Fine settimana in Maremma e Val di Chiana: cosa vedere e fare

La Maremma in Italia, la nominiamo di frequente all’interno di frasi poco lusinghiere, di cui non riporterò assolutamente il contenuto! La si cita talmente spesso che, un viaggiatore sano di mente, prima o poi, si incuriosisce e decide di andare a vederla con i propri occhi. 
Io, che non sono diversa dagli altri viaggiatori, anzi a volte sono proprio una piaga con tutte le mie curiosità, un giorno mi sono svegliata affermando: “Voglio fare un fine settimana in Maremma!”.
C’è chi vuole andare a cena fuori, chi vuole un mazzo di rose… la sottoscritta no. La qui presente Claudia B. si sveglia e vuole la Maremma: non tutta intera, se no sai Imu, Tasi, Tari… no, io mi accontento di due giorni passati ad esplorarla.
Così, inizio a fare una ricerca online, per stabilire l’itinerario e lì mi si spalanca un mondo: oh Maremma grulla, ma dove ti eri nascosta finora? Placidamente disposta tra Toscana e Lazio, questa area vastissima racchiude borghi talmente belli da sembrar finti, paesaggi fantastici e migliaia di possibilità di visita.
In realtà c’è un motivo per tutti i benevoli insulti con cui si cita abitualmente la Maremma, dovuto alla difficile realtà di questa zona, fino alla metà del XIX secolo, quando le paludi, la malaria, il lavoro pesante e sottopagato, il fenomeno del brigantaggio, erano una piaga per le persone che qui vivevano. 
Le cose cambiarono grazie a Ferdinando II e a suo figlio Leopoldo II, che fecero bonificare l’intera area, anche se il lavoro fu davvero lungo e difficile. Oggi non c’è più traccia di quel periodo nero della storia maremmana. Noi veniamo accolti da una zona scintillante, ricca di arte, storia e cultura, in questo luglio del 2011.
Baciati dalla fortuna anche per quanto riguarda il tempo: tanto caldo e due giorni in cui, finalmente, si prevede sole pieno. Ormai siamo talmente abituati alla pioggia, ogni volta che facciamo un fine settimana fuori, da rimanere di stucco davanti a queste “esotiche” manifestazioni atmosferiche…
La nostra giornata è piena, dato che abbiamo in programma la visita di alcuni borghi davvero meravigliosi della Maremma Grossetana: Sorano, Sovana, Pitigliano, Manciano e Montemerano, fino a raggiungere Saturnia, dove si trova l’agriturismo in cui abbiamo prenotato il pernottamento. Domani poi, ci sposteremo verso il Monte Amiata, con visite a Roccalbegna, Arcidosso e Santa Fiora.
Arriviamo a Sorano, dove ci aspetta una paese medievale bellissimo, arroccato su una roccia tufacea. I vicoli e ed i palazzi sono pittoreschi e ricercati, qui si respira davvero il profumo di altri tempi.

Le mura medievali tengono raccolto l’intero nucleo, fondendosi in alcuni punti con la roccia tufacea o con le stesse abitazioni. Sull’intero abitato svetta la solida mole della fortezza appartenente agli Orsini, che presero il controllo della città di origine etrusca, da sempre nelle mani della famiglia Aldobrandeschi, grazie al matrimonio del loro rampollo, con l’ultima erede di questo casato.

La visita è piacevolissima, alterniamo passeggiate all’ombra dei vicoli, fra le salite e le discese che seguono l’andamento a piani su cui è strutturato Sorano, a belle vedute panoramiche sul borgo, incontrando eleganti palazzi signorili, architetture religiose e il ghetto ebraico, istituito dai Medici nel 1619.

Ripartiamo alla volta di quella piccola perla che è Sovana, minuscolo borgo a pochi km da Sorano, attraverso un paesaggio incredibile, fatto di vallate in cui la roccia tufacea spicca sul verde intenso di luglio.
Troviamo il paesetto sonnolento sotto il sole del primo pomeriggio, ma bellissimo e pieno di angoli ameni. Questo antico centro etrusco, fu riconosciuto successivamente Municipio romano, anche se dal V secolo divenne sede vescovile. Il meraviglioso centro storico, con cui si presenta a noi oggi, risale al periodo medievale.

Arriviamo sulla bella Piazza del Pretorio e ci sediamo all’ombra per mangiare un panino, ammirando con piacere le eleganti architetture intorno a noi, come Palazzo Pretorio, Palazzo dell’Archivio, Palazzo Bourbon del Monte e le fantastiche chiese di San Massimiliano e di Santa Maria Maggiore, che visitiamo subito dopo il nostro rapido pranzo. 

Ci sono poche persone in giro, la maggior parte è seduta nei ristorantini, perciò muoversi per Sovana risulta un piacere e fare le foto ancora di più: evvai, non devo eliminare nessuno con Photoshop!

La Chiesa di Santa Maria Maggiore, del XII secolo, è meravigliosa con le arcate ampie a suddividere tre navate, che sottolineano visivamente il magnifico ciborio in pietra.

Proseguiamo lungo il viale principale, fino ai resti dell’imponente Rocca aldobrandesca, fatta erigere attorno all’anno mille dalla famiglia Aldobrandeschi, come loro residenza.

Dalla parte opposta del borgo, sorge invece la Concattadrale dei Santi Pietro e Paolo, mirabile architettura del X secolo, in cui lo stile romanico è sublime.

Torniamo all’auto per raggiungere uno dei borghi toscani più fotografati e famosi nel mondo, conosciuto come la “piccola Gerusalemme”: Pitigliano. E’ un centro incantevole che, pur non avendo monumenti particolarmente degni di nota, resta per sempre nella mente del visitatore e nel profondo dei suoi occhi, per la visione generale del paese.

Di una bellezza da togliere il fiato, Pitigliano è la città del tufo e sorge dove si trovava un centro di origine etrusca. Le stesse mura che circondano il borgo, sono state realizzate dagli Aldobrandeschi,  su una precedente fortificazione etrusca. L’aspetto attuale è dovuto alla ristrutturazione fatta su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, per volere della famiglia Orsini, che prese il potere su queste terre, sempre grazie al matrimonio fra l’ultima erede degli Aldobrandeschi con Romano Orsini.

Pitigliano ci conquista perché è completamente irreale. Vaghiamo per i vicoli e le piazze, senza una meta precisa; visitiamo la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, il duomo barocco della città, ed entriamo anche nella chiesetta di Santa Maria e San Rocco, costruita tra il XII ed il XIII secolo, ma sostanzialmente impieghiamo il tempo a perderci con stupore fra i bellissimi scorci di Pitigliano.

Questo penso sia il modo migliore per viverla, ossia senza un obiettivo preciso, ma ammirandola nel suo insieme, soffermandosi sulle piccole botteghe d’artigianato, annusando i profumi golosi dei prodotti tipici, ascoltando le persone che ancora si fermano a chiacchierare con serenità, godendosi il fresco all’ombra dei vicoli.

Facciamo una sosta nel vecchio quartiere ebraico, dove si trovano la Sinagoga cinquecentesca e le varie attività legate alla tradizione ebraica. Non è un caso, infatti, che Pitigliano venga chiamata la “piccola Gerusalemme”: qui per secoli ha vissuto una numerosa comunità ebraica, che ben si era integrata con il resto della popolazione.

Lasciamo Pitigliano per fare una sosta a Manciano. Siamo nel cuore della Maremma, in un antico possedimento degli Aldobrandeschi, la cui rocca è ancora perfettamente conservata, da cui si può spaziare con lo sguardo su tutta la splendida campagna circostante. Una visita breve, che ci introduce alla meraviglia pura, costituita dal borgo di Montemerano.

Nonostante il tempo si stia rannuvolando, il paese medievale di Montemerano è quanto di più bello si possa visitare. Immagino debba essere una favola anche in inverno. I vicoli lastricati si aprono a sorpresa su cortili pittoreschi, attraverso un dedalo di viuzze,  amene scalinate e passaggi sotto volte a botte.

Fatto edificare nel XII secolo dalla famiglia Aldobrandeschi, l’abitato fu posto sulla parte più alta della collina. Passò alla famiglia Baschi, che la fece sottomettere ad Orvieto, di cui restò possedimento fin quando Siena se ne impossessò nel XV secolo, fortificandola. Nel XVI secolo entrò a far parte del Granducato di Toscana.

Location naturale di rievocazioni storiche, Montemerano è anche un borgo in cui la vita sembra essersi fermata al passato: i ritmi sono lenti, i rapporti umani ancora presenti, salutare gli sconosciuti e dar loro indicazioni, è normale amministrazione, far la spesa nelle piccole botteghe e fermarsi a fare quattro chiacchiere in un bar o in piazza, sono cose naturali. Anche noi ci lasciamo prendere dalla pace del centro storico, dalla sua vivibilità ed immensa bellezza.

Ripartiamo nel tardo pomeriggio alla volta di Saturnia, dove abbiamo prenotato in un agriturismo immerso nella campagna, fra distese di vigneti e campi rigogliosi; in lontananza svetta il Monte Amiata
Il tempo di fare una doccia e prepararci, che siamo pronti per raggiungere una pizzeria non lontana dal centro storico. Il ristorante è pieno, ci vuole tanto tempo per cenare, ma noi non abbiamo fretta.

Per una volta non dobbiamo correre da nessuna parte, possiamo goderci la compagnia reciproca. Alla fine riusciamo anche a fare una piacevole camminata a Saturnia, dove ci sono tante persone che si muovono nel fresco della sera; diamo uno sguardo ai negozietti aperti e ci sediamo sulle panchine a mangiare un gustoso gelato. Una serata tranquilla, ideale per rigenerarsi dopo i tanti impegni della settimana.
∞♦∞
Il sole ci sveglia caldo e splendente in questa domenica mattina. Ci aspetta una nuova giornata piena di luoghi da scoprire. Iniziamo dirigendoci verso Roccalbegna.
Strada facendo incontriamo un baretto disperso nella campagna toscana, con un panorama splendido e ci fermiamo a fare colazione.
La principale caratteristica di Roccalbegna, è la sua pittoresca posizione: si trova in una vallata, ai piedi di una punta di roccia, su cui sorge la rocca.

Il bel borgo medievale fu possedimento della famiglia Aldobrandeschi, poi passò sotto il dominio di Siena, alla fine del XIII secolo. Con la caduta di Siena furono i Medici ad impossessarsi di Roccalbegna, anche se la cedettero alla vicina Santa Fiora.

E’ un angolo di Toscana poco frequentato, magico, un agglomerato di case semplice e carino, dove non c’e’ frenesia; percorrendo i vicoli lastricati, passando tra belle casette in pietra e gli edifici religiosi, con la sempre imponente presenza del sasso che domina il paese, sembra quasi che il mondo esterno non possa in alcun modo scalfire la pace del luogo.

Proseguiamo per Arcidosso, che sorge alle pendici del Monte Amiata, un bellissimo antico abitato in pietra, di cui si parla già nell’860.

Saliamo verso la fortezza aldobrandesca, che svetta sull’abitato, risalente al periodo in cui la famiglia Aldobrandeschi prese il potere e fece fortificare l’intero borgo. Mantennero il dominio fino a quando, dopo un lunghissimo assedio, nel 1331 Arcidosso e il suo castello entrarono a far parte della Repubblica di Siena.

Nella parte antica del paese troviamo pochi visitatori, così passeggiare fra vicoli e bei palazzi, circondati dal verde di faggeti e castagneti delle colline limitrofe, diventa molto piacevole per noi.

Ciondoliamo tra stradine e piazze caratteristiche, soffermandoci ad ammirare i particolare dei passaggi coperti, le belle decorazioni floreali, la chiesetta di Sant’Andrea del 1188, fino al Santuario della Madonna delle Grazie, edificata come ringraziamento per la fine della peste, nel 1348. Si accede alla struttura, ampliata dal’400 in poi, da una bella scalinata.

Ci rimettiamo in auto per raggiungere Santa Fiora, circondata da un incantevole zona collinare. Dal parcheggio saliamo al centro storico con l’ascensore, arrivando direttamente in Piazza Garibaldi, dove sorgono gli eleganti Palazzo Sforza Cesarini, con l’adiacente torre dell’orologio e Palazzo Pretorio.

Santa Fiora è un borgo incantevole e lo visitiamo seguendo semplicemente l’istinto del momento, a seconda dello scorcio, cortile o piazzetta che più ci attrae, soffermandoci per ammirare le piccole botteghe d’artigianato e per acquistare un paio di panini da mangiare mentre passeggiamo.

Particolarmente pittoreschi i passaggi a volta e i punti panoramici, come la Via delle Mura, i quali permettono di spaziare con lo sguardo sui tetti dell’abitato, che contrastano col verde intenso della vegetazione, oltre che sulla Peschiera.

Questa sorta di piscina raccoglie l’acqua proveniente dalla sorgenti del fiume Fiora; inizialmente edificato come vivaio ittico per la famiglia Aldobrandeschi, in epoca rinascimentale divenne parte di un meraviglioso parco per la famiglia Sforza.

Visitiamo l’antico quartiere ebraico, in cui sorgeva anche la Sinagoga, dove visse la comunità ebraica tra il XVI ed il XVIII secolo; oggi in realtà non restano tracce dell’antica destinazione del rione, ma il luogo è comunque piacevole e ameno.

Passeggiando nel centro storico, ci imbattiamo nella Chiesa del Suffragio, nella Chiesa di Sant’Agostino, nella Chiesa di Santa Clara con il monastero delle Clarisse e nella bellissima Pieve delle Sante Flora e Lucilla.

Troviamo aperta solo quest’ultima, di cui non ci perdiamo certo la visita: edificio del XII secolo, venne ristrutturata due secoli più tardi. L’interno è suddiviso in tre navate con splendide opere di Luca delle Robbia.

Quando torniamo al parcheggio, ci rendiamo conto che è solo metà pomeriggio e, per tornare a casa, decidiamo di passare da Città della Pieve: una sosta nella vicina Umbria, è decisamente un’ottima idea, oltre ad essere un modo per prolungare ancora un pò il nostro fine settimana. 
Il borgo di Città della Pieve domina la Valdichiana, ed è bellissimo: la sola strada per raggiungerlo, immersa nella campagna umbra, con tanti ulivi e il verde a perdita d’occhio, è un biglietto da visita assolutamente d’impatto. 

In centro troviamo un bel mercatino dell’antiquariato, anche con bancarelle di manufatti artigianali e ne approfittiamo più che volentieri per vedere la merce esposta. Ma non ci facciamo nemmeno mancare una sorta di tour alla ricerca delle location in cui è stata girata la fiction “Carabinieri”, a partire dal famoso bar Pippo e Gemma, dove entriamo anche a bere un caffè, giusto per calarci fino in fondo nel nostro ruolo di “investigatori dei set”. Peccato non aver capito quale sia l’edificio che ospitava la caserma dei carabinieri.

Il meraviglioso paesaggio che circonda Città della Pieve, così come lo stesso abitato, hanno ampiamente ispirato il pittore Pietro di Cristoforo Vannucci, conosciuto come il Perugino, che nacque proprio qui e, di certo, non poté non lasciarsi “contagiare” da così tanta bellezza.

Il centro è composto da suggestive stradine che corrono in salita, aprendosi su eleganti slarghi, o scendono con ripide scalinate fino a sfociare in piccoli cortiletti. Alcuni vicoli sono talmente stretti che, a stento, riesce a passare una persona, altri sono un susseguirsi di arcate e decorazioni floreali su edifici in mattoni a vista a perdita d’occhio.

Poi c’e quella meraviglia della Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio, il duomo di Città della Pieve, che ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, pur essendo stato edificata la prima volta nell’VIII secolo. Ovviamente gli stili sono numerosi, si passa dal romanico, al gotico, al barocco. All’interno spiccano numerose opere del Perugino.

Di certo, anche per la sua posizione geografica, Città della Pieve incarna le caratteristiche dei borghi umbri, toscani, laziali, pur restando un luogo meraviglioso in cui ogni scorcio diventa indimenticabile e, ogni affaccio sulla Valdichiana, un quadro rinascimentale.

Non voglio terminare il racconto di questo fine settimana in Maremma (con una deviazione da sogno in Umbria), dandovi i soliti tre “buoni consigli di viaggio”; no, questa volta voglio riportarvi le toccanti parole di una canzone popolare toscana, dal titolo “Maremma Amara”.
Inizialmente avevo pensato di rifarmi ai versi del poeta Giosuè Carducci, che dedicò alla sua terra un sonetto in cui la descrive tanto simile a sé, ribelle, selvaggia, rude; oppure di citare Dante Alighieri, che a sua volta ne parlò come di una terra aspra e fiera.

Ma, alla fine, ho pensato che la Maremma possa essere espressa al meglio dai sentimenti riversati nelle parole, che si sono protratte nel tempo, recitate e cantate dagli uomini e dalle donne che, per secoli, hanno vissuto con immani difficoltà, con orgoglio, amore e odio, la loro terra natia:
Tutti mi dicon Maremma, Maremma…
Ma a me mi pare una Maremma amara
L’uccello che ci va perde la penna
Io c’ho perduto una pesona cara.
Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l’ama.
Sempre mi piange il cor quando ci vai
Perchè ho timore che non torni mai
-Maremma Amara-
Claudia B.

2 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *