Cosa fare nei dintorni di Rimini: visita al “Museo Sulphur” di Perticara, escursioni e degustazioni

PANORAMA SU PERTICARA

Ho vissuto a Rimini 22 anni e vivo in Valmarecchia da 14 anni (per un totale di 28 anni, è evidente…), ma non avevo mai approfondito la mia visita al borgo di Perticara. E’ un luogo che conosco, che frequento in occasione della “Sagra dei Frutti del Sottobosco”, dal quale sono passata per andare allo “Sky Park” e da cui, insieme a Daniele, transitiamo spessissimo in moto. Eppure, io e la seconda metà del blog, non ci eravamo mai davvero soffermati sulle potenzialità di Perticara. Su tutto ciò che ha da offrire, a livello di scoperta del territorio e, cosa non da poco, da un punto di vista umano. È grazie all’evento organizzato da “Igers Rimini”, in collaborazione con il “Museo Sulphur”, se oggi posso scrivere questo post con cui vi consiglio (caldamente) cosa fare nei dintorni di Rimini, approfittando dell’offerta turistica di Perticara.

Perché, se la mia città natale, ha un centro storico ricco di opere d’arte (ne ho scritto qui), l’entroterra romagnolo non è certo da meno! Tra borghi che trasudano storia e tradizioni, paesaggi che hanno ispirato i pittori rinascimentali ed una gastronomia, che rappresenta pienamente la struttura stessa del territorio e la sua gente, direi che ci sono motivi più che validi, per visitare la Valmarecchia.

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Cosa fare nei dintorni di Rimini: visitare il “Museo Sulphur” di Perticara.

Voglio raccontarvi una storia. E cercherò di farlo a modo mio, come sempre, così da risultare il meno ‘Wikipediana’ possibile. Per cui, cercate di vederla come una sorta di narrazione delle sensazioni, vissute durante la visita al “Museo della Miniera di Perticara”.

Lavorare in quella che era la più grande miniera di zolfo italiana, era sinonimo di ricchezza, di benessere. Di sopravvivenza. Chi accettava di operare in un mondo sotterraneo, fatto di buio, disperazione, chiusura, pericolo costante, aveva la sicurezza di un lavoro ben retribuito. Di vedere le proprie famiglie vivere nell’agio. Un lavoro che non era vita, ma che la vita la garantiva.

Non si sa quando lo stabilimento di Perticara venne costruito, notizia che si è persa nell’incuria del tempo (e delle persone), ma di certo, dai primi del Novecento in poi, è stato il più importante d’Italia. Eppure….nessuno conosceva questa grandiosa macchina produttiva! La Miniera di Perticara, era una sorta di fantasma, in cui si producevano zolfo e ricchezza. Sulle spalle degli uomini e degli animali, che vi buttavano sangue e sudore. Solo quando chiuse, nel 1964, se ne iniziò a parlare. Tanto che, il museo, venne inaugurato sei anni dopo.

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Cosa fare  nei dintorni di Rimini: scoprire come si svolgeva la vita in miniera.

Immaginate un attimo di essere quei minatori. Leggete queste parole e, se riuscite, cercate di immedesimarvi in ciò che doveva essere la loro vita. Il Pozzo Vittoria, era la struttura da cui si entrava nel baratro. E dal quale si veniva alla luce. Ecco, per me, il Pozzo Vittoria era un pò morte e vita. Dovere e speranza. Scendere nelle fauci della terra, era come un rapido risucchio, mentre il buio ti inghiottiva…così come era un attimo infinito, il ritorno in superficie. All’aria, alla luce.

I turni di lavoro erano tre. Gli uomini si davano il cambio, in modo che la macchina produttiva non si fermasse mai. Tutti dovevano essere operativi, persone ed animali i quali, al contrario di quanto si possa pensare, venivano trattati con rispetto e amore, parte stessa del ciclo produttivo e, in un certo senso, operai anche loro.

Quando penso alla vita in miniera, a sessanta metri sotto il livello del mare, a me vengono in mente scene de “Il Signore degli Anelli”. E sono pervasa dallo stesso senso di soffocamento e angoscia. Il passaggio dall’immaginazione alla realtà, qui al “Museo Sulphur” è questione di un attimo. Nel momento in cui ci fanno entrare nella “miniera artificiale”, ricostruzione incredibilmente suggestiva e veritiera degli ambienti di lavoro, percepisco cosa potesse significare la reclusione in un dedalo di cunicoli, con la terra e la roccia, che spingevano minacciose, attratte dalla forza di gravità.

Il caldo soffocante che toglieva il respiro; stare senza maglia, imbrattandosi il corpo di nero misto a sudore; ascoltare con timore ogni minimo rumore sospetto, proveniente dalle strutture in legno di ciliegio, per assicurarsi che nulla stesse cedendo. E poi l’attenzione verso le lampade, luci necessarie per la sopravvivenza, ma altamente pericolose perché potevano provocare esplosioni.

Sognare un orizzonte impossibile da vedere, immaginare il passaggio del tempo, il mutare delle ore del giorno, in un susseguirsi di scene mentali, che potevano solo sbattere contro la roccia.

Una città sotterranea, creata dall’uomo e, sempre dall’uomo vissuta con una paura costante nei confronti della morte. Vivere senza lavoro e senza speranza. Sperare di lavorare per vivere. Lavorare per vivere, ma temendo per la propria vita. Il pacchetto di possibilità tra cui scegliere, era comunque in parte una sconfitta.

Una volta estratto il materiale, tutto veniva riportato in superficie, per dividere lo zolfo dalla pietra. E, anche alla luce del sole, il lavoro non si fermava mai. Le officine operavano a pieno regime, con sessanta operai che garantivano manutenzione costante e riparazioni. Perché la miniera, era davvero una ricchezza per il territorio, per gli uomini, per la gente di Romagna.

I minatori, erano rispettati ed ammirati. Avevano un’occupazione sicura, la loro banda musicale, una squadra di calcio, varie attività come teatro, cinema o associazioni carnevalesche. Insomma, la garanzia di un posto fisso ben retribuito, traspariva anche dal modo in cui i minatori, erano parte attiva della società.

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Cosa fare nei dintorni di Rimini: visitare le collezioni del “Museo Sulphur”.

Le collezioni, conservate nelle teche del “Museo Sulphur” di Perticara, raccontano quegli uomini, il lavoro ed il modo in cui si svolgeva. Maschere, varie tipologie di lampade, utensili di scavo. Oggetti di uso quotidiano che, per i minatori, erano strumenti necessari e, per noi, sono comprensione.

Si può trovare una ricca esposizione di minerali, provenienti da varie parti del pianeta, oltre al più grande cristallo di zolfo del mondo, estratto qui nel 1936. Spettacolari i minerali fluorescenti.

Infine, una sezione dedicata ai macchinari usati per la manutenzione: un’ampia sala mostra, che permette di toccare con mano anche le attività svolte in superficie, per garantire alla miniera di Perticara, un ciclo di lavoro continuo.

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“Museo Sulphur”, informazioni.

Il “Museo Sulphur” si trova a Perticara, nella zona del Cantiere Certino, in Via Montecchio 20.

Per informazioni, orari di apertura, visite, vi invito a:

  • visitare il (favoloso) sito web;
  • scrivere a info@museosulphur.it;
  • telefonare allo 0541 927576;
  • seguire la Pagina Facebook;

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Cosa fare nei dintorni di Rimini: escursioni sul Monte Aquilone.

Il Monte Aquilone, svetta sull’abitato di Perticara e si raggiunge in pochi minuti d’auto dal paese. Immersi tra gli alberi, le cui foglie sono ormai completamente dorate, percorriamo un facile sentiero, con cui liberare la mente.

Lasciamo alle spalle la frenesia di ogni giorno, permettendo ai piedi di trasportarci tra il fruscio di foglie, che creano un soffice tappeto variopinto, mentre alte fronde spiccano sul plumbeo cielo autunnale.

Il contatto con la natura, l’aria pulita ed il silenzio, sono il modo migliore per ritrovare un contatto con la terra. Sento il corpo rilassarsi, la tensione allentarsi. In questo momento, il senso di libertà è il solo sentimento che mi invade completamente. Insieme alla voglia di restare qui, avvolta dagli alberi.

Ogni tanto, lo scrigno si apre rivelando gioielli inestimabili: panorami sull’Alta Valmarecchia, che hanno il valore di opere d’arte. Passeggiare sul Monte Aquilone, è come visitare una pinacoteca: i quadri che ammiriamo, ricordano paesaggi rinascimentali. Tele incorniciate dalla natura, ed appese a muri aperti sull’infinito.

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Cosa fare nei dintorni di Rimini: degustazioni di salumi e formaggio di fossa.

Ultima tappa di questa giornata speciale, trascorsa esplorando Perticara, è alla “Fossa dei Fratelli Fabbri”. L’enogastronomia in Romagna, è un valore storico, una tradizione ed un grande vanto.

Molte persone non sanno che, da noi, sopravvive l’usanza di chiudere i formaggi nelle fosse di tufo, durante il mese di Agosto, per riportarli poi alla luce a Novembre. La conformazione particolare della roccia e del terreno, fanno si che i formaggi, avvolti in sacchi di tela naturale, maturino nell’arco di tre mesi, assumendo un sapore intenso, ma incredibilmente gustoso. Il pecorino risulta molto più forte del misto ma, in genere, è difficile trovare un formaggio uguale ad un altro, sia per la forma, che per sapidità.

Alla “Fossa dei Fratelli Fabbri”, visitiamo dapprima la grotta, dove si stagionano salumi, formaggi di grotta o sotto foglie di noce, mentre la fossa è ancora chiusa, sigillata, perché verrà aperta la seconda settimana di Novembre.

Sotto ai nostri piedi, c’è un patrimonio di 3500 formaggi che, manualmente, verranno portati alla luce a breve. Un uomo sarà imbragato e calato a testa in giù nel pertugio, da cui farà risalire questo tesoro della gastronomia romagnola. Per noi una vera festa del gusto che, ogni anno, celebriamo con sagre ed eventi!

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Cosa fare nei dintorni di Rimini: scoprire l’entroterra.

Rimini non è solo mare, stabilimenti balneari e locali alla moda. Rimini è anche una città dal centro storico ricercato, un entroterra ricco di chicche da scoprire ed immortalare. Ma non solo.

A volte, come nel caso del “Museo Sulphur”, il territorio può diventare memoria e lezione di vita. Allora è bene aprire gli occhi, concentrarsi ed ascoltare. Perché se la nostra terra ha qualcosa da insegnarci, significa che può permetterci di non dimenticare il passato, di crescere consapevoli e, soprattutto, di rispettare ed onorare le nostre radici.

Claudia B. in collaborazione con “Museo Sulphur” e “Igers Rimini”

15 Commenti

  1. Ho provato ad immedesimarmi nella storia, e non è stata affatto una bella sensazione. Io odio i spazi piccoli, chiusi ed angusti quindi ti lascio immaginare le mie emozioni … non credo di riuscire ad entrare neanche per una visita come hai fatto tu.
    Se penso alle mogli o ai figli di quest’uomini mi si stringe il cuore, un lavoro rischioso che erano disposti a fare per permettersi una vita agiata, per quanto possibile.
    L’escursione al monte aquilone apre di nuovo la mente e il cuore per fortuna… e il cibo ripara tutti i malanni eheheh
    Un abbraccio Clà :*

  2. Io adoro le visite sotto terra, che siano grotte o miniere se posso organizzo sempre qualche “discesa nell’Ade” 😉 Non sapevo dell’esistenza di questa miniera, se passo dalle tue parti non me la faccio scappare. Sai cos’è? E’ proprio come ritornare indietro nel tempo, guarda infatti quella confezione di Borotalco degli anni andati *_* che nostalgia! Devo dire che complice quella fantastica palette di colori autunnali questo post trasuda tanta malinconia (e lo dico nell’accezione positiva!)
    Quante cose si apprezzano di più conoscendone il duro lavoro che c’è dietro vero?
    Mi piace quando parli dei tuoi dintorni perché mi stai facendo conoscere tantissimi lati della tua terra Clà, oltre il mare c’è di più! 😉
    Buona serata!

    1. Ricordo ancora, come se l’avessi letto ieri, il tuo fantastico post sulle miniere di sale in Polonia. Quel reportage trasudava interesse, magia, passione, per cui comprendo completamente come questo mondo possa affascinanti!
      Quando si scopre la storia delle persone, dietro alle sole date, ai fatti, agli oggetti, ai luoghi, si tende ad apprezzare sul serio il posto da cui veniamo.
      La nostra terra diventa più umana, in un certo senso, più reale. Con dei sentimenti! Per cui, dalla consapevolezza, nasce questo senso di appartenenza ed orgoglio, che ti fa sentire davvero parte del tuo territorio.
      Malinconia descrive perfettamente il senso della mia visita, Dani. Perché qualcosa di malinconico, non è necessariamente qualcosa di triste. È più una consapevolezza di distacco dai tempi andati, è come se tu sentissi fortemente il passato, provassi gioia per quei momenti, cosciente del fatto che non torneranno mai più…E l’autunno, crea come un bozzolo che aumenta questa percezione!
      Grazie Dani, per le tue parole sempre bellissime!
      Claudia B.

  3. Quando si dice Rimini, si pensa subito al mare, alla sua spiaggia e alle vacanze estive. E invece ha molto altro da offrire. Non sono mai entrato in una miniera, ma dalle foto mi sembra già di percepire cosa potevano provare i lavoratori quando erano sottoterra. A volte ci lamentiamo dei nostri lavori “comodi”, quando c’è chi sta peggio di noi e suda molto di più per portare a casa la pagnotta

    1. Infatti non bisognerebbe mai dimenticare cosa, per tanti, il lavoro ha rappresentato davvero in passato e tutt’oggi, con condizioni spesso massacranti. Senza parlare del pericolo.
      Al “Museo Sulphur”, stanno intervenendo per mettere in sicurezza alcuni cunicoli della vecchia miniera, in modo da aprirla ai visitatori. A quel punto, sarà possibile rendersi conto di cosa significava stare sotto terra, per garantire la sopravvivenza alle famiglie…
      Grazie per essere passato,
      Claudia B.

  4. Il pensiero del lavoro in miniera deve essere angosciante – e poi io mi lamento dell’ufficio 😬
    Ho letto un libro dove uno dei protagonisti – un ragazzino di appena 12 anni – viene mandato a lavorare in miniera in Galles: il primo giorno di lavoro come rito di “iniziazione” viene chiuso in un cunicolo al buio per ore. Pensa che ansia. E poi di lì iniziano varie sciagure, esplosioni, incendi. Non ci devo pensare.
    Direi che la passeggiata al monte ci vuole proprio dopo 😍
    Ma i fratelli Fabbri: non è che uno si chiama Luca per caso?

    1. Anche io mi sono avvicinata a questo argomento, per la prima volta, attraverso un romanzo. E ricordo che, durante la lettura, ho veramente provato ansia e terrore. E pensa che il romanzo non era completamente incentrato sul lavoro in miniera, eppure ho vissuto davvero attimi di panico.
      Ritrovarmi al “Museo Sulphur”, è stato come aprire un libro. Solo che qui ci hanno raccontato persone vere, momenti reali. Ed è stato tutto molto intenso. In particolare durante la visita alla ‘miniera didattica’. Pensa a quando verranno messi in sicurezza alcuni dei cunicoli della vera miniera: sarà davvero un’esperienza che toccherà nel profondo.
      Sai Silvia che non conosco il nome del secondo fratello? Noi siamo stati accolti da Sergio!
      Bacioni,
      Claudia B.

  5. Allora, a parte i colori autunnali che adoro, a parte la zona dove vivi che ormai sai quanto io ami e quanto ogni volta mi senta a casa…ma che bello è visitare gli interni di una vecchia miniera?!? Io l’ho fatto da piccola all’isola d’Elba, addirittura con un trenino che ci portava alla scoperta dei suoi interni ma è un ricordo talmente piacevole che ogni volta che rivedo una visita ad un luogo simile mi emoziono..anche per tutta la storia e la fatica che c’è dietro a questo lavoro.

    Spettacolo! <3

    1. So bene quanto tu ami la mia adorata Romagna, soprattutto so che entrambi avete sempre saputo guardare oltre, ogni volta che siete venuti qua. Ed io ve ne sono grata, perché è un peccato fermarsi alla sola Rivera Adriatica.
      Questa volta, poi, con la visita del ‘Museo Sulphur’, sento di essere andata anche io un po’ oltre… Mi mancava un tassello importante, per poter comprendere la mia terra. Ora sono felice di averlo. Le miniere sono luoghi di grande fascino, di memoria e assolutamente da scoprire per comprendere il passato 😊.
      Un bacione Lu,
      Claudia B.

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