Portali spazio temporali in Montefeltro

Questo fine settimana, lo vogliamo dedicare al Medioevo. Saliremo sulla nostra personale macchina del tempo, eccezionalmente interpretata da Tuono, con l’idea di raggiungere Monte Cerignone e Piandimeleto, in Montefeltro.
Per ricoprire questo ruolo, la piccola sanguisuga richiede un pieno speciale, chiaramente. Gli ingaggi costano, quando si tratta della nostra moto.
Partiamo subito dopo cena, per Monte Cerignone che, in questa calda serata estiva, risplende del proprio passato. Avvolti dai profumi del grano tagliato, del fieno e dell’erba fresca, lasciamo scorrere beatamente l’asfalto sotto le gomme, godendoci l’aria che si rinfresca, mano a mano che ci avviciniamo all’aperta campagna. 
Passiamo da San Marino, scendiamo a Mercatino Conca e, da qui, prendiamo la statale immersa nella campagna marchigiana, che ci porta direttamente a destinazione.
Il borgo di Monte Cerignone è illuminato a festa, lo vediamo ergersi pittoresco e fiero, sullo sperone di roccia tufacea nell’ampia vallata marchigiana.
Parcheggiamo Tuono nella zona riservata alle moto e, finalmente, possiamo entrare nel misterioso e affascinante Medioevo…intendo letteralmente, non solo da un punto di vista figurato. Il paese sembra come collegato al presente da una porta spazio-temporale che, il visitatore, varca accedendo al passato.
La grazia dei pittoreschi vicoli lastricati, su cui è stata adagiata della paglia, è davvero unica e li percorriamo lentamente, sia perché salgono ripidamente nella parte alta del paese, dominata dalla Rocca del XII secolo, sia perché sono tutti da scoprire. 
Nei
 palazzi in pietra, fiocamente illuminati, infatti, si possono visitare le botteghe dove, figuranti in costume storico, producono e vendono merci artigianali. Proseguendo lungo le viuzze, poi, troviamo bellissimi banchetti del mercato medievale, come spuntati direttamente dal Duecento.

Non nego che sia un vero piacere fermarsi ad ammirare le mercanzie, ascoltando questi favolosi personaggi d’altri tempi, raccontare e spiegare le fasi salienti del proprio lavoro…o, meglio, come questo veniva curato nell’antichità.

Ogni tanto ci fermiamo in un piccolo slargo o in un’affascinante piazzetta, per seguire gli spettacoli degli artisti di strada, che riescono a catturare folle di bambini ed adulti, indistintamente, tutti affascinati e divertiti dalle evoluzioni di giullari e cantastorie. Mentre il fumo delle torce illumina le scene, impregnando l’aria di oleoso fumo, ci divertiamo come matti, completamente assorbiti da questi figuranti dalle infinite doti artistiche.

Riprendiamo la lenta salita verso il centro del borgo ma, nuovamente, la nostra attenzione viene attirata da botteghe, mercatini duecenteschi e, soprattutto, da un vicolo strettissimo , affiancato da palazzine in pietra, dove l’allestimento è completamente dedicato alla produzione dei bachi da seta.

Vorremmo fermarci anche in una delle taverne pittoresche, che si trovano lungo la strada ma, sbigottiti, ci accorgiamo di come il tempo sia già volato e riprendiamo a salire verso la piazza principale del paese, in cui tra poco inizierà la parata in costume storico, seguita da spettacoli e giochi. Vorrà dire che lasceremo a dopo il rinfresco. 
Sopra tutto l’abitato, domina la possente mole della Rocca, rimaneggiata dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, alla fine del XV secolo, attivissimo in questa zona, nelle sue collaborazioni con Federico da Montefeltro.

Seguiamo con piacere l’arrivo della corte in pompa magna, elegante nel proprio incedere verso la Rocca, accompagnata da tamburini e sbandieratori.

Nella cornice affascinante e suggestiva della piazza, illuminata appena da poche torce, inizia uno spettacolo in cui suoni, luci, fuoco e grazia medievale, si fondono tra loro in una miscela di scene magiche, movenze d’altri tempi, antico diletto.

Un intreccio di tessuti e sonorità, giochi d’ombra e danze che, alla fine, lasciano il posto alle dimostrazioni di falconeria, un’attività che caratterizzò il Medioevo, ed appassionò uomini come il grande Federico II di Svevia, il quale scrisse anche un trattato sulla caccia col falcone.

Nel frattempo, lungo i vicoli di Monte Cerignone, mentre le pittoresche case in pietra sono ormai immerse nell’oscurità, la vita prosegue. Le botteghe artigiane ed il mercato duecentesco, continuano nelle loro attività, dame e cavalieri si muovono eleganti per le viuzze e i predicatori inneggiano alla redenzione. Prosegue la mescita del vino nelle taverne, dove allegri canti a baldoria hanno ormai la meglio sulla sobrietà; gli spettacoli degli artisti di strada allietano i visitatori.

Attraversiamo il variopinto quartiere della tintura e della tessitura, veniamo attratti dallo scintillio dei manufatti in rame e sostiamo nella piccola piazzetta, in cui sono in mostra insetti e rettili…ma solo un attimo, perché sono piuttosto impressionanti!

Sentiamo qualcuno che richiama il pubblico, non lontano da qui e, curiosi, ci avviamo verso un piccolo, stretto, dedalo di viuzze, che si aprono su una scalinata alla base della quale, due giullari, stanno presentando il proprio spettacolo: non importa quanti anni tu abbia, ai giullari non si può resistere!

E’ così che trascorriamo l’ultima ora a Monte Cerignone, ridendo come pazzi davanti alle evoluzioni dei due grandissimi artisti, i quali si muovono con destrezza nella notte ormai cupa coinvolgendo, nelle loro manovre, un pubblico vario e gioioso.
Al termine, le botteghe ed il mercato, hanno ormai chiuso ai visitatori, perciò facciamo un ultimo giretto e ci fermiamo in una taverna a gustare una bevanda analcolica molto poco medievale ma, dovendo salire in moto e guidare fino a casa, non possiamo di certo scegliere vino o birra.
∞♦∞
Dopo una tranquilla domenica mattina, a metà pomeriggio ci rimettiamo in sella a Tuono che, da “bravo interprete a due ruote della Delorean”, ci condurrà nuovamente nel Medioevo.
Questa volta, però, ci spostiamo nel borgo marchigiano di Piandimeleto, adagiato in una zona pianeggiante dell’alta valle del fiume Foglia, che raggiungiamo quando il sole è ancora alto nel cielo e, all’interno del paese, ci sono pochi visitatori. Entriamo nel delizioso feudo, concesso da Papa Gregorio IX ai Conti Oliva, famiglia di origine tedesca, che scese in Italia insieme all’Imperatore Ottone III.

Essi ne presero possesso attorno al 1377, favorendone lo sviluppo e la crescita e, in questa calda notte estiva, al “Palio dei Conti Oliva”, si torna come per magia a quei giorni del XIV secolo.

Passeggiamo lentamente tra i banchi del mercato medievale, mentre le attività degli artigiani procedono alacremente. La nostra attenzione viene attratta dal sorprendente spettacolo di un fachiro, che raccoglie attorno a sé un gruppo di curiosi visitatori e figuranti in costume storico, tutti assolutamente affascinati dalle sue sicure movenze. 

Di certo, già ai tempi dei Conti Oliva, a corte c’era un continuo passaggio di artisti che allietavano i sontuosi banchetti e festeggiamenti di corte. Vista la grande crescita economica, basata su proficui commerci e sul mestiere delle armi, non mancavano di certo le occasioni per fare festa.

Questo benessere, favorì anche la realizzazione di diverse opere pubbliche, le quali avvantaggiarono l’intero territorio controllato dai Conti Oliva.

Lo stesso magnifico castello in cui vissero, cuore dell’intero borgo, con la sua mole imponente e grandiosa, risale al florido periodo in cui governò la nobile famiglia. Roccaforte dalle fattezze signorili, fu riedificata su progetto di Francesco di Simone Ferrucci, a metà del XV secolo, dopo essere stata distrutta dalle truppe di Francesco Sforza.

Di certo, il Conte Carlo Oliva, fece in modo di darle un aspetto grandioso, alla pari della residenza del Duca di Urbino, suo alleato.

Essendo armigeri di professione, quindi, i Conti davano spesso banchetti e feste, al ritorno dai combattimenti e, il Palio, serviva per eleggere il più bravo fra tutti gli arcieri delle milizie.

La gara, si disputa ancora oggi tra gli arcieri dei Quattro Rioni, da cui è composto il Castello di Piandimeleto: mentre il corteo storico avanza nella piazza principale, posta all’ombra della Rocca, restiamo affascinati ad ammirare i bellissimi costumi dei Signori e della corte, fino ai valorosi arcieri, che si contenderanno il Palio.

Mentre il suono dei tamburini si fa sempre più incalzante, i bravissimi sbandieratori iniziano il loro spettacolo, per il diletto della corte e di tutti i visitatori. E’ un momento bellissimo, una fusione di tecnica e grazia, esaltate dai lampi colorati delle bandiere, che risaltano sulle pietre della Rocca. Subito dopo, si esibiscono dei divertentissimi giullari, accattivanti e coinvolgenti con le loro acrobazie.

Durante la pausa tra gli spettacoli, passeggiamo lungo i vicoli del centro storico, per ammirare la bravura degli artigiani, che dipingono, modellano, scolpiscono, tessono, o ricamano. Un angolo è completamente dedicato all’arte della produzione di armi, splendide e scintillanti; e, ancora, in un pittoresco vialetto, è possibile tirare con l’arco e giocare con rompicapi medievali. Ci fermiamo proprio qui, per dedicarci a questi difficili puzzle, seduti beatamente nell’aria finalmente fresca della sera, mentre la luce cala velocemente e, sempre più persone, accedono al paese.

Dopo questa pausa-sfida all’ultimo tassello, raggiungiamo nuovamente la piazza di Piandimelto, ameno palco serale degli spettacoli che si susseguono in un incredibile crescendo. Dalla contesa del Palio, coinvolgente ed imperdibile, alle dimostrazioni di falconeria in notturna, al bellissimo spettacolo di Mattia Fàvaro e Madonna Marzia, concentrato di fachirismo e magia, ai giocolieri i quali introducono lo stupefacente spettacolo pirotecnico dell’incendio alla Rocca.

Impossibile spiegare la magnificenza e la grandiosità dei fuochi artificiali che “danzano” a ritmo di musica, creando una coreografia di luci e colori, mentre il battito del cuore assorbe il suono divino e gli occhi catturano la bellezza.

Il rientro a casa con Tuono, è piuttosto freddino…per non dire surgelato! E’ tardi, la strada è completamente buia, immersa nella campagna circondata dalle colline di Montefeltro e Valmarecchia che sembrano, a loro volta, ammantate da un suggestivo passato.

Borghetti piccolini, fiocamente illuminati, compaiono saltuariamente, facendoci perdere nuovamente la cognizione del tempo storico.

E’ davvero come attraversare, al contrario, un portale spazio temporale che, in questa calda e tersa notte di luglio, dopo averci fatto vivere il grandioso Quattrocento dei Conti Oliva di Piandimeleto, ci catapulta nuovamente nel presente.

Claudia B. Daniele L. Aprilia Tuono 

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