Cosa vedere all’Abbadia di Fiastra: itinerario nell’entroterra marchigiano

Il tempo, inteso come clima, può essere un vero bastardello: vi svegliate con un cielo terso, che sembra ripulito dalla forza stessa dell’omino Mastrolindo; un sole che, come si dice da noi, “spacca la testa alle bisce” (cit. romagnola); mettete il naso fuori e l’aria è frizzante, ma piacevole.
Alla luce di tutte queste considerazioni, fate ciò che ogni motociclista farebbe: vi preparate per una lunga uscita sulla vostra due ruote.
Decidete la meta e, mentre tu prepari un pranzo al sacco da portare nel fedele zainetto blu, tuo marito sistema la moto. Dopodiché, vi vestite ambedue con cura e partite con un obiettivo preciso in mente: le Marche, nello specifico l’Abbadia di Chiaravalle di Fiastra, complesso abbaziale adagiato in una Riserva Naturale, della bassa Valle del Chienti. Un bel programma non trovate?
Bene, tenendo fede a questa sequela di eventi, nella primavera di qualche anno fa saliamo in moto, in un terso sabato mattina di primavera. Ma, è qui che casca l’asino perchè, appena partiamo, ci rendiamo conto di aver sottovalutato la potenza del freddo, di questa giornata. Altro grosso errore, dovuto alla mancanza di tempo e alla scelta all’ultimo della meta, è decidere di raggiungere questa splendida località, passando dalla Statale AdriaticaMai. Decisione. Fu. Più. Malsana.
Impieghiamo qualcosa come poco meno di quattro gelide ore, per giungere a destinazione, dati i limiti illimitatamente ai 50 kmh (carina questa, vero?) oltre ai semafori che sembrano aver sottoscritto un abbonamento al rosso perenne. Vedi, a volte la fortuna…
Il freddo pare direttamente proporzionale all’azzurro del cielo: e dire che indossiamo abbigliamento tecnico, mi preoccupa pensare cosa accadrebbe se i nostri fossero normali abiti invernali! Probabilmente saremmo stecchiti e surgelati, con Daniele inchiodato allo sterzo, io in perenne posizione da zavorrina… praticamente due sculture di ghiaccio!
Appena riusciamo a raggiungere Fiastra, scendiamo con cautela dalla moto, perché rischiamo veramente di romperci in un milione di cubetti di gelo. Magari faremmo la felicità di qualche barista ma, visto tutto il tempo occorso per arrivare fino a qui, vorremmo almeno poter visitare questo imponente complesso!

Quando recuperiamo un minimo di calore corporeo e sentiamo ripartire il flusso del sangue, iniziamo a guardarci attorno e, quello che appare ai nostri occhi finalmente scongelati, è una panoramica da togliere il fiato: un verde brillante in piena rinascita, alberi che stanno lentamente rifiorendo, una coppia di splendidi cavalli che corre liberamente, perdendosi in dolci effusioni. E l’Abbazia… cari lettori, l’architettonica perfezione di questo complesso cistercense fondato nel 1142, domina l’intero spazio con la sua struttura grandiosa ed elegante.

Quando il Duca di Spoleto, Guarniero II, donò ai monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle di Milano, un pezzo di terra nei pressi del fiume Fiastra, il gruppo di religiosi iniziò la costruzione del complesso, utilizzando anche materiale proveniente dalla vicina Urbis Salvia, precedentemente distrutta dai Visigoti di Alarico. Oltre a ciò, provvidero a bonificare e coltivare i terreni circostanti, acquitrinosi e pieni di belve feroci, arginando i corsi d’acqua, necessari all’igiene e alla sopravvivenza.

Quando i monaci si trasferirono qui, nella pacifica solitudine di un luogo ormai fertile e produttivo, suddivisero la zona in sei aziende agricole cistercensi, che divennero autonome e crebbero economicamente.

La struttura della chiesa è affiancata dal monastero, all’interno del quale spicca un bellissimo chiostro, entrambi strutturati secondo il sobrio ed elegante stile cistercense, che io adoro. La Chiesa è dedicata alla Vergine Maria e, vista la tranquillità che si respira, in questa tarda mattinata di primavera, entriamo subito a visitarne l’austero interno, splendidamente suddiviso in tre navate. Ricercati i particolari dei rosoni, dei portali, dei capitelli scolpiti dagli stessi monaci.

Accediamo al magnifico chiostro, centro stesso della vita monastica e luogo di grande raccoglimento, in cui si potrebbe davvero trascorrere una giornata in silenziosa contemplazione. Semplici composizioni di violette gialle sono disposte in tutto lo spazio, all’interno di rustici incavi in pietra. Al centro, spicca un grandioso pozzo ottagonale, utilizzato in passato per attingere acqua dalla cisterna, in cui veniva convogliata l’acqua piovana. L’aspetto con cui il chiostro è arrivato fino a noi, è frutto della ristrutturazione fatta alla fine del XV secolo, successiva ai saccheggi subiti dal complesso abbaziale, che lo portarono ad un inevitabile declino.

Il refettorio, il cellarium, la sala del capitolo, la sala delle oliere dove è esposta la raccolta archeologica dell’Abbadia di Fiastra, le grotte dove erano conservate le vettovaglie, le cantine in cui si produceva il vino ed ospita un museo ad esso dedicato, ogni ambiente racconta il passato di questa grandiosa struttura monastica.

Il vicino Palazzo Giustiniani Bandini, edificato nel XIX secolo, ha un grazioso giardino all’inglese che visitiamo con grande piacere, scintillante ed elegante nella frizzante giornata primaverile, con verde a profusione, fioriture e fontanelle.

La concessione alla famiglia Bandini, fu l’ultima parte di una storia che vide l’Abbazia passare a Rodrigo Borgia, in seguito ai saccheggi subiti, per collassare definitivamente sotto il controllo del Cardinale Sforza. Nel XVI secolo il Pontefice cedette l’intero complesso alla Compagnia di Gesù, fino a che questa fu soppressa nel 1773 e, tutti i beni, passarono ai Marchesi Bandini di Camerino.

Quando l’ultimo Duca Giustiniani-Bandini morì, nel 1918, tutti i possedimenti passarono alla relativa Fondazione la quale, con la Regione Marche, ha dichiarato la zona Riserva Naturale dell’Abbadia di Fiastra, con il successivo patrocinio del WWFIn effetti, oltre alla bellezza architettonica e all’interessante percorso di visita, è possibile anche seguire numerosi sentieri naturali in tutta l’aera.

Prima di continuare con le visite, decidiamo di approfittare della presenza di un’accogliente area attrezzata con tavoloni in legno, immersa in un verdissimo prato con margherite a profusione, steccati in legno e alberi in fiore. E’ un angolino incantevole, di una grazia naturale che ci conquista e, affascinati, decidiamo di sederci qui, ben posizionati al sole, visto che siamo ancora in fase di scongelamento, per consumare il nostro pranzetto al sacco, composto da insalata di riso, salumi e frutta. Una cornice di una perfezione unica, come solo la natura può creare con i suoi colori, i suoi profumi e i suoi suoni, in questo caso il rilassante canto degli uccellini.

Tra una chiacchiera e l’altra, terminiamo il nostro pranzo ma, invece di trattenerci per fare una partita a carte, come al solito, seguiamo un sentiero semplicissimo che ci porta tra i campi della riserva, da cui si può ammirare il complesso abbaziale nella sua interezza: come dessert, è una dolcissima scelta!

Le gemme sugli alberi, il verde intenso delle coltivazioni, il sole deciso e scintillante. Ed il silenzio interrotto solo dalla voce della natura. Torniamo sui nostri passi lentamente, assaporando ogni immagine e assorbendo ogni sensazione.

Prima di ripartire, vogliamo dedicarci all’ultima visita della giornata: il Museo della Civiltà Contadina. L’agricoltura, infatti, è sempre stata fondamentale per Fiastra, sin dalla fondazione dell’Abbazia.

Negli edifici della foresteria, è stato allestito un interessante percorso museale, in cui sono esposte le attrezzature che vanno dall’Ottocento al XX secolo, tutte provenienti dalle case coloniche presenti nella Riserva Naturale, quindi direttamente legate a questo territorio e alla sua storia.

Fondamentale, per comprendere appieno il passato, la ricostruzione di ambienti e la carrellata di fotografie, che catapultano il visitatore direttamente all’interno della scena e della vita contadina.

Vorremmo fermarci ancora ma, visto tutto il tempo che ci è servito per arrivare fino a qui, è necessario recuperare la moto e rimetterci in strada. In particolare, dobbiamo prepararci al freddo pungente che si abbatterà su di noi per le prossime ore.
Una cosa è sicura: valeva davvero la pena raggiungere questo luogo incantevole, per conoscere a fondo la Riserva Naturale ed il complesso monastico di Fiastra il quale, grazie al lavoro scrupoloso dei cistercensi, è arrivato fino a noi per narrarci una parte di storia e mostrarci un pezzo d’arte, di cui dobbiamo davvero andare fieri. 

Claudia B. Daniele L. Aprilia Tuono 

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2 Commenti

  1. Anonimo

    Geazie Claudia i tuoi reportage sono fonte di ispirazione. Mi piacciono le abazie perché ricche di storia. Questa per la precisione dove si trova? Provincia di? Distante da autostrada? Ciao Anna Maria

    1. Mi fa piacere Anna Maria, vorrei davvero poter ispirare qualcuno con questi racconti di viaggio. Fiastra è da vedere. Io sono tornata due volte perché è davvero affascinante, un luogo speciale. Ora ti dò le indicazioni tecniche: l’Abbazia si trova a Tolentino, provincia di Macerata. Da Cesena sono circa 200 km, quindi un paio d’ore d’autostrada.
      Mi permetto un consiglio spassionato: se possibile, ma solo se possibile, evita la visita durante i ponti di primavera. C’è una fiumana di persone e, l’esperienza, perde di suggestione, secondo me…
      Ti lascio il link con il percorso! (Claudia B.)
      http://www.viamichelin.it/web/Itinerari?departure=Cesena&departureId=31NDFnMXYxMGNORFF1TVRNM09BPT1jTVRJdU1qTTRPQT09&arrival=62029%20Abbadia%20di%20Fiastra%2C%20Italia&arrivalId=31NHhqcDgxMGNORE11TWpJd09EZz1jTVRNdU5EQXpNRFE9&index=0&vehicle=0&type=0&distance=km&currency=EUR&avoidClosedRoad=&motorway=true&toll=&vignette=&orc=&crossing=true&caravan=&car=hatchback&fuel=diesel&fuelCost=1.1&allowance=&corridor=

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