Sabato nei villaggi: Montefabbri e Tavoleto

Oggi ci siamo affacciati alla finestra e, con nostro sommo stupore, abbiamo scoperto che non stava piovendo! Magari non era nemmeno la classica giornata primaverile tersa e tiepida ma, con il periodo di continuo maltempo da cui proveniamo, non possiamo mostrarci “di gusti difficili”. Ragion per cui, nel primo pomeriggio, siamo saltati in sella alla nostra Africa Twin, con la stessa velocità di due centometristi inseguiti da una mandria di lupi famelici. Destinazione? Marche, ovviamente: alcuni chilometri di asfalto immerso in verdissime vallate, per terminare con una passeggiata rigenerante nei borghi di Montefabbri e TavoletoAttraversiamo il Montefeltro e la Valle del Fiume Fogliala cui natura è in piena rinascita, brillante e a perdita d’occhio, inebriante per i sensi e per gli occhi. Quando arriviamo a Montefabbri siamo in una sorta di stato di beatitudine e, la serena bellezza del borgo, non fa che aumentare il piacere di questo sabato pomeriggio.
Montefabbri è un antico castello medievale del XIII secolo e, dalla sua posizione arroccata su di una collinetta, domina la Valle del Fiume Foglia.
Nonostante il cielo nuvoloso, il panorama da quassù è davvero sorprendente: verdi di ogni tonalità, che fanno volare lo sguardo fino alla costa adriatica. Il paese è racchiuso all’interno delle antiche mura e, con grande semplicità, rappresenta un angolo di Marche ancora integro. 
Questo borgo è puro incanto. Ci muoviamo lungo i vicoli e lungo i camminamenti della cinta muraria, come se i nostri corpi galleggiassero nel passato, in pacifica sospensione.
Lasciamo vagare lo sguardo sulla campagna e sugli scorci del centro storico, assorbendo ogni immagine non solo attraverso lo sguardo, ma anche attraverso i profumi degli alberi in fioritura e dell’erba appena tagliata; attraverso il canto sereno degli uccellini e delle chiacchiere rilassate delle poche persone che escono di casa, per sbrigare le ultime faccende del sabato.
Montefabbri è disposto su un viale principale, dal quale si diramano alcuni stretti pittoreschi passaggi. Tutto attorno un panoramico camminamento, affacciato sulla campagna marchigiana, da una parte, e sulle antiche case dall’altra. Al centro la piazza del paese, una bomboniera vintage, su cui fa mostra di sé la Pieve dedicata a San Gaudenzio, una delle più antiche dell’Arcidiocesi di Urbino. Sormontata dalla romanica Torre Campanaria, conserva in una piccola cappellina del XII secolo, le spoglie di San Marcellina, martirizzata nel III secolo.
Gli storici pensano che l’intero nucleo si sia sviluppato nel XIII secolo, attorno alla struttura della Pieve, per volere degli abitanti di un vicino castello. Le prime notizie scritte risalgono al 1216, quando Marcello da Montefabbri venne citato in una ricevuta di pagamento fatta al Podestà di Rimini, per i servizi resi al castello.
Poi, nel XVI secolo, il Duca di Urbino donò Montefabbri ad un suo gentiluomo di corte, l’architetto Francesco Paciotti, progettista di architetture civili e militari. Sotto il suo controllo, il castello godette di una certa prosperità: fu acquistato il Mulino di Pontevecchio, venne aperta una fabbrica di ceramica e, le attività artigianali, crebbero notevolmente.
La famiglia Paciotti mantenne il feudo fino al XVIII secolo e, proprio a Guidobaldo Paciotti, venne donato il corpo e l’ampolla di sangue della martire Marcellina.

Pur essendo iscritto nel circuito “I Borghi più belli d’Italia”, Montefabbri non è preso d’assalto dai turisti, mantiene un suo idilliaco distacco dalla realtà, dalle folle.

Visto il suo fascino senza tempo, così intimo ed accogliente, sarebbe bello se un maggior numero di persone si spingesse fino a qui, per scoprire l’antico castello e godere di queste avvolgenti sensazioni ma, allo stesso tempo, lo splendore e l’unicità di Montefabbri, derivano anche dall’isolamento incantevole da cui è protetto.

Passo dopo passo, sento nascere in me un’impressione che, anche mentre scrivo, non posso scrollarmi di dosso: quella di trovarmi all’interno del più rappresentativo “Sabato del Villaggio”. Non me ne voglia Leopardi, non intendo copiare le sue parole, quanto rifarmi alle emozioni suscitate dal piccolo borgo, mentre se ne percorrono i vicoletti lastricati, ammirando le curate villette che vi si affacciano ed entrando in empatia con la serenità delle persone.
Io mi immagino a vivere qui, in una casetta in sassi, seguendo il ritmo lento del paese immerso nella campagna; mi immagino a scambiare qualche chiacchiera gentile con i vicini. Mi immagino persino con un cesto in vimini, mentre vado nelle vicine aziende agricole ad acquistare miele, formaggio fatto in casa, verdura dell’orto, carne, olio e vino, riscoprendo piacevolmente i sapori che hanno caratterizzato la mia infanzia, quelli veri che gustavo nella vecchia casa dei miei nonni.
E’ un sogno ad occhi aperti dal quale mi stacco controvoglia; sono sensazioni che sto rivivendo anche mentre scrivo, che mi fanno battere il cuore. Vi invito, cari lettori, a venire personalmente a scoprire queste valli e questo borgo, per comprendere al meglio il senso delle mie parole.
Sulla strada del rientro, decidiamo di fare una sosta a Tavoleto, un borgo del Montefeltro nel quale non abbiamo mai avuto modo di fermarci. Lo si vede sin da lontano, dato che la mole del castello, oggi utilizzato per matrimoni ed eventi, svetta imponente su  tutta la vallata: pietra su verde! 
Racchiuso tra la Valle del fiume Foglia e la Valle del fiume Conca, per raggiungerlo si attraversa una strada panoramica bellissima, dalla quale si nota all’orizzonte persino la Rocca di Montefiore Conca (di cui ho scritto in questo post). Unica pecca lo stato delle strade, sia su questo versante, sia sulla tratta che collega Tavoleto a Mercatino Conca.
Le mura racchiudono il castello e la parte antica del borgo, disposto lungo un solo tranquillo viale, su cui si affacciano vecchie palazzine.
Al contrario della parte nuova del paese, fuori dalla cinta muraria, dove c’è maggiore vivacità e passaggio da un negozietto all’altro, qui regna una quiete senza tempo. Il nome Tavoleto, deriva dalle tavole che venivano ricavate dalla lavorazione del legno, spedite poi a Roma lungo il corso del fiume Tevere.
Il Castello di Tavoleto rappresenta il cuore del borgo, anche se si tratta di una ricostruzione del XIX secolo, che nulla ha a che vedere con l’antica rocca edificata da Francesco di Giorgio Martini, per Federico da Montefeltro, sulla precedente struttura malatestiana.
Oltre alle lotte tra i due casati, che non risparmiarono nessun feudo tra Romagna e Marche, Tavoleto visse un altro drammatico momento durante la sua storia: l’invasione da parte dell’esercito francese, il 31 marzo 1797. La popolazione insorse contro l’invasore straniero, che rase al suolo il paese ed uccise quasi tutti gli abitanti.
Il Castello di Tavoleto sorge a ridosso di una terrazza panoramica, dalla quale si possono ammirare la parte nuova del paese, dove le persone si godono il sabato pomeriggio, e sulle verdi colline del Montefeltro. 

Siamo pronti a rimetterci in sella per raggiungere casa, facendo anche una breve deviazione a San Marino, alla “Fiera Agricola” che si tiene sempre attorno al Primo Maggio. Un modo carino per terminare questa bellissima giornata trascorsa in moto, caratterizzata dalla pace senza tempo dei borghi di Montefabbri e Tavoleto, da una tratta stradale immersa nelle vallate verdissime ed i calanchi del Montefeltro, e da una carica di curiosità, che continua a spingerci verso la scoperta del nostro ricchissimo territorio. 

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

Clicca qui per calcolare il tuo percorso su Google Maps

2 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *