Borghi della Tuscia Viterbese: quali vedere in un fine settimana

Un fine settimana di questa piovosa primavera 2013, partiamo alla volta della Tuscia Viterbese, conosciuta in passato come Etruria, zona storica dell’Alto Lazio, cui venne attribuito questo nome dopo la fine del dominio Etrusco.
L’area, in realtà, comprendeva anche possedimenti in Toscana e Umbria Occidentale, che ancora oggi portano le tracce dell’antico insediamento ma, in questi due giorni, esploreremo solo la Provincia di Viterbo, perché si tratta di una zona che ha veramente tanto da offrire.
Iniziamo dalla punta di diamante, un borgo da cartolina immortalato in mille immagini, scenario di pubblicità e film, conosciuto in tutto il mondo come “la città che muore”, ossia Civita di Bagnoregio.
Placidamente adagiata su uno sperone di roccia tufacea che va sgretolandosi inesorabilmente, anno dopo anno (da qui il letale soprannome) è collegata al resto del mondo con un ponte, unico punto d’accesso al borgo medievale.
E’ l’equivalente dello stare sospesi in messo ad una vallata mozzafiato. In effetti, quando c’e’ nebbia o ci sono nuvole basse, si ha la sensazione che Civita galleggi…
Dopo aver lasciato l’auto negli ampi parcheggi di Bagnoregio, perdiamo momentaneamente l’orientamento (capita anche ai migliori) così facciamo una sosta caffè, chiediamo indicazioni e, visto che ci siamo, ne approfittiamo per fare qualche foto anche a questa cittadina, che si rivela molto carina e accogliente. La attraversiamo in tutta la sua lunghezza, fino a raggiungere il punto panoramico su Civita.

Un colpo d’occhio di grande impatto, non importa se il tempo è grigio, se non c’e’ la scenografica nebbia, nulla ha importanza nel momento in cui, il nostro sguardo, si posa su quella perla meravigliosa che domina fiera la vallata. E’ talmente bella, che mi metterei personalmente a “riattaccare” le parti sgretolatesi, pur di non perderla.

Scendiamo lungo il sentiero, che conduce al ponte d’accesso al borgo e iniziamo la salita, una sorta di lenta immissione in quello che è un paradiso medievale di pietra.

Piazzette raccolte e caratteristiche, vicoli che fanno venire il callo sull’indice per l’incessante scattare foto, punti panoramici incredibili, un ordine ed un’eleganza che colpiscono per l’irreale realtà.

Ci perdiamo completamente nel dedalo di viuzze, questo labirinto magico che proviene direttamente dal medioevo, spingendoci in ogni angolo, in ogni punto, in modo tale da portare con noi tutti gli scorci di questo paese incredibile. Ci si può forse stupire del fatto che faccia parte del circuito “I Borghi più belli d’Italia”?

Torniamo lentamente al parcheggio, un pò restii, in realtà ma, oltre al fatto che adesso stanno arrivando fin troppi visitatori, abbiamo anche altre importanti soste da fare.

Ci dirigiamo verso il paese di Vitorchiano e, strada facendo, inizia a piovere a dirotto perciò rallentiamo un pò, sperando in un miglioramento e, dato che abbiamo con noi un veloce pranzo al sacco, ci fermiamo per un picnic fai-da-te in auto. Veramente la nostra idea era quella di trovare un parco o una zona carina, per mangiare all’aria aperta ma, d’altronde, chi siamo noi per sfidare la pioggia scrosciante?
Alla fine questa fermata decisamente fuori programma serve, visto che a Vitorchiano non troveremo il sole ma, almeno, ci regaliamo una visita asciutta che, vista la primavera in corso, è un gran lusso! 
Vitorchiano è un altro caratteristico borgo del viterbese, adagiato a strapiombo su una rupe di roccia magmatica chiamata peperino. Entriamo dalla monumentale Porta Romana, incassata nella notevole cinta muraria, dove troviamo subito la Chiesa della SS. Trinità, del XV secolo.
Percorriamo il bel viale lastricato che porta fino a Piazza Roma, cuore della città, su cui si affacciano la Chiesa di Sant’Antonio Abate, Palazzo Fidelitas, il Palazzo Comunale con la Torre dell’Orologio, già visibile da Porta Romana, e l’adiacente Auditorium ospitato in un ex Monastero.

Passiamo sotto la Porta della Madonna della Neve e ci lasciamo trasportare dal susseguirsi di ameni vicoli che si dipanano davanti a noi, uno più caratteristico dell’altro; ad accompagnarci nel giro di perlustrazione, fra stradine e palazzetti nobiliari, un simpatico gattino, che ci segue accertandosi che “questi due strani umani, non si perdano in qualche cortile” (cit. da gatto).

Dopo una pausa caffè nei pressi della Chiesa di San Pietro, proprio sulla bella piazza antistante Porta Romana, partiamo per raggiungere Viterbo, stupefacente città in cui, oggi, si svolge anche “San Pellegrino in Fiore”, una manifestazione primaverile con esposizioni artistiche di fiori, piante e prodotti da giardino. Un parterre notevole che va a toccare ed adornare il centro storico e, soprattutto, il quartiere medievale di San Pellegrino.
Anche qui facciamo il nostro ingresso in città da una Porta Romana (pare che oggi sia il nostro destino), monumentale varco nelle imponenti mura cittadine, e ci imbattiamo subito nella Chiesa di San Sisto, che sorge là dove si trovava l’antico villaggio di Vico Quinzano.

Proseguiamo lungo l’ampio viale, verso la Fontana Grande e, dopo ancora qualche passo sbuchiamo nella vasta Piazza del Plebiscito, su cui si affacciano il Palazzo dei Priori, col bel loggiato, la Torre dell’Orologio e la Chiesa di Sant’Angelo in Spatha.

Ma, la parte più caratteristica della città, quella spettacolare ed indimenticabile, è sicuramente la parte medievale, con i viali di sampietrini e i palazzetti in pietra. 
In Piazza del Gesù, dove sorgono l’omonima chiesa, la fontana e la Torre del Borgognone, troviamo già un notevole allestimento di fiori e piante ornamentali, che decorano lo spazio e i monumenti.

Raggiungiamo, quindi, Piazza della Morte, che non avrà un bel nome, ma è una quinta sensazionale, con una delle fontane più antiche della città, edifici come il Monastero di San Bernardino, fiori a decorare alcuni angoli e piccole bancarelle con prodotti artigianali.

Ora, so che nonostante l’esaltazione di tanta amenità, qualcuno si starà facendo viaggi mentali sui misteriosi motivi che hanno portato al nome Piazza della Morte, in un susseguirsi di scene spaventose stile “Ispettore Barnaby”; in realtà voglio sfatare un mito e dirvi subito che il nome venne cambiato nel XVI secolo, quando la Chiesa di San Tommaso, iniziò ad ospitare la Confraternita dell’Orazione e della Morte. Tutti più tranquilli, ora?

Passando davanti a Palazzo Farnese, seguiamo le indicazioni per la vicina Piazza San Lorenzo, monumentale salotto cittadino, meravigliosa ospite di edifici quali la Cattedrale di San Lorenzo e il magnifico Palazzo dei Papi.

Restiamo un attimo fermi davanti ad un tale splendore architettonico, esaltato dalle composizioni floreali e dal tappeto di erba finta e fiori, sulla scalinata di accesso al palazzo papale, purtroppo chiuso. Questa è la zona più antica dell’insediamento etrusco.
Il Duomo ha caratteristiche prettamente romaniche, infatti ne fu iniziata la costruzione nel XII secolo, mentre la facciata ha forme rinascimentali, per le ristrutturazioni subite nel XVI secolo; il campanile è gotico.

Sta iniziando a piovere, fortunatamente in maniera lieve, perciò ci stringiamo sotto il nostro ombrellino e andiamo verso il cuore di Viterbo, il Quartiere San Pellegrino, con le case torri, i passaggi coperti, l’omonima Piazza su cui sorgono la Chiesa di San Pellegrino, addirittura citata già nel 1045, il bellissimo Palazzo Alessandrini del XIII secolo.

E ancora un susseguirsi di tanti vicoli caratteristici, edifici religiosi e palazzetti nobiliari, tutto addobbato con composizioni floreali dai colori sgargianti, che risaltano sulla pietra, piante da frutto e non, esposizioni di macchine agricole, prodotti artigianali, per l’orto e il giardino. E’ uno spettacolo!
Peccato che la pioggia scende sempre più insistente, talmente tanto che gli espositori si vedono costretti a coprire le merci e molte persone, fra cui noi, ad abbandonare le fila: la cosa mi fa infuriare, perché ci sarebbe ancora tantissimo da vedere ed è praticamente impossibile.

Mentre il diluvio si abbatte sulla Tuscia Viterbese (e non solo), rielaboriamo il programma di visite, mentre ci dirigiamo in agriturismo a Civita Castellana: domani, infatti, le previsioni danno tempo soleggiato e, sperando che sia davvero così, decidiamo di rimandare la visita a Villa Lante di Bagnaia, a pochissimi km da Viterbo, aggiungendola a Palazzo Farnese e Calcata Vecchia. Più di questo, non possiamo fare.
La grande delusione di questo fine settimana, è proprio la struttura in cui abbiamo scelto di pernottare: l’agriturismo “Le Forre del Treja”. Sarebbe anche un posto carino, se non fosse per la poca disponibilità della proprietaria.

In realtà non è che chiediamo tanto, niente ostriche, caviale, champagne; e nemmeno lenzuola di lino cucite da giovani ancelle vergini. No, vorremmo solo cose basilari come l’acqua calda e i termosifoni accesi, considerando che si tratta di un aprile freddissimo e, in aggiunta, fuori le temperature stanno ulteriormente calando.
Vana la possibilità di ottenere qualcosa, decidiamo di non restare in agriturismo nemmeno a cena, preferiamo metterci in auto sotto un acquazzone torrenziale, su strette strade di campagna e scegliere un posto alla cieca.
In realtà siamo fortunati, perché troviamo un allegro bar-pizzeria, gestito meravigliosamente da ragazzi gentilissimi, dove ceniamo serenamente, fra piacevoli chiacchiere d’accompagnamento e, nonostante il freddo, ci concediamo un gelato fine-pasto da urlo!
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Per fortuna i meteorologi hanno indovinato: il sole, vero, brillante, luminosissimo, sta rischiarando questa domenica mattina. Oggi sembra davvero primavera!!!
Dopo una colazione basilare, che la proprietaria dell’agriturismo voleva servirci alle 9 passate del mattino, ma che abbiamo preteso in anticipo, ci lasciamo alle spalle il freddo, l’acqua fredda e la fredda scortesia, per ripartire alla volta di un borgo medievale straordinario: Calcata Vecchia. 
Questo paese, sorge come una visione di pietra su uno scenografico sperone tufaceo, circondato dal verde brillante del Parco Regionale del Treja.
Luogo magico e di grande ispirazione, tanto da essere stato scelto da numerosi letterati, artisti ed artigiani, che hanno qui le loro botteghe, perfettamente integrate nel reticolo di suggestivi vicoli, anfratti e cortili, tutti da esplorare senza fretta, senza ansia, senza corse. 

Calcata va assaporata poco alla volta, con stupore e piacere. Sarà anche per la presenza di soli altri due visitatori, visto che siamo arrivati qui prestissimo, ma l’esperienza a Calcata, col sole tiepido che ha preso davvero il sopravvento sulla pioggia, è un sogno. Lo stesso verdissimo sentiero che dobbiamo percorrere dal parcheggio di Calcata Nuova, fino al borgo medievale, ci prepara sensorialmente alla visita che stiamo per compiere.

A metà mattina ci mettiamo in auto per raggiungere il borgo di Caprarola, per la visita di Palazzo Farnese. Anche il borgo meriterebbe una sosta esplorativa ma, avendo dovuto rivedere il programma di ieri, spostando ad oggi Bagnaia, decidiamo di dedicarci all’elegante residenza, senza correre, gustando appieno ogni ambiente ed i giardini.

Nato come struttura difensiva per volere del cardinale Alessandro Farnese il Vecchio, che nel 1530 affidò i lavori ad Antonio da Sangallo il Giovane, l’opera proseguì fino al 1546, quando il Sangallo morì e, solo con l’insediamento a Caprarola del Cardinale Alessandro il Giovane, ripresero i lavori nel 1559.
L’opera fu affidata al Vignola, che modificò completamente l’impostazione di partenza, mantenendo si la pianta pentagonale, ma trasformando il palazzo in una residenza nobiliare rinascimentale: al posto dei bastioni vennero edificati ampi terrazzamenti, con panoramiche a perdita d’occhio sulla campagna; venne aperto uno scenografico cortile centrale alla struttura; venne tagliata a gradinate la collina su cui sorgeva, per sottolineare ed esaltare l’edificio e, una strada di collegamento, tipo un immenso viale, collegò il palazzo al paese, tagliando questo in due parti. Arrivando, noi abbiamo percorso questo viale e, vi posso garantire, che il Vignola ha assolutamente ottenuto l’effetto d’impatto sperato.

L’interno è un tripudio di affreschi e marmi, una sontuosità unica in ambienti degni di un re; la Scala Regia che collega i due piani è un vero e proprio capolavoro, circondata da mirabili affreschi dello stesso Vignola; ma impressionanti sono anche la Stanza dei fasti Farnesiani e la Stanza del Mappamondo,  quelle da noi preferite.

Il parco è aperto al pubblico solo nei giorni feriali, possiamo comunque percorrerne un brevissimo tratto, fino all’uscita, dove ammiriamo la grotta nella quale è stata girata la scena della serie televisiva, “Le Avventure di Pinocchio” di Luigi Comencini, in cui Pinocchio finisce nel ventre della balena: la caverna, cupa, con vari giochi d’acqua, rocce dalle strane forme, venne usata proprio a questo scopo. Persino i sotterranei di Palazzo Farnese, servirono per la scena in cui Pinocchio viene incarcerato.

Ci mettiamo in auto per raggiungere l’ultima tappa di giornata, Bagnaia. Appena arrivati troviamo un bar aperto e, visto che ancora non abbiamo avuto modo di pranzare, prendiamo un panino, qualcosa da bere e riposiamo un pò.

Ma giusto poco poco, perché il paesello di Bagnaia e Villa Lante ci aspettano. In realtà il borgo è piccolissimo, quindi facciamo una breve passeggiata esplorativa: un agglomerato carinissimo di case, che gira attorno ad un corpo centrale, iniziando e finendo su quella che è la piazzetta del paese.

Villa Lante, che si trova a poche centinaia di metri dal centro, è uno dei massimi esempi architettonici del cinquecento italiano: bisogna specificare che il percorso di visita non comprende la residenza, ma gli esterni, con un parco boschivo immenso, dove si passeggia avvolti dal verde di ogni tonalità e, soprattutto, un meraviglioso giardino all’italiana con fontane, giochi d’acqua, cascatelle, splendide aiuole, architetture, statue.

La residenza è costituita da due edifici gemelli che si pongono in maniera simmetrica rispetto al giardino. E’ una sorpresa continua, perché ci sono davvero tantissimi particolari e giochi d’acqua che catturano l’attenzione, il tutto in nome dell’eleganza, dell’ordine, della sontuosità. Veramente mirabile. Le piogge frequenti di questa primavera hanno reso il verde di una tonalità brillantissima e decisamente lussureggiante.

Il modo migliore questo, per trascorrere il pomeriggio e terminare la nostra due giorni nella Tuscia Viterbese, una zona racchiusa veramente nel cuore dell’Italia, magnifica e ricca di preziosi luoghi da esplorare: borghi da favola, città bellissime, ville e palazzi nobiliari dalle complesse architetture; aree archeologiche che riecheggiano l’antico dominio Etrusco. E, ad incorniciare questa umana bellezza, vaste vallate verdissime, boschi misteriosi e laghi scintillanti.

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Consigli utili
-In base a dove decidete di soggiornare, soprattutto in base al clima della stagione prescelta, valutate se non sia il caso di portare una stufetta elettrica da casa.
-Se la pioggia vi relega ad un pic-nic in auto, non prendetevela con l’organizzatrice\ore del viaggio perché l’abitacolo si riempie di briciole: in genere non è direttamente responsabile dell’acquazzone che si sta scatenando in quel momento.
-Capita anche ai migliori di perdersi. Si chiedono informazioni, ci si aiuta con stradari e navigatori e, tecnicamente, l’inghippo si risolve. Invece, impostare il navigatore sulla località in cui dovete andare, arrivare in quel luogo e scoprire che si è sbagliato paese, perché guardare gli appunti posati innocentemente a due cm dalla vostra mano, richiedeva uno sforzo erculeo,… ecco quello è da grulli.

Claudia B.

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