Dove vedere i Riti della Settimana Santa in Puglia: le antiche tradizioni di Noicàttaro

Una notte di primavera. La luna alta, nel cielo velato da striature sottili di nubi. Una folla di persone, si stringe in attesa, davanti alla Chiesa della Madonna della Lama, di Noicàttaro. Nel frattempo, in una piccola stanza, inizia la vestizione del Primo Crocifero, tra gesti che si tramandano da generazioni. Poi una scintilla accende il buio, ed il falò sul sagrato della chiesa, irrora l’aria di fumo e fiamme, accompagnando l’uscita dei crociferi. I Riti della Settimana Santa in Puglia, nel paese di Noicàttaro, prendono ufficialmente il via. 

Figure misteriose attraversano le tenebre, incamminandosi con piccoli passi nella notte ancora fredda. Non hanno volto, né identità. Non hanno caratteristiche riconoscibili. Non sono più uomini: sono anime penitenti, che cercano una strada. Una redenzione. Una pace interiore percepibile nel fisico, ma spesso difficile da sentire nel cuore.

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Riti della Settimana Santa in Puglia: IL Giovedì Santo. 

Cento crociferi attraversano il centro storico di Noicàttaro, sfiorando la folla come ombre. Visibili ed inquieti, portano una croce di legno, a piedi scalzi, trascinando una catena. Gli abiti sono neri, semplici e privi di segni, tranne per la corona di spine calata sulla testa. Non sembrano uomini, solo figure fluttuanti. Trasportano la loro croce di chiesa in chiesa, entrando poi per prostrarsi e flagellarsi davanti ai sepolcri. Una scena intensa, rafforzata dalla determinazione del gesto.

Una simbologia antica che mi colpisce, quasi quanto quella catena colpisce il crocifero. Perché non c’è esibizionismo, nel suo incedere. Non volontà di apparire, nella sua scelta. Essere crociferi, è una tradizione che ci si tramanda di padre in figlio da secoli e nei secoli a venire. Qui, davanti a questa figura emblematica e fisicamente in difficoltà, mi sento in difetto: potrei essere io stessa. O chiunque di noi! Dentro a quel cappuccio, si smette semplicemente di stare al centro del mondo, accettando di andare incontro alla propria redenzione. Di qualsiasi tipo essa sia. Si smette di avere un nome. Perché, in un certo senso, si rappresentano tutti i nomi del mondo.

Mentre la notte si fa più buia e la luna si nasconde, mi allontano dal centro di Noicàttaro, lasciando cento anime vaganti, abbracciate alle loro croci. E mi chiedo se sia vera la leggenda secondo cui, un gentiluomo spagnolo che si trovava nell’antica Noja (oggi Noicàttaro), sia stato colui che ha dato il via a questi misteriosi e sentiti rituali. Per non abbandonare la tradizione della sua terra natia, pare si fece costruire una croce in legno, solcando per primo i vicoli del paese, a piedi scalzi, con una catena alla caviglia. Qualunque sia la verità, oggi assisto a momenti che, umanamente, mi colpiscono al cuore. E mi fanno riflettere.

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Riti della Settimana Santa in Puglia: IL Venerdì Santo. 

Il giorno della Passione di Cristo, Noicàttaro si sveste di ogni bene terreno. Si dona alla riflessione. Ed io mi preparo ad assistere ai riti pasquali, nello stesso modo. Non voglio fermarmi al solo aspetto religioso. Sento la necessità di trasportare questa esperienza, in un contesto mentale di umana sensibilità. È ciò di cui personalmente ho bisogno. I Riti della Settimana Santa in Puglia hanno questa peculiarità: non devi necessariamente essere religioso, per sentirli fisicamente. Conta la tua volontà di aprire la mente al pensiero, al sentimento interiore. Io ho desiderato sin da subito, affondare il mio cuore e la mia conoscenza, nei rituali nojani della Settimana Santa. Volevo comprendere, guardando senza pregiudizio ed immedesimandomi, per quanto possibile.

Cala la notte del Venerdì Santo e, prima di uscire nel vento freddo per osservare col cuore, preparo la mia mente ad ascoltare. Salgo le scale di un accogliente palazzo storico. Attraverso saloni che parlano di interessi ed eleganza. Poi vengo accolta da una bella donna, di nome Rita Tagarelli. La abbraccio e guardo sul suo volto la bellezza di ogni ruga, la giovinezza ed il sapere, dietro ad ogni scintilla nello sguardo.

Seduta al tavolo di Rita, ex sindaca di Noicàttaro (si, una bellissima ed arguta sindaca donna), mentre il fuoco arde nel caminetto, lascio che le sue parole guidino la mia mente. Racconta del paese, delle sue tradizioni, dei rituali della Settimana Santa. Gesti antichi che provengono dal sud della Spagna, forti di un’appartenenza ormai radicata nel sangue delle persone.

E, quando la Processione della Naca si avvicina, sento come un cumulo di emozioni inspiegabili. Vedo dapprima i crociferi, che incedono con fatica lungo le vie del paese. Abbracciati alla loro croce, cercano di resistere sotto un peso che rappresenta il mondo. Poi, ad un certo punto, ogni luce si spegne, lasciando accesi fiaccole e ceri rossi. Perché ad uscire dalla tenebra, deve essere solo il Cristo deposto. Dopo il dolore, la derisione e la paura, il suo corpo viene adagiato in un sarcofago che ricorda una culla e, con gesti lenti ed oscillanti, viene portato in processione. Silenzio e preghiera che, indubbiamente, colpiscono anche chi non è credente.

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Riti della Settimana Santa in Puglia: Processione dell’Addolorata.

Durante il resto della notte, l’intero paese di Noicàttaro, ed io con loro, si stringe attorno al dolore feroce di una madre che ha perso il proprio figlio. È un sentimento devastante, che esula dal singolo significato religioso. Qui c’è una mamma tormentata, che incede nella notte per trovare il corpo martoriato della creatura cui ha dato la vita. Riesco a sentire io stessa il male, nonostante non sia madre.

La statua della Madonna Desolata, preceduta da crociferi che tagliano la notte con il loro lento incedere, viene portata in processione attraverso tutte le sette chiese di Noicàttaro, alla ricerca del figlio. Entra ed esce, col volto straziato, davanti all’impossibilità di trovarlo. La luce illumina solo la sua sofferenza, mentre la osservo e mi chiedo: ma cosa abbiamo fatto? Come ci siamo potuti spingere a tanto? Come abbiamo potuto interrompere una vita in nome del potere, provocando una simile ondata di dolore?

Eppure, ancora oggi dopo duemila anni, la risposta è drammaticamente davanti ai miei occhi. Non è forse quello che continuiamo a fare? Ogni singolo giorno, della nostra vita? Noi umani provochiamo morte e dolore e devastazione, in nome del potere. Restando a guardare impotenti il nostro stesso odio, distruggere e uccidere. Forse queste sono le domande che si pone anche l’Addolorata, fino a quando, nel mattino del sabato, raggiunge finalmente il figlio trovando la pace… e donandola a chi ha vagato con lei nelle tenebre.

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I riti della Settimana Santa in Puglia: la Pasquetta nojana.

Noicàttaro è uno dei sette comuni italiani, che festeggia Pasquetta il martedì non il lunedì! Una vera singolarità, che rappresenta però un momento di condivisione ed allegria, per l’intera cittadina. Anche se in anticipo rispetto a questa giornata, viene data anche a me l’occasione di vivere un assaggio di Pasquetta Nojana, nella sera del Venerdì Santo. Viene aperta la Chiesetta dell’Incoronata, dove abitualmente i nojani si recano a festeggiare la loro Pasquetta. Tra pic-nic ed una messa celebrativa, officiata da un padre domenicano all’interno del piccolo edificio, ci si rilassa osservando un panorama stupendo, fatto di distese di viti ed ulivi. I bimbi giocano, gli adulti riposano e scambiano battute. Il cibo imbandisce le tavole.

Arrivo al tramonto, alla Chiesa dell’Incoronata. La giornata è tersa ed il cielo promette di infiammarsi con colori usciti da un dipinto. Alcune torce sono state posizionate lungo il viale d’accesso e, appena entro nella chiesetta, è la musica di un’arpa a guidare i miei passi. La giovane Claudia, suona divinamente questo strumento che io amo alla follia. Le note rimbalzano tra i muri, mentre mi appresto a salire sul tetto, per salutare il tramonto che si infrange a dipingere una giornata perfetta. L’arte umana, miscelata alla mano di un’entità fantasiosa e creativa.

Al rientro, quando la trapunta di stelle sta prendendo il sopravvento nel cielo, ad attendermi c’è un caminetto acceso che, come un faro casalingo, riscalda questa notte di veglia. A completare il quadro, una tavola imbandita a festa, con i frutti della terra pronti a solleticarmi il palato.

Cibi che raccontano la Puglia e le tradizioni nojane, mentre un gruppo di persone all’apparenza sconosciute, si lega indissolubilmente in un momento che vale quanto uno scrigno nell’eternità…

Claudia B. in collaborazione con “Gal Sud Est Barese” e Regione Puglia – Assessorato all’industria turistica e culturale

12 Commenti

  1. Come sono emozionanti le tue parole Claudia! Un vero tuffo nelle tradizioni più genuine e più sentite, la figura dei crociferi che assume un significato concreto anche nella storia familiare, sembra quando di sentire i sussurri della sera. Le luci delicate, le riflessioni su noi stessi e su quello che ci circonda, credo che partecipare a questi riti sia prima di tutto un viaggio dentro sé stessi. E hai reso benissimo le immagini, i colori e i sentimenti.
    Sai che non sapevo ci fossero comuni che festeggiano Pasquetta al martedì? Io andrei avanti fino alla domenica successiva senza problemi!
    Un bacio Claudia e grazie per questo articolo super interessante!

    1. Per me è stata una sorpresa, mai avevo sentito parlare della Pasquetta di martedì! Mi è piaciuta soprattutto la tradizione, dietro questo momento. Il fatto di andare alla Chiesa dell’Incoronata, aperta per l’occasione, la preparazione di cibi semplici e di recupero. Fare attività ludiche e rilassarsi… non so, ma è stato come immaginare una grande famiglia, che passa insieme il proprio tempo!
      Le tradizioni pasquali di Noicàttaro, sono state un momento di profonda introspezione anche per me. Per quanto siano Riti che si basano sulla religione, avevo bisogno di scindere questo aspetto, per affrontare il tutto in uno stato di riflessione, comprensione ed ampliamento verso ciò che succede nel mondo.
      Un abbraccio,
      Claudia B.

  2. Mi aggiungo al coro di quelli che non sapevano della pasquetta di martedì e della discendenza dei crociferi di padre in figlio. Quante cose non si conoscono del nostro Paese e mi chiedo (da non credente) se queste tradizioni legate alla religione avranno ancora lunga vita o si estingueranno con le nuove generazioni.
    Lo dico da pessimista sai, proprio la sera del venerdì santo ho assistito dalla finestra alla processione. Sono rimasta sconvolta (capisci, io da non credente!) alla vista delle persone che passata la statua della Madonna sfilavano dalle strade laterali come a dire “ok fatto il dovere ora scappiamo in pizzeria”. Davvero terribile.
    Per fortuna ho la sensazione che in contesti come questi la vocazione alla tradizione sia ben salda e radicata, si percepisce da come lo racconti, dall’emozione che hai provato e che ci hai trasmesso. Mah, comunque vada sei stata fortunata ad essere testimone di un rito suggestivo, misterioso e tanto solenne di cui ignoravo l’esistenza!
    Grazie Claudia, buona serata! 😉

    1. Mi domando spesso la stessa cosa. Come me la chiedo a proposito di tutte le feste e le tradizioni, che riguardano i nostri paesi, perché sono una parte importantissima della nostra stessa cultura. Snaturarle o ridurle a mera presenza, sarebbe davvero un peccato.
      Per fortuna, davanti a tanti atteggiamenti destabilizzanti, vedo anche comportamenti di grande coinvolgimento e passione. Spesso proprio da parte dei più giovani, sui quali dobbiamo contare per portare avanti questi importanti momenti, non solo religiosi, ma proprio culturali.
      Voglio pensare che l’interesse vero, l’orgoglio e la partecipazione che ho visto a Noicàttaro, da parte di tutti, non siano solo un caso unico, ma che ovunque in Italia ci sia chi ha voglia davvero di preservare il nostro patrimonio culturale!
      Buona serata a te Dani!
      Claudia B.

  3. Un’esperienza emozionante, anche per chi come me non è credente. Perché questo evento (forse non uso la parola giusta) va oltre la religione, oltre la chiesa: quelli che portano la croce potrebbero, come dici tu, essere ognuno di noi. Da sempre mi piacerebbe andare a Siviglia in occasione della settimana santa, perché non sapevo che anche in Italia ci fossero dei riti simili e altrettanto emozionanti.
    Bellissimo racconto Claudia, complimenti anche per la delicatezza con cui hai saputo raccontare un’esperienza così toccante.
    Buona serata 😊

    1. Grazie mille per i complimenti, ho cercato di vivere e raccontare ogni istante, con il senso totale di stupore ed emozione, con cui l’ho sentito io.
      Avevo bisogno di andare oltre la religione, oltre al cosiddetto mistero della fede, perché non mi piace mai limitare ad uno stereotipo, rituali di questa importanza. Penso che sia importante scavare più a fondo.
      Ecco Silvia, ora sai che la tradizione spagnola è arrivata e si è ben radicata anche in Italia: se sei curiosa di assistere in diretta ai Riti della Settimana Santa, Noicàttaro il prossimo anno potrebbe stupirti!
      Un abbraccio,
      Claudia B.

  4. Leo

    Ciao Claudia, il tuo articolo mi ha emozionato tantissimo perché sei riuscita ad andare oltre il rito puramente folkloristico della settimana Santa, ponendo al centro la simbologia della figura del crocifero penitente, cosa non sempre compresa da chi proviene da fuori paese.
    Devo correggerti in due piccoli errori veniali: i 33 crociferi sono presenti nella processione notturna dell’addolorata e non in quella della naca ed inoltre la processione dell’addolorata termina nella chiesa matrice, da dove era partita e dove ritrova il Cristo morto

    1. Ciao Leo, sono felice che tu abbia apprezzato le mie parole. Ho riportato un momento di grande emozione, per me, così come l’ho vissuto e percepito, patendo dall’idea che non mi sarei voluta fermare alla sola scena che si stava svolgendo davanti ai miei occhi. Ci ho provato, spero di esserci riuscita.
      Grazie per le precisazioni: ho corretto i due errori.
      A presto,
      Claudia B.

  5. Leggendo mi sono chiesta dove vivo effettivamente. Io queste cose che hai scritto tra l’altro con una magia che ad ogni tuo nuovo post si supera, non le sapevo. Non sapevo che essere crociferi è una vocazione che si tramanda di padre in figlio e neanche sapevo del martedì di Pasquetta, diciamo così. Sono stata talmente incantata da questi racconti sin dalle tue storie su Instagram, che spero vivamente di vivere di persona queste intense emozioni il prossimo anno. Secondo me avevi le lacrime agli occhi perché a me vengono solo a leggere. Bravissima Claudia. Sono fiera di te perché davvero, ogni post è più bello del precedente. Ti abbraccio forte.

    1. Ma Tizzi…le lacrime le fai venire a me. Hai scritto parole stupende, che so essere vere perché sei una persona onesta. Non so se merito pensieri tanto belli, mi sono limitata a vivere intensamente questa esperienza e raccontarla con il cuore. Se questo è arrivato, per me significa aver fatto bene il lavoro che tanto amo. E se ti sei commossa, vuol dire che l’intento di farti viaggiare con me, è riuscito. Quindi grazie! Mi raccomando, il prossimo anno non perdere ‘I Riti della Settimana Santa di Noicàttaro’, approfitta della vicinanza con questo luogo così suggestivo.
      Grazie di cuore per ciò che hai scritto. Ti abbraccio,
      Claudia B.

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