In moto nel Chianti: Radda, Gaiole, Vertine

Arriva un momento nella vita, in cui una persona deve crescere. In particolare i viaggiatori, per di più motociclisti, hanno il dovere di mettere la testa a posto e prendere decisioni concrete, serie.
Quando, dopo due mesi di pioggia alternata a cieli grigi e vento, finalmente si prospetta un sabato di, udite-udite, sole, è bene seguire la massima che ti insegnano fin da piccolo: prima il dovere, poi il piacere. 
Ecco perché oggi, nella scelta fra ridipingere alcune stanze di casa, che hanno oggettivamente bisogno di un intervento, oppure salire in moto e raggiungere il Chianti, noi scegliamo con maturità.
Per il bene della nostra Honda Africa Twin, ferma davvero da troppo e, ovviamente, per il bene del blog, che merita un itinerario dedicato al Chianti, scegliamo di fiondarci in Toscana. Senza indugi.
Dopo vari cambi di programma, tra destinazioni che comunque toccheremo in altre occasioni, scegliamo un semplice percorso tra Radda in Chianti, Gaiole in Chianti e il borgo di Vertine. Vorremmo aggiungere anche altre tappe, ma dobbiamo necessariamente tenere conto delle tre ore più tre, del tragitto di andata e ritorno dalla Romagna. Poco male…vorrà dire che saremo “costretti” a tornare per approfondire il nostro giro: un vero peccato per noi amanti della Toscana!

Prendiamo la strada che passa da Perticara, per scendere poi verso la E45che seguiamo fino a Sansepolcro: tratto stradale dissestato ma, almeno, paesaggisticamente notevole (della lunga arteria che collega Cesena a Terni, questa parte è quella che più amo), dopodiché proseguiamo in direzione di Arezzo, quindi teniamo sempre sotto controllo le indicazioni per Castiglion Fibocchi e Montevarchi.

Ci ritroviamo a percorrere la straordinaria tratta che, circa due mesi fa, abbiamo fatto per raggiungere Loro Ciufenna (per il racconto di viaggio cliccate qui); il paesaggio da allora è mutato, reso di un verde intenso dalle frequenti piogge, con punte di giallo brillante, laddove il grano sta arrivando a maturazione. Anche se, ciò che maggiormente attira lo sguardo, sono gli ulivi e i vigneti a perdita d’occhio.
Sono molto felice quando mi accorgo che stiamo nuovamente per passare sopra lo storico Ponte a Buriano, il “ponte della Gioconda”: la volta precedente mi ha colto impreparata, mentre oggi ho la macchina fotografica pronta e posso immortalare l’attimo in cui attraversiamo il panoramico tratto sull’Arno, con A.T.

Anni fa è stato accertato che, proprio Ponte a Buriano, è quello dipinto da Leonardo alle spalle della Monnalisa: un onore per noi, trovarci a ripercorrerlo per la seconda volta in poco tempo. Che sia un segno? Secondo me significa che è giunto il momento di tornare a Parigi e fare nuovamente visita al Louvre!
Da qui in poi la strada è semplice, le indicazioni per Montevarchi continue e, una volta passata la cittadina, iniziano le segnalazioni per Gaiole in Chianti: possiamo finalmente rilassarci, sicuri di non sbagliare, godendoci un susseguirsi di panoramiche stradine di campagna.
Una meraviglia dei sensi…La zona del Chianti è in piena esplosione di profumi, di verdi, di fioriture; il tutto interrotto solo da piccoli borghi e da aziende agrituristiche, che vendono i propri prodotti ed invitano i passanti ad entrare, per assaggiare vini.

Filari di viti a perdita d’occhio e non in senso metaforico: ovunque ci giriamo il quadro che si presenta ai nostri occhi è pura e naturalistica meraviglia!

Le vigne disegnano come dei motivi geometrici, cui fanno da contrappunto unicamente gli uliveti, inframmezzati dal giallo dei cespugli di ginestre.

Il profumo dei tigli e dell’erba, intanto, diffonde note armoniose nell’aria: comodamente adagiati sulla sella di A.T., possiamo alzare le visiere dei caschi e inalare ogni fragranza.

Decidiamo di visitare Gaiole e il borgo di Vertine nel pomeriggio, perciò proseguiamo fino a Radda in Chianti, che raggiungiamo in tarda mattinata.

E’ da diverso tempo che desideravamo tornare qui: vi siamo passati tre anni fa, approfittandone per visitare Castellina in Chianti, al ritorno da un bellissimo fine settimana nella zona di Siena e Lucca (di cui ho scritto qui).

Radda, insieme ad altri nuclei rurali, si è formata in seguito alla caduta dell’impero romano, anche se la presenza umana in queste terre risale al 2000 a.C.

I villaggi vennero resi veri e propri castelli durante l’età feudale: Radda, in particolare, risulta in un diploma del 1002 col quale venne ceduto alla Badia Fiorentina; in seguito, dal 1191, divenne feudo dei Conti Guidi.

A partire dal XII secolo il territorio passò alla Repubblica Fiorentina, che fece di Radda il capoluogo della Lega del Chianti, un’alleanza militare creata con il compito di difendere il territorio del Chianti. Anche Castellina e Gaiole ne facevano parte, ma fu proprio a Radda che venne posta la residenza del Podestà, a partire dal 1384.
Tra il XIII e il XV secolo, Radda risentì pesantemente della posizione tra Firenze, di parte ghibellina e Siena, di parte guelfa, dalle quali fu coinvolta con occupazioni e devastazioni.

Dal XVIII secolo la zona del Chianti fu suddivisa in Comuni, così anche Radda, Gaiole e Castellina divennero delle comunità autonome.

Il paese subì l’occupazione francese durante le guerre napoleoniche e, dal 1861, fu annessa al Regno d’Italia di cui seguì le sorti.

La cinta muraria in parte conservata, racchiude un centro storico medievale intatto: in effetti Radda non ha mai subito rimaneggiamenti e, dopo gli interventi di ristrutturazione del XX secolo, si presenta con una grazia ricercata.

La passeggiata lungo le vie del borgo ci catapulta direttamente nel passato: ogni vicolo, ogni passaggio a volta, persino gli antichi camminamenti medievali, sono preservati con una ricercatezza ed una perfezione, che fanno provare la sensazione di essere precipitati indietro nel tempo.

Vedo i volti dei turisti stranieri completamente rapiti dalla bellezza di Radda, dal suo fascino di borgo idilliaco, e non posso non sentirmi (almeno per una volta) orgogliosa del mio paese. Occhi che brillano ed espressioni ammirate, riflettono esattamente i nostri sentimenti.

Centro del borgo è la piazzetta su cui sorgono il Palazzo del Podestà e la Chiesa di San Niccolò, in posizione sopraelevata: nell’insieme l’aspetto è estremamente gradevole, ricorda un piccolo salotto accogliente, elegante.

Dalla terrazza dinanzi al sagrato della romanica Propositura di San Niccolò, si gode di un affaccio speciale sul sottostante slargo e sul meraviglioso edificio, antica abitazione dei podestà, esempio egregio delle architetture fiorentine quattrocentesche.

Fu distrutto nel 1478 e, solo nel 1484 venne iniziata la costruzione di un nuovo palazzo, terminato cinque anni dopo. In quel lungo periodo i Podestà spostarono la propria sede a Gaiole.

Camminiamo senza meta per i vicoli del borgo, affascinati dalle scene di vita paesana, che sembrano riproporsi con una naturalezza avvolgente.

L’atmosfera è piacevolissima, perché al di là dei negozietti per turisti, con i classici souvenir, vi sono botteghe artigiane ricercate, con allestimenti particolari e d’impatto, enoteche e tanti punti vendita di prodotti tipici.

Proprio questi locali, vengono vissuti e frequentati non solo dai visitatori, ma anche dai cittadini, per cui si percepisce una bellissima e concreta sensazione di vita rurale!

Tanti ristoranti e taverne propongono menù e portate tipicamente toscane. Per una volta, persino noi decidiamo di sederci a tavola, evitando il classico panino comprato al volo: entriamo alla “Bottega di Giovannino”, un locale rustico e dall’atmosfera gradevole, in cui scegliamo un tavolo defilato che ci permetta di stare tranquilli, mentre dividiamo un piatto di antipasti, e assaporiamo due fumanti porzione di pici: paradisiaco! 

Legno, scaffalature piene di bottiglie, soffitti e pareti ricche di cimeli, ci circondano creando un bozzolo intimo, in cui perdersi in chiacchiere e sapori.

Lasciamo Radda in Chianti e, tenendo sotto stretto controllo il tempo, che sembra peggiorare visibilmente, diciamo una muta preghiera affinché l’accumulo di nuvole non si trasformi in pioggia: direi che abbiamo già battezzato la nostra stagione motociclistica, al ritorno dalla Valtellina. Quindi, “Santo dei Battesimi Non Programmati”: risparmiaci!

Raggiungiamo Gaiole in Chianti, dove ci fermiamo in centro storico, giusto il tempo di una rapida passeggiata e di una chiacchierata con un collega motociclista, che si prodiga in complimenti nei confronti della nostra amata Honda.

Ovviamente noi ci gonfiamo di quell’orgoglio che definirei “genitoriale”, per cui saremmo quasi tentati di definire A.T. come “la più bella, la più brava, la più intelligente”…cosa che in effetti facciamo.

Gaiole occupa una posizione tattica tra il Chianti e la zona del Valdarno superiore, ed è storicamente sede del mercato dei castelli limitrofi: Vertine, Montegrossi e San Donato.

Gli abitanti di questi paesi si incontravano nella parte bassa della valle, per scambiare e vendere merci, tanto che il mercato di Gaiole è citato in documenti notarili sin dal 1215 e, fino a tutto il XVIII secolo, rimase uno dei maggiori eventi della zona.

Ma, nostro vero obiettivo in questo pomeriggio di giugno, è la visita al Castello di Vertine: distante giusto un paio di km o poco più, dal centro di Gaiole, è raggiungibile con una bellissima tratta panoramica, i cui tornanti passano sinuosamente in mezzo a vallate di ulivi e vigneti del Chianti Classico.

Per fortuna le nuvole si sono aperte, creando bellissimi disegni in cielo, che vanno poi a riflettersi sul territorio sottostante, con passaggi di ombra e luce davvero suggestivi.

Parcheggiato A.T. possiamo finalmente entrare nello storico nucleo di Vertine, menzionato per la prima volta in un documento del 1013.

Vertine in realtà, figura anche in numerosi documenti successivi, fino al 1202 quando, per la prima volta, vennero citati come signori i Ricasoli, famiglia dell’aristocrazia fiorentina, la quale ne ha mantenuto la proprietà fino all’epoca moderna.

Vi fu un un momento, nel XIV secolo, durante il quale i membri della famiglia si ritrovarono gli uni contro gli altri, a causa del tentativo di ribellione al domino fiorentino, perpetrato da una parte del casato con la complicità, pare, di Siena.

Nonostante questo, i Ricasoli fecero di Vertine la propria residenza principale: in particolare nel XV secolo, quando Firenze li nominò Commissari della Repubblica di Firenze per il Chianti.

Il borgo di Vertine è una bomboniera. Uno di quei paesi di cui, spesso, si trovano immagini online, sui social, tra le pagine delle riviste patinate e che, ogni volta, ci si domanda se siano fotomontaggi, oppure se esistano veramente. Ecco: Vertine esiste veramente. Lo testimonia il fatto che, la mia reflex, venga sottoposta ad un trattamento intensivo di scatti incontenibili!

Abitazioni in pietra, strutture ricettive mirabilmente celate all’interno di queste villette paesane, un solo bar-trattoria, l’antico castello che ospita un relais, la torre e la Pieve di San Bartolomeo. Praticamente un susseguirsi di poche viuzze incastrate tra loro, che permettono di compiere un breve percorso da sogno, in questa perfezione architettonica.

Decori floreali, silenzio interrotto solo dal frinire delle cicale e dal ronzare delle api; il profumo intenso delle piante in fiore; la serenità contagiosa di un borgo toscano, nel pomeriggio di un sabato estivo: io voglio vivere qui per sempre!!!

Comunico questa decisione a Daniele e ad A.T. ma, alla fine, mi convincono a tornare a casa con loro…non prima di aver gustato un ghiacciolo comodamente seduti ai tavolini del bar, assaporando ancora qualche attimo di immersione in un’atmosfera troppo bella per essere vera. Eppure vera lo è, eccome!

Il rientro è lungo, un pò triste, come sempre quando dobbiamo lasciare la Toscana. La consolazione è data dalla consapevolezza di poterla ritrovare e ripercorre in qualsiasi momento, con sempre nuovi itinerari: meno male, non so come sopravviverei se abitassi dall’altra parte dell’oceano, lontana da questa terra che amo alla follia!
Voglio concludere il mio racconto con un ringraziamento. Recentemente, grazie a Twitter, ho iniziato a seguire un blog che, personalmente, ritengo uno dei più belli in circolazione: si chiama “Frammenti di Toscana”. Nel sito, gli autori presentano la propria regione dai più svariati punti di vista: percorsi, cibo, stagioni, colori, storia, immagini.

Devo dire che vi ho trascorso diverse piacevoli ore di lettura e, anche l’itinerario che abbiamo seguito oggi, si è consolidato per merito di questo splendido blog. Inutile sottolineare che, in futuro, sarà per me ancora fonte di ricerche ed ispirazione, per cui: grazie ragazzi!

∞♦∞

La leggenda del Gallo Nero, simbolo del Chianti Classico.

Galli a profusione, di ogni dimensione e fattezza, popolano il Chianti, lasciando senza dubbio a bocca aperta il visitatore. Simbolo per eccellenza di questa zona e marchio presente sulle etichette dei vini, il gallo venne scelto come icona nell’antichità.
Secondo la leggenda, infatti, fu proprio il pimpante animaletto che sancì le sorti del territorio del Chianti, da sempre oggetto di disputa tra le eterne contendenti: Firenze e Siena.
Per stabilire un confine sull’area di interesse fiorentina e l’area di interesse senese, si decise di far partire due cavalieri appartenenti ai rispettivi capoluoghi, al canto del gallo, facendo si che il confine venisse posto nel punto in cui si fossero incontrati. Per cui le sorti erano si, nelle mani dei cavalieri quanto a velocità ma, sopratutto, erano “in bocca al gallo”…e al suo canto.
Pare che i fiorentini, non proprio avvezzi alla sconfitta, decisero di rinchiudere il povero gallo nero per alcuni giorni al buio, senza cibo (mi appello a Edoardo Stoppa!!!), cosicché quando venne il giorno della disputa, l’innocente creatura cantò ben prima dell’alba! Il cavaliere fiorentino partì senza indugi, battendo alla grande l’avversario senese, che partì al regolare canto del gallo bianco.
In pratica, il poveretto, riuscì a percorrere a malapena 12 km, prima di incontrare il cavaliere di Firenze e, da allora, la maggior parte del territorio del Chianti Classico si trova sotto la giurisdizione fiorentina!!!

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

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8 Commenti

  1. Non ho dubbi sul fatto che scegliere tra la moto e il tinteggiare casa sia staTa una scelta difficoltosa. Sappiate comunque che appoggio la vostra scelta finale 😊
    La Toscana di per sé è già bella ma in questo periodo lo è ancora di più. I campi sono dorati e il sole li fa brillare. Uno spettacolo da vedere! ☺

  2. Stefano ama le moto, purtroppo ha dovuto vendere la sua quando ha smesso di lavorare e si è iscritto all'università ma presto – dice – se ne farà un'altra! Io non le amo particolarmente ma la sensazione del viaggiare in totale libertà attraverso questi paesaggi l'ho provata facendo un tour in vespa bellissimo… Devo dire che quel giorno mi sono proprio divertita! E poi la Toscana è la toscana, bellezza ad ogni angolo! <3
    Un bacione:D

    1. Pensa il bello di riprovare costantemente quella sensazione…vedrai che conquisterà completamente anche te!
      Andare in moto è davvero liberatorio, intenso, perché è proprio diverso il rapporto che si vive con il territorio, è un contatto diretto, costante.
      E sarà un altro modo di condividere le passioni di coppia!
      Un abbraccio!
      Claudia B.

  3. Confesso… non amo le moto. La mia metà del blog, Giorgia, si. Io ho fatto impazzire il mio fidanzato che tra moto stradali e scooteroni ha finito per dargliela su e vendere tutto per inutilizzo! Nulla da fare, a me le due ruote fanno paura…
    Ora… se dicessi che leggendo questo post mi sono ricreduta, soprattutto sulla libertà di ammirare i paesaggi e di fotografarli seduti su di una sella che non costringe a stare dietro un finestrino… probabilmente il mio moroso mi lascerebbe all'istante. Ma noi non glielo faremo mai leggere questo commento…
    A parte gli scherzi, davvero un giro interessante!! La Toscana non delude mai, soprattutto il verdissimo Chianti!! Ci credo che i divi di Hollywood si fanno casa da queste parti… mica scemi!
    Anche noi emiliani dovremmo imparare a frequentarla più spesso questa bella regione che si trova a pochi km da noi… e magari esaltarla con una bella mangiata di fiorentina!
    Un salutone centauri!!

    1. Giulia io ammetto di aver letto il tuo commento ridendo, perché immagino il povero moroso e le sue peripezie per ritagliarsi un attimo sulle due ruote!
      Voglio essere onesta, noi abbiamo provato a stare senza: estate 2010, una delle più lunghe della nostra vita. Proprio non ci riusciamo a privarci di una moto. Ma sai che io andavo in moto già nella pancia della mia mamma!!! Però mi sono riavvicinata a questa passione quando ho conosciuto Daniele: diciamo che io ho coinvolto lui con viaggi, lui me con la moto. E per fortuna ci siamo lasciati prendere entrambi, se no forse ci saremmo cavati un occhio.
      Poi noi andiamo via tranquilli, tanto che, come hai notato tu, posso fare tranquillamente le foto, a volte i video…a volte persino appisolarmi (ma forse quella è colpa dell’età). Però ci rendiamo conto del pericolo, perché non basta il nostro stare attenti: purtroppo siamo al 90% in balia degli altri.
      Non ci pensiamo e assecondiamo questa passione: però non pensare al rischio, non significa che questo non ci sia!
      Avere la Toscana così vicina, insieme ad Umbria, Marche e la nostra Emilia Romagna…costituisce un richiamo continuo. Sembrano lì apposta per provocarci a farsi visitare 😉 !!!
      Un saluto a te Giulia e alla seconda metà centaura del blog!
      Claudia B.

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