Una giornata a Verona

Così, alla fine, è arrivato il grande giorno. Dopo averne discusso, dopo aver programmato, dopo aver creato post ad hoc per i partecipanti, domenica 17 aprile 2016, data ufficiale del primo evento tra il mio blog, Voce del Verbo Partire, ed il gruppo Facebook “Amici a Cesena”, è finalmente giunta.
Felice? Emozionata? Basita? Si, si e si. Perché, nel giorno in cui il blog compie i suoi primi sei mesi che, personalmente, da “mamma chioccia, spero si tramutino in altri sei miliardi moltiplicati all’infinito, mi ritrovo anche a vivere una situazione che sognavo da anni: organizzare un mini tour per un gruppo di persone, in una città d’arte, nel nostro caso Verona (per le informazioni tecniche, per i parcheggi e le visite guidate puoi cliccare su qui).
Ammetto che mi sveglio prestissimo, attorno alle quattro del mattino, con un Daniele sconvolto e “anche un pò zombie”, che mi guarda con sospetto: la voglia di partire mi butta sempre giù dal letto senza complimenti! Succede ogni volta, nemmeno fossi una di quelle persone che fa un solo viaggio all’anno!
Ma Verona è lì che ci aspetta, ed io aspetto lei da due mesi perciò, dopo esserci preparati ed aver fatto una rapida e sonnolenta colazione al bar, partiamo senza ulteriori indugi. Diciamo che, forse, ma solo forse, strada facendo “Morfeo potrebbe avermi assalita improvvisamente e senza farsi annunciare”, per grande gioia del mio amato marito, il quale non ha perso l’occasione di sottolineare come, la travel blogger di turno (chi???), sia tutta ruggiti all’alba, per poi cedere dopo poche ore. Aspetto il tuo prossimo passo falso, marito…tanto ci vediamo ogni giorno.
Troviamo facilmente parcheggio gratuito in Piazzale Guardini, che vi segnalo se, avendo in programma una gita a Verona, non volete svenarvi con il costo delle soste; da qui, si arriva in centro con una passeggiata di circa venti minuti (che variano a seconda della stanchezza). Noi, però, facciamo prima tappa alla vicina Stazione Porta Nuova, per incontrare il resto del gruppo, e dare ufficialmente il via alla nostra avventura nella città di Verona!!!
Varchiamo trionfalmente le Porte di Bra, che immettono nella splendida Piazza Bra dove, lungo tutto l’ampio spazio, sono presenti numerose bancarelle di prodotti eno-gastronomici italiani, più alcuni stand che provengono anche dall’Europa. Un vero tripudio di allestimenti, profumi invitanti, colori ed eccellenze del nostro territorio! L’evento “Le Piazze dei Sapori”, è già preso d’assalto da un gran numero di visitatori e, prima dell’inizio della visita guidata, ne approfittiamo per concederci del tempo libero, tra le sontuose mise-en-place.

Attorno alle undici, incontriamo la nostra guida, Giulia, dell’Associazione Assoguide Confesercenti Veneto (cliccando sul link potrete accedere direttamente alla pagina dei contatti): in maniera davvero cordiale e professionale, si è resa disponibile ad assisterci, nonostante la necessità di confermare la visita solo un paio di giorni fa.

Non la ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che ha fatto, per l’aiuto che mi ha dato in questi mesi e per l’incredibile pozzo di sapere che si è dimostrata!
Abbiamo deciso di seguire un percorso ampio, iniziando dalla parte esterna della città di Verona, per spingerci poi verso i punti salienti del centro storico, dichiarato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

La città sorge sulle rive del fiume Adige, racchiusa in maniera sinuosa all’interno di due ampie anse; fin dall’antichità, è stato un punto nevralgico nei collegamenti stradali, luogo di incontro tra la Via Gallica, la Via Claudia Augusta, la Via Postumia e il Vicum Veronesium.
L’area fu abitata sin dal neolitico, anche se la fondazione vera e propria della città, la si deve ai Veneti; ma, ancora oggi, ciò che maggiormente salta agli occhi, passeggiando lungo i viali della città di Verona, è la struttura del castrum romano: dal foro, corrispondente a Piazza Erbe, partono il cardo ed il decumano i quali, a loro volta, danno vita ad una fitta rete di viali, perfettamente perpendicolari e paralleli tra di loro.
Ci spingiamo verso la mole grandiosa di Castelvecchio, apprezzando la breve camminata lungo Via Roma

Imponente struttura scaligera che, oggi, è sede del Museo Civico, purtroppo recentemente vittima di un gravissimo furto di opere d’arte, la fortezza rappresenta un’importante architettura voluta dai della Scala, signori di Verona. 

In pochi sanno che, questo fortilizio, era conosciuto come Castello di San Martino, per la presenza di una chiesetta, all’interno di quella che è la vasta Corte d’Armi: osservando attentamente le mura, si può ancora notare la forma della piccola struttura, inglobata dalla cinta muraria di Castelvecchio.

Ma, regina e padrona del cortile, è senza alcun dubbio la statua equestre di Cangrande I della Scala, tolta da quella che è la sua sontuosa tomba, per preservarla all’interno di Castelvecchio.

Il nome venne attribuito alla fortezza, in seguito all’edificazione del Castello di San Felice e di Castel San Pietro, per indicarla come più antica tra le tre.
Mentre camminiamo lungo il cortile del Mastio, che ci immette allo sbalorditivo Ponte Scaligero, mi giro verso Daniele, come in preda ad un déjà-vu: questo ameno tratto, mi ricorda il Castello di Edimburgo, con la serie di passaggi che porta sino alla prima ampia piazza d’armi. E trovo che, anche qui, l’atmosfera sia incredibilmente suggestiva.

Dal ponte, poi, si possono ammirare due punti di vista d’autore sul fiume Adige: croce e delizia per la città di Verona, oggi con il cielo coperto di nuvole grigie, il corso sinuoso e basso delle acque, pare un timido tratto d’artista, che va a lambire con gentilezza il pittorico tratto urbano.

Come tutti i ponti di Verona, anche questo venne completamente distrutto dai tedeschi in ritirata, durante la Seconda Guerra Mondiale: i lavori di ricostruzione furono terminati solo negli anni Cinquanta.

Riprendiamo la passeggiata lungo Corso Cavour cercando, nel contempo, di immaginare la grandiosità della cinta muraria cittadina, rimaneggiata, ampliata e fortificata in più epoche e posizionata in modo tale da ottenere un “aiuto naturale”, dal fiume Adige. 
Ci fermiamo nei pressi dell’Arco dei Gavi, oggi posizionato vicino a Castelvecchio ma, in passato, facente parte della Via Postumia: eretto verso la metà del I secolo, nei pressi della cinta muraria romana, è stato ricomposto al di sopra di una parte degli antichi blocchi stradali.

Passeggiando tra splendidi palazzi rinascimentali, con affacci sulle chiese di San Lorenzo e dei SS. Apostoli, arriviamo al cospetto della meravigliosa Porta Borsari, uno degli architettonici accessi alla città. Porta di origine romana, nell’antichità si chiamava Porta Iovia, per la presenza di un tempietto dedicato a Giove; venne quindi intitolata a San Zeno, fino a prendere l’attuale denominazione, durante il medioevo, in riferimento ai soldati che riscuotevano il dazio.

Era il principale ingresso della città, posta proprio all’estremità occidentale del decumano massimo. E’ splendida con i blocchi di calcare bianco e i due varchi d’accesso, dai quali si possono intravedere scorci davvero belli sul viale cittadino.

Nei pressi della porta, proprio dove ora si trova una caffetteria, sono collocate due targhe commemorative, che segnalano il livello raggiunto dall’Adige, durante le terribili inondazioni del 5 ottobre 1868 e del 17 settembre 1882: questa, in particolare, fa impressione visto il punto toccato dalla piena.

Mentre chiacchierando percorriamo l’elegante Corso di Porta Borsari, ci lasciamo stupire dai vicoli laterali, che si aprono pittoreschi, ma anche dagli eleganti palazzi signorili.

In particolare, ce ne viene fatto notare uno, su cui spicca una famosa insegna: Melegatti. E’ proprio in questo edificio, appartenente alla nota famiglia, infatti, che nacque il pandoro, nelle stanze a pianterreno adibite a laboratorio. Non a caso, sulla sommità dello stabile, si può notare una scultura raffigurante il ghiotto prodotto dolciario!

Quando arriviamo in quello che era l’antico foro romano, ossia la bellissima Piazza Erbe, nemmeno il brutto tempo può cavarci un’espressione stupita dal volto. D’accordo, è piena di visitatori, oltre che di personaggi in costume, impegnati in una rievocazione storica, ma la stupefacente quinta architettonica che si presenta ai nostri occhi, è di una eleganza incredibile.

Normalmente, l’intero spazio, viene occupato dai banchi di prodotti alimentari, frutta, verdura ai quali, nel tempo, si sono affiancati anche souvenir e chincaglierie varie…ben poco caratteristici.

Oggi, però, l’area è libera, tranne per una folta massa umana, per cui ci si può soffermare sui sontuosi palazzi da cui la piazza è circondata: tutti esempi di architettura medievale e rinascimentale, che nel tempo hanno sostituito gli antichi edifici del foro romano. 
Sulla piazza più antica di Verona si affacciano Palazzo Maffei, di fronte al quale sorge la colonna col leone di San Marco, simbolo della dominazione veneziana; Casa Mazzanti, con la dirimpettaia fontana sormontata da Madonna Verona, composta da pezzi di epoca romana ed altri medievali; Palazzo del Comune o della Ragione, su cui svetta la Torre dei Lamberti, fatta costruire dalla facoltosa, omonima famiglia, nell’XI secolo; la Domus Mercatorum, antica abitazione dei mercanti.

Scendendo lungo il Corso Sant’Anastasia e la Via Ponte Pietra, ci troviamo in una parte della città particolarmente suggestiva e tranquilla: da questa sorta di terrazza, si può ammirare un panorama meraviglioso sull’Adige, sul Teatro Romano e su Ponte Pietra. Questo è il solo ponte di epoca romana, fatto restaurare in numerose occasioni, nel corso dei secoli, a causa dei parziali crolli e cedimenti: ultimo fra tutti, l’intervento a seguito della distruzione subita durante la Seconda Guerra Mondiale.

Impressionante il colpo d’occhio sul Teatro Romano, ora in ristrutturazione insieme all’annesso Museo Archeologico, proprio alla base del Colle San Pietro, sulla cui sommità sorge la caserma austriaca.

Ci addentriamo lungo uno dei punti più pittoreschi della città, un luogo completamente distaccato dalla parte più nota e turistica di Verona, Via Sottoriva: dominata dall’abside della Basilica di Sant’Anastasia, si apre su una serie di ameni vicoli e passaggi coperti da portici, oggi caratterizzati soprattutto da taverne e trattorie.

Al contrario di quanto accadde a Bologna o Padova, nelle quali l’edificazione dei portici faceva parte del piano urbanistico, qui a Verona si trattava di una vera e propria necessità di “sopravvivenza”.

Il termine sottoriva, infatti, non è casuale: siamo nel punto in cui la città si trova al di sotto del livello dell’Adige, per cui soggetta ad inondazioni in maniera ancor più feroce, rispetto al resto dei quartieri.

La tappa successiva la facciamo alla Casa di Romeo. Ora, tenendo conto che a Verona è famosissima la Casa di Giulietta, si rese necessario, ad un certo punto, collocare un’abitazione anche per il buon Montecchi.

La domanda che sorge spontanea è: sarà davvero la sua? Ha vissuto davvero qui? Beh, miei cari, illusi lettori, sappiate che, se effettivamente le famiglie Montecchi e Capuleti (esattamente Cappelletti) vissero a Verona, non vi è nulla che garantisca l’esistenza di un Romeo o di una Giulietta, innamoratisi contro il volere delle loro famiglie.

Non c’è certezza del fatto che i due casati fossero nemici, seppure la cosa è ipotizzabile e, il bell’edificio medievale che si erge fiero dinanzi ai nostri occhi, è solo riconducibile, per stile e caratteristiche, all’epoca in cui vissero i personaggi.

Visto il drammatico momento che stiamo vivendo, in cui un intero mito sta lentamente sgretolandosi ai nostri occhi (Willy, Willy, ma che cosa mi fai?), ci spostiamo alle vicinissime Arche Scaligere, posizionate a pochi metri dalla Casa di Romeo.
Il complesso funebre, composto dalle tombe (arche) di alcuni dei maggiori rappresentanti dei della Scala, è un mausoleo unico nel suo genere, per stile e grandezza.

In particolare, salta agli occhi la tomba di Cangrande I, proprio a ridosso della Chiesa di Santa Maria Antica, cui lui era molto devoto, seppure il suo monumento equestre è stato spostato all’interno del cortile di Castelvecchio.

Mentre entriamo in Piazza dei Signori, anche il corteo storico fa il proprio ingresso trionfale nell’elegante spazio cittadino, conosciuto anche come Piazza Dante, la cui statua è posizionata al centro. 

Nel Medioevo, con la costruzione dei palazzi scaligeri, si edificò anche questa vasta piazza, collegata a Piazza Erbe, tramite un’arcata: non a caso, infatti, uno degli edifici che la caratterizzano, è il Palazzo della Ragione con la Torre dei Lamberti, che affaccia su ambedue gli slarghi. Arcate e logge collegano le monumentali architetture: Palazzo Cansignorio, Palazzo del Podestà, la Domus Nova, la Casa della Pietra. Un vero capolavoro.

Nonostante il caos, riusciamo ad attraversare il bel cortile di Palazzo della Ragione: vale la pena fare un pò di fila, per poter ammirare l’edificio da un punto di vista diverso da quello classico. Il colpo d’occhio sulla Torre dei Lamberti e sulla Scala della Ragione è veramente impressionante, sembra davvero un quadro rinascimentale.

Pochi passi ed accediamo ad un altro famoso cortile: quello di casa Capuleti. Ora, devo dire che passare attraverso il cupo arco, le cui mura sono ricoperte da un numero illimitato di bigliettini d’amore, fa un certo effetto. Persone che si fermano a lasciare messaggi, a fare foto mentre scrivono un pensiero, come una sorta di invocazione alla sfortunata Giulietta. Forse è persino un pò troppo: diciamo che, un’idea carina, è letteralmente sfuggita di mano!

Il cortile della Casa di Giulietta, così come quello del suo amato, è stato creato ad hoc. Scelta una location credibile, per architettura e periodo storico, si fece una sorta di taglia, copia e incolla 3d, aggiungendo il famoso balcone, aprendo finestre e porte di aspetto medievale, togliendo ringhiere. 
Dato l’incredibile successo della trasposizione cinematografica di “Romeo e Giulietta”, nel 1936, si rese necessaria la creazione di “quinte” che, plausibilmente, rimandassero alla storia dei due sfortunati innamorati. In effetti, Verona, fu presa d’assalto da turisti attirati come calamite, dalla possibilità di vedere con i propri occhi, gli angoli in cui il dramma si era svolto.

La cosa incredibile è che, William Shakespeare, ideatore del testo, non visitò mai Verona: tutto ciò che noi oggi osserviamo, pensando a lui, nella realtà dei fatti non ha assolutamente ispirato William…

Insomma Willy! Io sono venuta fino in Inghilterra per vedere il luogo in cui sei nato, il tuo villaggio, la tua casa natale…presunta. Già, davanti al termine presunta, avrei dovuto capire che tu stavi tentando di raggirarmi!
Così, dopo aver smontato pezzo dopo pezzo la storia di Romeo e Giulietta, delle (vere???) lotte tra Montecchi e Capuleti, dopo aver smontato anche i pezzi architettonici dei luoghi del dramma, concludendo il tutto con la mai venuta in Italia del famoso drammaturgo, mi verrebbe da dire: MA COSA NE SA SHAKESPEARE DI VERONA??? Nulla…
Terminiamo la visita davanti a qualcosa di molto più reale e concreto, ossia alla millenaria Arena di Verona, regina della città e punto focale di Piazza Bra: siamo tornati esattamente dove è iniziato il nostro circuito, dopo due incredibili ore di spiegazione da parte di Giulia.

L’Arena è ancora oggi utilizzata per concerti ed eventi e, sin dall’antichità, è presa d’assalto da visitatori che giungono fino a qui per godersi gli spettacoli: ma, mentre oggi si pagano salati biglietti, per assistervi, in passato tutto quanto era gratuito. Giochi e lotte, venivano programmati per ingraziarsi i cittadini, come propaganda politica. Il pubblico proveniva non solo dal nucleo urbano di Verona, ma soprattutto dai territori limitrofi, per approfittare degli eventi in scena, dato che gli anfiteatri romani più “vicini” erano quelli di Pola, in Croazia, oppure Arles e Nimes, nel sud della Francia.

Un gran finale, con il quale salutiamo la nostra preparatissima guida, prima di addentrarci tra le bancarelle di Piazza Bra, ormai gremita di persone, per goderci una pausa pranzo all’aria aperta. 
Il resto della giornata è libero, nel senso che ognuno può decidere dove pranzare dopodiché, considerando il fatto che sono stati scelti diversi mezzi di trasporto per arrivare fino a Verona, il pomeriggio viene impiegato per approfondire le visite in maniera autonoma.

Con una parte del gruppo che, come noi, ha optato per il classico pranzo al sacco, supportato dai prodotti esposti sulle bancarelle, bighelloniamo allegramente tra profumi e colori, scambiando battute e pareri.
A livello di ingressi e musei, Verona ha un universo da offrire…non bisogna lasciarsi fuorviare dalla compattezza del centro storico. Per questo, spesso, è utile l’acquisto della Verona Card, il cui costo varia a seconda del periodo di validità: dopo la prima obliterazione, si può entrare gratuitamente, o con lo sconto, in tutti i siti del circuito ed usufruire dei mezzi pubblici.

Nel nostro caso, trattandosi di una giornata di avvicinamento alla città, poteva risultare inutile pagare i 18 euro per la tessera giornaliera, ritrovandosi di conseguenza a saltare il lungo giro guidato, magari passando in maniera anche inconsapevole da una sede museale o chiesa, all’altra.

Una cosa è sicura: quando noi di Voce del Verbo Partire torneremo a Verona, probabilmente il prossimo dicembre in occasione dei Mercatini di Natale, acquisteremo la card per poter approfondire la nostra conoscenza, con questo ricchissimo Patrimonio dell’Umanità.
In effetti, dopo aver salutato alcuni membri del gruppo, io e Daniele ne approfittiamo per visitare il Duomo e la Basilica di Sant’Anastasia; ma non riusciamo ad entrare al Museo degli Affreschi alla Tomba di Giulietta, come avevo deciso, né allungare verso San Zeno o, se per questo, andare alla scoperta del Museo di Castelvecchio. Tutto ciò, però, è solo rimandato!
I due edifici religiosi, il Duomo e Sant’Anastasia, appunto, sono davvero vicini, li separa un piccolo vicolo defilato; mi colpisce in particolare Piazza del Duomo, che trovo incredibilmente accogliente, nella sua minuscola e pittoresca struttura.

La Cattedrale, fu edificata a partire dal 1120, in un connubio tra stile romanico e gotico, dopo un terremoto che distrusse le precedenti chiese; terminata nel 1187, nei secoli successivi subì pesanti rimaneggiamenti ed  interventi, in particolare nel Cinquecento, che le conferirono tratti rinascimentali.

Subito dopo ci dirigiamo alla Basilica di Sant’Anastasia dove, una volta pagato l’ingresso, accediamo in quella che è la più vasta chiesa di Verona, in stile gotico italiano. Edificata a partire dalla fine del XIII secolo, per volere dei della Scala, la costruzione si protrasse anche nei secoli successivi, fino al Cinquecento ma, l’austera facciata, non venne mai comunque terminata. L’interno, suddiviso in tre navate, è un vero e proprio scrigno di opere d’arte: tra queste, “San Giorgio e la Principessa”, di Pisanello.

Nel frattempo il sole è tornato a splendere sulla città; il cielo finalmente terso, ci mostra una Verona diversa da quella nella quale abbiamo trascorso le ultime ore. I viali sono pieni di persone che, come noi, si soffermano sulle vetrine dei negozi aperti, sulla bellezza degli edifici e dei monumenti. 

Lentamente scendiamo verso Piazza Erbe, dove vi sono ancora i figuranti in costume storico, i quali sfilano in questa sontuosa cornice. Alla luce del sole, sembra persino di percorrere una piazza completamente diversa, rispetto a questa mattina, scintillante e vivace.

E’ tardi e, piano piano, stanchi ma felici, torniamo a Piazzale Guardini, per recuperare l’auto. Ci vuole un pò di tempo, dato che ormai siamo davvero ai minimi storici quanto a forza fisica ma, per me e Daniele, è anche un modo per confrontarci e discutere della straordinaria giornata appena trascorsa.
Il mio poco positivo consorte, in realtà, non credeva troppo al mio progetto del blog e, forse, ancor meno, a questo mini tour di Verona, organizzato in maniera amatoriale… salvo poi ricredersi ed essere quasi più entusiasta di me! 
Per quanto mi riguarda, invece, a tutto ciò ho creduto con forza fin dall’inizio: ho tanti difetti ma, quando faccio qualcosa, qualunque cosa, in genere ci metto tutta me stessa. Mi aspettano ancora tanto studio e lavoro, perché un blog, così come un viaggio, non inizia e non finisce in poche battute. Ma, ogni tanto, certe soddisfazioni, come quella odierna, aiutano di certo a lottare a testa alta, per i propri obiettivi!

Claudia B., Daniele L. e il gruppo Facebook “Amici a Cesena”

2 Commenti

  1. Ho adorato Verona. Pure io ci sono stato un giorno solo, è una città che mi ha colpito moltissimo!
    Penso sia tra le mie preferite in Italia, mi ha lasciato solo sensazioni bellissime.
    Ricordo con molto piacere il centro storico, con la splendida via Mazzini, e il panorama dalla Torre dei Lamberti.
    Verona è uno splendore.

    1. Quanti splendidi ricordi mi ha lasciato Verona! Ma sai Pietro, che abbiamo in programma una visita più approfondita, da seguire tramite Verona Card? Perché la prima volta, è stato un lungo ed approfondito giro esplorativo, guidati dalla bravissima Giulia. La prossima vogliamo soffermarci sugli interni. Compresa la salita alla Torre dei Lamberti 😍
      A presto,
      Claudia B.

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