MOToscana: Loro Ciufenna e Castelfranco Sopra

Per la serie: “Romagna, crocevia di regioni”. Sottotitolo: “andiamo dove ci porta la fantasia, tanto abbiamo solo l’imbarazzo della scelta”, domenica mattina ci siamo svegliati con il desiderio di raggiungere la Toscana. Manchiamo da un pò e non sia mai che, questa bellissima regione, debba fare a meno di noi e della nostra due ruote!
Per evitare di perderci, di sbagliare strada mille volte e per non farci mancare nulla in caso di bisgono, partiamo col seguente equipaggiamento
A.T. con pieno…e, fino a qui, nulla di strano;
panini con salumi toscani, acquistati preventivamente in località Svolta del Podere…caso mai la storia del labirinto col Minotauro si ripetesse malamente;
zainetto blu con bevande, panini (post acquisto), macchina fotografica ben carica…il tutto riposto nelle valige della moto, per evitare a me e alla mia schiena, di soffrire come Frodo nell’ultima parte della sua avventura, piegato dal peso dell’Anello;
SISTEMA GPS SCARICATO SUL TELEFONO DI DANIELE, in modo tale da arrivare “almeno nei pressi” della meta stabilita…
Quale meta? Beh, decido di portare a compimento un itinerario che mi frulla in testa da almeno due anni: visitare i borghi di Loro Ciufenna, (con sosta alla Pieve di Gropina) e Castelfranco di Sopra. Il bellissimo tempo annunciato dai meteorologi, si rivela l’ideale per la nostra uscita in moto. Per fortuna!
Salendo verso il Passo di Viamaggio, da dove raggiungeremo Sansepolcro, per proseguire poi verso Anghiari ci rendiamo conto di come, ogni settimana, l’aspetto di questo meraviglioso tratto di Appennino stia rapidamente mutando.
Le nostre gomme solcano spesso e volentieri l’asfalto del valico appenninico ma, nonostante la familiarità col luogo, devo dire che ogni volta riesce ancora a stupirci. Soprattutto nei cambiamenti stagionali, quando si nota palesemente ogni variazione, ogni tonalità più forte, ogni diversa fioritura.

Oggi, però, quello che ci lascia totalmente basiti, è Anghiari: si, l’abbiamo visitata cinque anni fa, ma passargli accanto, osservarla in tutta la sua arroccata grandiosità, è un’emozione unica.

Vi consiglio caldamente di andare alla scoperta di questo gioiello della Valtiberina, prima o poi. Ammalia e stupisce…E nel frattempo, cliccando questo post potrete leggere il mio racconto di viaggio e farvi un’idea del bel borgo toscano.

Da qui saliamo allegramente verso il Valico della Scheggia: un bel tratto di strada, non particolarmente lungo, immerso nel verde più assoluto, ci collega a Chiaveretto e Castiglion Fibocchi.

L’ultima tratta, con la quale arriviamo nella piccola frazione Gropina, a pochi chilometri da Loro Ciufenna, è qualcosa di unico: siamo in Valdarno, circondati da filari di viti e ulivi a perdita d’occhio, con ampie vallate e nuvole che si rincorrono in cielo.

Onestamente, l’aver appena attraversato Ponte Buriano che, secondo alcuni, sarebbe lo stesso dipinto da Leonardo nella sua “Gioconda”, mi fa percepire chiaramente come, un artista del calibro di Da Vinci, possa aver tratto ispirazione da paesaggi tanto struggenti…
Quando arriviamo a Gropina, le prime cose che notiamo sono l’incanto del silenzio ed il verde macchiato con i colori dei fiori primaverili. Subito dopo, visto che abbiamo trascorso in moto le ultime due ore e mezza, ed è pure ora di pranzo, ciò che ci attira come un faro nella nebbia, è il comodissimo tavolone di legno immerso nel sole, con vista sugli ulivi, dove ci sediamo per gustare i nostri panini a base di salumi toscani. Se non è perfezione questa…

Il minuscolo abitato è famoso per la sua pieve romanica, dichiarata “Monumento Nazionale”, data l’unicità e la perfetta conservazione della struttura.

Racchiuso all’interno di un incantato borghetto di case, dove si incrociano un paio di acciottolati vicoli, la Pieve di Gropina spicca maestosa e bellissima, in questo angolo toscano da cartolina.

La costruzione, così come è arrivata sino a noi, risale al periodo che va dalla fine del XII secolo, all’inizio del XIII. La facciata sobria, in pietre conce, su cui spicca lo stemma papale di Leone X, si erge signorile al di sopra delle piccole case di questa frazioncina.

Giriamo attorno alla struttura, raggiungendo i giardini della pieve, da cui si può ammirare l’abside semicircolare (onestamente, una delle parti che amo maggiormente in questo tipo di architettura), costituita da lastre di pietra irregolari, con arcatelle e colonne.

Dagli scavi effettuati in zona, è emerso che la struttura sorge su due preesistenti chiese: una paleocristiana ed una longobarda, a sua volta rifacimento della prima.

Purtroppo non possiamo accedere all’interno, in quanto vi sono tecnici che stanno facendo rilevamenti in 3d e, ovviamente, non possiamo disturbare il loro lavoro…anche se, personalmente, un pensierino di “invasione” lo starei formulando!

Ritorniamo chiacchierando verso il parcheggio, lasciando il gruppo di sonnolente case, che ci ha davvero colpito proprio per la semplicità e la tranquilla amenità con cui si presentano.

Saliti in moto, raggiungiamo Loro Ciufenna in pochissimi minuti.

Cosa dire di questo borgo delizioso, iscritto al circuito “I Borghi più belli d’Italia”? Ecco, prima di tutto che, da amanti quali siamo di sagre e manifestazioni, scopriamo con vero piacere diverse bancarelle d’artigianato e prodotti tipici, sparse per le vie principali del paese: per cui, Loro Ciufenna ci conquista subito!

Seconda cosa, voglio soffermarmi sulla sorprendente struttura del paese: va scoperto poco alla volta, dato che l’involucro di piacevole centro storico, si trasforma in un dedalo di piccoli vicoli e piazzette nascoste.

Straordinari i pittoreschi affacci sul vecchio mulino ad acqua, edificato nel 11oo sopra uno scoglio, che domina la gola del torrente Ciufenna; una cartolina la panoramica sul ponte vecchio, sul contrasto tra antichi palazzi in pietra e villette dai colori vivaci. Loro Ciufenna è stupore.

L’idillio è amplificato dalla pace di questa domenica pomeriggio…ogni angolo ci appare allegro ed accogliente. Non vi sono ancora troppi visitatori, ma solo poche persone che, come noi, passeggiano senza meta, guardano le merci esposte, pranzando e dedicandosi alla scoperta del borgo. Il modo più bello per godersi questo antico centro etrusco è proprio quello di insinuarvisi lentamente.

Lo stesso nome, Loro Ciufenna, ne denota l’origine etrusca: “Loro” starebbe per alloro, dal latino “laurus”; “Ciufenna” si rifà al vicino torrente, sul quale il paese si affaccia con panoramiche pittoriche. E, credetemi, sembra davvero di ammirare dei piccoli acquerelli d’autore…

Inizialmente, il fiorire dei commerci e degli scambi culturali nei centri etruschi, coinvolse anche Loro Ciufenna; questo era dovuto alla vicinanza con la via consolare Cassia Vetus, la quale collegava Roma a Firenze.

Quando, alla fine del II secolo a.C., la via di comunicazione venne sostituita con la Cassia Adrianea, più a valle, le comunità collinari restarono tagliate fuori dai traffici.

Dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente, le popolazioni della Valdarno passarono alternativamente sotto al dominio di Longobardi e Bizantini.

L’abitato di Loro, venne menzionato per la prima volta in un documento dei Conti Guidi, del 1059, con il quale concedevano il castello come feudo al Conte Ugo degli Ubertini

Nel XIII secolo, l’intera area passò sotto al diretto controllo della Repubblica Fiorentina e, questo, portò allo sviluppo urbano e all’aumento degli investimenti.

Invasi ormai da una pace tutta votata alla scoperta del vicolo successivo e del prodotto più originale, esposto sui banchetti lungo il corso, ci godiamo ogni attimo trascorso in questo borgo così accogliente, prima di rimetterci in sella per raggiungere la prossima meta.

Dieci chilometri di, cito testualmente, “Noooo, troppo bello!”, separano Loro Ciufenna da Castelfranco di Sopra. Un susseguirsi di fattorie, aziende vitivinicole, piccolissimi abitati, ulivi  e vitigni, su colline verdissime, dove l’unica nota che si discosta dal verde, è data da fiori profumatissimi.

Vivere un tale quadro a così stretto contatto, perché la moto è soprattutto assaporare ogni centimetro di asfalto e di paesaggio, riempie totalmente i nostri occhi, liberando allo stesso tempo la mente.
Ci troviamo un attimo in difficoltà, nel momento in cui raggiungiamo Castelfranco di Sopra: non vediamo il cartello-segnaletica “I Borghi più belli d’Italia”, perciò ci convinciamo di aver sbagliato e proseguiamo verso l’abitato di Pian di Scò. Errore. Castelfranco di Sopra era il posto giusto!

Torniamo quindi da dove siamo venuti e, una volta raggiunta la porta del paese, troviamo finalmente il tanto ricercato cartello rosso del circuito “I Borghi più belli d’Italia”

Accediamo al centro storico di questo che fu un antico insediamento etrusco il quale, attorno al III secolo, passò sotto al controllo di Roma. Così come Loro Ciufenna, risentì positivamente della vicinanza con la Via Cassia, sia per una crescita economica che culturale.
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, furono i Longobardi a prendere possesso dell’area e, questo dominio, lo si può ancora evincere dalla presenza di edifici innegabilmente di architettura longobarda.
Nel XIII secolo, con la presa di potere da parte della Repubblica Fiorentina, Castelfranco di Sopra assunse la funzione di baluardo difensivo contro Arezzo e di snodo viario. Si decise di esonerare il borgo dai dazi e, questa cosa, attirò tantissime persone, che ripopolarono l’abitato. Non a caso, proprio a quel periodo, risalgono le mura difensive, la piazza ed i quartieri limitrofi.

Nel XVII secolo la città attraversò un periodo di rinnovamento sociale, che portò ad una grossa crescita demografica: vennero edificati palazzi civili e strutture religiose…fino al XIX secolo.

Quando passò sotto al dominio aretino, le cose cambiarono: le stesse mura, di oggi cui resta solo una piccola parte, furono smantellate.

Nei pressi delle antiche vestigia è possibile ammirare anche la grandiosa Torre di Arnolfo di Cambio, porta della città, ancora imponentemente inserita nel tessuto urbano.

Il centro è piacevole, ne percorriamo con calma i viali lastricati, su cui spiccano eleganti palazzine, la Chiesa di San Tommaso, rimaneggiata tra il XVII ed il XVIII secolo, il seicentesco Oratorio della Compagnia del Sacramento e la barocca mole della Chiesa di San Filippo Neri.

Nella piazza principale, ci sono un paio di bar aperti, con alcune persone placidamente sedute a godersi la pace della domenica: perlopiù, però, sono i giardinetti ad attirare famiglie, coppie, gruppi di amici. 

Complessivamente Castelfranco di Sopra è accogliente, vi sono alcuni scorci interessanti, ma…ci stiamo chiedendo, perché inserirlo nel circuito “I Borghi più belli d’Italia”? Non ne comprendiamo le motivazioni.
Molte delle nostre scelte di visita, si basano sui piccoli paesi che ottengono questo riconoscimento e, in genere, ci aspettiamo luoghi degni di nota, pittoreschi, unici nel loro genere. Quindi non capisco perché una cittadina, di certo piacevole e ben tenuta, ma non molto di più, venga inserita nell’elenco dei borghi più belli. 

Non vorrei che si iniziasse a concedere il titolo in maniera troppo scontata. Può davvero essere fuorviante per chi crea un itinerario in base alle località designate.

Sono le sedici e si è fatta l’ora di rientrare: la strada e lunga e noi vogliamo goderci ogni chilometro, senza corse e senza rischi. La moto è piacere…è assorbire le immagini in maniera diretta, “assaporare” ogni profumo, lasciarsi accarezzare dall’aria che ti accompagna ad ogni curva.
I panorami si inalano in maniera totalmente diversa, rispetto a qualsiasi altro mezzo di trasporto: con la moto è tutto quanto più reale, si sale in sella lasciando a terra ogni pensiero e, qualsiasi fotogramma assorbito, permette alla testa di svuotarsi, mentre i polmoni si riempiono di vita…

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

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