Fine settimana in Lombardia: cosa vedere sul Lago Maggiore e Milano

Oggi apro nuovamente i miei album fotografici per voi, cari lettori, perché voglio raccontarvi un’esperienza bellissima di “qualche tempo” fa.

Correva l’anno 2003, era metà settembre e, con la scusa di fare un’uscita a Milano, per visitare un negozio di case in miniatura (una mia pazza passione!), abbiamo deciso di proseguire verso il vicino Lago Maggiore, per trascorrere il fine settimana e andare alla scoperta delle Isole Borromee
Dopo aver prenotato una locanda in cui pernottare, a Luino, grazie alla supervisione di una coppia di amici conosciuti in crociera (di cui ho scritto qui), che ci aspetta per passare insieme questi due giorni, ideiamo un itinerario tra il Sacro Monte di Varese, Laveno Mombello, Isola Madre, Isola dei Pescatori ed Isola Bella

Dato che i ragazzi vivono nei pressi del lago, organizziamo tutto facilmente e, in un tiepido, soleggiato sabato di settembre, partiamo per raggiungere Milano.
Anche se si tratta di una semplice sosta “tecnica”, nulla ci vieta di approfittare del fatto che arriviamo prestissimo, per goderci la città ancora semideserta. Parcheggiamo l’auto nei pressi di Piazza del Duomo, ci fermiamo in un barettino a fare colazione, quindi proseguiamo verso l’imponente struttura neogotica della cattedrale, impacchettata per la ristrutturazione. 
L’ampia piazza è grandiosa e rilassata, in questa prima mattinata: a parte noi, l’eterna statua equestre a Vittorio Emanuele II ed i piccioni, ci sono solo poche altre persone in giro, il che la rende ancor più affascinante. 

Tutto il quadro prospettico rimanda all’architettura del duomo, in particolare gli elegantissimi portici e la Galleria Vittorio Emanuele II. Questa venne edificata nell’Ottocento, in stile neorinascimentale, e fu uno dei primi esempi di centro commerciale al mondo.

Secondo il progetto iniziale, doveva rappresentare un semplice collegamento diretto tra Piazza del Duomo e Piazza della Scala, ingentilita dalla presenza di portici. Il Comune di Milano, dopo ben tre bandi di gara, continue modifiche delle richieste e, di conseguenza, dei progetti, arrivò a selezionare il lavoro di Giuseppe Mengoni, il quale dovette apportare ulteriori cambiamenti, fino alla creazione di una galleria a croce, con dettagli stilistici ben precisi.

Fu proprio re Vittorio Emanuele II a posare la prima pietra, nel marzo del 1865, e ad inaugurarla tre anni dopo, seppure i lavori vennero terminati in via definitiva, solo nel 1876.
Fin dall’inizio, la Galleria fu considerata il vero e proprio salotto della Milano bene, con le boutique ma, soprattutto, i ristoranti e i caffè ricercati; punto nevralgico della città, qui si diffusero idee tecnologiche, filosofiche, artistiche, politiche; persino il rito dell’illuminazione notturna, divenne un momento importante a cui partecipare. Insomma, la Galleria Vittorio Emanuele II, è stata per anni l’ombelico di Milano!
Approfittiamo della calma piatta, per entrare a visitare il duomo: dato che non possiamo goderci la bellezza della facciata in ristrutturazione, vogliamo almeno ammirare l’interno di questa Chiesa Cattedrale, dedicata a Santa Maria Nascente.

Appena varchiamo l’ingresso, veniamo invasi da un senso di profonda pace. Subito dopo prevale lo stupore, su tutto il resto. La ricca bellezza di questo eccellente esempio di arte neogotica, rapisce completamente i miei occhi e ringrazio mentalmente la dea bendata, che ci ha permesso di goderne in un momento di scarso afflusso di turisti.

 

La mole del duomo sostituì, a partire dalla ricostruzione del 1386, ben due edifici religiosi, che vennero abbattuti per dare alla città di Milano un luogo di culto, posizionato nel cuore del centro religioso cittadino.

Quello che, secondo il progetto iniziale, doveva essere una struttura in mattoni, espressione del gotico lombardo, venne completamente rielaborato per volere di Gian Galeazzo Sforza, che pretese come materiale il marmo e come stile il neogotico, in modo tale che l’intero edificio potesse competere con le grandi cattedrali europee, simbolo della sua grandiosa signoria.

Bravo Gian Galeazzo, io approvo: nonostante il risultato finale sia un insieme di stili e, sostanzialmente, una rivisitazione del gotico, mi sto letteralmente perdendo nei particolari pregevoli, di questo vasto interno a cinque navate.
Controlliamo l’orario e decidiamo di proseguire immediatamente, per raggiungere il negozietto di case di bambola in miniatura. Attraversiamo, quindi, l’elegantissima Galleria, usciamo su Piazza della Scala, dove fanno bella mostra di sé: il monumento a Leonardo da Vinci, opera del Magni; il Teatro dell’Opera di Giuseppe Piermarini, del XVIII secolo, ancora utilizzato ampiamente dai milanesi; l’elegantissimo Palazzo Marino di Galeazzo Alessi, realizzato nel XVI secolo. A chiudere il quadro, Palazzo Beltrami e Palazzo della Banca Commerciale Italiana, entrambi del XX secolo. Uno spazio davvero raffinato.

Il resto del tempo fino all’ora di pranzo, lo trascorriamo nel piccolo negozietto, dove scelgo alcuni arredi per la mia casa delle bambole in costruzione. Daniele lo trovo in avanzato stato catatonico, quando esco dopo non so quante ore. Mi dispiace averci messo tanto, ma non ho mai avuto l’occasione di vedere un negozio completamente dedicato a questo settore e ne ho voluto approfittare!
Ci fermiamo a pranzare con semplicità in centro: hamburger rigenerante per Daniele, insalsatona per me, farciti dal tentativo da parte mia, di sviare la “ramanzina dell’abbandonato”, su quelle che secondo lui, sono le regole per muoversi all’interno di un negozio di miniature: velocemente, rapidamente, brevemente. Quando gli faccio notare che sono tutti sinonimi, mi lancia un’occhiataccia…Uffa, che noia!
Lasciamo una Milano completamente diversa da quella di questa mattina: dopo averla vista calma e vuota, ora è gremita di persone che girano per negozi, pranzano in ristorante, oppure bevono qualcosa nei bar alla moda. C’è chi semplicemente passeggia godendosi il sole e, ovviamente, i turisti hanno invaso ogni angolo.
Il nostro programma prevede invece di prendere l’Autostrada dei Laghi, con cui raggiungiamo Luino, dove lasciamo velocemente i bagagli in locanda, per incontrare i nostri amici a Laveno Mombello. Il vivace ed accogliente borgo lacustre, è scintillante nel sole del pomeriggio, placidamente disteso nella sua insenatura naturale.

Si tratta di un antico insediamento, di cui vi sono tracce già in epoca preistorica. Nel Medioevo la principale attività del villaggio fu la pesca, poi, nei secoli successivi, si diffuse ampiamente la produzione artigianale di ceramica.

Oggi, Laveno-Mombello, è soprattutto stazione climatica e centro turistico accogliente, con un attivo porticciolo d’imbarco per la navigazione sul Lago Maggiore.
Passeggiamo sul bel lungolago, chiacchierando del più e del meno, spingendoci anche per i vicoli del paese, semplice ma piacevole.

Facciamo sosta in un bar, per bere qualcosa di fresco, nella calma pomeridiana, quindi i nostri amici ci propongono l’escursione al Sacro Monte di Varese, a cui partecipiamo con vero piacere.
Quella dei Monti Sacri, ossia vie devozionali posizionate in contesti paesaggisti degni di nota, già meta di pellegrinaggi, è una tradizione radicata nella zona prealpina tra Lombardia e Piemonte tanto che, i ben nove siti qui presenti, sono stati dichiarati dall’Unesco “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

E’ un’ascesa intensa e silenziosa, quella che compiamo lungo l’erto, acciottolato sentiero, dove i tratti in ombra si alternano ad angoli in cui il sole ormai al tramonto, riesce a colpire obliquamente le cappelle dei misteri, inondandole con caldi riflessi.

Queste strutture in stile manierista, sono quattordici e vennero edificate nel XVII secolo: all’interno presentano bellissimi affreschi e statue, vere e proprie opere d’arte sacra seicentesca, rappresentanti scene della vita e della passione di nostro Signore. La quindicesima cappella è rappresentata dal Santuario, posto in cima, come ultima, sontuosa meta, di questa via devozionale. 
Una curiosità, che mi ha lasciata davvero basita è che, lungo questi due chilometri di salita, nel corso di 300 anni pare siano passati più di 60 milioni di pellegrini… Un particolare davvero umano, nel senso che non posso non pensare a quante lacrime, preghiere, speranze, siano state riversate su questi sacri ciottoli.
Rientriamo spensieratamente verso Luino, dopo questa meravigliosa conclusione di giornata. Facciamo una rapida doccia, quindi incontriamo nuovamente i nostri amici, per andare a cena in un ristorante a dir poco meraviglioso, completamente incavato nella roccia, un ambiente davvero intimo e suggestivo, dove trascorriamo una serata deliziosa.

∞♦∞

Una domenica soleggiata e tiepida ci dà la sveglia, questa mattina; è settembre inoltrato, ma i colori sono ancora quelli brillanti dell’estate e anche il clima è piacevolissimo.

Consumiamo una tranquilla colazione, quindi raggiungiamo il porticciolo di Laveno-Mombello, per imbarcarci sul battello che ci porterà alla scoperta del Lago Maggiore e delle Isole Borromee
Non avremmo potuto scegliere una giornata migliore: data la bassa stagionalità, c’è turismo, senza però sfociare nella folla oceanica. Inoltre solcare le acque del lago, con il venticello tra i capelli, mentre il sole pieno ti colpisce il viso, è una sensazione favolosa, rigenerante e, allo stesso tempo, esaltante.
Il proprio nome, il lago Maggiore, lo deve al fatto di essere il più grande dei laghi prealpini, non il più ampio d’Italia: questo primato spetta al Lago di Garda (di cui ho scritto qui), mentre il nostro “odierno protagonista”, occupa solo il secondo posto sul podio.

Poco male, in quanto, nonostante questa discrepanza, il Lago Maggiore è vasto e piacevolissimo da navigare, ricco di luoghi da scoprire, tra cui diverse isole, oltre ad essere un collegamento tra territorio italiano e territorio svizzero, che tocca per un 20% circa. Potrebbe essere un’idea carina, quella di visitare i comuni che si affacciano sul lago, in ambedue gli stati, muovendosi solo con i battelli e pernottando nelle cittadine costiere.
Facciamo la prima sosta sulla rigogliosa Isola Madre, che vediamo comparire da lontano, come una sorta di verdeggiante Eden: dopo aver pagato il biglietto d’ingresso, passeggiamo deliziati lungo i vialetti di quella che è la più grande delle Isole Borromee, circondati da un parco lussureggiante, con magnifici scorci sul lago.

I primi interventi che portarono lo spazio alla trasformazione sublime, fatta di architetture paesaggistiche, iniziò nel XVI secolo, per volere di Lancillotto Borromeo. Dopo quarant’anni di lavori, i giardini avevano già preso forma e, con Renato I Borromeo, venne anche ristrutturata la villa gentilizia.

Possiamo dire che, dal Settecento ad oggi, l’Isola Madre, è rimasta sostanzialmente inalterata, intatta nella propria grandiosità. A parte l’aggiunta delle serre, e della cappella privata.
Ci muoviamo basiti tra i prati verdissimi che digradano verso il lago, dove si ha la sensazione che l’erba sia quasi impalpabile. Le aiuole d’autore, profumate e colorate, in cui nulla è lasciato al caso. Gli alberi centenari, imponenti e saldi con la loro presenza; i pergolati fioriti, sotto cui è facile immaginare dame e gentiluomini, comodamente seduti a bere del tè. Boschetti e parterre come opere architettoniche; vasche colme di acqua, con ninfee meravigliose e fior di loto, in una sorta di composizione floreale perfetta.
Non meno raffinati gli interni della villa, delicati ed accoglienti, in un tripudio di pezzi unici e arredi perfetti, tanto che sembra pronta ad accogliere le stesse figure immaginarie, che parevano sedute sotto il pergolato, a godersi la tiepida domenica!

Si tratta di materiale appartenente alla famiglia Borromeo, proveniente da altre proprietà, che riproduce in maniera esemplare lo stile di vita tra il Cinquecento ed il Seicento. Io che amo tanto la miniatura, vengo in particolare catturata dall’esposizione di teatrini e marionette, con cui si dilettavano l’intera famiglia Borromeo e i di loro ospiti. 

L’utilizzo del trompe l’oeil, dilata notevolmente lo spazio, anche se l’intero palazzo dà già un’idea di spettacolare ariosità, grazie anche alle ampie finestre aperte, dalle quali si può spaziare con lo sguardo sui giardini e sul resto del lago.

Torniamo all’imbarcadero per raggiungere la piccola, pittoresca, Isola dei Pescatori, ben visibile dall’Isola Madre: infatti la raggiungiamo dopo una breve navigazione. E’ un borgo turistico, ma piacevole, con vicoli caratteristici in cui vi sono negozietti e tanti ristorantini.

E’ un’isolotto vissuto abitualmente da poche persone, che si occupano di pesca e, soprattutto, di turismo. Il luogo è affascinante, peccato che, essendo ora di pranzo, e presentando una così ampia scelta di locali, sia pieno di persone.

Anche noi ci fermiamo a mangiare qualcosa: in realtà, io e Daniele avremmo voluto prendere un panino e proseguire le visite ma, dato che i nostri amici insistono per pranzare in ristorante, ci adeguiamo concedendoci un’insalata mista io, ed un primo lui.

Subito dopo, riprendiamo il battello per raggiungere l’Isola Bella, il cui nome non potrebbe essere più azzeccato: quattro secoli di lavori, hanno partorito un risultato superbo, sia architettonico che decorativo, per non parlare del capolavoro ricreato nei giardini.

Pensare che, fino al 1630, l’isola era poco più di uno scoglio, sul quale viveva un gruppo di pescatori, pare assolutamente impossibile: il palazzo nel quale accediamo, subito dopo aver acquistato i biglietti, è francamente uno dei più belli in cui io abbia mai avuto l’onore di entrare. Lo posso affermare ancora oggi! 

E’ un tripudio di saloni sublimi, stucchi, marmi, arazzi, mobili; per non parlare della pinacoteca privata e della statuaria di gran pregio. E le grotte… cari lettori, quelle alcove di fiabesca bellezza, decorate con ciottoli, sassi e schegge tufacee, in tutta la superficie disponibile: non le ho mai dimenticate!

Uscire nei giardini poi, corrisponde alla perdita della ragione: ci troviamo a passeggiare in un capolavoro paradisiaco, dove la mano e il gusto dell’uomo, hanno rielaborato le idee fantasiose della natura.

Un tripudio di particolari: un giardino all’italiana, ricco di parterre, terrazzamenti, statue, scalinate che collegano i vari piani, in un’armonia, una sinuosità, un’eleganza da togliere il respiro.

Quel grandioso anfiteatro barocco, all’interno del quale acqua, vegetazione e statuaria, si fondono in una miscela perfetta, che ci attira, ci porta a salire le scale che conducono all’ampia terrazza, fino a farci perdere con lo sguardo nella distesa d’acqua lacustre, che ospita questi gioielli preziosissimi, simbolo stesso della grandezza dei Borromeo.

Ci sarebbe ancora tanto da scoprire e vedere nei dintorni ed una cosa è certa: che sia tra un anno, tredici anni, oppure un secolo non importa, noi torneremo ed approfondiremo la conoscenza con questo angolo d’Italia! Parola di Claudia e Daniele.

∞♦∞

Consigli utili
-Agli appassionati, come me, di case di bambola in miniatura, dò un consiglio spassionato: munitevi di pazienza con i vostri insensibili accompagnatori. Siate comprensivi con tutti quei “pagani”, che non comprendono come sia possibile trascorrere tre ore in un negozietto di 5 mtq…
-La salita al Sacro Monte di Varese è a tutti gli effetti una salita, di ben due km: cercate di intraprenderla con il giusto spirito. Ossia senza farvi prendere dalla smania di scoperta perchè, dopo i primi 200 mt, potreste sembrare già una locomotiva a vapore. Non tanto per voi, quanto per non disturbare la quiete del luogo, col vostro respiro.
-Un consiglio serio, per questo finale di lista: il tour che vi ho descritto, tra navigazione sul Lago Maggiore ed ingressi alle Isole Borromee, potrebbe essere non proprio economico. Premettendo che, personalmente, trovo ogni cifra investita in viaggi e visite, un vero e proprio toccasana, non vuol dire che una persona non debba pensare alla possibilità di risparmiare qualcosina. Vi consiglio quindi di dare uno sguardo ai pacchetti proposti sul sito ufficiale delle Isole Borromee: si possono trovare ottime soluzioni e combinazioni, tra ingressi e battelli!

Claudia B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *