L’Irlanda di Simonetta e Pietro, una storia di vita. Seconda Parte

Cari amici di Voce del Verbo Partire, per la sezione “Tè caldo e chiacchiere di viaggio”, ieri ho ospitato nel mio salotto virtuale Simonetta e Pietro, i quali hanno iniziato a raccontarci la loro incredibile storia di vita che, tra passioni, curiosità, professionalità e colpi di scena, li ha portati fino in Irlanda, (se avete perso l’articolo cliccate qui).
Ho deciso di pubblicare la chiacchierata a cuore aperto che abbiamo fatto insieme in due parti, in modo tale da dividerla fra quello che era il loro vissuto antecedentemente la partenza, con tutto ciò che li ha guidati verso questa decisione, da quello che riguarda la loro vita nell’Isola di Smeraldo, con link e consigli utili per coloro i quali stanno prendendo in considerazione un cambiamento.
Non voglio indugiare oltre, se non per sottolineare nuovamente come, le meravigliose immagini che corredano questi post, sono frutto del lavoro e della professionalità di Simonetta e Pietro: non vi ringrazierò mai abbastanza per averle condivise con noi, per noi. CLAUDIA. Simonetta e Pietro, vi dò nuovamente il benvenuto nel mio salotto. Ieri ci siamo lasciati nel momento in cui mi parlavate del vostro trasferimento in Irlanda nel luglio del 2014; mentre verso il tè, vorreste iniziare a dare qualche indicazione pratica su quale procedura seguire quando si decide di compiere un passo del genere?
PIETRO. La prima cosa da fare è senz’altro trovare casa e lavoro. Per quanto riguarda la casa ci siamo rivolti ad un’agenzia immobiliare della zona, che ci ha fatto visitare vari cottage. Uno solo rimase in alto alla lista delle preferenze, quello in cui abitiamo: Turf Lodge.

C. Come vi siete gestiti, invece, per il lavoro, dato che in Italia avevate una vostra attività: avete dovuto mollare tutto?
P. Per quanto riguarda il lavoro, decidemmo di aprire una piccola società a responsabilità limitata (Ltd.) che ci permetteva di trasferire la nostra attività dall’Italia all’Irlanda

C. E’ possibile fare una cosa del genere? Ma…i costi? 
P. Con circa 500€ abbiamo aperto la società.

C. Tutto qui? E, a livello burocratico? Scusate, non voglio essere morbosa con le domande, ma quando penso a tutte le difficoltà e le spese che dobbiamo affrontare in Italia, anche per una semplice Partita Iva…
SIMONETTA. Una volta trovato lavoro o aperta la società occorre dare indicazioni al governo irlandese della propria residenza. In Irlanda non è contemplato recarsi all’ufficio anagrafe del comune: non esiste! 

C. E quindi?
S. Basta richiedere ed ottenere l’allacciamento della linea elettrica o telefonica. Fa fede la bolletta registrata a proprio nome, a quello specifico indirizzo. L’apertura del conto in banca sottostà a questa regola, cioè una volta che l’allacciamento della linea elettrica o telefonica è stato compiuto e registrato, si può andare in banca con la copia della bolletta ad aprire il conto corrente.

C. Tu mi stai dicendo che si dichiara la propria residenza e si apre un conto corrente, semplicemente con un’utenza? Come in Italia! Scusa l’ironia, procedi pure…
S. Una cosa importante è l’ottenimento del numero del PPS, che è una sorta di Codice Fiscale che permette di assicurarsi i servizi pubblici. Una volta completate queste formalità, ci si iscrive all’A.I.R.E., quali cittadini italiani residenti all’estero, presso l’Ambasciata Italiana a Dublino. I moduli si scaricano direttamente dal sito dell’Ambasciata.

C. Fatemi capire una cosa: a livello economico, quali sono le maggiori differenze con l’Italia? Perché dovrebbe convenire trasferirsi in Irlanda ed aprirvi un’attività in proprio?
S. Beh, per esempio, la differenza più eclatante è l’imposizione fiscale. In Irlanda pesa sul bilancio di un’azienda per il 30% al massimo, essendoci la tassazione agevolata; in Italia il peso dell’imposizione può arrivare al 70%. Inoltre le incombenze amministrative e fiscali in Irlanda sono molto più fluide rispetto a quelle italiane.

C. Sono oggettivamente frastornata, e non so bene se essere più stupita o arrabbiata. Mentre faccio pace con l’insieme di sentimenti contrastanti, mi diresti come’è effettivamente la condizione economica in Irlanda?
S. Cito testualmente un piccolo estratto dell’articolo tratto da “Il Sole 24Ore”, del 13 Marzo 2015: “L’ultimo dato diffuso dall’Ufficio centrale di statistica ha certificato per il 2014 un incremento del Pil del 4,8%, il ritmo di crescita più alto in Europa, meglio anche della Gran Bretagna (2,6%). Un dato che porta il prodotto interno lordo, in valore assoluto, vicino ai livelli pre-crisi: 181,3 miliardi, contro i 185,4 del 2007. L’articolo parla da sè!!!

C. Noi siamo stati in Irlanda nel 2011 e, come tanti, ci siamo innamorati di questo paese tanto da arrivare a soffrire del cosiddetto “mal d’Irlanda”; inutile dire che ci ha colpiti ed ammaliati. Ma un conto è vivere un paese da turisti, un conto è trasferirsi e iniziare una nuova vita…
S. Come in tutti i cambiamenti occorre molto spirito di adattamento e, soprattutto, capacità di resilienza.

 

C. Simonetta, perdonami, non conosco il termine.
S. Intendo dire con questo termine che occorre cogliere le opportunità che possono celarsi dietro alle avversità, riorganizzando positivamente la propria vita dinnanzi alle difficoltà.

C. Mi piace molto questo concetto: utilizzerò il termine resilienza con regolarità d’ora in poi. In fondo, immagino, le difficoltà possono celarsi anche in un quadro che, esternamente, sembra davvero perfetto?
S. Come detto prima rispetto l’Italia si hanno sicuramente più possibilità, ma non è tutto oro quello che luccica. Occorre tenere presente che ci si va ad inserire in una società completamente diversa dalla propria, con tradizioni diverse e con modi di vivere diversi, di cui qualcosa si conosce, ma non tutto.

C. Le tue parole mi fanno ripensare a Tenerife: tante persone vi fuggono alla ricerca della vita perfetta, ignorando completamente le oggettive difficoltà che vi si possono trovare. Un conto è il regime fiscale agevolato…ma prima bisogna trovare il lavoro per poter vivere!

E non c’è sicurezza del fatto che, ritrovarsi in una società di cui ci siamo innamorati da turisti, significhi trovarci a nostro agio in caso di trasferimento. E questo vale ovunque.
S. Tutti gli amanti dell’Irlanda osservano questo paese dall’esterno, principalmente da turisti. Tutto è bello, armonioso. Sembra che tutto sia perfetto, quando si visita questo paese in questa veste. La natura è bellissima, la gente è cordiale e ti saluta per strada, non abbiamo bisogno di porre cancelli o porte blindate a protezione della casa. E’ tutto vero e lo confermiamo al 100%!!!

Tutte cose alle quali in Italia non siamo abituati e questo spicca all’occhio del turista italiano in modo evidente. Ma l’Irlanda, come ogni altro paese al mondo, ha i suoi pro e i suoi contro. Quindi: un conto è venire in Irlanda da turisti, altro è viverci.

C. Il quadro che hai dipinto davanti ai nostri occhi è molto chiaro, Simonetta. Ora ho una domandina a bruciapelo da fare: non la porrò in modo carino.

In Italia, ma anche a San Marino, lo posso dire perché mio marito vi lavora come frontaliere, una delle frasi che sento continuamente è…”vengono qui e ci portano via il lavoro”. Cosa succede quando un italiano arriva in Irlanda, trasferendo un’azienda propria, oppure cercando un posto di lavoro?
S. Chi come noi ha un’attività in proprio, ha bisogno di sviluppare delle conoscenze con gli abitanti del luogo per potersi integrare, ed è ciò che stiamo facendo. Per esempio gli abitanti del Donegal sono molto gelosi della loro terra, fanno fatica ad accettare delle novità. Gli stessi irlandesi del Donegal che hanno un pò di iniziativa imprenditoriale, ancorché siano già conosciuti, possono avere le stesse difficoltà di uno straniero.

C. Beh, quantomeno mi sembra più coerente che additare unicamente una categoria! Non che lo giustifichi, ma il fatto di dubitare di chiunque, persino degli stessi irlandesi, sembra meno “classificante”, rispetto a come potrebbe apparire se questo comportamento si rivolgesse esclusivamente a chi arriva da fuori. 
S. Sono rinchiusi nei loro clan un pò come potrebbe succedere in un paese pedemontano o in una piccola regione italiana. Quindi occorre entrare in punta di piedi per acquisire la loro fiducia. Un turista questo non lo percepisce. Bisogna inserirsi nel profondo della loro mentalità per essere accettati, il che si può riassumere in una parola: EMPATIA.

C. La massima che impone di entrare in punta di piedi nelle vite altrui, andrebbe sempre rispettata, sicuramente sarebbe di grande aiuto anche nei semplici rapporti umani, persino tra parenti, conoscenti o amici. Anche nelle grandi città il rapporto con lavoratori od imprenditori stranieri, è così complesso?
PIETRO. Diverso invece è a Dublino, Cork, Waterford o Galway, che sono città più industrializzate. Dublino è una città cosmopolita, con schemi che rispecchiano di più le caratteristiche delle grandi città italiane che conosciamo.

E’ una città straordinaria, che spicca proprio per le sue contraddizioni che vanno dal sacro al profano. Il centro di Dublino è una perla di cultura, di sfoggio dei monumenti. Si nota che ha avuto un passato pieno di storia e mistero.

C. Sono completamente d’accordo con te, Pietro. Dublino è qualcosa di incredibile, credo possa seriamente accontentare chiunque per la completezza con cui si pone.

Mantenendo pur sempre una facilità di movimento, un’accoglienza che la rendono a misura d’uomo. Ma, ancora, io mi esprimo da viaggiatrice…
P. Ma se ti sposti poco fuori dal centro trovi anche quartieri in decadenza e malandati, dove purtroppo la delinquenza imperversa come in ogni altra città cosmopolita. Tuttavia è sovraccarica di lavoratori stranieri, e questo ha portato un incremento considerevole dei prezzi delle abitazioni e del tenore di vita. Un nostro conoscente che lavorava a Dublino, ha dovuto trasferirsi a Cork per vivere e lavorare, perché con il suo stipendio non riusciva più a fare fronte al tenore di vita richiesto dalla capitale.

C. Pietro non scambiarmi per una “maledetta ficcanaso”, ma penso che sia un passaggio cruciale questo. Credo che, chiunque stia valutando un cambiamento del genere, debba anche fare dei calcoli precisi. Di che stipendio parliamo e di che costi parliamo?
P. Pensa che il suo stipendio medio era 1500€ al mese; è single, non ha famiglia né un mezzo proprio, ma spendeva più della metà del suo stipendio per un modesto alloggio a Dublino. Un’altra sua amica olandese, che per 12 anni ha vissuto e lavorato a Dublino, ha deciso di rientrare in Olanda per lo stesso motivo.

C. Ti ringrazio molto per questi dettagli; non siamo qui per smontare i piani di chi vuole cambiare la propria vita, ma sono dell’idea che sia sempre meglio sapere le cose con una certa precisione, invece che immaginarle e sbattere poi contro un muro. Anche perché, in Irlanda, non esiste solo Dublino…
P. Come diciamo sempre Dublino non è l’Irlanda. L’Irlanda è tutt’altro. Ovviamente dipende dalle località, ma abbiamo potuto constatare che la vita fuori da Dublino è sicuramente più accettabile e i costi della vita sono più umani.

Le aziende che trainano l’economia irlandese, non sono irlandesi. Sono i giganti delle multinazionali d’oltreoceano, soprattutto del settore informatico come Google, Facebook, E-bay, Amazon, Apple e così via, che hanno creato delle sedi operative sfruttando la fiscalità agevolata permessa dal governo irlandese. Perciò le opportunità dipendono dal grado di adattamento e da ciò che sai fare o che vorrai fare.

C. Ditemi, esistono sovvenzioni statali per chi decide di aprire un’attività ricettiva? Ve lo chiedo perché tante persone pensano di trasferirsi e “buttarsi” nel  settore del turismo, magari aprendo una piccola pensioncina o un b&b. Io, ad esempio, lo sogno la notte…
S. Per questo tipo di attività non esistono sovvenzioni dallo Stato Irlandese. Sono invece previste per quelle aziende che, avendo un laboratorio artigianale, producono manufatti, cioè piccoli artigiani che trasformano, ad esempio, la lana delle pecore in maglioni, sciarpe, coperte.

Oppure che fanno indumenti di tweed a livello artigianale. Oppure, nel nostro caso come fotografi, se producessimo, da una foto scattata da noi, un’opera finita comprensiva di stampa e cornice quale elemento d’arredo.

C. Uno degli scogli maggiori da superare quando ci si trasferisce all’estero, è quello della lingua. Voglio dire: siamo tutti bravi, da viaggiatori, ad impegnarci con la fraseologia base…persino ad addentrarci in piccoli dialoghi, quando se ne pone la possibilità. Ma, nella vita di tutti i giorni non deve essere semplice. Lo stato mette a disposizione corsi di lingua, come capita anche in altre nazioni europee?
P. In tutta onestà non ci siamo interessati ai corsi di lingua per chi si è trasferito, poiché io parlo l’inglese correntemente come l’Italiano, perciò me ne sono completamente disinteressato. Tuttavia ho avuto estrema difficoltà a comprendere il modo di parlare e l’accento duro degli abitanti del Donegal.

C. Voglio confessarti una cosa: io non ci sono riuscita. Non ho avuto problemi con la lingua in Inghilterra, non in Scozia…ma in Irlanda io non ho capito un’acca. Una! E’ stato frustrante, soprattutto perché gli irlandesi erano così ben disposti a fermarsi a fare quattro chiacchiere.
P. Come avrai potuto notare, viaggiando in Irlanda, i cartelli di direzione stradale, nonché in aeroporto, sono in doppia lingua: inglese e irish, ossia gaelico irlandeseAbitiamo in zona gaelica. Se tornerai in Irlanda e verrai a trovarci, potrai notare che da un certo punto in poi, i segnali stradali sono solo in gaelico.

C. Danieleeeeeeeeeee!!! Prepara le valigie, dobbiamo andare a trovare Simonetta e Pietro!!!!!!!!!!!!…

Bando agli scherzi: si, ricordo molto bene questa particolarità, così come ricordo il piacere di trovare tanti ragazzi che partecipavano a corsi estivi di lingua gaelica. L’ho trovata una cosa molto bella, un modo di fondersi con la propria cultura, di tornare alle origini. Questo incide molto sulla lingua?
P. Questa inflessione dialettale la usano nelle parole inglesi, che conseguentemente diventano spurie. Io, che ho imparato correntemente l’inglese da mia madre che da insegnante sapeva quattro lingue, poi a scuola, con insegnanti madre lingua, e a Londra, pensavo di avere dimenticato tutto ciò che avevo appreso.

Gli irlandesi stessi di altre contee non riescono a capire l’inglese degli abitanti del Donegal, così mi sono tranquillizzato molto, imparando con il tempo le differenze di pronuncia, di inflessione e cadenza.

C. E tu Simonetta?
S. Nonostante sia diplomata in lingue, inglese e francese, ero nel panico. Proprio per la difficoltà di capire il linguaggio utilizzato nel Donegal, ero nel panico, però contavo nella competenza e nella benevolenza di Pietro nel darmi una mano a superare lo scoglio.

C. Per cui non eri serena nonostante gli studi in lingue? Non mi tranquillizza molto questa cosa…
S. Ho concluso gli studi nel 1979. E’ passato tantissimo tempo da quando ero in pieno esercizio. Il lavoro che poi intrapresi mi portò fuori completamente da ciò per cui avevo studiato, quindi le lingue non praticate vengono dimenticate.

C. Come darti torto. In effetti è come se sentissi gli ingranaggi arrugginiti, nel momento in cui cerchi di intavolare o capire un discorso, persino da un anno all’altro. Mi rendo conto durante i miei viaggi che, quando inizio a sognare in inglese…ecco, allora sono arrivata ad un buon punto! Ora come va, invece?
S. Solo ora, dopo ormai due anni di apprendimento ed esercizio, riesco a fare un discorso compiuto, ma ancora ho delle difficoltà. Parlando con degli irlandesi del Nord, molto più comprensibili, mi sono sbloccata. Mi sono scusata più di una volta per il mio inglese non perfetto, ma loro sono stati molto comprensivi, rispondendo che il mio inglese è sicuramente meglio del loro italiano, che non comprendono proprio e non si danno la pena di imparare.

C. Lo scoglio della lingua non è una cosa da poco, nel quadro di un trasferimento all’estero, ma sapere che le persone attorno a te ti vengono incontro, ti aiutano, assecondano i tuoi tempi, beh direi che sia un punto fondamentale. Migliora di sicuro anche l’apprendimento e il modo di porsi.

Questo mi porta alla domanda successiva che, bene o male, ricalca un pò un quesito posto ieri. Ma devo farvela in maniera diretta: la proverbiale generosità d’animo degli irlandesi, la cortesia e la simpatia che mostrano verso i turisti, si riscontra anche nei confronti delle persone che si trasferiscono lì per lavoro?

Perché in Italia, in genere, ci azzanniamo persino tra regioni, per cui fra italiani che cercano lavoro nel proprio paese, ma fuori dalla propria area di nascita…
S. Il popolo irlandese è allegro e ben disposto con i turisti. Tuttavia abbiamo trovato differenza nel momento in cui ci si presenta per lavoro. Non sono maleducati, né strafottenti. In generale ti sorridono, ma come ho detto prima, bisogna sapersi guadagnare la loro fiducia. E’ comprensibile!

C. Comprensibile e più che dovuto. In questo direi che non trovo nulla di allarmante. Ripeto, con un marito frontaliere, che per inciso lavora a 2 km di distanza da casa ma su suolo straniero, la frase “vengono a rubarci il lavoro”, la sento spesso.

Lo stesso succede in Italia, nei confronti degli immigrati; mi amplio dicendo che, alla fine, è la frase ripetuta nel corso dei secoli, in qualsiasi paese in cui, qualunque persona, anche noi italiani, siamo andati a cercar fortuna. Ma perlopiù, si parla di lavori pesanti, mal retribuiti, che i locali magari snobbano. 
P. Come dice Simonetta, non è impossibile trovare lavoro, ma solo in due casi: quando si ha una forte specializzazione, come nel settore informatico, oppure se sei disposto ad accettare i lavori più umili che gli irlandesi faticano ad accettare. Qui la disoccupazione prevede un sussidio corposo e, molti irlandesi, si accontentano di questo per vivere.

C. Torneremo dopo sul tema lavoro. Ora desidero togliermi una curiosità. Vorreste dare qualche indicazione per chi, venendo in Donegal, volesse organizzare delle visite, senza magari noleggiare un mezzo? Lo chiedo perché, la guida a destra, è stato uno dei motivi per cui io e Daniele non abbiamo scelto un tour indipendente, ma vorrei riservarmi questa possibilità in futuro.
P. Qui a Teelin c’è una piccola agenzia di Tour Bus. Chiedendo di noleggiare un bus con conducente, con un limite di 12 persone, ci si può accordare sul percorso da fare e saremo noi a metterci d’accordo con l’agenzia.

C. Mi piace tantissimo l’idea ed il fatto che possiate intervenire voi per facilitare la pianificazione: anche se non so ancora quando, ne approfitterò!!!

Ho un quesito: dovete sapere che, da qualche mese, in collaborazione con un noto Tour Operator, ho iniziato ad organizzare escursioni giornaliere in Italia rivolte gruppi e, per svolgere questa attività, tra l’altro in maniera saltuaria e anche per numeri minimi di persone, ho dovuto firmare un regolare contratto, in quanto si tratta di vendita di un pacchetto turistico. In Irlanda ci sono leggi così restrittive?
P. I bus Gran Turismo anche qui in Irlanda sottostanno a leggi simili a quelle italiane, ma di norma sono le stesse agenzie di viaggio locali che se ne occupano. Per gruppi piccolissimi non ci pare sia necessario.

C. Dato che siete due professionisti, non proponete nulla dedicato alla fotografia?
P. Le nostre iniziative contemplano corsi di fotografia per i quali abbiamo già dei pacchetti pronti, all-inclusive, per ogni budget. Potete trovare le informazioni sul sito Fotocorsi.Club.

C. So che me ne avete già parlato ieri ma, per chi fosse arrivato fino a qui e non avesse ancora letto la prima parte della nostra chiacchierata, volete dirci qualcosa di più sulla vostra attività di fotografi?
S. Volendo approfondire l’argomento, noi ci occupiamo di fotografia di matrimonio, still life, ritratti per la famiglia, paesaggi e film-making. La nostra attività comprende molte specializzazioni in abito fotografico, che ci ha portato a lavorare per molte aziende (moda, advertising, ecc.), e privati.

Avendone la possibilità logistica, organizziamo corsi fotografici qui da noi a Turf Lodge per chi ama fotografare e migliorare le proprie conoscenze. Non basta scattare con una macchina fotografica digitale automatica, per considerarsi dei fotografi, occorre conoscere la “Santa Trinità” e cosa si può fare con essa.

C. Mi spiace mostrarmi così ottusa ma: cosa sarebbe???
S. Come? non sai cos’è la “Santa Trinità”? Sensibilità, Tempo e Diaframma. E noi insegniamo a farlo, perché l’allievo possa ottenere maggiori soddisfazioni dalle proprie produzioni.

Insegneremo la differenza fra profondità di campo e profondità di fuoco, e come comporre l’immagine. Insegniamo a leggere l’istogramma dei valori tonali registrati sulla foto, e tanti altri aspetti che servono ad ottenere una buona immagine.

Oggi non esiste più la camera oscura nella quale si sviluppavano i rullini. Insegniamo ad utilizzare la camera bianca per sviluppare da soli e bene, un file grezzo contenuto in un RAW.

C. Beh, i miei complimenti per le vostre proposte. Prima Pietro ci ha lasciato il sito con i vostri corsi, vuoi dare anche altri link?
S. Questi sono i nostri siti professionali di fotografia, ME Photography Studio e Wedding Ireland Photography.

C. Prima di passare ad un altro argomento, ditemi: quale consiglio spassionato dareste a chi sta pensando seriamente di compiere un passo come quello di trasferirsi in Irlanda?
P. In linea generale eviterei di parlare di cambio di vita, parlerei piuttosto di cambio di prospettiva e di mentalità. Se da un lato la globalizzazione può essere vista come uno svantaggio, poiché ha cambiato la fisionomia mondiale, credo che il termine migliore per definire questo stato di cose sia quello già utilizzato da Simonetta: “resilienza“.

C. Quindi saper riorganizzare la propria vita davanti alle difficoltà, saper cogliere le opportunità anche in un contesto che sembra mostrarsi completamente contro di noi.
P. Siamo nell’era di Internet, strumento preziosissimo per informarsi adeguatamente. Ormai quasi tutto è a portata di un click.

Propongo principalmente di farsi un giro sui siti delle Ambasciate Italiane all’estero per verificare informazioni valide e idee. Fatta questa prima analisi, conviene iscriversi ai siti pubblici di lavoro inviando il proprio curriculum in lingua inglese.

C. Quindi tutto da casa, senza spostarsi per andare a controllare in prima persona sul territorio?
P. Suggerisco caldamente ai giovani italiani, laureati e non, ma anche ai meno giovani, una volta scelto il paese dove si spera di trovare lavoro, di investire un pò del proprio denaro per recarsi direttamente sul posto e trovare una sistemazione, anche temporanea, per essere pronti alla chiamata.

Considero sia meglio presentarsi di persona presso un probabile futuro posto di lavoro, per consegnare il proprio curriculum e fare due chiacchiere con chi si occupa della selezione del personale.

C. Mi vedo assolutamente d’accordo con te: il contatto diretto ha un senso maggiore, onestamente anche quando si tratta di spedire le proprie referenze all’azienda dietro casa. Una consegna diretta e il classico “farsi vedere in viso”, non hanno rivali!
P. Ti faccio un esempio: l’anno scorso ad aprile, abbiamo aiutato un ragazzo italiano di 22 anni di nostra conoscenza, che con il solo biglietto aereo d’andata è venuto in Irlanda.
Gli abbiamo trovato alloggio presso un ostello e in seguito lo abbiamo aiutato nella ricerca di lavoro offrendogli la nostra disponibilità ad accompagnarlo ai colloqui e negli uffici pubblici della contea in auto. Tutto ciò, gli ha permesso di ottenere un colloquio che è andato a buon fine.

C. Se pensavo che non mi avreste più stupita, sbagliavo di grosso. Sentire queste parole rianima la mia speranza e, spero, quella di molti lettori.
Ora, direi di cambiare argomento: mi metto comoda e vi verso altro tè, perché ho tutta l’intenzione di sapere ogni cosa su come si vive veramente in un villaggio irlandese…
S. Noi viviamo nel piccolo villaggio di Teelin, di fronte alla baia omonima sulla Wild Atlantic Way, dove tutti si conoscono. Dove ogni abitante è mezzo imparentato con un altro, dove la gente è schietta e genuina, dove ogni evento è conosciuto in pochissimi minuti.

La vita è tranquilla, la natura selvaggia fa da padrona. Gli unici suoni che sentiamo sono il canto degli uccellini, dei corvi, delle gazze e dei gabbiani. Il belare delle pecore, il muggito delle mucche; il rumore dei trattori sono l’annuncio che il mattino è tornato. L’urlo dell’oceano trova la sua maggiore potenza nei periodi invernali, quando il Dio del mare Manannan Mac Lir è infuriato.

C………………………………………………………io sono partita, chiuso per ferie, chiuso ad oltranza! Il tè lo vengo a prendere io nel vostro salotto! Torno seria? Torno seria. Dimmi qualcosa su questo personaggio, Simonetta, amo le leggende irlandesi.
S. Manannan Mac Lir era il dio del mare dei Tuatha Dè Danann. L’epiteto Mac Lir, dal gaelico, significa “figlio del Mare”. Ci sono leggende straordinarie che raccontano le vicende gloriose di Mananna Mac Lir.

Paul Clements, scrittore e conduttore televisivo Nord irlandese della BBC, nel suo libro “Wandering Ireland’s Wild Atlantic Way” ha dedicato un capitolo al Donegal e al Dio Manannan. Ecco l’intervista di Paddy Clarke, del Teelin Café, a Paul Clements, filmata da Pietro (qui).

C. E non ci dai qualche scorcio di caratteristica vita paesana?
S. Le anime che abitano questo villaggio sono ancora legate alle leggi delle tradizioni Celtiche, che riguardano la natura e alle quali si riferiscono. Annusando l’aria capiscono se ci sarà bel tempo oppure no. Conoscono le leggi dei venti del Nord e la loro brutalità, quando in inverno questi colpiscono la zona con raffiche fino a 130 kmh. Sono contadini, perlopiù proprietari di terreni incolti nei quali fanno pascolare il bestiame.

Ma riescono a stupire quando, nei periodi estivi, si trasformano in musicisti bardi che si radunano nell’unico ed inimitabile Pub, The Rusty Mackarel, risalente al 1892, con i loro violini (fiddles), Tin Whistles, chitarre e banjos, per intonare le famose ballate irlandesi.

C. Sono fisicamente molto lontano da qui. Credimi, Simonetta, mi stai riportando al 2011, a quei brevi ma indimenticabili undici giorni, in cui l’Irlanda è stata tutto il mio mondo.

Ad essere onesti, continuo a sentirla al centro del cuore e, sentire la descrizione appena fatta…mi dà i brividi. Perché non è un film o un libro: no, è davvero vita reale! E poi, ogni nostro km in Irlanda, è stato accompagnato da sonorità e ballate, che hanno reso il viaggio ancora più struggente. 
Come struggente è stato il momento in cui sono finita letteralmente dentro la torba, in Connemara…ve l’ho mai detto questo?
S. I terreni che si sono formati nel tempo hanno uno strato di torba millenaria…

C. Si, va bene, ho calpestato un patrimonio storico, ma sono agile come un bradipo, non posso farci nulla! Prosegui pure…
S. Il terreno così costituito non permette la semina e la raccolta di prodotti agricoli poiché è acido. Perciò la torba viene utilizzata come combustibile per i caminetti e le stufe.

La torba è un deposito composto da resti vegetali sprofondati e impregnati d’acqua che, a causa dell’acidità dell’ambiente, non possono decomporsi interamente. Essa può includere molti altri tipi di materiale organico, come cadaveri di insetti ed animali. La torba si accumula in suoli più o meno saturi d’acqua e in assenza di ossigeno.

C. E, dopo questa descrizione, sono felice di aver buttato via le scarpe appena rientrata dall’Irlanda!!! In che zone si possono ammirare le torbiere?
S. Sulla strada che va da Carrick e Glencolumcille, si possono apprezzare le grandi torbiere che, una volta all’anno, vengono tagliate da grandi trattori a sei ruote, come si taglierebbe una torta.

I panetti di torba così ottenuti vengono pressati per far scolare tutta l’acqua e posti in grandi griglie per l’asciugatura, affinché siano pronti per l’inverno successivo. La torba insieme al carbone sfrigola all’interno dei caminetti emanando il suo profumo caratteristico che si diffonde in tutta la baia.

C. Noi siamo stati in Irlanda ad agosto, ma spesso ci è capitato di ammirare e godere di un delizioso fuoco di torba e ne ho un ricordo molto bello. Per favore, non farmi ancora atterrare dal mio volo pindarico: racconta qualche altro luogo…
S. Questa terra, antica e solida, può essere considerata come un vero scrigno di monumenti e siti archeologici, risalenti anche a molti millenni fa…L’Irlanda è ricchissima di luoghi misteriosi, che attraggono coloro che sono alla ricerca di leggende, legate a Elfi, Fate, Drudi e antichi Celti.

E’ la terra che ha dato in natali a William Butler Yeats, poeta e studioso di esoterismo irlandese. E’ la terra che nasconde o svela decine di cerchi magici, come quello di Beltaine, a Raphoe, non troppo distante da Turf Lodge. In particolare il Donegal è la terra più intatta in tutta l’isola, ancora ricca di zone completamente disabitate.

Con 4,5 milioni di abitanti, e con una densità media di 63 abitanti per kmq, l’Irlanda è una terra ancora pienamente vivibile e ricca.

C. Ormai sono partita per la tangente: hai voglia di raccontare almeno un’altra leggenda. In fondo parliamo di Irlanda, che è la…
S. …terra delle leggende. Molte, come quella della regina Maeve sono giunte fino a noi. Questa mitica donna, bellissima e ricchissima, pare oggi dorma sepolta in piedi sotto un gigantesco tumulo di pietre sul colle di Knocknarea, vicino a Sligo.

Nonostante la lontananza da casa nostra, in una limpida giornata di sole è possibile scorgere il grande tumulo. Oppure si può visitare Grianàn An Aìleach, la possente fortezza dei Tuatha De Dannan, poco lontano da Letterkenny. Insomma…uscendo dai tradizionali percorsi turistici, si possono scoprire luoghi straordinari.

C. E tu Pietro? Vuoi consigliarci qualcosa?
P. Abitiamo sulla Bunglass Road a 4 km dalle più alte scogliere d’Europa: le Slieve League Cliffs, alte circa 600 mt. Non hanno nulla da invidiare alle più famose Cliffs of Moher nella contea di Galway. La loro imponenza e magnificenza toglie letteralmente il fiato.

C. Lo credo bene: parli con una persona che, a voler essere totalmente onesti, ha apprezzato molto di più le scogliere di Dùn Aengus, alle rinomate Cliffs of Moher…per cui.
P. E’ una scogliera antichissima, del periodo glaciale, che digrada verso il mare. Le forti mareggiate l’hanno modellata nel tempo a loro piacimento, producendo insenature e grotte profonde. In alcune di queste è possibile entrare con la barca. Durante le tempeste invernali il vento è così forte che sembra che due treni in corsa passino velocemente sul tetto del cottage! L’arrivo della raffica si sente da lontano come un rombo sordo. Man mano che si avvicina, aumenta di intensità e fragore, infrangendosi letteralmente sulle Slieve League, per abbattersi come un’onda gigantesca nel pendio sottostante.

C. Che immagine…buca lo schermo del pc. Straordinario. Prima Simonetta ci ha dato un quadro molto suggestivo della vita a Teelin: mi piacerebbe conoscere anche qualcosa della sua storia.
P. Nei secoli XVIII e XIX Teelin era un villaggio di pescatori e il porticciolo era un rinomato porto peschereccio. A guardia del piccolo porto vi sono le rovine di quello che allora era il forte adibito a punto d’osservazione della Guardia Costiera.

Costruito dagli inglesi nei primi anni del XIX secolo, a controllo dell’entrata della baia di Teelin, venne distrutto e incendiato dagli indipendentisti irlandesi, dopo la proclamazione della repubblica d’Irlanda, sancita nel 1922.

Poiché il sito era ancora pattugliato dai soldati inglesi anche successivamente, la gente del luogo dice che gli indipendentisti riuscirono, con uno stratagemma, a raggiungere la baia di Teelin di notte da Kilcar, la baia attigua, utilizzando delle piccole barche. Il tutto per rubare le armi agli inglesi!

C. Io amo questi aneddoti storici, soprattutto perché svelano sempre in maniera spiccata l’anima del popolo irlandese. Qualche altra indicazione per chi soggiorna a Teelin?
P. A circa 50 mt da casa nostra si trova il Teelin Cafè, luogo di ritrovo per i turisti che vanno a visitare le Slieve League Cliffs, che si radunano per uno spuntino e per acquistare piccoli souvenirs. I proprietari sono Paddy e Siobhain Clarke. Paddy si occupa di fare da guida alle Slieve League e Siobhain si occupa della cucina.

C. Direi un’accoppiata perfetta. Vuoi segnalarci qualcosa nei dintorni?
P. A circa 15 km da Teelin, si trova la località di Malin Beg a guardia della quale è ancora eretta una grossa Torre di Guardia Inglese. Nel XVIII secolo in tutta l’Irlanda vennero innalzate queste torri d’avvistamento sul mare a scopo preventivo e difensivo, in quanto gli inglesi temevano l’invasione napoleonica dal mare, che mai avvenne.

Poco lontano c’è la spiaggia di Malin Meg, chiamata Silver Strand, che si trova in una insenatura a forma di goccia. Splendida con la bassa marea del mattino, perché luccica e brilla alla luce del sole.

C. Le tue parole sono già una descrizione molto d’impatto ma, se non bastasse, anche le vostre immagini parlano, anzi urlano, l’incanto dei luoghi da te citati. Vi viene in mente una qualche particolarità, un qualcosa di curioso, sulla vita in Irlanda? Simonetta?
S. Beh direi che la cosa più eclatante che mi viene in mente è la settimana che precede la festa di San Patrizio, se vogliamo chiamarla curiosità.

C. Ora curiosa lo sono io: perché, cosa succede? Seppure questa festa è ormai molto diffusa anche da noi, io vorrei davvero avere un’idea di quello che succede in Irlanda, dato che ho sottomano due testimoni attendibili!
S. Tutti sono in visibilio e in frenetiche preparazioni per le grandi sfilate che si faranno durante la giornata di festa. Bande con a capo majorettes e bande di cornamuse sono dappertutto. Bambini e adulti che si travestono come per un grande e verde carnevale! Questo è il link del video girato da Pietro in occasione della festa di San Patrizio del 2016.

La birra scorre a fiumi in quel periodo e sembra che tutti i problemi quotidiani siano passati. I paesani si animano in un vortice di danze e musica, ritornando il giorno dopo a sonnecchiare sornioni, in attesa della prossima sfilata.

C. Molto bello, ho adorato anche il tuo video Pietro, vi consiglio di guardarlo! Vi trasporterà qualche istante in Donegal, in un tripudio di verde e musica!

Durante le nostre mail dei giorni scorsi, è emersa una cosa che mi ha lasciato piacevolmente colpita, soprattutto perché è un’ulteriore dimostrazione di quanto siate eclettici ed interessanti: voi conducete un programma radiofonico???!!!
P. Oh…grazie della domanda perché mi permetti di svelare il mio sogno. Come ho detto all’inizio dell’intervista, suono la cornamusa da 40 anni e la insegno anche. La mia passione per la musica di tradizione celtica, ossia irlandese, scozzese e gaelica,risale a quando ero bambino. E’ qualcosa che ho sempre avuto dentro e non mi ha ancora abbandonato.

C. Significa che è una passione reale, viva. Come è nata l’idea di un programma radiofonico?
P. L’idea nacque molti anni fa, ma non avevo il supporto tecnico per realizzarla. Sei anni fa, conoscemmo il Direttore Artistico, nonché proprietario di Radio Centro Musica, Marco Gollinelli con il quale facemmo un lavoro insieme per il Celebrity Music Festival.

Anche lui aveva il pensiero di inserire nel palinsesto della radio una trasmissione che trattasse musica di tradizione celtica. Ha sempre avuto il proposito di dare a me e a Simonetta la conduzione. Se non che, avendo il palinsesto impegnato da altri conduttori, non potemmo fare l’accordo. Io e Simonetta rinunciammo all’idea e non ci pensammo più.

C. Sento che fu nuovamente il caso a metterci lo zampino, vero?
P. Con Marco Gollinelli siamo rimasti in contatto, così all’inizio della stagione 20152016, mi chiamò dichiarando che era pronto per far partire la trasmissione. Abbiamo ragionato molto su come creare qualcosa che non fosse una trasmissione di nicchia, ma alla portata di tutti e non annoiasse gli ascoltatori. Mi venne l’idea di far entrare un terzo conduttore: Paolo Sirocchi. Nostro carissimo amico fin dagli anni della gioventù.

C. Anche lui appassionato di musica di tradizione celtica?
P. E’ un profondo conoscitore della musica in generale, ma in particolare della musica tradizionale irlandese esportata negli Stati Uniti. Abita a Fertilia, nel Golfo di Alghero in Sardegna.

C. Quindi una fusione Italia-Irlanda per riuscire a trasmettere: non proprio semplice..
PIETRO. Poiché Radio Centro Musica ha sede a Udine, Paolo Sirocchi ha la sede in Sardegna e noi in Irlanda, abbiamo passato ore di prove tecniche per aggiustare i collegamenti di linea e il suono, affinché la trasmissione avesse inizio!

A novembre 2015, è finalmente partita la trasmissione Irish CoffeeQuesto è un piccolo spot, creato da me e Simonetta, che passa regolarmente in radio a promemoria degli appuntamenti. Il video è stato girato sulla strada che da Teelin porta a Carrick.
SIMONETTA. Il brano che ascolterai nello spot, si chiama “Hector the Hero”, brano tradizionale scozzese suonato al Tin Whistle e alla cornamusa da Pietro. Potrai ascoltare il brano per intero e in originale in questo videoclip. Te lo dico io perché Pietro non te lo avrebbe detto. Non ama autoincensarsi.

Simonetta e Pietro, per Voce del Verbo Partire

∞♦∞

In genere lascio l’ultima battuta delle mie chiacchierate virtuali, ai miei ospiti. Oggi, però, voglio concludere personalmente questa lunga interazione con voi, Simonetta e Pietro, per dirvi con molta semplicità grazie. E non solo per avermi e averci regalato le vostre vite, le vostre esperienze, le vostre conoscenze…le vostre immagini. 
Io sono soprattutto qui a dirvi grazie per i personaggi straordinari che siete, per le vostre personalità, per avermi e averci insegnato concretamente, attraverso la vostra storia, l’applicazione concreta del termine resilienza. Mi sento di dire che abbiamo tutti da imparare da persone come voi. E io sono ONORATA di avervi ospitato sul mio blog.

Claudia B.

6 Commenti

  1. Silvia

    Ciao , se fosse possibile avere un contatto con Simonetta , sarei interessata ad avere qualche suggerimento per passare un po’ di tempo nella contea donegal , scopo lavoro per mantenermi e imparare inglese grazie

    1. Ciao Silvia! Il contatto diretto di Simonetta non ce l’ho nemmeno io, ma se cerchi su Facebook “Simonetta Ecchia”, oppure “Pietro Malaguti”, puoi lasciare loro un messaggio! Sono molto disponibili e sono certa che ti risponderanno subito.
      Anche io sono rimasta in contatto con loro tramite Facebook 😉
      Fammi sapere se li trovi!
      A presto,
      Claudia B.

  2. Caspita Claudia, complimenti per l'intervista e complimenti ai tuoi ospiti che si sono aperti raccontando non solo la loro storia, le loro vicende personali, ma hanno anche minuziosamente descritto quello che è il trasferirsi all'estero ed iniziare a vivere in un luogo diversi da quello in cui di è soliti.
    Due post ricchi di informazioni,curiosità, leggende ed energia.
    Un ottimo spunto e punto di partenza per chi volesse puntare sull'Irlanda. 🙂

    1. Grazie Elisa! Quando ho avuto la possibilità di “invitare” Simonetta e Pietro nel mio salotto virtuale, mai avrei pensato che mi avrebbero donato la loro storia con tanta onestà, apertura e dovizia di particolari.
      Mi sono emozionata tantissimo durante la stesura, felice di riportare questo tripudio di sensazioni e, allo stesso tempo sono stata lieta di poter anche inserire informazioni pratiche per chi pensa seriamente ad un cambiamento.
      È un onore aver parlato di loro. Poi sai, l’Irlanda, la terra che mi ha rubato il cuore…impossibile non lasciarsi contagiare!
      Claudia B.

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