Di passo in passo: l’Appennino in moto

Miei cari lettori, dopo mesi di racconti dedicati alle uscite in moto, con Tuono, che trovate nella sezione Due ruote e uno zainetto (cliccando, potrete accedere a tutti i diari di viaggio scritti finora sull’argomento), oggi vi presento l’ultimo testo in cui la nostra Aprilia, sarà protagonista con noi.
Dopo quattro anni e mezzo d’amore, Tuono passerà ad altri proprietari che, ci auguriamo, lo ameranno tanto quanto lo abbiamo amato noi, con i quali possa percorrere ancora milioni di chilometri .
Il motivo per cui stiamo facendo questa scelta drastica non è, come qualcuno potrebbe pensare, perché intendiamo mettere la testa a posto, magari in auto e senza casco. No! La realtà è che stiamo cambiando moto. Abbiamo scelto la nuova Honda Africa Twin, che ci permetterà di percorrere tratti più lunghi di strada, spingendoci anche in veri e propri itinerari in giro per l’Italia e l’Europa, con maggiore comfort e consumi inferiori.
In questo momento, mi trovo in una personale fase di dolore e dispiacere per la nostra Aprilia, da una parte, e di frizzante attesa per l’Honda, dall’altra. Sensazioni contrastanti che combattono malamente in me (vs).
Ragazzi, la verità è che stiamo invecchiando e abbiamo bisogno di maggiore comodità e meno impatto per le ossa, che tendono a sbriciolarsi…Dai, sdrammatizziamo se no mi metto veramente a piangere pensando a Tuono. E vi assicuro che sono molto vicina a farlo.
Per esorcizzare il momento, ho pensato di ripercorrere nel blog, una delle tratte motociclistiche che più amiamo regalarci durante la bella stagione: il lungo itinerario verso il Passo del Muraglione. Si tratta di uno dei valichi appenninici più conosciuti dai motociclisti, in quanto collega la Romagna alla Toscana, in particolare il comune di Portico e San Benedetto a San Godenzo in Provincia di Firenze.
Il valico fu reso transitabile nel 1836, per volere di Leopoldo II, Granduca di Toscana. E’ un’immersione paradisiaca nella natura incontaminata, con vallate bellissime e lussureggianti, attraverso una serie di borghi pittoreschi.

La prima volta che abbiamo percorso questa strada, è stata il primo ottobre del 2011. Me lo ricordo ancora come fosse oggi, con grande dovizia di particolari. Ricordo la giornata scintillante e calda, nonostante fosse già autunno. Ricordo i profumi buonissimi di fresco miscelato con quello di corteccia e fumo. Ricordo i colori tersi e, allo stesso tempo, leggermente più bronzei, rispetto a quelli vividi tipici dell’estate, o accecanti, tipici della primavera. Ricordo la gioia di quella domenica mattina, quando abbiamo fatto il primo pieno della giornata a Tuono (Santo Tuono, quanto ci sei costato, piccolo amore nostro?), infilando acqua e macchina fotografica, nello zainetto blu e via! elettrizzati e pimpanti verso la nostra meta!
Scegliamo di prendere la statale fino a Forlì, in modo tale da seguire tutta la strada che porta fino al Muraglione, passando da Castrocaro Terme, Dovadola, Rocca San Casciano, Portico di Romagna, San Benedetto in Alpe, fino al passo, in un continuo di curve ampie e godibilissime che si insinuano nelle vallate appenniniche.

Quando arriviamo, troviamo un ampio parterre di moto: pare che in molti oggi abbiano avuto la nostra stessa idea, in fondo con una giornata tanto bella, non ce ne stupiamo!

Da quassù, poi, il paesaggio è qualcosa di sensazionale, a parte il bar-ristorante, non c’è altro e, ovunque si guardi, è possibile ammirare alberi a profusione, che stanno appena iniziando ad assumere i colori autunnali.

E’ bellissimo e pieno di pace, se non si considera il via vai di moto…ma potrei affermare, senza paura di venir smentita, che questo perpetuo passaggio è un valore aggiunto. Anzi è persino rilassante!

Ci sediamo all’ombra, sulle sedie poste a ridosso della ringhiera che si affaccia sulla vallata, gustando un semplice e freschissimo panino con la finocchiona, accompagnato da una birra, approfittandone per fare una piacevole chiacchierata.

Ripartiamo nel pomeriggio, con l’idea di seguire una strada diversa da quella dell’andata, attraverso un continuo di magnifici passi appenninici: scendiamo quindi verso Rocca San Casciano, dove giriamo in direzione di Galeata, a cui è collegata dai passi Forche e Cento Forche.

Un altro pezzo di incantevole Appennino Tosco-Romagnolo, che troviamo completamente a nostra disposizione, incrociando solo poche auto e moto.
Da Galeata proseguiamo per Santa Sofia e, una volta qui, saliamo verso il Passo del Carnaio, che ricollega la cittadina a San Piero in Bagno. Siamo però piuttosto stanchi dopo la lunga tratta percorsa, così ci fermiamo al bar del passo, per prendere un caffè e sgranchire le gambe.

A questo punto, in preda a dolori atroci in tutto il corpo, dovremmo capire che è arrivato il momento di tornare a casa: insomma scricchioliamo e, se tanto mi dà tanto, vuol dire che abbiamo bisogno di una pausa seria, di ore, non minuti.

Quindi, secondo voi, cosa facciamo? Dai, questa è semplice ragazzi, vi sto servendo la risposta su un piatto d’argento: ovviamente, una volta raggiunta San Piero in Bagno, andiamo a Bagno di Romagna e, da qui, facciamo una corsa verso il Passo dei Mandrioli, assorbendo ogni curva con entusiasmo, come se non fossimo in moto da almeno otto ore!

Ma, una volta a Badia Prataglia, crolliamo su una panchina del bel parco pubblico, dove ci fermiamo una lunga mezz’ora a rilassarci in mezzo al verde, con la luce che cala in un tramonto scintillante.
Il ritorno a casa è bruciante, nel senso che sentiamo andare a fuoco ossa ed articolazioni, ma questo non ci impedisce di deliziarci per ogni tornante, consapevoli che, con ogni probabilità, presto il tempo cambierà definitivamente, portando la neve su queste bellissime strade percorse oggi con Tuono. Meglio approfittarne fino all’ultimo…

Giunta a questo punto, dovrei quantomeno scrivere un pensiero carino rivolto alla nostra Aprilia Tuono: dopo tanti anni passati insieme sulla strada, tra tornanti, paesaggi e chilometri macinati, sarebbe il minimo, no?

Considerate che, i racconti scritti nel blog, sono solo una parte delle tante uscite fatte in moto. Non le riporto tutte perché si tratta spesso delle stesse mete, rielaborate ed incastrate in maniera diversa, quindi non avrebbe senso parlarvi delle medesime località. Come dico sempre,propongo itinerari che il motociclista potrà e dovrà ricomporre e sistemare a proprio piacimento.
Tuono è arrivato da noi che aveva 8000 km e, dopo quattro anni e mezzo, lo rendiamo con circa 30.000 km, fatti unicamente durante la bella stagione. Lo abbiamo davvero amato e, l’augurio più grande che possiamo fargli, è quello di trovare qualcuno che lo adori e lo nutra di carburante, tanto quanto noi, che abbia voglia di scoprire strade, di godersi l’asfalto, di divertirsi con questa vera e propria “macchina da curve”
Piccola “sanguisuga”, così spesso ti ho definito ironicamente: sappi che io e Daniele abbiamo amato ogni singolo centesimo speso in benzina, abbiamo sorriso al mal di ossa con cui scendevamo dalla sella dopo ore di strada, e abbiamo adorato ogni chilometro percorso insieme. Ciao Tuono!

…IN MEMORIA DI UNA GRAN MOTO
Claudia B. Daniele L. Aprilia Tuono 

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