Valtellina e Svizzera: la nostra avventura in moto

E così il grande giorno è arrivato. La tanto attesa partenza per la Valtellina, dove vivremo l’emozione del Passo dello Stelvio, è venuta a bussare alla nostra porta. Metaforicamente, certo. Eppure l’intensità con cui abbiamo aspettato di regalarci questa esperienza, ha qualcosa di umano. Potremmo perfino definirla un’amica fedele.
Nonostante la maniera grottesca con cui abbiamo gestito la preparazione dell’equipaggiamento, ieri, tanto da aver deciso di pubblicare un ironico post semiserio (eccolo!) per stemperare l’assurdità del momento, sembra ormai tutto pronto.
In realtà tratteniamo il fiato fino a quando, con la precisione di un campione mondiale di tetris, incastriamo ogni pezzo all’interno delle borse dell’Africa Twin le quali, alla fine, mostrano un’umanità commovente, decidendo di persino di chiudersi. Il tempo di prelevare del contante, fare una veloce sosta colazione, e siamo pronti a raggiungere il casello di Rimini Nord. Abbiamo deciso di seguire l’autostrada fino a Brescia Centro, dove arriviamo attorno alle 11e30.
Prima volta che affrontiamo l’autostrada in moto e, al di là della noia dovuta alla mancanza di musica, e-reader, ma anche di chiacchiere e giochi sciocchi, devo ammettere che il viaggio è davvero confortevole.
A parte un pipìstop, infatti, riusciamo a percorrere l’intera tratta senza fermarci: non c’è che dire, la nostra Africa Twin è una moto con gli attributi! Affermazione che vado a sottolineare anche per quanto riguarda i consumi, visto che ha coperto la media dei 21,5 km al litro. Se mettiamo il pieno a Brescia, è solo per non doverci più fermare fino alla Valtellina.

Il programma di fare una passeggiata in centro storico, purtroppo salta: non sappiamo quanto tempo ci servirà per l’ultima tappa del viaggio, pertanto preferiamo proseguire. Anche l’abbigliamento tecnico, con tanto di sottopantaloni termici, ci spinge a rimandare la visita di Brescia, a momenti di maggior libertà. L’immagine degli omini della Michelin che si sciolgono al caldo dell’anticiclone africano, è particolarmente inquietante…e noi siamo molto vicini ad interpretarne il ruolo.
Proseguiamo in direzione Milano e Lago d’Iseo-Valcamonica, percorrendo l’intera costa bresciana del Sebino, verso Darfo Boario. Purtroppo questa tratta passa quasi completamente sotto una lunga serie di gallerie, che farebbero la gioia di Gimli de “Il signore degli anelli”. 
Noi abbiamo già avuto modo di visitare le meraviglie del lago (qui il diario di viaggio), altrimenti sarebbe stato ben difficile proseguire senza fermarsi a far fotografie, tra una galleria e l’altra.

Una volta a Darfo Boario, attraversiamo l’Alta Valcamonica, seguendo sempre le indicazioni per il Passo del Tonale, fino a Edolo. Il paesaggio è a dir poco strepitoso, le vallate in rinascita sembrano un mondo a parte rispetto alle vette coperte di neve e, spesso, immerse nelle soffici nuvole.

La strada è stretta ma ben tenuta e piacevole, non troppo impegnativa, nemmeno quando saliamo verso Aprica, vivace cittadina di montagna.
Incontriamo tantissimi motociclisti, nonostante il giorno feriale: siamo in una sorta di “triangolo delle Bermuda dei passi alpini” e, vista l’alta concentrazione di valichi, il rischio è di lasciarsi prendere la mano e tornare a casa solo dopo averli percorsi tutti!

Dopo Aprica scendiamo verso Tirano, la splendida città che, a Capodanno 2009-10, è stata nostro campo base durante l’escursione sul Trenino del Bernina (di cui ho parlato qui).

Già allora Tirano ci era piaciuta moltissimo, non ne ho mai fatto mistero e, in questo tiepido pomeriggio primaverile possiamo apprezzarla anche in una nuova veste: quella di allegro ricettacolo di motociclisti!

È un tripudio di centauri, un via vai continuo di moto: il “profumo dei gas di scarico” ha impregnato l’aria come una sorta di Ambipur di dimensioni ciclopiche, così come il dolce suono delle spettacolari due ruote. Per noi è il paradiso.

La piazza antistante il Santuario della Madonna di Tirano, è piena di localini nei quali i motociclisti si ristorano dopo essersi divertiti lungo i passi; visto che sono le 14e30 e non abbiamo ancora pranzato, decidiamo di fermarci anche noi, per mettere qualcosa sotto ai denti. Ma anche per sgranchirci un pò!

Scegliamo un posticino proprio “all’ombra della Madonna di Tirano”, un bar paninoteca molto retrò, che però fa panini buonissimi, seppur non proprio a buon mercato: Daniele ordina un hamburger, io una ciabatta con bresaola e formaggio, chiediamo una bottiglia di acqua e due caffè, per un totale 15,50€. Dopodiché ci sediamo fuori a goderci il tepore della primavera finalmente sbocciata, circondati da colleghi sulle due ruote.

Poco meno di un’ora dopo, montiamo in sella ad A.T. per coprire l’ultima tratta in direzione di Bormio e salire poi verso Oga, dove ci aspetta l’appartamento prenotato tramite AirbnbChiara, la nostra incredibile host, che ha già fatto di tutto per aiutarci e agevolarci, ci accoglie persino con un’ora di anticipo, senza battere ciglio.

Già la strada panoramica che collega Bormio a Oga, è talmente bella da essere indescrivibile, con i tornanti che si aprono su panorami mozzafiato; quando arriviamo in paese, poi, la sorpresa è ancor più grande.

Oga è un luogo delizioso, uno di quei borghi montani accoglienti, in cui dominano la pietra e il legno, il silenzio e la cortesia, nel quale i bimbi giocano ancora per strada con spensieratezza, dove scambiarsi un saluto è normalità e, ogni scorcio, è ricco di fascino.

Scopriamo con piacere come l’acqua pura delle fontanelle, ma anche quella che esce dai rubinetti…è acqua Levissima! Si, avete capito bene. Ricordate il motto della pubblicità? “Altissimaaa, purissimaaa”: garantisco che è ambedue le cose! E la montagna logo del marchio, è la stessa montagna bianca che domina imponente l’intero abitato. È proprio il caso di dire che non si finisce mai di imparare.
Dopo esserci sistemati nel nostro splendido nido, facciamo una rapida doccia e decidiamo di uscire per una passeggiata, fino alla bottega del paese; ci sono anche una trattoria ed un ristorante-pizzeria, ma questa sera preferiamo una cenetta casalinga.

I vicoli del borgo sono piacevoli, ben tenuti, vissuti con garbo dai propri abitanti, ricchi di fontane perenni…con la montagna della Levissima così vicina, non potrebbe essere diversamente!

I nostri passi sono accompagnati dal suono dolcissimo delle campane appese al collo delle mucche, che pascolano libere sui pendii. E’ tutto così limpido e magico, che non mi stupirei di veder spuntare Heidi! In fondo siamo veramente a due passi dalla Svizzera.

Dopo una cena semplice, ma davvero piena di pace, attirati dalla cordiale bellezza di Oga, decidiamo di arrivare a piedi fino al bar Gere, in cui lavora la nostra host Chiara. Una breve passeggiata che apprezziamo molto, nella fresca aria della sera, mentre la luce sta calando sulle vette e sulle vallate, stingendole in una cappa intima e protettiva.

Prendiamo un caffè e facciamo quattro chiacchiere con Chiara, prima di rientrare in appartamento sempre “seguiti a vista” dalla montagna della Levissima. Penso che dovrò darle un nomignolo, perché ormai la considero un’amica: da qui in avanti sarà Levy!

Siamo stanchi, la giornata è stata lunga per noi. Diversa da tutte quelle a cui, da viaggiatori compulsivi, siamo abituati; d’altronde la moto impone ritmi e tempi propri.

Ciò che domina su tutto sono il rapporto con la strada e l’emozione di viverla in maniera tanto diretta. Domani ci aspetta una giornata intensa e siamo eccitati come bimbi la notte della Vigilia di Natale: Stelvio arriviamo!!!

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Come si descrivere una giornata che è stata…immensa? Come posso riuscire a darvi un’idea di quello che ha significato per noi, questo venerdí 27 maggio 2016?
Ho foto, video, immagini vivide in mente, emozioni cosí incontenibili che mi portano a scrivere direttamente dal nostro campo base di Oga. Eppure sono in difficoltà, perché sto cercando ancora di metabolizzare gli eventi.
Il sole splende sulla Valtellina quando partiamo dall’appartamento. Facciamo sosta a Bormio per la colazionein un bar a pochi passi dal centro storico, sulla S.S.38 dello Stelvio; ci sono già diversi motociclisti in movimento e, in particolare, scambiamo quattro chiacchiere con un simpaticissimo “collega”, che ha una splendida Africa Twin rossa: l’ha posteggiata vicino alla nostra A.T., così intanto socializzano!

Non manca mai di colpirmi positivamente la semplicità con cui, nella vita vera, i motociclisti interagiscono tra loro, in una serie di rapporti basati sul rispetto e sulla fiducia, così diversi dalle scene di insulti e litigi, che si trovano troppo spesso sui social o in TV.

Iniziamo, alla fine, la nostra ascesa al Passo dello Stelvio, il secondo valico alpino più alto d’Europa, con i suoi 2758 mt slm. La strada collega la città di Bormio in Valtellina, con il paese di Trafoi, in Alto Adige, a pochissimi km dal confine con i Grigioni svizzeri, cui lo Stelvio è collegato dal Passo dell’Umbrail.

La tratta che ci troviamo ad affrontare, è un crescendo di passioni ed emozioni talmente intense, da togliere il fiato: siamo immersi nel Parco Nazionale dello Stelvio e, il paesaggio che si apre ad ogni tornante,  è un paradiso.

Tra vette innevate, vallate infinite che alternano verdi intensi, a paesaggi lunari, cascate, corsi d’acqua, ogni curva per quanto impegnativa è poesia dei sensi. Mi ritrovo a filmare e fotografare ogni passaggio, per assicurarmi un documento che, anche al ritorno, mi dia la sicurezza di aver vissuto sul serio questa avventura.

La prima parte della strada, quella che percorriamo sul versante lombardo, è caratterizzata da 36 tornanti; la seconda parte, quella che scende verso la Val Venosta, ne conta ben 48. Passione e coinvolgimento, in una danza che unisce moto e motociclista. Lacrime di gioia e di emozione incontenibile, nonostante il grande impegno fisico, che lo Stelvio richiede.

Ad un certo punto il verde delle valli in rinascita, i colori dei fiori di montagna, le cascate impetuose, lasciano il posto a km di muri di neve. Bianco lucente ovunque, con il sole che fa scintillare i cristalli, creando immagini come dipinte sulla neve stessa, mentre le nuvole si rincorrono e restano incastrate tra le cime, interrompendo il loro folle gioco.

Questo bianco a perdita d’occhio ci accompagna fedelmente fino alla vetta, dove arriviamo stupiti ed emozionati. Impossibile non fare una sosta tra moto, bar, ristoranti, negozietti di souvenir, mentre dallo storico chiosco, arriva un delizioso aroma di salsicce alla griglia: questo sarà il nostro pranzo al ritorno.

Il mito dello Stelvio, se così vogliamo definirlo, nacque nell’Ottocento, quando l’imperatore Francesco I d’Austria, volle una strada che collegasse Milano con la Val Venosta, attraverso la Valtellina.
Affidò il progetto all’ingegnere Carlo Donegani, esperto in questo tipo di lavori, vista la complessità del territorio e del tracciato. A questo punto vi chiederete in quanto, una tale opera, sia stata terminata. Immagino che le vostre menti, visto che si parla di XIX secolo, stiano evocando anni e anni di interventi.
Eh, no cari lettori! Non stiamo mica parlando dei nostri giorni, in cui bisogna aver a che fare con inetti, corrotti e, alla fine, pure con lavori fatti da schifo. No! Tre soli anni servirono per portare a compimento quest’opera, che venne inaugurata nel 1825.

Dato il fondamentale compito di collegamento che il passo ricopriva, fino al 1915 restò aperto anche durante l’inverno, con una diligenza che faceva la spola tra Milano e l’allora territorio austro-ungarico, agevolata negli spostamenti da un gruppo fisso di spalatori, i quali provvedevano costantemente alla rimozione della neve.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, invece, quando il territorio altoatesino passò all’Italia, il Passo dello Stelvio perse importanza politica e, ancora oggi, è aperto solo nei mesi caldi.

Per la sua posizione tattica, a ridosso di quello che era il confine con i territori dell’Impero austro-ungarico, allo Stelvio si svolsero cruente battaglie nel corso del conflitto; tra l’altro vi sono anche gli antichi forti costruiti dagli austriaci, a testimonianza di quel drammatico periodo.

Il Passo dello Stelvio deve la propria fama al Giro d’Italia di cui, tra alti e bassi meteorologici, è protagonista dal 1953. Ciò significa che, i motociclisti, devono condividere la strada con ciclisti che, nelle discese, superano impunemente qualsiasi mezzo di trasporto, senza prestare alcuna attenzione al pericolo. Non quello che corrono loro, comportandosi senza ritegno, ma quello che fanno correre agli altri…

Impossibile non consumare la memoria sulla scheda, lasciando che la mia reflex immortali scene di vita motociclistica e paesaggi di perfetta armonia montana. Alla fine, la scelta di portare ambedue le macchine fotografiche ha pagato!
Passeggiamo fra il parterre di moto, osservando il via vai continuo di “colleghi”; acquistiamo anche un piccolo adesivo da attaccare sulle borse di A.T., in ricordo di questo viaggio straordinario; assaporiamo l’atmosfera di condivisione, che si respira ogni volta che ci si ritrova con altri motociclisti.
Mentre mi sposto verso l’esterno, per fotografare i sinuosi tornanti del versante altoatesino, assisto in diretta ad una piccola slavina che invade l’intera carreggiata, subito dopo il passaggio di due moto. Fortunatamente nessuno si fa male e i mezzi intervengono prontamente, per liberare la strada.

Impariamo che, con l’aumentare delle temperature, nelle ore centrali della giornata, il rischio di slavine sarà costante. Di conseguenza il passo viene chiuso, per essere riaperto solo nel tardo pomeriggio.
Se state pensando ad un viaggio allo Stelvio, vi consiglio di tener presente questo fattore, che potrei definire “il caso Stelvio”. Essendo partiti presto, per noi il problema non si pone, possiamo quindi iniziare la discesa a Trafoi.

Un tracciato impegnativo questo, in cui i rettilinei si alternano a tornanti strettissimi: impossibile pensare di accelerare oltre il dovuto, per evitare di correre rischi, ma anche per godersi tutto il ben di Dio paesaggistico che si apre ai nostri occhi.
Passiamo Trafoi, che è un borgo piccolissimo e ci spingiamo verso Prato allo Stelvio, perché è la sola cittadina ad avere il distributore di benzina, subito dopo il passo. Mettiamo 10€ per sicurezza, perché A.T. proseguirebbe ancora senza problemi e, dopo un caffè, risaliamo verso lo Stelvio.

Troviamo la strada bloccata, causa slavine: poco male, noi il percorso lo abbiamo seguito tutto! Peccato però che, per tornare verso Bormio, dobbiamo escogitare un nuovo piano: chiediamo indicazioni e, nuovamente, scendiamo fino a Prato allo Stelvio, non prima, però, di aver approfittato della sosta forzata, per scattare varie foto a questa meraviglia paesaggistica.

Da Prato allo Stelvio, un lungo rettilineo chiuso fra filari di viti e rocche, ci porta fino a Glorenza, dalla quale seguiamo le indicazioni per il Passo Resia ed il confine di stato.

Proseguiamo sempre dritto, fino alla dogana svizzera, dove chiediamo nuovamente indicazioni. Nessun problema a livello di controlli: basta rallentare per accertarsi che la polizia di frontiera non abbia domande o non voglia, effettivamente, dare uno sguardo ai documenti.

Il percorso è semplice: tra vallate da cartolina, in cui dominano il verde ed il giallo dei fiori, dobbiamo raggiungere il paese di Santa Maria e, da qui, seguire tutta la strada del Passo dell’Umbrail, che si ricollega allo Stelvio.

Un sogno!!! Una meraviglia all’ennesima potenza, sembra che oggi non possiamo fare a meno di sorridere sotto ai nostri caschi e di divertirci con A.T. Per non parlare del piacere assoluto per gli occhi e per i sensi.

La strada che porta al Passo dell’Umbrail è stretta, ma piacevole e perfettamente asfaltata. Utilizzata soprattutto a livello turistico, non vi si incontrano camion o furgoni. Immersa nelle scenografiche Alpi Retiche, si ammirano inizialmente l’incantevole Val Monastero in versione primaverile; poi si passa alle cime innevate della Valtellina e della Valle di Trafoi.

Un incanto bianco, in cui le nuvole creano ombre astratte, esattamente come se fossero pennelli che imprimono immagini su di una tela bianca.

Decidiamo di salire nuovamente al Passo dello Stelvio, prima di tornare verso Bormio. Da questo lato la strada è aperta e, dato che sono le 14e30, urge una necessaria sosta pranzo! Non tocchiamo cibo dalla colazione e la fame inizia a farsi sentire. D’accordo che viviamo di viaggi, moto, emozioni…però ogni tanto bisogna anche essere concreti.

Nessuno può toglierci il piacere di gustare il panino con salsiccia e crauti più alto d’Europa, come ci fa notare il simpatico gestore del chiosco (due panini 11€).

Sostiamo un’oretta al passo, su una terrazza panoramica dove ci lasciamo cuocere dal sole fortissimo. Una birra ghiacciata, moto e quattro chiacchiere, sono davvero il massimo, per concludere questa giornata.

Che poi, quando saliamo in sella ad A.T. per tornare verso Bormio, ci rendiamo conto che tanto finita non è, dato che invece di proseguire per Oga, giriamo in direzione della Valfurva e del Passo di Gavia.
In teoria il fatto di trovare la dicitura CHIUSO, dovrebbe insospettirci ma, sulla base del detto che la fortuna aiuta gli audaci, noi continuiamo imperterriti verso la nostra meta.

Attraversiamo borgate e vallate splendide, poi a ridosso di Santa Caterina di Valfurva, iniziamo a salire lungo una stretta strada panoramica che, guarda un pò, troviamo chiusa!!! Ci chiediamo come sia possibile…

Pazienza, sappiamo incassare le sconfitte con sobrietà. Torniamo indietro mogi mogi, ci fermiamo a prendere della fresca acqua montana, dopodiché rientriamo a Oga.

Doccia, spesa, una semplice cenetta casalinga, caffè al bar di Chiara, con passeggiata tra i vicoli del borgo, sempre accompagnati dal suono delle campane mosse dalle mucche al pascolo. Poi crolliamo davvero sfiniti, nel caldo accogliente del nostro appartamento.
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 Da quando siamo passati per Tirano, giovedì scorso, un chiodo fisso si è inserito profondamente nella mia testa: perché non andare al Passo del Bernina in moto?
La cosa mi pare talmente allettante, che inizio a raccogliere informazioni sin dal nostro arrivo. Dato che questo valico è aperto tutto l’anno non dovremmo assolutamente avere problemi (si, alla fine il fatto di non poter salire fino al Gavia, ci ha bruciato profondamente). Si tratta, infatti, di un passaggio turistico e commerciale fondamentale, un collegamento diretto tra l’Italia e la Svizzera. In particolare, la strada mette in comunicazione la Valle di Poschiavo, nel cantone dei Grigioni con l’Engadina.
Ricordo perfettamente la bellezza dei luoghi visti dai finestrini del Bernina Express e, pensare di ripercorrere in moto parte di quella tratta, mi sembra francamente un’esperienza incredibile, una sorta di cerchio che va a chiudersi sul viaggio di sei anni fa. La giornata è bellissima, perciò partiamo subito dopo la colazione al bar di Chiara: direzione Tirano e il confine di stato!
All’altezza del Santuario della Madonna di Tirano giriamo verso la dogana svizzera, seguendo le indicazioni per Poschiavo e Passo del Bernina. Nessun problema a livello di controlli, l’importante è rallentare, valutare se qualcuno vuole fare domande o meno, dopodiché si può entrare in territorio svizzero: esattamente come abbiamo fatto ieri, alla dogana nei pressi di Glorenza.
Sulle strade svizzere, comunque, siate voi per primi a comportarvi in maniera ineccepibile, prima di tutto per ragioni di sicurezza, seconda cosa perché i controlli sono rigorosi e costanti. E l’eventuale multa si paga subito…oppure si consegna il mezzo, quindi fate un pò voi…
Percorriamo la SS29 seguendo sempre le indicazioni per il Passo del Bernina: sostanzialmente le condizioni sono buone, salvo i tantissimi lavori di manutenzione in cui ci imbattiamo. In alcuni punti la strada si intreccia e corre parallela al percorso del Trenino Rosso.

Ma attenzione! Se state pensando di provare la magica escursione in treno, non fate l’errore di credere che sia sostituibile da un fai-da-te in auto o in moto. Con il Bernina Express, si vedono zone impossibili da raggiungere con mezzi propri, quindi optate sempre per questa soluzione, perché è il solo modo per assistere in maniera completa al fascino del paesaggio che il treno attraversa!

La Valposchiavo è splendente, ammantata di primavera: centri abitati deliziosi, specchi d’acqua che riflettono i colori accesi della rinascita, panorami da cartolina, con il giallo dei fiori di campo a farla da padrone.

Mano a mano che si sale di quota, il paesaggio diventa brullo, di una bellezza struggente, con accumuli di neve e nuvole dense, sembra davvero di passare in un mondo opposto. E, dovete credermi, l’emozione è indescrivibile.

Dall’alto del Passo del Bernina, a 2330 mt slm, si vede l’universo intero…battendo i denti, certo, ma è tutto talmente straordinario, che si risale in sella con riluttanza: intorno a noi ci sono la mole imponente del Bernina, una visione a 360° sulla parte occidentale delle Alpi Retiche, il tutto immerso in un lento disgelo.

Anche la tratta che scende verso St.Moritz, riserva sorprese che lasciano a bocca aperta: passiamo l’Ospizio Bernina e raggiungiamo il Lago Bianco. Sei anni, fa abbiamo ammirato l’intera area del Diavolezza immersa in un glaciale e terso inverno, completamente sommersa dalla neve. Oggi il grigio delle nubi e i disegni creati dallo scioglimento di quella stessa neve, ci lascia basiti e commossi.

Iniziamo quindi a “rientrare nella primavera”, già all’altezza di Pontresina: il cielo nuovamente limpido, i prati in fiore, i ruscelli e le cascate piene di acqua, le vallate verdissime, costituiscono un quadro allettante, per i nostri occhi.

La stessa St.Moritz, che raggiungiamo alla fine della tratta, ha un aspetto frizzante e spensierato; a onor del vero devo dire che, anche in inverno, la cittadina appare assolutamente allegra e vivace…persino troppo! Non è un mistero che non mi sia piaciuta particolarmente, durante la precedente visita, ma non si può dire che manchi di attività e coinvolgimento!

Ci fermiamo sulle rive del St.Moritzsee il quale, dopo il disgelo, appare in tutto il suo placido aspetto primaverile, con il verde che si riflette nelle acque e le persone che si godono il tranquillo sabato di maggio, passeggiandovi accanto e non sopra, come durante l’inverno. E’ indubbiamente un luogo sereno e di grande impatto visivo.

Facciamo una sosta caffè-pipìstop, in uno dei tanti locali affacciati sul lago, ricordandoci immediatamente per quale motivo, sei anni fa, abbiamo deciso di digiunare, una volta scesi dal Bernina Express: i prezzi assurdi. Un semplice caffè espresso, ordinato al banco, costa 2€. Riprendiamo velocemente i nostri caschi e torniamo indietro con la coda fra le gambe…

Ci godiamo nuovamente la SS29, ammirando ancora una volta i meravigliosi panorami che ci hanno accompagnati in mattinata e, visto che la conosciamo meglio, ci godiamo di più anche la strada.

C’è da dire, comunque, che non è una tratta impegnativa come nel caso dello Stelvio, vi sono lunghi rettilinei alternati ad ampi tornanti, perciò guidare qui è davvero piacevole e piuttosto semplice.
Prima del confine facciamo il pieno ad A.T., visto che il carburante costa meno, poi ci fermiamo nel bar subito dopo la dogana, per mangiare un panino.

Il posto a noi piace tanto, prima di tutto perché è pulitissimo; in secondo luogo è rilassante, pur trovandosi sulla strada non si risente assolutamente di questa posizione; terzo i panini sono freschissimi e ben farciti (prendiamo il menù panino e bibita 5€). Infine vi trascorriamo un paio di orette davvero piacevoli, conversando con la proprietaria ed il suo compagno, prima di rimetterci in strada.

Ormai siamo come posseduti dallo spirito del motociclismo, fatto sta che, appena salgo in moto convinta di tornare in appartamento, la mia “dolce metà centaura” mi dice:
Lui-Andiamo lassù? 
Io-(ma dove vuole andare questo?) Dove?
Lui-Al Tonale!
Io-(ah però, vedi che mi ascolta quando parlo di cose che lo interessano!) E Tonale sia!!!
Sia ben chiaro, amici di Voce del Verbo Partire, il Passo del Tonale, rispetto a Tirano, è da un’altra parte, ma proprio da un’altra parte! Però, dato che siamo già vicini al bivio per il Passo dell’Aprica, vuoi non approfittarne per raggiungere il Trentino? Infatti noi vogliamo e partiamo fiduciosi!
E’ una sfacchinata molto bella, in cui ci ritroviamo a seguire la stessa strada fatta giovedì, percorrendo l’intero Passo dell’Aprica, che collega la Valtellina all’Alta Valcamonica, fino a Edolo; dopodiché seguiamo costantemente le indicazioni per il Passo del Tonale.
Inizialmente la strada non ci colpisce troppo: devo dire, anzi, che resto piuttosto delusa. Ma da Ponte di Legno in poi, la musica cambia drasticamente! Molto bello il tracciato, con tornanti continui e panoramici, veramente affascinanti. Ci godiamo la strada fino al valico, dove ci fermiamo un pò.

E’ tutto diverso da ciò che abbiamo visto in questi giorni, qui troviamo un universo di strutture ricettive e impianti per attività invernali o proposte escursionistiche. Mettiamola in questo modo…se siete in Valtellina e dovete scegliere, buttatevi prima sul Passo dello Stelvio, sul Passo dell’Umbrail, sul Passo del Bernina e anche sul Passo di Gavia (assicurandovi che sia aperto, perché se lo segnalano come chiuso…è chiuso). Il Tonale tenetelo come riserva se vi resta del tempo, un pò come è successo a noi. Bello, non indimenticabile: i sopra citati valichi, invece, sono indelebili!
Ritorniamo verso Oga, ripercorrendo a ritroso l’intera tratta, visto che non possiamo tagliare dal Gavia. In fondo non abbiamo nessuna fretta, disponiamo di una moto comodissima e che deve pure avere un apparato riproduttivo di carburante, al proprio interno: perché non dovremmo approfittarne?
Arriviamo tardi, ma siamo talmente soddisfatti che stanchezza e orecchie che fischiano, passano in secondo piano; vorremmo mangiare una pizza nel ristorante qui vicino, ma scopriamo che è ancora chiuso; per andare al supermercato è troppo tardi e, visto che non vogliamo spendere una grossa cifra in trattoria, decidiamo di finire le poche cose rimaste dalla spesa di ieri, come una sorta di aperitivo casalingo. Pazienza, oggi è andata così!
Domattina dobbiamo partire prestissimo, per cercare di evitare il forte maltempo in arrivo al centro-nord, così prepariamo le nostre poche cose e andiamo a letto sfiniti.

∞♦∞

Sveglia ore 5, partenza ore 6: che tristezza. Mentre Dani riempie le valigie di A.T., scrivo un messaggio a Chiara, la nostra host, per ringraziarla della splendida accoglienza, dell’aiuto che ci ha dato e per averci ospitati in un appartamento che è una bomboniera.

Salutiamo la bella Oga, salutiamo la montagna Levy (altissimaaaaaa!!!) e iniziamo il lungo rientro verso la Romagna
Prendiamo pioggia da poco prima di Darfo Boario in poi, in un alternarsi di rovesci e schiarite, fino al diluvio universale che ci accompagna da Bologna fino a casa: se fossimo finiti sotto i rulli di un lavaggio auto, ci saremmo bagnati meno! Giuro che pensavamo entrambi di essere più fortunati e riuscire ad evitare i temporali!
Che poi, in realtà, fortunati lo siamo eccome. Siamo fortunati perché, seppure non avremo mai un capitale da parte, avremo i ricordi dei nostri viaggi e delle esperienze favolose che ci doniamo. Io non avrò le unghie fresche di estetista o la piega sempre fatta, ma se questo significa avere un biglietto aereo pronto per agosto e una moto in garage, rinuncio volentieri a tutto il resto! Sicuramente non andremo al ristorante o a prendere l’aperitivo, ma se quei soldi possiamo utilizzarli per concederci un mini viaggetto come quello appena fatto, sapete che vi dico: mangio felicemente un panino per il resto della mia vita!
Siamo fortunati, perché siamo viaggiatori e motociclisti, un’accoppiata letale, lasciatemelo dire. Sognatori che vivono liberi da qualsiasi costrizione, pur nel rispetto della propria vita e di quella degli altri. Non è poco, personalmente lo ritengo un dono.

In questi giorni abbiamo incontrato tanti, ma proprio tanti motociclisti come noi e, per tutto il tempo, non ho potuto fare a meno di riflettere su alcune cose. Primo che, sotto quel casco, il motociclista si emoziona, si commuove e ride di gusto. Ride perché è oggettivamente felice, ride perché è fiero di far parte di una categoria assolutamente unica, per la quale il contatto con l’asfalto è una danza, coreografata con la propria moto, ed il rapporto con gli altri è rispetto e fiducia.
Secondo, ho imparato che, e qui dovete concedermi un termine poco educato, tutte le stronzate che si sentono in giro, sui social, in tv, durante la gare, in cui dominano insulti, fischi, infamate, malauguri, sono veramente solo aria fritta. Se tu ami la moto e ami il motociclismo, non auguri la morte, non auguri il male, perché sai benissimo come, questa passione, non sia limitabile, sai che non puoi farne a meno, anche se per strada il pericolo esiste: perché esposto, perché in balia non solo del tuo buon senso, ma anche di quello che viene mancare agli altri.

Eppure non puoi rinunciare, perché la moto è dentro di te. Che tu lo faccia a livello amatoriale, che tu lo faccia come lavoro, non puoi negarti l’emozione di essere un motociclista, nonostante il rischio. Il resto, sono boiate! 
E allora godiamoci lo spettacolo senza, ripeto il termine poco educato, stronzate: godiamoci le gare, ma con obiettività, godiamoci la strada e il motociclismo con coscienza; e impariamo a fischiare…si, quando vediamo una bella moto passare accanto a noi, oppure un paesaggio meraviglioso sfilare via, dinanzi ai nostri occhi…

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

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18 Commenti

    1. Grazie per aver apprezzato il nostro itinerario Camilla! In effetti mi invidio anche io😂!!!
      Sarà che amo follemente andare in moto, ma quando ripenso a queste giornate tra Valtellina e Svizzera, mi sembra di sentire ancora il profumo dell’aria pura e ho quei panorami fantastici davanti agli occhi😊!
      Un abbraccio,
      Claudia B.

  1. Bellissimi questi panorami, viverli in moto deve essere di sicuro doppiamente emozionante! Sai che anch’io sarò da quelle parti per il ponte del 2 giugno? Andrò a fare il giro sul Trenino del Bernina e alloggerò ad Aprica…anzi, vado proprio a leggermi anche l’altro articolo in cui ne parli! 🙂

    1. Ma non ci credo Chiara, davvero? Avete scelto un bellissimo luogo in cui trascorrere il ponte del 2 giugno!
      Godetevi appieno l’escursione sul Bernina Express, perché è qualcosa di unico.
      Noi lo abbiamo fatto in moto, certo, ma nella tratta in treno attraversi luoghi e vedi posti che, diversamente, non avresti occasione di ammirare!
      Sono certa che ve ne innamorerete. Se hai bisogno di qualche indicazione, non esitare a chiedere 😉
      Baci,
      Claudia B.

  2. mariacarla

    Sai che mi hai fatto rivivere un viaggio che ho fatto con mio marito in moto. Solo due differenze siamo partiti da Milano e l’abbiamo fatto in estate. Per il resto uguale. . Sono veramente dei paesaggi magici e per me che amo la montagna uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto. Ho amato molto la parte svizzera e Pontresina in particolare

    1. Anche io Mariacarla, mi sono innamorata dei passi svizzeri, seppure siamo partiti con la sola idea dello Stelvio!
      Dal Bernina all’Umbrail, non mi vergogno a dire che mi hanno emozionata sino alle lacrime.
      Queste zone sono bellissime. Secondo me, vale davvero la pena visitarle in qualsiasi periodo dell’anno. In moto è il massimo, ma anche in auto, oppure con escursioni a piedi o in bici, si possono vivere appieno i paesaggi.
      Sono felice di averti fatto rivivere un viaggio di cui hai un bel ricordo 🙂
      A presto,
      Claudia B.

  3. Le foto dalla moto sono molto belle!!! Io non vado in modo e anzi non ho mai avuto il motorino.. . Anche mio marito idem quindi penso che non viaggeremo mai in moto… però la valtellina mo ispira tanto vorrei andarla a visitare! Fortissimo il nomignolo alla montagna… lo faccio spesso anche Io di dare il soprannome alle cose in vacanza e non 🙂

    1. Aiuta a far sentire luoghi e cose, come “amici” che attraversano con te il mondo 😉
      La Valtellina, Giulia, è bellissima da visitare con qualunque mezzo. Auto, moto (per noi motociclisti incalliti), ma anche a piedi, per gli escursionisti.
      L’importante è scoprire passo dopo passo, questa sorprendente parte di Lombardia, fatta di vallate immense e cime altissime, borghetti piacevoli e sapori forti 🙂
      Grazie per essere passata!
      Claudia B.

    1. Noi apparteniamo alla categoria, Stefania, è difficile farci scendere di sella 😉
      Ma sai una cosa? Lo Stelvio è bellissimo anche da fare in auto! Tu non hai idea di quanti automobilisti abbiamo incontrato, con il solo obiettivo di guidare su quella mitica strada! Una bellezza che non conosce mezzi di trasporto, l’importante è andare e godere della bellezza mozzafiato delle Alpi 🙂
      Un bacio,
      Claudia B.

  4. Per anni e anni siamo andati al raduno dello Stelvio, passando dal lato lombardo (per ragioni pratiche dato che il gruppo partiva dal Canavese), ricordo gli spettacoli​, la musica e come era facile stringere nuove amicizie!
    Quest’anno non so se ci andremo ma di certo è un’esperienza indimenticabile!
    E poi vuoi mettere il mitico paninaro??

    1. Elena che bello! Non sai quanto mi piacerebbe partecipare a quel raduno! Ho visto solo le foto e, da sempre, mi è rimasta in mente quella colonna di moto che raggiunge il valico.
      E poi hai ragione, fare amicizia e sentirsi parte della grande famiglia dei motociclisti, è davvero una cosa immediata.
      Moto, panorami…il panino del chioschetto: cosa chiedere di più?
      Grazie per essere passata,
      Claudia B.

  5. Strano che ancora non ero passata da qui! Sapete quanto mi piacciono le vostre avventure in moto… E poi wow, ma che carrellata di foto bellissime! Quelle montagne innevate, pura libertà. Ok, mi piacciono le vostre uscite in moto, ma penso che io me la farei sotto. Non sono il tipo! Continuerò a leggere però sempre con molto piacere le vostre avventure perché sono fantastiche!

    1. Noi siamo praticamente nati col casco, forse è quello che siamo tanto a nostro agio in moto! Praticamente non potremmo vivere senza. Seppure ne comprendiamo appieno il pericolo.
      Come dicevo prima a Lucia, purtroppo quando sei su una due ruote, sei automaticamente esposto a qualsiasi rischio.
      Però, il contatto con la strada, col territorio, con i paesaggi e gli altri motociclisti, è qualcosa di unico e persino difficile da spiegare 🙂
      Grazie per essere passata Lu! Un bacione,
      Claudia B.

  6. Woooow! Che viaggio! Io devo svelarti una cosa…non amo le due ruote…per motivi che non sto qui a raccontarti, è un mezzo di trasporto che mi ha sempre preoccupata 😅 Anche se ammetto di immaginare quanto sia bello viaggiare (soprattutto in posti come questi) a bordo di una moto! All’Aprica ho fatto la settimana bianca in 4 superiore, quanti ricordi 😍! Oh se mai dovessi tornare a Oga saluta Levy anche da parte mia 😂😂😂

    1. Levy verrà prontamente e attentamente salutata, a nome di una dolcissima lady 😉
      Non sai quanto vorrei tornare a Oga (e in tutta “la sala giochi valtellinese”), quel borgo e quei panorami mi hanno scavato una voragine!
      Ma per questo 2017, il viaggetto del Corpus Domini, sarà verso una meta, come dire?, più azzurra 😉 Sempre se mi sbrigo a prenotare, ovviamente.
      So che la moto è un mezzo che terrorizza diverse persone, soprattutto quando ci sono motivazioni pregresse. Io stessa mi rendo conto dell’effettivo pericolo di questo mezzo, che amo quanto l’universo. Per noi è quasi impossibile vivere senza, nonostante la moto ti esponga ad ogni tipo di pericolo. Eppure io sono così a mio agio, che mi ci addormento anche, ahahahahah!!!
      Un abbraccio Lucia,
      Claudia B.

    1. Chiara, non sai che gioia mi dà sapere che la mia “piccola creatura” ti piace! Lo aggiorno con tanta dedizione e spero sempre che qualcosa arrivi a chi lo legge.
      Ma sai che, proprio mentre rileggevo il testo, oggi, mi sono resa conto di aver lasciato fuori tuo marito??? Ha ragione, ad essere dispiaciuto, devo porre rimedio:
      VOGLIO UFFICIALMENTE RINGRAZIARE ANCHE ADO PER AVERCI FATTO UNA GENTILISSIMA VISITA DI BENVENUTO, ED AVERCI MOSTRATO IL GARAGE DOVE FAR RIPOSARE LA NOSTRA AMATA MOTO!
      Siete unici ragazzi, due host meravigliosi: anzi tre, perché la consegna delle chiavi da parte del “piccolo” di casa, è stata speciale!
      Vi abbracciamo!
      Claudia B.

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