieghevoli, oppure fotografo i pannelli esplicativi. Invece quando partecipiamo alle visite guidate è più semplice, perché vado a memoria, magari aiutandomi per le date tramite web. Perché le date sono il mio punto debole: posso risalirci per quanto riguarda l’arte, ma sugli eventi storici ho bisogno d’aiuto!!!
      Ora poi, butto via tutto, una volta finito il testo, ma fortunatamente in passato conservavo ogni cosa per ricordo, biglietti, pieghevoli, e questo mi ha aiutata tanto nella stesura dei diari di viaggio più vecchi!
      Spero tu abbia presto occasione di andare in zona, perché merita tantissimo!
      Claudia B.

  6. Claudia, che bei luoghi. Mi hai incantata con questi borghi!
    E non solo… ammetto che la villa e i suoi giardini mi hanno lasciata a bocca aperta e di fronte alle foto ho smesso per un attimo di leggere…
    Una mia collega è stata recentemente alla Reggia di Colorno, consigliandomela. I dettagli decorativi delle stanze sono molto eleganti.
    A presto 🙂

    1. Elisa mi fa molto piacere sapere che hai apprezzato, anche perché posso garantire che sono stati tre giorni di scoperta, davvero sorprendenti.
      Ogni angolo e luogo, ci ha lasciati senza parole. Vorrei dire peccato per il tempo l’ultimo giorno…ma, considerato che ci ha portati fino a Coloro, non potrei mai affermarlo!
      La tua collega ha ragione: i dettagli delle decorazioni sono splendidi, vanno a coprire anche la minima presenza d’arredamento, e la preparazione delle guide fa il resto.
      Pensa che poi, con lo stesso biglietto, siamo potuti entrare con tariffa ridotta alla rocca di Castell’Arquato, un paio di mesi dopo!
      A presto,
      Claudia B.

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