Festa di castagnatura a Raggiolo

Da un pò di giorni l’autunno si fa sentire in tutta la propria forza nebbiosa perciò, quando domenica mattina ci svegliamo con un sole che, come si dice qui in Romagna, “spacca la testa alle bisce” (non fate domande, non ho idea da cosa derivi tanto macabro risentimento nei confronti dei rettili) noi, con l’agilità di un leprotto inseguito da un branco di lupi, ci siamo letteralmente fiondati fuori dal letto per salire in sella ad A.T.
Già da venerdì infatti, ispirata da uno dei miei blog di riferimento, “Frammenti di Toscana”, si è accesa in me la voglia e la curiosità di raggiungere il borgo di Raggiolo, in Casentino, non solo per visitarlo ma anche per partecipare alla “Festa di Castagnatura”
Sarò onesta con voi, amo i borghi italiani: piccoli, medi, grandi, infinitesimali, li ho sempre adorati e visitati, sia vicino a casa che nel resto del paese e, alla luce di quanto sta avvenendo attorno a noi, mi rendo conto che questo patrimonio andrebbe costantemente apprezzato, scoperto, e non dato per scontato. Per fortuna il nostro duo non ha mai commesso questo errore e, dato che non intendiamo iniziare ora, Raggiolo oggi sarà nostro!!!
Ecco, ora sembro un pò un’invasata che vuole conquistare il mondo, come in quel cartone animato di qualche anno fa, “Il Mignolo col Prof”. State tranquilli, dall’alto del mio misero metro e cinquantasette non farò nessun gesto inconsulto, lascerò a Napoleone il primato, se no poi si offende. 
Dopo una rapida “consultazione spaziale”, nel senso che con tutto l’armamentario da moto addosso, sembriamo due extra-terrestri (T-E-L-E-F-O-N-O-C-A-S-A), decidiamo di salire fino al Valico di Viamaggio, raggiungere Pieve Santo Stefano e percorrere la gustosissima tratta fino al Passo dello Spino; quindi, una volta a Chiusi della Verna, scendiamo verso Bibbiena.
A questo punto dovremmo seguire le indicazioni per Ortignano-Raggiolo. Non fosse che, quel pivello di Teseo, prende possesso delle nostre menti e ci vediamo costretti a ricorrere al navigatore perché non troviamo il bivio giusto. Momenti di ordinaria follia.
Se già dalla strada panoramica che scende verso Bibbiena abbiamo potuto ammirare ampiamente la vallata del Casentino, punteggiata sia dalla bella cittadina, che da borghi come Poppi e Castel San Niccolò, oltre che dal Castello di Romena in lontananza (località di cui ho parlato in questo reportage), ora iniziamo a penetrare il cuore stesso di questa parte di Toscana, con una sinuosa strada immersa nell’autunno casentinese.

Pochissimi abitati si alternano a campi, montagne e boschi, le cui tonalità sono ricche di sfumature dorate. Raggiolo, meritatamente iscritto al circuito “Borghi più Belli d’Italia”, ci aspetta raccolto alle pendici del massiccio del Pratomagno. Non so bene cosa mi aspettassi da questa borgata montana, non di certo la notevole superficie che mi ha portato a scattare un numero vergognoso di fotografie, per una sola persona sana di mente! No, davvero: ho trovato talmente tanto bello il paese, così ricco di scorci e affacci da cartolina, da aver quasi fuso la reflex.

La stessa “Festa di Castagnatura”, con pochi ma graziosi banchetti di artigianato e prodotti tipici, ci conquista subito: qui non si punta al tanto, al troppo, ma al poco e caratteristico. Così come nell’allestimento del tendone in cui sarà servito il pranzo a base di leccornie del territorio: tavolate in cui condividere sapori, musica e risate. Oppure, il braciere in cui verranno cotte le brice, ossia le caldarroste, posizionato allegramente in mezzo alla piazza, insieme al ceppo che verrà incendiato a fine giornata, attorno al quale ci si stringerà per ascoltare le storie di un tempo.

Ma, soprattutto, ciò che rende grandioso questo antichissimo paese, sono i suoi minuscoli musei, dedicati al territorio e alla produzione locale della farina di castagne.

La festa di castagnatura, ci rendiamo conto, non è la classica manifestazione cui siamo abituati, ma un racconto del passato, dello stile di vita e delle difficoltà di un popolo legato alla propria terra in un rapporto imprescindibile.

La castagna per Raggiolo, non è stata nei secoli solo il cosiddetto pane dei poveri, ossia un apporto concreto alla dieta nei mesi di magra, ma la primaria fonte di sostentamento economico del luogo.

La produzione della farina di castagne, un alimento ricco, completo, permetteva alla gente di sopravvivere e sfamarsi, ma anche di guadagnare, in quanto fondamentale in tutto il Casentino
Le castagne della zona di Raggiolo sono in realtà piuttosto piccoline, nulla a che vedere col marron buono di Marradi (che se preso in fronte potrebbe rendere inoffensivo un uomo adulto), ma proprio per questo si prestano perfettamente alla produzione della farina.

Grazie all’Ecomuseo della Castagna, dislocato su più sedi che corrispondono agli antichi luoghi legati alla lavorazione del frutto, si può veramente entrare a stretto contatto con la realtà della gente del Casentino, in particolare di Raggiolo, la cui sopravvivenza era strettamente connessa con la presenza o meno delle castagne.

Ad esempio, ci spiegano mentre sostiamo all’essiccatoio, in cui si disidratavano le castagne prima di trasferirle al mulino per la macina, in un’annata come questa le cose sarebbero state davvero dure, data la penuria di frutti.
In tali casi, i lunghi e gelidi inverni diventavano davvero uno strazio per la popolazione, che cercava di far fronte alla miseria emigrando in altre regioni per cercare lavoro, sfamandosi con piatti poveri come polenta, castagne bollite o quel formaggio ottenuto dal latte delle pecore appartenenti ad alcune famiglie di Raggiolo, che vivevano nella parte alta del borgo, “i Campi”.

Percorriamo il sensoriale sentiero che porta sino al Mulino perfettamente funzionante, immerso in un gradevole sottobosco bronzeo, dove l’unico rumore è quello del frusciare delle foglie e del lento scorrere del torrente, ora in piena, che non produce solo amene cascatelle, ma aziona il mulino stesso. Qui venivano portate le castagne dopo l’essiccatura, per procedere con la macinatura e la produzione della farina.

Nei pannelli in terracotta sparsi lungo le strade di Raggiolo, si ripercorrono i sentimenti, il vissuto, le difficoltà, le speranze della popolazione, gente fiera che ha “aperto le proprie vite” ai visitatori; una comunità plasmata dalle asperità del territorio, la quale ha saputo crescere, ingegnarsi, riproporsi e rialzarsi, donando ai posteri un borghetto idilliaco da cui lasciarsi incantare, nel quale incontrare il passato attraverso il “Percorso della Castagna”.

Come se non bastasse un territorio già di per sè problematico, Raggiolo subì ripetute rappresaglie da parte di Firenze, per essere poi distrutta nel XV secolo dai milanesi, insieme ad altri centri del Casentino.

Per fortuna, grazie alla ricostruzione, è arrivato fino a noi un paese dalla grazia unica, con vicolini lastricati in cui il tempo pare come cristallizzato, forse anche per la lentezza con cui vanno percorsi se non si vuole restare senza fiato.
Non pensiate di arrivare a Raggiolo e visitarla correndo, magari limitandovi alla piazzetta, alla Chiesa di San Michele Arcangelo e all’Ecomuseo della Castagna: spingetevi in ogni angolo ed anfratto come abbiamo fatto noi, godendovi cortili e palazzine di pietra, casette in sassi e affacci sui boschi; perdetevi lungo le strette stradine leggendo la storia, le leggende e le speranze di un paese risorto, magari entrando anche in una bottega per acquistare dei fragranti panini farciti con salumi locali.

Noi ci siamo lasciati conquistare da questo spirito paesano, un vero tripudio di immagini, profumi e voci ed è come se il suo soffio antico, la sua storia e le sue sofferenze tramutate in successo, fossero entrate nella nostra anima, impedendoci di andarcene. 
Io starò invecchiando, l’altra metà del blog pure (eccome!) e, se in passato in una giornata, riuscivamo ad inserire un numero spropositate di visite senza nemmeno perdere un colpo, ora ammetto che abbiamo pesantemente rallentato…ma a Raggiolo, ci siamo fermati qualcosa come tre ore e mezzo, continuando a camminare per tutto il tempo!

Va beh, salvo fermarci dieci minuti su una panchina, per gustare un panino. Restano tre ore e venti: come è possibile? Cosa ci hai fatto Raggiolo? Ci hai letteralmente stregati facendoci perdere la cognizione del tempo!
Ci siamo ritrovati tra le mani un “libro di pietra” adagiato su una montagna del Casentino tutto da leggere e sfogliare per assorbirne i momenti del passato e del presente, e noi ne abbiamo attinto a piene mani.

La storia non è che sia fatta solo dai grandi nomi, anzi: è soprattutto scritta da luoghi che sanno entrare nella mente delle persone meglio di una serie di eventi e date, donando un vero insegnamento di vita.

Salutiamo con un abbraccio affettuoso Raggiolo e saliamo in sella ad A.T. piuttosto stanchi…a dire il vero ci fanno un gran male le gambe e la schiena: quando si dice essere nel fiore degli anni!

Acciacchi a parte ci sentiamo giovani dentro e “piuttosto rock”, tanto da scegliere una strada più lunga con cui rientrare in Romagna, per la gioia di A.T. che non ama fare sempre le stesse cose.

Lo zainetto blu, nostro aitante accompagnatore e portatore della reflex, viaggia sereno nelle borse della moto o sulle nostre spalle, godendosi la passeggiata comodamente. Alla luce di questi fatti pare che mio marito voglia rinascere zaino…
Attraversiamo il Casentino fino a Stia (qui trovate un percorso di visita nella bella cittadina) dove, dopo una sosta caffè, ci dedichiamo anima e corpo ad una divertentissima corsa sulla strada che porta al Passo della Calla, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna. Una serie straordinaria di tornanti vivaci e rapidi, affiancati da un foliage nel colmo della sua esplosione!

In alcuni punti le foglie dipingono ancora i rami degli alberi con mille sfumature, alternate al verde delle conifere ma, mano a mano che ci avviciniamo al valico, la foresta è ormai completamente brulla, avvolta nell’oscurità nonostante sia pomeriggio: qui il sole di fine ottobre non riesce più a penetrare e, gli alti fusti spogli, proteggono con la propria mole il tappeto di bronzo disseminato sul terreno. Una magia.
Facciamo una sosta in località Campigna, perché sappiamo esserci delle panchine su cui sedere per ammirare l’autunno, avvolti in un’atmosfera suggestiva fatta di un primo accenno di oscurità, raggi lontani che colpiscono le cime colorate, fumo che esce dai camini alimentando la cappa di foschia ed impregnando l’aria di un delizioso aroma di legno. Tutto attorno il silenzio.

Da qui, la tratta fino a casa è ancora lunga: una volta a Santa Sofia dovremo salire verso il Passo del Carnaio per raggiungere San Piero in Bagno, quindi Sarsina e Sant’Agata Feltria, da cui entreremo in Alta Valmarecchia quando ormai sarà buio pesto.
Evidentemente con la variazione dell’orario si pone la necessità di riabituarci al fatto che, d’ora in avanti, farà notte presto: eppure dopo 35 anni di vita dovremmo anche ricordare questo particolare! Qui urge riprendere velocemente le misure e regolarsi di conseguenza, altrimenti rischiamo reumatismi e raffreddori. Meditiamo centauri, meditiamo…

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin

18 Commenti

  1. Ciao Claudia! Che posti! Le foto erano talmente "naturalesche" che sembrava uscire qualche folletto dalle tue foto! Ci credo hai fuso la reflex 😂
    Non sono mai stata a Raggiolo ma come te, anche io sono una borghi-dipendente e ogni week end se posso scappo sempre a scoprirne di nuovi. Anche a me piange il cuore l'idea che molti li stiamo perdendo, per questo dovremmo valorizzarli di più, proprio come hai fatto te in quest'articolo! Un bacione 😘

    1. Mi piace pensare, forse in maniera presuntuosa, che grazie al nostro amore per la scoperta, in qualche modo portiamo nuova linfa ai borghi italiani, dando loro una voce e visibilità, anche grazie ad un passaparola che li renda meno sconosciuti. Certo, questo non vuol dire che possiamo proteggerli dal terremoto (purtroppo), ma dall’essere dimenticati magari si.
      Forse è solo un’illusione, ma almeno mi fa sentire parzialmente utile in un contesto in cui altrimenti non saprei davvero cosa fare…
      Grazie per aver viaggiato con noi, un abbraccio,
      Claudia B.

  2. Mio marito è invidioso del tuo: vorrebbe una moto da anni ma io mi annoio troppo da passeggera. Detto ciò, interessanti queste vostre gite fuori porta, che mi fanno conoscere zone d'Italia mai viste e, spesso, nemmeno sentite, nonostante a due passi da noi. Ah, la vita dei centauri… Comunque io voglio un camper!

    1. Roberta come??? Mi scambi la moto per un camper? Guarda, al massimo puoi provare a convincere tuo marito ad indossare il casco mentre è alla guida del camper…sia mai che la suggestione gli possa far sentire l’aria sul viso!
      Mi fa piacere averti presentato un pezzetto sconosciuto d’Italia: credimi, ogni volta è una scoperta anche per me.
      Claudia B.

  3. Grazie per averci presentato questo angolo di paradiso.. adoro i borghi.. e questo è meraviglioso! Mio marito lo apprezzerebbe da morire quale amante di castagne e farine in particolar modo.. lo metto in lista tra i borghi da visitare..

    1. Sono davvero felice di avervi dato un’idea di visita, così come altri l’hanno data a me, soprattutto perché Raggiolo vale veramente tanto. Se poi tuo marito ama castagne e farine fuori dalle classiche proposte, qui troverete un mondo.
      Se vi capita e non le conoscete, vi consiglio anche una visita a Bibbiena e al Santuari di Santa Maria del Sasso, Poppi, Pieve di Romena, Stia e Castello di Porciano, tutto circoscritto in pochi km.
      Grazie per essere passata!
      Claudia B.

  4. haahahh i turisti negli obiettivi sono il cruccio di tutti noi…ahhhh se potessimo farli sparire lanciando fulmini dagli occhi!
    E' vero quello che dici, oggi più che mai ci sentiamo molto vicini a questi borghetti antichi!
    Passeranno anni, tanti anni. Ma ci riprenderemo!
    Buona serata anche a te!

  5. Ecco, quando penso al termine On The Road mi figuro esattamente un viaggio in moto come questo: tornanti, paesaggi con vallate, borghetti e tanto buon cibo stile "Trattoria dal Camionista".
    Che bella la tradizione del braciere e del ceppo e belli anche gli scorci che hai immortalato! Ti immagino in ore ed ore di appostamenti aspettando che i turisti escano dall'obiettivo! 😀 A proposito, ma quando torni a casa da queste escursioni glielo fai un brodetto ricostituente alla Reflex?
    Stupenda l'espressione che hai usato "libro di pietra", rende esattamente l'idea di questo gioiello! Poi con i colori dell'autunno questa Italia rende al massimo!
    Claudia, sient'a' mmè, battezza la Reflex ed inseriscila nella firma dei post insieme alla A.T.!

    1. Sai che non ci avevo pensato: sfrutto la mia Canon per tutto il tempo e non l’ho mai inserita in una firma…nooo, dovrò rimediare. Anche con una camionata di vitamine, sia per lei che per il “portatore della moto”, che emette strani versi di dolore ogni volta che rientriamo dalle nostre uscite.
      Adesso, però, devi dirmi dove ti nascondevi: mi hai vista alzare gli occhi al cielo, zigzagare per eliminare teste o sentita imprecare col mio solito garbo, mentre cercavo di “invitare mentalmente” le persone a spostarsi dal mio obiettivo, vero??? Certo che sono tutti degli screanzati. La colpa non è nemmeno mia se poi dico parolacce.
      Questa domenica è stata proprio un’immersione nelle tradizioni. Forse anche a causa di tutto quello che sta succedendo ne sono rimasta molto colpita, Raggiolo mi ha presa, quasi condotta per mano attraverso i suoi vicoli. Ed è stato un gran bell’andare!
      Buona serata,
      Claudia B.

  6. Non conoscevo la storia travagliata di Reggiolo, ne sapevo che vi si tenesse questa festa! Davvero bello, poi apprezzo il fatto che sia un evento che punta sulla qualità anzichè sulla quantità.
    Avete fatto proprio un bel giro in moto. Anche io e mio marito siamo bikers accaniti. Ogni giornata di sole è una buona occasione per salire in sella. 🙂

    1. Quanto hai ragione: ogni raggio che entra dalla finestra al mattino, tu lo interpreti come “Via, via, corriamo ad infilare il casco!”. Poi non so voi, ma ultimamente stiamo anche un pò esagerando, così devo intervenire con creme alle erbe per lenire il dolore alla schiena, ahahahahah!
      E’ che muoversi in moto attraverso il nostro territorio, dà un valore aggiunto al viaggio, si vive la strada, si vivono le stagioni, si assimila tutto diversamente, anche il rapporto con gli altri motociclisti. E si scoprono angoli come Raggiolo, che sono un vero gioiello.
      Mi è rimasta impressa una delle tante formelle di terracotta, in cui si parla della miseria di questa borgata, così legata ai prodotti del territorio: la miseria viene presentata come una donna brutta e acida, che insegue prima i padri poi i figli, costringendoli a cercare speranza altrove. La visita a questo borgo è stata molto istruttiva, per tanti versi…
      Claudia B.

  7. Che bello Cla, anche io adoro i borghi e ne ho visitati tantissimi nel centro Italia e mi piange il cuore a sapere che oggi come oggi splendidi paesini simili a questo non esistono più. Casa di tante persone che sicuramente li amavano molto più di noi che già li troviamo speciali. È un dolore.
    In ogni caso adoro anche le castagne e la festa a tema è perfetta in posti come questo! Non abbiamo potuto partecipare a nessuna sagra questo autunno quindi è bello poter seguire voi nelle vostre bellissime escursioni.
    Ti immagino tutta imbracata stile ET! Ahaha che carina!
    Un bacione <3

    1. Ahahahah!!!! Sono io, un bambolotto assassino con casco, giaccone, strati su strati di abiti e macchina fotografica!
      Sai che mi fa piacere sapere di avervi portati con me attraverso questi passaggi e paesaggi autunnali, tra sagre, colori e luoghi: dà un senso al mio “lavoro” qui sul blog. Come ho detto sopra ad Elisa, faccio conto di avervi tutti in moto con me!
      E’ anche vero che ogni bel momento di visita, soprattutto domenica, è stato assalito dal dolore per quanto ci è stato sottratto: non posso arrendermi al pensiero che interi luoghi sono stati spazzati via. Hai ragione quando dici che, se una disperazione così la proviamo noi, da semplici viaggiatori ed estimatori, non oso pensare cosa possa essere per chi ci vive. Speriamo di riavere presto indietro questo immenso patrimonio 🙁
      Un bacio grande,
      Claudia B.

  8. Cara Claudia, i tuoi ultimi post in cui parli dei borghi che visiti in sella alla tua moto sono uno più bello dell'altro, ma questo di oggi li supera tutti in simpatia ed amore con cui racconti la storia di Raggiolo. Un paese piccolo che fonda le sue radici nel passato e che ha vissuto della raccolta di castagne, passando anche periodi di magra, come si suol dire.
    TI immagino sfrecciare in moto sui passi, sulle curve delle strade e mentre ti godi il paesaggio autunnale, che adesso è una favola, per poi raccontare le sensazioni, non appena rientri a casa, su questo tuo piacevole angolo di web.
    Anche se diventa buio presto non smettere di visitare questi luoghi, altrimenti io come faccio a viaggiare tra le tue parole e grazie alle tue mille mila foto? 😀
    Un abbraccio, Elisa

    1. Elisa, leggendo la parte finale sono scoppiata a ridere, perché oggettivamente anche due giorni dopo questo itinerario, abbiamo nuovamente “preso male le misure” durante un motogiro nel Chianti e non ti dico come siamo tornati a casa!!! Al buio e tremando di freddo, ahahahahah!
      Mi fa piacere portarti con me in queste uscite autunnali che adoro particolarmente; in casi come Raggiolo, poi, mi sono innamorata del posto a tal punto che, a quanto pare, dal testo deve essere venuto fuori ;-)
      Le minuscole realtà rurali e montane, sono un tale patrimonio qui in Italia, che perdere la testa per la loro atmosfera incantata è un sentimento immediato.
      Sono felice di averti accompagnata insieme a me alla scoperta di Raggiolo: dalla prossima volta, però, casco in testa anche per te!!!!
      Un abbraccio,
      Claudia B.

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