Bangkok insolita e tradizionale: Baan Silapin, The Artist’s House

BAAN SILAPIN (THE ARTIST’S HOUSE)

Bangkok ha una doppia personalità. Tutti lo dicono. Pensavate davvero che io mi sarei discostata da questa affermazione? In fondo, quando ho scritto il vademecum dedicato all’organizzazione di un viaggio in Thailandia, ho specificato che nei reportage successivi, mi sarei concentrata sui contrasti della città. In quell’occasione, però, sono stata chiara: avrei mostrato la Bangkok conosciuta, quella famosa e legata ai suoi monumenti più importanti, caotica e piena di vita…poi avrei mostrato una Bangkok insolita e tradizionale.

Ho iniziato raccontandovi della visita alla Jim Thompon’s House, una meta straordinaria, così diversa e fuori dal tempo, rispetto alla giungla metropolitana di Bangkok. Oggi, invece, al colmo dell’emozione, sto per mostrarvi il mio luogo speciale di Bangkok, un posto che “col cavolo” si trova nelle guide. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo solo grazie al diario digitale “Andrea in Thailandia…e che Thailandia”, che mi ha permesso di scovare questa chicca nascosta di Bangkok: Baan Silapin (The Artist’s House).

RISTORANTINI LUNGO I CANALI

Dopo aver lasciato i bagagli al deposito dell’hotel, possiamo intraprendere l’avventura che ci porterà alla scoperta di una Bangkok insolita e tradizionale. Sempre se ci arriviamo, ovviamente, perché dovremo affidarci alle indicazioni di Google Maps e spero vivamente che, ieri sera, Mr G. non abbia fatto le ore piccole e non abbia bevuto. Se no sono guai!

La suddetta avventura, inizia con una bella colazione, almeno se dovessimo perderci, lo faremo a stomaco pieno. Ad essere onesti, dopo cinque giorni in Asia, ho imparato che un banchetto di street food lo si trova sempre, perciò è impossibile morire di fame. Sistemata la faccenda cibo, siamo pronti per la prova giornaliera di “Pechino Express”!

∞♦∞

Bangkok insolita e tradizionale: come arrivare a Baan Silapin (The Artist’s House).

Secondo Google Maps, arrivare a Baan Silapin non è poi così complesso. E se conosco la fortuna che assiste gli audaci, significa che ci perderemo dalle sette, alle ottocento volte. Ma guardo la seconda metà del blog in viso e, con tutta la sicurezza di questo mondo, lo avverto:

Io devo vedere Baan Silapin, perciò dobbiamo arrivarci ‘da rett o da ruglùn’ (detto romagnolo che indica la necessità di raggiungere il proprio obiettivo in piedi o rotolando. Considerando le mie capacità ginniche, direi la seconda).

 

Saliamo sul nostro ormai fidatissimo Sky Train. La Silom Line, è perfetta per portarci a destinazione. Dalla fermata National Stadium, scendiamo al capolinea Bang Wa. E, da questo momento in poi, possiamo solo affidarci alla benevolenza delle persone, unita alla capacità d’orientamento di Google Maps.

Prima di tutto, mostriamo la nostra meta ad una delle guardie che pattugliano le stazioni dello Sky Train. Lui è gentilissimo, per accertarsi di segnalare l’uscita corretta, chiama un collega. Il responso è: uscita numero 3! E noi ci avviamo con fiducia, mano nella mano, fischiettando…si, come i sette nani, ma senza i picconi.

I cavoli diventano amari e le patate bollenti (giuro che non ho nulla contro le verdure, ma scrivere sticazzi pare non sia elegante), nel momento in cui arriviamo in strada e ci troviamo accanto ad un rivenditore di casette degli spiriti. Cavolo (e daje), questo incrocio è gigantesco! Non so come mai, ma la mia fantasiosa mente, si aspettava di piombare in un luogo completamente isolato! Devo dire che, a questa conclusione, sono arrivata a causa del fatto che sullo Sky Train, fossimo rimasti i soli turisti, in mezzo ad una manciata di thailandesi.

Nemmeno con Google Maps attaccato, riusciamo a comprendere quale sia la direzione corretta: lo ammetto, sembriamo due versioni rosee di Omar Simpson, mentre le scimmiette improvvisano un concerto di piatti nella nostra testa.

Bene, dobbiamo trovare una soluzione. Chiedere, mi sembra la migliore. Mostriamo la mappa ad un signore, che sta spingendo un carrettino dello street food. Per fortuna ci indica subito da che parte andare. Anzi, dato che anche lui prosegue nella stessa direzione, ne approfittiamo per fare un pezzo di strada insieme e scambiare qualche chiacchiera. E, se mai ci perdessimo, quantomeno avremmo le provviste…

Mi accorgo subito che Google Maps si rianima di gioia, iniziando a trotterellare con noi, come se il merito di questa informazione fosse la sua. Insolente! Il solo motivo per cui si salva dalla nostra ira, è che dopo una piacevole passeggiata di circa 20 minuti, arriviamo a destinazione.

Senza Google Maps, il modo migliore per raggiungere Baan Silapin dalla fermata Bang Wa dello Sky Train, è prendendo un taxi meter, oppure un moto-taxi.

Un’altra alternativa, sarebbe stata scendere alla fermata Wongwian Yai e, anche da qui, proseguire con un taxi. Ma, onestamente, dover perdere tempo per imporre ad un tassista di accendere il meter, non era nei nostri piani. E se devo essere onesta, la passeggiata in periferia è proprio bella! Venti minuti attraverso una Bangkok insolita e tradizionale, sono una sorta di preludio, per prepararci a ciò che ci aspetta una volta arrivati.

∞♦∞

Bangkok insolita e tradizionale: verso Baan Silapin a Khlong Bang Luang.

Ad un certo punto il traffico semplicemente scompare. Le auto diventano rade. Vengono sostituite da scooter che sfrecciano allegri e da pick-up, su cui si sale in almeno otto persone! I grattacieli lasciano il posto dapprima ad accoglienti abitazioni, poi a caratteristiche casette addossate a negozi e banchi di street food.

Le persone stanno ferme in strada. Vendono biglietti della lotteria, chiacchierano, ridono felici, preparano cibo da vendere. E sorridono a chiunque. Dio, cosa non sono questi sorrisi! Una gioia che arriva agli occhi e che ti travolge, portandoti quasi a saltellare per le strade di questa Bangkok insolita e tradizionale. A sentirti parte di lei.

Turisti qui? Due. Io e Daniele. In confronto al caos quasi soffocante, che abbiamo trovato ieri nella zona monumentale di Bangkok, sembra sul serio di trovarsi in un mondo a parte. Esattamente come è successo domenica scorsa, al mercato galleggiante di Amphawa!

Scatto fotografie a volti e ad occhi luminosi, riflettendo nel mio sguardo quella stessa gioia. Osservo ogni particolare, perché quando questa sera lascerò Bangkok, voglio portarne con me angoli ed istanti, persone ed emozioni.

Poi, all’improvviso, anche i pick-up smettono di circolare. Le viuzze si stringono in una successione di casette dai mille colori, la cui immagine è esaltata dal profumo di bucato e cibo delizioso. Incontriamo vecchi e suggestivi templi. Il silenzio ci accompagna nel cammino. Il silenzio a Bangkok… Avete idea di cosa possa significare ascoltare il silenzio, in questa metropoli che non si ferma mai?

∞♦∞

Bangkok insolita e tradizionale: visitare Baan Silapin a Khlong Bang Luang.

E alla fine arriviamo. Come per Amphawa, anche nella visita di questa Bangkok insolita e tradizionale, avevo riposto grandi aspettative. Qui a Khlong Bang Luang, ritrovo una dimensione ormai perduta di Bangkok. Quella antica. Quella fatta di di una vita semplice, vissuta tra i placidi canali. Fatta di parole scambiate con gentilezza e allegria, tra uno spuntino e l’altro.

Siamo arrivati nella dimensione incantata della Bangkok insolita e tradizionale, che risulta impossibile pensare esista sul serio. Mi guardo attorno e, se io stessa non fossi qui ora, non crederei al fatto che questa possa essere davvero Bangkok.

Ristorantini all’aperto, spesso improvvisati ma comunque deliziosi, che si affacciano sui canali. Legno ovunque e decorazioni di una bellezza semplice, non sofisticata, non eccessiva. Fiori, vasi, libri, oggetti, sono perfettamente integrati all’ambiente.

E, quando raggiungiamo Baan Silapin, la Casa dell’Artista, è come scivolare fra le crepe della concretezza, per andare verso il sogno. Ci siamo solo noi, ed una famiglia che passeggia con i propri bimbi. Forse anche per questo l’atmosfera è così surreale. Il tempo grigio, la mancanza di auto, ci strappano dalla realtà ponendoci in un bozzolo di antica utopia.

E POI DANIELE CHE SI ATTEGGIA A TRAVEL BLOGGER CONSUMATO…

Qui circolano motorini e moto-taxi, oppure ci sono le longtail boat che solcano a ripetizione le acque dei canali, portando turisti che non avranno mai la possibilità di esplorare con attenzione, di vivere davvero, la bellezza vintage di questa Bangkok insolita e tradizionale. Perché solo passeggiandovi, si può entrare nella magia di Khlong Bang Luang.

Baan Silapin (The Artist’s House) è aperta al pubblico ogni giorno. Speravamo di poter assistere allo spettacolo delle marionette tipiche thailandesi, ma la ragazza addetta al piccolo bar, ci spiega che gli show ci sono solo nel fine settimana. Sapevo di dover telefonare, prima di spingermi fino a qui, per controllare il calendario delle rappresentazioni…ma non c’è un secondo, nemmeno uno, in cui rimpiango di non averlo fatto.

ORARI DI APERTURA DI BAAN SILAPIN. PER INFO +66 83 034 9858

Sarei venuta qui strisciando, se fosse stato necessario e, ora che vedo con i miei occhi questo posto, capisco appieno che vale la pena raggiungerlo anche al di fuori dei fine settimana. Per quanto mi dispiaccia non poter ammirare gli artisti all’opera, comodamente seduta su uno dei vecchissimi divani che adornano il grande patio interno dell’edificio, apprezzo anche l’isolata bolla in cui sono stata catapultata.

Togliamo le scarpe, per visitare la tipica abitazione su due piani ed osservare la bellezza delle marionette in esposizione. Ci soffermiamo davanti all’antico stupa del patio, poi saliamo al primo piano per ammirare i dipinti.

Legno ovunque, profumo di legno, sensazione di legno. E di serenità…che non ha una fragranza particolare, se non quella che passa attraverso le percezioni.

Acquistiamo due piccoli souvenir da portare alle mamme, vogliamo lasciare un contributo, seppur minimo, per dire un nostro personale grazie per l’accoglienza.

Trascorriamo ancora un’oretta muovendoci senza fretta tra ponticelli e negozi, stradine e decorazioni. Ed è tutto talmente immobile, distaccato ed assurdamente bello, che mi sembra di essere in un romanzo. L’antica Bangkok, in realtà, esiste ancora. Quella dimensione che tanto affascinava i primi viaggiatori, quando arrivavano qui e trovavano solo casupole solide e caratteristiche, posizionate lungo i canali.

Quando ancora non c’erano i grattacieli a chiudere il panorama e le auto a strombazzare, in qualunque momento del giorno e della notte. La Bangkok insolita e tradizionale che in tanti cercano, ma non sanno dove trovare. Che pensano sia semplicemente una leggenda, un ricordo lontano nel tempo, sfumato in una nebbia di storie antiche, intangibili e forse falsate dalle parole di sognatori illusi. Invece eccola, quella Bangkok nascosta. Non è solo un luogo nebuloso, ma una cartolina da sogno celata dalla metropoli e dalle sue innumerevoli attrattive.

Lo testimonia il fatto che, oltre noi e la famigliola a passeggio, arrivano qui solo altri due turisti. Questi, in particolare, li affogherei con le mie stesse mani, dato che passano buona parte del tempo a buttare quantità industriale di cibo ai pesci nel canale, soprattutto quando sopraggiungono le longtail boat, sperando di vedere lo sguazzare delle povere creature sotto le eliche dei battelli. A volte mi chiedo a quali livelli di bestialità l’essere umano debba abbassarsi, prima di comprendere la propria totale idiozia.

Ci fermiamo in un piccolo punto ristoro vicino al ponte, per mangiare dei noodles. Sono buonissimi, con quel sapore vero e semplice, che solo un cibo cucinato in maniera casalinga può avere. Dopodiché, ripercorriamo la strada a ritroso, salutando le persone che abbiamo incrociato venendo qui, che interagiscono con noi come fossimo vecchi amici.

∞♦∞

Bangkok insolita e tradizionale: il ritorno alla realtà.

Mentre siamo sullo Sky Train che, dalla fermata Bang Wa, ci porta fino alla stazione National Stadium, guardo la città che piano piano ricomincia ad urlare attorno a me. Amo Bangkok, in ogni sua sfaccettatura, eppure la Bangkok insolita e tradizionale, oggi mi sembra molto più vera della Bangkok grande metropoli in divenire.

Trascorriamo il resto della giornata a sistemare alcune cose, prima della partenza in bus notturno per Chiang Mai (ne ho parlato qui). Finisce la prima parte della nostra avventura in Thailandia e, da domani, saremo a nord, pronti per riadattarci ad una nuova città, ad una realtà diversa, a luoghi curiosi da esplorare. Ma con la confortante consapevolezza, di essere ancora nel paese del sorriso, che ci ha rubato il cuore.

Claudia B.

10 Commenti

  1. E anche questa tappa è bellissima Claudia! Autentica, silenziosa, quasi mistica.. e i sorrisi della gente, capisco sempre più perché tu ti sia innamorata follemente di questo Paese.
    Le foto sono splendide, sembra davvero pazzesco trovare un luogo così tradizionale in una città caotica come Bangkok.
    Continua a raccontarci questo tuo viaggio, ormai attendo con gioia le varie puntate ❤
    Un abbraccio!

    1. Mi fa piacere che consideri questi reportage, come una sorta di racconto a puntate 😊. Io adoro scriverli, perché mi permettono di rivivere il mio amato viaggio. In più spero sempre di lasciare qualche interessante idea di visita.
      Hai visto giusto. Quelle atmosfere, quei visi, quegli occhi pieni di allegria, hanno saputo far breccia in me. Profondamente. Ed aver potuto vedere angoli tanto inusuali, in una città come Bangkok, ha fatto crescere il mio amore folle per questa metropoli.
      Ti abbraccio,
      Claudia B.

  2. Ma…ma…emmà…Claudia…come hai potuto non concludere il post con Buonanotte Thailandia mia?! Ci sono rimasta malissimo 😉
    Ahhh eccoli là, li abbiamo beccati i principi consorti che si atteggiano a blogger! 😛 Orso invece si spara più selfie neanche fosse Belen…a dimostrazione che si lagnano sui viaggi ma in fondo in fondo vale tutta l’espressione: “ma allòr t’ piàc’!” 😀
    Carinissime le foto degli autoctoni, in particolare la signora con gli occhialoni dell’ultima foto sembra la classica “sciura” milanese degli anni ’70, è simpaticissima!
    E che dire di questo strepitoso angolo autentico di Bangkok: l’hai cercato, l’hai sognato, l’hai trovato e te lo sei meritato.
    Baci!

    1. Ho boicottato il ‘buonanotte Thailandia mia’, solo perché ho saltato il racconto della simpatica nottata in bus! Ho pensato di riprenderlo alla prossima puntata 😂!
      Cioè, cioè, cioè…tu mi stai dicendo che Orso è un selfie addicted? In pratica gli manca un niente per diventare un ‘influenzer’ di tutto punto? In effetti io mi chiedo che si lamentano a fare. Li portiamo in viaggio preferendoli ad altre vitti…ehm… persone. Dovrebbero come minimo farci un momento, oppure assicurarci viaggi continui.
      La sciura milanese anni ’70 è il top! Te sei unica! Ma sai che ora che me lo fai notare, devo dire che hai ragione 😂! Lei tra l’altro era dolcissima, così come tutti coloro che abbiamo incontrato e che ci hanno accolto come amici 😊.
      Un bacione!
      Claudia B.

  3. Ah, ci sarei tanto voluta andare ma immaginavo già che mi sarei persa! Non sono stata audace e testarda quanto te!
    Maaaa, senti, poi me lo fai sentire come si pronuncia quella frase… diritto o in tondo… si vabbò hai capito! Immagino gli sforzi di Daniele a orientarsi (se è come il mio compagno di viaggi)! Oddì, immagino!

    1. Io sono davvero testardissima, quando punto una tappa! Per cavarmela dalla mente…deve scendere l’ufo dal cielo e dirmi: “chiuso per ferie” 😉 In particolare, nei primi cinque giorni in Thailandia, il mio pensiero fisso era su come raggiungere Amphawa e visitare la Casa dell’Artista. Per cui mi sono davvero impegnata al massimo per raggiungerle! Ovviamente, tutta la questione logistica di trasferimenti ed orientamento è stata a carico mio…la scusa ufficiale è: “L’inglese lo parli te”. E ho detto tutto…
      PS: certo cara, un giorno ti farò sentire come si pronuncia 😉 !
      Bacioni Tizzi,
      Claudia B.

  4. Ti dirò, è proprio la convivenza di due anime così diverse ad affascinarmi, quando leggo i tuoi post su Bangkok. Complimenti davvero per il modo in cui l’hai esplorata, cercando luoghi non scontati e con una storia alle spalle.
    Stavo anche pensando al mondo prima di Google Maps, quando ce ne andavamo in giro con la cartina enorme che non sapevamo mai dove mettere, che si doveva girare e rigirare nel tentativo di capire la direzione. Posso essere vintage e avere un po’ di nostalgia per quei tempi? Alla fin fine, si riusciva ad andare ovunque, contando solo sulle proprie forze.
    Tornando alla Thailandia, non riesco a non pensare a Terzani, alla sua casa-oasi-di-verde in mezzo al traffico di Bangkok. Le tue foto mi riportano a quelle atmosfere, a come immaginavo la città leggendo le sue pagine.
    Lui la amava come te! 🙂

    1. Ed è un amore difficile da spiegare a volte, sai? E’ talmente folle, coinvolgente, totale, che visto dal di fuori è come tutti gli amori: incomprensibile per chi non lo prova. Purtroppo non ho visto quell’oasi di pace in cui viveva Terzani a Bangkok, spero solo che l’abbiano salvata dalla distruzione. Mi ha fatto tornare alla mente la Jim Thompson’s House, quella bolla tropicale ed idilliaca nel cuore della metropoli, di certo più fortunata nell’affrontare il suo destino.
      E se c’è una cosa di Bangkok che ho amato, è proprio questa possibilità di vivere le sue due anime, in maniera diretta ed improvvisa: basta sbagliare strada, a volte, per trovare un piccolo angolo fatto di casette affacciate sui canali. Basta guardare oltre, per trovare luoghi come Khlong Bang Luang in cui il tempo si è fermato, senza permettere all’anima cosmopolita di Bangkok, di prendere il sopravvento. Ed io amo ambedue queste caratteristiche della città. Forse perché ho davvero avuto modo di viverle e provarle.
      Capisco sai, cosa vuoi dire riguardo Google Maps. Muoversi con le cartine, con errori ed orrori, permette anche di avvicinarsi alle persone. Ti fermi, chiedi, comunichi e attendi con ansia di trovare il tuo tesoro…perché è un pò una caccia al tesoro, a volte! Un fascino anche questo, troppo spesso dimenticato.
      Un abbraccio,
      Claudia B.

  5. Mi piace molto questo angolo di città. Non sono mai stata a Bangkok quindi quello che mi immagino è semplicemente frutto della mia fantasia, alimentata dalle fotografie viste in internet, però non mi immaginavo davvero un posto del genere. La mia idea infatti è di una città di grattacieli, macchine, traffico, rumore, un sacco di gente. Questo invece sembra quasi un villaggio di campagna. Mi sa che è una fortuna che i turisti non siano arrivati in massa, altrimenti mi sa che si correrebbe il rischio di trasformare questo gioiello in un’attrazione alla Disney. E immagina quanti idioti ci sarebbero a tirare cibo ai pesci! Qualcosa mi dice che erano italiani…
    Ora aspetto di scoprire il fascino del nord del paese.
    Buona giornata 😍

    1. Sai Silvia, mentre organizzavo il viaggio in Thailandia, non ero sicura di cosa aspettarmi da Bangkok. Sapevo cosa cercare, cosa vedere, come suddividere le giornate. Ma trovavo pareri talmente discordanti, spesso critiche così pesanti, che alla fine ero incerta su come avrei percepito la città.
      Poi sul diario digitale di Andrea, ho trovato un post in cui parlava di Baan Silapin. Giuro, non ho potuto fare a meno di inserirla fra le tappe. Volevo scoprire con i miei occhi questa Bangkok dal gusto retrò. Ero persino un pò spaventata dall’idea di non ritrovare le atmosfere, che avevo percepito leggendo il suo articolo. Eppure, appena lasciato alle spalle quell’incrocio gigantesco, ho capito che stavo camminando verso un romanzo. Che la realtà era molto sopra le aspettative.
      Quando penso ai contrasti di Bangkok, infatti, io non riesco a stendere un elenco di critiche. Per me le due anime della città sono queste, quella tradizionale che ancora esiste, contrapposta alla metropoli rumorosa. Entrambe con pregi e difetti, come qualsiasi altra città del mondo 🙂
      E visitare in solitudine Baan Silapin è stato un sogno…
      Baci,
      Claudia B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *