Quali borghi della Valle d’Itria vedere in sei giorni

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: PANORAMI

I borghi della Valle d’Itria sono il cuore della Puglia. Ogni volta che arrivo nella terra che per me è una seconda casa, sento di avvicinarmi un po’ di più alla sua anima. Di capirla meglio. Di percepirla con sempre maggiore cognizione.

In occasione della 6° “Conferenza dei Borghi più belli del Mediterraneo”, tenutasi a Cisternino e alla quale ho partecipato assistendo a conferenze, mostre ma, soprattutto, visitando alcuni dei borghi più belli della Valle d’Itria, qualcosa nel mio rapporto con queste piccole realtà è cambiato. Maturato. È come se avessi assorbito una consapevolezza, che va al di là dell’immagine da cartolina. Non solo perché i borghi li ho vissuti direttamente, ma anche perché ho compreso davvero la delicatezza del prodotto che si cela dentro la confezione.

Perché i borghi italiani, sono la nostra identità più vera. Sono tradizione del passato che si insinua nel presente, travolgendoci con il fascino di una cultura che nutre le nostre stesse radici. Sono luoghi incredibilmente belli, orribilmente fragili, nei quali si ha come la sensazione di fare un percorso dentro noi stessi. Di camminare con ammirazione e paura, tra i propri sogni, le proprie speranze, le proprie debolezze.

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Quali borghi della Valle d’Itria vedere in sei giorni: Ostuni. 

Inizia con la “regina bianca” il viaggio tra i borghi della Valle d’Itria. L’incantevole Ostuni, che io e Daniele visitammo già lo scorso anno, in occasione del progetto “Bianco di Puglia”.

Cammino per Ostuni finalmente svuotata dai turisti. Il bello di visitare i borghi della Valle d’Itria fuori stagione, è che finalmente i piccoli centri storici diventano vivibili. E reali. Non solo un ricettacolo di persone, ma luoghi da vedere con sentimento.

E se c’è una cosa che ho capito di Ostuni, è che va osservata e apprezzata fuori dai suoi angoli più famosi. Che per avvicinarla davvero, per farsi ammaliare dalla sua successione architettonica e storica così spiccata, è necessario addentrarsi laddove pochi arrivano.

È così che mi ritrovo ad ammirare il Medioevo, con i suoi minuscoli vicoli, gli stretti passaggi, le alte arcate che incorniciano campanili e facciate. Le anguste scalette, adornate di fiori, calpestate in passato da vite e speranze. Ma è un Medioevo dipinto di bianco, non più oscuro e opprimente. È un Medioevo che profuma di Puglia. Un Medioevo raccolto attorno al suo primo nucleo, la Cattedrale, la cui facciata in stile Romanico Gotico Fiorito, sembra quasi esplodere d’arte, nella minuscola piazzetta. Osservo il grandioso rosone, ricco di simbologie. E qui, nel silenzio di una Ostuni magicamente mia, accarezzo con lo sguardo il Cristo al centro di tutto, mentre la ciclicità della vita e lo scorrere del tempo, si rincorrono senza sosta, secondo un volere più grande. E ciò fa riflettere. Perché al di là del credo, il destino e l’esistenza sono parte del nostro quotidiano.

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: CATTEDRALE DI OSTUNI

Dalla sommità della città di Ostuni, inizio a scendere sinuosamente lungo gli anelli concentrici da cui è formato il borgo. La “parte nuova” del XV secolo, è elegante e poco frequentata. Una Ostuni diversa da quella più nota, che assume le sembianze di un borgo intimo, personale.

Da qui si apre una delle panoramiche più belle sulla piana degli ulivi secolari, dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Piante che collegano i borghi della Valle d’Itria in un filone di verde e territorialità. Non semplici alberi, ma radici di Puglia, che potrebbero narrare secoli di avvenimenti. Piantati dai Saraceni, prima, e dai Borbone, poi, cinque di queste piante vennero interrate addirittura dai Romani!

Ogni cosa qui a Ostuni, grida al passato. Si sente ovunque la forza dell’insediamento nato 30.000 anni fa. È come se la vita che si svolgeva tra grotte e anfratti del territorio carsico, uscisse dal tempo per cospargere il presente di appartenenza.

E questo è quanto vivo al “Museo delle Civiltà Preclassiche”. Una mostra da non perdere durante la visita dei borghi della Valle d’Itria. Non solo perché i manufatti raccontano veramente storie umane. E nemmeno per la location mozzafiato, all’interno della Chiesa di San Vito Martire, da poco ristrutturata. Ma per la presenza di un vero “tesoro emozionale”, alla terra donato e dalla terra ridato: il dolce corpo della “Madre di Ostuni”, una giovane mamma di 28.000 anni, ritrovata con il proprio piccolino in grembo, al Parco Archeologico di Santa Maria d’Agnano. Una Neanderthal di appena 20 anni, morta di gestosi. La mano sotto la guancia, l’altra a proteggere il suo pancione, ha viaggiato attraverso l’eternità portando la sua storia fino a noi.

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: MUSEO DELLE CIVILTÀ PRECLASSICHE

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Itinerario tra i borghi della Valle d’Itria: Ceglie Messapica. 

Subito dopo Ostuni, mi aspetta Ceglie Messapica. Una realtà quasi timida, in confronto alla “bianca regina della valle”. Bella con una discrezione impalpabile, nonostante il suo importante passato di avamposto messapico. Ogni angolo è pura eleganza. Raffinati i palazzi settecenteschi che, con grazia architettonica, all’improvviso lasciano il posto a piccoli vicoli nei quali passeggiare o rendere onore ad una tavola imbandita.

Trovo affascinante il castello ducale, a cui venne dato un aspetto gentilizio nel XV secolo, così come la dirimpettaia Collegiata di Santa Maria Assunta. Un centro storico dalla grazia innata, stretto tra ettari di ulivi secolari, masserie e trulli che interrompono la continuità della campagna.

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Scoprire  borghi della Valle d’Itria: Martina Franca.

Questa mattina l’autunno ha sfoderato gli artigli. Piove e fa freddo sulla Valle d’Itria. Eppure Martina Franca risplende come un gioiello. Nessuno sa che, per quanto io odi la pioggia perché rende difficile fotografare senza allagare la reflex (si chiamano gioie), allo stesso tempo amo fotografare con la pioggia, in quanto si creano riflessi bellissimi (e questa si chiama follia). I borghi della Valle d’Itria irrorati di sole sono incantevoli, eppure questo tempo inclemente li rende più spirituali.

Ho sempre la sensazione che ogni vicolo fiorito, ogni edificio, ogni piazza, venga lavato dal proprio vissuto e preparato per ripartire da zero. Per essere ammirato sotto una nuova luce. In particolare qui, nella stupenda Martina Franca, trionfo del Barocco e della raffinatezza.

Cittadina che prende il nome da Martino di Tours e dal riconoscimento di privilegi e demanialità perpetua, Martina Franca sorge sulle colline della Valle d’Itria ed è visibile da Locorotondo, come fosse un quadro perfetto. Entro nel cuore del borgo, passando sotto l’Arco di San Martino, patrono della città. L’impatto con la sontuosità barocca, che in Puglia trovo comunque sempre molto elegante, è immediato.

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: PIAZZA DEL PLEBISCITO

La visita a Palazzo Ducale, che in questo momento ospita la mostra “L’altra metà del cielo. L’universo femminile di Picasso”, un’esposizione dislocata tra Martina Franca, Ostuni e Mesagne, è un momento a metà tra mito e realtà. Un connubio di arte che si intreccia dopo secoli. Le opere di Pablo, interagiscono in modo disinvolto con le sale dipinte a tempera da Domenico Carella nel XVIII secolo. Il perfetto equilibrio tra gli opposti. Il bello, visto e interpretato con quella libertà rappresentativa che, a mio modesto avviso, rende “immensa, eterna e cosmopolita” la storia dell’arte.

Passeggio lungo le vie lastricate di Martina, tra palazzi barocchi e scorci che si aprono su ameni vicoli. Fino ad arrivare in Piazza del Plebiscito, dominata dalla Basilica di San Martino. Solo pochi passi mi dividono dalla teatrale Piazza Santa Maria Immacolata: ora che sono qui, al centro di questo imperdibile borgo della Valle d’Itria, capisco perché spesso venga utilizzato come set per film e spot pubblicitari.

Per quanto la sfarzosa Basilica di San Martino sia notevole, personalmente mi innamoro della minuscola Chiesa del Monte Purgatorio. Passa quasi inosservata, offuscata dalla mole barocca della basilica. Eppure questo piccolo oratorio del XVII secolo, è un caldo bozzolo in cui fermarsi ad assimilare l’arte, in un avvolgente e rigenerante silenzio. Circondata da pareti e soffitti dipinti, il mio sguardo viene attirato dalla tela di Giovanni Caramia, “San Michele Arcangelo con le anime purganti”. Un’opera intensa e allusiva, che riempie l’occhio con la sua coralità.

Mi immergo tra i vicoli di Martina Franca, per raggiungere il “MuBa-Museo della Basilica” a Palazzo Stabile. Un percorso che, dall’ariosa Piazza del Plebiscito, porta attraverso i piccoli angoli incantati di Martina. Proprio qui, dove mai avrei pensato, trovo un palazzo signorile Barocco come sede dell’esposizione. Un’architettura che si fonde perfettamente con questa suggestiva quinta. Anche se è entrando che gli elementi rococò e le collezioni, lasciano basiti. In particolare i meravigliosi capolavori miniati. Al di là dei paramenti sacri, trovo calamitanti le opere di chi, con grazia e calma certosina, riesce a decorare miniature. Forse perché “sono un panzer naturale” e ammiro delicatezza ed eleganza in ogni loro forma.

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Visitare i borghi della Valle d’Itria: Cisternino.

Pur essendo già stata a Cisternino, durante l’itinerario dalla Terra delle Gravine alla Valle d’Itria seguito con Daniele lo scorso anno, questa volta è tutto diverso. Il modo di vivere e scoprire Cisternino, è diverso. Perché durante i sei giorni trascorsi in Puglia, è proprio questo il borgo che mi ospita. Ho così il piacere di assaporare Cisternino in ogni momento della giornata: con la pioggia e con il sole pieno, di notte e al tramonto, presa d’assalto dalle persone e completamente deserta.

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: CISTERNINO

Sono nel cuore della Valle d’Itria, al centro della Puglia forse più rappresentativa. Anche se resto dell’idea che questa regione vada scoperta soprattutto al di fuori dei suoi percorsi più noti, devo ammettere che qui c’è la Puglia classica. Quella che attira con i suoi “bianchi punti luce”, le distese di ulivi e i km di muretti a secco, che chiudono terra grondante di rosso.

Durante il precedente viaggio, Cisternino è stato forse il paese che meno mi ha colpito tra i borghi della Valle d’Itria. Non ho avuto il tempo di apprezzarne la personalità, le qualità. Tempo che, questa volta, intendo sfruttare appieno. Entrando a Cisternino mi faccio subito un’idea precisa di come dovesse essere in passato. Della portata della sua cinta muraria, oggi sostituita da un ponte che permette di passeggiare lungo gli edifici esterni del borgo. Alcune torri sono state assorbite dai palazzi, mentre il dedalo di vicoletti mantiene stretto il contatto con la storia. Ma ancor più con la tradizione di convivialità e accoglienza, come base di tutto.

Il saluto dato di cuore da chi esce per fare commissioni e non perde l’occasione per chiederti da dove arrivi, donandoti un sorriso. La chiacchierata scambiata con i gestori dei locali, che ti fa sentire parte di una famiglia. Il profumo succulento della carne, che esce dai tipici “fornelli” e invade i vicoli, scontrandosi contro la fragranza di panni stesi al sole. Ecco, al di là della storia e dell’arte, è la personalità di Cisternino che mi fa innamorare. La quotidianità vissuta davanti ai miei occhi, di cui mi sento parte.

Ammiro le botteghe d’artigianato, che rallegrano il paese e, di sera, sembrano esplodere di mille riflessi! La cura dei particolari, i fiori che non mancano mai e quel bianco che, incredibilmente, ha la forza di assumere un milione di tinte! Un “non colore” capace di assorbire l’essenza del borgo e il modo in cui gli abitanti lo rendono vivo, trasformandosi in una tavolozza. Lo so, pare incredibile… ma questa è Cisternino.

La centrale Piazza Vittorio Emanuele, quella che mi piace definire “living room del borgo”, è il punto da cui si diramano i vicoli, come fossero tentacoli di un polipo, che scavano nelle profondità delle abitudini. Per quanto la Torre Normanna e il Palazzo Lagravinese, sedi delle mostre itineranti per la “Conferenza dei Borghi più Belli del Mediterraneo”, mi facciano apprezzare l’architettura del paese, così come la Chiesa Matrice di San Nicola, è Cisternino stessa che mi entra davvero nel cuore.

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: PIAZZA VITTORIO EMANUELE

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Viaggio tra i borghi della Valle d’Itria: Locorotondo.

Ci sono momenti in cui è necessario scoprire le proprie carte. Mi spiace, ma tutti abbiamo una preferenza nella vita, anche una blogger che, a quanto dicono, dovrebbe essere neutra: penso seriamente che Locorotondo sia il borgo più bello della Valle d’Itria. Non per un titolo o per un riconoscimento. Ma perché Locorotondo è passione per il territorio, appartenenza e reminiscenza storica della Valle d’Itria.

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: LOCOROTONDO

A Locorotondo sono stata lo scorso anno. Ho scritto di questo borgo, raccontando curiosità e luoghi da non perdere. Questa volta quindi, il paese lo voglio vivere in libertà. Pur avendo una pessima memoria, mano a mano che passeggio per Locorotondo mi tornano alla mente piccoli particolari. Riaffiorano i racconti a proposito delle grandi tavolate conviviali del passato, quando le donne allestivano banchetti lungo le vie o nei cortili. E mi rendo conto di come, nella riqualificazione del paese, tutto ciò sia ancora vivo. Le trattorie che oggi accolgono gli avventori con tavoli e sedie colorate su vicoli e corti, sono un rimando diretto alle tradizioni popolari di Locorotondo.

Cammino e osservo con consapevolezza le cummèrse, tipici tetti a spiovente che tanto ricordano i paesi nordici e che so essere dirette antesignane dei trulli. Un’evoluzione il trullo, che servì alle persone per evitare la tassazione sugli immobili imposta dal Conte di Conversano! Qui a Locorotondo, la cummèrsa veniva utilizzata per incanalare e conservare le acque, con cui far fronte alla siccità. Così come i meravigliosi tralci di vite sui terrazzi, erano un vero e proprio frutteto personale per le famiglie! Quando dico che Locorotondo, se osservata attentamente, sa raccontare la propria storia e quella della sua gente, non esagero.

Come tutti i borghi della Valle d’Itria, Locorotondo non è solo un quadretto da ammirare estasiati, consapevoli unicamente della sua magica bellezza. Perché alla fine, la bellezza resta un concetto puramente effimero. Qualcuno, di recente, mi ha ricordato quanto la facciata sia spesso “aria”. Siamo così abituati a soffermarci sull’aspetto, da dimenticare il senso profondo di quanto abbiamo davanti. Ne parlo al plurale, perché è un errore che faccio a mia volta. Durante questo itinerario tra i borghi della Valle d’Itria, ad esempio, ho avuto la possibilità di rallentare e guardare oltre. Di osservare l’umanità nascosta sotto la copertina. E, la contemplazione, è mutata in un cammino interiore partito dal modo di vivere il territorio, che mi ha portata a compiere piccoli ma significativi passi anche dentro di me.

BORGHI DELLA VALLE D’ITRIA: LE TRADIZIONI DI LOCOROTONDO

Se è vero che noi siamo specchio del luogo in cui viviamo, così come i luoghi sono un riflesso di noi come persone, è altrettanto vero che, facendoci largo nella nostra anima, analizzandoci e analizzando ciò che abbiamo attorno, il rapporto con il mondo può assumere un significato totalmente diverso. E, di conseguenza, muta il modo di percepire noi stessi in un qualsiasi luogo. Partire dal personale per aprirsi alle radici e alle tradizioni poi, da qui, prendere il volo verso il resto del pianeta. Ma con consapevolezza! Il viaggio tra i borghi della Valle d’Itria, è stato per me un cammino di scoperta.

Claudia B. in collaborazione con I Borghi più Belli del Mediterraneo e Regione Puglia – Assessorato all’industria turistica e culturale

8 Commenti

  1. Emotivamente affascinante e, nel contempo, senza stridore, giornalistica, la descrizione dei luoghi, degli angoli,delle atmosfere.
    Pur vivendo, ormai da alcuni anni, nella bellissima Ostuni, considero anch’io Locorotondo una perla.
    Ricordo, durante una mia visita, di aver sentito i commenti di alcuni turisti stranieri:
    This is Locorotondo?I Tought to be a Copenaghen. Erano stati colpiti dall’immagine di alcune guglie (le cummerse) che si stagliavano alte e slanciate tra i tetti delle case.

    1. Ciao Marina, grazie per aver apprezzato il mio modo molto personale di raccontare la Valle d’Itria. Un resoconto di emozioni prima di tutto. Ma, spero, anche un itinerario di visita utile per chi vuole vedere le varie località.
      Che dire di Locorotondo? Non potevo fingere che non fosse il luogo che maggiormente amo! E tu confermi alcune mie impressioni…
      A presto, grazie per essere passata,
      Claudia B.

  2. Andrea - Impronte Nel Mondo

    Che immagini meravigliose!
    Purtroppo questa parte di Puglia ancora ci manca…e mi sembra proprio che ci siamo persi parecchie cose interessanti.
    Rimedieremo prima possibile di persona, ma intanto ci godiamo le tue foto e i tuoi racconti!

    1. La Valle d’Itria è la Puglia più rappresentativa, una terra avvolgente e caratteristica. Qui si ammirano gli scorci per cui la Puglia è famosa ovunque: i borghi bianchi, i muretti a secco e le distese di ulivi. Quando la vedrete con i vostri occhi ne resterete ammalati!
      Un abbraccio,
      Claudia B.

  3. Claudia a questo punto la Puglia non ha più segreti per te. E aggiungerei nemmeno per me perché grazie alla tua collezione di reportage è come se la stessi visitando con i miei occhi. Giuro infarti di ricordare scorci e foto dei tuoi viaggi precedenti! E mentre mi emoziono davanti ad uno scorcio di quelli autentici, con le vecchie sedie da trattoria in legno e paglia, ecco che mi stupisco davanti all’eleganza di Piazza V.Emanuele! Ah complimenti per il tuo progetto, te lo scrivo qui perchè quando guardo le storie via pc non le posso commentare purtroppo 😉
    Buon fine settimana! <3

    1. Innanzi tutto Dani, grazie per i complimenti: vado molto fiera di quel progetto e non vedo l’ora di raccontare tutto! Sarà un “magico Natale”.
      Poi sappi che le tue parole mi rendono molto orgogliosa: sono felice di riuscire a farti vivere “la mia Puglia” e se addirittura ricordi le immagini passate, vuol dire che la mia seconda casa ha colpito ancora.
      Ormai sono cittadina onoraria di questa regione, ogni volta la sento un po’ più mia 😊.
      Un bacione,
      Claudia B.

  4. Tutto questo bianco ha il potere di stregarmi: in Puglia sono stata (per lavoro, con il boss, quindi immagina la gioia pura…) solo a Conversano. Di quei due giorni ricordo il bianco ovunque, dalle strade ai marciapiedi alle case, e l’effetto che faceva sotto la pioggia. Mi è piaciuta anche con il brutto tempo, e Martina Franca me l’ha ricordata tantissimo.
    Buon weekend 😘

    1. A Conversano col Boss? Si, conoscendo un po’ il tipo, direi che deve essere stata un’avventura all’ultimo respiro. Nonostante ciò, la bellezza del bianco della Valle d’Itria resta comunque un qualcosa di reale. Tangibile e vivo!
      Però a Conversano non sono (stranamente) mai stata, per cui devo recuperare soprattutto perché, se è vero che ti ricorda Martina, deve essere stupendo!
      Bacioni,
      Claudia B.

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