Cosa fare nei dintorni di Forlì: visita alla Fortezza di Castrocaro

Una domenica di annunciato maltempo. La pioggia che scroscia impetuosa, le nuvole grigie e basse. La voglia persistente di evadere e di dare un senso a questa giornata uggiosa. Cosa fare? Un’idea mi balena in mente: trasformiamo la domenica pomeriggio in un mini-viaggio di scoperta
Io lo dico costantemente che, partire, viaggiare, scoprire, non significa necessariamente fuggire dall’altra parte del mondo.
Mi spiego meglio: premettendo che sono la prima a volere per me e per Daniele almeno due viaggi all’estero ogni anno, nei periodi in cui siamo casa, la mia voglia di scoprire e viaggiare non è che scompaia magicamente! Ragion per cui, in genere ci dedichiamo ad alcuni fine settimana in giro per l’Italia e, nella maggior parte dei casi, alla scoperta del nostro entroterra.
Il segreto è aver voglia di partire; il segreto è la voglia di andare oltre ad un centro commerciale; il segreto è alzarsi dal divano; il segreto è essere curiosi! Con l’impiego di quote piccolissime, che si limitano a volte al prezzo di un biglietto d’ingresso, ad un caffè e qualche litro di benzina, si possono trascorrere ore gradevolissime, che ti lasceranno dentro un senso di tale appagata gioia, da rimanerti nel cuore per tutta la vita.
E’ da questo presupposto che, nel pomeriggio di ieri, partiamo alla volta del borgo di Castrocaro Terme, una delle eccellenze della mia amata terra di Romagna. In genere, passiamo da qui durante le nostre uscite in moto verso il Passo del Muraglione e, come sempre accade, mi sono segnata mentalmente questa meta: un’idea per trascorrere un pomeriggio invernale diverso…anche in caso di maltempo! E, guarda guarda, il karma deve avermi sentito mentre rimuginavo.Prossima volta cambio la formula con: anche in caso di sole pieno!
Poco importa cosa decida di fare il tempo, a dire il vero. Immaginate la scena insieme a me e, per un attimo, scordate completamente la realtà che vi circonda, esattamente come abbiamo fatto noi ieri.

Arriviamo a Castrocaro Terme poco dopo le 16, parcheggiamo in fretta perché non sappiamo quando inizieranno le visite guidate. No, in realtà non sono nemmeno certa di incappare in questa grande occasione: la sola cosa che so, è che la Fortezza riapre oggi dopo la pausa invernale.

Questa eccelsa struttura, è il risultato di sei secoli di interventi, una sorta di manuale d’architettura, la cui stesura è progredita fino all’abbandono che subì per gli ultimi quattro secoli, prima di essere riportata parzialmente all’antico splendore.

La parte più antica della fortezza è di certo il Girone, che risale al periodo precedente il X secolo, dove vi è il Mastio. La Rocca è stata edificata tra il Duecento ed il Trecento, e racchiude la Corte, il Palazzo del Castellano, la Torre e la Chiesa di Santa Barbara.

Poi, a rappresentare una vera e propria chicca, una singolarità assoluta non solo in Romagna, ma in Italia, vi sono gli Arsenali Medicei, architettura fortificata del Cinquecento, con scopo difensivo, che ricorda parzialmente le strutture mediorientali, incavate nella pietra.

Attraversiamo il borgo pittoresco, riparandoci sotto l’ombrello e fermandoci di tanto in tanto a fare qualche foto. C’è un senso di profonda pace ma, ad essere onesti, sono io che fremo per arrivare quanto prima al sito e valutare la possibilità di partecipare alla visita guidata.

La mole della Fortezza appare imponente e massiccia ai nostri sguardi: attraversiamo di corsa quello che era l’antico ponte levatoio.

Passiamo dalle porte d’ingresso, cercando di non scivolare (cosa che a me “non capita MAI”, ndb); accediamo al Cortile del Soccorso dove scopriamo, con immensa gioia, che la visita è appena iniziata e possiamo tranquillamente aggregarci al gruppo.

Tiro un sospiro di sollievo e, pagati i biglietti, entriamo nel Palazzo del Castellano, nel quale vissero i feudatari di Castrocaro, di cui ci accingiamo ad ascoltare le storie.

Non sono impazzita, miei cari lettori: il mio desiderio di poter vivere la Fortezza di Castrocaro narrata dal suo più illustre signore, il direttore del sito, nonché castellano e fautore, insieme alla moglie, del grandioso progetto che si para ai nostri occhi, Elio Caruso, nasce dal fatto che, in più di un’occasione, mi è capitato di leggere recensioni entusiastiche sulle sue capacità, decantate da tutte quei viaggiatori passati qui, prima di noi.

Ed è così che, un gruppo di persone sconosciute, in quello che era nato come un freddo e noioso pomeriggio d’inverno, mentre fuori imperversa il temporale, si ritrova in un’antica Rocca accogliente e suggestiva, ad ascoltare un grande uomo che narra le traversie vissute dalla Fortezza nel corso dei secoli, accompagnate da aneddoti accattivanti sulla storia dei personaggi che si sono succeduti al potere.

Storie che possiamo veder scorrere davanti ai nostri occhi, anche grazie alla presenza di oggettistica di prim’ordine, che palpita di ricordi e di legami con le vicende.

Se qualcuno di voi nutre dei dubbi sul fatto che gli oggetti abbiano un’anima, vi invito a visitare la Fortezza di Castrocaro, perché verrete immediatamente smentiti.

All’interno del Palazzo del Castellano, nella Sala dell’Aquila, nella Sala delle Chiavi, nella Sala del Giglio e nella Sala del Fuoco, che compongono il percorso museale a pianterreno, ci troviamo ad ammirare una collezione degna di nota, in cui spiccano armi, ceramiche, documenti e plastici, che rappresentano le modifiche subite dal fortilizio nel corso dei secoli. E, vi posso garantire, ognuno di questi ritrovamenti od acquisti, ha qualcosa da raccontare sulla storia di Castrocaro
Curiosità, fatti storici, momenti della vita quotidiana, aneddoti allegri, macabri o passionali, ci vengono narrati con maestria da Elio Caruso, con un’ironia, una sapienza, una consapevolezza, che sa conquistare tutti noi adulti e persino i bambini, completamente rapiti dalle parole del castellano. 

Ci godiamo un film storico, narrato in 3d! Non esagero, cari lettori: ritengo, senza paura di venir smentita, che il signor Caruso, abbia la rara capacità di saper avvolgere l’ascoltatore, “esponendo gli avvenimenti della Rocca e dei suoi personaggi, a colori e in 3d”.

Una tale passione e maestria, sono certamente innate: secondo me una persona o le possiede o non potrà mai raggiungere certi livelli.

Eppure, penso che, in questo preciso contesto, anche il fatto di aver dato personalmente vita al grandioso progetto di rinascita della Fortezza, assieme all’amata moglie e ad un gruppo di appassionati, deve aver influito sull’attaccamento incondizionato al proprio lavoro, mostrato dal direttore. Oltre alla sua consapevolezza narrativa! 
Anni di studi e ricerche, seguiti al grande progetto presentato verso la fine degli anni Novanta, all’Amministrazione Comunale di Castrocaro Terme, per il restauro, la valorizzazione e la creazione di un percorso museale, all’interno della Rocca, cui seguirono due anni di lavori intensi, hanno sicuramente creato un legame speciale tra i Signori Caruso e l’edificio stesso.

Un’avventura iniziata con la ristrutturazione della Chiesetta di Santa Barbara, all’interno dei confini della Fortezza, portato avanti assieme ai volontari della Pro-Loco, facente capo a Caruso, grazie all’intervento di architetti e progettisti, all’ottenimento del comodato gratuito dell’intera struttura da parte del Comune, oltre al contributo economico della Cassa dei Risparmi di Forlì.

Una passione che ha legato queste persone in un lavoro lungo e delicato, ma davvero affascinante, tanto da far decidere alla Pro-Loco di presentare un progetto di ristrutturazione, che si ampliasse anche al Palazzo del Castellano.

Lavoro, serietà e determinazione, permisero di veder terminati i lavori del Palazzo in soli due anni e della Chiesetta in quattro: questo dimostra come, anche da noi in Italia, quando la volontà c’è, ed il lavoro duro anche, si possa arrivare molto lontano senza bisogno di giochini sporchi. 

Solo un’altra volta, nella nostra carriera di viaggiatori, abbiamo avuto l’onore di trovarci in una situazione simile, in Lunigiana, durante la straordinaria visita di Castel dell’Aquila, vissuta attraverso le parole dell’eccezionale castellana, la Dott.ssa Girardin (di cui ho scritto qui). Anch’ella artefice del progetto, studiosa appassionata, donna curiosa e sapiente. Il lavoro incommensurabile di queste persone è un vanto per il nostro paese!
Una storia, quella della Fortezza di Castrocaro, che non ha ancora raggiunto il capitolo conclusivo, perché i progetti di riqualificazione proseguono: entro aprile, ad esempio, grazie nuovamente all’intervento della Pro-Loco, e ai fondi varati dalla Comunità Europea, saranno resi completamente agibili ai visitatori gli immensi Arsenali medicei.

Se la prima parte venne ristrutturata grazie ai fondi comunali e provinciali, oltre al contributo della sempre presente Cassa dei Risparmi di Forlì, questo intervento finale, ci permetterà di avere a disposizione l’intera struttura, un vero fiore all’occhiello, unica architettura di questo genere in Italia.

E volete sapere come è nata l’idea di proporre il primo piano di intervento sugli Arsenali cinquecenteschi? Dalla tesi di laurea della figlia dei signori Caruso, Elisabetta, a dimostrazione che, una grande passione, non conosce limiti di generazioni o età!

Viene presentato il progetto, grazie anche al relatore della tesi, il Dott. Domenico Taddei; il Comune avvia i rilievi; vengono richiesti e stanziati i fondi e, ad oggi, il riuso delle cannoniere della Fortezza di Castrocaro è una realtà
Ad Aprile termineranno i lavori e, per quanto ci riguarda, torneremo con gioia a visitare il sito, anche perché Elio Caruso avrà ancora tanti aneddoti, curiosità, storie da raccontarci: non basta una visita per completare questo grandioso romanzo storico!

Inoltre sapere che, le quote d’ingresso alla Fortezza, quelle raccolte con le visite, oppure con i numerosi eventi che si svolgono durante l’anno e, ancora, con la vendita di vini e libri, vengono interamente utilizzate sia per il mantenimento della struttura, sia per l‘acquisto di nuovi oggetti ed arredi, ci fa desiderare ancor più di poter contribuire a questo progetto di vita.

Ne abbiamo ulteriore conferma con la visita del piano nobile, che si svolge tra la Sala del Castellano, la Sala dell’Affresco e la Loggia dei Cavalieri, unite da un bellissimo corridoio.

Tutti arredati con pezzi e quadri non direttamente appartenuti alla Fortezza, ma comunque originali del periodo, cercati, acquistati, fatti restaurare, nel corso di tutti questi anni, dalla famiglia Caruso
L’allestimento delle stanze è stato attentamente studiato da documenti originali, da elenchi d’inventario, e ricostruito in maniera ricercata, con pezzi pregiati, dalla stessa famiglia.

La cosa incredibile è che, tutti questi oggetti, potrebbero tranquillamente essere stati presenti nella Rocca, in quanto storicamente appartenuti a famiglie, luoghi ed eventi, direttamente collegati ad essa! Quando dico che gli oggetti hanno un’anima, intendo anche questo: per quanto non ce ne sia la certezza, sembra quasi che questi pezzi siano voluti tornare a casa…

Si può anche ammirare una splendida tela di scuola leonardesca, in prestito alla collezione, per sincera ammirazione verso l’incommensurabile lavoro dei signori Caruso.

Quando arriviamo alla Loggia dei Cavalieri è completamente buio fuori, ma ci viene spiegato come, nelle giornate terse, sia possibile spaziare con lo sguardo fino alla superba Valle dell’Acquacheta…possiamo solo immaginare lo spettacolo, conoscendo la zona.

E’ qui, che ascoltiamo divertiti la storia di Cosimo dè Medici, il quale ordinò all’allora feudatario, qualcosa come 2000 litri di sangiovese, da far giungere a Firenze attraverso l’Appennino: e dire che, il grande mecenate, doveva pur avere a disposizione “qualche bicchiere” di buon Chianti…

Eppure, egli volle il nostro amato nettare e, per far fronte al grave problema del brigantaggio, fu ideata una carovana di 3 km, composta da mille muli e mille armigeri, che scortarono i barilotti di vino, verso Firenze!

Vino che, tra l’altro, viene venduto nell’accogliente enoteca del castello, dove ci fermiamo tutti insieme qualche minuto, prima di proseguire con la visita. Ci attendono della piadina calda e la possibilità di acquistare vini o volumi inerenti la storia del castello, oltre ad un momento piacevolissimo, trascorso tra sconosciuti che, ormai, interagiscono piacevolmente tra loro, fra ilarità e curiosità.

Grazie alla gentile concessione del castellano, ottengo anche il permesso di fare qualche scatto ampio all’interno del piano nobile: è vietato fare foto ed apprezzo tantissimo il fatto che mi dia questa possibilità.
L’ultima visita di questo pomeriggio, si svolge alla deliziosa Chiesetta di Santa Barbara, in cui ci accoglie una magica riproduzione di canti gregoriani, che si spandono nell’aria in maniera eccelsa. Il piccolo edificio religioso, è stato strutturato sui principi della sezione aurea, una proporzione definita divina, una sorta di rapporto ideale tra la natura, lo spazio, tra Dio e l’Uomo.

Una perfezione ed un’armonia, catturate in maniera inconscia dall’occhio umano, ma anche dall’orecchio umano, tanto che il senso di pace e la percezione del suono all’interno di questo edificio, garantiscono nell’ordine, una sensazione di gradevole bozzolo ed ampliamento dei confini… 

Qui possiamo anche vedere una foto della bellissima moglie di Elio Caruso, venuta accidentalmente mancare lo scorso anno, ma presente in ogni angolo della Fortezza, grazie al proprio stile ed al proprio lavoro. Un orgoglio, questo, che non conosce la fine della vita, che va al di là del tempo, del dolore, dell’esistenza.

Come, al di là della concretezza, va la tristissima storia della piccola Margherita de Conti, quella con cui Elio Caruso ci congeda, dopo più di due ore di vista d’Autore.

Bimba di undici anni felice e spensierata, vide infrangersi tutti i propri idilliaci sogni quando, il padre da lei adorato, le impose il matrimonio con l’ultra cinquantenne cugino, Guidone dei Calboni. La piccina, appena undicenne, non comprendeva perché l’amatissimo padre Bonifacio, le imponesse le nozze con un uomo non amato.

Ella percepì questo suo volere come un tradimento profondo, soprattutto perché Bonifacio era costantemente impegnato per questioni di stato, la madre non volle sentir ragioni considerate capricci e, sostanzialmente, la piccolina fu abbandonata al proprio dolore. 
Nulla poteva toglierle quella terribile tristezza, quella malinconia profonda, quel senso di slealtà e di dolore tagliente, provato senza tregua, soprattutto nella consapevolezza che il suo peggior nemico, colui che non considerava i suoi sentimenti, fosse la persona a lei più cara

La piccola Margherita, vide nel suicidio la sola possibilità di fuga, da questo male dell’anima: fu così che, in una notte tempestosa, come quella che si sta scatenando fuori, mentre ascoltiamo in religioso silenzio le parole di Elio Caruso, la piccina raggiunse la torre più alta del castello e si gettò nel vuoto.

Gli angeli tentarono di trattenere il corpo della giovinetta, cercando di salvarla dalla morte, ma a nulla servirono i loro sforzi: alla fine, Margherita, si sfracellò al suolo. Ancora oggi, nelle notti prive di luna, pare si possano sentire i suoi angosciati singhiozzi in tutta la vallata. Povera piccola Margherita, speriamo che tu possa aver trovato la libertà cui tanto agognavi…
Con questa ultima narrazione, così sentita e coinvolgente, salutiamo Elio Caruso e, con rammarico, ci dirigiamo lentamente al parcheggio, colmi di sensazioni intense e profonde, date dal particolarissimo pomeriggio appena trascorso.

E, mentre guidiamo verso casa, in radio viene trasmessa la canzone di un gruppo che venero…quasi fosse stata richiamata dalle emozioni fortissime provate in questa giornata: “Somebody to love”, dei Queen. Per me è un segno, che mette un punto a questa indimenticabile esperienza.

Ognuno di noi ha la voglia ed il desiderio di cercare una persona da amare e da cui farsi amare. Non sempre si ha la possibilità di incontrare la persona giusta e, anche nel caso in cui questo avvenga, l’amore non è generalmente esente da problemi o liti, no? Eppure avere accanto qualcuno da amare, con cui condividere la vita, è un dono smisurato. 
Ancora di più, a mio avviso, lo è trovare una persona con cui condividere le proprie passioni, la propria storia. Condivisione. Una parola di cui spesso viene sottovalutata l’importanza. Eppure, quando si decide di condividere la vita con un’altra persona, il fatto di avere in comune degli obiettivi, degli interessi, dà un senso speciale alla coppia, la fortificano e la rendono per certi aspetti immortale.

In fondo, se il nostro corpo non può combattere la morte, non è forse vero che una grande passione, trasformata in fatti e strutturata in ricordi, può concederci di vivere eternamente in ciò che lasciamo dietro di noi? Non è forse qui, la Fortezza di Castrocaro, imponente ed accogliente nella sua staticità, colma di storie, rinata dall’amore ed eternamente presente? Ecco, forse dovremmo pensare alle nostre vite e alle nostre passioni, come a quella fortezza… 

Claudia B.
Per informazioni, orari ed eventi, cliccate su⇒ Pro-Loco di Castrocaro Terme

2 Commenti

    1. E’ una visita da non perdere, soprattutto se fatta con una guida d’eccezione come Elio Caruso. Un’emozione continua.
      Tra l’altro vi sono sempre tantissimi eventi. Ad esempio, domenica prossima c’è “Lumi a Marzo”, oppure il 31 ottobre di ogni anno, “La festa di Ognissanti”. Tutte manifestazioni uniche, in cui la Fortezza ritorna viva! Sul sito della Pro-Loco, vi sono tutte le segnalazioni!
      Claudia B.

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