Cosa vedere nei dintorni di Cesena: il borgo di Bertinoro

Avete presente quelle domeniche invernali in cui, guardando fuori, vi trovate al cospetto di un cielo perfetto, immacolato, con solo quella leggerissima foschia appena accennata? Quella sorta di “rifinitura” che sfoca le immagini all’orizzonte e sembra stata messa apposta lì per essere fotografata.. o, meglio, per fare da sfondo a paesaggi e luoghi da fotografare?
Ecco, oggi è uno di quei pomeriggi e, subito dopo pranzo, decidiamo di spingerci fino all’entroterra forlivese, avvolti in questa meravigliosa atmosfera, per visitare il piccolo, grazioso, borgo di Bertinoro, un angolino arroccato sulle colline in provincia di Forlì-Cesena. Veniamo attirati dal pittoresco paese come calamite: abbiamo “incrociato” Bertinoro la scorsa estate, quando siamo passati da qui, al ritorno da un’uscita con Tuono, al Passo del Muraglione e, come dico spesso, ce la siamo mentalmente annotati. Questo pomeriggio, ci siamo lasciati richiamare dal ricordo, di un “profilo d’altri tempi”.
E che tempi! Se è vero, infatti, che Bertinoro conserva con cura le amene fattezze di un borgo medievale, bisogna dire che l’intera area fu scelta ed abitata sin dalla Preistoria, grazie alla presenza di corsi d’acqua che attirarono le popolazioni fino a qui.
Si sa, l’acqua è vita anche se, vista l’eccellente produzione di vini e gli eventi dedicati proprio a questo prezioso nettare, potremmo affermare che, anche il vino, è vita: i “Pomeriggi del Bicchiere”, allietano alcune domeniche del centro, con la presentazione e gli assaggi di vini e dell’eccellente gastronomia romagnola. Se non è vita questa!
Bertinoro iniziò parzialmente a svilupparsi quando, durante la dominazione romana, vennero costruite importanti vie di comunicazione che collegavano Forlì e Rimini; pur non presentandosi ancora come la città vera e propria, che noi oggi ammiriamo, furono gettate le basi per quel nucleo, che si formò durante l’Alto Medioevo.
La possente cinta muraria che ci accoglie, ad esempio, è stata edificata in quel periodo, per ovvie ragioni difensive (e non, come piace pensare a noi appassionati di fotografia, per venire immortalate dai posteri), creando una sorta di “intreccio” tra protezione naturale, data dagli speroni di roccia, ed intervento umano. Questo avvenne sia qui, sul monte Cesubeo su cui sorge Bertinoro, sia sul vicino monte Maggio.

Storicamente parlando, siamo nel periodo in cui il controllo e l’influenza della città di Ravenna, alleata con la dinastia germanica discendente da Carlo Magno, raggiunse anche l’entroterra forlivese: fu così che, l’arcivescovo di Ravenna, diede vita alla Contea Bertinorese.

La Rocca di Monte Maggio fu abbattuta e, tutti gli abitanti, trasferiti in quella di Monte Cesubeo, che divenne Castrum Brittinori, affidato ad una dinastia locale, la quale si estinse nel XII secolo. Bertinoro e tutto il circondario, furono concessi all’imperatore e qui, furono persino ospitati Federico Barbarossa e la sua corte. Nel 1278, gli Asburgo, cedettero la Romagna allo Stato Pontificio e, anche Bertinoro, fu assoggettata al controllo del Papato.

La nostra passeggiata si svolge lenta e piacevole lungo le vie del centro storico, in un susseguirsi di casette colorate e vicoli, che si lasciano inondare dalla calda luce del sole, il quale si avvia al tramonto, in una tavolozza di colori infuocati.
Fino a quando ci ritroviamo sulla bellissima ed elegante Piazza della Libertàun salotto con vista, ecco come definirei questo slargo, che è davvero il centro palpitante di Bertinoro. Solo una cosa ci lascia perplessi, non me ne voglia nessuno ma, un luogo tanto bello, non andrebbe trasformato in parcheggio pubblico. Capisco che le auto non si possano mettere in tasca, come si suol dire, eppure riempire uno spazio così sublime di vetture, è davvero un peccato.
Ritroviamo, da un lato, il sontuoso Palazzo Comunale, che risale al XIV secolo, quando Pino I Ordelaffi lo fece erigere proprio come sede dell’istituzione. Accanto, la mole della Concattedrale. Di fronte lo spettacolare panorama sulla Romagna, che arriva fino alla costa adriatica. Su un angolo della piazza, la Colonna dell’Ospitalità.

Soprattutto questa, attira la nostra curiosità: costruita in sasso bianco, per sottolineare il carattere ospitale dei cittadini di Bertinoro, la colonna ha una storia alquanto divertente. Pare infatti che, nel XV secolo, le famiglie nobili della città, fossero in continua disputa tra di loro, per decidere chi dovesse ospitare i forestieri arrivati a Bertinoro.

Per sedare queste continue liti, fu eretta la colonna, dotata di dodici anelli per legare i cavalli, cui corrispondevano altrettanti nomi di famiglie: nel momento in cui, il forestiero, ignaro, legava il proprio cavallo ad uno di quegli anelli, decideva automaticamente la famiglia in cui avrebbe alloggiato. Ora… direi una sorta di Airbnb del passato, con l’host deciso al momento,  a caso, e senza “previa prenotazione”!

Dopo aver ammirato qualche minuto ancora il panorama, persi con lo sguardo in tanta pittorica bellezza, ci lasciamo alle spalle Palazzo Ordelaffi, la colonna e la bellissima piazza, per continuare a salire lungo i piacevoli vicoli, silenziosi e solitari.

Ci imbattiamo in una viuzza, che seguiamo incuriositi. Il piccolo passaggio, si apre meravigliosamente sui tetti dei palazzi di Bertinoro, in particolare su quelli di Piazza della Libertà e sulla mole della Concattedrale di Santa Caterina, nella quale, essendoci una funzione, non siamo potuti entrare.

Nulla è rimasto del piccolo oratorio, smantellato nel XV secolo, per dar vita a questa grandiosa opera, terminata due secoli dopo. All’interno dell’edificio, è conservato un crocifisso ligneo che, secondo la tradizione, fu scolpito da un pellegrino, il quale utilizzò un albero di fico del giardino e lo fece trovare pronto, al momento di partire, come ringraziamento per l’accoglienza ricevuta.

Lungo questo decentrato e sopraelevato vicoletto, si respira una sensazione di piacevole isolamento. Quella sorta di “stare al di sopra delle cose”, in maniera molto letterale… E’ di grande impatto visivo soprattutto perché, pur essendo all’interno del tessuto urbano, se ne discosta completamente, tanto che sembra di trovarsi in un angolo di campagna, con muretti sinuosi a cingere proprietà private, graziose villette e giardini segreti. Una Bertinoro a sé!

Ritorniamo sui nostri passi, per raggiungere piano piano, la vera e propria regina del borgo: la grandiosa Rocca, possente sistema difensivo che, come detto all’inizio, si fonde completamente con la nuda roccia, a testimonianza di come, quando natura e ingegno umano lavorano insieme, si ottengono grandiosi risultati. E’ il caso della Rocca di Bertinoro, la quale fu per secoli imprendibile.

La troviamo avvolta nella caldissima luce del tramonto ormai al culmine, con le luci della sera che iniziano a lambirne le fattezze, dal corpo centrale, alle mura merlate.

Edificata attorno all’anno Mille, fu per secoli il vero nucleo della città, non solo come residenza signorile, pronta ad accogliere ospiti illustri come il Barbarossa, gli Sforza o i Borgia, ma anche come centro militare, prigione, nonché deposito per acqua e provviste, disponibili in caso di necessità.

Oggi, sede dell’Università e del “Museo Interreligioso”, è circondata da un piacevole parterre, con giardini semplici ma eleganti, i cui vicoli conducono ad un angolo molto suggestivo della città, soprattutto al calar della sera, ossia la piccola piazzetta, nei pressi dell’ex Chiesa di San Silvestro.

Da qui, ci riportiamo pigramente verso Piazza della Libertà e proseguiamo attraverso un vicoletto cui si accede oltrepassando la Colonna dell’Ospitalità: è molto pittoresco, forse proprio perché ci stiamo ritrovando a scoprirlo ora, quando le fioche luci pubbliche, lo rendono un percorso del passato.

Bertinoro è definita da tutti il “Balcone della Romagna”; io, l’ho personalmente dichiarata un “profilo d’altri tempi”

Di certo, è un borgo medievale notevole ed accogliente, il quale, perdonate il mio volo pindarico, ma devo proprio scriverlo, regala al visitatore delle bellissime sensazioni. Sono un segno d’aria, dovete concedermi anche queste divagazioni!

Mi affido molto e con piacere alle emozioni suscitate dai ricordi, dalle immagini e dalla sensazione stessa di ciò che mi evoca la memoria: ecco, Bertinoro, sa ancora darmi piacevoli e suggestivi ricordi, di una domenica pomeriggio d’inizio inverno.

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Consigli utili
-Informatevi preventivamente su dove, come, quando si svolge l’evento “I pomeriggi del bicchiere”, altrimenti rischiate di restare senza vino. Ve lo spiego in maniera filosofica: anche per le persone che, normalmente, sanno vedere in tutto il bicchiere mezzo pieno, in questo caso, il bicchiere resterà VUOTO!
-La storia della Colonna dell’Ospitalità è molto carina, lo so, ha colpito anche noi. Ma, per buona creanza, sconsiglio caldamente di arrivare fino a Piazza della Libertà, legare il proprio mezzo di trasporto alla suddetta colonna (che oltretutto è monumento storico e, a ragion del vero, può essere solo fotografata), aspettando che qualcuno accorra per ospitarvi. Nella scelta, potrebbe capitarvi la cella della Polizia di Stato…
-La cosa migliore che posso suggerirvi, come terzo consiglio, è di arrivare a Bertinoro, in un orario che vi permetta di godervela nel passaggio tra pomeriggio-tramonto-sera; lo scemare della luce e l’arrivo delle tenebre, creeranno angoli talmente suggestivi ed immagini così fuori dal tempo, da conquistare qualunque amante della fotografia! Se poi, ad accompagnarvi nella vostra visita, c’è un amante dei vini, ma non avete prestato attenzione al primo suggerimento di questa lista, beh, allora qualcuno potrebbe non essere così contento, nemmeno della bellezza che si palesa davanti ai propri occhi!

Claudia B.

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