Itinerario nelle Marche: Gola del Furlo ed Eremo di Fonte Avellana

Cari lettori, voglio proseguire con i racconti dei nostri itinerari in moto, per tre motivi:
  • per condividere idee carine, in previsione della bella stagione;
  • per dare qualche suggerimento anche a chi, pur non avendo la moto, decide di trascorrere fuori qualche ora, magari anche solo una domenica pomeriggio;
  • per suggerire visite imperdibili, a chi vuole fare un viaggio in Italia.
Oggi, il nostro itinerario, ci porta nelle Marche, fino alla Gola del Furlo, per proseguire poi verso il Sacro Eremo di Fonte Avellana. Non è una tratta particolarmente lunga, non per le nostre abitudini, almeno, ma partiamo di buonora perché vogliamo fare le cose con calma, godendoci ogni centimetro di asfalto. 
Scegliamo il solito percorso che ci porta da San Leo, a Villagrande, Pieve di Carpegna, Frontino, Lunano, Urbania, Acqualagna: assaporiamo ogni curva, rallentando per riposare, solo a ridosso dei centri abitati. Questa splendente giornata, in cui i profumi primaverili pervadono l’aria, ci fa sentire altrettanto frizzanti. Tuono gradisce molto la strapazzata, piccolo bastardello… era fermo da una settimana e non vedeva l’ora di sgranchirsi le ruote. E noi con lui.
Una volta giunti ad Acqualagna, seguiamo le indicazioni per il vicinissimo Passo del Furlo: attraverso un verde intenso, che si fa sempre più acceso, ci avviciniamo alla gola, le cui pareti di roccia si innalzano possenti e maestose, oscurando il sole e lasciando intravedere solo una scia di cielo terso.
Passiamo oltre il parco fluviale, dove molte persone hanno già preso posto per un rilassante pic-nic domenicale, ed accediamo alla strada che passa attraverso la Gola del Furlo: posizionata su un tratto della Via Flaminia, nel punto in cui costeggia il Fiume Candigliano, questo canyon si è formato tra il Monte Pietralta e il Monte Paganuccio, grazie a millenni di erosione. Attorno agli anni Venti del Novecento, è stata costruita una diga, che ha bloccato la forza impetuosa del Candigliano.

Passare attraverso questa imponente creazione della natura, dichiarata Riserva Naturale Statale, nel 2001, lascia sempre basiti: ciò che colpisce immediatamente sono i colori. L’azzurro tendente al verde delle acque del fiume, che si scontra col grigio delle rocce e gli alberi dal rigoglioso verde smeraldo. Alzando lo sguardo, il cielo blu sovrasta questa apoteosi di paesaggi e colori…

 
Quando, poi, si passa dentro la galleria, lo si fa nella consapevolezza che si sta attraversando un pezzo di storia, dato che fu l’Imperatore Vespasiano, a far scavare questo tunnel, nella parte più stretta della montagna, per permettere il transito di persone e merci, con maggiore facilità.
Lo scavo è stato fatto con lo scalpello, tra il 76 ed il 77 d.C.: incredibile anche solo pensare ad una cosa simile e, in confronto alla riuscita di certe opere moderne, con relativi tempi di realizzazione, viene spontaneo inchinarsi umilmente di fronte a tanta maestria, che ci permette ancora di usufruire della viabilità, del I secolo dopo Cristo…

Ci fermiamo in una piazzola di sosta, per ammirare il paesaggio con maggiore attenzione, scattare delle fotografie e, dato l’orario, concederci un veloce pranzo, con le semplici pietanze che ho messo nello zainetto blu.
Intorno a noi il silenzio, interrotto solo dal fruscio degli alberi, dallo scrosciare del fiume e, ogni tanto, dal rombo della moto di qualche “collega”, che passa godendosi così tanta selvaggia bellezza.

A proposito di passaggi: la Gola del Furlo è stata nei secoli attraversata da personaggi storici di grande importanza e fu silenziosa testimone di cruente battaglie, dal periodo dei romani sino, più recentemente, alla Seconda Guerra Mondiale.
In particolare, negli anni Trenta, la Guardia Forestale scavò e creò un profilo di Benito Mussolini, alle pendici del Monte Pietralta, per omaggiare il Duce durante i suoi continui passaggi attraverso il Furlo, negli spostamenti dalla Romagna a Roma. I partigiani lo minarono, nel corso della guerra, rendendolo solo parzialmente riconoscibile.

Saliamo lungo la strada panoramica, da cui si domina l’intera gola e, ad un certo punto, crediamo anche di scorgere il famoso profilo… In realtà, temo che ci siamo solo lasciati suggestionare! Nonostante ciò, la vista da questo punto, è incredibile: giuro, sembra di osservare un dipinto, non un paesaggio reale, sia per la vividezza dei colori, che per la meraviglia selvaggia del luogo.

Iniziamo a scendere verso la strada statale che collega Acqualagna a Cagli e, una volta qui, seguiamo le indicazioni per Serra Sant’Abbondio ed Eremo di Fonte Avellana; l’ultimo tratto di percorso, in particolare, è molto bello: fuori dalla tratta principale, si assaporano pace e colori, senza l’interruzione delle auto.
Inizierei a parlare del Monastero Camaldolese della Santa Croce di Fonte Avellana, citando “Lui”, il Sommo Poeta: Dante Alighieri. Nel Ventunesimo Canto del Paradiso, infatti, egli parla di questo luogo sacro, di cui pare… sia stato ospite… (caso raro, avere ospite Dante in qualche dimora storica!):


Tra’ due liti d’Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che’ troni assai suonan più bassi,

e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria

L’Eremo di Fonte Avellana, sorge proprio alle pendici del Monte Catria ed ha origini antichissime, che risalgono alla fine del primo millennio.

Fondato da Santo Romualdo attorno al 980, Santo fondatore del Sacro Eremo di Camaldoli (di cui vi ho già parlato in questo post), la storia del Santuario è strettamente connessa con quella dell’ordine dei Camaldolesi.

Dopo aver fatto un giro panoramico, che concludiamo con un caffè nella foresteria e l’acquisto di una barretta di buon cioccolato dei monaci di Camaldoli, decidiamo di partecipare alla visita guidata: aspettiamo l’orario di ingresso, sedendoci sugli spalti, al sole, per goderci i profumi della primavera inoltrata.

Nonostante i numerosi visitatori, e i diversi gruppi di pellegrini, ospitati nelle strutture di accoglienza, si respira una sensazione di pura pace… è talmente incantevole, che quasi si può percepire la bellezza attraverso la pelle. Attorno alle quattordici, inizia la visita agli interni del Monastero e, insieme ad un piccolo gruppo, ci avviciniamo, per seguire la nostra guida.

Dopo la fondazione, fu grazie a San Pier Damiani se, l’intero complesso, attraversò un periodo di grande ampliamento: egli fu prima monaco, poi priore e, per merito del suo intervento, vennero non solo strutturati ed ampliati gli edifici, ma anche lo sviluppo culturale e spirituale dell’Eremo, non conobbe eguali.
Alcuni secoli dopo l’operato di San Pier Damiani, infatti, Fonte Avellana venne elevata ad Abbazia: siamo nel 1325 e, alla fine del secolo, divenne una potenza socio-economica per l’intero territorio.

Per un lungo periodo, l’intera comunità, usufruì dell’ottima posizione economica e sociale, nonostante alcuni passaggi nel controllo, tra la congregazione autonoma avellana e la congregazione camaldolese. Il fatto, però, di venir gestita, anche da personaggi illustri, ma controversi, come ad esempio Giuliano della Rovere (il futuro Papa Giulio II), portò il complesso abbaziale, ad una lenta de inevitabile decadenza, nonostante gli abbellimenti edilizi ed artistici.

Il momento di maggior difficoltà, Fonte Avellana lo conobbe nel periodo napoleonico e, successivamente, durante le guerre per l’Unità d’Italia. Fortunatamente, dal 1935 in poi, i monaci camaldolesi, ripresero il controllo spirituale e gestionale della struttura, riportandola all’antico splendore, lo stesso in cui noi, oggi, possiamo immergerci, in una sorta di pacifico stupore. 

Nel settembre del 1982, Giovanni Paolo IIdurante il suo viaggio pastorale, elevò l’Abbazia a Basilica Minore, onorificenza concessa dai pontefici, agli edifici religiosi particolarmente importanti.

Di certo, la visita è molto interessante, in quanto si svolge attraverso gli ambienti storici del Monastero: per me, il punto di maggior interesse, è la bellissima biblioteca, fatta allestire dal 1733, la quale contiene quasi 25.000 volumi: si respirano letteratura, passato e storia.

E poi lo scriptorium, il refettorio, la sala del Capitolo, la sala di San Giovanni, il chiostro, voluto da San Pier Damiani, la cripta e, infine, la chiesa romanica, edificata a partire dal 1171.

Siamo ormai al termine, di questa giornata veramente indimenticabile…L‘intensità dei paesaggi, veri tesori naturali, nei quali abbiamo avuto l’onore di muoverci oggi, ci ha dato una carica e, allo stesso tempo, un senso di tale pacatezza, difficilmente narrabili.

L’intensità dei coloriL’intensità dei profumi. L’intensità di una rara perla d’arte, racchiusa con cura, in un paesaggio sublime…tutto ha contribuito a rendere meravigliosa la nostra giornata. Nel più profondo dei ricordi.

Mentre sto scrivendo questo racconto, la situazione della viabilità, presso la Gola del Furlo, è ancora incerta: dopo un crollo, avvenuto nel dicembre del 2013, quella tratta stradale storica, bellezza naturalistica unica, riconosciuta a livello nazionale, è ancora chiusa. Che i lavori siano iniziati o meno, io mi auguro che, al più presto, venga fatto qualcosa, per riconsegnare il Furlo ai suoi antichi fasti. Altrimenti possiamo provare a riesumare l’Imperatore Vespasiano…

Claudia B. Daniele L. Aprilia Tuono 

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